Il manoscritto

Ho cominciato a scrivere la mia autobiografia in chiave astrologica nel mese di marzo 2006, seguendo l’intuizione di una lontana notte autunnale del 2003, quando, esaminando un tema natale, venni risucchiato all’interno dell’immagine ed esplorai l’esistenza che rappresentava, identificandomi completamente in essa; la forma autobiografica, così carica di soggettività, mi è apparsa fin da subito la più indicata ad illustrare la corrispondenza oggettiva tra astrologia, carattere e destino, ed infatti il racconto, ambientato la sera del mio quarantesimo genetliaco, ripercorre le vicende della mia vita mentre osservo nel monitor del computer il grafico astrologico della mia genitura, aiutato nella ricostruzione della mia storia personale dalla documentazione burocratica che giace sparpagliata sul tavolo dei ricordi e mi qualifica agli occhi metallici della modernità.
La narrazione, articolata in tre parti di lunghezza decrescente che intrecciano le vicende nei capitoli pari e dispari, intercalandole con flashback ed anticipazioni sul futuro, illustra, nella prima di esse, lo smarrimento esistenziale in cui versavo all’età di trentun’anni, punto di svolta della mia vita, mentre la seconda approfondisce le esperienze del passato remoto, alternandole con il resoconto dei fatti avvenuti nei tre anni successivi, e la terza descrive quel che mi è accaduto quando ho riacquistato la libertà di essere me stesso, ricalcando i tre livelli di condizionamento dell’esistenza rappresentati, il primo, dal mondo esterno, che agisce per mezzo di istituzioni politiche, economiche e sociali, il secondo, più stringente, dall’ambiente familiare e dai ricordi del passato, ed il terzo, vincolante in senso assoluto, da ciò che sono, ossia dal carattere che determina il destino.
Mi capita, a volte, quando mi trovo dinanzi all’ennesimo ostacolo da dover spiegare e dissolvere, di trovare insopportabile il peso di questa lunghissima gestazione: vorrei poter affrontare al più presto quella che, ormai, mi appare sempre più chiaramente come una seconda nascita, mentre quando rileggo la narrazione delle vicende della mia esistenza, che scorrono limpide nel testo limato dalla revisione, mi domando stupito perché ne ho scritto; poi, ripensando agli eventi sottratti dolorosamente all’oblio del tempo, realizzo che è stato per non dover subire nuovamente le vicinanze intollerabili cui sono stato costretto da istituzioni e burocrazie aziendali, e per trovare finalmente quelle salde compagnie smarrite di cui porto il ricordo nostalgico nella struttura della VII casa del grafico astrologico della mia genitura, che non la smettono di mancarmi dimostrando così la mia incompletezza.

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