La scienza del tempo

PREMESSA

La dottrina indù dei cicli cosmici spiega il tempo come un susseguirsi ininterrotto di ere dotate di qualità proprie rinnovantesi incessantemente, secondo una concezione qualitativa che trova un riscontro pratico nel libro oracolare di saggezza cinese I Ching.
Per la cultura cinese il tempo consiste in un flusso di fasi ordinate di trasformazione della totalità cosmica, ma l’oracolo, fondando i suoi responsi sul gesto unico ed irripetibile, coglie soltanto la qualità del momento presente, per poi perderla definitivamente.
L’astrologia, scienza del tempo per eccellenza, è invece oggettiva rispetto ai sistemi divinatori che si basano sul gesto unico per ottenere l’informazione necessaria alla divinazione, in quanto adotta come sistema di riferimento temporale lo zodiaco tropico, permettendo così la ripetizione delle osservazioni.

LO ZODIACO TROPICO

Dal punto di vista dell’osservatore terrestre il Sole si muove apparentemente sulla sfera celeste percorrendo una traiettoria circolare denominata eclittica, lungo la quale si muovono i pianeti, termine che significa, etimologicamente, errante, in quanto Sole, Luna, Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno, Urano, Nettuno e Plutone errano rispetto alle stelle fisse, anche se, secondo la scienza astronomica che fa da base all’astrologia, il Sole è la stella attorno alla quale orbitano i pianeti del nostro sistema solare e la Luna è un satellite della terra, che gli astrologi chiamano parimenti luminare diurno e luminare notturno.
L’eclittica costituisce la linea mediana dello zodiaco tropico, una stretta cintura celeste lungo la quale si muovono il Sole ed i restanti pianeti, che, a differenza dell’astro diurno, il cui moto apparente coincide con essa, la percorrono disegnando una curva sinusoidale, potendo trovarsi a nord, congiunti oppure a sud dell’eclittica, striscia di cielo che si estende per circa 17° di latitudine, 8° 30’ a nord e 8° 30’ a sud, ricomprendendoli tutti tranne Plutone, che se ne discosta fino ad arrivare a 17° di latitudine nord e sud.
La fascia zodiacale attraversa 13 costellazioni, o asterismi, raggruppamenti apparenti di stelle che sembrano prossime tra loro a causa della mancanza di profondità della volta celeste, mentre sono lontanissime l’una dall’altra, nelle quali gli uomini dell’antichità riconobbero le immagini dei loro miti, ognuna di estensione variabile, la costellazione dello Scorpione, la più piccola, misura 7° di longitudine, la costellazione della Vergine, la più grande, si sviluppa per 43°, che danno nome ai 12 segni zodiacali.
Lo zodiaco tropico utilizzato dagli astrologi, che non considera la latitudine dei pianeti, è dunque un cerchio di 360° di longitudine suddiviso in 12 porzioni di 30° ciascuna, i 12 segni zodiacali, che non contempla la tredicesima costellazione attraversata dalla fascia zodiacale, l’Ofiuco (o Serpentario), essendo una partizione teorica dello spazio che non ha alcuna realtà fisica, come peraltro non ce l’hanno i 13 asterismi intercettati dalla cintura zodiacale, raggruppamenti apparenti di stelle unite arbitrariamente da miti.
Inoltre, per il modo in cui è costruito, lo zodiaco tropico è indifferente al fenomeno astronomico della precessione degli equinozi, consistente nel fatto che quando il Sole passa dall’emisfero sud a quello nord, determinando il punto vernale e l’equinozio di primavera, momento in cui su tutto il globo la durata del giorno e della notte si equivalgono, non lo fa nello stesso punto dell’anno precedente, ma un po’ prima, precedendo la sua posizione passata, che dunque arretra rispetto alla sfera delle stelle fisse.
Il fenomeno della precessione degli equinozi, noto fin dai tempi di Ipparco, nel II secolo a.C., comporta che la posizione del Sole nel momento dell’equinozio di primavera non si trova più nella costellazione dell’Ariete, ma nei primi gradi di quella dei Pesci, o, secondo alcuni, negli ultimi gradi della costellazione dell’Acquario, comportando così quei mutamenti psicologici della mentalità collettiva riscontrabili storicamente nel susseguirsi delle dodici ere dell’anno platonico.
Lo zodiaco tropico, partizione teorica dell’eclittica in 12 segni di 30° di longitudine ciascuno nel quale il 0° del segno dell’Ariete è determinato convenzionalmente dall’equinozio di primavera, da oltre due millenni non coincide più con le costellazioni dalle quali i segni zodiacali prendono nome, essendo slittato all’indietro rispetto ad esse, che, peraltro, non hanno alcuna realtà fisica, essendo raggruppamenti apparenti di stelle, né l’astrologia implica come suo fondamento la gravitazione universale.
Che i segni zodiacali non corrispondano più alla posizione delle omonime costellazioni celesti non ha dunque alcuna importanza, quel che conta è che lo zodiaco tropico è un quadrante suddiviso in qualità che non frammenta il tempo in modo uniforme e monotono, come fanno gli orologi meccanici, ma sul quale le ore si susseguono, senza per questo essere uguali l’una all’altra, ed immagini potenti e profondamente radicate, i 12 segni zodiacali, si danno vicendevolmente il cambio.

UN OROLOGIO COSMICO CHE MISURA IL TEMPO DEL DESTINO

Che lo studio dei movimenti astronomici costituisca la base per misurare il tempo, risulta evidente considerando che la durata del giorno dipende dalla rotazione della terra attorno al proprio asse, quella del mese dal ripetersi del ciclo di lunazione e quella dell’anno dal periodo di rivoluzione della terra attorno al sole, anche se tali cicli non corrispondono esattamente a 24 ore, 30 giorni e 365 giorni, in quanto esiste uno sfasamento tra tempo civile e tempo astronomico che li rende incommensurabili.
Ma il tempo, immagine dell’eternità e flusso continuo che porta con sé la totalità degli eventi fisici e psichici dell’esistenza, costituendo l’alveo in cui scorre il divenire, a sua volta immagine in movimento dell’essere nel quale tutto coesiste simultaneamente in un istante eterno, è una sostanza non uniforme e neppure lineare la cui natura sfugge agli orologi moderni, che misurano un’astrazione mentale ma non l’esperienza che ne fanno gli uomini concreti, che viene invece colta appieno dallo zodiaco tropico.
Lo zodiaco tropico è difatti un sistema convenzionale di misurazione del tempo che, basandosi sui gradi di longitudine dei pianeti lungo l’eclittica, noti per il passato, il presente ed il futuro, permette di datare con precisione assoluta qualsiasi evento, ma è sua prerogativa, oltre che misurarlo quantitativamente considerando il moto preordinato dei pianeti lungo di esso, disvelarlo qualitativamente nell’interpretazione astrologica della congiuntura astrale disegnata in cielo in ogni istante.
Tale configurazione celeste, risultante della posizione dei pianeti lungo lo zodiaco tropico e degli aspetti angolari che essi formano tra di loro, non solo misura oggettivamente il tempo, ma lo qualifica in modo unico, e, considerando la struttura delle case astrologiche relativa al luogo natale, restituisce un orologio cosmico estremamente complesso che scandisce il tempo del destino individuale, ricostruibile per il passato, riconoscibile nel presente e prevedibile per il futuro, nel quale scorre l’esperienza umana.
Lo zodiaco tropico è dunque il quadrante di un orologio cosmico suddiviso in qualità, cardinale, fissa e mobile, combinate con i quattro elementi, Fuoco, Aria, Terra ed Acqua, mentre i dieci pianeti, ciascuno dotato di peculiarità proprie e corrispondenze con gli elementi ed i segni zodiacali, e le cuspidi delle dodici case, determinate univocamente in base alle coordinate geografiche del luogo di osservazione, costituiscono le lancette che misurano quantitativamente il tempo e ne disvelano qualitativamente la natura.
L’astrologia è dunque l’unica conoscenza tecnica che permette di cogliere lucidamente lo svolgimento preordinato del tempo nel moto armonico dei pianeti e di poterne ricostruire la qualità passata, presente e futura, essendo essa essenzialmente lo studio della qualità del tempo impressa su ciascuna nascita e nel corso del divenire, fissata una volta per tutte, nell’istante fatale della caduta del seme nel tempo, nei gradi di longitudine dei pianeti e dei punti fittizi del grafico astrologico della genitura e dei corrispondenti transiti planetari.
A differenza degli oracoli, però, il cui risultato, comunque ottenuto, non è ripetibile, lo zodiaco tropico utilizzato dagli astrologi per trarre i propri giudizi sull’esistenza dell’uomo concreto è un sistema di riferimento oggettivo nel tempo e nello spazio: disponendo delle effemeridi planetarie e di una tavola delle case chiunque, in qualunque luogo della Terra ed in qualsiasi epoca, ottiene lo stesso risultato tecnico denominato grafico astrologico della genitura, base di partenza dell’interpretazione astrologica.