Lascia tutto e seguiti


In quegli anni avevo ormai raccolto prove schiaccianti del fatto che il paradigma corrente considerava illegittimo il mio modo d’essere qualitativamente differenziato, era pertanto inutile continuare a resistergli dall’interno, così, mentre maledicevo il mio destino per gli ambienti in cui mi aveva precipitato, assecondai istintivamente l’accorato appello contenuto nel brano musicale Il mantello e la spiga, tratto dall’album Gommalacca di Franco Battiato, ad abbandonare tutto per seguire le orme lasciate nel tempo nelle quali riconoscermi per ricongiungermi alle memorie del futuro, ed intanto risuonava beffarda nei miei ricordi l’osservazione di quanti, fin dall’infanzia, mi avevano detto che ero fortunato ad essere com’ero, che non avevo ragione di lamentarmi, ed io reagivo ogni volta stupito e sdegnato considerando che, se davvero ero stato baciato dalla sorte, non mi spiegavo il motivo per cui fossi costretto a stare assieme a loro.
Finii così per incarnare la figura delineata da Ernst Jünger nel Trattato del ribelle, ossia di colui che, nel corso degli eventi, si è trovato isolato, senza patria, per vedersi infine consegnato all’annientamento, ma, ciononostante, è ancora deciso ad opporre resistenza, a dare battaglia, sia pure in forma disperata, essendo caratterizzato da un profondo, nativo rapporto con la libertà che lo porta a contrapporsi ad ogni forma di automatismo, consapevole che ogni razionalismo sfocia nel meccanismo e, conseguentemente, nella tortura, ed a scegliere da sé se avere un proprio destino oppure essere soltanto un numero; il Ribelle, infatti, non si lascia imporre la legge da nessuna forma di potere superiore, affida le sue conclusioni all’autorità del proprio foro interiore, affronta il rischio del passaggio al bosco allo scopo di definire una libertà valida a dispetto del Leviatano, ma, prima di tutto, ha la necessità di maturare un’idea precisa di sé, se davvero vuole compiere ardue imprese, dopodiché è sufficiente che tocchi l’essere in un solo punto perché ne nascano ripercussioni tali da datare il tempo.
Ma il passaggio al bosco non va inteso in senso letterale, la foresta è ovunque, sottolineava Jünger, ciò che conta è l’atteggiamento mentale con il quale si attua la ribellione, così il 22 luglio 2003 mi ritirai nella biblioteca nazionale centrale di Roma, e, dimorandovi in solitudine, circondato da oltre sette milioni di libri, ho sfatato il nichilismo che mi pervadeva, recuperato la piena legittimità della mia natura qualitativamente differenziata e definito lo scopo della mia vita, diventando infine come coloro che, da bambino, mi incutevano timore per aver steso arcobaleni di parole capaci di condurre i lettori nei luoghi remoti ed inaccessibili del loro essere, e, per una curiosa coincidenza, il mio rifugio ha dei tratti in comune con la selva del Ribelle, con i giardini tematici adiacenti le sale di lettura, i tre alberi antistanti l’ingresso dai tronchi maestosi e dai rami scheletriti dall’inverno che, in primavera, in poche settimane si rivestono di vaste chiome verdeggianti, le magnolie dalle foglie lucide ed oleose, gli abeti dai rami penduli e tristi, l’ulivo striminzito, i sempreverdi senza nome, i rampicanti, i cespugli di rose rosse e fiori selvatici.
Ho scoperto di amare gli alberi soltanto dopo aver abbandonato il meccanismo infernale che razionalizza e sterilizza l’esistenza riducendola ad insensata economia, e di aver bisogno, di tanto in tanto, della loro compagnia paziente, silenziosa e rassicurante, mi ritempra osservarne le chiome, ne apprezzo l’ombra, il riverbero della luce estiva tra le foglie, la frescura che rende sopportabile la stagione calda ed afosa; venerato in tutte le culture per la sua forma verticale, l’albero collega ciò che è in alto con ciò che è in basso, partecipa delle nature terrestre e celeste, da cui assorbe il nutrimento ed in cui rilascia l’ossigeno necessario alla vita, attraversa un ciclo ininterrotto di morti e rinascite con l’alternarsi delle stagioni e la sua parte visibile si specchia simmetricamente in quella nascosta nel terreno, simboleggiando in tal modo l’uomo nel rapporto tra ciò che custodisce dentro di sé e ciò che manifesta all’esterno, per cui, parafrasando un antico detto alchemico, quanto più le radici della sua ribellione affondano all’inferno, tanto più i rami della sua azione si ergono imperiosamente a sfidare il cielo.

Annunci

Info Domenico Coluccio
Domenico Coluccio, astrologo e scrittore – Roma

One Response to Lascia tutto e seguiti

  1. monika says:

    Ciao Domenico,questo brano che parla delle piante è quello che mi è piaciuto di più…..anche la mia vita è cambiata parecchio, ora che poi ho il transito di plutone sulla luna sarà ancora più forte il cambiamento.
    vai sempre avanti …..

Lascia un commento...

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: