Necessità cosmica e decisione umana

La corrispondenza tra Macrocosmo e Microcosmo, tra universo e dimensione umana, attestata oggettivamente dall’astrologia (Très Riches Heures du Duc de Berry)

La corrispondenza tra Macrocosmo e Microcosmo, tra universo e dimensione umana, attestata oggettivamente dall’astrologia (Très Riches Heures du Duc de Berry)

Carl Gustav Jung, nel discorso commemorativo tenuto a Monaco il 10 maggio 1930 in memoria di Richard Wilhelm, autore di una pregevole traduzione del libro oracolare di saggezza cinese I Ching spentosi il 1° marzo di quello stesso anno, dopo avergli tributato il possesso in notevole misura del raro carisma della maternità spirituale, al quale dovette l’ineguagliata capacità di immedesimarsi nello spirito dell’Oriente, facoltà che gli rese possibile realizzare le sue incomparabili traduzioni, aggiungeva che a chi, come a lui, era toccata la rara fortuna di sperimentare il potere divinatorio del Libro dei Mutamenti, potendo contare sul valido aiuto dell’amico defunto, alla lunga non poteva rimanere celato il fatto di trovarsi in presenza di un punto d’appoggio archimedeo a partire dal quale si potrebbe scardinare lo sterile razionalismo impadronitosi degli uomini della modernità.
Jung proseguiva poi indicando nel principio di sincronicità, o coincidenza significativa attestante un rapporto acausale tra eventi esterni e condizioni psicologiche avente carattere numinoso, la base di funzionamento dell’I Ching, e, riferendosi all’astrologia come fenomeno di sincronismo in larga scala, evidenziava, in termini approssimativi ma appropriati per un profano, la natura di sistema convenzionale di misurazione del tempo dello zodiaco tropico utilizzato dagli astrologi, aggiungendo che era stato costretto a soffermarsi su tali argomenti dal fatto che, studiando i fenomeni psicologici, aveva verificato che esiste una sincronia tra eventi fisici e psichici, e che, dunque, sussiste un nesso preciso tra la psiche umana e l’universo, quel legame che Dane Rudhyar aveva trovato nell’astrologia, che lo psicologo svizzero, nel discorso commemorativo in memoria di Wilhelm, definì come la summa di tutte le conoscenze psicologiche dell’antichità.
Il fatto che sia davvero possibile ricostruire in modo soddisfacente il carattere di una persona a partire dall’oroscopo di nascita dimostra la relativa validità dell’astrologia, proseguiva Jung, ma l’oroscopo di nascita non si fonda per nulla sull’effettiva posizione degli astri, bensì su un sistema cronologico arbitrario e meramente concettuale; a causa del fenomeno astronomico della precessione degli equinozi, infatti, l’equinozio di primavera si è spostato ampiamente dal 0° della costellazione dell’Ariete giungendo ai primi gradi di quella dei Pesci, o, addirittura, agli ultimi gradi di quella dell’Acquario, per cui, ove si formulino corrette diagnosi astrologiche, sosteneva giustamente lo stregone svizzero, esse non si fondano sull’influenza degli astri, ma su nostre ipotetiche qualità temporali, vale a dire, in altre parole: tutto ciò che viene generato e prodotto in un particolare momento reca in sé la qualità specifica di quello stesso momento.
Jung non era nuovo a considerazioni del genere sull’I Ching e sull’astrologia: le sue opere complete, edite in Italia da Bollati Boringhieri, e l’epistolario, curato da Aniela Jaffé in collaborazione con Gerhard Adler e pubblicato in tre volumi dalle Edizioni Scientifiche Ma.Gi. Srl con il titolo Lettere, ne sono pieni; particolarmente significativa, sulla natura di sistema convenzionale di misurazione del tempo dello zodiaco tropico, la lettera inviata il 29.I.1934 al professor Baur di Zurigo, nella quale lo psicologo svizzero sosteneva, riguardo l’argomento della precessione degli equinozi, che esso non è un’obiezione contro la validità dell’astrologia bensì contro la teoria primitiva secondo cui le stelle emanano certi effetti, rivelandosi in questo ben più ferrato di tanti astrologi che ignorano il fondamento della loro disciplina.
Riferendosi alle posizioni dei pianeti lungo lo zodiaco tropico, che non costituiscono dati astronomicamente esatti, non coincidendo più i segni zodiacali con le omonime costellazioni celesti, citava l’astrologo francese Paul Choisnard, il quale, sull’argomento, affermava che il segno zodiacale dell’Ariete, nonostante il fenomeno della precessione degli equinozi, rimane sempre nella stessa dodicesima porzione dello zodiaco tropico, per cui, proseguiva Jung, l’affermazione Sole in Ariete non è un’asserzione astronomica, bensì un’indicazione temporale: è primavera, stagione dell’anno che contiene forze attive che si manifestano indipendentemente dallo zodium astronomico in cui si trova il Sole, e, concludeva, tra qualche millennio, quando il Sole durante l’equinozio di primavera si troverà nella costellazione del Capricorno, non per questo essa perderà le sue forze vitali.
Il fatto che l’astrologia fornisca risultati validi, proseguiva Jung, prova che ad agire non sono le posizioni apparenti degli astri, bensì i periodi, i quali vengono misurati o determinati per mezzo di posizioni astrali definite arbitrariamente: il tempo risulta perciò un flusso di eventi ricolmo di qualità e non, come vorrebbe la nostra filosofia, un concetto astratto o una precondizione della conoscenza, e la validità dei risultati dell’oracolo cinese dell’I Ching indica il medesimo fatto peculiare; lo studio accurato dell’inconscio, concludeva lo stregone svizzero, mostra una strana coincidenza con il tempo, ne discende che gli antichi furono in grado di proiettare una serie di contenuti interiori, percepiti inconsciamente, nelle determinanti esterne di natura astronomica del tempo, e questo fatto è il fondamento della correlazione degli avvenimenti psichici con le determinanti cronologiche.
Jung individuò dunque nella proiezione di contenuti inconsci nelle determinanti astronomiche del tempo il nesso tra la psiche umana e l’universo, ma poiché non conosceva la sostanza del tempo ed il particolare rapporto che lo lega all’eternità, di cui costituisce un’immagine come il divenire rappresenta un’immagine in movimento dell’essere in cui tutto coesiste simultaneamente in un istante eterno, che ha natura di flusso continuo che scorre come un fiume in un alveo prestabilito trascinando con sé l’insieme concorde degli eventi fisici e psichici dell’esistenza, pur ricorrendo spesso al libro oracolare cinese dell’I Ching non poté esplicitare il rapporto esistente tra necessità cosmica e decisione umana, come invece fa oggettivamente l’astrologia, che, fondandosi sullo zodiaco tropico, quadrante di un orologio cosmico che scandisce il tempo del destino, attesta la corrispondenza effettiva tra Macrocosmo e Microcosmo.
Lo ribadì comunque, poco prima di morire, in una conversazione intercorsa il 23 gennaio 1961 tra lui ed il diplomatico e scrittore cileno Miguel Serrano riportata nel libro Jung parla, Interviste e incontri a cura di William Mc Guire e R.F.C. Hull, edito da Adelphi, nella quale, rispondendo all’interlocutore che gli aveva comunicato la sua decisione di andarsene dall’India, risoluzione avallata dall’I Ching, gli suggerì di fare quel che gli era stato detto, perché, aggiunse, quel libro non sbaglia mai, quindi proseguì affermando che esiste senz’altro un nesso preciso tra la psiche individuale e l’universo, e che quando gli riusciva difficile classificare un paziente lo mandava a farsi fare l’oroscopo, che corrispondeva sempre al suo carattere, che poi interpretava psicologicamente, ed infine sentenziò che è talmente forte la corrispondenza tra l’universo e la psiche, che potrebbe perfino darsi che le invenzioni e le idee di un tempo a tre dimensioni siano semplicemente il riflesso della nostra struttura mentale.
Jung attribuiva una relativa validità all’astrologia perché non era un astrologo; io, invece, che astrologo lo sono davvero e so affrescare il carattere di una persona ed illustrarne lo svolgimento preordinato delle tappe fondamentali dell’esistenza senza neppure aver bisogno di vederla, posso testimoniare, per esperienza diretta vissuta sulla mia pelle, l’assoluta validità dell’astrologia: il fatto che sia possibile delineare il carattere di una persona interpretandone il tema natale ed individuarne le tappe fondamentali dell’esistenza, ossia il destino, mediante lo studio dei transiti planetari, che esistano fenomeni di attrazione reciproca individuabili tramite la sinastria tra i grafici astrologici delle persone coinvolte e che esista il fenomeno dell’ereditarietà astrale, consistente nella rassomiglianza dei temi natali dei componenti del nucleo familiare, con ricorrenza di posizioni dei pianeti in certi segni e case, di medesime dominanti planetarie e del ripresentarsi di aspetti angolari tra gli stessi pianeti, ne attesta oggettivamente la validità.
L’astrologia prova inoltre che il tempo scorre come un fiume in un alveo prestabilito portando con sé l’insieme concorde degli eventi fisici e psichici dell’esistenza, in quanto il moto dei pianeti lungo lo zodiaco tropico, che fornisce la base oggettiva dell’interpretazione astrologica, è continuo e preordinato nel suo svolgimento, come lo è il tempo, e poiché esiste una corrispondenza effettiva tra Macrocosmo e Microcosmo, confermata dalla validità delle interpretazioni caratteriali e dei pronostici astrologici, dalle sinastrie e dal fenomeno dell’ereditarietà astrale, e dal momento che dal tema natale discendono rigorosamente i transiti planetari, fissati una volta per tutte nell’atto d’esser nati, come d’altronde lo stesso carattere, trattandosi dello sviluppo successivo del loro moto a partire da quell’istante fatale, delineando lo svolgimento prefissato delle tappe della vita attesta altresì la realtà del destino.
L’astrologia, essendo oggettiva nel fondamento dal quale gli astrologi traggono i propri giudizi, pone l’uomo concreto di fronte al rapporto tra necessità cosmica, individuata dallo svolgimento preordinato del moto dei pianeti lungo lo zodiaco tropico, e decisione umana presa in relazione agli accadimenti dell’esistenza, rendendolo responsabile dell’attuazione cosciente del proprio destino: dal punto di vista dell’essere, infatti, tutto è già accaduto, coesistendo simultaneamente in un istante eterno, mentre dal punto di vista del divenire il passato è chiuso, il presente è incerto ed il futuro appare aperto ad ogni possibilità; ma l’apertura del tempo è un’illusione: gli eventi, alla stregua dell’acqua che scorre nell’alveo di un fiume, prenderanno sempre l’unica strada percorribile, come attesta il fatto che sia possibile fare pronostici astrologici circa il momento in cui avverranno, con tanta maggior precisione quanto più si è verificato il comportamento pregresso dei transiti planetari rispetto ai medesimi punti transitati.
L’astrologia, ricollegando l’esperienza umana al moto preordinato dei pianeti lungo lo zodiaco tropico, dirada le nebbie del destino facendo luce sull’apparente disordine terrestre, e, in tal modo, unisce ontologia e prassi mostrando il fondamento ontologico di carattere, nel tema natale, e destino, nello sviluppo prestabilito dei transiti planetari, avvolgendo così l’uomo concreto in un quadro generale oggettivo della sua esistenza che lo pone di fronte al dilemma fondamentale tra necessità cosmica, alla quale sono soggetti anche gli dèi, e decisione umana: se gli eventi scorrono lungo un alveo prestabilito come l’acqua di un fiume, se tutto è già scritto, che valore ha la determinazione umana?
Interviene qui la saggezza orientale, che, nella Bhagavadgītā, espone chiaramente la nozione indù del dharma, quando Krishna spiega ad Arjuna che Egli, pur possedendo ogni cosa e non avendo bisogno di acquisire nulla, agisce incessantemente nel mondo per mezzo degli esseri viventi, e che, dunque, il più valoroso dei figli di P
āndu deve agire esclusivamente in base al proprio dovere di casta, lo svadharma, combattendo i nemici senza tenere in conto i frutti dell’azione, seguendo così la necessità del reale, che, osservata con sguardo oggettivo, indica naturalmente la via da seguire, insegnamento ribadito da Lao-tze nel Tao Tê Ching, dov’è esposta la nozione taoista del wu wei, alla quale l’Uomo reale si rifà agendo in accordo con il fluire della Via, senza preferenze personali e ritirando il proprio corpo quando l’azione è compiuta.
La confusione interiore nei confronti del mondo nasce dal fatto che la mente si percepisce distaccata dalla realtà materiale, producendo dualità tra soggetto ed oggetto, tra l’io e l’altro da sé, e, per l’incapacità di comprendere la vastità dell’universo e delle sue leggi, pretende di opporvisi andando contro corrente, ma nei momenti di smarrimento è possibile ricorrere a strumenti di conoscenza che esplicitano oggettivamente il nesso tra la psiche individuale e l’universo, quali l’I Ching e l’astrologia, che, considerando il tema natale come un mandala personale che racchiude l’immagine archetipica del dovere assegnato dall’essere, consente di liberarsi dalla morale del risentimento evangelizzata dai predicatori dell’eguaglianza per agire liberamente la propria natura in accordo con la qualità del tempo.
Con l’astrologia, e con la consapevolezza che ne consegue, si può infatti realizzare se stessi al livello più elevato possibile compatibilmente con le energie indicate nel grafico della genitura, adempiendo così il dovere insito nella propria natura, che, non essendo nessun uomo causa sufficiente di se stesso, in quanto non si è creato da solo, qualcun altro gli ha necessariamente assegnato, riconoscendo le componenti del proprio carattere nei singoli elementi astrologici, e, per quel che riguarda lo sviluppo dell’esistenza, agendo conformemente alla necessità del tempo indicata dai transiti planetari, che esplicano nel corso della vita quel che è contenuto in germe nel tema natale, facendo concentrare di volta in volta l’attenzione su determinati settori dell’esperienza umana, attraverso eventi esterni o incontri, finché non si comprende se stessi e non ci si rende conto che non si può essere altro da sé.
Considerato che nell’essere tutto è già accaduto, e che il divenire scorre lungo binari predeterminati, l’unica variabile sulla quale è possibile agire, una volta scoperti il fondamento ontologico di carattere e destino e la corrispondenza effettiva tra Macrocosmo e Microcosmo, è la mente, la quale può porre un argine alle tendenze più negative del carattere indicate nel tema natale, ma, soprattutto, individuato il proprio dharma, può ricostruire l’esistenza partendo dalla consapevolezza delle componenti necessarie a realizzare il dovere nei confronti dell’essere che costituisce lo scopo per cui si è nati: in termini aristotelici, si tratta di passare dalla potenza, ciò che è indicato in maniera immutabile ed archetipica nel grafico astrologico della genitura, all’atto, rendendo effettivi i singoli elementi astrologici e fondendoli coscientemente secondo il disegno rappresentato in esso, raggiungendo così l’entelechia, condizione di perfezione di un ente che ha realizzato ogni sua potenzialità.
Conoscere lo svolgersi preordinato degli eventi dell’esistenza, ossia la necessità cosmica, serve ad orientarsi nel mondo in base al disegno racchiuso nel grafico astrologico della genitura attuando una decisione umana consapevole, e, dal punto di vista iniziatico, fornisce quella coscienza di se stessi che consente di sciogliere i lacci della morale eteronoma per seguire il proprio dharma, in quanto la liberazione dal ciclo continuo di nascita e morte avviene mediante una forma di ascesi intellettuale per cui l’uomo concreto, dominando coscientemente le energie rappresentate nel tema natale, può penetrare l’essere divenendo identico ad esso, per identificazione tra soggetto conoscente ed oggetto conosciuto; l’astrologia costituisce dunque, in maniera più lucida ed oggettiva dell’I Ching, quel punto d’appoggio archimedeo per scardinare lo sterile razionalismo impadronitosi della mentalità occidentale auspicato dallo stregone svizzero, per sfatare il nichilismo della modernità e dare imperiosamente la scalata al cielo.

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Zodiaco tropico e costellazioni

Zodiaco tropico

La cintura dei 12 segni zodiacali, ciascuno esteso per 30° di longitudine di eclittica, quadrante di un gigantesco orologio cosmico che misura il tempo del destino

Abbandonare tutto per seguire soltanto me stesso, finendo così per scrivere, com’ero certo avrei fatto fin da bambino, pur ignorando forma, intenti e destinazione della mia opera, e, nel frattempo, imparare a leggere nel tema natale il carattere di ogni uomo e nei transiti planetari lo svolgimento preordinato delle tappe della sua esistenza, mi è costato anni di privazioni, solitudine ed incomprensioni, conseguenze inevitabili per chiunque decida di differenziarsi dalla massa per seguire la propria legge interiore.
Ora però, che il quadro generale del mio pensiero traspare chiaramente dall’esposizione delle parti che lo compongono, che, non essendo attualmente integrate in un corpo unico, non possono ancora determinare una metanoia capace di ribaltare istantaneamente il paradigma corrente mostrando un punto di vista normale sulla realtà, al culmine di una progressione di transiti di pianeti lenti che stimolano il desiderio di fare incontri, mi sembra di poter uscire nel mondo separando l’elemento “professionale”, quale potrebbe manifestarsi in corsi, conferenze e consulti astrologici privati, dalla ricerca degli alleati che supportino la mia realizzazione, uno dei bisogni più radicati della mia esistenza.
E, tenuto conto del recente ingresso di Saturno nella VII casa natale, mi sorprendo nel constatare come tutto si corrisponda e si tenga insieme, e come il caos apparente dell’esistenza racchiuda un disegno che, mentre lo si vive, risulta incomprensibile, a causa dell’ignoranza sugli eventi e delle aspettative personali che deformano la realtà, ma, trascorso il tempo necessario per far decantare le cose, si scopre che la strada percorsa aveva un senso compiuto fin dall’inizio, e l’astrologia, che ricollega l’esperienza umana al moto preordinato dei pianeti lungo lo zodiaco tropico, determinabile oggettivamente per il passato, il presente ed il futuro, aiuta a diradare le nebbie del destino facendo luce sul disordine terrestre.
Il tempo, infatti, è una sostanza non lineare e neppure uniforme che scorre come un fiume lungo un alveo prestabilito portando con sé l’insieme concorde degli eventi fisici e psichici dell’esistenza, è dunque perfettamente logico che la conclusione dell’esposizione delle tematiche sviluppate a partire dall’I Ching coincida con la necessità di rientrare nel mondo per divulgarle, mentre i frammenti che compongono il quadro dell’esistenza umana esposto finora richiedono di essere sintetizzati ed inseriti nelle pagine fisse del menù “Astrologia”, restituendo così senso compiuto all’intero disegno.
Posso dunque tornare al 2000, punto di svolta della mia esistenza, quando una serie di eventi destinici mi fecero incontrare l’astrologia, che sfatò il nichilismo che mi pervadeva con la semplice osservazione della simulazione del moto dei pianeti lungo lo zodiaco tropico, per sfatare un errore talmente radicato nella mentalità comune da sembrare inestirpabile: quello concernente la natura dello zodiaco tropico utilizzato dagli astrologi, che è un sistema convenzionale di misurazione del tempo, che viene confuso, spesso maliziosamente da quanti l’avversano pregiudizialmente, con le omonime costellazioni, che Jung riteneva fossero nate dalla proiezione sulla volta celeste di contenuti dell’inconscio collettivo.
Dal punto di vista dell’osservatore terrestre il Sole si muove apparentemente sulla sfera celeste percorrendo una traiettoria circolare denominata eclittica, lungo la quale si muovono i pianeti, termine che significa, etimologicamente, errante, in quanto Sole, Luna, Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno, Urano, Nettuno e Plutone errano rispetto alle stelle fisse, ma, per prevenire le obiezioni dei pedanti, occorre puntualizzare che il Sole è la stella attorno alla quale orbitano i pianeti del nostro sistema solare e che la Luna è un satellite della terra, che gli astrologi chiamano anche luminare diurno e luminare notturno.
L’eclittica costituisce la linea mediana dello zodiaco tropico, una stretta cintura celeste lungo la quale si muovono il Sole ed i restanti pianeti, che, a differenza dell’astro diurno, il cui moto apparente coincide con essa, la percorrono disegnando una curva sinusoidale, potendo trovarsi a nord, congiunti oppure a sud dell’eclittica, striscia di cielo che si estende per circa 17° di latitudine, 8° 30’ a nord e 8° 30’ a sud, ricomprendendoli tutti tranne Plutone, che se ne discosta fino ad arrivare a 17° di latitudine nord e sud.
La fascia zodiacale attraversa 13 costellazioni, o asterismi, raggruppamenti apparenti di stelle che sembrano prossime tra loro a causa della mancanza di profondità della volta celeste, mentre sono lontanissime l’una dall’altra, nelle quali gli uomini dell’antichità riconobbero le immagini dei loro miti, ognuna di estensione variabile, la costellazione dello Scorpione, la più piccola, misura 7° di longitudine, la costellazione della Vergine, la più grande, si sviluppa per 43°, che danno nome ai 12 segni zodiacali.
Lo zodiaco tropico utilizzato dagli astrologi, che non considera la latitudine dei pianeti, è dunque un cerchio di 360° di longitudine suddiviso in 12 porzioni di 30° ciascuna, i 12 segni zodiacali, che non contempla la tredicesima costellazione attraversata dalla fascia zodiacale, l’Ofiuco (o Serpentario), la quale potrebbe ben reclamare un segno zodiacale tutto per sé, sorprende che non sia ancora sorto un movimento politico volto a caldeggiarne i medesimi diritti di cui godono le 12 costellazioni più fortunate.
Potrebbero farlo i fedeli della scienza, personaggi di dubbia moralità e strani intendimenti che pretendono che alla loro fede venga riconosciuto carattere di sacralità, che, nonostante lo zodiaco tropico sia una partizione teorica dello spazio che non coincide affatto con le 13 costellazioni attraversate dalla fascia zodiacale, ingenerano volutamente confusione nei profani per screditare l’astrologia e gli astrologi, cui attribuiscono la convinzione che la terra sia piatta e che i pianeti ruotino attorno ad essa.
L’Ofiuco, tredicesima costellazione celeste spacciata intenzionalmente per un fantomatico tredicesimo segno zodiacale che sconfesserebbe qualsiasi pretesa di validità dell’astrologia, costituisce difatti un cavallo di battaglia di scientisti, astronomi ed astrofili, un fronte eterogeneo di persone “razionali” che nutrono un’avversione viscerale nei suoi confronti, intuendone forse la capacità di fungere da punto d’appoggio per scardinare lo sterile razionalismo impadronitosi degli uomini della modernità.
Ma c’è dell’altro: costoro consumano volontariamente un secondo inganno menzionando il fenomeno astronomico della precessione degli equinozi, consistente nel fatto che quando il Sole passa dall’emisfero sud a quello nord, determinando il punto vernale e l’equinozio di primavera, momento in cui su tutto il globo la durata del giorno e della notte si equivalgono, non lo fa nello stesso punto dell’anno precedente, ma un po’ prima, precedendo la sua posizione passata, che dunque arretra rispetto alla sfera delle stelle fisse.
Il fenomeno della precessione degli equinozi, noto fin dai tempi di Ipparco, nel II secolo a.C., comporta che la posizione del Sole nel momento dell’equinozio di primavera non si trova più nella costellazione dell’Ariete, ma nei primi gradi di quella dei Pesci, o, secondo alcuni, negli ultimi gradi della costellazione dell’Acquario, comportando così quei mutamenti psicologici della mentalità collettiva evidenziati da Jung a proposito del susseguirsi delle dodici ere dell’anno platonico.
Gli scientisti, sostenendo che lo zodiaco tropico, nel quale il 0° del segno dell’Ariete è determinato convenzionalmente dall’equinozio di primavera, non coincide più con le costellazioni note, essendo slittato all’indietro rispetto ad esse, intendono screditare l’astrologia collegandola ad un fatto fisico, nonostante le costellazioni dalle quali i segni zodiacali prendono nome non abbiano alcuna consistenza, essendo raggruppamenti apparenti di stelle, né sia coinvolta in alcun modo la gravitazione universale.
Secondo loro, che nulla sanno di astrologia, il fatto che lo zodiaco tropico, partizione teorica dell’eclittica in 12 segni di 30° di longitudine ciascuno, non coincida più con le costellazioni, che, però, sono 13, e qui si comprende la capziosità della critica, comporterebbe che una persona nata con il Sole nel segno zodiacale dell’Ariete sarebbe in realtà un Pesci e ne avrebbe tutte le caratteristiche, obiezione che dimostra la loro totale ignoranza su cosa sia un tema natale e sugli elementi che lo compongono.
Che i segni zodiacali non corrispondano più alla posizione delle omonime costellazioni celesti non ha alcuna importanza, quel che conta è che lo zodiaco tropico, come osservava acutamente Jünger, è un quadrante suddiviso in qualità che non frammenta il tempo in modo uniforme e monotono, come fanno gli orologi meccanici, ma sul quale le ore si susseguono, senza per questo essere uguali l’una all’altra, ed immagini potenti e profondamente radicate si danno vicendevolmente il cambio.
E che lo studio dei movimenti astronomici costituisca la base per misurare il tempo, risulta evidente considerando che la durata del giorno dipende dalla rotazione della terra attorno al proprio asse, quella del mese dal ripetersi del ciclo di lunazione e quella dell’anno dal periodo di rivoluzione della terra attorno al sole, anche se tali cicli non corrispondono esattamente a 24 ore, 30 giorni e 365 giorni, in quanto esiste uno sfasamento tra tempo civile e tempo astronomico che li rende incommensurabili.
Basandosi sulle posizioni dei pianeti lungo lo zodiaco tropico, note per il passato, il presente ed il futuro, è poi possibile datare con precisione assoluta qualsiasi evento nel passato, presente e futuro, e poiché la sequenza delle posizioni planetarie è preordinata e muove assieme al tempo, che, come un fiume, scorre dentro un alveo prestabilito portando con sé l’insieme concorde degli eventi fisici e psichici dell’esistenza, ne discende che esso non soltanto misura il tempo, ma, mediante l’interpretazione astrologica della congiuntura astrale di ogni istante, ne specifica altresì la qualità.
Sarebbe semplice spiegarlo con chiarezza e dissipare così gli errori divulgati in malafede dagli scientisti, ma gli astrologi sono i primi ad ignorare le basi di funzionamento della loro disciplina, perciò, per suggestionare il pubblico, parlano a sproposito di magia delle stelle ed altre amenità del genere, suscitando nella gente aspettative assurde ed irrealizzabili, altrimenti, qualora riconducessero l’astrologia al rango di scienza tradizionale utile a chi ha un destino, svanirebbero d’incanto i loro guadagni di ciarlatani.