Le nuvole non possono annientare il sole


Un balzo in avanti di dieci anni mi riporta a quando, nell’agosto 2003, dopo essermi lasciato tutto alle spalle, vagavo nella distesa verdeggiante di Villa Pamphili portando con me, tra gli altri, il libro “Frammenti di un insegnamento sconosciuto” di Ouspensky, incentrato sulla figura di Gurdjieff, da cui Franco Battiato ha tratto i concetti di centro di gravità permanente e shock addizionale, volume che riecheggia nella mia memoria più per la narrazione della Rivoluzione russa che per un reale interesse nei confronti degli insegnamenti di monsieur G., di cui René Guénon invitava, non a caso, a diffidare.
Vagavo, dunque, solitario nell’ampia distesa di verde, un’oasi di silenzio lontana dalla civiltà, portando su di me il peso incoerente delle mie macerie esistenziali, ed intanto mi tornava in mente il brano musicale di Battiato Lode all’inviolato, contenuto nell’album Caffé de la paix, che era poi il locale parigino dove un Gurdjieff invecchiato ed appesantito riceveva i discepoli, ed era stato proprio G., così appare nel mio manoscritto, a prestarmi i CD di “Francuzzo”, come lo chiama affettuosamente.
Erano gli anni in cui, dopo aver letto quasi tutti i libri di astrologia che avevo trovato in commercio o in biblioteca, cominciavo ad approfondire la conoscenza degli autori tradizionali, tra i quali meritano un posto d’onore René Guénon e Julius Evola, gli unici che valga davvero la pena leggere, e nel frattempo prendevo commiato dal mondo, ed il mondo mi sembrava non esistere più nell’ampia distesa ovattata in cui mi immergevo in quella torrida estate, non piovve per cento giorni filati e la terra era solcata da ferite vaste e profonde, quando ne varcavo i confini impenetrabili dai rumori del traffico cittadino.
Quel brano musicale riassumeva le mie esperienze di allora: le tempeste che tempeste non sono, come i proiettili che sfiorano i combattenti lasciandoli in vita, tranne l’ultimo, destinato a loro fin dal principio; l’aiuto chiaro da un’invisibile carezza di un custode, di cui avevo sperimentato il tocco delicato e soffuso durante l’incidente automobilistico cui ero scampato miracolosamente nel maggio 2000; il tentativo disperato di raddrizzare la mia esistenza recuperando una dimensione spirituale, annaspando affannosamente per uscire dal nichilismo che mi pervadeva; la pletora di personaggi inutili che avevo indossato, costretto nei ruoli assegnatimi da istituzioni e burocrazie aziendali; l’aridità infernale della strada che mi ero lasciato alle spalle e le sorprendenti sincronicità che, nei momenti più cupi della mia vita, l’illuminavano mostrandomi l’Unità del Tutto; la sofferenza che rende ciechi, nonché la certezza interiore che le nuvole, per quanto spesse, minacciose ed oscure, non possono annientare il sole; e, infine, il Diavolo, la cui ombra mi seguiva festante danzando attorno a me con passi scostanti mentre vagavo nel verde maledicendo il mio destino, e che, ogni volta che ci pensavo, mi accadeva di incontrare storpi e zoppi, ché il Diavolo non solo è mancino e subdolo e suona il violino, ma ha anche lo zoccolo fesso a causa della lotta con gli angeli avvenuta nell’istante fatale della caduta nel Tempo.
Da allora sono trascorsi otto anni, e quanti miracoli, disegni e ispirazioni…, e mi capita ancora di trascorrere qualche giorno d’estate vagando solitario per i sentieri sterrati di Villa Pamphili, portando con me il fardello dei ricordi del passato e gli immancabili libri, quest’anno è toccato a Friedrich Nietzsche, di cui ho completato finalmente la lettura dell’opera completa, e di sedermi a leggere sulle panchine che li costeggiano, sotto l’ombra degli alberi, oppure di guardare il lago con i cigni e le tartarughe pensando ai tanti uomini che hanno affrontato l’incomprensione del mondo prima di riuscire ad esprimere compiutamente il loro pensiero.
Soltanto, a differenza di allora, percorro la strada che avrei preso fin dall’infanzia, se non fossi stato deformato dagli obblighi e dai divieti del paradigma corrente, ed intanto sono invecchiato, spuntano qua e là dei capelli bianchi e si scorge qualche ruga sottile sotto gli occhi, e nel frattempo il mio fuoco interiore ha bruciato parte delle scorie che mi opprimevano e cristallizzato il mio pensiero in uno scritto che ne mantiene inalterata la forza, ma non tutto è stato steso sulla carta, pronto per essere compreso, così continuo a camminare in silenzio, solitario e scostante, nei luoghi abituali della mia vita, intabarrato in un cappotto nero carico di inverni, occultando la luminosità naturale che si oscura bruscamente di fronte allo squallore della realtà umana che mi circonda, in attesa di ricongiungermi con le salde compagnie smarrite di cui porto il ricordo nostalgico nella struttura della VII casa natale del grafico astrologico della mia genitura. Ed intanto questo brano musicale riesce ancora a darmi i brividi…

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Info Domenico Coluccio
Domenico Coluccio, astrologo e scrittore – Roma

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