Transito di Saturno nella VII casa natale

Ingresso di Saturno nella VII casa del grafico astrologico della mia genitura

Ingresso di Saturno nella VII casa del grafico astrologico della mia genitura

Se affermassi che, quando concepii l’idea di creare questo blog, oltre un anno fa, pensai anche di organizzarne i testi nel modo in cui si sono materializzati precipitando dal luogo eterno in cui dimoro stabilmente, mentirei: la verità è che, nell’essere, esiste un’immagine eterna di noi stessi che ha bisogno dello svolgersi del tempo per rivelarsi integralmente, ma il disegno dell’intera esistenza, con la successione continua di tutti i suoi momenti, esiste, perfettamente compiuto, al di là dell’apparente tripartizione di passato, presente e futuro, ed io, forzando quotidianamente il muro della resistenza che mi separa dalla mia realizzazione, strappo faticosamente brandelli di verità eterna che aggrego nei miei scritti per adempiere il mio destino.
Nell’ultimo decennio ho letto diverse centinaia di libri sugli argomenti più disparati ed all’apparenza inconciliabili tra loro, raccogliendo una mole enorme di estratti, notizie e riflessioni, e nel frattempo ho meditato a fondo sulla mia storia personale e sugli impedimenti subiti a causa di un paradigma ostile alla qualità, e, scrivendone nella mia autobiografia in chiave astrologica, ho esplorato la complessità del mio carattere e del mio destino e definito con sempre maggiore lucidità il compito che mi sta fitto nel cuore e non mi dà tregua, che, illustrato in tutta la sua limpida chiarezza, mi consentirà finalmente di ricongiungermi con coloro che, condividendolo, mi aiuteranno a realizzarlo.
La mia è un’impresa titanica, perché mi trovo a dover fronteggiare, da solo, un paradigma ostile vecchio di millenni che, per il fatto di essere quello dominante nella mentalità collettiva, ha oscurato la possibilità di concepire un modo di esistere normale, così, contando soltanto sulla mia forza interiore e sulla mia intelligenza, sono costretto ad isolarmi per respingerne le influenze nefaste, per poi concentrarmi nel luogo eterno ove risiedo stabilmente, riflettere sul modo di costruire un insieme coerente di valori conformi alla realtà, scrivere della mia esistenza, e, nel frattempo, sopportare i danni del tempo, il peso del passato, la solitudine e la privazione materiale.
Ora, però, avverto una certa insofferenza nell’alzarmi ogni giorno all’alba, sette giorni su sette, un mese dopo l’altro, stagione dopo stagione, anno dopo anno, per accendere il computer e cominciare la giornata scrivendo un paio di ore, per poi uscire e recarmi nella foresta del Ribelle, dove rimango fin quasi all’ora di chiusura, e, infine, rientrato in casa, trascorrere la serata leggendo libri per recuperare i tasselli mancanti della mia visione, senza trovare chi la comprenda e la condivida, oppresso dall’aver scoperto un tesoro di sapienza ed essere circondato da mediocri ai quali non converrebbe conoscerlo.
Negli anni passati la mia condizione di isolamento mi pesava meno, tanto ero concentrato nella ricerca delle ragioni che avevano impedito la mia realizzazione, mentre ora mi infastidisce, mi sembra di non averne più bisogno, quel che dovevo comprendere l’ho compreso, tanto vale uscire nel mondo e tentare di incontrare chi cerco da sempre, capovolgimento di atteggiamento interiore indicato astrologicamente dall’ultimo transito separativo di Plutone in aspetto angolare di sestile con il Discendente nel segno zodiacale dello Scorpione, di cui è il pianeta governatore, che ha dato finalmente un volto ai miei alleati, e dall’ultima rottura dell’orbita di trigono con Saturno radix, che mi ha reso sempre più lucidamente e consapevolmente distaccato dal paradigma dominante.
Mi impensierisce però l’ingresso di Saturno nella VII casa del grafico astrologico della mia genitura, che, dal 2 dicembre 2012, vi stazionerà per tre anni: ventinove anni or sono quel medesimo transito segnò l’inizio del liceo scientifico, un ambiente imbevuto di follie sessantottine nel quale i docenti si fregiavano dell’impiego pubblico ottenuto grazie alla laurea conseguita con lo strumento ideologico del diciotto politico, che poi riversavano sugli alunni nella forma del sei politico, fu così che sperimentai l’aspetto più sfacciato dell’odio nei confronti della qualità che ha finito per uccidere la nazione, con gli elementi migliori che espatriano per trovare lavoro oppure si ritirano nell’emigrazione interiore.
Che il destino esista non lo metto in dubbio, tante sono le prove che ho accumulato nel corso degli anni riguardo la mia esistenza e quelle altrui, però non conosco perfettamente il mio, se non per l’immagine della mia realizzazione che presentivo fin da bambino, così, ignorando il percorso che mi porterà a ricongiungermi con il mio futuro, e non potendo disporre degli esiti delle mie azioni, non mi rimane che agire secondo il carattere che non mi sono dato da solo, in base alla nozione indù del dharma, ma, conoscendo l’astrologia, che nei transiti planetari illustra lo sviluppo preordinato delle tappe dell’esistenza, posso almeno interrogarmi a ragion veduta su cosa mi accadrà in avvenire.
Con essa posso sollevare il velo di ignoranza sul destino ed indagare il clima che vivrò negli anni futuri, e, in tal modo, preparare le difese per tutto ciò che dipende da me, per quel che proviene dall’esterno non c’è infatti argine che tenga: se nulla potrei contro un temporale che mi sorprendesse all’aperto senza protezione né riparo alcuno, qualora invece mi trovassi ancora in casa, e dunque prima di affrontare l’evento esterno, sapendo inoltre che, secondo le previsioni meteorologiche, la perturbazione è destinata a peggiorare e ad insistere per tutta la giornata, potrei vestirmi con abiti e scarpe che sopportino la pioggia, e, ovviamente, portare con me un ombrello, attraversando così le necessità imposte dalla natura con un equipaggiamento che mi protegga dai danni più rilevanti.
Scrivevo in apertura che non ho deciso io il contenuto dei post del blog, che ovviamente mi rispecchiano appieno, anche se, per ogni sequenza logica, ho sempre avuto ben chiaro come sviluppare il discorso, stessa cosa per la mia autobiografia in chiave astrologica, nella quale la successione dei capitoli si è formata spontaneamente fin dall’inizio, negli anni vi ho apportato soltanto alcune modifiche marginali, in quanto ciascuno di essi rappresenta un cassetto nel quale riporre il materiale della mia esistenza che illustra coerentemente gli aspetti particolari delle complesse tematiche trattate nell’opera, ma i pensieri, si sa, vengono quando vogliono.
Questo post, infatti, non l’avevo preventivato: esso è sorto all’improvviso in prossimità degli inneschi di Marte, Venere e Saturno rispetto al transito di Plutone in aspetto angolare di trigono con Saturno radix, che mi ha portato una forte tensione interiore unita al desiderio di sfogare in qualche modo la rabbia repressa causata dagli impedimenti opposti alla mia realizzazione dal paradigma corrente, che, tramite l’eguaglianza forzosa stabilita dalla legge, opera l’elevazione artificiale degli scarti del genere umano a scapito degli elementi migliori di natura, secondo il disposto della divinità dei tre monoteismi abramitici, essendo questa la matrice che ha originato la Repubblica Italiana, la cui costituzione, come le tavole della testimonianza di Mosè, è stata scritta con il dito di Iahvè, deità suprema del ressentiment.
Ma se questi inneschi avranno durata breve Saturno transiterà invece a lungo nella VII casa natale, e, all’inizio, si congiungerà per circa un anno con il Discendente, opponendosi all’Ascendente ed a se stesso radix, e, pertanto, dovrò ponderare bene ciò che avrà inizio in questo periodo, ipotizzando tutte le negatività che potrebbero derivare dal suo transito in un settore segnato dalla veemente congiunzione tra Marte e Nettuno retrogrado, per poterle poi affrontare al meglio, come feci durante i transiti simultanei di Giove, Urano e Nettuno rispetto a Nettuno retrogrado radix, pianeta responsabile delle mie illusioni associative, oltre che degli inserimenti in ambienti intollerabili per cause di forza maggiore.
Riuscii così ad evitare gli incontri insensati che ne sarebbero derivati, ed ora, forte di quel risultato, desidero ripeterlo in occasione di un transito planetario che concentrerà a lungo la mia attenzione sugli alleati, in quanto non ho alcuna intenzione di frequentare persone detestabili, com’è accaduto in passato, costrettovi da burocrazie statali ed aziendali, essendo finalmente libero di scegliere chi incontrare, le quali, a causa del paradigma dominante, erano state plagiate a pretendere un rispetto che non meritavano, perciò niente cristiani né sterco comunista, né, in generale, chiunque ritenga che il premio debba andare agli ultimi, anziché ai primi, perché di loro ne ho avuto abbastanza; ben vengano invece coloro che apprezzano la qualità, vedono la realtà per ciò che è e si comportano di conseguenza.

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Se fossi un farmaco

Farmaco per curare il mal d'amoreLa ricerca delle salde compagnie smarrite di cui porto il ricordo nostalgico nella struttura della VII casa del grafico astrologico della mia genitura, le persone rappresentate da Plutone, pianeta governatore del Discendente nel segno zodiacale dello Scorpione, è ostacolata dalla mia incapacità di gestire relazioni superficiali ed insensate con gli altri, tanto sono concentrato saldamente nella mia essenza quanto questi mi paiono privi di centro; ogni qual volta tento di portare una conversazione nel luogo in cui dimoro stabilmente mi sento trascinare paurosamente in basso, in un abisso fatto di nulla, da chi, esaltato dall’opportunità di poter esprimere un’opinione su cose che non conosce, pretende di convincermi della bontà della sua verità, mentre chi possiede una conoscenza autentica l’espone per quel che è e poi lascia a chi ne ha le capacità intellettive il compito di riconoscerla per vera, il proselitismo è indice di sentimentalismo, malattia di cui soffre chi vuol far sottoscrivere agli altri i propri errori o le proprie convenienze, così sono costretto a dissimulare la mia ricchezza interiore dietro una cortina di silenzio, condannandomi fatalmente all’invisibilità.
Nel post dedicato all’Eremita scrivevo che la mia dominante saturnina, posta alla levata, mi spinge solitario alla ricerca di un sapere autentico ed efficace e non mi fa sviare da questo compito, cosicché, etimologicamente, non diverto mai da ciò che sono, e, me ne accorgo con sempre maggior chiarezza, riesco a parlare soltanto con chi sa quel che dice, gli altri mi precipitano nell’inferno della loro limitatezza e mi opprimono con un senso di orrore per l’abisso di vuoto di cui sono fatti, ma non se ne avvedono in quanto, non potendo cogliere la vastità della mia natura, mi credono eguale a loro sulla base del comune sembiante umano, ed io lo trovo intollerabile; eppure so essere estremamente piacevole con chi riesce a comprendermi, dimostrando quella sensibilità, quel senso dell’ironia e quella squisitezza di modi che nascondo abitualmente per non essere assillato da compagnie sgradevoli, come testimonia il testo sottostante, presentazione personale scritta alcuni anni or sono per un emporio virtuale che proponeva rimedi miracolosi per il mal d’amore, destinato espressamente ad un pubblico femminile.
BUGIARDINO
1. Composizione. Occhi grandi e luminosi, naso importante, labbra carnose, capelli corti forti e folti, altezza un metro e ottanta centimetri, peso intorno ai settanta chilogrammi, fisico proporzionato, mani vigorose con morbidi cuscinetti e dita dal tocco delicato, piedi (per quanto possa sembrare strano) ben piantati in terra, voce calda e profonda.
2. Indicazioni terapeutiche. Indicato specificamente nei casi di donne che sentono di dover dedicare l’esistenza ad un uomo concentrato stabilmente su un progetto di vasta portata e paziente realizzazione, può essere altresì impiegato per le sue qualità squisitamente ricostituenti e ricreative: il farmaco produce infatti livelli prodigiosi di soddisfazione fisica acquisiti in via definitiva dalla letteratura scientifica internazionale.
3. Posologia. Il dosaggio consigliato varia da caso a caso, il tempo necessario a stabilire un rapporto profondo. Il farmaco non dà luogo ad assuefazione, e, con il trascorrere del tempo, non perde i suoi effetti curativi.
4. Precauzioni per l’uso. Svolge efficacemente la sua azione terapeutica se assunto singolarmente.
5. Interazioni. Si accompagna bene con chi vede la realtà per ciò che è, e si comporta di conseguenza.
6. Controindicazioni. Provoca intolleranze, allergie, infiammazioni, emicranie e bruciori di stomaco nei soggetti affetti dall’errore egalitario.
7. Avvertenze speciali. Approfonditi studi clinici hanno evidenziato una tendenza alla somministrazione impropria del farmaco, causata dalla squisita piacevolezza della sua compagnia e dalla profonda sensazione di appagamento fisico e di gratificazione emotiva determinata dalla sua assunzione. Scoperto l’abuso, la casa farmaceutica, preoccupata dalle possibili ricadute negative sulla salute delle pazienti, consiglia, nei casi di semplice carenza di affetto, di assumere farmaci dagli effetti curativi più blandi, oppure di coltivare rimedi naturali di provata affidabilità, quali l’acquisto di un cagnolino da compagnia.
8. Data di scadenza e modalità di conservazione. Nonostante sia stato prodotto nel 1969 mantiene inalterate le sue proprietà curative, essendosi conservato magnificamente come un bambino, e poiché non fuma, non beve alcolici, non assume sostanze stupefacenti, non mangia né carne né pesce, e, per mantenere costante lo stato di coscienza, non beve caffè ma soltanto tè, tutto lascia presagire che sia destinato a perdurare ancora a lungo nel pieno delle sue virtù terapeutiche, se ben custodito.
9. Ulteriori informazioni. Dotato di grande intelligenza e vasta cultura, dedito interamente alla realizzazione di un progetto di portata universale, avverte dentro di sé la tensione lacerante del guaritore immortale Chirone, il centauro ferito per errore da Eracle con una lancia avvelenata nel sangue dell’Idra di Lerna: la parte superiore del corpo, con la conoscenza che trasmetteva a dèi ed eroi, protesa verso l’alto, la corda dell’arco tesa a scoccare la freccia in direzione della volta celeste; la parte inferiore, animale, ben piantata in terra, a rammentagli l’ibrida peculiarità del suo modo d’essere.

Il dodicesimo anniversario

Palla da biliardo numero 12Esattamente dodici anni fa, intorno all’una di notte, mentre percorrevo in automobile una delle strade più pericolose d’Italia, accadde un evento che mutò drasticamente il corso della mia esistenza: uscii illeso da un incidente dalle conseguenze potenzialmente mortali, e, ripensando alla massa ubriaca di metallo che aveva urtato ripetutamente, come una palla da biliardo in un macabro gioco di sponda, il new jersey ed il guardrail che delimitavano la via, lasciandomi spettatore attonito di quel fatto destinico, mi convinsi che mi era stata concessa una seconda possibilità di rimettermi in carreggiata, dopo tanto insensato nichilismo, come narro nel capitolo primo della mia autobiografia in chiave astrologica; tutto, infatti, ricomincia da lì, come in una seconda nascita.
Quando iniziai a scrivere il racconto della mia vita, nel marzo 2006, l’ambientai nella vigilia del sesto anniversario di quell’incidente, credendo che l’avrei terminato in pochi mesi, poi la scrittura mi ha preso la mano e si è inoltrata lungo sentieri imprevedibili, svelandomi la mia natura e delineando chiaramente il compito che mi sta fitto nel cuore, così, superata la boa dei quarant’anni, ho spostato l’ambientazione temporale nella sera del mio quarantesimo genetliaco, avverando la convinzione che avevo fin da piccolo che la mia vera esistenza sarebbe iniziata in quel momento; in conseguenza di tale mutamento ho modificato l’incipit del capitolo primo del manoscritto, senza però cancellare quello precedente, che pubblico ora, nel dodicesimo anniversario di quell’evento destinico, non fosse altro che per testimoniare il senso di urgenza determinato dai transiti di Urano:
« Roma, sera del 16 maggio 2006. E’ l’ora planetaria di Saturno, il mio padre celeste. Osservo nel monitor del computer il grafico astrologico della mia genitura, immagine cosmica di me stesso, come ho fatto innumerevoli altre volte, nel corso degli ultimi anni. Urano transita ora nel 15° del segno zodiacale dei Pesci, formando aspetti angolari di sestile con la Luna natale e di trigono con il Sole natale, quest’ultimo con orbita applicativa di poco più di 2°. Da quando, spazzato via dal transito del Sole, ha accelerato il suo moto volgendo rapidamente in direzione dei luminari, mi sento pervaso dalla sua energia elettrizzante, avvolto in un flusso inarrestabile di pensieri, intuizioni, visioni, resi ancor più significativi dal fatto di essere sorti in seguito al sorprendente mutamento di orientamento interiore avvenuto lo scorso mese di dicembre, nei giorni immediatamente precedenti il trionfo del sole invitto, dandomi spesso la sensazione che la mia mente potesse esplodere, incapace di accoglierli tutti nello stesso istante. Saturno transita invece nella IV casa natale, come accadeva trent’anni fa, all’epoca della mia seconda caduta, e si mostra disponibile a lasciarmi esaminare il vissuto personale degli ultimi sette anni della mia esistenza ed a farmi fare i conti con le vicende accadute a partire dall’aprile 1999, epoca del suo ritorno nella posizione radicale. E’ la notte adatta per fare bilanci, per indagare sulle ragioni remote della mia esistenza, sul suo significato ultimo, sulle lampanti sincronicità che ne hanno costellato il percorso tortuoso. Stanotte, forse, potrei riuscire ad afferrarne l’intero disegno, potrei riuscire a cogliere in un unico colpo d’occhio l’intricato intreccio delle cause e delle concause che ne hanno generato gli eventi, potrei riuscire ad osservarla nella sua globalità con distacco impersonale, come fosse altro da me. Se vi riuscissi, se riuscissi a riconoscerla, comprenderla ed accettarla per ciò che è, so che potrei liberarmi del suo peso sfiancante e librarmi in cielo come una stella danzante… »

I giorni dell’avverso fato

Mi divora una furia anticipatrice che mi proietta stabilmente in luoghi remoti del futuro, ricordandomi cosa devo diventare prima di cominciare ad esistere, vivo sempre un passo avanti rispetto a dove mi trovo, inseguo l’immagine perfetta e compiuta di me stesso intuita fin dall’infanzia, pervaso da una tensione al miglioramento che mi logora con un ininterrotto lavorio interiore; scrivere la mia autobiografia in chiave astrologica è il modo in cui esploro le mie possibilità e giungo alla completa autocoscienza di me stesso e del mio destino, tessere un arcobaleno di parole mi aiuta a ricomporre il quadro frammentario di pensieri e ricordi in una visione completa della realtà dalla quale, poi, agire efficacemente per operare il cambiamento.
I contenuti e le intuizioni della mia mente, che soltanto a prezzo di un’intensa attività di lettura, riflessione e documentazione, divengono chiaramente comprensibili quando precipitano lucidamente su carta recuperando oggettività, sono pressoché invisibili a chi mi osserva dall’esterno senza conoscermi, ed io soffro la nostalgia di non potermi manifestare compiutamente per ciò che sono in un’opera finita, così vago nel mondo incrociando gli sguardi degli sconosciuti con la certezza che, se li avvicinassi, mi tratterebbero come uno di loro precipitandomi in una dimensione profana fatta di nulla, allora mi convinco che soltanto l’isolamento in cui mi sono ritirato mi consente di perseguire il mio fine senza dover dare spiegazioni a nessuno, sapendo che, comunque, non verrei compreso.
Quando abbandonai tutto, uscendo dalla gabbia della razionalizzazione dell’esistenza, provai un senso di sgomento per il vuoto di significato che coglievo attorno a me, che superai facendo un atto di fede nel mio destino, dopo aver ripercorso la sequenza di accadimenti eccezionali che costellavano la mia vita, che, considerati l’uno di seguito all’altro, formavano un sentiero invisibile sul quale avevo mosso incerto i miei passi scostanti; ne conclusi che c’era un disegno sulla mia esistenza che richiedeva di essere attuato senza tener conto delle conseguenze delle mie azioni, e da allora tutto, in me e fuori di me, si è andato sfaldando, e l’abbandono fiducioso alla corrente del divenire mi ha dimostrato che nella vita non esistono altri punti fermi che noi stessi ed il compito per cui siamo nati.
Prima di cominciare a scrivere vivevo giorni in cui venivo colto da un profondo senso di vuoto esistenziale: sapevo di sprecare la vita vagando per il mondo senza meta, avvertivo lo scollamento abissale tra realtà esteriore ed interiorità, rammentatomi dal richiamo angosciante del mio daimon, che cercava di risvegliarmi al dovere del mio destino; nelle giornate più cupe, le giornate senza speranza, quando la stanchezza fisica distruggeva l’argine della coscienza e la certezza del futuro non era più in grado di contenere il dilagare del passato, mi assalivano ricordi dimenticati, momenti di straordinaria lucidità durante i quali avevo colto l’essenza del reale e misurato la distanza dalla mia meta, ed allora, sgomento, scoprivo quanto gravasse su di me il fardello delle origini, e quanto fosse arduo il cammino.
Poi, una giornata qualunque, mi accorsi che bastava una buona nottata di sonno per recuperare fiducia nella vita; durante la notte l’anima si ricongiunge all’essere e ritrova la certezza della propria strada, ma un giorno è troppo breve per fare qualsiasi cosa utile, me ne accorgo quando leggo, penso, scrivo e correggo le pagine del mio manoscritto: la coscienza è troppo debole per sopportare il peso di ventiquattro ore, la mente non è in grado di dominare tutti i suoi contenuti in un solo sguardo ed un solo istante, ha bisogno di sminuzzare, vagliare, aggregare, limare, così ogni scritto conserva qualcosa di artificiale, non essendo stato creato di getto nella forma in cui viene letto, allora, quando ho dei cedimenti interiori, realizzo che è il giorno che vivo, l’istante presente, quello che può spezzarmi.
Questi lunghi anni di solitudine hanno logorato quel poco che rimaneva delle mie sostanze; la conclusione della prima parte del manoscritto, che, sola, conferirebbe visibilità alla mia azione, per quanto mi appaia vicina rimane ancora troppo lontana, ed io, pur padroneggiando una conoscenza straordinaria qual è l’astrologia, con la quale potrei uscire dalla condizione in cui mi trovo, non riesco a praticarla come vorrei per mancanza di persone adeguate, ma, soprattutto, perché mi sarebbe impossibile esprimermi ad un solo livello, ignorando la totalità degli elementi che formano la mia complessità, perciò trovo così difficile manifestarmi compiutamente in maniera comprensibile agli estranei, e ciò riduce al lumicino la probabilità di trovare chi supporti la realizzazione dei miei progetti.
Il mio modo di vivere, e la situazione in cui mi trovo, rispecchia completamente me stesso: l’orgoglio che mi caratterizza, la propensione a voler fare tutto da solo ricorrendo a mezzi risicati ed impropri pur di non dover dare spiegazioni, che, comunque, non verrebbero comprese, da un lato facilita il mio compito, dall’altro lo complica, soprattutto quando l’azione viene impedita o ritardata da contrattempi banali e facilmente risolvibili, qualora avessi già trovato gli alleati rappresentati da Plutone e fossi uscito dalla condizione di isolamento in cui mi condanna l’incomprensione generata dai valori che incarno, che sono antitetici rispetto al paradigma corrente e rendono illegittima la mia natura qualitativamente differenziata, così vago solitario nel mondo, anonimo e scostante, nemico degli uomini.
Quando mi vedo riflesso nelle vetrine dei negozi, mentre cammino per la mia strada con passo determinato, affamato come un lupo di tutto ciò che mi è stato negato a causa dell’odio nei confronti della qualità proprio del paradigma corrente, provo un senso di inquietudine nel trovarmi di fronte alla mia figura, lo stesso che, ne sono certo, avvertono gli estranei che incrocio lungo la via quando li fisso negli occhi e procedo oltre, tormentato come sono dalla necessità vitale di realizzare l’immagine di me stesso che presentivo fin dall’infanzia, la cui grandezza mi impone di maturare un distacco, un controllo, una signoria, su di me e sulla potente natura di desiderio che incarno, prima di poter riuscire ad imprimere il movimento sulla realtà e farla girare al ritmo della musica che ho scritto per essa.
Il recupero dell’oggettività sugli impedimenti esterni del passato, che dimostra che non avrei potuto avere altra storia personale che quella che conosco, l’insieme logico e coerente dei contenuti del manoscritto, l’impegno totale profuso nella scrittura, il cui risultato mi conferisce un senso di identità, la certezza dell’esistenza del destino, hanno fatto scemare l’angoscia con la quale affrontavo i contrattempi che impedivano o ritardavano la mia attività: subisco meno le avversità, ho imparato a sciogliere le abitudini e ad organizzare gli impegni quotidiani seguendo le esigenze del tempo, sono diventato cedevole e duttile come l’acqua, che, nel percorso tortuoso verso il mare, colma pazientemente ogni avvallamento ed aggira gli ostacoli che non riesce a superare tenendo lo sguardo puntato sulla meta.
Nei giorni dell’avverso fato, quando un contrattempo mi costringe a rivedere programmi ed abitudini, ripenso al brano musicale Conforto alla vita, tratto dall’album Dieci stratagemmi di Franco Battiato: nella sventura non ti colga sgomento, per te non sorga il giorno che alla tua gioia sia compenso di dolore, e ricordo a me stesso quanto sia inutile angosciarsi per i fatti, che, per loro natura, accadono, e non vanno discussi, e, anzi, spesso vengono appesantiti da fattori umorali che prefigurano gli scenari peggiori, eppure quante volte un malefico vento fu scacciato da un soave profumo che risaturò l’aria, o il nembo spesso che sovrastò minaccioso fu disperso prima che dal grembo oscuro si scatenasse orribile tempesta, e quanto fumo si levò che non fu fiamma, ed allora mi convinco che le nuvole non possono annientare il sole.
Eppure, in occasioni del genere, quando un impedimento, non importa quanto stupido esso sia, intralcia il mio cammino distogliendomi dalla mia attività, riprendo improvvisamente coscienza della mia condizione, ed allora, non essendo ancora riuscito a penetrare ed a sciogliere le cause più profonde della mia storia personale, ogni qual volta tento di farlo una resistenza dolorosa e vibrante mi opprime il petto e mi ricaccia all’indietro, dall’abisso sgorga, come magma incandescente vivido e pulsante, il ricordo degli eventi e degli incontri disastrosi del passato, così l’odio distillato nei lunghi decenni della mia esistenza cristallizza nei miei scritti, ed è aggregando il materiale lavico eruttato dalla profondità del mio essere che traggo da me stesso i frammenti della visione che porto dentro da sempre.