L’uscita dal labirinto dell’eguaglianza


labirintoScrivendo la mia autobiografia in chiave astrologica ho realizzato che è impossibile dare un giudizio sereno, distaccato e conclusivo sulla propria esistenza: finché si è in vita si rimane intrappolati nella morsa di contingenze, in gran parte sconosciute, alle quali soltanto il tempo potrà conferire una conoscenza oggettiva, mentre morendo si perde la possibilità di contemplare se stessi, almeno nella forma che ci è abituale; ne consegue che non è possibile dare un giudizio definitivo su nessuna esistenza: per quante informazioni si abbiano a riguardo, si ricostruirà sempre un resoconto parziale suscettibile di essere modificato dalla scoperta di un documento storico sepolto in qualche archivio polveroso o dal resoconto di un incontro privato che non si sospettava fosse avvenuto, mentre ciò che è stato realmente perduto, coscienza, pensieri, desideri, ricordi, rimarrà tale per sempre; l’unico modo di trattare la propria esistenza è, pertanto, quello di valutare quanto essa aderisca all’immagine interiore che se ne ha, e, in caso di scostamenti, agire per realizzare la piena esplicazione delle possibilità insite nel proprio modo d’essere, cosa che si è verificata spontaneamente quando ho abbandonato l’ambiente che mi era ostile ed ho cominciato a scrivere dei fatti esteriori della mia storia personale, senza che peraltro me ne rendessi pienamente conto.
Inizialmente la riflessione si è focalizzata sugli accadimenti più recenti, che costituivano l’esito di un lungo percorso di deviazione da me stesso, e, perciò, mostravano uno scostamento macroscopico rispetto all’immagine interiore della mia realizzazione, poi, sprofondando nel mio vissuto personale, ho recuperato dal deposito della memoria ricordi dimenticati eppure ancora capaci di impedirmi pensieri e comportamenti, identificandoli come i primi divieti opposti dal paradigma corrente alla piena espressione della mia personalità; la meditazione sul trattamento omologante ricevuto a scuola, all’università, durante il servizio militare e le esperienze come lavoratore dipendente ed autonomo, mi hanno confermato che, in questo Paese, non v’è possibilità di ascesa per l’uomo qualitativamente differenziato che ne accetti regole e presupposti, mentre ve ne sono in abbondanza per il mediocre e l’ottuso volenteroso, così, constatato che il mio modo d’essere viene considerato illegittimo dalla Repubblica Italiana, che nella carta costituzionale ha cristallizzato i valori della morale cristiana che elegge gli ultimi in luogo dei migliori elementi di natura, ho maturato un distacco cosciente da essa nonché la convinzione che, per esistere liberamente come sono, devo agire per sostituirle una forma di stato che riconosca la naturale ineguaglianza degli uomini e dia a ciascuno il suo, secondo il criterio supremo di giustizia.
Definendo con sempre maggior chiarezza il modo in cui sono stato deformato dal paradigma della modernità, recuperata la forma che avrei avuto fin dall’infanzia se fossi stato libero di svilupparmi secondo la mia natura, infondendo nel resoconto della mia storia personale il succo delle riflessioni sulla sterminata mole di libri letti negli ultimi dodici anni, che, oggettivando il contesto politico, economico e sociale in cui sono vissuto, mi hanno restituito la piena consapevolezza della legittimità del mio modo d’essere qualitativamente differenziato, ho delineato un quadro generale dell’esistenza che mostra oggettivamente l’inquadramento dell’uomo in un disegno di proporzioni cosmiche che restituisce senso e dignità alla sua unicità, rimarcando nel contempo la naturale ineguaglianza degli uomini nella stratificazione degli intelletti e nelle tendenze caratteriali individuate nella complessità della struttura del tema natale, che, nella concordanza tra transiti planetari ed eventi più rilevanti dell’esistenza, mostra lo svolgimento preordinato delle tappe del destino individuale, e, ricorrendo alle nozioni indù del dharma e taoista del wu wei, che soppiantano la morale eteronoma cristiana con la legge interiore che sta fitta nel cuore e l’agire senza intenzione in accordo con le esigenze del tempo, ho posto le basi per costituire un’élite intellettuale che operi coscientemente per ribaltare il paradigma corrente ed uscire dall’epoca moderna.
Quel che ho trovato non ha nulla di astratto, anzi, essendo il livello di intelligenza concretamente misurabile e l’astrologia una conoscenza che mostra oggettivamente carattere e destino di ogni uomo, assume una valenza normativa nella selezione della qualità, quanto di più odiato vi sia nel mondo moderno fondato sullo pseudo-principio dell’eguaglianza degli uomini; l’esito del mio percorso intellettuale, inoltre, attesta che l’esperienza personale presenta marcati tratti destinici di ripetitività, dovuti alle circostanze esteriori che si ripropongono con compiaciuta crudeltà finché, sbattendoci contro, siamo costretti a prenderne coscienza per affrontarle e sconfiggerle, ed interiori, in quanto nella complessità del reale riconosciamo sempre e soltanto noi stessi, perciò le nostre esperienze ci assomigliano, tanto da concluderne che la ripetizione di comportamenti e scenari costituisce la pena ordinaria dell’esistenza, il labirinto in cui rimaniamo intrappolati per cecità rispetto alle cause di disagio, finendo per girare sempre attorno alle stesse cose allo scopo di definire meglio l’immagine di noi stessi e realizzare al livello più elevato il compito per cui siamo nati, e, infine, che il carattere è incoercibile, la volontà può essere impedita da resistenze esterne ma la struttura della personalità che, reagendo agli stimoli ambientali, determina il destino, mantiene fermo il timone dell’esistenza nell’infuriare della tempesta, facendole da stella polare quando le avversità sembrano spezzarne il senso.
L’isolamento nel quale vivo rende estremamente difficoltoso l’incontro con chi potrebbe comprendermi e favorire i miei progetti, talmente essi risultano estranei rispetto alla mentalità ordinaria, non ha senso confidare nelle persone che vedo attorno a me, tanto meno in quelle che incrocio quotidianamente nella foresta del Ribelle, dove trascorro silenziosamente i giorni, i mesi e gli anni, luogo in cui ci sono gli alberi, sì, ma mancano del tutto gli spiriti liberi, popolata com’è di ragazzi addomesticati a credere nelle virtù formative della scuola di massa, che collezionano lauree e specializzazioni post-universitarie nell’illusione di un avanzamento sociale, ed anziani cultori di materie di nicchia che, con le spalle curve, ruminano fiaccamente pensieri altrui leggendoli in lingua originale, principalmente latino e greco, ma anche idiomi moderni, anziché elaborarne di propri; li osservo nelle sale, colgo brani delle loro conversazioni mentre percorro il lungo corridoio centrale della biblioteca, infastidito dai riflessi di luce artificiale sul pavimento e sulle vetrate, e mi accorgo di quanto siano distanti da me, è inutile discuterci, come tentai di fare molti anni fa, quando venni guardato come un alieno per aver menzionato la naturale ineguaglianza degli uomini e la necessità di selezionare i migliori in base alle caratteristiche individuali e non secondo le attribuzioni artificiali appiccicate loro dalla burocrazia statale, insidiando così la loro ragione di vita.
La recente lettura, davvero ripugnante, della Bibbia, mi ha confermato che soltanto i condannati dalla vita possono credere alla lieta novella propagandata dai cristiani o a quella, materialistica, spacciata dai comunisti, l’avvento di un mondo migliore in cui finalmente trionferà la loro giustizia, ma non lo penserebbero mai di loro spontanea volontà se non vi fossero i predicatori dell’eguaglianza, che, come le tarantole, sobillano il loro risentimento ed iniettano in loro il veleno della vendetta, così, assieme a questa gente, devo evitare anche chi crede nello stato e nelle sue procedure di selezione livellanti ed omologanti; in passato, quando mi rivolgevo ad uno di loro, venivo guardato con sorpresa mista a sospetto, era normale che si risentisse ed opponesse resistenza nell’ascoltare una concezione qualitativa della realtà, io stesso avevo qualche dubbio residuo in merito, condizionato dal bombardamento massmediatico del pensiero politicamente corretto subito nel corso dell’esistenza, mentre ora, che ho maturato la piena consapevolezza di come esso abbia agito sulla mia vita, li liquido velocemente argomentando che sui gusti non si discute, non essendovi in essi alcuna pretesa di verità, ma riguardo agli uomini, dal punto di vista logico, possono essere soltanto eguali tra loro oppure ineguali, tertium non datur, ragion per cui uno di noi due sbaglia, dopodiché torno ad occuparmi di come realizzare il mio destino portando a compimento il disegno contenuto nel grafico astrologico della mia genitura.

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Info Domenico Coluccio
Domenico Coluccio, astrologo e scrittore – Roma

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