I Ching e qualità del tempo


Il pa-kua illustra il mutamento ciclico degli stati del divenire

Il pa-kua illustra il mutamento ciclico degli stati del divenire

Presi confidenza con la sostanza del tempo nei primi mesi del 1993, poco prima di acquistare il libro che mi illuminò sul significato delle linee tracciate sui palmi delle mie mani, quando la congiunzione celeste tra Urano e Nettuno, che si verifica all’incirca ogni 171 anni, transitava in aspetto angolare di congiunzione con il mio Mediocielo nel segno zodiacale del Capricorno, imponendomi di rivitalizzare l’immagine della mia realizzazione con un progetto che tenesse conto della dimensione trascendente, collegamento che riesco a ricostruire a posteriori, dopo circa vent’anni, grazie alle date di pubblicazione dei libri ed al fatto che lo zodiaco tropico è un orologio cosmico che, sotto il profilo individuale, misura il tempo del destino fissato immutabilmente nell’istante della nascita.
Seguendo l’intuizione, che mi proiettava verso strumenti di conoscenza della realtà fondati sul principio dell’Unità del Tutto e della corrispondenza di ogni parte con la totalità cosmica, acquistai una copia dell’I Ching, edito da Adelphi, che si apriva con una prefazione di Carl Gustav Jung, datata Zurigo 1949, che, pur non essendo un sinologo, aveva comunque molto da dire su quel libro, che definiva grande e straordinario, potendone testimoniare l’esperienza personale nell’uso, e, nel contempo, rendeva omaggio alla memoria dell’amico Richard Wilhelm, scomparso il 1 marzo 1930, cui, nel discorso commemorativo pronunciato per la sua morte, aveva attribuito il raro carisma della maternità spirituale, autore di una traduzione dell’oracolo cinese rimasta senza rivali in Occidente, della quale lo stesso traduttore conosceva il valore culturale, avendo appreso la filosofia e l’uso del Libro dei Mutamenti dal venerabile saggio Lao Nai-hsüan, ed avendone messo in pratica la tecnica per molti anni.
Nella prefazione lo psicologo svizzero rivelava di essersi interessato a quella tecnica oracolare, o metodo di esplorazione dell’inconscio, per circa trent’anni, e di aver già maturato una certa dimestichezza con l’I Ching quando conobbe Wilhelm, poco dopo il 1920, che gli confermò ciò che già sapeva e gli insegnò molte altre cose, così, supportato dalla teoria e dall’esperienza, poteva affermare che, alla base della mentalità cinese quale la si scorgeva all’opera nel libro, c’era esclusivamente l’aspetto accidentale degli eventi, la sola cosa che interessasse era ciò che l’Occidente definiva coincidenza, mentre la causalità, idolo degli occidentali, passava quasi inosservata; l’istante sotto osservazione, infatti, appariva all’antica visione cinese più come un colpo di fortuna che come il risultato ben definito di catene causali concorrenti, ciò che rilevava era la configurazione che gli eventi accidentali assumevano al momento dell’osservazione, in quanto l’istante osservato è il totale di tutti gli ingredienti.
Quando si gettano le tre monete, o si contano i quarantanove steli di millefoglio, tutti i dettagli casuali entrano nel quadro dell’attimo sotto osservazione formandone una parte, in quanto qualunque cosa avviene in un dato momento possiede inevitabilmente la qualità peculiare di quell’istante, ed a riprova di ciò Jung citava esperti enologi che dall’aspetto, gusto e comportamento di un vino sapevano individuarne luogo di origine ed annata, antiquari ai quali bastava un’occhiata per indicare l’epoca, la provenienza e l’autore di un oggetto d’arte o di un mobile, ed astrologi che sapevano dire, senza nessuna previa informazione, quale fosse la posizione del Sole, della Luna e del segno zodiacale che sorgeva al momento della nascita dell’individuo, per non citarne altri che, come me, riescono ad affrescare il ritratto caratteriale di una persona senza averla mai vista, semplicemente dando uno sguardo al grafico astrologico della sua genitura, a dimostrazione che i momenti lasciano tracce di lunga durata.
Tale principio è alla base del funzionamento del libro oracolare dell’I Ching: l’esagramma elaborato in risposta al quesito del consultante coincide con il momento del lancio delle tre monete non soltanto nel tempo, ma anche nella qualità, essendo concepito come un indicatore della situazione essenziale prevalente nell’istante della sua origine, e tale visione delle cose sottintende quel che Jung definiva sincronicità, concetto che formula un punto di vista diametralmente opposto a quello della causalità, che, al di là della venerazione religiosa che gli viene tributata in Occidente, è soltanto una verità statistica che non regge la prova della vita reale, fuori dai laboratori degli scienziati, dove non c’è spazio per l’astrazione razionale; la sincronicità considera particolarmente importante la coincidenza degli eventi nello spazio e nel tempo, scorgendovi qualche cosa di più del mero caso, e cioè una peculiare interdipendenza degli eventi oggettivi tra loro, come pure tra essi e le condizioni soggettive dell’osservatore.
L’antica mentalità cinese, proseguiva lo psicologo svizzero, contemplava il cosmo in una maniera paragonabile a quella del fisico moderno, il quale non può negare che il suo modello dell’universo sia una struttura decisamente psicofisica: l’evento microfisico include l’osservatore esattamente come la realtà che forma il sostrato dell’I Ching abbraccia le condizioni soggettive, ovvero psichiche, nella totalità della situazione momentanea; come la causalità descrive la sequenza degli eventi, così per la mentalità cinese la sincronicità considera la loro coincidenza, focalizzandosi sulla considerazione che gli eventi fisici sono della medesima qualità degli eventi psichici e presupponendo che la situazione configuri un quadro leggibile o comprensibile, di cui i sessantaquattro esagrammi sono lo strumento mediante il quale si può determinare il significato di altrettante situazioni differenti ed insieme tipiche, e queste interpretazioni sono l’equivalente delle spiegazioni causali.
Il nesso causale è statisticamente necessario e può quindi essere sottoposto ad esperimento, mentre con la sincronicità, in condizioni normali, sembra impossibile fare esperimenti, in quanto le situazioni sono ogni volta uniche e non possono essere ripetute, sicché, nell’I Ching, il solo criterio di validità della sincronicità è l’opinione dell’osservatore, per il quale il testo dell’esagramma corrisponde ad una fedele riproduzione del suo stato psichico; si presuppone che la caduta delle monete o il risultato ottenuto con la divisione del mazzo di steli di millefoglio sia proprio quale deve essere necessariamente in una data situazione, poiché ogni cosa che avviene in quel momento vi appartiene quale indispensabile elemento del quadro, ma una verità ovvia come questa rivela la sua natura significativa soltanto nel caso sia possibile leggere il disegno e verificarne l’interpretazione, in parte mediante ciò che l’osservatore conosce della situazione soggettiva ed oggettiva, in parte mediante il carattere degli eventi successivi.
Poiché l’antica mentalità cinese considerava il Libro dei Mutamenti permeato da entità spirituali operanti in modo misterioso alle quali si potevano porre domande nella fiducia di ottenere risposte intelligenti, Jung, per mostrare al lettore non iniziato la maniera in cui operava l’oracolo, decise di condurre un esperimento in armonia con la concezione cinese, personificando l’I Ching e chiedendogli il suo giudizio sulla sua situazione attuale, ossia sull’intenzione dello psicologo svizzero di presentarlo alla coscienza occidentale nella sua nuova veste, in occasione dell’uscita nel mercato librario della traduzione inglese, secondo un modo di procedere che rientrava nella filosofia taoista, tentando un dialogo con un libro che pretendeva di essere animato, ripetendo così un procedimento psicologico che era stato reiterato per millenni dalla civiltà cinese, e che per Confucio o Lao-tze rappresentava da un lato una suprema espressione dell’autorità spirituale e dall’altro un rompicapo filosofico.
Lanciando le tre monete Jung ottenne l’esagramma n° 50, “Il Crogiolo”, e ne dedusse che l’I Ching definiva se stesso come un recipiente rituale contenente cibo cotto, nutrimento spirituale che, stando al nove al secondo posto, generava invidia tra la gente, ma l’oracolo si mostrava certo che nessuno potesse sottrargli il proprio valore, mentre il nove al terzo posto indicava che il manico del crogiolo era alterato, cosicché non lo si poteva più afferrare nella maniera originaria, non se ne poteva comprendere il contenuto e perciò si era impediti nel progredire, non essendo più sostenuti dal saggio consiglio del libro e dalla sua profonda intelligenza, perciò il grasso del fagiano, la parte migliore della portata, non veniva mangiata, tuttavia la pioggia, cadendo sulla terra, scacciava la condizione di indigenza ed il pentimento svaniva, e, finalmente, veniva la salute: era la risposta di qualcuno che aveva una buona opinione di sé, ma il cui valore non era generalmente apprezzato e non era neppure molto noto.
Jung riconosceva trattarsi di una reazione perfettamente comprensibile, quale ci si potrebbe aspettare da un essere umano che si trovasse in una situazione simile, e ricapitolava il modo in cui aveva ottenuto il responso, lanciando in aria per sei volte le tre monete, lasciandole cadere sul tavolo, rotolare a piacimento e poi fermarsi formando combinazioni di testa e croce che restituivano le linee dell’esagramma, e, sottolineava, ciò che rendeva affascinante un libro come l’I Ching era il fatto che una reazione sensata sgorgasse da una tecnica che in apparenza escludeva fin dall’inizio ogni senso, per concludere assicurando che, sulla base della sua esperienza, l’esempio appena citato non costituiva un’eccezione: le risposte sensate e piene di significato erano la regola, e quando conseguivano da domande rivolte da persone, coincidevano in larga misura con il punto debole psicologico di chi aveva consultato l’oracolo ponendo il problema che l’angustiava in quel momento.
Jung proseguiva poi menzionando il significato delle restanti linee dell’esagramma, procedimento contrario alla prassi degli antichi cinesi, che interpretavano soltanto il significato delle linee mutevoli, se ve n’erano, come conferma una nota del testo, confondendo il lettore con un’interpretazione eterodossa e fuorviante, sostenendo che, nella sua esperienza, tutte le linee assumono significato nella maggioranza dei casi, dopodiché si concentrava sull’esito del responso: benché l’I Ching si fosse dimostrato soddisfatto della nuova edizione, quello non era ancora un pronostico circa l’effetto che il libro avrebbe avuto sul pubblico al quale era destinato; poiché nell’esagramma ottenuto c’erano due linee yang messe in evidenza dal valore numerico nove, che, assieme a quelle designate da un sei, hanno in sé una tensione interna così forte da provocarne il mutamento nei loro opposti, lo yang si tramutava in yin, e, per effetto di questo mutamento, si otteneva l’esagramma n° 35, “Il Progresso”.
Anche in questo caso la lettura di Jung era viziata dal fatto di non interpretare la sentenza e l’immagine dell’esagramma che forniva l’esito della situazione, rappresentanti rispettivamente un uomo di valore accolto a corte ed onorato come collaboratore del re, comportamento esente da invidia che arreca progresso sociale, e dal sole che si leva al di sopra della terra, esce dalla foschia e splende nella sua purezza originaria, depurato dal legame con l’elemento terrestre, indice che l’I Ching era pronto ad affrontare serenamente il proprio destino nel mercato librario anglosassone, dove pensava di affermarsi quanto più si elevava in alto il suo nome, ma unicamente i significati della progressione delle linee mobili, per poi concludere che l’oracolo si era espresso più o meno come avrebbe fatto qualsiasi persona assennata a proposito del futuro di un’opera tanto controversa, e questa predizione era così ragionevole e piena di buon senso che sarebbe stato difficile pensare ad una risposta più pertinente.
Quanto sopra riportato, precisava Jung, accadeva prima che egli avesse scritto quei paragrafi, così, avendo alterato la situazione di fatto, ora si aspettava di sentire dall’oracolo qualcosa che si riferisse alla sua azione personale, ma prima teneva a precisare, essendo uno scienziato, di non essersi sentito troppo a proprio agio nel presentare ad un pubblico moderno e non privo di senso critico quelle che venivano considerate una raccolta di formule magiche arcaiche con l’idea di renderle più o meno accettabili; se aveva acconsentito a farlo era perché riteneva che nel modo di pensare degli antichi cinesi vi fosse ben più di quanto potesse sembrare a prima vista, e perché l’I Ching insiste continuamente sull’importanza di conoscere se stessi, anche se il metodo con cui si dovrebbe arrivare a questa conoscenza non è fatto per le persone frivole ed immature, o per gli pseudointellettuali ed i razionalisti: è adatto solo per persone ponderate e riflessive che si soffermano a pensare su ciò che fanno e sulle esperienze che vivono.
Jung era profondamente convinto del valore della conoscenza di sé, ma si domandava che senso avesse raccomandarla quando i maggiori saggi di ogni tempo ne avevano predicato la necessità senza successo; ciononostante si era assunto l’impegno della prefazione, mentre in precedenza si era espresso a riguardo dell’oracolo una sola volta, nel discorso in memoria di Richard Wilhelm, nel quale aveva affermato che a chi era toccata la rara fortuna di sperimentare il potere divinatorio dell’I Ching, alla lunga non poteva restare celato il fatto di trovarsi in presenza di un punto d’appoggio archimedeo a partire dal quale si poteva scardinare l’atteggiamento mentale degli occidentali, per il resto aveva sempre mantenuto un silenzio discreto, eppure non si potevano mettere da parte alla leggera uomini della statura di Confucio e Lao-tse dopo averne apprezzato la qualità del pensiero, e meno ancora si poteva sorvolare sul fatto che il Libro dei Mutamenti fu la loro principale fonte di ispirazione.
Poiché la personalità del singolo individuo è spesso coinvolta nel responso dell’oracolo, Jung formulò una domanda che l’invitava a commentare espressamente la sua azione, e dal lancio delle tre monete scaturì l’esagramma n° 29, “L’Abissale”, del quale lo psicologo svizzero non menzionò né la sentenza né l’immagine, rappresentanti una situazione di pericolo oggettivo nella quale si sta come l’acqua in una gola montana e dalla quale si esce comportandosi come l’acqua, che continua a scorrere e riempie tutti i punti che tocca senza rifuggire da nessun punto pericoloso, da nessuna caduta, e non perde per nessun motivo la sua natura essenziale, rimanendo fedele a se stessa in qualunque condizione, perciò, contando sulla veracità del cuore, che fa sì che si penetri la situazione fino in fondo e si abbia successo, il nobile trae dall’acqua l’ammaestramento a mantenersi saldo nella virtù e ad insegnare agli altri tutto ciò che dipende dalla costanza, per focalizzarsi invece sull’unica linea mobile yin.
Il sei al terzo posto, nell’esagramma n° 29, “L’Abissale”, descriveva una situazione in cui era necessario fermarsi finché non si palesasse una via di uscita, per quanto fosse penoso permanere nell’immobilismo, e Jung confessava che, in passato, avrebbe accettato incondizionatamente il monito rivoltogli a non agire così, ed avrebbe rifiutato di manifestare la sua opinione sull’I Ching, per la sola ragione che non ne aveva alcuna, ma, nella condizione attuale, il suggerimento poteva servire come esempio del modo in cui funziona il Libro dei Mutamenti, e, aggiungeva lo psicologo svizzero, doveva ammettere che quella linea rappresentava molto appropriatamente i sentimenti con i quali aveva scritto quel che precedeva, e trovava altrettanto pertinente il confortante inizio dell’esagramma, se sei verace hai riuscita nel cuore; perché stava ad indicare che l’elemento decisivo della questione non era il pericolo esterno, quello oggettivo, ma la condizione soggettiva, cioè se si credeva di essere veraci oppure no.
Jung proseguiva poi con l’abitudine, contraria alla mentalità cinese, di leggere la sequenza di significato delle rimanenti linee mobili dell’esagramma, saltando l’unica che effettivamente lo era, e che, per effetto del mutamento in una linea yang, restituiva l’esagramma n° 48, “Il Pozzo”, con il quale l’I Ching, dopo il monito a non agire così rivolto allo psicologo svizzero che, inizialmente, aveva pensato di scrivere un commento psicologico all’intero libro, gli ricordava di essere un pozzo, sempre uguale a se stesso se si cambia città, paese, lingua, e, perciò, traduzione, e che da esso si attinge la vita, soltanto, però, può farlo chi ha la corda abbastanza lunga e la brocca intatta, altrimenti lo colpisce la sciagura di non potersi abbeverare alla fonte di saggezza, e poi menzionava di nuovo le linee mobili, anziché l’immagine e la sentenza dell’esagramma che forniva l’esito della sua domanda: meglio lasciar fare all’oracolo, al quale attingerà chi ha abbastanza intelligenza e sensibilità per comprenderne la profondità.
Era chiaro che in questa prognosi chi parlava era di nuovo l’I Ching, che presentava se stesso come una sorgente d’acqua viva, mentre l’esagramma precedente descriveva il pericolo cui si esponeva chi cadeva accidentalmente dentro l’abisso, per scoprire che si trattava soltanto di un pozzo in disuso; Jung ricapitolava poi le operazioni svolte, ricordando che alla prima domanda l’oracolo aveva risposto paragonando se stesso ad un crogiolo, un recipiente rituale bisognoso di restauri, mentre la risposta alla seconda domanda diceva che si era messo in una situazione difficile, perché il Libro dei Mutamenti rappresentava una cavità profonda e pericolosa in cui si poteva restare facilmente impantanati; tuttavia la buca si rivelava alla fine un vecchio pozzo che aspettava solo di essere restaurato per svolgere di nuovo la sua funzione, e, giunto a questo punto, lo psicologo svizzero riconosceva che, come psichiatra, se un essere umano avesse dato quelle risposte, avrebbe dovuto dichiararlo sano di mente.
Seguiva poi la prefazione di Richard Wilhelm, che narrava le vicissitudini in cui si era formata la traduzione, elaborata a Tsingtao, divenuta rifugio di dotti tra i più rinomati dopo la rivoluzione cinese, dove incontrò il suo venerato maestro Lao Nai-hsüan: ad un’accurata traduzione del testo ne seguiva una nuova dalla versione tedesca in cinese, fin quando il senso originario risultava espresso con esattezza, ma allo scoppio della guerra mondiale i sapienti cinesi furono dispersi ai quattro venti, il signor Lao si rifugiò a Ch’ü-fu, patria di Confucio, e Wilhelm, pur dirigendo la Croce Rossa durante l’assedio, continuò ad occuparsi dell’antica saggezza cinese; quando la città venne espugnata i due ripresero gli studi e la traduzione fu portata a termine, allora il destino richiamò lui in Germania ed il vecchio maestro si accomiatò dalla vita, quindi, tornato a Pechino, il lavoro di traduzione fu concluso nelle calde giornate estive del 1923, raggiungendo una forma tale da poter essere mandata nel mondo.
Nell’introduzione al Libro dei Mutamenti Wilhelm sottolineava che esso era indiscutibilmente uno dei libri più importanti della letteratura mondiale, le sue origini appartenevano all’antichità mitica ma i sapienti più illustri avevano sempre continuato ad occuparsene, e quasi tutto ciò che in più di tremila anni di storia cinese era stato pensato in fatto di idee grandi ed importanti era in parte stato suscitato da questo libro ed in parte aveva influito sulla sua interpretazione, sicché si poteva tranquillamente affermare che nell’I Ching era contenuta l’elaborazione più matura della saggezza di millenni, e che qui avevano le loro radici comuni i due rami della filosofia cinese, confucianesimo e taoismo, ma anche la scienza e l’arte del governare avevano attinto costantemente a questa fonte di saggezza, difatti questo libro sfuggì, unico tra gli antichi scritti confuciani, al grande rogo di tutti i libri voluto da Ch’in Shih Hiang Ti, ed il suo influsso sulle vicende quotidiane dei cinesi continuava ad essere ancora molto forte.
Il Libro dei Mutamenti fu in primo luogo una raccolta di segni destinata a servire come oracolo, che, nella forma più primitiva, rispondeva affermativamente o negativamente alla domanda posta, il veniva indicato da una linea intera ed il no da una linea spezzata; successivamente le linee furono combinate a coppie, formando quattro combinazioni di linee intere e spezzate, e, infine, venne aggiunto un terzo elemento che diede origine agli otto trigrammi, o otto segni, concepiti come immagini di ciò che avveniva in cielo ed in terra, trapassanti continuamente l’uno nell’altro, proprio come nell’universo ogni fenomeno trapassa in un altro: l’idea dominante del Libro dei Mutamenti, infatti, è che gli otto trigrammi sono segni di mutevoli stati di trapasso, immagini che mutano incessantemente, dunque l’attenzione non è diretta alle cose nel loro essere, bensì ai moti delle cose nel loro mutamento, sicché gli otto segni sono immagini delle tendenze motorie delle cose, e non delle cose stesse.
Per ottenere una molteplicità ancora maggiore, queste otto immagini furono combinate a coppie e ne risultò così un totale di sessantaquattro segni composti ciascuno da sei linee positive o negative immaginate come mutevoli; ogni qual volta una linea muta lo stato rappresentato da un segno, esso si trasforma in un altro, ma non tutte le linee devono mutare, ciò dipende dal loro carattere: le linee positive in movimento sono designate da un nove, quelle negative in movimento da un sei, mentre le linee in quiete, che quindi servono solo come materiale per la costruzione dei segni senza possedere un particolare significato intrinseco, sono rappresentate da un sette o da un otto, e soltanto le linee mobili vanno prese in considerazione nella consultazione dell’oracolo; abbiamo pertanto una serie di sessantaquattro stati espressi simbolicamente che possono trapassare l’uno nell’altro per il moto delle loro linee, ma che restano immobili qualora l’esagramma sia composto di soli sette ed otto.
Con il trascorrere del tempo l’I Ching, da oracolo divinatorio basato sulla legge del mutamento e delle immagini dei sessantaquattro stati di mutamento, si arricchì dell’elemento morale, ossia di indicazioni pratiche sul modo di operare nella situazione evidenziata dall’esagramma o dagli esagrammi ottenuti, divenendo così un libro di saggezza; nel XII secolo a.C. re Wen e suo figlio, il duca di Chou, munirono i segni ed i tratti, fino ad allora muti, dai quali si doveva caso per caso dedurre il futuro per mezzo della divinazione, di consigli per un comportamento opportuno, di conseguenza l’uomo cominciò a partecipare alla formazione del proprio destino, poiché le sue azioni interferivano nel divenire universale tanto più quanto prima si potevano individuare i germi del divenire; fintanto che stavano ancora divenendo, le situazioni si potevano guidare, ma una volta che si fossero dispiegate nelle loro conseguenze, diventavano entità soverchianti di fronte alle quali gli uomini rimanevano inermi.
Seguiva poi la traduzione del Libro dei Mutamenti di Richard Wilhelm, suddivisa nell’esposizione, nel libro primo, del testo dei sessantaquattro esagrammi, mentre il secondo ed il terzo contenevano rispettivamente il materiale ed i commenti, che non ho mai letto per intero, essendomi focalizzato essenzialmente sulla dimensione oracolare e di saggezza del libro, per la quale risulta fondamentale l’appendice, che spiega le modalità di consultazione dell’I Ching, un testo sempre attuale: quando l’interrogo mi chiarisce la realtà che vivo e mi fornisce consigli operativi su come agire, invitandomi a maturare un atteggiamento consapevole di me stesso e delle azioni da compiere, perciò non vorrei mai separarmene; colgo la sua presenza discreta e rassicurante ogni qual volta alzo lo sguardo in direzione della libreria, dov’è esposto in bella vista da circa vent’anni per ricordarmi la mutevolezza ciclica della qualità del tempo e la necessità di affrontare la realtà comportandomi come l’acqua.

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Info Domenico Coluccio
Domenico Coluccio, astrologo e scrittore – Roma

One Response to I Ching e qualità del tempo

  1. emmanuelstorage says:

    Non l’ho consultato molte volte, ma finora non mi è mai apparsa la stessa combinazione di segni due volte…

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