L’abisso sotto di me


Edvard Munch, L’urlo (1893)

Edvard Munch, L’urlo (1893)

Quel che ora, a distanza di oltre dieci anni, si staglia limpidamente davanti a me come lo scopo della mia vita, dimostrando che, nel corso dell’esistenza, rincorriamo un’immagine confusa di noi stessi che l’esperienza definisce con sempre maggior chiarezza, nell’anno 2000 non lo era affatto, anzi, le cose peggiorarono ulteriormente tra il 2001 e l’inizio del 2003, quando Nettuno transitò, dal segno zodiacale dell’Acquario e nella parte terminale della X casa del grafico astrologico della mia genitura, in aspetto angolare di quadratura con Saturno radix, pianeta governatore del Mediocielo nel segno zodiacale del Capricorno ed incarnazione della mia realizzazione, coincidente essenzialmente con me stesso, essendo congiunto con l’Ascendente nel segno zodiacale del Toro, che mi veniva preclusa negando legittimità al mio modo d’essere.
Trascorsi quegli anni oppresso da un’angoscia esistenziale sorda ed insidiosa che mi faceva mancare la terra sotto i piedi, lo sguardo sul mondo si incrinò e le forme mi apparvero confuse e prive di senso, e non servì a nulla fingere di non vedere: gli eventi mi costrinsero a prendere coscienza di aver sprecato decenni rincorrendo chimere, illuso da istituzioni politiche e burocrazie aziendali, e, nel vuoto di senso in cui vagavo senza meta, dalla seconda metà del 2001 alla prima metà del 2003 sperimentai il transito di Saturno nella II casa natale, da cui trassi la preziosa lezione della differenza tra possesso ed uso, ed intanto esploravo a tentoni gli insegnamenti tradizionali necessari al vivere quotidiano dell’uomo qualitativamente differenziato che non annetta valore alle sole cose materiali.
Allora non conoscevo le determinanti storiche, politiche, economiche e sociali della modernità, ma avvertivo chiaramente l’insensatezza di vivere in un mondo che premeva per livellarmi attorno ad una norma media e mediocre al fine di utilizzarmi come mero fattore della produzione economica fungibile con qualsiasi altro mio simile, processato come un tondino di metallo da un sistema meccanico incurante di carattere, vocazione e destino individuali, nella pretesa di risolvere la complessità dell’esistenza umana nello scambio di lavoro, beni e servizi contro denaro, facendo dell’economia un plumbeo destino collettivo.
Un disagio sordo, doloroso, inesprimibile a parole, mi spingeva ad allontanarmi dalle aggregazioni miserabili e scriteriate di individui accozzati dal caso in cui mi costringevano istituzioni pubbliche e burocrazie aziendali, ed intanto il mio daimon non la smetteva di rammentarmi la grandezza del futuro intravisto a sprazzi nelle fulminanti intuizioni di bambino, incitandomi al riconoscimento del dovere che mi risolve e strappandomi da situazioni, luoghi e persone che non corrispondevano alle dimensioni di quella visione: ovunque andassi, infatti, cercavo quell’elevata qualità umana che la modernità calpesta per un partito preso di ordine sentimentale cominciando dalla scuola, che premia l’ottuso volenteroso in luogo di chi possiede attitudini mentali e carattere tali che, se sviluppati in accordo con la sua vocazione, porterebbero alla creazione di un’élite capace di conferire forma e dignità al mondo.

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Info Domenico Coluccio
Domenico Coluccio, astrologo e scrittore – Roma

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