L’astrologia e la crescita della consapevolezza

L'Arte nei tarocchi di Aleister CrowleyNegli anni dello smarrimento esistenziale accadeva di frequente che, con G., trascorressimo il pomeriggio passeggiando per il centro storico di Roma, ed io ne approfittavo per sfogliare i testi astrologici nelle librerie, per stabilire quali di essi avessero valore e quali meritassero di rimanere a prendere la polvere sugli scaffali, mentre la sera setacciavo la rete in cerca di materiale astrologico gratuito, che salvavo nel computer per leggerlo con calma, ed intanto familiarizzavo con il programma freeware Astrolog 5.40, immettendovi i dati di nascita di personaggi pubblici e delle persone che frequentavo e confrontando la struttura dei loro temi natali per determinarne la qualità, e, infine, chattavo con i carissimi fratelli massoni astrologi conosciuti in Internet, che, con le interpretazioni dei grafici astrologici che sottoponevo alla loro attenzione, mi confermarono che l’astrologia è una disciplina seria, nonostante quel che ne pensa la gente.
Allora frequentavo la libera muratoria universale del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani, che avevo creduto fosse davvero una grande scuola iniziatica, come mi aveva detto ieraticamente, levando al cielo il sacro indice e guardandomi dall’alto della sua figura corpulenta, il canuto maestro venerabile della loggia che mi iniziò, in realtà ero finito in un ambiente controiniziatico, ritrovo di millantatori, squilibrati, maestri nell’arte dell’inganno, e, in ultima analisi, uomini usi a ben mangiare ed ancor meglio bere, riuscii a recuperare un po’ di serenità soltanto liberandomi di loro; la massoneria avrebbe dovuto aiutarmi a conoscere me stesso, a dirozzare la pietra grezza, levigarla e farne una pietra perfettamente cubica da inserire nel tempio dell’umanità, in realtà fu la lettura dei libri di astrologia, unita alla meditazione sul grafico astrologico della mia genitura, mandala personale modellato dall’essere e chiave del destino, a farmi comprendere le peculiarità del mio carattere e del mio destino.
Forte di questo supporto oggettivo cominciai ad agire su me stesso un’azione alchemica di solve et coagula, operando come indicato nel quattordicesimo arcano maggiore dei tarocchi, L’Arte, in cui è raffigurata una donna con due volti coronati, sormontati entrambi da una gigantesca falce di luna nascente, abbigliata con una lunga veste verde ricamata di bianco con api e serpenti attorcigliati in forma di infinito, intenta a comporre l’acqua con il fuoco: bianco il volto di destra, con capelli blu e corona d’oro, blu il volto di sinistra, con capelli biondi e corona d’argento; blu l’avambraccio e la mano destra, bianchi l’avambraccio e la mano sinistra; la mano sinistra, bianca, versa in un calderone d’oro il liquido lattiginoso contenuto in una coppa blu, la mano destra, blu, vi immerge saette di fuoco.
Alla base della carta si levano alte fiamme ed al centro v’è un calderone colmo di un liquido ribollente sul cui ventre è raffigurato un corvo, simbolo della nigredo, posto su un teschio, e sul bordo una croce, e, a sinistra, un leone bianco, simbolo del segno zodiacale di Fuoco del Leone, tiene sulla bocca del calderone la zampa anteriore sinistra stillante gocce color rubino, mentre a destra un’aquila rossa, simbolo del segno zodiacale di Acqua dello Scorpione, il cui liquido brucia come fuoco, vi rilascia dal becco gocce opalescenti; dal magma ribollente sale un fluido, frutto della fusione degli opposti operata dalla donna, il segreto dell’Arte, che assume, sul suo plesso solare, la forma di una freccia d’oro scagliata in cielo, simbolo del segno zodiacale del Sagittario, dal quale si dipartono due arcobaleni.
La figura femminile, che incrocia il bianco con il blu, che lava con il fuoco e brucia con l’acqua, reca impressi al centro del petto sei cerchi in forma di circolo, un enorme sole nascente la separa dallo sfondo blu della notte stellata, sul suo bordo è scritta la frase completa dell’acronimo vitriol, vetriolo degli alchimisti, solvente universale, divisa impressa con caratteri bianchi sul fondo nero pece della parete settentrionale del gabinetto di riflessione, la più esoterica di quel luogo angusto nel quale l’iniziato muore alla vita profana, come la parete nord è la più esoterica del tempio dei liberi muratori, indicando il modo di trovare se stessi: Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem, scendi nelle viscere della terra e, rettificando, scoprirai la pietra occulta; i due volti di donna, che lavorano imperturbabili sugli opposti, appaiono determinati a portare a compimento la Grande Opera.
Allora versavo nel disorientamento tipico di chiunque si accosti ad una disciplina esclusa dal paradigma dominante e soffra l’assenza di una teoria generale che l’inquadri in un disegno di ampio respiro e ne legittimi le evidenze empiriche, ciononostante individuai un filone di autori che, nei mesi successivi, lessi avidamente per formarmi una visione della tecnica astrologica che implicasse il minor numero possibile di elementi: i dodici segni zodiacali, le dodici case astrologiche, i dieci pianeti e l’asse dei Nodi Lunari, legati tra loro da rapporti di governo e da aspetti angolari di congiunzione, sestile, quadratura, trigono ed opposizione, riservando un’attenzione modesta all’aspetto angolare di quinconce, qualora presenti un’orbita molto stretta, e praticamente nulla a quello di semisestile; questi elementi, assieme ai transiti planetari, permettono di descrivere il carattere di ogni uomo e di illustrare lo sviluppo delle tappe fondamentali del suo destino, stabilito immutabilmente nell’istante della sua nascita nel moto preordinato dei pianeti rispetto ai punti sensibili del grafico astrologico della sua genitura.
Cominciai a comprendere il senso dell’astrologia leggendo il libro di Dane Rudhyar L’astrologia centrata sulla persona, edito da Astrolabio-Ubaldini, raccolta di sei saggi pubblicati negli anni 1969, 1970 e 1971 che ruotavano intorno alla domanda che apriva la prefazione: “A che serve l’astrologia?”, che evidenziava le differenze tra l’approccio orientato sull’evento e quello centrato sulla persona, teso, quest’ultimo, a produrre la crescita della consapevolezza e l’autorealizzazione personale, che stimolò il mio interesse per la nozione indù del dharma, che avrei incontrato innumerevoli altre volte nelle mie letture, non solo astrologiche; fu grazie a lui, anche se massone, e difatti infarciva i suoi scritti di fumose stupidaggini, se colsi il fatto che il tema natale rappresenta l’intero universo messo a fuoco in un punto particolare di spazio e tempo, essendo tecnicamente la rappresentazione bidimensionale della relazione tra cielo e terra nel momento e nel luogo della nascita, però lui non conosceva la sostanza del tempo.
Poiché ignorava il rapporto tra tempo ed eternità, Rudhyar non poteva attuare un ricollegamento ontologico tra essere e carattere, racchiuso simbolicamente nel grafico astrologico della genitura, e tra divenire e destino, illustrato dallo studio dei transiti planetari che evidenziano lo sviluppo preordinato delle tappe fondamentali dell’esistenza, ma aveva intuito che il tema natale costituisce la formula esistenziale dell’uomo concreto nel suo essere totale, la sua firma (nel senso occulto del termine), il suo nome sacro, e che il compito dell’astrologia è quello di rivelare, ad una mente ancora confusa e generalmente contorta dalle pressioni dell’ambiente socio-culturale, le strutture basilari che caratterizzano la maniera particolare in cui le energie della natura umana sono organizzate dentro di lui, affinché possa orientare, polarizzare e riordinare le sue attività secondo il suo modello celeste, in quanto tutto ciò che nasce in un tempo particolare ed in un punto specifico dello spazio è organizzato secondo un modello-seme, o archetipo, simboleggiato dalla sua carta del cielo natale, che definisce ciò che quell’organismo dovrebbe essere per soddisfare la sua funzione nello schema universale delle cose.
Rudhyar, che assegnò alla sua filosofia il nome di astrologia umanistica, spiegava che essa doveva occuparsi essenzialmente di problemi di coscienza, essendo basata sull’accettazione conscia che ogni uomo deve fare di se stesso, di ciò che potenzialmente egli è, della sua totalità, senza che vi rimanga attaccato nessun luogo comune etico di buono o cattivo, fortunato o sfortunato; ciò significa, proseguiva l’autore, che ciascuno dovrebbe accettare la propria carta del cielo così com’è, cercando di soddisfarne le implicazioni relative, ma esse devono essere viste in una luce totalmente nuova, nel riconoscimento che ogni tema natale realizzi uno scopo significativo del tutto valido e che, come individuo, ciascuno è quello scopo, qualunque esso sia e comunque la società o i genitori possano considerarne il valore, e pertanto l’astrologo, nel momento in cui si trova davanti ad una carta astrologica, deve avere la mente libera da ogni ricetta, concetto e preconcetto: dev’essere, insomma, un immoralista.
Rudhyar, dopo aver fatto riferimento alla nozione indù del dharma, la verità di esistenza propria di ogni creatura vivente, modello fondamentale della personalità racchiusa nel grafico astrologico della sua genitura, introduceva la nozione del karma, che indica il tipo specifico di attività atto a realizzare il dharma individuale, e, conseguentemente, rifacendosi alla Bhagavadgītā, quella del Karma Yoga, che costituisce il processo di totale accettazione delle attività richieste per soddisfare il proprio dharma, e difatti, nel capitolo intitolato L’astrologia come Karma Yoga, l’autore spiegava che il Karma Yoga è l’unione, cioè lo yoga, con quanto dev’essere fatto per realizzare pienamente le caratteristiche e le potenzialità della propria nascita, e ciò significa accettazione incondizionata della carta natale come mezzo per realizzare il proprio dharma, ma l’identificazione con il proprio modello cosmico dev’essere il risultato di un processo conscio, ottenuto mediante una focalizzazione positiva e dinamica della coscienza su di esso, al fine di realizzare consapevolmente e chiaramente lo scopo del proprio tema natale.
Devo probabilmente a Rudhyar, per averne la certezza dovrei rileggere tutti i suoi libri, ma sarebbe una perdita di tempo che non posso permettermi, l’osservazione secondo la quale il tema natale, unione del cerchio celeste dello zodiaco tropico e della croce terrestre degli assi della verticale e dell’orizzonte del luogo di nascita, con al centro dei due centri l’uomo concreto, è un autentico mandala personale, simbolo della totalità psichica, supporto oggettivo per la meditazione su se stessi che consente dapprima di riconoscere le singole componenti del carattere nelle configurazioni planetarie che lo compongono, dopodiché, scavando dentro di sé per mezzo della consapevolezza acquisita, di sviscerare le zone d’ombra del proprio essere, per aderire così al disegno complessivo rappresentato in esso, e, infine, dopo aver ricostruito la propria biografia ed averla messa in relazione con i transiti planetari del passato, di attuare consapevolmente il proprio destino, delineato nello sviluppo preordinato dei transiti planetari rispetto al tema natale, che illustrano la sequenza prestabilita dei climi futuri della propria vita.
Nell’essere, infatti, esiste, già perfettamente compiuto in un’immagine eterna, lo svolgimento prestabilito dell’esistenza dell’uomo concreto, il quale, non essendo egli causa sufficiente di se stesso, in quanto non si è creato da solo, agisce sempre secondo il proprio carattere, che non si è dato da sé ma lo determina in maniera incoercibile, racchiuso simbolicamente nel grafico astrologico della sua genitura, immagine archetipica del dovere assegnatogli dall’essere, che rivela inoltre la qualità della sua nascita ed il compito che gli sta fitto nel cuore, mentre lo studio dei transiti planetari, che discendono rigidamente dalle posizioni radicali dei pianeti, illustra lo sviluppo prestabilito delle tappe fondamentali della sua esistenza, ossia il modo in cui si svolge effettivamente il suo destino, avvolgendolo così in un quadro generale oggettivo dell’esistenza che conferisce senso al suo esserci nel mondo e, rispecchiando l’ordine armonioso del cielo, l’aiuta ad orientarsi nel caos apparente che lo circonda.
In quegli anni vivevo la crisi determinata dal fallimento della razionalizzazione economica dell’esistenza implicita nella struttura della VI casa natale nel segno zodiacale della Vergine, che si estende per quasi 49° di longitudine dello zodiaco tropico ed ospita Plutone e la congiunzione tra Giove ed Urano, ed ero alla ricerca del fondamento autentico della mia vita, così, sfogliando libri di astrologia nelle librerie, leggendo quelli acquistati e riflettendo sul grafico astrologico della mia genitura, compresi la necessità di effettuare un atto di fede nel mio destino, e, senza rendermene conto, giacché, tranne approcci sporadici, tra i quali l’I Ching, avevo sempre rifiutato di farmi trascinare in ambiti di conoscenza privi di riscontri oggettivi, cominciai ad integrare l’apertura alla trascendenza, indicata dal Nodo Lunare Nord nel segno zodiacale dei Pesci e nella XII casa natale, con la razionalità espressa dalla casa natale opposta e complementare, per riunire infinitamente grande ed infinitamente piccolo, Macrocosmo e Microcosmo, partendo dalla miopia del piccolo, che mi era più familiare, cercando concetti filosofici da collegare all’oggettività del tema natale, immagine cosmica di me stesso, l’unica cosa di cui mi fidassi e su cui sentissi di poter riedificare la mia esistenza, avendone riscontrato la realtà effettiva.
Ad oltre un decennio di distanza da quegli eventi, ormai consapevole delle profonde implicazioni filosofiche dell’intuizione che mi fulminò la sera in cui osservai per la prima volta nel monitor del computer la simulazione del moto dei pianeti lungo lo zodiaco tropico, scorgendo il nesso tra lo scorrere del tempo e l’esistenza dell’uomo concreto, esperienza che mi dischiuse un insieme di possibilità che ho impiegato anni per esplorarle fino in fondo e spiegarle razionalmente, comprendo perfettamente a cosa serve l’astrologia, in quanto l’analisi del tema natale e dei corrispondenti transiti planetari, nonché lo studio dell’ereditarietà astrale e delle relazioni interpersonali effettuato mediante la tecnica della sinastria, ne fa un eccezionale strumento di guarigione dal nichilismo della modernità; soprattutto il grafico astrologico della genitura, fondamento oggettivo dal quale l’astrologo trae i propri giudizi, serve da supporto per divenire ciò che si è, accettando consapevolmente il proprio carattere ed il proprio destino, ma, per arrivarci, ho dovuto affrontare il mio inferno interiore: allora, infatti, odiavo tutto di me stesso e della vita che avevo costruito agendo sconsideratamente le energie del mio tema natale, nome, origini, ambienti in cui ero stato costretto dalle burocrazie statali ed aziendali, destino.
Ma vivere, se si rifiuta il modello di vita moderna fondato sull’omologazione attuata per mezzo della scuola di massa al fine di livellare gli uomini al livello medio e mediocre dell’ultimo uomo di nietzschiana memoria, comporta l’assunzione di un destino, individuando la propria vocazione e seguendola fino in fondo, ma prendere questa decisione, soprattutto per chi è stato plagiato a credere nella razionalizzazione economica dell’esistenza, comporta esitazioni e resistenze interiori, a causa della necessità di abbandonare le vie battute dalla moltitudine per seguire la propria strada; allora la conoscenza del rapporto tra tempo ed eternità, della corrispondenza del grafico astrologico della genitura con il proprio carattere e dei transiti planetari come indicatori delle tappe preordinate dell’esistenza indicate dal moto predeterminato dei pianeti lungo lo zodiaco tropico, mostra oggettivamente che l’accettazione del proprio destino è l’unica strada percorribile per vivere in accordo con la propria natura e con il compito che sta fitto nel cuore, che va portato a termine con devozione, secondo la formula amor fati di Nietzsche: amare il proprio destino, per quanto possa essere difficile.
L’astrologia, con l’analisi del grafico astrologico della genitura, restituisce infatti il quadro completo della personalità dell’uomo concreto, incluse le zone del suo essere oscurate dagli impedimenti esterni, mentre i transiti planetari mostrano la sequenza preordinata delle tappe fondamentali della sua esistenza, fornendogli un formidabile punto d’appoggio per la conquista di se stesso, e, mostrandogli il suo ricollegamento effettivo con l’universo, costituisce uno straordinario strumento di guarigione dallo smarrimento esistenziale e dal nichilismo conseguito alla morte del Dio cristiano, in quanto dimostra che l’unico modo di trattare la propria esistenza conformemente alla realtà è quello di valutare quanto essa aderisca all’immagine archetipica rappresentata dal tema natale, e, in caso di scostamento, indica come agire per realizzare la piena esplicazione delle possibilità insite nel suo modo d’essere: ne consegue che essa ha valore soprattutto per chi è oppresso da un paradigma ostile ed affronta il crollo delle proprie certezze, perché conferma oggettivamente il sentire soggettivo riguardo il proprio destino.
Con l’astrologia, e con la consapevolezza che ne consegue, si può infatti realizzare se stessi al livello più elevato possibile compatibilmente con le energie indicate nel grafico astrologico della genitura, adempiendo così il dovere insito nella propria natura; in termini aristotelici si tratta di passare dalla potenza, ciò che è indicato in maniera immutabile ed archetipica nel tema natale, all’atto, rendendo effettivi i singoli elementi astrologici e fondendoli coscientemente secondo il disegno rappresentato in esso, raggiungendo così l’entelechia, condizione di perfezione di un ente che ha realizzato ogni sua potenzialità, e, per quel che riguarda lo sviluppo dell’esistenza, agendo conformemente alla necessità cosmica indicata dai transiti planetari, che esplicano nel corso della vita quel che è contenuto in germe nella carta del cielo, facendo concentrare di volta in volta l’attenzione su determinati settori dell’esperienza umana, attraverso eventi o incontri, per orientarsi saldamente nello sviluppo consapevole dell’esistenza, finché non ci si rende conto che non si può essere altro da quel che si è.
Considerato che nell’essere tutto è già accaduto, e che il divenire scorre lungo binari predeterminati, l’unica variabile sulla quale è possibile agire, una volta scoperti il fondamento ontologico di carattere e destino e la corrispondenza effettiva tra Macrocosmo e Microcosmo, è la mente, la quale può porre un argine alle tendenze più negative del carattere indicate nel tema natale, ma, soprattutto, individuato il proprio dharma, si può ricostruire la propria esistenza partendo dalla consapevolezza delle componenti necessarie a realizzare il dovere nei confronti dell’essere che costituisce lo scopo per cui si è nati: trovando nell’essere il radicamento del proprio carattere e dell’agire che gli è conforme, assumendo su di sé il proprio destino, divenendo ciò che è nell’accettazione degli eventi che il percorso di vita gli impone, liberandosi della morale eteronoma istituita dai predicatori dell’eguaglianza ad immagine e somiglianza degli scarti del genere umano, l’uomo concreto passa dalla potenza, rappresentata dal tema natale, all’atto, ossia alla piena esplicazione di se stesso e del compito che gli sta fitto nel cuore.
L’entelechia, o pienezza di ciascun essere secondo la propria natura, è dunque la meta dell’uomo che sente che la vita deve svilupparsi secondo la propria legge interiore, non vincolata dalla razionalizzazione economica dell’esistenza, e difatti, sul finire del 2000, intrapresi lo studio dell’astrologia, senza peraltro immaginare dove mi avrebbe portato, perché avevo bisogno di conferme oggettive riguardo la certezza soggettiva sul mio destino, ma leggendo i libri di Rudhyar, autore impegnato a depurarla dalle categorie morali di bene e male, buono e cattivo, riallacciandosi frequentemente alle filosofie orientali, allo spiritualismo New Age ed alla psicologia del profondo, non avrei mai potuto imparare ad interpretare una carta del cielo, così, dopo averne letto tutti i libri, passai a quelli di Stephen Arroyo, il quale proviene dalla sua stessa scuola di pensiero ma è meno fumoso ed espone la disciplina in prima persona, trasferendone l’esperienza ai lettori, cominciando da Astrologia, Karma, Trasformazione, le dimensioni interiori della carta natale, edito da Astrolabio-Ubaldini.
L’autore, secondo le note riportate nella quarta pagina di copertina, basandosi sulla legge del karma e sulla spinta all’autotrasformazione, ma sarebbe più corretto dire sulla spinta a divenire ciò che si è, in quanto il carattere è incoercibile e l’unica scelta che si dà all’uomo concreto è riconoscere il dovere insito nella propria nascita e realizzarlo, integrava in quel libro astrologia umanistica, psicologia junghiana e filosofie orientali, ponendo particolare accento sul significato karmico e sulle forze trasformatrici di Saturno, Urano, Nettuno e Plutone, e considerando le tecniche astrologiche in una prospettiva orientata alla crescita, al fine di riconoscere il significato spirituale dell’astrologia ed il suo inestimabile valore per accrescere al massimo la conoscenza di sé, cosa di cui avevo particolarmente bisogno in quegli anni, considerata l’angoscia esistenziale nella quale mi dibattevo.
Nell’introduzione Arroyo spiegava che fin da quando aveva cominciato a studiare l’astrologia, interesse sorto durante un periodo di grande cambiamento personale, avvenuto in seguito ad una profonda immersione negli scritti di Carl Gustav Jung, aveva scoperto che c’era in essa più di quanto non fosse scritto nella maggior parte dei libri sull’argomento, da sempre consapevole intuitivamente del fatto che, dietro i simboli ed il linguaggio arcaico dell’astrologia tradizionale, esisteva un vasto campo di saggezza potenziale, una più profonda comprensione delle leggi della vita ed una capacità di penetrazione tali da condurre uno studente devoto ad una conoscenza più sottile delle dimensioni spirituali dell’esperienza; da allora, avendo cominciato a divorare un libro astrologico dopo l’altro, si trovò immediatamente alla ricerca dei significati più profondi dei simboli, espressione interna di un linguaggio cosmico che gli sembrava contenere un grande potenziale di crescita spirituale e di intensa consapevolezza.
Proseguendo nei suoi studi, gli divenne sempre più chiaro che l’astrologia funziona con livelli di coscienza e dimensioni di esperienza che vanno ben oltre la capacità di comprensione della mente logica, e che soltanto una mente intuitiva elevata può capirla veramente in tutte le più profonde ramificazioni ed espressioni, così, anno dopo anno, aveva trovato che si poteva davvero affinare l’intuizione attraverso la meditazione, la pratica costante e l’apertura mentale, fino al punto in cui era possibile percepire immediatamente la realtà essenziale che tanti autori avevano tentato di spiegare nei libri in circolazione, dei quali si dichiarava deluso, pertanto si considerava fortunato per essersi diretto presto verso le opere di Dane Rudhyar e per aver approfondito gli studi nel campo dello yoga, dei guaritori, delle religioni orientali, dei discorsi e degli scritti di diversi maestri spirituali, oltre che alle incomparabili indagini scientifiche di Jung, che aveva continuato a studiare per molti anni.
Tutte queste ricerche, assieme alle sue percezioni sempre più chiare nel campo dell’energia, ad uno studio a lungo termine di centinaia di sogni altamente istruttivi e ad una sintesi intuitiva di tutte queste dimensioni di vita intorno ad un centro spirituale ideale, l’avevano portato infine ad un metodo di comprensione e di applicazione dell’astrologia per lui totalmente soddisfacente, ma non si trattava di un sistema di interpretazione chiuso, piuttosto aveva maturato la sicurezza che la direzione che stava perseguendo nella sua conoscenza e nel suo lavoro di consulenza fosse quella giusta per la sua crescita, e, di fatto, molto più utile e costruttiva per i suoi studenti e clienti dell’assortimento di teorie e di assunzioni non verificate che costituiscono tanta parte dell’astrologia orientata sull’evento ed ‘esoterica’; le menzogne e le generalizzazioni infondate che si incontrano in alcuni libri astrologici sono profondamente distruttive se applicate alle situazioni individuali senza alcun rafforzamento o adattamento al livello di coscienza delle persone, e sono del tutto comiche quando si scopre che perfino un controllo superficiale di tali affermazioni, fatto con completa integrità ed in assenza di auto-inganno, può provare sperimentalmente la loro totale irrilevanza verso la reale esperienza della vita.
Arroyo forniva poi un’informazione biografica di grande valore per l’astrologo, considerato che l’astrologia è il linguaggio della vita e che non ci si può esimere dal raccontare se stessi secondo i suoi canoni, ossia l’elenco dei transiti planetari del momento in cui iniziò i suoi studi astrologici, dai quali si desume che accadde all’età di ventuno anni: Saturno era congiunto con l’Ascendente natale e Nettuno con Venere radix, mentre la congiunzione celeste tra Plutone ed Urano formava un aspetto angolare di quadratura con Urano radix, pianeta governatore della XII casa natale, tutti aspetti cosiddetti ‘duri’ o ‘difficili’, ed aggiungeva di aver menzionato quei transiti per indicare che per lui l’astrologia significava non soltanto una professione a tempo pieno ed un modo di pensare e perseguire la verità, ma anche che era stata ed era ancora uno strumento per raffinare la sua natura e per dargli l’ispirazione verso più grandi ideali di esperienza immediata, e che il suo libro era il risultato delle idee che aveva raccolto nelle sue indagini sui princìpi unificanti della vita ed i significati più profondi dell’astrologia.
Esso includeva una grande varietà di argomenti di difficile comprensione o non disponibili nei libri, ed era volto ad illuminare i significati più profondi dell’astrologia, le dimensioni più intime ed il livello di interpretazione basato sull’esperienza ed orientato alla crescita trascurati dalla letteratura astrologica, fondandosi primariamente sull’esperienza personale e clinica che l’autore aveva cercato di rendere più pratica possibile, per quanto, a causa della sottigliezza e dell’immensa portata di alcuni degli argomenti trattati, in alcuni punti era anche profondamente speculativo; Arroyo richiamava poi il lettore sull’importanza del valore essenziale e della verità della semplicità, presa di coscienza che doveva divenire immediatamente evidente a chiunque volesse praticare l’astrologia se voleva iniziare a sintetizzare la moltitudine di fattori di ogni carta natale in un tutto coerente e significativo.
Difatti, man mano che proseguiva nei suoi studi, percepiva con crescente chiarezza che la carta natale è un simbolo totale, unificante, vivente, e che l’uomo concreto non è meramente un composto di molti fattori diversi, ma un’unità vivente di potenziale divino, ed i processi di crescita trattati dall’astrologia, transiti e progressioni, non sono cicli isolati per caso che coincidono di quando in quando, ma aspetti di una coscienza unificata e dinamica che opera simultaneamente a molti livelli differenti ed in molte dimensioni diverse, perciò, quando i suoi studenti gli chiedevano da dove dovevano iniziare ad interpretare la carta del cielo di qualcuno, lui rispondeva che se loro capivano interamente e completamente un fattore della carta, questo li avrebbe condotti al centro da cui tutto emana, sicché dovevano semplicemente parlare di qualcosa che capivano veramente, metterlo in relazione con l’esperienza personale ed il livello di consapevolezza della persona, e poi lasciarlo fluire da solo, in quanto, penetrando nel centro di ogni cosa, alla fine avrebbero incontrato la realtà e la verità più profonda.
Quindi citava un detto orientale, la mente è l’assassina del reale, che, legato com’ero alla razionalizzazione dell’esistenza indicata dalla posizione della testa del drago nel grafico astrologico della mia genitura, mi impressionò fortemente, e difatti essa può assorbirsi a tal punto negli intricati dettagli di una carta particolare da perdere di vista la totalità ed i valori personali del cliente, divenendo nemica della verità, della chiarezza e della luce, ed appesantendo il problema attuale con una quantità di dettagli confusi, purtuttavia può anche servire come strumento per il sé più elevato, per illuminare la realtà insondabile della vita e del destino individuale; la qualità di ogni dialogo astrologico dipende dunque, più di qualunque altra cosa, dalla purezza della mente, dalla profondità di concentrazione e dagli specifici ideali di vita del consulente, e coloro che tentavano di sminuire l’importanza dei valori filosofici o spirituali dell’astrologo, affermando che tale orientamento è ‘mistico’, ascientifico ed irrilevante per una conoscenza di ‘sani princìpi astrologici basilari’, gli sembravano avere pochissima comprensione dell’impatto del loro lavoro e della responsabilità che si assumevano nel consigliare gli altri.
Una volta fatto proprio l’approccio basato sull’accettazione di una realtà più elevata di quella percepita dai sensi fisici, diventa evidente che la maggior parte delle soluzioni non vengono dal mondo esterno, ma dall’interno, perciò, anziché concentrare l’attenzione su quanto facile o felice possa essere una certa situazione o un dato periodo di tempo, occorre apprendere la lezione del potenziale di crescita inerente a tutte le esperienze ‘difficili’ e considerare le esperienze ‘facili’ come progressi, senza perdere l’equilibrio o giungere all’inflazione dell’io; in tale ordine di idee, convenienza e comodità di vita sul piano materiale non sono i fattori di maggiore importanza, come accade invece nell’astrologia centrata sulla previsione dell’evento, ma hanno la priorità lo stato interiore dell’esistenza ed il processo di auto-sviluppo, e l’autore, nel libro, aveva cercato di indicare al lettore la direzione per comprendere la carta di nascita, i transiti, le progressioni ed i fattori di confronto delle carte astrologiche ad un livello di profondità volto a suscitare un risveglio interiore di bisogni potenziali e scopi personali.
Sebbene si possa sapere con una certa sicurezza che un transito particolare si manifesterà in superficie in un certo modo al quale i più risponderanno e reagiranno, esiste un significato più profondo relativo a quel periodo di tempo, uno sviluppo di vita o un cambiamento di consapevolezza capaci di avere ramificazioni a lungo termine, ed è dovere dell’astrologo, il suo cimento più difficile, mostrarlo al cliente per aiutarlo a concentrare la sua attenzione sul processo essenziale in corso, invece che sui cambiamenti superficiali, in quanto, come affermava Jung, ciò con cui non siamo in contatto a livello conscio ci accade come ‘fato’, sembra che accada a noi e non ce ne assumiamo alcuna responsabilità né riconosciamo la nostra parte nel portarlo alla manifestazione, così, più siamo consciamente in contatto con la nostra vita interiore, più l’astrologia costituisce uno strumento per chiarire gli stadi di auto-sviluppo che dovremmo superare ed usare come opportunità di trasformazione personale.
Il primo capitolo del libro, dedicato alla definizione del concetto di karma, che altro non è se non la legge impersonale ed immoralista che regola l’universo, e, con esso, il ciclo delle nascite e delle morti, si apriva con una citazione di Jung: « Ciò che accade a un individuo è caratteristico di lui stesso. Rappresenta un modello, e tutti i pezzi gli si adattano. Uno dopo l’altro, via via che la sua vita procede, vanno a posto secondo un qualche disegno pre-destinato. », che allora mi fulminò con la promessa di realizzazione di quel che avvertivo segretamente dentro di me, mentre ora ne sperimento la realtà, quindi Arroyo spiegava che ogni uomo ha certe influenze karmiche da affrontare e deve raccogliere i frutti di ciò che ha seminato, e l’astrologia, fornendogli una mappa dei suoi attaccamenti, problemi, talenti ed atteggiamenti mentali, gli offre un modo non solo per rendersi conto in senso specifico di quale sia esattamente il suo karma, aiutandolo ad elaborare questi confronti all’interno ed all’esterno di se stesso, ma anche per iniziare a porsi al di sopra di essi ottenendone un’altra prospettiva.
Accolta l’idea del potere della mente e della volontà nella trasformazione personale, l’autore ne faceva discendere la responsabilità del destino e dei problemi rilevati nel tema natale, però esagerava nell’attribuire un valore karmico a quasi ogni fattore ed a fare dell’intera carta del cielo l’immagine del karma individuale, in quanto, se niente si crea dal nulla, il fatto che una persona specifica esista in una data forma è dovuto sì a fattori karmici, ma sarà quel che è a determinarne il destino, perciò, per me che sono propositivo ed orientato al futuro, ha molto più senso vedere nel grafico astrologico della genitura un mandala personale modellato dall’essere che racchiude simbolicamente il dharma dell’uomo concreto, il compito che gli sta fitto nel cuore derivatogli dalla sua propria natura, e misurare, con l’accresciuta consapevolezza, quanto la sua azione sia conforme ad esso; spariscono così i giudizi morali di buono e cattivo propri del giudeo-cristianesimo, e, ricollegandosi all’universo per il tramite dell’astrologia, ci si libera dalla morale eteronoma evangelizzata dai predicatori dell’eguaglianza.
Arroyo attribuiva poi a Saturno, il mio padre celeste, il ruolo di Signore del karma, e, considerando gli aspetti angolari di quadratura e di opposizione, che individuano le aree di maggior tensione ma anche le zone di maggiore crescita potenziale, sottolineava la necessità di venire al nocciolo della complessità personale, in quanto le forze indicate dall’aspetto di quadratura formano una croce ed interferiscono nell’espressione le une delle altre, pertanto vanno armonizzate attraverso un processo che generalmente dura anni, via via che la persona sviluppa nuovi modelli di comportamento ed una maggiore auto-comprensione, mentre le forze coinvolte nell’aspetto di opposizione rivelano spinte opposte, e tuttavia complementari, verso l’espressione più immediata nel rapporto con gli altri, con la peculiarità che, per armonizzare queste polarità, l’opposizione richiede che si sviluppi maggiore consapevolezza non solo del proprio sé ma anche dei desideri, delle aspettative e dei punti di vista altrui.
Dopo Saturno e gli aspetti angolari di quadratura e di opposizione, l’autore menzionava i tre segni karmici che, tra i dodici dello zodiaco tropico, sono più interessati dalle crisi chiaramente riferibili al karma, spiegando che le persone con forti valori Vergine e Pesci, e che dunque ospitino non necessariamente il Sole di nascita, hanno come destino quello di portare un peso molto più gravoso degli altri, sia a livello di lavoro fisico e doveri faticosi (Vergine) che di inquietudine e confusione emotiva (Pesci), in quanto rappresentano stadi cruciali di auto-sviluppo, fasi di evoluzione e di crescita in cui devono affrontare i frutti delle loro azioni ed attitudini, ma anche il segno dello Scorpione può essere specificamente riferito al karma, in quanto è durante questa fase di sviluppo che l’individuo deve affrontare onestamente i propri desideri e giungere a realizzare il loro potere intrinseco.
Arroyo affrontava quindi le case IV, VIII e XII, dette case d’‘acqua’ poiché corrispondono ai segni zodiacali Cancro, Scorpione e Pesci, che si riferiscono al passato, a risposte condizionate divenute istintuali e che operano attraverso le emozioni e dunque il karma: la IV rivela il condizionamento che lega alla famiglia, alla casa, al senso di intimità e di tranquillità domestica e ad altri fattori relativi alla sicurezza; l’VIII rivela un forte bisogno di intimità, tanto che è generalmente piuttosto difficile conoscere ad un livello intimo la persona con valori in questa casa, in quanto, volendo anche il potere, è fortemente motivata ad esercitare un’influenza sul mondo mantenendo simultaneamente un notevole riserbo; la XII rivela invece influenze che sono totalmente ed ovviamente al di là di ogni controllo, e spesso alla persona è chiaro che non sarà in grado di soddisfare i desideri interiori attraverso una qualsiasi attività ordinaria, sebbene questa chiarezza possa richiedere anni di sofferenza per svilupparsi.
Infine, Arroyo considerava che, nell’esistenza presente, la personalità è costruita sulle fondamenta del passato, e la Luna rappresenta appunto i sentimenti radicali riguardo se stessi, quella che si può definire anche “auto-immagine”, sebbene il senso di sé rappresentato dall’astro notturno non sia tanto un’immagine conscia e nitida quanto un’indicazione subliminale, solitamente piuttosto vaga, di ciò che realmente si è; segno, casa ed aspetti della Luna sono importanti in qualunque considerazione a livello di rivelazioni karmiche della carta, non essendovi probabilmente nessun altro fattore nel tema natale che possa essere riferito così immediatamente ad esperienze ed a modelli comportamentali passati.
Introdotta la parte filosofica nella quale inquadrare il discorso astrologico, Arroyo indicava le chiavi di trasformazione personale nei pianeti Urano, Nettuno e Plutone, i quali simboleggiano forze che suggeriscono continui mutamenti nella coscienza: il primo rappresenta una forza che si manifesta come cambiamenti improvvisi di modelli di vita, trasformazioni repentine di coscienza, lampi di intuizione e rapide esplosioni di nuove idee e concetti originali; il secondo una forza interamente al di là del controllo umano, essendo oltre i limiti della ragione o di qualunque altra cosa comprensibile alla mente logica, perciò, per capire Nettuno nella sua essenza, occorre arrendersi alla sua influenza in quanto esso è, per definizione e funzione, al di là dei limiti; il terzo una forma di energia estremamente concentrata che può essere usata in modo creativo soltanto quando chi la usa sia sufficientemente evoluto spiritualmente, essendo l’evoluzione spirituale ed un profondo potere curativo le sole zone di esperienza in cui le forze di Plutone possono essere utilizzate senza una retroazione negativa.
Seguiva poi un lungo capitolo dedicato a Saturno, alla sua natura, al suo significato nella carta natale, agli aspetti angolari che forma con gli altri pianeti, al ritorno sulla sua posizione radicale ed ai suoi transiti rispetto ai pianeti ed alle case natali, quindi un capitolo dedicato agli aspetti angolari che coinvolgono Urano, Nettuno, Plutone ed i pianeti personali Sole, Luna, Mercurio, Venere e Marte, nel quale definiva gli aspetti ‘difficili’ come sfide, in quanto simboleggiano le zone di massima tensione e pressione nella vita interna della persona, mentre gli aspetti dinamici rivelano il punto in cui l’individuo è costretto ad adattarsi in modo notevole ed a crescere attraverso un’esperienza concreta, aggiungendo che, ai fini della comprensione degli aspetti, bisogna tener conto del fatto che, a determinarne la qualità, sono l’elemento o gli elementi nei quali si trovano i pianeti maggiormente carichi di tensione.
Arroyo specificava quindi che ciascun aspetto dev’essere valutato secondo la natura dei pianeti coinvolti, e che la sua regola favorita nella loro interpretazione era che i pianeti nei segni rappresentano gli impulsi basilari di espressione ed i bisogni di compimento, ma gli aspetti rivelano lo stato reale del flusso di energia e quanto sforzo personale è necessario per esprimere un impulso particolare o per realizzare un bisogno particolare; in altre parole, un aspetto particolare ci dice quanto sforzo sarà necessario, in senso relativo, per raggiungere un dato risultato, anche se l’intera carta, così come il background, l’ambiente e l’educazione specifica dell’individuo, devono essere valutati per verificare se le capacità reali ed il modello karmico della persona la renderanno capace di soddisfare questi impulsi e bisogni.
L’autore analizzava poi una teoria degli aspetti basata sul flusso di energia, nel tentativo di descrivere tipi specifici di flusso di energia ad un livello molto sottile di operazione, energia che può manifestarsi come innumerevoli tipi di comportamento e come un’infinita varietà di tratti della personalità, classificandoli in dinamici o provocatori, oppure armonici o scorrevoli: gli aspetti armonici mostrano che le due energie coinvolte, e quindi le due dimensioni dell’essere dell’individuo, vibrano in armonia e si rinforzano a vicenda all’interno del campo di energia della persona, simili a due onde che si armonizzano e si fondono in un’espressione unificata di energie complesse, indicando uno stato di essere e di sintonia che è interamente stabile e forte, un modo per usare la nostra energia in maniera scorrevole e rilassata; gli aspetti provocatori indicano invece che le energie coinvolte, e dunque le dimensioni di vita dell’individuo la cui carta natale ha un tale aspetto, non vibrano in armonia, così, anziché rinforzarsi vicendevolmente, tendono ad interferire nell’espressione reciproca ed a creare tensione all’interno del campo di energia, come se le due onde fossero in rapporto discordante fra di loro, stabilendo ciò che potremmo chiamare un tono instabile o irritante, e questa irritazione o instabilità può, tuttavia, spingere l’individuo verso qualche sorta di azione precisa al fine di risolvere la tensione.
In quest’ottica, gli aspetti si possono suddividere in aspetti di liberazione di energia ed aspetti di mantenimento di forma: i primi sono il quadrato e l’opposizione, sebbene alcune congiunzioni e qualche aspetto minore simboleggino altri modi particolarmente dinamici di liberazione di energia, i secondi sono il sestile ed il trigono, sebbene anche alcune congiunzioni e qualche occasionale aspetto minore ricadano nella seconda categoria; il relativo dinamismo o l’armonia di ogni scambio particolare dipendono non solo dall’angolo specifico fra i pianeti ma anche fra gli elementi coinvolti, e, aggiungeva Arroyo, l’ideale di una carta natale è di trovare un equilibrio tra i due tipi di aspetti, così può esserci una sintesi di queste funzioni complementari di energia all’interno del campo di energia totale della persona.
Quadrati ed opposizioni rappresentano le sfide che devono essere affrontate e gli aspetti scorrevoli le risorse con cui affrontarle, e ciò in quanto la tensione implicita negli aspetti provocatori costringe ad agire al fine di cambiare condizioni non soddisfacenti sia all’interno sia all’esterno, altrimenti si vive in uno stato di frustrazione interna e di inquietudine, poiché i pianeti in aspetto provocatore posseggono più energia di quelli in aspetto armonico, quindi la persona deve lottare di più in quelle zone di vita per via dell’ulteriore impegno e per liberare la tensione, e, una volta che abbia affrontato con efficacia le provocazioni indicate, spesso acquista un più grande senso di soddisfazione di quanto ne avrebbe avuto se avesse usato soltanto le energie armoniche, i quadrati mostrano infatti ciò che si deve affrontare attraverso l’esperienza immediata, i trigoni indicano ciò che si vive a livello naturale.
Arroyo illustrava poi le interpretazioni degli aspetti angolari tra Urano, Nettuno e Plutone ed i cinque pianeti personali Sole, Luna, Mercurio, Venere e Marte, ed infine si soffermava brevemente sugli aspetti della Luna, pianeta tanto intimamente connesso con il condizionamento passato, e dunque con il karma, spiegando che l’interazione della Luna con gli altri pianeti mostra la capacità di fare uso dei risultati delle esperienze e dei condizionamenti passati e di esprimerli, ed indicava le frasi chiave dei vari aspetti dinamici lunari con la sola parola ipersensibilità, sottolineando che ogni aspetto esatto che coinvolge la Luna colora il modo in cui la persona sente se stessa, la sua autoimmagine.
Infine, nel paragrafo dedicato alla comprensione delle tematiche della carta natale, Arroyo spiegava che la chiave di un approccio olistico all’interpretazione consiste nell’evidenziare i diversi temi che dominano la vita di una persona sintetizzandone i fattori in relazioni fra i dodici princìpi basilari, utilizzando gli aspetti e la posizione dei segni e delle case dei pianeti coinvolti, cosa che risulta molto più difficile che isolare un aspetto particolare e leggerne una serie di interpretazioni su testi diversi, si tratta infatti di maturare una capacità che non può essere insegnata facilmente o scritta in astratto, dato che le combinazioni di aspetti, segni e case sono numerosissime, ciascun aspetto specifico è difatti modificato nella sua espressione in rapporto ai segni coinvolti, e ciascuna energia planetaria è espressa in un modo che è colorato non solo dai suoi aspetti stretti ma anche dalla sua posizione per segno zodiacale.
Le carte del cielo evidenziano normalmente delle configurazioni fra molti pianeti che coinvolgono una quantità di aspetti differenti, e soltanto anni di pratica e di esperienza permetteranno allo studente di superare questo ostacolo apparentemente insuperabile, dopo aver sviluppato la capacità di vedere le configurazioni in una carta natale come un tutto e di mescolare il significato dei pianeti coinvolti in queste combinazioni complesse, in quanto questi fattori e dettagli simboleggiano altrettante sfaccettature di una persona viva e totale; prima di tutto occorre comprendere il significato dei pianeti coinvolti ed i loro scambi specifici con gli altri pianeti della configurazione, dopodiché si potranno mescolare questi significati in un modo che rifletterà accuratamente la maniera in cui l’individuo vive effettivamente queste energie: se un pianeta partecipa delle maggiori tematiche della carta, e perciò simboleggia una sintonia che l’individuo esprime in maniera dominante, il suo ruolo in una data configurazione sarà degno di speciali attenzioni, ma, più di ogni altra cosa, dovremmo focalizzare l’attenzione su ogni pianeta personale, o sull’Ascendente, coinvolto in una data configurazione, in quanto quel fattore simboleggia la maniera di espressione delle energie dell’intera configurazione.
Arroyo dedicava poi un capitolo ciascuno agli argomenti karma e relazioni, sullo studio delle sinastrie e delle carte composite, progressioni, che non uso in quanto non ho mai avuto conferme particolarmente convincenti a riguardo, transiti, la tecnica previsiva che in assoluto mi ha fornito le conferme più puntuali di eventi e trasformazioni interiori, quindi affrontava la tematica dell’Ascendente e del Mediocielo, fattori vitali della struttura della personalità, spiegando che il primo simboleggia un modo di espressione così immediato e spontaneo di tutto il sé che nessuna semplice parola è capace di coglierne l’essenza, mentre il secondo sembra molto astratto quando si è giovani ma diventa sempre più rilevante nell’esperienza personale quando si cresce e si partecipa pienamente alla società; seguiva poi un discorso dedicato al maestro dell’Ascendente ed un altro agli aspetti dell’Ascendente, quindi al Mediocielo ed ai suoi aspetti, e, infine, ai quattro angoli di due carte natali messe a confronto.
Arroyo si concedeva poi una sbandata esoterica degna di Rudhyar dedicando un intero capitolo del suo libro, altrimenti pregevole, alle sedute medianiche di Edgar Cayce relative all’astrologia, e, infine, concludeva con alcune note sulla consulenza astrologica, che integravano quelle del capitolo “L’uso dell’astrologia nel campo della consulenza” del suo libro L’astrologia e i quattro elementi, nelle quali sosteneva, analogamente a Jung, per il quale quel che conta non è la psicoanalisi, ma la personalità dell’analista, è questa che guarisce, di aver maturato la consapevolezza via via sempre maggiore che non è l’astrologia che fa la differenza quanto l’astrologo, e, per far comprendere cosa intendesse, descriveva il processo che aveva attraversato nella ricerca di una struttura di valore significativa e di un approccio all’astrologia ed alla consulenza in generale, aspetto che me lo fece apprezzare come astrologo, in quanto dimostrava di intendere realmente l’astrologia come linguaggio della vita.
Proseguii dunque nella lettura dei suoi libri acquistando una copia de L’astrologia e i quattro elementi, l’influsso dell’energia cosmica sul significato dei pianeti e dei segni, edito da Astrolabio-Ubaldini, la cui prima parte era dedicata a presentare il rapporto tra astrologia e psicologia, superando così la visione tradizionale centrata sull’evento, mentre la seconda si occupava specificamente dell’argomento indicato nel titolo; nell’introduzione Arroyo scriveva, ed è un pensiero condivisibile, che un individuo è prevedibile esattamente in proporzione alla sua mancanza di consapevolezza, ed il nuovo tipo di astrologia che si accingeva a presentare era rivolto principalmente a coloro che avevano deciso di adoperarsi per aumentare la propria consapevolezza di sé, cosa di cui sentivo un forte bisogno.
L’autore proseguiva affermando che l’astrologia, usata in modo costruttivo e moderno, dovrebbe servire per applicare, modificare o trasformare la propria armonizzazione con le energie natali per manifestarne l’espressione più positiva, perciò poneva l’accento su una comprensione più profonda dei fattori astrologici fondamentali e su una valutazione più meditata dello scopo di tutte le tecniche astrologiche, in quanto essa rivela il disegno complessivo di semplicità, ordine, eleganza e forma presente in tutto l’universo e, in particolare, in ogni individuo; a suo giudizio l’astrologia costituiva senz’altro il mezzo più preciso e completo per comprendere la personalità, il comportamento, i cambiamenti e la crescita dell’essere umano, anche se lui la fondava sull’energia, mentre per me, che conosco la sostanza del tempo, è invece, più propriamente, la scienza del tempo par excellence.
L’astrologia e i quattro elementi mi sembrò un testo filosoficamente meno ispirato di Astrologia, Karma, Trasformazione, ma mostrava dei punti di interesse sotto il profilo tecnico, così acquistai anche il volume L’interpretazione della carta natale, linee guida per comprenderne gli elementi essenziali, edito da Astrolabio-Ubaldini, che, secondo quanto riportato nella quarta pagina di copertina, presentava un metodo graduale, molto semplice e chiaro, grazie al quale tutti potevano comprendere il significato essenziale di qualsiasi carta natale, amplificarlo e renderlo accessibile ed utilizzabile per se stessi e per gli altri, in quanto Arroyo, aspetto fondamentale, insegnava a pensare astrologicamente per condurre il lettore direttamente nello spirito dell’astrologia e non fargli perdere di vista nessun elemento significativo.
Nell’introduzione l’autore precisava che, in relazione ai suoi scritti precedenti, non sentiva alcun bisogno di aggiungere altro materiale, reputando che il suo ruolo primario fosse quello di evidenziare il più chiaramente possibile i princìpi basilari e l’approccio che aveva trovato più pratico e preciso, chiarificazione che aveva ritenuto urgentemente necessaria per rendere possibile e ben fondata una vera psicologia astrologica, in quanto pensava che fosse di gran lunga preferibile per gli studenti di astrologia imparare a pensare con la propria testa, a pensare astrologicamente in rapporto alla persona, piuttosto che seguire ciecamente delle rigide regole di interpretazione o affidarsi alle interpretazioni preconfezionate che si trovavano nei numerosi testi di ricette astrologiche in circolazione.
Quel volume, prosecuzione dei libri L’astrologia e i quattro elementi ed Astrologia, Karma, Trasformazione, costituiva una compilazione esplicita e concisa di linee guida interpretative facilmente accessibili e precise sia per chi iniziava a pensare astrologicamente sia per chi si trovava ad un livello più avanzato, essendo concentrato unicamente sui fatti maggiori della carta natale, in quanto i fattori essenziali sono i più affidabili, se propriamente compresi, e sono i fattori maggiori e fondamentali di un tema natale che riflettono chiaramente i temi più importanti della vita dell’uomo concreto, e la più grande forza dell’astrologia consiste proprio nella sua capacità di descriverne la personalità, le motivazioni, i bisogni primari, la situazione interna in ogni momento e persino la qualità della coscienza: in breve, le dinamiche interne dell’intero campo dell’energia fisica e psicologica della persona.
La situazione interna è effettivamente quella fondamentale e quindi quella simboleggiata più precisamente dalle configurazioni astrologiche di quanto non lo siano le circostanze esterne, così, dopo aver compreso che doveva concentrarsi sulle dimensioni interne, al fine di trovare le caratteristiche che erano inevitabilmente presenti quando avveniva una certa posizione o configurazione planetaria, all’autore non rimaneva che sperimentare le numerose forme di espressione verbale e le molte parole e frasi chiave per vedere quali fossero le più adatte ed efficaci nel comunicare ai clienti le sottili realtà psico-astrologiche, e difatti l’astrologia poteva affermare legittimamente di essere una scienza psicologica nel vero senso della parola, se i suoi fondamenti astrologici venivano capiti ed applicati correttamente.
Quel libro intendeva dunque incoraggiare la comprensione in modo direttamente proporzionale allo sforzo di concentrazione e di riflessione del lettore, ed era finalizzato espressamente all’interpretazione pratica di carte natali, poiché forniva a chi esercitava, insegnava o studiava l’astrologia quelle linee guida interpretative che potevano essere adottate, elaborate ed usate per scoprire ulteriori significati nel contesto della carta, della persona e della situazione considerate, costituendo un modo per sintonizzarsi, o aiutare gli altri a sintonizzarsi, sul sé più profondo, in quanto consentiva di sviluppare un metodo astrologico personale che mettesse a fuoco il significato e lo scopo della vita.
Per raggiungere un alto livello di precisione occorreva dunque concentrarsi sull’esperienza interna, ed Arroyo sottolineava che chiunque utilizzava l’astrologia doveva invariabilmente concentrarsi sui cinque pianeti personali e sull’Ascendente, e poi su qualunque altra cosa colorasse o modificasse quei fattori primari, e difatti, in linea con l’importanza dei pianeti personali, la sezione più vasta del libro offriva numerose linee guida per comprenderne la posizione celeste, così come quelle di Giove e di Saturno, quindi l’autore ribadiva quel che diceva sempre ai suoi studenti: anche se sentite di capire soltanto una piccola parte di un tema natale, seguite ciò che capire veramente e questo vi condurrà alla struttura ed ai temi principali del resto della carta; è meglio concentrare l’attenzione su ciò che è importante nella natura e nella vita della persona e sulla sua individualità, invece di perdersi nei suoi infiniti dettagli.
Quindi proseguiva dicendo che, dato che la carta di nascita è pienamente realizzata soltanto nell’essere umano vivente, una sua interpretazione completa è raggiunta solamente nella misura in cui il tessuto e l’intreccio della sua vita sono rivelati, meglio compresi e più pienamente accettati, pertanto, dopo aver appreso gli elementi fondamentali del tema natale, la filosofia dell’astrologia ed i princìpi interpretativi affidabili, è l’astrologo che conta, per quanto anche il tipo specifico di teoria astrologica che egli abbraccia è importante, in quanto, e qui l’autore citava Einstein, è la teoria che decide cosa possiamo osservare, perciò definire la propria filosofia astrologica ed il proprio approccio fondamentale all’interpretazione è imperativo per ottenere una prospettiva chiara ed una base solida nel lavoro astrologico.
Infine Arroyo esponeva i concetti chiave e le definizioni elaborate nel corso della sua pratica astrologica, affermando che chiunque ne comprendeva veramente il significato possedeva una chiave per la comprensione di tutta l’astrologia: 1) gli elementi sono la sostanza energetica dell’esperienza; 2) i segni sono i modelli di energia primaria ed indicano specifiche qualità di esperienza; 3) i pianeti regolano il flusso di energia e rappresentano le dimensioni di esperienza; 3) le case rappresentano i campi di esperienza entro cui specifiche energie saranno espresse più facilmente ed affrontate più direttamente; 5) gli aspetti rivelano il dinamismo e l’intensità di esperienza così come il modo con cui le energie interagiscono nell’individuo; quindi concludeva dicendo che questi cinque fattori comprendono una vasta psicologia cosmica, e l’arte della loro combinazione dà come risultato il linguaggio di energia chiamato astrologia.
Allora, confuso e smarrito nell’angoscia esistenziale piombatami addosso dopo aver realizzato, sgomento di fronte alla desolazione delle macerie della mia vita, l’inutilità dei tentativi di sfuggire alle origini, mentre cercavo di dare un senso all’esistenza ripartendo dall’astrologia, di cui i carissimi fratelli massoni astrologi con i quali chattavo ogni sera mi avevano dimostrato l’efficacia, mi immersi nel suo studio per comprenderne il fondamento e discernere le tecniche interpretative realmente efficaci da quelle prive di sostanza, e Rudhyar, con la concezione della carta natale come mandala personale che mostra il dharma individuale e dell’astrologia come Karma Yoga, mi fornì una risposta accettabile alla domanda: “A che serve l’astrologia?”, quindi passai ad Arroyo, che proveniva dalla medesima scuola, nonostante fondasse il proprio impianto filosofico sul karma, e, dunque, assumesse una visione retrospettiva, del quale apprezzavo la chiarezza tecnica e mi riconoscevo in quel che scriveva.
Né Rudhyar né Arroyo, però, per quanto mi offrissero una dimensione filosofica oltre alle indicazioni tecniche necessarie ad interpretare una carta natale, soddisfacevano appieno la mia sete di conoscenza riguardo il fondamento dell’astrologia, per consentirmi di afferrare la natura del nesso oggettivo tra l’uomo e l’universo; nessuno dei due rispondeva infatti all’esigenza vitale che avvertivo fin da bambino di piegare il tempo su di me, considerata la sua sostanziale irrealtà, e proprio il tempo si è rivelato la chiave fondamentale che ne spiega il funzionamento: soltanto in virtù della relazione esistente tra tempo ed eternità è possibile comprendere il fondamento ontologico del carattere nell’essere e del destino nel divenire, in quanto l’esistenza dell’uomo concreto esiste già perfettamente compiuta nell’eternità e si rivela gradualmente precipitando nel tempo, solo così si possono afferrare appieno il senso e l’utilità dell’astrologia, che aiuta a divenire ciò che si è, secondo il carattere racchiuso simbolicamente nel tema natale, ed a fare ciò che dev’essere fatto con lo stile di un’impersonalità attiva.

Un uomo su un tappeto magico

“Un uomo su un tappeto magico sorvola una larga area di terra”, simbolo sabiano associato al grado di longitudine zodiacale occupato da Mercurio nel grafico astrologico della mia genitura

“Un uomo su un tappeto magico sorvola una larga area di terra”, simbolo sabiano associato al grado di longitudine zodiacale occupato da Mercurio nel grafico astrologico della mia genitura

Il secondo libro di astrologia che acquistai, qualche giorno dopo il trattato teorico-pratico di Nicola Sementovsky-Kurilo, nella libreria spirituale che si trovava tra il Pantheon ed il Senato, accanto ad una vineria, contiguità rivelatrice dell’elevato tasso alcolemico dei miei carissimi fratelli liberi muratori, notoriamente uomini usi a ben mangiare ed ancor meglio bere avvezzi a ravvivare il fuoco interiore della loro ricerca iniziatica innaffiandolo con abbondanti libagioni, i quali la frequentavano abitualmente il venerdì pomeriggio, prima di recarsi nella vicina piazza del Gesù per partecipare ai lavori del Rito Scozzese Antico ed Accettato, fu Il Ciclo delle Trasformazioni, una reinterpretazione astrologica dei simboli sabiani, di Dane Rudhyar, edito da Astrolabio-Ubaldini, che, nel periodo di sperimentazione in cui ne discutevo in chat con gli astrologi massoni che, a causa delle mie illusioni associative, credevo fossero davvero miei fratelli, mentre in seguito si rivelarono anche loro dei maestri nell’arte dell’inganno, come peraltro la generalità dei liberi muratori, facevo pratica con i temi natali di parenti e conoscenti e sfogliavo i libri di astrologia nelle librerie del centro storico di Roma, mi aveva colpito per il significato attribuito ai gradi di longitudine dello zodiaco tropico occupati dai pianeti nel grafico astrologico della mia genitura.
Quella libreria spirituale mi era stata vivamente consigliata dai fratelli del servizio biblioteca di Villa il Vascello, sede della libera muratoria universale del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani, così, forte di quella referenza prestigiosa, domandai al libraio se praticava un trattamento di favore agli acquisti effettuati da massoni, ma questi replicò che i costi di gestione erano alti ed i margini di guadagno risicati, perciò non faceva sconti a nessuno, così, qualche mese dopo, scemato l’entusiasmo, constatato che, pur essendomi stati presentati come esperti di astrologia, ne sapevo più io di loro, smisi di frequentarla, ma quel pomeriggio agostano, ancora fresco di illusioni, dopo esserne uscito con il libro che avevo appena acquistato mi recai da un fratello che aveva una bottega artigiana nei pressi di piazza Fontana di Trevi, il quale mi era stato raccomandato dal carissimo fratello segretario di loggia, e, forte delle disponibilità monetarie straordinarie incassate di recente, comprai un ciondolo in metallo sheffield raffigurante in rilievo, sul recto, il Tetragrammaton di Eliphas Levi, riprodotto in negativo sul verso, che riconobbi all’istante come l’unico oggetto di valore esoterico tra la paccottiglia esposta in vetrina, sorprendendolo per la mia scelta, trattandosi del talismano più potente che vi sia, che lui stesso aveva collocato sul soffitto, sopra l’entrata, che invece il maestro venerabile che mi iniziò alla libera muratoria universale, essendo un grande iniziato del Rito Scozzese Antico ed Accettato, guardò con le labbra atteggiate ad una smorfia di scetticismo, non avendo la più pallida idea di cosa fosse, lui seguiva ciecamente il suo maestro, un agente di commercio in pensione con un occhio guasto che magnificava il proprio ego ricalcando le orme di Gurdjieff, mentre l’astrologo massone che incontravo regolarmente in chat, senza neppure vederlo, lo descrisse nei minimi dettagli e mi spiegò la tecnica adoperata per la lavorazione, che conferisce agli oggetti un carattere antico conforme al gusto massonico.
Il fratello artigiano, presomi in simpatia, mi mostrò la fotografia del suo maestro sudamericano, che credevo avesse a che fare con la comune iniziazione libero muratoria, ed invece, ma non ne afferrai appieno il collegamento, concerneva gli ufo, tanto che mi invitò ad un raduno che si sarebbe svolto di lì a poco, al quale però non partecipai, sorprendendomi per la continua e sempre rinnovantesi conferma del fatto che la moderna massoneria speculativa è un ritrovo di squilibrati, poi, quando gli mostrai il libro che avevo appena acquistato, stavamo infatti parlando di astrologia, rimase folgorato dal significato del simbolo sabiano attribuito al grado di longitudine zodiacale che, nel grafico astrologico della sua genitura, credeva erroneamente fosse occupato dal Sole, un uomo molto vecchio che guarda verso un grande spazio scuro a nord-est, cosa che lui faceva regolarmente la sera, in cerca di dischi volanti, peccato però che, non avendone inteso il funzionamento, avesse letto quello del grado precedente, mentre il simbolo che gli competeva, decisamente più aderente alle inclinazioni massoniche, era quello relativo al 15° del segno zodiacale del Cancro, in una sontuosa sala da pranzo gli ospiti si intrattengono dopo aver preso parte a un grande banchetto, così, entusiasta per la scoperta, telefonò al libraio con il quale aveva avuto grande consuetudine in passato, dal quale mi ero appena congedato, e se ne fece mettere da parte una copia, cosa che mi infastidì, perché Rudhyar si era raccomandato espressamente di non confondere i gradi zodiacali nell’attribuzione dei significati dei simboli sabiani: ognuno dei dodici segni zodiacali comincia infatti al 0° 0’ 01” e termina al 30° 0’ 0”, stesso discorso per il singolo grado, ad esempio il decimo grado di ogni segno zodiacale inizia al 9° 0’ 01” e finisce al 10° 0’ 0”.
Il fratello artigiano ne prenotò dunque una copia da utilizzare poi per coloro che gli avrebbero commissionato il disegno del tema natale, al quale avrebbe allegato i simboli sabiani dei gradi zodiacali occupati dai pianeti, sbagliandoli sistematicamente tutti, ma su questo aspetto della questione non potei farci nulla, se non riconoscere che gli astrologi massoni che frequentavo regolarmente in chat avevano almeno il merito di praticare operativamente la loro disciplina, soprattutto il loro boss ne capiva, e difatti, una delle prime volte in cui ci parlammo, commentò la mia dominante saturnina pronosticando: “Tu non ti fermerai presso alcun maestro”, cosa che si è verificata puntualmente, in quanto non mi è mai accaduto di incontrare qualcuno che stimassi incondizionatamente per vastità di conoscenza, elevata intelligenza, amore spassionato del vero e correttezza personale, e del quale, pertanto, potessi fidarmi ciecamente, come dovrebbe essere in una relazione tra maestro e discepolo, così, da sempre, mi trovo bene soltanto quando leggo libri di autori che hanno considerato la realtà in maniera oggettiva, perciò, valutata la pochezza dell’uomo, che, al di là dell’abilità di artigiano, aveva ben poco da dire sull’esoterismo, lo frequentai un altro paio di volte, l’ultima fu un mese dopo l’attentato al World Trade Center di New York dell’11 settembre 2001, a mezzogiorno avremmo dovuto osservare un minuto di silenzio, poi non ci andai più, proseguendo nella mia ricerca solitaria che si rivelò proficua soprattutto dal momento in cui abbandonai la massoneria, che mi rubava tempo, denaro, energie fisiche e mentali.
L’autore del libro sui simboli sabiani, Dane Rudhyar, un francese registrato all’anagrafe come Daniel Chennevière trasferitosi da giovane in America dove assunse un nuovo nome mutuandolo dal termine sanscrito rudra, il rosso, che significa letteralmente “il terribile, colui che urla”, divinità maschile vedica che regna sulle tempeste e viene identificata a volte con il dio del fuoco o con l’aspetto distruttivo di Śiva, simbolo di un’azione dinamica paragonabile all’energia elettrica liberata attraverso il fulmine, fu, oltre che astrologo, musicista, pittore, poeta, filosofo e massone, e, come tale, infarciva i suoi scritti con abbondanti divagazioni di carattere libero muratorio che allora, fresco di iniziazione ed ancora incerto nel giudizio, facevano sì che gli attribuissi una considerazione maggiore di quel che meritava; atteggiamento comprensibile il suo, dato che scriveva per un pubblico, quello americano, dalla psicologia semplice, facile alle suggestioni ed agli entusiasmi, che credeva fermamente nell’avvento di una Nuova Era di pace, prosperità e fratellanza universale, secondo il disegno del Grande Architetto Dell’Universo tracciato fedelmente sulla tavola di loggia dai devoti figli della vedova, anche se, devo dargliene atto, colse l’essenza di alcuni aspetti pratici dell’astrologia e definì una filosofia che ne orientasse l’uso, per quanto ignorasse, anche lui, la sostanza del tempo, che ne fa una conoscenza tradizionale che ricollega Macrocosmo e Microcosmo in un unico respiro e restituisce senso, significato e scopo all’uomo smarrito nell’angoscia del nichilismo della modernità.
Rudhyar, nel libro Il Ciclo delle Trasformazioni, intitolato originariamente An Astrological Mandala, riesaminò i simboli sabiani e li reinterpretò mettendone in luce le caratteristiche di serie ciclica e strutturata che formalizza e rivela il significato archetipico di 360 fasi basilari dell’esperienza umana, spiegando che essi nacquero ad opera dell’astrologo Marc Edmund Jones, che nel 1925 preparò 360 cartoncini su ciascuno dei quali aveva scritto, sul retro, il grado del segno zodiacale al quale si riferiva, dai quali, mischiandoli in continuazione, estraeva a caso una carta annotandovi poi sopra l’immagine visualizzata dalla chiaroveggente Elsie Wheeler, una donna storpiata dall’artrite che viveva su una sedia a rotelle: i due parcheggiarono l’automobile in un punto solitario del Balboa Park, a San Diego, in California, ad un tiro di sasso da un affollatissimo incrocio cittadino, ed elaborarono, nell’arco di una sola giornata, dividendola in quattro parti dedicate ciascuna ai simboli relativi ad un quarto dello zodiaco tropico e trascorrendo gli intervalli girando in auto nel parco e facendo colazione fuori città, una serie di simboli per i 360 gradi zodiacali aderente ai costumi ed alla mentalità della società americana contemporanea che superava quelle antiche riferentisi a dimensioni di esperienza ormai estranee alle consuetudini moderne, e, considerato che essa si dimostrò in seguito ricca di senso interno, ritenendo fosse intervenuta un’intelligenza invisibile, Jones le assegnò il nome Sabiano, credendo derivasse dagli antichi sumeri di Mesopotamia, che per primi svilupparono l’astrologia.
Affascinato dall’origine della serie dei simboli sabiani riferiti ai 360 gradi di longitudine dello zodiaco tropico, lessi il significato di quelli relativi ai gradi occupati dai pianeti nel grafico astrologico della mia genitura, intuendone l’affinità con la mia natura più profonda:
SOLE: 17° del Cancro. “La manifestazione di potenzialità molteplici emananti da un germe originale”. Nota chiave: Il desiderio della vita di attivare il potenziale della nascita di ciascuno.
LUNA: 15° del Toro. “La testa coperta da un alto cappello di seta, imbacuccato contro il freddo, un uomo sfida la tempesta”. Nota chiave: Il coraggio necessario per affrontare crisi provocate da ambizioni sociali.
MERCURIO: 2° del Cancro. “Un uomo su un tappeto magico sorvola una larga area di terra”. Nota chiave: La capacità di espandere la propria coscienza stabilizzando il proprio punto di vista a un livello più elevato.
VENERE: 3° dei Gemelli. “I giardini delle Tuileries a Parigi”. Nota chiave: La formalizzazione di ideali collettivi attraverso l’applicazione di ragione e ordine ad aspetti della natura scoperti di recente.
MARTE: 2° del Sagittario. “Grandi onde bianche di schiuma rivelano la forza del vento sul mare”. Nota chiave: La mobilitazione di energie inconsce sotto la pressione di motivi soprannaturali.
GIOVE: 30° della Vergine. “Totalmente teso a completare un compito immediato, un uomo è sordo a ogni allettamento”. Nota chiave: La totale concentrazione richiesta per raggiungere qualsiasi meta spirituale.
SATURNO: 8° del Toro. “Una slitta su una terra non ancora ricoperta di neve”. Nota chiave: Il valore di anticipare condizioni prevedibili.
URANO: 1° della Bilancia. “In una collezione di perfetti esemplari di numerose forme biologiche, una farfalla mostra la bellezza delle sue ali, il corpo trafitto da un dardo sottile”. Nota chiave: La realtà archetipica immortale rivelata da una vita perfetta e consacrata.
NETTUNO (retrogrado): 27° dello Scorpione. “Una banda musicale marcia rumorosamente attraverso le strade della città”. Nota chiave: La glorificazione aggressiva di valori culturali.
PLUTONE: 23° della Vergine. “Un domatore di leoni mostra la sua abilità e il suo carattere”. Nota chiave: Il bisogno di domare le proprie energie vitali per soddisfare il proprio destino.
NODO LUNARE NORD (retrogrado): 25° dei Pesci. “Una organizzazione religiosa riesce a vincere l’influenza corruttrice di pratiche perverse e di ideali materiali”. Nota chiave: Il potere dell’Anima di intervenire nella vita personale e di indurre le necessarie catarsi.
Dodici anni fa, però, mentre sprofondavo nell’angoscia esistenziale che mi avrebbe portato infine ad abbandonare tutto per seguire soltanto me stesso, non potevo immaginare quanto ciascuno di questi simboli concordasse con le tendenze più profonde del mio carattere, e difatti allora, con la biografia devastata dalla razionalizzazione dell’esistenza operata dalla modernità, che omologa gli uomini per mezzo dell’istruzione di massa e del lavoro retribuito, per uniformarli al livello medio e mediocre dell’ultimo uomo di nietzschiana memoria al fine di eguagliarne le sorti per non far risentire gli ultimi, negando così carattere, vocazione e destino individuali che rendono unica ogni esistenza reale, mi parve particolarmente calzante il significato del grado zodiacale occupato da Mercurio, che misi in relazione con la complessità della mia mente, essendo tale divinità legata al pensiero, collegando la capacità di espandere la coscienza stabilizzando il proprio punto di vista ad un livello più elevato allo studio dell’astrologia, alla quale avrei affidato in seguito il compito di ricollegare l’uomo concreto ad un principio di ordine universale, la corrispondenza effettiva tra Macrocosmo e Microcosmo e la fondamentale unità del Tutto, sfatando così il nichilismo del mondo moderno ed introducendo i germi di un paradigma fondato su valori di spiritualità e gerarchia, mentre ora, che procedo da tredici anni lungo la strada che avrei percorso naturalmente se fossi stato libero di svilupparmi secondo la mia legge interiore, riconosco ad ognuno dei simboli sabiani relativi ai gradi zodiacali occupati dai pianeti nel grafico astrologico della mia genitura una peculiare corrispondenza con la mia essenza.
Il simbolo sabiano relativo al grado zodiacale occupato dal Sole, il mio centro vitale, richiama il desiderio di attivare il potenziale di nascita di ciascuno, cosa che farei molto volentieri per mezzo dell’astrologia, se riuscissi a trovare un luogo ove effettuare consulti ad offerta libera a persone interessate alla propria crescita interiore; quello relativo alla Luna, che, governando il Fondocielo nel segno zodiacale del Cancro, rappresenta le origini che vorrei superare, descrive il coraggio necessario ad affrontare crisi provocate da ambizioni sociali, e difatti è tutta la vita che attraverso tempeste intabarrato nel mio cappotto nero carico di inverni anelando la mia affermazione; quello relativo a Venere, che, governando l’Ascendente nel segno zodiacale del Toro, rappresenta me stesso, indica lo sforzo di formalizzare ideali collettivi esponendo in maniera cristallina il quadro generale oggettivo dell’esistenza elaborato nel corso dell’ultimo decennio; quello relativo a Marte, che co-governa la XII casa natale, le prove e la fine delle cose, esprime appieno il fatto che non ho deciso io di fare ciò che faccio seguendo la mia vocazione, ma tutto si è formato spontaneamente secondo un disegno preordinato che diviene sempre più chiaro via via che proseguo nella mia ricerca; quello relativo a Giove, che governa le case VIII e IX, i valori condivisi e le dottrine superiori, indica la totale concentrazione che mi assorbe quotidianamente nel compito di definirne una visione limpida ed operativa capace di modificare istantaneamente la visione generale del mondo di chi mi legge, ingenerando in lui una metanoia; quello relativo a Saturno, pianeta governatore del Mediocielo nel segno zodiacale del Capricorno, l’immagine della mia realizzazione, riguarda sia l’intuizione delle memorie del futuro, alle quali anelo ricongiungermi, sia l’attuale situazione di crisi politica ed economica presagita fin dalla prima metà degli anni Novanta, che trovano entrambe soluzione nella formazione di un’élite; quello relativo ad Urano, che, governando l’XI casa natale, indica i miei progetti, è rappresentato concretamente dalla mia autobiografia in chiave astrologica, che, coagulando il mio pensiero e fondendolo con la mia storia personale, fa della mia esistenza un modello di vita consacrato ed archetipico; quello relativo a Nettuno retrogrado, che governa la XII casa natale, rimanda alla glorificazione aggressiva di valori culturali, cosa che traspare chiaramente dal mio stile di scrittura, che è qualcosa che mi porto dietro dal passato karmico; quello relativo a Plutone, che, governando il Discendente nel segno zodiacale dello Scorpione, i miei alleati, rimanda al bisogno di dominare me stesso, forse con il loro aiuto, considerato l’aspetto angolare di trigono che il Signore di Ade forma con il Mediocielo, indica una rettificazione che si rende necessaria al fine di raggiungere la mia meta e soddisfare il mio destino; quello relativo al Nodo Lunare Nord, infine, richiama la capacità di intervenire nelle situazioni di crisi vincendo l’influenza corruttrice di pratiche perverse e di ideali materiali mediante un’organizzazione spirituale da creare ex novo.
Rispolverare questo libro, dopo oltre un decennio di oblio, e sorprendermi per come ogni simbolo sabiano associato ai gradi di longitudine zodiacale occupati dai pianeti nel grafico astrologico della mia genitura concordi con ciò che sono ora, mi fa comprendere quanta strada abbia percorso in vista del ricongiungimento di me stesso con il dovere per cui sono nato, e se l’utilizzo dei simboli sabiani può rivelarsi utile a chi fatica a riconoscersi nella traduzione verbale del proprio tema natale, mandala personale modellato dall’essere che descrive ciò che si deve diventare, in quanto mostrano con l’immediatezza delle immagini sprazzi vividi di se stessi, è da rigettare il suggerimento di Rudhyar di utilizzare la serie dei simboli sabiani alla stregua dell’oracolo cinese dell’I Ching, rappresentando quest’ultimo la successione ordinata di 64 fasi archetipiche di trasformazione della totalità cosmica, considerato che in esso è contenuta una saggezza antica di tre millenni, e lui, proponendo una cosa del genere, dimostrò di non avere il senso della misura, come peraltro la generalità dei massoni.

Gli anni della solitudine

La sensazione di smarrimento ed angoscia esistenziale provata negli anni 2001-2003 mi portò, nel mese di marzo 2002, ad abbandonare la società di intermediazione mobiliare nella quale lavoravo, e, l’anno seguente, durante il transito di Saturno in aspetto angolare di quadratura con Plutone radix, che, governando il primo il Mediocielo nel segno zodiacale del Capricorno ed il secondo il Discendente nel segno zodiacale dello Scorpione, dimostrò chiaramente come quel legame associativo fosse incompatibile con l’immagine della mia realizzazione, la massoneria, che avevo ritenuto fosse un’autentica società iniziatica capace di dissolvere il nichilismo che mi pervadeva, ed invece aveva confuso ancor di più i miei già incerti pensieri, così, rimasto solo e senza identità sociale, mi accorsi che, nella mia esistenza, erano mutati scenari, città, luoghi, ambienti scolastici e lavorativi, ma tutto era rimasto esattamente come quand’ero piccolo, un sottofondo desolante e deprimente di miseria umana che mi opprimeva interiormente, l’agitazione convulsa dei miei primi trent’anni di vita non mi aveva allontanato di un passo dalla pochezza che mi circondava, perciò, per evitare il ripetersi degli incontri karmici indicati da Nettuno retrogrado nella VII casa del grafico astrologico della mia genitura, rifiutai di seguire G. in un’altra società di intermediazione mobiliare, divenuto ormai consapevole che non un lavoro avrebbe cambiato la mia vita, ma l’incontro con persone qualitativamente differenziate che, come me, non sopportano di essere omologate agli scarti del genere umano.
In quegli anni avevo già preso confidenza con l’astrologia, di cui avevo intuito l’essenziale, compreso il ruolo giocato dalla complessità della struttura del grafico astrologico della genitura nel definire la qualità individuale, cosa che si verifica quando la maggior parte o tutti i pianeti, collocati in segni zodiacali loro confacenti, formano aspetti angolari tra di loro, con i pianeti personali legati ai pianeti superiori, le remote orbite da Urano a Plutone, e gli assi cadono in segni zodiacali forti, tracciando all’interno del cerchio zodiacale un disegno dalla trama decisa, definendo destini che si svolgono su un piano più elevato di quello biologico ed esprimendo necessità ed impegno fuori dal comune, così, conoscendo l’elevata intelligenza che mi caratterizza, rammentando il significato delle linee tracciate sui palmi delle mie mani e considerata la complessità del mio tema natale, mi domandai stupito per quale motivo queste potenzialità avessero prodotto soltanto il me stesso di allora; ignoravo che agivano contro di me due millenni di pietismo cristiano, frutto della morale del risentimento, ed oltre tre secoli di pensiero politico moderno fondato sullo pseudo-principio dell’eguaglianza degli uomini che fa dell’economia un plumbeo destino collettivo, eppure, nonostante le avversità, conservavo intatta la certezza che la grandezza che avvertivo dentro di me dovesse esprimersi per mezzo di opere, per quanto, pressato da esigenze che mi erano estranee, non riuscissi a trovare uno sbocco conforme al mio sentire, perciò mi ero lasciato deformare dal lavoro, illudendomi che lì si celasse la chiave della mia realizzazione.
Accadde allora, inaspettatamente, che, quando Urano transitò in aspetto angolare di doppia quadratura rispetto all’opposizione radicale tra Venere e Marte, riapparvero, dopo oltre un anno di assenza, gli astrologi massoni che mi avevano dimostrato la serietà di questa disciplina fin troppo maltrattata, e, di lì a poco, nacque un newsgroup astrologico nel quale, con l’entusiasmo delle mie illusioni associative, credetti di poter trovare persone con un sentire simile al mio, ne trovai invece alcune che volevano trascinarmi nuovamente nel sistema di vita al quale mi ero appena sottratto, che, peraltro, non piaceva neppure a loro, soltanto non potevano tollerare che vi fosse qualcuno che seguisse se stesso piuttosto che deformarsi in cambio della sicurezza economica, e difatti quelle frequentazioni si svolsero in maniera tesa e contrastata, come ci si aspetterebbe da un transito planetario di quadratura, mentre il recente transito di Urano in aspetto angolare di sestile / trigono rispetto alla stessa opposizione radicale ha favorito la pubblicazione del mio sito Internet e di questo blog senza che vi fossero attriti, dopo un’assenza dalla rete durata circa sei anni; inoltre ricevevo l’incomprensione di chi veniva a conoscenza del mio interesse per l’astrologia, che, fraintendendone l’impiego, mi spronava ad utilizzarla per guadagnare denaro, mentre io, obbedendo ad un’esigenza vitale, cercavo di definire la visione del mondo capace di sfatare il nichilismo e l’egalitarismo livellante dell’epoca moderna intuita sul finire del 2000, quando osservai per la prima volta la simulazione del moto dei pianeti lungo lo zodiaco tropico, che mi dischiuse un insieme di possibilità che ho impiegato un decennio per esplorarle fino in fondo.
Se, dunque, in quegli anni mi riuscì impossibile emergere secondo la mia natura, fu per la mancanza di un ambiente composto esclusivamente di persone qualificate capaci di comprendere le mie intuizioni, e difatti, ogni volta che provavo ad esternare la mia visione qualitativa della realtà, come peraltro mi accadeva fin da bambino, venivo ricacciato nel mio esilio interiore dai rimbrotti del paradigma corrente e costretto a consolidare il mio pensiero in una forma capace di resistere alle pressioni esterne con la forza schiacciante della verità, ma ciò richiedeva tempo, oltre che tranquillità, così, esasperato dal fallimento dell’esperienza internettiana e dalla scoperta che perfino gli astrologi massoni si erano rivelati maestri nell’arte dell’inganno, come la generalità dei loro carissimi fratelli, durante l’ultimo transito separativo di Plutone in aspetto angolare di quadratura rispetto a se stesso radix, che nel biennio precedente mi aveva fatto sperimentare relazioni tese e disturbanti affinché comprendessi cosa cercare negli alleati, abbandonai di colpo tutto quanto per immergermi nei miei studi, senz’altra bussola che la voce del mio daimon che mi spronava a trovare una soluzione al mio malessere esistenziale, accogliendo i suggerimenti contenuti nel brano musicale Le aquile non volano a stormi, tratto dall’album Dieci stratagemmi di Franco Battiato: non prestare orecchio alle menzogne, non farti soffocare dai maligni, non nutrirti di invidie e gelosie; da allora i giorni ed i mesi hanno preso a correre veloci, ed io ho percorso una strada oscura ed incerta nella quale, a tratti, ho temuto di offuscarmi, soffrendo in silenzio i danni del tempo nell’incerto cammino del ritorno, seguendo la guida degli antichi saggi, affidandomi all’intuizione ed attraversando il male.
Nella tranquillità della foresta del Ribelle, turbata inizialmente dalla sensazione che la mia presenza in quel luogo fosse illegittima, agiva in me la cattiva coscienza delle false convinzioni instillatemi nel passato, cominciai a mettere ordine nella realtà, per raccapezzarmi tra le mie macerie esistenziali e realizzare il mio destino, cosa che mi ha portato, all’inizio del 2006, durante l’ultimo transito di Urano in aspetto angolare di sestile con Saturno radix, che ha determinato un mutamento di orientamento professionale analogo a quello che, con l’aspetto angolare di quadratura dello stesso pianeta, verificatosi nel marzo 1997, mi portò a licenziarmi bruscamente dalla banca, ed a quello di Nettuno, avvenuto tra il 2001 e l’inizio del 2003, che mi sprofondò nell’angoscia e mi fece abbandonare la società di intermediazione mobiliare, a scrivere la mia autobiografia in chiave astrologica, organizzando materiale accumulato negli anni precedenti, con l’intenzione originaria di illustrare l’utilizzo dell’astrologia riferendola ad un’esistenza concreta, ma, mentre scrivevo, emergeva con sempre maggiore chiarezza ciò che c’era in me di represso, così, partendo da un capo del problema, e seguendone lo svolgimento, inserendo nel racconto il contesto politico, economico e sociale nel quale ho vissuto, ho recuperato l’oggettività della mia esperienza personale, e, partendo da essa, ho colmato il vuoto di valori che permea la modernità e costruito i germi di un paradigma destinato a sostituire quello vigente, ponendo le basi per concludere l’eone cristiano ed inaugurarne uno in cui prevalgano, conformemente alla realtà della naturale ineguaglianza degli uomini, valori di spiritualità e gerarchia.

Wallis e Futuna

Cartina geografica di Wallis e FutunaIn un mesto e piovoso pomeriggio collocabile approssimativamente tra l’autunno inoltrato del 2002 e l’inverno del 2003, mentre Urano transitava nel segno zodiacale dell’Acquario e nell’XI casa del grafico astrologico della mia genitura formando un aspetto angolare di quadratura con Nettuno retrogrado radix nella VII casa natale, favorendo l’emergere di rivelazioni lucide e sconvolgenti sulla natura illusoria delle mie associazioni, Urano governa la casa dei progetti e Nettuno rappresenta gli incontri peggiori della mia esistenza, le cui radici karmiche, governando la XII casa natale nel segno zodiacale dei Pesci, sono evidenti nelle destinazioni del servizio militare e dell’impiego bancario, si materializzò improvvisamente alla mia attenzione l’arcipelago di Wallis e Futuna.
Passeggiavo con G. per le vie del centro storico di Roma riflettendo sull’insensatezza del mondo moderno, allora c’era ancora chi sognava un’alternativa comunista al capitalismo uscito trionfante dal dissolvimento dell’Unione Sovietica e pochi presagivano i rischi dell’enorme massa di liquidità liberatasi nei mercati finanziari mondiali in seguito alla globalizzazione, ed ero l’unico, o almeno così mi sembrava, ad aver colto la morte annunciata della Repubblica Italiana, che negli anni Sessanta del Novecento distrusse scuola ed università, rinunciando a dotarsi di una classe dirigente all’altezza del proprio ruolo, e poi, nel 1995, riformò il sistema pensionistico introducendo il metodo di calcolo della prestazione contributivo, in luogo del più favorevole retributivo, scaricando sui figli, in termini di un mostruoso debito pubblico che non si estinguerà mai, il costo dei privilegi goduti dai padri, mentre, sul piano strettamente personale, il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro dei dipendenti delle aziende di credito, sottoscritto quello stesso anno, falcidiò i salari tagliando gli scatti di anzianità ed eliminando gli avanzamenti automatici di grado, per tacere delle attività lavorative autonome.
Mentre passeggiavamo tra la calca di turisti di ogni nazionalità, memorabili i giapponesi griffati dalla testa ai piedi che fotografavano qualsiasi cosa, affascinati da come fosse possibile bere dai nasoni otturando la canna dell’acqua con un dito e facendola zampillare verso l’alto, belle donne e disinvolti facitori di nulla, per dirla con G., che popolano abitualmente la zona del tridente e le piazze storiche del centro cittadino, riflettevamo sul fatto che, essendo ormai schedati in forma elettronica come nemmeno i più opprimenti totalitarismi del secolo scorso avrebbero osato immaginare nei loro desideri di dominio più sfrenati, e che era ormai impensabile andare in Tibet, dove, fino all’invasione dei comunisti cinesi ed al genocidio umano e culturale portato avanti nell’indifferenza dei sostenitori dei diritti dell’uomo, c’era una civiltà spirituale, non era nemmeno più ipotizzabile rifugiarsi in un’isola deserta di un atollo sperduto nell’Oceano Pacifico, visto che c’erano delle trasmissioni televisive che godevano nello scavare nelle esistenze di chi aveva deciso di scomparire senza lasciare traccia, togliendo qualsiasi possibilità di sottrarsi ad un meccanismo inumano che uccide dolcemente senza darlo troppo a vedere.
Seguendo il filo di questo ragionamento entrammo in una libreria di via del Corso, nel palazzo che, fino ai primi anni Novanta, aveva ospitato la sede nazionale del partito socialista italiano, e che, dall’estate scorsa, con c’è più, divorata dal tempo, e, dopo aver sfogliato i libri di attualità politica, ci recammo nel reparto delle guide turistiche per cercare l’agognato rifugio: scartati i Paesi occidentali, in cui vige il medesimo stile di vita consumistico ed economicistico, i regimi autoritari del Medio Oriente e quelli comunisti del continente asiatico, esclusi l’Africa, un continente inutile, il Sud America, i cui abitanti hanno assorbito il peggio che l’Europa abbia prodotto nella sua storia, cristianesimo, liberalismo, socialismo e comunismo, e, per ovvie ragioni, l’Antartide, ci concentrammo sugli arcipelaghi dell’Oceano Pacifico, e, in particolare, sulle isole Wallis e Futuna, territorio d’oltremare francese situato a nord delle isole Figi e Tonga e ad ovest delle isole Samoa, con, molto ma molto più ad est, l’isola di Pitcairn, dove trovarono asilo gli ammutinati del Bounty, raggiungibili esclusivamente con cargo merci con frequenza bimensile trasportante copra, una sostanza oleosa ricavata dalla noce di cocco.
Nel breve spazio di quel pomeriggio freddo e piovoso Wallis e Futuna sembrò essere una soluzione praticabile all’insensatezza della vita moderna, e, con G., considerammo divertiti che il clima mite abbatteva i costi di abbigliamento e casa, mentre il vitto, allora non ero ancora diventato vegetariano, avrei potuto trarlo direttamente dalla natura circostante, ma, scaduto il visto turistico, sarei dovuto entrare in clandestinità in una terra, avvertiva la guida turistica, infestata da pirati, così di quell’ipotesi di fuga dalla civiltà non se ne fece più nulla; oltretutto, se anche vi fossi andato, non sarei potuto fuggire da me stesso e dalla necessità vitale di ricomporre i frammenti di una visione perduta che si agitavano confusamente dentro di me, perciò non mi rimaneva altra alternativa che rinunciare a tutto ciò che c’era di falso nella mia esistenza e seguire la legge interiore che, abbandonato a me stesso, per un’attrazione destinica, mi conduceva sempre, fatalmente, fin dall’infanzia, dove si trovavano i libri.