L’astrologia e la crescita della consapevolezza

L'Arte nei tarocchi di Aleister CrowleyNegli anni dello smarrimento esistenziale accadeva di frequente che, con G., trascorressimo il pomeriggio passeggiando per il centro storico di Roma, ed io ne approfittavo per sfogliare i testi astrologici nelle librerie, per stabilire quali di essi avessero valore e quali meritassero di rimanere a prendere la polvere sugli scaffali, mentre la sera setacciavo la rete in cerca di materiale astrologico gratuito, che salvavo nel computer per leggerlo con calma, ed intanto familiarizzavo con il programma freeware Astrolog 5.40, immettendovi i dati di nascita di personaggi pubblici e delle persone che frequentavo e confrontando la struttura dei loro temi natali per determinarne la qualità, e, infine, chattavo con i carissimi fratelli massoni astrologi conosciuti in Internet, che, con le interpretazioni dei grafici astrologici che sottoponevo alla loro attenzione, mi confermarono che l’astrologia è una disciplina seria, nonostante quel che ne pensa la gente.
Allora frequentavo la libera muratoria universale del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani, che avevo creduto fosse davvero una grande scuola iniziatica, come mi aveva detto ieraticamente, levando al cielo il sacro indice e guardandomi dall’alto della sua figura corpulenta, il canuto maestro venerabile della loggia che mi iniziò, in realtà ero finito in un ambiente controiniziatico, ritrovo di millantatori, squilibrati, maestri nell’arte dell’inganno, e, in ultima analisi, uomini usi a ben mangiare ed ancor meglio bere, riuscii a recuperare un po’ di serenità soltanto liberandomi di loro; la massoneria avrebbe dovuto aiutarmi a conoscere me stesso, a dirozzare la pietra grezza, levigarla e farne una pietra perfettamente cubica da inserire nel tempio dell’umanità, in realtà fu la lettura dei libri di astrologia, unita alla meditazione sul grafico astrologico della mia genitura, mandala personale modellato dall’essere e chiave del destino, a farmi comprendere le peculiarità del mio carattere e del mio destino.
Forte di questo supporto oggettivo cominciai ad agire su me stesso un’azione alchemica di solve et coagula, operando come indicato nel quattordicesimo arcano maggiore dei tarocchi, L’Arte, in cui è raffigurata una donna con due volti coronati, sormontati entrambi da una gigantesca falce di luna nascente, abbigliata con una lunga veste verde ricamata di bianco con api e serpenti attorcigliati in forma di infinito, intenta a comporre l’acqua con il fuoco: bianco il volto di destra, con capelli blu e corona d’oro, blu il volto di sinistra, con capelli biondi e corona d’argento; blu l’avambraccio e la mano destra, bianchi l’avambraccio e la mano sinistra; la mano sinistra, bianca, versa in un calderone d’oro il liquido lattiginoso contenuto in una coppa blu, la mano destra, blu, vi immerge saette di fuoco.
Alla base della carta si levano alte fiamme ed al centro v’è un calderone colmo di un liquido ribollente sul cui ventre è raffigurato un corvo, simbolo della nigredo, posto su un teschio, e sul bordo una croce, e, a sinistra, un leone bianco, simbolo del segno zodiacale di Fuoco del Leone, tiene sulla bocca del calderone la zampa anteriore sinistra stillante gocce color rubino, mentre a destra un’aquila rossa, simbolo del segno zodiacale di Acqua dello Scorpione, il cui liquido brucia come fuoco, vi rilascia dal becco gocce opalescenti; dal magma ribollente sale un fluido, frutto della fusione degli opposti operata dalla donna, il segreto dell’Arte, che assume, sul suo plesso solare, la forma di una freccia d’oro scagliata in cielo, simbolo del segno zodiacale del Sagittario, dal quale si dipartono due arcobaleni.
La figura femminile, che incrocia il bianco con il blu, che lava con il fuoco e brucia con l’acqua, reca impressi al centro del petto sei cerchi in forma di circolo, un enorme sole nascente la separa dallo sfondo blu della notte stellata, sul suo bordo è scritta la frase completa dell’acronimo vitriol, vetriolo degli alchimisti, solvente universale, divisa impressa con caratteri bianchi sul fondo nero pece della parete settentrionale del gabinetto di riflessione, la più esoterica di quel luogo angusto nel quale l’iniziato muore alla vita profana, come la parete nord è la più esoterica del tempio dei liberi muratori, indicando il modo di trovare se stessi: Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem, scendi nelle viscere della terra e, rettificando, scoprirai la pietra occulta; i due volti di donna, che lavorano imperturbabili sugli opposti, appaiono determinati a portare a compimento la Grande Opera.
Allora versavo nel disorientamento tipico di chiunque si accosti ad una disciplina esclusa dal paradigma dominante e soffra l’assenza di una teoria generale che l’inquadri in un disegno di ampio respiro e ne legittimi le evidenze empiriche, ciononostante individuai un filone di autori che, nei mesi successivi, lessi avidamente per formarmi una visione della tecnica astrologica che implicasse il minor numero possibile di elementi: i dodici segni zodiacali, le dodici case astrologiche, i dieci pianeti e l’asse dei Nodi Lunari, legati tra loro da rapporti di governo e da aspetti angolari di congiunzione, sestile, quadratura, trigono ed opposizione, riservando un’attenzione modesta all’aspetto angolare di quinconce, qualora presenti un’orbita molto stretta, e praticamente nulla a quello di semisestile; questi elementi, assieme ai transiti planetari, permettono di descrivere il carattere di ogni uomo e di illustrare lo sviluppo delle tappe fondamentali del suo destino, stabilito immutabilmente nell’istante della sua nascita nel moto preordinato dei pianeti rispetto ai punti sensibili del grafico astrologico della sua genitura.
Cominciai a comprendere il senso dell’astrologia leggendo il libro di Dane Rudhyar L’astrologia centrata sulla persona, edito da Astrolabio-Ubaldini, raccolta di sei saggi pubblicati negli anni 1969, 1970 e 1971 che ruotavano intorno alla domanda che apriva la prefazione: “A che serve l’astrologia?”, che evidenziava le differenze tra l’approccio orientato sull’evento e quello centrato sulla persona, teso, quest’ultimo, a produrre la crescita della consapevolezza e l’autorealizzazione personale, che stimolò il mio interesse per la nozione indù del dharma, che avrei incontrato innumerevoli altre volte nelle mie letture, non solo astrologiche; fu grazie a lui, anche se massone, e difatti infarciva i suoi scritti di fumose stupidaggini, se colsi il fatto che il tema natale rappresenta l’intero universo messo a fuoco in un punto particolare di spazio e tempo, essendo tecnicamente la rappresentazione bidimensionale della relazione tra cielo e terra nel momento e nel luogo della nascita, però lui non conosceva la sostanza del tempo.
Poiché ignorava il rapporto tra tempo ed eternità, Rudhyar non poteva attuare un ricollegamento ontologico tra essere e carattere, racchiuso simbolicamente nel grafico astrologico della genitura, e tra divenire e destino, illustrato dallo studio dei transiti planetari che evidenziano lo sviluppo preordinato delle tappe fondamentali dell’esistenza, ma aveva intuito che il tema natale costituisce la formula esistenziale dell’uomo concreto nel suo essere totale, la sua firma (nel senso occulto del termine), il suo nome sacro, e che il compito dell’astrologia è quello di rivelare, ad una mente ancora confusa e generalmente contorta dalle pressioni dell’ambiente socio-culturale, le strutture basilari che caratterizzano la maniera particolare in cui le energie della natura umana sono organizzate dentro di lui, affinché possa orientare, polarizzare e riordinare le sue attività secondo il suo modello celeste, in quanto tutto ciò che nasce in un tempo particolare ed in un punto specifico dello spazio è organizzato secondo un modello-seme, o archetipo, simboleggiato dalla sua carta del cielo natale, che definisce ciò che quell’organismo dovrebbe essere per soddisfare la sua funzione nello schema universale delle cose.
Rudhyar, che assegnò alla sua filosofia il nome di astrologia umanistica, spiegava che essa doveva occuparsi essenzialmente di problemi di coscienza, essendo basata sull’accettazione conscia che ogni uomo deve fare di se stesso, di ciò che potenzialmente egli è, della sua totalità, senza che vi rimanga attaccato nessun luogo comune etico di buono o cattivo, fortunato o sfortunato; ciò significa, proseguiva l’autore, che ciascuno dovrebbe accettare la propria carta del cielo così com’è, cercando di soddisfarne le implicazioni relative, ma esse devono essere viste in una luce totalmente nuova, nel riconoscimento che ogni tema natale realizzi uno scopo significativo del tutto valido e che, come individuo, ciascuno è quello scopo, qualunque esso sia e comunque la società o i genitori possano considerarne il valore, e pertanto l’astrologo, nel momento in cui si trova davanti ad una carta astrologica, deve avere la mente libera da ogni ricetta, concetto e preconcetto: dev’essere, insomma, un immoralista.
Rudhyar, dopo aver fatto riferimento alla nozione indù del dharma, la verità di esistenza propria di ogni creatura vivente, modello fondamentale della personalità racchiusa nel grafico astrologico della sua genitura, introduceva la nozione del karma, che indica il tipo specifico di attività atto a realizzare il dharma individuale, e, conseguentemente, rifacendosi alla Bhagavadgītā, quella del Karma Yoga, che costituisce il processo di totale accettazione delle attività richieste per soddisfare il proprio dharma, e difatti, nel capitolo intitolato L’astrologia come Karma Yoga, l’autore spiegava che il Karma Yoga è l’unione, cioè lo yoga, con quanto dev’essere fatto per realizzare pienamente le caratteristiche e le potenzialità della propria nascita, e ciò significa accettazione incondizionata della carta natale come mezzo per realizzare il proprio dharma, ma l’identificazione con il proprio modello cosmico dev’essere il risultato di un processo conscio, ottenuto mediante una focalizzazione positiva e dinamica della coscienza su di esso, al fine di realizzare consapevolmente e chiaramente lo scopo del proprio tema natale.
Devo probabilmente a Rudhyar, per averne la certezza dovrei rileggere tutti i suoi libri, ma sarebbe una perdita di tempo che non posso permettermi, l’osservazione secondo la quale il tema natale, unione del cerchio celeste dello zodiaco tropico e della croce terrestre degli assi della verticale e dell’orizzonte del luogo di nascita, con al centro dei due centri l’uomo concreto, è un autentico mandala personale, simbolo della totalità psichica, supporto oggettivo per la meditazione su se stessi che consente dapprima di riconoscere le singole componenti del carattere nelle configurazioni planetarie che lo compongono, dopodiché, scavando dentro di sé per mezzo della consapevolezza acquisita, di sviscerare le zone d’ombra del proprio essere, per aderire così al disegno complessivo rappresentato in esso, e, infine, dopo aver ricostruito la propria biografia ed averla messa in relazione con i transiti planetari del passato, di attuare consapevolmente il proprio destino, delineato nello sviluppo preordinato dei transiti planetari rispetto al tema natale, che illustrano la sequenza prestabilita dei climi futuri della propria vita.
Nell’essere, infatti, esiste, già perfettamente compiuto in un’immagine eterna, lo svolgimento prestabilito dell’esistenza dell’uomo concreto, il quale, non essendo egli causa sufficiente di se stesso, in quanto non si è creato da solo, agisce sempre secondo il proprio carattere, che non si è dato da sé ma lo determina in maniera incoercibile, racchiuso simbolicamente nel grafico astrologico della sua genitura, immagine archetipica del dovere assegnatogli dall’essere, che rivela inoltre la qualità della sua nascita ed il compito che gli sta fitto nel cuore, mentre lo studio dei transiti planetari, che discendono rigidamente dalle posizioni radicali dei pianeti, illustra lo sviluppo prestabilito delle tappe fondamentali della sua esistenza, ossia il modo in cui si svolge effettivamente il suo destino, avvolgendolo così in un quadro generale oggettivo dell’esistenza che conferisce senso al suo esserci nel mondo e, rispecchiando l’ordine armonioso del cielo, l’aiuta ad orientarsi nel caos apparente che lo circonda.
In quegli anni vivevo la crisi determinata dal fallimento della razionalizzazione economica dell’esistenza implicita nella struttura della VI casa natale nel segno zodiacale della Vergine, che si estende per quasi 49° di longitudine dello zodiaco tropico ed ospita Plutone e la congiunzione tra Giove ed Urano, ed ero alla ricerca del fondamento autentico della mia vita, così, sfogliando libri di astrologia nelle librerie, leggendo quelli acquistati e riflettendo sul grafico astrologico della mia genitura, compresi la necessità di effettuare un atto di fede nel mio destino, e, senza rendermene conto, giacché, tranne approcci sporadici, tra i quali l’I Ching, avevo sempre rifiutato di farmi trascinare in ambiti di conoscenza privi di riscontri oggettivi, cominciai ad integrare l’apertura alla trascendenza, indicata dal Nodo Lunare Nord nel segno zodiacale dei Pesci e nella XII casa natale, con la razionalità espressa dalla casa natale opposta e complementare, per riunire infinitamente grande ed infinitamente piccolo, Macrocosmo e Microcosmo, partendo dalla miopia del piccolo, che mi era più familiare, cercando concetti filosofici da collegare all’oggettività del tema natale, immagine cosmica di me stesso, l’unica cosa di cui mi fidassi e su cui sentissi di poter riedificare la mia esistenza, avendone riscontrato la realtà effettiva.
Ad oltre un decennio di distanza da quegli eventi, ormai consapevole delle profonde implicazioni filosofiche dell’intuizione che mi fulminò la sera in cui osservai per la prima volta nel monitor del computer la simulazione del moto dei pianeti lungo lo zodiaco tropico, scorgendo il nesso tra lo scorrere del tempo e l’esistenza dell’uomo concreto, esperienza che mi dischiuse un insieme di possibilità che ho impiegato anni per esplorarle fino in fondo e spiegarle razionalmente, comprendo perfettamente a cosa serve l’astrologia, in quanto l’analisi del tema natale e dei corrispondenti transiti planetari, nonché lo studio dell’ereditarietà astrale e delle relazioni interpersonali effettuato mediante la tecnica della sinastria, ne fa un eccezionale strumento di guarigione dal nichilismo della modernità; soprattutto il grafico astrologico della genitura, fondamento oggettivo dal quale l’astrologo trae i propri giudizi, serve da supporto per divenire ciò che si è, accettando consapevolmente il proprio carattere ed il proprio destino, ma, per arrivarci, ho dovuto affrontare il mio inferno interiore: allora, infatti, odiavo tutto di me stesso e della vita che avevo costruito agendo sconsideratamente le energie del mio tema natale, nome, origini, ambienti in cui ero stato costretto dalle burocrazie statali ed aziendali, destino.
Ma vivere, se si rifiuta il modello di vita moderna fondato sull’omologazione attuata per mezzo della scuola di massa al fine di livellare gli uomini al livello medio e mediocre dell’ultimo uomo di nietzschiana memoria, comporta l’assunzione di un destino, individuando la propria vocazione e seguendola fino in fondo, ma prendere questa decisione, soprattutto per chi è stato plagiato a credere nella razionalizzazione economica dell’esistenza, comporta esitazioni e resistenze interiori, a causa della necessità di abbandonare le vie battute dalla moltitudine per seguire la propria strada; allora la conoscenza del rapporto tra tempo ed eternità, della corrispondenza del grafico astrologico della genitura con il proprio carattere e dei transiti planetari come indicatori delle tappe preordinate dell’esistenza indicate dal moto predeterminato dei pianeti lungo lo zodiaco tropico, mostra oggettivamente che l’accettazione del proprio destino è l’unica strada percorribile per vivere in accordo con la propria natura e con il compito che sta fitto nel cuore, che va portato a termine con devozione, secondo la formula amor fati di Nietzsche: amare il proprio destino, per quanto possa essere difficile.
L’astrologia, con l’analisi del grafico astrologico della genitura, restituisce infatti il quadro completo della personalità dell’uomo concreto, incluse le zone del suo essere oscurate dagli impedimenti esterni, mentre i transiti planetari mostrano la sequenza preordinata delle tappe fondamentali della sua esistenza, fornendogli un formidabile punto d’appoggio per la conquista di se stesso, e, mostrandogli il suo ricollegamento effettivo con l’universo, costituisce uno straordinario strumento di guarigione dallo smarrimento esistenziale e dal nichilismo conseguito alla morte del Dio cristiano, in quanto dimostra che l’unico modo di trattare la propria esistenza conformemente alla realtà è quello di valutare quanto essa aderisca all’immagine archetipica rappresentata dal tema natale, e, in caso di scostamento, indica come agire per realizzare la piena esplicazione delle possibilità insite nel suo modo d’essere: ne consegue che essa ha valore soprattutto per chi è oppresso da un paradigma ostile ed affronta il crollo delle proprie certezze, perché conferma oggettivamente il sentire soggettivo riguardo il proprio destino.
Con l’astrologia, e con la consapevolezza che ne consegue, si può infatti realizzare se stessi al livello più elevato possibile compatibilmente con le energie indicate nel grafico astrologico della genitura, adempiendo così il dovere insito nella propria natura; in termini aristotelici si tratta di passare dalla potenza, ciò che è indicato in maniera immutabile ed archetipica nel tema natale, all’atto, rendendo effettivi i singoli elementi astrologici e fondendoli coscientemente secondo il disegno rappresentato in esso, raggiungendo così l’entelechia, condizione di perfezione di un ente che ha realizzato ogni sua potenzialità, e, per quel che riguarda lo sviluppo dell’esistenza, agendo conformemente alla necessità cosmica indicata dai transiti planetari, che esplicano nel corso della vita quel che è contenuto in germe nella carta del cielo, facendo concentrare di volta in volta l’attenzione su determinati settori dell’esperienza umana, attraverso eventi o incontri, per orientarsi saldamente nello sviluppo consapevole dell’esistenza, finché non ci si rende conto che non si può essere altro da quel che si è.
Considerato che nell’essere tutto è già accaduto, e che il divenire scorre lungo binari predeterminati, l’unica variabile sulla quale è possibile agire, una volta scoperti il fondamento ontologico di carattere e destino e la corrispondenza effettiva tra Macrocosmo e Microcosmo, è la mente, la quale può porre un argine alle tendenze più negative del carattere indicate nel tema natale, ma, soprattutto, individuato il proprio dharma, si può ricostruire la propria esistenza partendo dalla consapevolezza delle componenti necessarie a realizzare il dovere nei confronti dell’essere che costituisce lo scopo per cui si è nati: trovando nell’essere il radicamento del proprio carattere e dell’agire che gli è conforme, assumendo su di sé il proprio destino, divenendo ciò che è nell’accettazione degli eventi che il percorso di vita gli impone, liberandosi della morale eteronoma istituita dai predicatori dell’eguaglianza ad immagine e somiglianza degli scarti del genere umano, l’uomo concreto passa dalla potenza, rappresentata dal tema natale, all’atto, ossia alla piena esplicazione di se stesso e del compito che gli sta fitto nel cuore.
L’entelechia, o pienezza di ciascun essere secondo la propria natura, è dunque la meta dell’uomo che sente che la vita deve svilupparsi secondo la propria legge interiore, non vincolata dalla razionalizzazione economica dell’esistenza, e difatti, sul finire del 2000, intrapresi lo studio dell’astrologia, senza peraltro immaginare dove mi avrebbe portato, perché avevo bisogno di conferme oggettive riguardo la certezza soggettiva sul mio destino, ma leggendo i libri di Rudhyar, autore impegnato a depurarla dalle categorie morali di bene e male, buono e cattivo, riallacciandosi frequentemente alle filosofie orientali, allo spiritualismo New Age ed alla psicologia del profondo, non avrei mai potuto imparare ad interpretare una carta del cielo, così, dopo averne letto tutti i libri, passai a quelli di Stephen Arroyo, il quale proviene dalla sua stessa scuola di pensiero ma è meno fumoso ed espone la disciplina in prima persona, trasferendone l’esperienza ai lettori, cominciando da Astrologia, Karma, Trasformazione, le dimensioni interiori della carta natale, edito da Astrolabio-Ubaldini.
L’autore, secondo le note riportate nella quarta pagina di copertina, basandosi sulla legge del karma e sulla spinta all’autotrasformazione, ma sarebbe più corretto dire sulla spinta a divenire ciò che si è, in quanto il carattere è incoercibile e l’unica scelta che si dà all’uomo concreto è riconoscere il dovere insito nella propria nascita e realizzarlo, integrava in quel libro astrologia umanistica, psicologia junghiana e filosofie orientali, ponendo particolare accento sul significato karmico e sulle forze trasformatrici di Saturno, Urano, Nettuno e Plutone, e considerando le tecniche astrologiche in una prospettiva orientata alla crescita, al fine di riconoscere il significato spirituale dell’astrologia ed il suo inestimabile valore per accrescere al massimo la conoscenza di sé, cosa di cui avevo particolarmente bisogno in quegli anni, considerata l’angoscia esistenziale nella quale mi dibattevo.
Nell’introduzione Arroyo spiegava che fin da quando aveva cominciato a studiare l’astrologia, interesse sorto durante un periodo di grande cambiamento personale, avvenuto in seguito ad una profonda immersione negli scritti di Carl Gustav Jung, aveva scoperto che c’era in essa più di quanto non fosse scritto nella maggior parte dei libri sull’argomento, da sempre consapevole intuitivamente del fatto che, dietro i simboli ed il linguaggio arcaico dell’astrologia tradizionale, esisteva un vasto campo di saggezza potenziale, una più profonda comprensione delle leggi della vita ed una capacità di penetrazione tali da condurre uno studente devoto ad una conoscenza più sottile delle dimensioni spirituali dell’esperienza; da allora, avendo cominciato a divorare un libro astrologico dopo l’altro, si trovò immediatamente alla ricerca dei significati più profondi dei simboli, espressione interna di un linguaggio cosmico che gli sembrava contenere un grande potenziale di crescita spirituale e di intensa consapevolezza.
Proseguendo nei suoi studi, gli divenne sempre più chiaro che l’astrologia funziona con livelli di coscienza e dimensioni di esperienza che vanno ben oltre la capacità di comprensione della mente logica, e che soltanto una mente intuitiva elevata può capirla veramente in tutte le più profonde ramificazioni ed espressioni, così, anno dopo anno, aveva trovato che si poteva davvero affinare l’intuizione attraverso la meditazione, la pratica costante e l’apertura mentale, fino al punto in cui era possibile percepire immediatamente la realtà essenziale che tanti autori avevano tentato di spiegare nei libri in circolazione, dei quali si dichiarava deluso, pertanto si considerava fortunato per essersi diretto presto verso le opere di Dane Rudhyar e per aver approfondito gli studi nel campo dello yoga, dei guaritori, delle religioni orientali, dei discorsi e degli scritti di diversi maestri spirituali, oltre che alle incomparabili indagini scientifiche di Jung, che aveva continuato a studiare per molti anni.
Tutte queste ricerche, assieme alle sue percezioni sempre più chiare nel campo dell’energia, ad uno studio a lungo termine di centinaia di sogni altamente istruttivi e ad una sintesi intuitiva di tutte queste dimensioni di vita intorno ad un centro spirituale ideale, l’avevano portato infine ad un metodo di comprensione e di applicazione dell’astrologia per lui totalmente soddisfacente, ma non si trattava di un sistema di interpretazione chiuso, piuttosto aveva maturato la sicurezza che la direzione che stava perseguendo nella sua conoscenza e nel suo lavoro di consulenza fosse quella giusta per la sua crescita, e, di fatto, molto più utile e costruttiva per i suoi studenti e clienti dell’assortimento di teorie e di assunzioni non verificate che costituiscono tanta parte dell’astrologia orientata sull’evento ed ‘esoterica’; le menzogne e le generalizzazioni infondate che si incontrano in alcuni libri astrologici sono profondamente distruttive se applicate alle situazioni individuali senza alcun rafforzamento o adattamento al livello di coscienza delle persone, e sono del tutto comiche quando si scopre che perfino un controllo superficiale di tali affermazioni, fatto con completa integrità ed in assenza di auto-inganno, può provare sperimentalmente la loro totale irrilevanza verso la reale esperienza della vita.
Arroyo forniva poi un’informazione biografica di grande valore per l’astrologo, considerato che l’astrologia è il linguaggio della vita e che non ci si può esimere dal raccontare se stessi secondo i suoi canoni, ossia l’elenco dei transiti planetari del momento in cui iniziò i suoi studi astrologici, dai quali si desume che accadde all’età di ventuno anni: Saturno era congiunto con l’Ascendente natale e Nettuno con Venere radix, mentre la congiunzione celeste tra Plutone ed Urano formava un aspetto angolare di quadratura con Urano radix, pianeta governatore della XII casa natale, tutti aspetti cosiddetti ‘duri’ o ‘difficili’, ed aggiungeva di aver menzionato quei transiti per indicare che per lui l’astrologia significava non soltanto una professione a tempo pieno ed un modo di pensare e perseguire la verità, ma anche che era stata ed era ancora uno strumento per raffinare la sua natura e per dargli l’ispirazione verso più grandi ideali di esperienza immediata, e che il suo libro era il risultato delle idee che aveva raccolto nelle sue indagini sui princìpi unificanti della vita ed i significati più profondi dell’astrologia.
Esso includeva una grande varietà di argomenti di difficile comprensione o non disponibili nei libri, ed era volto ad illuminare i significati più profondi dell’astrologia, le dimensioni più intime ed il livello di interpretazione basato sull’esperienza ed orientato alla crescita trascurati dalla letteratura astrologica, fondandosi primariamente sull’esperienza personale e clinica che l’autore aveva cercato di rendere più pratica possibile, per quanto, a causa della sottigliezza e dell’immensa portata di alcuni degli argomenti trattati, in alcuni punti era anche profondamente speculativo; Arroyo richiamava poi il lettore sull’importanza del valore essenziale e della verità della semplicità, presa di coscienza che doveva divenire immediatamente evidente a chiunque volesse praticare l’astrologia se voleva iniziare a sintetizzare la moltitudine di fattori di ogni carta natale in un tutto coerente e significativo.
Difatti, man mano che proseguiva nei suoi studi, percepiva con crescente chiarezza che la carta natale è un simbolo totale, unificante, vivente, e che l’uomo concreto non è meramente un composto di molti fattori diversi, ma un’unità vivente di potenziale divino, ed i processi di crescita trattati dall’astrologia, transiti e progressioni, non sono cicli isolati per caso che coincidono di quando in quando, ma aspetti di una coscienza unificata e dinamica che opera simultaneamente a molti livelli differenti ed in molte dimensioni diverse, perciò, quando i suoi studenti gli chiedevano da dove dovevano iniziare ad interpretare la carta del cielo di qualcuno, lui rispondeva che se loro capivano interamente e completamente un fattore della carta, questo li avrebbe condotti al centro da cui tutto emana, sicché dovevano semplicemente parlare di qualcosa che capivano veramente, metterlo in relazione con l’esperienza personale ed il livello di consapevolezza della persona, e poi lasciarlo fluire da solo, in quanto, penetrando nel centro di ogni cosa, alla fine avrebbero incontrato la realtà e la verità più profonda.
Quindi citava un detto orientale, la mente è l’assassina del reale, che, legato com’ero alla razionalizzazione dell’esistenza indicata dalla posizione della testa del drago nel grafico astrologico della mia genitura, mi impressionò fortemente, e difatti essa può assorbirsi a tal punto negli intricati dettagli di una carta particolare da perdere di vista la totalità ed i valori personali del cliente, divenendo nemica della verità, della chiarezza e della luce, ed appesantendo il problema attuale con una quantità di dettagli confusi, purtuttavia può anche servire come strumento per il sé più elevato, per illuminare la realtà insondabile della vita e del destino individuale; la qualità di ogni dialogo astrologico dipende dunque, più di qualunque altra cosa, dalla purezza della mente, dalla profondità di concentrazione e dagli specifici ideali di vita del consulente, e coloro che tentavano di sminuire l’importanza dei valori filosofici o spirituali dell’astrologo, affermando che tale orientamento è ‘mistico’, ascientifico ed irrilevante per una conoscenza di ‘sani princìpi astrologici basilari’, gli sembravano avere pochissima comprensione dell’impatto del loro lavoro e della responsabilità che si assumevano nel consigliare gli altri.
Una volta fatto proprio l’approccio basato sull’accettazione di una realtà più elevata di quella percepita dai sensi fisici, diventa evidente che la maggior parte delle soluzioni non vengono dal mondo esterno, ma dall’interno, perciò, anziché concentrare l’attenzione su quanto facile o felice possa essere una certa situazione o un dato periodo di tempo, occorre apprendere la lezione del potenziale di crescita inerente a tutte le esperienze ‘difficili’ e considerare le esperienze ‘facili’ come progressi, senza perdere l’equilibrio o giungere all’inflazione dell’io; in tale ordine di idee, convenienza e comodità di vita sul piano materiale non sono i fattori di maggiore importanza, come accade invece nell’astrologia centrata sulla previsione dell’evento, ma hanno la priorità lo stato interiore dell’esistenza ed il processo di auto-sviluppo, e l’autore, nel libro, aveva cercato di indicare al lettore la direzione per comprendere la carta di nascita, i transiti, le progressioni ed i fattori di confronto delle carte astrologiche ad un livello di profondità volto a suscitare un risveglio interiore di bisogni potenziali e scopi personali.
Sebbene si possa sapere con una certa sicurezza che un transito particolare si manifesterà in superficie in un certo modo al quale i più risponderanno e reagiranno, esiste un significato più profondo relativo a quel periodo di tempo, uno sviluppo di vita o un cambiamento di consapevolezza capaci di avere ramificazioni a lungo termine, ed è dovere dell’astrologo, il suo cimento più difficile, mostrarlo al cliente per aiutarlo a concentrare la sua attenzione sul processo essenziale in corso, invece che sui cambiamenti superficiali, in quanto, come affermava Jung, ciò con cui non siamo in contatto a livello conscio ci accade come ‘fato’, sembra che accada a noi e non ce ne assumiamo alcuna responsabilità né riconosciamo la nostra parte nel portarlo alla manifestazione, così, più siamo consciamente in contatto con la nostra vita interiore, più l’astrologia costituisce uno strumento per chiarire gli stadi di auto-sviluppo che dovremmo superare ed usare come opportunità di trasformazione personale.
Il primo capitolo del libro, dedicato alla definizione del concetto di karma, che altro non è se non la legge impersonale ed immoralista che regola l’universo, e, con esso, il ciclo delle nascite e delle morti, si apriva con una citazione di Jung: « Ciò che accade a un individuo è caratteristico di lui stesso. Rappresenta un modello, e tutti i pezzi gli si adattano. Uno dopo l’altro, via via che la sua vita procede, vanno a posto secondo un qualche disegno pre-destinato. », che allora mi fulminò con la promessa di realizzazione di quel che avvertivo segretamente dentro di me, mentre ora ne sperimento la realtà, quindi Arroyo spiegava che ogni uomo ha certe influenze karmiche da affrontare e deve raccogliere i frutti di ciò che ha seminato, e l’astrologia, fornendogli una mappa dei suoi attaccamenti, problemi, talenti ed atteggiamenti mentali, gli offre un modo non solo per rendersi conto in senso specifico di quale sia esattamente il suo karma, aiutandolo ad elaborare questi confronti all’interno ed all’esterno di se stesso, ma anche per iniziare a porsi al di sopra di essi ottenendone un’altra prospettiva.
Accolta l’idea del potere della mente e della volontà nella trasformazione personale, l’autore ne faceva discendere la responsabilità del destino e dei problemi rilevati nel tema natale, però esagerava nell’attribuire un valore karmico a quasi ogni fattore ed a fare dell’intera carta del cielo l’immagine del karma individuale, in quanto, se niente si crea dal nulla, il fatto che una persona specifica esista in una data forma è dovuto sì a fattori karmici, ma sarà quel che è a determinarne il destino, perciò, per me che sono propositivo ed orientato al futuro, ha molto più senso vedere nel grafico astrologico della genitura un mandala personale modellato dall’essere che racchiude simbolicamente il dharma dell’uomo concreto, il compito che gli sta fitto nel cuore derivatogli dalla sua propria natura, e misurare, con l’accresciuta consapevolezza, quanto la sua azione sia conforme ad esso; spariscono così i giudizi morali di buono e cattivo propri del giudeo-cristianesimo, e, ricollegandosi all’universo per il tramite dell’astrologia, ci si libera dalla morale eteronoma evangelizzata dai predicatori dell’eguaglianza.
Arroyo attribuiva poi a Saturno, il mio padre celeste, il ruolo di Signore del karma, e, considerando gli aspetti angolari di quadratura e di opposizione, che individuano le aree di maggior tensione ma anche le zone di maggiore crescita potenziale, sottolineava la necessità di venire al nocciolo della complessità personale, in quanto le forze indicate dall’aspetto di quadratura formano una croce ed interferiscono nell’espressione le une delle altre, pertanto vanno armonizzate attraverso un processo che generalmente dura anni, via via che la persona sviluppa nuovi modelli di comportamento ed una maggiore auto-comprensione, mentre le forze coinvolte nell’aspetto di opposizione rivelano spinte opposte, e tuttavia complementari, verso l’espressione più immediata nel rapporto con gli altri, con la peculiarità che, per armonizzare queste polarità, l’opposizione richiede che si sviluppi maggiore consapevolezza non solo del proprio sé ma anche dei desideri, delle aspettative e dei punti di vista altrui.
Dopo Saturno e gli aspetti angolari di quadratura e di opposizione, l’autore menzionava i tre segni karmici che, tra i dodici dello zodiaco tropico, sono più interessati dalle crisi chiaramente riferibili al karma, spiegando che le persone con forti valori Vergine e Pesci, e che dunque ospitino non necessariamente il Sole di nascita, hanno come destino quello di portare un peso molto più gravoso degli altri, sia a livello di lavoro fisico e doveri faticosi (Vergine) che di inquietudine e confusione emotiva (Pesci), in quanto rappresentano stadi cruciali di auto-sviluppo, fasi di evoluzione e di crescita in cui devono affrontare i frutti delle loro azioni ed attitudini, ma anche il segno dello Scorpione può essere specificamente riferito al karma, in quanto è durante questa fase di sviluppo che l’individuo deve affrontare onestamente i propri desideri e giungere a realizzare il loro potere intrinseco.
Arroyo affrontava quindi le case IV, VIII e XII, dette case d’‘acqua’ poiché corrispondono ai segni zodiacali Cancro, Scorpione e Pesci, che si riferiscono al passato, a risposte condizionate divenute istintuali e che operano attraverso le emozioni e dunque il karma: la IV rivela il condizionamento che lega alla famiglia, alla casa, al senso di intimità e di tranquillità domestica e ad altri fattori relativi alla sicurezza; l’VIII rivela un forte bisogno di intimità, tanto che è generalmente piuttosto difficile conoscere ad un livello intimo la persona con valori in questa casa, in quanto, volendo anche il potere, è fortemente motivata ad esercitare un’influenza sul mondo mantenendo simultaneamente un notevole riserbo; la XII rivela invece influenze che sono totalmente ed ovviamente al di là di ogni controllo, e spesso alla persona è chiaro che non sarà in grado di soddisfare i desideri interiori attraverso una qualsiasi attività ordinaria, sebbene questa chiarezza possa richiedere anni di sofferenza per svilupparsi.
Infine, Arroyo considerava che, nell’esistenza presente, la personalità è costruita sulle fondamenta del passato, e la Luna rappresenta appunto i sentimenti radicali riguardo se stessi, quella che si può definire anche “auto-immagine”, sebbene il senso di sé rappresentato dall’astro notturno non sia tanto un’immagine conscia e nitida quanto un’indicazione subliminale, solitamente piuttosto vaga, di ciò che realmente si è; segno, casa ed aspetti della Luna sono importanti in qualunque considerazione a livello di rivelazioni karmiche della carta, non essendovi probabilmente nessun altro fattore nel tema natale che possa essere riferito così immediatamente ad esperienze ed a modelli comportamentali passati.
Introdotta la parte filosofica nella quale inquadrare il discorso astrologico, Arroyo indicava le chiavi di trasformazione personale nei pianeti Urano, Nettuno e Plutone, i quali simboleggiano forze che suggeriscono continui mutamenti nella coscienza: il primo rappresenta una forza che si manifesta come cambiamenti improvvisi di modelli di vita, trasformazioni repentine di coscienza, lampi di intuizione e rapide esplosioni di nuove idee e concetti originali; il secondo una forza interamente al di là del controllo umano, essendo oltre i limiti della ragione o di qualunque altra cosa comprensibile alla mente logica, perciò, per capire Nettuno nella sua essenza, occorre arrendersi alla sua influenza in quanto esso è, per definizione e funzione, al di là dei limiti; il terzo una forma di energia estremamente concentrata che può essere usata in modo creativo soltanto quando chi la usa sia sufficientemente evoluto spiritualmente, essendo l’evoluzione spirituale ed un profondo potere curativo le sole zone di esperienza in cui le forze di Plutone possono essere utilizzate senza una retroazione negativa.
Seguiva poi un lungo capitolo dedicato a Saturno, alla sua natura, al suo significato nella carta natale, agli aspetti angolari che forma con gli altri pianeti, al ritorno sulla sua posizione radicale ed ai suoi transiti rispetto ai pianeti ed alle case natali, quindi un capitolo dedicato agli aspetti angolari che coinvolgono Urano, Nettuno, Plutone ed i pianeti personali Sole, Luna, Mercurio, Venere e Marte, nel quale definiva gli aspetti ‘difficili’ come sfide, in quanto simboleggiano le zone di massima tensione e pressione nella vita interna della persona, mentre gli aspetti dinamici rivelano il punto in cui l’individuo è costretto ad adattarsi in modo notevole ed a crescere attraverso un’esperienza concreta, aggiungendo che, ai fini della comprensione degli aspetti, bisogna tener conto del fatto che, a determinarne la qualità, sono l’elemento o gli elementi nei quali si trovano i pianeti maggiormente carichi di tensione.
Arroyo specificava quindi che ciascun aspetto dev’essere valutato secondo la natura dei pianeti coinvolti, e che la sua regola favorita nella loro interpretazione era che i pianeti nei segni rappresentano gli impulsi basilari di espressione ed i bisogni di compimento, ma gli aspetti rivelano lo stato reale del flusso di energia e quanto sforzo personale è necessario per esprimere un impulso particolare o per realizzare un bisogno particolare; in altre parole, un aspetto particolare ci dice quanto sforzo sarà necessario, in senso relativo, per raggiungere un dato risultato, anche se l’intera carta, così come il background, l’ambiente e l’educazione specifica dell’individuo, devono essere valutati per verificare se le capacità reali ed il modello karmico della persona la renderanno capace di soddisfare questi impulsi e bisogni.
L’autore analizzava poi una teoria degli aspetti basata sul flusso di energia, nel tentativo di descrivere tipi specifici di flusso di energia ad un livello molto sottile di operazione, energia che può manifestarsi come innumerevoli tipi di comportamento e come un’infinita varietà di tratti della personalità, classificandoli in dinamici o provocatori, oppure armonici o scorrevoli: gli aspetti armonici mostrano che le due energie coinvolte, e quindi le due dimensioni dell’essere dell’individuo, vibrano in armonia e si rinforzano a vicenda all’interno del campo di energia della persona, simili a due onde che si armonizzano e si fondono in un’espressione unificata di energie complesse, indicando uno stato di essere e di sintonia che è interamente stabile e forte, un modo per usare la nostra energia in maniera scorrevole e rilassata; gli aspetti provocatori indicano invece che le energie coinvolte, e dunque le dimensioni di vita dell’individuo la cui carta natale ha un tale aspetto, non vibrano in armonia, così, anziché rinforzarsi vicendevolmente, tendono ad interferire nell’espressione reciproca ed a creare tensione all’interno del campo di energia, come se le due onde fossero in rapporto discordante fra di loro, stabilendo ciò che potremmo chiamare un tono instabile o irritante, e questa irritazione o instabilità può, tuttavia, spingere l’individuo verso qualche sorta di azione precisa al fine di risolvere la tensione.
In quest’ottica, gli aspetti si possono suddividere in aspetti di liberazione di energia ed aspetti di mantenimento di forma: i primi sono il quadrato e l’opposizione, sebbene alcune congiunzioni e qualche aspetto minore simboleggino altri modi particolarmente dinamici di liberazione di energia, i secondi sono il sestile ed il trigono, sebbene anche alcune congiunzioni e qualche occasionale aspetto minore ricadano nella seconda categoria; il relativo dinamismo o l’armonia di ogni scambio particolare dipendono non solo dall’angolo specifico fra i pianeti ma anche fra gli elementi coinvolti, e, aggiungeva Arroyo, l’ideale di una carta natale è di trovare un equilibrio tra i due tipi di aspetti, così può esserci una sintesi di queste funzioni complementari di energia all’interno del campo di energia totale della persona.
Quadrati ed opposizioni rappresentano le sfide che devono essere affrontate e gli aspetti scorrevoli le risorse con cui affrontarle, e ciò in quanto la tensione implicita negli aspetti provocatori costringe ad agire al fine di cambiare condizioni non soddisfacenti sia all’interno sia all’esterno, altrimenti si vive in uno stato di frustrazione interna e di inquietudine, poiché i pianeti in aspetto provocatore posseggono più energia di quelli in aspetto armonico, quindi la persona deve lottare di più in quelle zone di vita per via dell’ulteriore impegno e per liberare la tensione, e, una volta che abbia affrontato con efficacia le provocazioni indicate, spesso acquista un più grande senso di soddisfazione di quanto ne avrebbe avuto se avesse usato soltanto le energie armoniche, i quadrati mostrano infatti ciò che si deve affrontare attraverso l’esperienza immediata, i trigoni indicano ciò che si vive a livello naturale.
Arroyo illustrava poi le interpretazioni degli aspetti angolari tra Urano, Nettuno e Plutone ed i cinque pianeti personali Sole, Luna, Mercurio, Venere e Marte, ed infine si soffermava brevemente sugli aspetti della Luna, pianeta tanto intimamente connesso con il condizionamento passato, e dunque con il karma, spiegando che l’interazione della Luna con gli altri pianeti mostra la capacità di fare uso dei risultati delle esperienze e dei condizionamenti passati e di esprimerli, ed indicava le frasi chiave dei vari aspetti dinamici lunari con la sola parola ipersensibilità, sottolineando che ogni aspetto esatto che coinvolge la Luna colora il modo in cui la persona sente se stessa, la sua autoimmagine.
Infine, nel paragrafo dedicato alla comprensione delle tematiche della carta natale, Arroyo spiegava che la chiave di un approccio olistico all’interpretazione consiste nell’evidenziare i diversi temi che dominano la vita di una persona sintetizzandone i fattori in relazioni fra i dodici princìpi basilari, utilizzando gli aspetti e la posizione dei segni e delle case dei pianeti coinvolti, cosa che risulta molto più difficile che isolare un aspetto particolare e leggerne una serie di interpretazioni su testi diversi, si tratta infatti di maturare una capacità che non può essere insegnata facilmente o scritta in astratto, dato che le combinazioni di aspetti, segni e case sono numerosissime, ciascun aspetto specifico è difatti modificato nella sua espressione in rapporto ai segni coinvolti, e ciascuna energia planetaria è espressa in un modo che è colorato non solo dai suoi aspetti stretti ma anche dalla sua posizione per segno zodiacale.
Le carte del cielo evidenziano normalmente delle configurazioni fra molti pianeti che coinvolgono una quantità di aspetti differenti, e soltanto anni di pratica e di esperienza permetteranno allo studente di superare questo ostacolo apparentemente insuperabile, dopo aver sviluppato la capacità di vedere le configurazioni in una carta natale come un tutto e di mescolare il significato dei pianeti coinvolti in queste combinazioni complesse, in quanto questi fattori e dettagli simboleggiano altrettante sfaccettature di una persona viva e totale; prima di tutto occorre comprendere il significato dei pianeti coinvolti ed i loro scambi specifici con gli altri pianeti della configurazione, dopodiché si potranno mescolare questi significati in un modo che rifletterà accuratamente la maniera in cui l’individuo vive effettivamente queste energie: se un pianeta partecipa delle maggiori tematiche della carta, e perciò simboleggia una sintonia che l’individuo esprime in maniera dominante, il suo ruolo in una data configurazione sarà degno di speciali attenzioni, ma, più di ogni altra cosa, dovremmo focalizzare l’attenzione su ogni pianeta personale, o sull’Ascendente, coinvolto in una data configurazione, in quanto quel fattore simboleggia la maniera di espressione delle energie dell’intera configurazione.
Arroyo dedicava poi un capitolo ciascuno agli argomenti karma e relazioni, sullo studio delle sinastrie e delle carte composite, progressioni, che non uso in quanto non ho mai avuto conferme particolarmente convincenti a riguardo, transiti, la tecnica previsiva che in assoluto mi ha fornito le conferme più puntuali di eventi e trasformazioni interiori, quindi affrontava la tematica dell’Ascendente e del Mediocielo, fattori vitali della struttura della personalità, spiegando che il primo simboleggia un modo di espressione così immediato e spontaneo di tutto il sé che nessuna semplice parola è capace di coglierne l’essenza, mentre il secondo sembra molto astratto quando si è giovani ma diventa sempre più rilevante nell’esperienza personale quando si cresce e si partecipa pienamente alla società; seguiva poi un discorso dedicato al maestro dell’Ascendente ed un altro agli aspetti dell’Ascendente, quindi al Mediocielo ed ai suoi aspetti, e, infine, ai quattro angoli di due carte natali messe a confronto.
Arroyo si concedeva poi una sbandata esoterica degna di Rudhyar dedicando un intero capitolo del suo libro, altrimenti pregevole, alle sedute medianiche di Edgar Cayce relative all’astrologia, e, infine, concludeva con alcune note sulla consulenza astrologica, che integravano quelle del capitolo “L’uso dell’astrologia nel campo della consulenza” del suo libro L’astrologia e i quattro elementi, nelle quali sosteneva, analogamente a Jung, per il quale quel che conta non è la psicoanalisi, ma la personalità dell’analista, è questa che guarisce, di aver maturato la consapevolezza via via sempre maggiore che non è l’astrologia che fa la differenza quanto l’astrologo, e, per far comprendere cosa intendesse, descriveva il processo che aveva attraversato nella ricerca di una struttura di valore significativa e di un approccio all’astrologia ed alla consulenza in generale, aspetto che me lo fece apprezzare come astrologo, in quanto dimostrava di intendere realmente l’astrologia come linguaggio della vita.
Proseguii dunque nella lettura dei suoi libri acquistando una copia de L’astrologia e i quattro elementi, l’influsso dell’energia cosmica sul significato dei pianeti e dei segni, edito da Astrolabio-Ubaldini, la cui prima parte era dedicata a presentare il rapporto tra astrologia e psicologia, superando così la visione tradizionale centrata sull’evento, mentre la seconda si occupava specificamente dell’argomento indicato nel titolo; nell’introduzione Arroyo scriveva, ed è un pensiero condivisibile, che un individuo è prevedibile esattamente in proporzione alla sua mancanza di consapevolezza, ed il nuovo tipo di astrologia che si accingeva a presentare era rivolto principalmente a coloro che avevano deciso di adoperarsi per aumentare la propria consapevolezza di sé, cosa di cui sentivo un forte bisogno.
L’autore proseguiva affermando che l’astrologia, usata in modo costruttivo e moderno, dovrebbe servire per applicare, modificare o trasformare la propria armonizzazione con le energie natali per manifestarne l’espressione più positiva, perciò poneva l’accento su una comprensione più profonda dei fattori astrologici fondamentali e su una valutazione più meditata dello scopo di tutte le tecniche astrologiche, in quanto essa rivela il disegno complessivo di semplicità, ordine, eleganza e forma presente in tutto l’universo e, in particolare, in ogni individuo; a suo giudizio l’astrologia costituiva senz’altro il mezzo più preciso e completo per comprendere la personalità, il comportamento, i cambiamenti e la crescita dell’essere umano, anche se lui la fondava sull’energia, mentre per me, che conosco la sostanza del tempo, è invece, più propriamente, la scienza del tempo par excellence.
L’astrologia e i quattro elementi mi sembrò un testo filosoficamente meno ispirato di Astrologia, Karma, Trasformazione, ma mostrava dei punti di interesse sotto il profilo tecnico, così acquistai anche il volume L’interpretazione della carta natale, linee guida per comprenderne gli elementi essenziali, edito da Astrolabio-Ubaldini, che, secondo quanto riportato nella quarta pagina di copertina, presentava un metodo graduale, molto semplice e chiaro, grazie al quale tutti potevano comprendere il significato essenziale di qualsiasi carta natale, amplificarlo e renderlo accessibile ed utilizzabile per se stessi e per gli altri, in quanto Arroyo, aspetto fondamentale, insegnava a pensare astrologicamente per condurre il lettore direttamente nello spirito dell’astrologia e non fargli perdere di vista nessun elemento significativo.
Nell’introduzione l’autore precisava che, in relazione ai suoi scritti precedenti, non sentiva alcun bisogno di aggiungere altro materiale, reputando che il suo ruolo primario fosse quello di evidenziare il più chiaramente possibile i princìpi basilari e l’approccio che aveva trovato più pratico e preciso, chiarificazione che aveva ritenuto urgentemente necessaria per rendere possibile e ben fondata una vera psicologia astrologica, in quanto pensava che fosse di gran lunga preferibile per gli studenti di astrologia imparare a pensare con la propria testa, a pensare astrologicamente in rapporto alla persona, piuttosto che seguire ciecamente delle rigide regole di interpretazione o affidarsi alle interpretazioni preconfezionate che si trovavano nei numerosi testi di ricette astrologiche in circolazione.
Quel volume, prosecuzione dei libri L’astrologia e i quattro elementi ed Astrologia, Karma, Trasformazione, costituiva una compilazione esplicita e concisa di linee guida interpretative facilmente accessibili e precise sia per chi iniziava a pensare astrologicamente sia per chi si trovava ad un livello più avanzato, essendo concentrato unicamente sui fatti maggiori della carta natale, in quanto i fattori essenziali sono i più affidabili, se propriamente compresi, e sono i fattori maggiori e fondamentali di un tema natale che riflettono chiaramente i temi più importanti della vita dell’uomo concreto, e la più grande forza dell’astrologia consiste proprio nella sua capacità di descriverne la personalità, le motivazioni, i bisogni primari, la situazione interna in ogni momento e persino la qualità della coscienza: in breve, le dinamiche interne dell’intero campo dell’energia fisica e psicologica della persona.
La situazione interna è effettivamente quella fondamentale e quindi quella simboleggiata più precisamente dalle configurazioni astrologiche di quanto non lo siano le circostanze esterne, così, dopo aver compreso che doveva concentrarsi sulle dimensioni interne, al fine di trovare le caratteristiche che erano inevitabilmente presenti quando avveniva una certa posizione o configurazione planetaria, all’autore non rimaneva che sperimentare le numerose forme di espressione verbale e le molte parole e frasi chiave per vedere quali fossero le più adatte ed efficaci nel comunicare ai clienti le sottili realtà psico-astrologiche, e difatti l’astrologia poteva affermare legittimamente di essere una scienza psicologica nel vero senso della parola, se i suoi fondamenti astrologici venivano capiti ed applicati correttamente.
Quel libro intendeva dunque incoraggiare la comprensione in modo direttamente proporzionale allo sforzo di concentrazione e di riflessione del lettore, ed era finalizzato espressamente all’interpretazione pratica di carte natali, poiché forniva a chi esercitava, insegnava o studiava l’astrologia quelle linee guida interpretative che potevano essere adottate, elaborate ed usate per scoprire ulteriori significati nel contesto della carta, della persona e della situazione considerate, costituendo un modo per sintonizzarsi, o aiutare gli altri a sintonizzarsi, sul sé più profondo, in quanto consentiva di sviluppare un metodo astrologico personale che mettesse a fuoco il significato e lo scopo della vita.
Per raggiungere un alto livello di precisione occorreva dunque concentrarsi sull’esperienza interna, ed Arroyo sottolineava che chiunque utilizzava l’astrologia doveva invariabilmente concentrarsi sui cinque pianeti personali e sull’Ascendente, e poi su qualunque altra cosa colorasse o modificasse quei fattori primari, e difatti, in linea con l’importanza dei pianeti personali, la sezione più vasta del libro offriva numerose linee guida per comprenderne la posizione celeste, così come quelle di Giove e di Saturno, quindi l’autore ribadiva quel che diceva sempre ai suoi studenti: anche se sentite di capire soltanto una piccola parte di un tema natale, seguite ciò che capire veramente e questo vi condurrà alla struttura ed ai temi principali del resto della carta; è meglio concentrare l’attenzione su ciò che è importante nella natura e nella vita della persona e sulla sua individualità, invece di perdersi nei suoi infiniti dettagli.
Quindi proseguiva dicendo che, dato che la carta di nascita è pienamente realizzata soltanto nell’essere umano vivente, una sua interpretazione completa è raggiunta solamente nella misura in cui il tessuto e l’intreccio della sua vita sono rivelati, meglio compresi e più pienamente accettati, pertanto, dopo aver appreso gli elementi fondamentali del tema natale, la filosofia dell’astrologia ed i princìpi interpretativi affidabili, è l’astrologo che conta, per quanto anche il tipo specifico di teoria astrologica che egli abbraccia è importante, in quanto, e qui l’autore citava Einstein, è la teoria che decide cosa possiamo osservare, perciò definire la propria filosofia astrologica ed il proprio approccio fondamentale all’interpretazione è imperativo per ottenere una prospettiva chiara ed una base solida nel lavoro astrologico.
Infine Arroyo esponeva i concetti chiave e le definizioni elaborate nel corso della sua pratica astrologica, affermando che chiunque ne comprendeva veramente il significato possedeva una chiave per la comprensione di tutta l’astrologia: 1) gli elementi sono la sostanza energetica dell’esperienza; 2) i segni sono i modelli di energia primaria ed indicano specifiche qualità di esperienza; 3) i pianeti regolano il flusso di energia e rappresentano le dimensioni di esperienza; 3) le case rappresentano i campi di esperienza entro cui specifiche energie saranno espresse più facilmente ed affrontate più direttamente; 5) gli aspetti rivelano il dinamismo e l’intensità di esperienza così come il modo con cui le energie interagiscono nell’individuo; quindi concludeva dicendo che questi cinque fattori comprendono una vasta psicologia cosmica, e l’arte della loro combinazione dà come risultato il linguaggio di energia chiamato astrologia.
Allora, confuso e smarrito nell’angoscia esistenziale piombatami addosso dopo aver realizzato, sgomento di fronte alla desolazione delle macerie della mia vita, l’inutilità dei tentativi di sfuggire alle origini, mentre cercavo di dare un senso all’esistenza ripartendo dall’astrologia, di cui i carissimi fratelli massoni astrologi con i quali chattavo ogni sera mi avevano dimostrato l’efficacia, mi immersi nel suo studio per comprenderne il fondamento e discernere le tecniche interpretative realmente efficaci da quelle prive di sostanza, e Rudhyar, con la concezione della carta natale come mandala personale che mostra il dharma individuale e dell’astrologia come Karma Yoga, mi fornì una risposta accettabile alla domanda: “A che serve l’astrologia?”, quindi passai ad Arroyo, che proveniva dalla medesima scuola, nonostante fondasse il proprio impianto filosofico sul karma, e, dunque, assumesse una visione retrospettiva, del quale apprezzavo la chiarezza tecnica e mi riconoscevo in quel che scriveva.
Né Rudhyar né Arroyo, però, per quanto mi offrissero una dimensione filosofica oltre alle indicazioni tecniche necessarie ad interpretare una carta natale, soddisfacevano appieno la mia sete di conoscenza riguardo il fondamento dell’astrologia, per consentirmi di afferrare la natura del nesso oggettivo tra l’uomo e l’universo; nessuno dei due rispondeva infatti all’esigenza vitale che avvertivo fin da bambino di piegare il tempo su di me, considerata la sua sostanziale irrealtà, e proprio il tempo si è rivelato la chiave fondamentale che ne spiega il funzionamento: soltanto in virtù della relazione esistente tra tempo ed eternità è possibile comprendere il fondamento ontologico del carattere nell’essere e del destino nel divenire, in quanto l’esistenza dell’uomo concreto esiste già perfettamente compiuta nell’eternità e si rivela gradualmente precipitando nel tempo, solo così si possono afferrare appieno il senso e l’utilità dell’astrologia, che aiuta a divenire ciò che si è, secondo il carattere racchiuso simbolicamente nel tema natale, ed a fare ciò che dev’essere fatto con lo stile di un’impersonalità attiva.

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La testa del drago

Yama, divinità della morte, regge con la bocca, con le mani e con i piedi la Ruota della Vita (Bhavachakra), con i sei regni nei quali gli esseri senzienti trasmigrano incessantemente mossi da avidità, odio ed ignoranza, rappresentati rispettivamente dal gallo, dal serpente e dal maiale posti nel suo centro e responsabili del ciclo continuo delle nascite e delle morti

Yama, divinità della morte, regge con la bocca, con le mani e con i piedi la Ruota della Vita (Bhavachakra), con i sei regni nei quali gli esseri senzienti trasmigrano incessantemente mossi da avidità, odio ed ignoranza, rappresentati rispettivamente dal gallo, dal serpente e dal maiale posti nel suo centro e responsabili del ciclo continuo delle nascite e delle morti

Nel giugno 2001, mentre Saturno si approssimava ad entrare nella II casa natale, privandomi dei valori materiali ed obbligandomi a trovare il senso della mia esistenza in una visione del mondo che implicasse la dimensione trascendente, negli anni in cui andava maturando l’angoscia esistenziale che, senza che potessi ipotizzarne l’esito, pur avvertendo il distacco dal sistema di vita burocratico ed omologante fondato su scuola e lavoro, mi avrebbe portato ad abbandonare tutto per seguire soltanto me stesso, quando, nel pieno delle mie illusioni associative, mi ostinavo ancora a credere che i massoni fossero degli iniziati autentici, il maestro venerabile della loggia che mi iniziò alla libera muratoria universale del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani, un grande iniziato del Rito Scozzese Antico ed Accettato, levando ieraticamente al cielo il sacro indice mi disse, dall’alto della sua stazza corpulenta e dei suoi capelli bianchi, che, oltre alla consueta paccottiglia libraria di fine Ottocento della quale si nutrono i carissimi fratelli liberi muratori, avrei dovuto leggere il libro egiziano dei morti, ma io, un po’ per diffidenza nei suoi confronti, un po’ perché G. mi confidò di aver letto, anni addietro, il libro tibetano dei morti, recatomi in una libreria acquistai questo testo e lo lessi, traendone un mutamento di orientamento interiore che, allora, non potevo immaginare dove mi avrebbe portato.
Contrariamente al suggerimento bibliografico del mio maestro venerabile acquistai dunque una copia del Bardo Thodol, noto in Occidente con la titolazione errata de Il libro tibetano dei morti, mentre in Tibet è conosciuto come Il grande libro della liberazione naturale attraverso la comprensione nello stato intermedio, scritto nell’VIII-IX secolo d.C. da Padma Sambhava e scoperto nel XIV secolo d.C. dal noto scopritore di tesori Karma Lingpa, nella versione tradotta dal tibetano da Robert A.F. Thurman, pubblicato da Corbaccio in edizione economica nella collana Mandala con una prefazione del Dalai Lama, il quale spiegava agli occidentali che i tibetani, pur essendo rinomati per la loro spiritualità, si ritengono persone molto concrete e realiste, perciò considerano l’analisi e lo studio sistematico del processo umano di morte come una prudente e concreta preparazione a ciò che è inevitabile, e difatti questo libro rappresenta un manuale di istruzioni utile a coloro che stanno affrontando la loro fine, e, ovviamente, ai loro cari che vogliono aiutarli nel momento del trapasso, in quanto descrive un processo estremamente reale attraverso cui tutti gli uomini sono destinati a passare dopo il decesso e prima della vita successiva, ossia il passaggio nei tre stati intermedi del processo di morte e rinascita.
Allora, un anno dopo l’incidente automobilistico dal quale uscii miracolosamente indenne e che segnò l’inizio della mia seconda esistenza, tanto da costituire l’oggetto del capitolo primo della mia autobiografia in chiave astrologica, ero particolarmente sensibile al tema della morte, essendo l’iniziazione una morte simbolica rispetto al mondo profano seguita da una rinascita alla vita iniziatica, perciò lessi con molto interesse la parte introduttiva curata da Robert Thurman, il quale, dopo aver illustrato l’origine storica della civiltà spirituale tibetana, minacciata di estinzione dal genocidio umano e culturale perpetrato da oltre sessant’anni dai comunisti cinesi, che invasero il Tibet nel lontano 1950 reclamandone il possesso, spiegava, relativamente al titolo dell’opera, che i tibetani distinguono sei stati intermedi: l’intervallo fra la nascita e la morte (« stato intermedio della vita »), fra il sonno e la veglia (« stato intermedio del sonno »), fra la veglia e l’assorbimento profondo (« stato intermedio dell’assorbimento profondo »), ed i tre stati intermedi durante il processo morte-rinascita (stato intermedio del « punto di morte », stato intermedio della « realtà » e stato intermedio dell’« esistenza »).
Secondo l’arte tibetana del morire lo stato intermedio, periodo di transizione dalla morte ad una nuova nascita, è il momento migliore per influenzare positivamente il processo causale dell’evoluzione, in quanto, durante questa fase cruciale, l’impulso evolutivo, ossia il karma, è temporaneamente fluido, così, avendo coscienza di essere morto e sapendo cosa sta attraversando, il defunto può guadagnare, o perdere, molto terreno; i tibetani ne sono estremamente consapevoli, perciò considerano il Libro della liberazione naturale alla stregua di un vero e proprio tesoro, una guida al miglioramento del proprio destino, poiché, dimostrandosi vigili durante questo stadio del processo, possono ottenere la liberazione oppure influenzare al meglio la nuova nascita, e, come supporto visivo, ricorrono alla Ruota della Vita (Bhavachakra), che si trova frequentemente in Tibet ed altrove nel mondo buddhista, spesso dipinta sui muri dei templi, che raffigura l’iconografia dei sei regni della trasmigrazione, rappresentando l’esperienza concreta del trapassato, il quale vola fra le fauci di Yama, divinità della morte, che la tiene con la bocca, con le mani e con i piedi, per poi prendere la posizione che gli spetta in virtù del proprio karma.
Il libro della liberazione naturale, raccolta di indicazioni sul percorso da affrontare da leggere ad alta voce all’indirizzo del defunto, che si presume stia vagando, disorientato dal trapasso, nei pressi del suo cadavere, presuppone dunque il contesto cosmologico rappresentato dalla Ruota della Vita quale scenario del viaggio attraverso lo stato intermedio, figura composta da quattro cerchi concentrici elaborata allo scopo di illustrare visivamente le intuizioni spirituali che descrivono il ciclo continuo delle morti e delle nascite, che, nel cerchio interno, il mozzo attorno al quale si sviluppa il movimento, contiene i tre veleni, rappresentati dal gallo, dal serpente e dal maiale, i quali simboleggiano rispettivamente l’avidità, l’odio e l’ignoranza, che corrompono l’uomo interiormente dando luogo all’incessante ciclo di nascita, morte e rinascita, e, nel secondo cerchio, diviso in due metà, mostra, nella parte bianca, degli uomini che raggiungono la liberazione ed escono dal ciclo di nascita e morte, seguendo un filo bianco che li conduce fuori dalla necessità nella terra dei Buddha, mentre nella metà nera altri uomini precipitano nei regni infernali, tormentati da spiriti maligni.
Nel terzo cerchio, suddiviso in sei parti ricche di personaggi e cose reali o fantastiche e di paesaggi idilliaci o terrificanti, sono rappresentati i sei regni di esistenza condizionata come li concepisce la cosmologia buddhista, ossia le sei condizioni principali frutto della percezione degli esseri senzienti, e, di conseguenza, prodotto del loro karma, domini che hanno in comune l’esperienza della sofferenza e della morte, simboleggiata da Yama, come anche le cause del ciclo del dolore, rappresentate simbolicamente dai tre animali collocati al centro della raffigurazione, là dove il movimento ha origine, e difatti la Ruota della Vita è una rappresentazione turbinosa del vortice della vita, il samsāra, nel quale tutti gli esseri senzienti sono condannati a migrare incessantemente fin quando l’odio, l’avidità e l’ignoranza non si dissolveranno definitivamente dalle loro menti, soltanto allora conseguiranno la liberazione, il nirvāna, ed Il libro della liberazione naturale fornisce indicazioni precise sul cammino da seguire per rinascere in una condizione superiore ed evitare le forme di vita negative.
Nella parte inferiore della ruota, che raffigura i piani di esistenza orrendi, ci sono i regni infernale, dei preta e degli animali, corrispondenti alle condizioni dipendenti dall’odio, dall’avidità e dall’ignoranza: i regni infernali, con otto inferni caldi, otto inferni freddi, otto inferni che schiacciano ed otto inferni che tagliano, si ispirano direttamente alle esperienze del caldo, del freddo, della compressione e della dissezione, e sono il prodotto di azioni negative causate prevalentemente dall’odio; il regno dei preta, o spiriti affamati, creature affamate ed assetate avvinte da uno stato mentale di estrema frustrazione, le quali hanno stomaci giganteschi, gole lunghe chilometri e strette come uno spillo, e quando trovano qualcosa che assomigli a del cibo, ingerendolo, provano un irresistibile bruciore, sono l’incarnazione della fame, della sete, della brama e della frustrazione, e devono la loro condizione all’accrescersi dell’avidità; il regno animale, le cui creature soffrono per la relativa mancanza di intelligenza e per la limitata capacità conoscitiva, è il prodotto della stratificazione dell’ignoranza, della follia o della stupidità.
Nella parte superiore della ruota, invece, si trovano i regni degli uomini, degli asura e degli dèi: il regno degli uomini, che incarnano ogni tipo di negatività, pur essendo liberi dagli eccessi di odio, avidità ed ignoranza che vincolano gli esseri infernali, i preta e gli animali, essendo la forma umana non soltanto il prodotto di questi aspetti negativi, ma anche dei loro contrari, pazienza, generosità e sensibilità intelligente, li pone nella condizione di essere liberi dall’essere guidati involontariamente da reazioni istintive, e di avere l’opportunità di usare tale libertà con intelligenza e sensibilità per realizzare la libertà suprema e la felicità duratura; il regno degli asura, o antidèi, creature che godono di libertà ed opportunità superiori rispetto agli uomini, essendo ascesi alla loro condizione passando per il regno umano, che hanno rivolto la propria generosità, la propria tolleranza e la propria sensibilità alla ricerca del potere, e, invidiosi degli dèi, sono perennemente in guerra con essi; il regno degli dèi, che in seguito alla lunga pratica della generosità, della sensibilità e della tolleranza associate alla loro maestria nel controllo della mente, si sono elevati dalla forma di vita umana fino ai vari paradisi, nei quali godono di libertà ed opportunità maggiori rispetto agli uomini, ma la stessa ricchezza di cui sono dotati è il loro più grande nemico, in quanto il piacere fa dimenticare loro l’esigenza della liberazione.
Nel cerchio esterno, infine, sono raffigurati i simboli dei dodici nessi causali della produzione condizionata, ossia l’insieme dei meccanismi di interazione sui quali si reggono i fenomeni nelle loro relazioni causali, il modello buddhista dell’origine del mondo: un cieco con un bastone che si dirige verso un burrone, l’ignoranza; un vasaio che lavora alla sua ruota modellando vasellame di forma varia, le forze creatrici; una scimmia che salta continuamente da un ramo all’altro di un albero, la coscienza; degli uomini in una barca in balia delle onde, nome e forma; un edificio con le finestre vuote, i sei sensi; una coppia di amanti che si toccano, il contatto; un uomo con una freccia in un occhio, la sensazione; una donna che offre da bere ad un uomo, la brama; una donna che raccoglie frutti da un albero, l’attaccamento; un uomo ed una donna che copulano, il divenire; una donna che partorisce, la nascita; un uomo che porta in spalla un cadavere avvolto in un lenzuolo bianco, vecchiaia e morte.
Il libro della liberazione naturale, descrivendo il percorso affrontato dal defunto nello stato intermedio, mi fece comprendere la realtà del trapasso da una condizione di esistenza all’altra, così, per documentarmi meglio, acquistai un libro divulgativo sulla reincarnazione che spiegava quanto sia comune, nelle culture che ne ammettono la realtà, che bambini molto piccoli ricordino vividamente l’esistenza precedente al punto da condurre i loro genitori presso quelli che furono i loro cari, riconoscerli, fornire informazioni riservate su di loro e scovare oggetti nascosti, per poi perderne memoria crescendo, quindi, il 16 gennaio 2004, presi in prestito, nella foresta del Ribelle, il libro Immortalità e reincarnazione, pratiche e dottrine in Cina, Tibet, India, di Alexandra David-Néel, edito da Alkaest, autrice di cui avevo letto in precedenza Maghi e mistici del Tibet, pubblicato da Astrolabio-Ubaldini, che mi fece comprendere come ciascuna scuola differisca per il numero di componenti in cui si ritiene si divida la parte sottile dell’uomo, e per il modo in cui questi si ricombinano con quelli di altri defunti, sicché non è la medesima entità che si reincarna, ma un insieme di tendenze che formano un nuovo aggregato.
In seguito trovai una formulazione decisamente più chiara del concetto basilare del ciclo morte-rinascita nella Bhagavadgītā, Il Canto del Beato, prendendo dagli scaffali della sala umanistica la versione pubblicata da UTET a cura di Raniero Gnoli, nelle parole che Krishna, auriga divino, rivolge ad Arjuna, il più valoroso dei figli di Pāndu, sul carro da guerra nel campo di battaglia dei Kuru, in un clima di sospensione del tempo, per sedarne i timori ed incitarlo al compimento del suo dovere di casta, lo svadharma: « Non fu mai tempo in cui non ero, io, e tu e questi principi tutti, né ci sarà mai tempo in cui non saremo, noi tutti, dopo quest’esistenza. A quel modo che in questo corpo il sé incorporato passa attraverso l’infanzia, la giovinezza e la vecchiaia, così, alla morte, egli assume un altro corpo. Il forte non è su ciò mai perplesso. I contatti della materia, o Arjuna, danno luogo a freddo, a caldo, a piacere e a dolore. Essi vanno e vengono, impermanenti. Sopportali coraggiosamente, o Arjuna. L’uomo che non è da essi turbato, o Arjuna, uguale nella gioia e nel dolore, forte, è idoneo all’immortalità. »
« Né una cosa inesistente può diventare esistente né una cosa esistente può diventare inesistente. I savi che vedon le cose secondo realtà hanno ben visto il termine di esse due. E sappi che esso è indistruttibile, ciò, dico, da cui quest’universo è pervaso. Nessuno può distruggere ciò che è indefettibile. Soggetti a fine, si dice, son questi corpi, in via di distruzione, questi corpi, dico, di colui che abita nei corpi, eterno, non conoscibile. Perciò combatti, o Arjuna. Chi pensa che lui sia l’uccisore e chi pensa che lui sia l’ucciso, tutti e due sono ignoranti. Egli non uccide e non è ucciso. Egli non nasce e non muore mai, né, essendo stato, v’è tempo in cui non sarà ancora. Innato, eterno, permanente, antico, egli non muore, quando muore il corpo. Colui che sa com’egli sia indistruttibile, perpetuo, innato, indefettibile, come può, o Arjuna, essere ucciso? E come può uccidere? »
« A quel modo che un uomo abbandona i suoi vecchi vestimenti e ne prende di nuovi, così il sé abitante nel corpo abbandona i suoi vecchi corpi e ne prende di nuovi. Lui non feriscono l’armi, Lui non brucia il fuoco, Lui non bagnano l’acque, Lui non dissecca il vento. Egli non può esser ferito, non bruciato, non bagnato, non disseccato. Egli è eterno, onnipervadente, saldo immobile, primevo. Egli, dicono, è immanifesto, impensabile, immutabile. Perciò, conoscendolo per tale, tu non hai ragione di piangere. Tu puoi pensare, oppure, che esso è in uno stato di eterna nascita o di eterna morte. Ma anche in tal caso, o Arjuna, tu non hai ragione di piangere su di esso. Di chi nasce è invero certa la morte, di chi muore è certa la nascita. Perciò su di una cosa inevitabile, tu non hai ragione di piangere. Gli esseri sono immanifesti nel loro principio, manifesti, o Arjuna, nel loro stato di mezzo e immanifesti nella fine. Perché mai dolersi di ciò? Come miracolo uno lo vede, come miracolo un altro ne parla, come miracolo un altro lo ascolta: ma, pur avendo ascoltato, nessuno lo intende. »
« Quest’abitante del corpo è sempre presente, invulnerabile, nel corpo di ognuno, o Arjuna. Perciò tu non hai ragione di piangere su nessuna creatura. Inoltre, guardando al tuo proprio dovere, non hai ragione di tremare. Per un guerriero non c’è infatti cosa migliore di un doveroso combattimento. Un combattimento come questo, che capita così senza cercarlo e spalanca le porte del cielo, i guerrieri, o Arjuna, lo ottengono grazie alle azioni meritorie fatte in passato. Ma se tu non vuoi combattere questa giusta battaglia, manchi allora ai tuoi propri doveri e all’onore, ed incorri in un grave pericolo. Gli esseri narreranno del tuo perpetuo disonore e per l’uomo stimato il disonore è peggio assai della morte. I grandi guerrieri penseranno che tu sei fuggito dal campo per paura e sarai così disprezzato proprio da quelli che più ti stimavano. E i tuoi nemici diranno su di te molte parole sconvenienti, facendo onta al tuo valore. Che v’è, dimmi, di più doloroso? Vinto, otterrai il cielo: vittorioso godrai della terra. Sorgi dunque, o Arjuna, risoluto a combattere. Piacere e dolore, perdite e acquisti, vittoria e sconfitta, tutte queste cose considerale uguali e accingiti a combattere. Così sarai immune dal peccato. »
Le parole che Krishna rivolge ad Arjuna, che introducono peraltro la fondamentale nozione indù del dharma, tra le quali spicca per chiarezza la frase: « Né una cosa inesistente può diventare esistente né una cosa esistente può diventare inesistente », erano riassunte efficacemente da Alexandra David-Néel nella formula: ciò che è non può cessare di essere, che esprime icasticamente il concetto che la parte imperitura dell’uomo, alla morte del corpo, continua ad esistere in altra forma, considerazione che appare del tutto evidente qualora si esca dal paradigma corrente, allora si comprende chiaramente che il ciclo nascita, morte, rinascita viene negato soltanto dai tre monoteismi abramitici, che venerano una divinità personale assoluta ed onnipotente che pone la Legge e, in base al rispetto o meno della sua volontà, premia o punisce gli uomini, trattandosi in realtà di uno stratagemma adottato da Mosè, un uomo tardo di parola e tardo di lingua, un handicappato, per imporre a tutti un sistema di valori tarato sugli scarti del genere umano, per privilegiare se stesso a scapito degli elementi migliori di natura.
La lettura del Bardo Thodol mi fece dunque intuire una via di uscita dalle aberrazioni del cristianesimo, che, invertendo tutto ciò che è normale, ha assegnato indiscriminatamente un’anima immortale a qualsiasi essere avente sembiante umano, mentre le religioni misteriche insegnavano come crearsene una per non essere dispersi dopo la morte, come indica il processo descritto ne Il libro della liberazione naturale, il quale si svolge meccanicamente in assenza di consapevolezza sul proprio stato mentale da parte del defunto, ed inoltre ha deformato la concezione del tempo istituendone una versione lineare in luogo della dottrina indù dei cicli cosmici, ha inventato la favola del libero arbitrio per imporre una morale eteronoma contro natura che privilegia gli ultimi a scapito dei primi, come vogliono i predicatori dell’eguaglianza, ha cancellato le nozioni di fato e destino individuale introducendo gli errori logici di bene e male, colpa e peccato, che cancellano la nozione indù del dharma omologando gli uomini ad un modello antropologico medio e mediocre che, come un infante, dipende costantemente da Iahvè.
Soltanto in seguito, però, trovai il modo di collegare la conoscenza metafisica alla realtà pratica dell’uomo concreto, coniugando così necessità cosmica e decisione umana, il quale ha un proprio carattere ed un proprio destino ed ha bisogno, una volta inquadrata la sua esistenza in un quadro generale oggettivo che le conferisca senso, di tradurre tali conoscenze teoriche in indicazioni operative, cosa che è possibile fare mediante l’interpretazione del tema natale, che, essendo un mandala personale modellato dall’essere, ha valore normativo in quanto mostra a ciascun uomo cos’è e, qualora la vita che si è costruito seguendo le suggestioni basate sull’omogeneizzazione di ogni essere al livello medio e mediocre del modello antropologico della modernità, la nietzschiana bestia nana da armento fornita di eguali diritti ed esigenze ottenuta mediante la scuola di massa ed il lavoro retribuito, non corrisponda alla sua interiorità, illustra come ricostruirla secondo il proprio disegno interiore, quindi, ricollegata la propria vita all’essere, si può entrare nella dimensione del divenire mediante lo studio dei transiti planetari, che mostrano lo svolgimento preordinato delle tappe fondamentali dell’esistenza, ossia il destino.
L’incontro con il buddhismo mi fece prendere coscienza della necessità di liberarmi dagli attaccamenti e dalla brama che divora l’esistenza precipitandola nel samsāra, ma se Il libro della liberazione naturale aiuta il defunto ad ottenere il nirvāna o una nascita migliore, l’astrologia serve a vivere secondo il proprio modello interiore per realizzare consapevolmente il proprio dharma, unica cosa sensata che rimanga da fare di fronte alla morte del Dio cristiano e delle ideologie materialistiche moderne, e difatti, tramite la scienza del tempo per eccellenza, concependo il tema natale come un mandala personale modellato dall’essere, supporto oggettivo per la meditazione sul proprio carattere e sul proprio destino, unendo ad esso la nozione indù del dharma e la nozione taoista del wu wei, aiuto l’uomo concreto ad orientarsi nella vita, e questo è sufficiente a fargli abbandonare lo sterile razionalismo impadronitosi della mentalità degli uomini moderni; quel che faccio ha dunque valore eminentemente pratico, in quanto permette a chiunque conosca i propri dati di nascita di ottenere la mappa oggettiva della propria interiorità e di conoscere lo sviluppo preordinato delle tappe fondamentali della sua vita.
Nel 2001, però, quand’ero ancora agli inizi della mia ricerca, impressionato dal carico karmico che emergeva dal grafico astrologico della mia genitura, approfondii tale argomento ritrovando diversi concetti propri delle dottrine orientali nel libro Astrologia karma trasformazione, le dimensioni interiori della carta natale, di Stephen Arroyo, edito da Astrolabio-Ubaldini, il quale, come già aveva fatto Dane Rudhyar, ma, essendo questi un massone, quel che scriveva mi era sembrato troppo fumoso per essere preso sul serio, li collegava all’astrologia infarcendo il testo di frequenti citazioni e continui riferimenti al pensiero di Carl Gustav Jung e di brani tratti da libri di astrologi americani, tra i quali Marc Edmund Jones e C.E.O. Carter, e, aspetto che trovai apprezzabile, l’autore rendeva viva l’astrologia raccontandola in prima persona; un’opera complessa, dunque, che però, ripresa a distanza di un decennio, comprendo che mi colpì più che altro per le interpretazioni dettagliate degli aspetti planetari che coinvolgono Urano in aspetto angolare di quadratura con Mercurio, di trigono con Venere e di sestile con Marte, Nettuno in aspetto angolare di congiunzione con Marte e di opposizione con Venere, e Plutone in aspetto angolare di sestile con il Sole e di largo trigono con la Luna, e, ovviamente, per il ruolo attribuito a Saturno, il mio padre celeste, quale elemento regolatore del karma.
Il libro di Arroyo, tuttavia, pur riferendosi al karma, aveva il limite di non menzionare né l’asse dei Nodi Lunari, né le coppie di segni opposti e complementari intercettati dalle case astrologiche, né i pianeti retrogradi alla nascita, elementi, questi, che hanno tutti un valore peculiare nell’analisi karmica di un tema natale, e, per quel che riguarda specificamente i Nodi Lunari, essi si configurano come un elemento dinamico della carta del cielo, illustrando la tendenza che, nel corso dell’incarnazione presente, attrae colui al quale si riferiscono spingendolo a ricercare le esperienze indicate dalla posizione del Nodo Lunare Nord per segno zodiacale e per casa natale, che poi vengono elaborate e digerite utilizzando le abilità innate indicate dalla posizione del Nodo Lunare Sud per segno zodiacale e per casa natale, al fine di integrare le due tendenze opposte per raggiungere un livello più elevato di consapevolezza, cosa che invece fecero molti altri astrologi, i quali, però, non resistettero alla tentazione di infarcire di suggestioni cristiane la descrizione di questo processo, caratteristica che accomuna coloro che credono di essersi liberati del cristianesimo perché scrivono di argomenti esoterici, mentre una reale liberazione dalle aberrazioni dei tre monoteismi abramitici è possibile soltanto ristabilendo la regola di giustizia secondo la quale il premio deve andare ai migliori elementi di natura, e non agli ultimi.
Per comprendere tecnicamente cosa sono i Nodi Lunari occorre considerare che il piano dell’orbita lunare è inclinato rispetto a quello dell’eclittica, ed i due piani, intersecandosi, individuano una retta, l’asse nodale, che interseca l’eclittica in due punti opposti: il primo, in cui la Luna passa da latitudine sud a latitudine nord, viene definito Nodo Lunare Nord, mentre il secondo, in cui la Luna passa da latitudine nord a latitudine sud, viene definito Nodo Lunare Sud; in prossimità di tali punti avvengono le eclissi di Sole e di Luna, che, pur essendo una stella di dimensioni ragguardevoli ed un satellite naturale che orbita attorno alla terra, e nonostante l’enorme differenza delle rispettive distanze rispetto al nostro pianeta, hanno la caratteristica sorprendente di avere lo stesso diametro apparente, ragion per cui, quando la Luna nuova si trova nei pressi di uno dei Nodi Lunari, avviene un’eclissi di Sole, mentre quando la Luna piena si trova nei pressi dei Nodi Lunari avviene un’eclissi di Luna, fenomeni cosmici che il mito spiegava con la presenza in cielo di un drago che periodicamente divorava i Luminari con la sua testa per restituirli dalla coda, perciò il Nodo Lunare Nord viene detto Caput Draconis, o Testa del Drago, ed il Nodo Lunare Sud viene detto Cauda Draconis, o Coda del Drago.
L’interpretazione astrologica del Nodo Lunare Nord, o Testa del Drago, depurata delle sciocchezze con cui gli astrologi karmici sono soliti infarcirla, consiste nell’attribuire al nativo le caratteristiche migliori del segno zodiacale e della casa natale da esso occupati, che nel corso dell’esistenza egli tenderà a sviluppare quanto più si libererà degli aspetti negativi attribuiti al segno zodiacale ed alla casa natale in cui si trova il Nodo Lunare Sud, che però ha la funzione preziosa di elaborare il nuovo mediante le abilità innate maturate nelle esistenze precedenti, così, considerata la struttura delle case VI e XII del grafico astrologico della mia genitura, che cadono rispettivamente nei segni zodiacali della Vergine e dei Pesci, indicando, nel primo caso, un’attitudine alla razionalizzazione del quotidiano, e, nel secondo caso, l’esigenza di un’apertura alla dimensione trascendente, e si estendono per quasi 49° di longitudine dello zodiaco tropico intercettando la coppia di segni zodiacali Ariete-Bilancia, indicanti il rapporto io-altri, con il Nodo Lunare Nord nel segno zodiacale dei Pesci e ben tre pianeti nella VI casa natale, Plutone e Giove nel segno zodiacale della Vergine ed Urano nel segno zodiacale della Bilancia, presi coscienza dolorosamente del fatto che tutto, nel mio carattere e nel mio destino, complottava affinché subissi la razionalizzazione dell’esistenza fin quasi a morirne, per poi cercare nella trascendenza la liberazione dall’oppressione della ragione discorsiva e dalla tirannia dell’eguaglianza.
Avevo infatti la tendenza a considerare reale la forza coercitiva delle norme astratte emanate per regolare i comportamenti umani, come simboleggia la VI casa natale, la cui cuspide cade nel segno zodiacale modesto e routinario della Vergine e contiene Plutone e la congiunzione tra Giove ed Urano, e difatti mi sembrava che un’organizzazione burocratica vasta ed impersonale fosse in grado di garantire l’efficienza del processo produttivo, qualora tutti si fossero attenuti fedelmente alle disposizioni date, ma, senza tener conto delle capacità effettive e del carattere delle persone coinvolte, era votata inevitabilmente al fallimento, perciò, considerati gli esiti disastrosi di tale modello organizzativo, cominciai a liberarmi del peso karmico del Nodo Lunare Sud congiunto con il Signore di Ade nella VI casa natale e nel sesto segno zodiacale, che ne rafforza il significato per concordanza, che indica un forte orientamento alla razionalizzazione dell’esistenza mediante schemi mentali rigidi fondati sull’eguaglianza, che dovevo abbandonare per seguire il fluire del divenire e trovare in me stesso il senso della mia vita, così, quando lessi il significato dell’asse dei Nodi Lunari nel grafico astrologico della mia genitura, compresi che la strada verso cui tendevo istintivamente si stava materializzando nello studio dell’astrologia, allora abbandonai le certezze illusorie del mondo moderno per seguire il percorso indicato dal Nodo Lunare Nord nel segno zodiacale dei Pesci e nella XII casa natale, che indica la necessità di aprirsi alle influenze spirituali e di lasciare che le cose accadano secondo natura.
Compii dunque un atto di fede nel mio destino, cosa che avevo sempre evitato di fare, nonostante ne sentissi il richiamo, in quanto mi riusciva facile percorrere le vie convenzionali organizzate dalla società, che però non mi portavano l’elevazione sociale indicata dal Mediocielo nel segno zodiacale del Capricorno, e, uscito dalla razionalizzazione economica dell’esistenza, ripresi gli studi interrotti sull’I Ching e sulla qualità del tempo e sulla nozione taoista del wu wei delineata nel Tao Tê Ching, che spiega come seguire il fluire della Via ritirando il proprio corpo quando l’azione è compiuta, e, leggendo la Bhagavadgītā, scoprii la nozione indù del dharma e l’azione svolta senza tenerne in conto i frutti, così, ispirandomi a tali modelli di comportamento, dissolsi gradualmente il condizionamento moderno dell’homo œconomicus del pensiero liberale, concepito astrattamente come nato libero da qualsiasi vincolo comunitario ed eguale ai suoi simili, dotato di perfetta razionalità ed orientato al perseguimento del suo miglior interesse economico, e, scomparse le pressioni ostili sulla mia natura, mi accorsi che, per un processo benefico di resilienza, recupero della forma che avrei assunto spontaneamente se fossi stato libero di evolvere secondo il modello archetipico rappresentato nel mio tema natale, stavo finalmente diventando me stesso, un uomo che adempie consapevolmente il compito per cui è nato.
Aprendomi alle esperienze del Nodo Lunare Nord, orientando l’esistenza in direzione della Testa del Drago, abbandonando la razionalizzazione della vita attuata per finalità economiche, rimasto solo con me stesso, la mia vocazione, finalmente libera di esplicarsi secondo la propria natura, mi ha condotto fatalmente, come accadeva fin da piccolo, a ricercare nei libri i tasselli della visione che porto da sempre dentro di me, così, quasi senza accorgermene, all’incirca un decennio fa mi ritirai nella foresta del Ribelle, uno dei luoghi associati tradizionalmente alla XII casa natale, e, di tutto ciò che ho studiato nel corso degli anni, ho trattenuto infine soltanto l’astrologia, scienza del tempo per eccellenza oggettiva nel suo sistema di riferimento, i gradi di longitudine dello zodiaco tropico dei pianeti e dei punti fittizi del tema natale e dei corrispondenti transiti planetari, coniugandola con la metafisica e collegandola alla nozione indù del dharma ed alla nozione taoista del wu wei, astraendo il processo di liberazione dalla rappresentazione simbolica che ne hanno dato le culture orientali e presentandolo poi icasticamente in una versione comprensibile all’uomo occidentale, per favorirne un mutamento radicale di mentalità che lo porti ad abbandonare il paradigma corrente fondato su valori materialistici ed egalitari per sostituirlo con uno ispirato da valori di spiritualità e gerarchia, a dimostrazione di come abbia operato il Nodo Lunare Sud nell’elaborare razionalmente le esperienze richiamate dal Nodo Lunare Nord, del quale, come uno Ierofante degli antichi misteri eleusini, svelo ora i segreti.

Un mandala personale modellato dall’essere

Grafico astrologico della mia genitura, o tema natale

Il grafico astrologico della mia genitura, unione del cerchio celeste dello zodiaco tropico e della croce terrestre degli assi della verticale e dell’orizzonte del luogo di nascita, rappresenta un mandala personale, supporto oggettivo per la meditazione su me stesso e sul mio destino

C’è una citazione di Carl Gustav Jung, della quale non riesco a trovare la fonte originale, per poterla riscontrare nelle sue opere complete, nell’epistolario o nelle sue memorie, riportata nel libro di Stephen Arroyo Astrologia, karma, trasformazione, le dimensioni interiori della carta natale, edito da Astrolabio-Ubaldini, che, per la sua concordanza con la realtà della mia esistenza, e non dubito che lo stesso valga anche per altri uomini, considerato che nella vita si gira sempre attorno agli stessi, pochi, limitati aspetti dell’esperienza umana, nel tentativo di ricomporli in un quadro organico nel quale potersi riconoscere e trovare il senso del proprio esserci nel mondo, ho collocato in apertura della mia autobiografia in chiave astrologica: « Ciò che accade a un individuo è caratteristico di lui stesso. Rappresenta un modello, e tutti i pezzi gli si adattano. Uno dopo l’altro, via via che la sua vita procede, vanno a posto secondo un qualche disegno pre-destinato. »
Tale disegno pre-destinato, ma Jung non ne fa menzione, nonostante nel suo epistolario abbia confidato a più di un corrispondente che, nei casi di pazienti per i quali gli era difficile fare una diagnosi, faceva redigere il loro oroscopo, che poi interpretava in chiave psicologica, è rappresentato in maniera archetipica dal grafico astrologico della genitura, unione del cerchio celeste dello zodiaco tropico e della croce terrestre degli assi della verticale e dell’orizzonte del luogo di nascita,
mandala personale modellato dall’essere che racchiude il carattere dell’uomo concreto ed il dovere che questi gli ha assegnato, che egli, nel corso dell’esistenza, seguendo le tappe prestabilite del destino evidenziate dallo sviluppo preordinato dei transiti planetari rispetto al tema natale, deve attuare coscientemente, poiché, non essendo causa sufficiente di se stesso, in quanto non si è creato da solo, non può comportarsi altrimenti che assecondando la necessità cosmica ed adempiendo il compito per cui è nato.
Il tema natale è infatti la chiave del destino che apre lo scrigno della conoscenza della propria personalità, dei lati luminosi e delle zone d’ombra sulle quali lavorare per esprimere pienamente se stessi e realizzare il compito per cui si è nati, ed i transiti planetari, che discendono rigidamente da esso, essendo lo sviluppo naturale del moto preordinato dei pianeti lungo lo zodiaco tropico dall’istante fatale della nascita, illustrano lo svolgersi predeterminato degli eventi relativi alla realizzazione del modello archetipico rappresentato dal grafico astrologico della genitura, che permane identico a se stesso per tutta la vita, costituendo una rappresentazione simbolica ed insieme oggettiva dell’essenza individuale: ne consegue che il compimento del destino è sempre e soltanto questione di tempo, in quanto, come il seme contiene in germe lo sviluppo dell’albero secolare, così l’uomo deve passare dalla potenza all’atto raggiungendo l’entelechia, condizione di perfezione di un ente che ha realizzato ogni sua potenzialità.
L’interpretazione del tema natale può essere infatti effettuata a partire dal primo vagito, quando il neonato stabilisce un rapporto autonomo con l’universo, e poiché esso permane identico per tutto il corso della sua vita, rappresentando il compito archetipico che deve realizzare, i fatti che gli accadono, l’insieme delle sue esperienze, incarnano il modo, diretto o tortuoso, nel quale egli, agendo nella realtà secondo il proprio carattere, si avvicina a compiere il dovere che l’essere gli ha assegnato, così ogni evento fisico o psichico costituisce un’occasione per realizzare quel disegno che l’inserisce armonicamente nel quadro cosmico; la biografia di ciascun uomo rappresenta dunque il percorso di avvicinamento alla perfezione del compito che deve realizzare, che riuscirà tanto meglio quanto più sarà capace di agire secondo il proprio carattere ciò che va fatto nel momento in cui dev’essere fatto, senza tenere in conto i frutti della propria azione, con lo stile di un’impersonalità attiva.
Se il grafico astrologico della genitura permane identico ed immutabile per l’intera durata della vita, ciò che cambia sono i periodi in cui, stante la pressione indicata dai transiti planetari rispetto a determinati punti sensibili, alcuni elementi del carattere, ed alcuni aspetti del destino, assumono maggior rilevanza rispetto agli altri, forzando chi non ha consapevolezza ad agire con spiccata unilateralità in una determinata direzione di vita; è pertanto fondamentale sapersi orientare nel tempo, coglierne oggettivamente la qualità e comprendere come affrontare i momenti cruciali dell’esistenza, coniugando così necessità cosmica e decisione umana, quanto di esterno è già stabilito che accada ed il modo in cui reagire agli eventi, per utilizzare tali periodi, compresi quelli avversi, per accumulare le risorse necessarie a comporre adeguatamente il proprio disegno interiore allo scopo di realizzare il compito che sta fitto nel cuore ed assolvere i propri obblighi nei confronti dell’essere.
Per cogliere questo obiettivo è fondamentale possedere conoscenza e consapevolezza, unite alla capacità di adempiere se stessi vincendo brama e cedimenti interiori, perché altrimenti, se bastasse abbandonarsi spontaneamente al divenire, come farebbe una qualsiasi persona naif, significherebbe che un qualunque primitivo di una zona sperduta del globo potrebbe raggiungere, per ciò stesso, le vette della realizzazione, mentre tutte le tecniche iniziatiche rimandano allo sforzo di ascesi interiore attuato per mezzo dell’intuizione intellettuale e la storia personale degli uomini che hanno realizzato se stessi attesta quante prove abbiano dovuto affrontare, prima fra tutte quella di dominarsi, di governare le proprie energie interiori indirizzandole durevolmente in direzione di uno scopo di ordine superiore che trascendesse l’esistenza puramente umana, bruciando nella lotta ogni scoria individuale.
L’incontro con l’astrologia rappresenta dunque un’iniziazione alla conoscenza del proprio carattere e del proprio destino: l’interpretazione del grafico astrologico della genitura e la scoperta della necessità cosmica sottostante le tappe fondamentali dell’esistenza, individuabili mediante lo studio dei transiti planetari, determina uno choc paragonabile a quello provocato dalle iniziazioni misteriche degli antichi culti pagani, perciò la scienza del tempo per eccellenza costituisce, in maniera più oggettiva dell’oracolo cinese dell’I Ching, quel punto d’appoggio archimedeo auspicato da Jung per scardinare lo sterile razionalismo impadronitosi della mentalità degli uomini occidentali, essendo la chiave della comprensione del proprio destino, ed io ne ho intrapreso lo studio perché avevo bisogno di ottenere delle conferme oggettive alla fiducia metafisica che nutro nel mio destino, per quanto non lo ami.
Mi avvicinai all’astrologia nel fatidico anno 2000, punto di svolta della mia esistenza, quando, scampato miracolosamente all’incidente stradale che inaugurò la mia seconda vita, dopo una fugace permanenza nell’associazione degli individui altamente intelligenti e l’affiliazione alla libera muratoria universale del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani, organizzazione pseudo-iniziatica che contraffaceva l’idea dell’élite appropriandosi indebitamente della struttura dell’Ordine, approfittando di Internet, il 9 dicembre scaricai il programma astrologico freeware Astrolog 5.40, che utilizzo tuttora nonostante la grafica scarna ed essenziale, e, a ridosso delle festività natalizie, incontrai in chat alcuni astrologi massoni che mi confermarono, con la precisione delle descrizioni caratteriali e delle diagnosi mediche tratte dallo studio delle carte natali che sottoponevo alla loro attenzione, che l’astrologia era una conoscenza reale ed efficace, contrariamente all’immagine stereotipata che ne davano i mass media.
Uno di loro, un medico, senza conoscere altro di me che i miei dati natali, colse immediatamente il nodo principale della mia esistenza, spiegandomi che la congiunzione alla levata tra Saturno e la Luna avrebbe segnato le ore della mia vita, mentre le rimanenti configurazioni planetarie del grafico astrologico della mia genitura, per quanto complesse, avrebbero scandito soltanto i minuti ed i secondi, rivestendo un’importanza secondaria rispetto alla necessità fondamentale del mio destino di integrare passato e futuro, di superare le origini senza sacrificare l’esigenza di mantenere il passato, passato che, a dire il vero, non vuol saperne di abbandonarmi, e, considerato il Mediocielo nel segno zodiacale del Capricorno, mi pronosticò una grande elevazione sociale, che mi avrebbe portato assai lontano dall’ambiente di nascita, avvalorando così una certezza che mi accompagnava fin dall’infanzia.
La congiunzione nella I casa natale, la mia persona, tra la Luna, pianeta governatore del Fondocielo nel segno zodiacale del Cancro, le origini che mi condizionano pesantemente, e Saturno, pianeta governatore del Mediocielo nel segno zodiacale del Capricorno, la necessità vitale di incarnare un vertice sociale o politico, indica due tendenze contraddittorie che gravano su di me obbligandomi a piegare il tempo per farlo convergere nel mio essere, e, essendo il Luminare notturno legato all’infanzia ed il Signore del karma alla vecchiaia, accentuano la portata del conflitto; la mia esistenza si gioca infatti tutta nella dialettica tra passato e futuro, tra vita vegetativa e vita spirituale, tra sensibilità e ragione, tra necessità di mantenere le radici e desiderio di elevazione, come racconto nella mia autobiografia in chiave astrologica, nella quale memorie del passato e memorie del futuro si fondono nella descrizione oggettiva della mia vita per consentirmi di liberarmi del peso del primo e di ricongiungermi al secondo.
Ma Saturno e la Luna simboleggiano anche la coppia genitoriale, e, ad esaltarne il significato, governano le case opposte e complementari X e IV del mio tema natale, che rappresentano fra l’altro i genitori, e, considerando il fenomeno astrologico dell’ereditarietà astrale, assume particolare rilievo il fatto che la figura materna, rappresentata simbolicamente dal Mediocielo nel segno zodiacale del Capricorno, sia nata con la congiunzione tra Sole e Marte, quest’ultimo nel luogo della sua esaltazione, nel medesimo segno zodiacale, e che anche la Luna si trovi lì, madre dalla quale ho ereditato la dominante saturnina, con il Mediocielo nel segno zodiacale del Capricorno e Saturno, suo pianeta governatore, congiunto con l’Ascendente nel segno zodiacale del Toro, mentre mio fratello ha ereditato l’Ascendente nel segno zodiacale del Capricorno, la congiunzione tra Sole e Marte nel segno zodiacale della Vergine e l’aspetto angolare di trigono tra Saturno e la Luna nel segno zodiacale dell’Acquario, a dimostrazione che ogni nascita avviene entro finestre temporali che riproducono le configurazioni astrologiche dei genitori.
Riconoscere nei grafici astrologici della mia famiglia le somiglianze per posizione e per aspetti angolari mi confermò la realtà oggettiva dell’astrologia, cosa che chiunque può riscontrare esaminando i temi natali del proprio nucleo familiare, così, stimolato dalle conversazioni in chat con gli astrologi massoni che, allora, nel pieno le mie illusioni associative, credevo fossero davvero miei fratelli, mentre in seguito si rivelarono anche loro dei maestri nell’arte dell’inganno, come peraltro la generalità dei liberi muratori, setacciai la rete in cerca di materiale astrologico che lessi diligentemente per formarmi una visione generale della disciplina, e, nel successivo mese di marzo, compresi il ruolo dei pianeti quali governatori delle case astrologiche nell’interpretazione dei temi natali, ed intanto, nelle librerie, sfogliavo i manuali per leggere i significati attribuiti alle componenti del grafico astrologico della mia genitura, provando una sofferenza lancinante per la presa di consapevolezza del carico karmico che ne scaturiva.
In quel periodo cominciò a manifestarsi l’angoscia esistenziale che mi accompagnò fino all’inizio del 2003, ed io mi ritrovai ad avere sotto mano gli elementi del puzzle senza però riuscire a ricomporli in un quadro organico, così, prossimo ad abbandonare tutto senza sapere cosa fare della mia vita, privo di identità, estraneo ai valori del paradigma corrente, incapace di conferire senso all’esistenza, impossibilitato ad agire secondo la mia natura, vissi la descrizione del significato della congiunzione alla levata tra Saturno e la Luna come una pugnalata inferta alla totalità del mio essere, tanto calzava con il mio vissuto e tanto sembrava condannarmi alla ripetizione del passato: allora odiavo tutto di me stesso e della mia vita, nome, famiglia, ambienti in cui ero stato costretto dalle burocrazie statali ed aziendali, e rifiutavo tutto ciò che avevo costruito agendo sconsideratamente le energie del mio tema natale.
Eppure, in me, c’erano tutti i presupposti per la riuscita, come compresi oggettivamente quando riscontrai la validità della regola aurea secondo la quale ad un tema natale dotato di forma corrispondono un carattere ed un destino fuori dal comune, e, ripensando al passato ed osservando le mie macerie esistenziali, mi domandai stupito perché il grafico astrologico della mia genitura, così complesso ed articolato, avesse prodotto soltanto il me stesso di allora, e come mi confermò il risultato ottenuto nel test delle matrici progressive avanzate di Raven somministratomi dall’associazione degli individui altamente intelligenti, che mi attribuì un indice QI pari a 160 punti della scala Cattell, equivalente al 99° percentile della distribuzione dell’intelligenza nella popolazione adulta, collocandomi nella fascia ristretta ed elitaria dell’1% degli individui più intelligenti della collettività, cosa che, stando agli scienziati che l’hanno studiata, in cima a tutti Hans Jurgen Eysenck, che dedicò l’esistenza a divulgarne la conoscenza, avrebbe dovuto garantirmi il successo a scuola e nella vita, ma a me, abbandonato nelle mani della Repubblica Italiana, era accaduto l’esatto contrario, e non sapevo spiegarmene la ragione.
In quegli anni non apparivano evidenti i risultati della corsa illusoria ai titoli di studio ed alle carriere burocratiche intrapresa dai miei coetanei, perciò ci si poteva credere e ci si credeva investendoci tempo e denaro, ed a me bruciava particolarmente l’esito delle mie attività lavorative, che avevo abbandonato avendovi riscontrato un odio incomprensibile ma tenace nei confronti della qualità, ancor prima di comprendere che non corrispondevano alla mia vocazione, che, a causa delle pressioni familiari e della pochezza dell’ambiente di nascita, non avevo potuto riconoscere ed assecondare con tutto me stesso, cambiamenti indicati dalla struttura della VI casa natale, con Plutone e la congiunzione tra Giove ed Urano, che simboleggiano insofferenza alla routine quotidiana imposta dall’esterno, frequenti mutamenti lavorativi e necessità di una rigenerazione nell’organizzazione delle attività produttive, cosa che si potrebbe realizzare imparando a selezionare gli uomini per le loro capacità effettive.
E difatti, fin dai primi giorni trascorsi in banca mi ero accorto che, nella formazione dell’organico, non v’era stata altra selezione che quella attuata sulla base dei titoli di studio rilasciati dalla Repubblica Italiana, che, come Iahvè, inverte la valutazione degli uomini per non far risentire gli ultimi, così replicai al vicedirettore del personale della filiale capogruppo, che, per ammonirmi a stare attento a quel che dicevo, minacciò di non confermarmi nell’impiego al termine del periodo di prova, che non avevo nulla di cui preoccuparmi, tanto lì prendevano tutti, ma non solo: i funzionari assegnavano il giudizio ottimo nelle note annuali di merito al 98% del personale, come sottolineò il direttore della scuola di formazione aziendale, riportando lo stupore dell’ABI riguardo al fatto che, con tale eccellenza qualitativa, l’istituto di credito avesse accumulato perdite di bilancio per duemila miliardi di lire, che poi vennero ripianate dai contribuenti, e poiché l’azienda premiava gli ultimi, nei due anni trascorsi lì se ne andarono i migliori, attratti da altre prospettive, e rimasero coloro che non potevano fare altrimenti.
Io me ne andai all’improvviso, sopraffatto dalla nausea per la ripetizione smaccatamente destinica dell’ambiente del servizio militare, avvenuta durante il transito di congiunzione di Plutone con Nettuno retrogrado radix, pianeta responsabile delle frequentazioni peggiori della mia vita, quando Urano transitò in aspetto angolare di quadratura con Saturno radix, pianeta governatore del Mediocielo nel segno zodiacale del Capricorno, l’immagine della mia realizzazione, irritato da un collega di mezz’età proveniente da una società del gruppo bancario posta in liquidazione, assunto da poco come impiegato dopo un periodo di mobilità, che, avendo perso la qualifica di funzionario, rifiutava di darmi il cambio nelle mansioni di cassa, e l’azienda non aveva nulla da obiettare, perciò ero costretto a vivere tumulato lì, finché, in occasione di un ponte festivo, la direzione mandò in ferie lui e non me, che abitavo in un’altra regione, così maturai il distacco, che avvenne secondo il mio destino, considerata la serie di eventi che mi portarono nell’organico della banca dei promotori finanziari più importate d’Italia.
La prospettiva indicatami era quella di svolgere una libera professione senza dover soggiacere a particolari vincoli o costrizioni, in realtà si trattava di un’attività analoga al lavoro parasubordinato, con l’aggravante dell’ingerenza indebita della struttura manageriale e dell’assenza di uno stipendio, e mentre in banca c’era un organigramma burocratico nel quale i dipendenti venivano inseriti sulla base dei titoli di studio, nonostante non avessero le qualità personali richieste dalla posizione ricoperta, oppure ne avessero di sovrabbondanti, le società di intermediazione mobiliare raccoglievano il peggio di coloro che erano stati rifiutati dal settore impiegatizio, e poiché non v’era altro criterio di riconoscimento del valore professionale se non quello del mercato, emergevano persone che suscitavano orrore solo a guardarle, per non parlare del fatto che, per sopravvivere, bisognava trasformare ogni relazione interpersonale in un’occasione per guadagnare denaro, un ambiente simile a quello descritto nella Favola delle api di Bernard de Mandeville, operetta morale che illustra come siano la menzogna, la truffa, il furto e l’inganno le molle che rendono vitale l’economia e florida la nazione.
Bastò poco per comprendere che non vi sarei rimasto a lungo, e, dopo aver cambiato intermediario finanziario appena ottenuta l’iscrizione all’albo professionale, ed avendo deciso che non avrei mai ripetuto un’esperienza del genere, nell’aprile 2002 me ne andai disgustato da tutto quel che avevo vissuto, rimanendo senza prospettive, e, finalmente libero da vincoli esterni, cominciai a fare quel che avrei fatto fin da piccolo, se fossi stato libero di seguire me stesso, così, quasi senza avvedermene, finii per ritirarmi nella foresta del Ribelle, provando inizialmente la sensazione che la mia presenza in quel luogo fosse illegittima, e, mentre cercavo risposte alle mie domande di senso, dimenticatomi di me stesso, un giorno, per mettere ordine nella mia esistenza, decisi di cominciare a scriverne, com’ero certo avrei fatto fin da bambino, raccontando del destino beffardo che mi aveva costretto a subire vicinanze intollerabili: nella mia vita erano infatti mutati i fondali, ma tutto era rimasto tragicamente identico a se stesso, essendo stato oppresso ininterrottamente dalla mentalità collettiva nettamente antiqualitativa.
Mi trovai di fronte allo spettacolo raccapricciante delle mie macerie esistenziali, che mi suscitavano odio e ribrezzo per non essere riuscito ad allontanarmi di un passo dalle mie origini, riconoscendovi il prodotto avariato della mia azione nel mondo operata secondo un paradigma egalitario che mi era ostile e che, mediante la razionalizzazione dell’esistenza attuata per mezzo della scuola di massa e del lavoro, omologava ogni differenza di carattere e di capacità intellettive, e, così facendo, aveva soffocato la mia vocazione; cominciai allora a riflettere su me stesso e sulla mia vita basandomi sull’oggettività del mio tema natale e della valutazione scientifica del mio QI, entrambi, questi, indicatori dotati di valore predittivo, capaci, cioè, di determinare a priori la portata delle mie realizzazioni, interrogandomi sulla congiunzione alla levata tra Saturno e la Luna, che accentuava la sensazione di orfanità indicata dall’angolarità del primo, e poco importa che si trattasse di un aspetto puramente psicologico, gli effetti erano comunque reali: privazione affettiva e macerazione morale, che, nel mio caso, derivava dall’incomprensione delle mie potenzialità intellettive avvenuta nell’infanzia da parte della famiglia, ma, soprattutto, dello stato.
Per lungo tempo ho pensato che il problema fossi io, poi, dopo aver cominciato a scrivere la mia autobiografia in chiave astrologica, come espediente per far emergere alla luce della coscienza le ragioni della rabbia che provavo per il modo in cui si era svolta la mia esistenza, ed aver letto tutti i libri di Eysenck sull’intelligenza e sulla significatività dell’indice QI, e, successivamente, la letteratura scientifica sulla plusdotazione infantile, traendone la conferma oggettiva del fatto che i bambini plusdotati soffrono la vicinanza dei loro compagni più lenti, io, con Mercurio stimolato dall’aspetto angolare di quadratura con la congiunzione tra Giove ed Urano, mi spazientivo facilmente, in classe si annoiano, disturbano gli altri alunni e fanno frequenti assenze, e, poiché superano agevolmente i cicli di studio inferiori, non maturano la disciplina necessaria per affrontare quelli superiori, così finiscono spesso per interromperli, ho compreso che le cose non stavano in questo modo, come attesta il fatto che, dal 2000, non faccio altro che studiare, esattamente quel che mi rifiutavo di fare per la scuola, mentre quando prendevo in prestito i libri dalla biblioteca comunale mia madre me ne distoglieva ripetendomi insistentemente di fare i compiti a casa, perciò non ho potuto soddisfare la mia vocazione alla conoscenza.
Se è certo dunque che la congiunzione alla levata tra Saturno e la Luna rappresenta il peso karmico delle figure genitoriali, nel senso che, essendo nato qualitativamente differenziato da genitori che non potevano comprendere le mie possibilità, non ho potuto svilupparle adeguatamente e realizzare me stesso, è però altrettanto vero che dalla Repubblica Italiana, che, come ogni moderna società degli eguali, ha adottato l’ascensore sociale dell’istruzione di massa per permettere agli studenti capaci e meritevoli di emergere socialmente grazie all’impiego delle proprie inclinazioni, mi sarei aspettato il dovere istituzionale di riconoscere le mie capacità intellettive, se non nel mio interesse, per quello della nazione, ma ciò non è accaduto, e ne ho compreso i motivi indagando i disastri perpetrati sulla scuola italiana dall’egalitarismo in voga negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, che, con la riforma della scuola media unica, ne ha eliminato la selettività, quindi, aprendo l’università ai diplomati provenienti da qualsiasi corso di studi superiore, ha posto fine alla coerenza dei percorsi scolastici, e, infine, con la pratica livellante del diciotto politico, ha prodotto uno scadimento generale della qualità dei laureati.
Fin da piccolo pativo dunque il tradimento della mia realizzazione da parte della famiglia e della patria, la cui costituzione, scritta con il dito di Iahvè, come le tavole della testimonianza ricevute da Mosè sul monte Sinai, essendo stata concepita da cristiani, socialisti e comunisti, è stata ideata ad immagine e somiglianza degli scarti del genere umano, perciò premia gli ultimi invece dei migliori elementi di natura, ma, cosa sorprendente per il sistema capitalistico, lo stesso facevano le burocrazie aziendali, e tali valutazioni ed atteggiamenti antiqualitativi spiegano appieno il senso di orfanità indicato dalla congiunzione alla levata tra Saturno e la Luna: nasco complesso dalla mancanza di complessità dei miei genitori, e tale discontinuità, che rende arduo ricongiungermi con le memorie del futuro presentite a sprazzi fin dall’infanzia, è ciò che più mi opprime, così, trovando nemici in casa e fuori casa, non potevo che soffrire l’ostilità nei confronti della qualità e la pressione costante affinché mi uniformassi al livello medio e mediocre dei miei compagni di classe e di lavoro, ma io rifiutavo tale coercizione ed ogni invito a non curarmi dei miei vicini ed a pensare soltanto a fare il mio dovere, trovando che, per il mio senso di giustizia, fosse intollerabile che il premio venisse assegnato agli ultimi anziché ai primi.
Tale criterio di valutazione mi sembrava irrimediabilmente assurdo in ragione del fatto che, se lo sforzo programmato e meccanico al quale venivo sottoposto, a scuola come nel lavoro, doveva essere prodotto unicamente al fine di ricevere una ricompensa, alla stregua della retribuzione che Iahvè concede a coloro che sono giusti ai suoi occhi, considerato chi erano i miei compagni di classe ed i miei colleghi di lavoro, mi sarei aspettato che il premio spettasse a me, che, ovunque sia stato, sono stato riconosciuto universalmente come una persona di valore, ma poi subentrava il pietismo cristiano che obbligava le persone che detenevano l’autorità ad aiutare chi non ce la faceva ad andare avanti da solo e mi invitava a farmi andar bene il fatto di aver compiuto il mio dovere, ma quello non era affatto il mio dovere, il compito che mi sta fitto nel cuore derivante dalla mia legge interiore che mi spinge ad agire per realizzare lo scopo per cui sono nato, ma qualcosa che dovevo fare se volevo essere pagato, così, attraversando la crisi personale implicita nella struttura della VI casa del grafico astrologico della mia genitura, mi arresi all’impossibilità della pretesa moderna di razionalizzare l’esistenza.
Avevo infatti la tendenza a considerare reale la forza coercitiva delle norme astratte emanate per regolare i comportamenti umani, come simboleggia la VI casa natale, la cui cuspide cade nel segno zodiacale modesto e routinario della Vergine e contiene Plutone e la congiunzione tra Giove ed Urano, e difatti mi sembrava che un’organizzazione burocratica vasta ed impersonale fosse in grado di garantire l’efficienza del processo produttivo, qualora tutti si fossero attenuti fedelmente alle disposizioni date, ma, senza tener conto delle capacità effettive e del carattere delle persone coinvolte, era votata inevitabilmente al fallimento, perciò, considerati gli esiti disastrosi di tale modello organizzativo, cominciai a liberarmi del peso karmico del Nodo Lunare Sud congiunto con il Signore di Ade nella VI casa natale e nel sesto segno zodiacale, che ne rafforza il significato per concordanza, che indica un forte orientamento alla razionalizzazione dell’esistenza mediante schemi mentali rigidi fondati sull’eguaglianza, che dovevo abbandonare per seguire il fluire del divenire e trovare in me stesso il senso della mia vita, così, quando lessi il significato dell’asse dei Nodi Lunari nel grafico astrologico della mia genitura, compresi che la strada verso cui tendevo istintivamente si stava materializzando nello studio dell’astrologia, allora abbandonai le certezze illusorie del mondo moderno per seguire il percorso indicato dal Nodo Lunare Nord nel segno zodiacale dei Pesci e nella XII casa natale, che indica la necessità di aprirsi alle influenze spirituali e di lasciare che le cose accadano secondo natura.
Compii dunque un atto di fede nel mio destino, cosa che avevo sempre evitato di fare, nonostante ne sentissi il richiamo, in quanto mi riusciva facile percorrere le vie convenzionali organizzate dalla società, che però non mi portavano l’elevazione sociale indicata dal Mediocielo nel segno zodiacale del Capricorno, e, uscito dalla razionalizzazione economica dell’esistenza, ripresi gli studi interrotti sull’I Ching e sulla qualità del tempo e sulla nozione taoista del wu wei delineata nel Tao Tê Ching, che spiega come seguire il fluire della Via ritirando il proprio corpo quando l’azione è compiuta, e, leggendo la Bhagavadgītā, scoprii la nozione indù del dharma e l’azione svolta senza tenerne in conto i frutti, così, ispirandomi a tali modelli di comportamento, dissolsi gradualmente il condizionamento moderno dell’homo œconomicus del pensiero liberale, concepito astrattamente come nato libero da qualsiasi vincolo comunitario ed eguale ai suoi simili, dotato di perfetta razionalità ed orientato al perseguimento del suo miglior interesse economico, e, scomparse le pressioni ostili sulla mia natura, mi accorsi che, per un processo benefico di resilienza, recupero della forma che avrei assunto spontaneamente se fossi stato libero di evolvere secondo il modello archetipico rappresentato nel mio tema natale, stavo finalmente diventando me stesso, un uomo che adempie consapevolmente il compito per cui è nato.
Ritiratomi nella foresta del Ribelle, per recuperare le forze e preparare la vendetta, ho infine delineato un quadro generale oggettivo dell’esistenza dell’uomo concreto capace di ricollegarlo ad un principio di ordine universale, la corrispondenza effettiva tra Macrocosmo e Microcosmo e la fondamentale unità del Tutto, e di conferire senso alla sua vita recuperando le nozioni smarrite di carattere, vocazione e destino, che sfatano l’errore egalitario attestando l’unicità di ogni uomo e rendono vana la razionalizzazione dell’esistenza al fine di eguagliarne le sorti, riconoscendo il fondamento ontologico del carattere, racchiuso simbolicamente nel grafico astrologico della genitura, nell’essere, e quello del destino, le tappe preordinate dell’esistenza riconoscibili nello studio dei transiti planetari rispetto al tema natale, nel divenire, e se il mio disegno in favore della qualità è molto più esteso di quanto non appaia a prima vista, insistendo particolarmente sulla selezione degli elementi migliori della collettività e sull’organizzazione politica fondata sulle élite, nondimeno è essenzialmente pronta l’esposizione della parte astrologica, per cui, qualora incontrassi le salde compagnie smarrite di cui conservo il ricordo nostalgico nella struttura della VII casa del grafico astrologico della mia genitura, potrei cominciare a divulgarla dando senso compiuto alla struttura della III casa natale, con il Sole e Mercurio nel segno zodiacale del Cancro, che indicano la trasmissione di una dottrina in un ambiente comunitario.
Sarebbe impossibile spiegare brevemente il modo in cui sono giunto a definire le linee guida del mio pensiero, come invece faccio diffusamente nella mia autobiografia in chiave astrologica, che, oltre a liberarmi del passato facendomi ricongiungere con le memorie del futuro strappate all’essere durante l’infanzia, consente di piegare su di me il tempo, come vuole la congiunzione alla levata tra Saturno e la Luna, cosa che, quando cominciai a scrivere, non avevo preventivato; quel che rileva sapere è che, in seguito allo choc procuratomi dalla descrizione della problematica fondamentale della mia esistenza, ho compreso di essere inquadrato in un disegno di proporzioni cosmiche che ha dissolto il nichilismo che mi pervadeva, ed ora, dopo aver approfondito i fatti della mia vita, ed averli confrontati con le determinanti astrologiche del mio tema natale, confermate nella loro funzione dalla reazione ai transiti planetari, ed avendo riconosciuto gli impedimenti alla mia realizzazione nel paradigma corrente, di cui tratto nella parte prima nel manoscritto, e nelle origini famigliari, di cui tratto nella parte seconda, ho compreso che la mia natura, che non mi sono dato da me e mi condiziona con la forza incoercibile della necessità, è incomprimibile, ragion per cui non posso far altro che riedificare la mia esistenza secondo il disegno racchiuso nel grafico astrologico della mia genitura, come spiego nella parte terza, prendendo come modello la mappa oggettiva del mio carattere, che illustra il mio dharma.
Oltre un decennio di meditazione sul mio tema natale mi ha portato a conoscerne i singoli elementi e la loro reazione ai transiti planetari, ossia il clima che vivo ed il genere di eventi che mi accadono quando vengono attivati determinati punti sensibili, dimostrandomi così la realtà del destino, per cui, essendo il moto dei pianeti lungo lo zodiaco tropico preordinato ed immutabile, facendoli muovere come le lancette sul quadrante dell’orologio cosmico che scandisce il tempo del destino, e confrontandoli con lo sviluppo della mia esistenza, comprendo che la mia ascesa sarà lenta e che dovrò sopportare il peso delle origini per tutta la vita, per quanto non mi piaccia; mi mancano, però, ed è questa una delle ragioni per le quali scrivo, le salde compagnie smarrite di cui porto il ricordo nostalgico nella struttura della VII casa del grafico astrologico della mia genitura, rappresentate simbolicamente da Plutone, pianeta governatore del Discendente nel segno zodiacale dello Scorpione, che sostiene la mia elevazione mediante l’aspetto angolare di trigono con il Mediocielo nel segno zodiacale del Capricorno, e se tale elemento è presente nel tema natale, devono necessariamente esistere, nella realtà, le persone capaci di incarnarne il significato, disperse dalla mano crudele del destino nell’istante fatale della caduta dei semi nel tempo: anime affini per sensibilità, intelligenza, visione del mondo, né atee né monoteiste, che reputano naturale che il premio debba andare ai migliori e comprendono la necessità delle élite.
Qualora riuscissi a trovarle, e se potessi disporre di un luogo fisico dal quale poter diffondere liberamente la mia influenza, troverebbero riscontro effettivo anche il Sole e Mercurio nel segno zodiacale del Cancro e nella III casa natale, che indicano la possibilità di divenire il centro di emanazione di un nuovo paradigma capace di mutare il volto del mondo, e, con l’espandersi della mia influenza, anche tramite gli scritti, prenderebbe corpo l’aspetto angolare di congiunzione tra Urano, pianeta governatore dell’XI casa nel segno zodiacale dell’Acquario, le amicizie ed i progetti fondati su interessi intellettuali comuni, che, trovandosi nel segno zodiacale della Bilancia, romperebbero le regole sociali consolidate, e Giove, pianeta governatore delle case VIII e IX nel segno zodiacale del Sagittario, i valori condivisi e le dottrine spirituali, che, trovandosi nel segno zodiacale della Vergine, verrebbero esposti con precisione e chiarezza adamantina, congiunzione che, trovandosi nella VI casa natale, indica un’organizzazione che unisca tali caratteristiche e mi aiuti a diffondere il mio pensiero; realizzato questo ambiente comunitario omogeneo per qualità e coeso nella visione del mondo e nei proponimenti, nel quale agirei liberamente senza subire le vicinanze intollerabili impostemi dalle burocrazie statali ed aziendali nelle quali sono stato processato alla stregua di ogni mio simile nel sembiante umano, la veemente congiunzione nella VII casa natale tra Marte nel segno zodiacale del Sagittario e Nettuno retrogrado nel segno zodiacale dello Scorpione, venendo meno le persone che, al primo sguardo, avverto come nemiche, potrebbe infierire apertamente con tutte le proprie forze contro i tre monoteismi abramitici e contro le ideologie egalitarie poste alla base del paradigma corrente, filiazioni secolarizzate del cristianesimo, come fa già da molti anni nella segreta operosità della foresta del Ribelle.
Risulta allora evidente che il grafico astrologico della genitura rappresenta oggettivamente il disegno pre-destinato attorno al quale prende forma l’esistenza dell’uomo concreto di cui parlava Jung nella citazione riportata da Arroyo, che bisogna riconoscere e realizzare coscientemente per adempiere il dovere per cui si è nati, perciò è necessario individuare con esattezza il significato di ogni singolo elemento, e, se non lo si riscontra come realtà effettiva nella propria vita, si deve cercare di identificarne la funzione, per formarsi un’idea di come potrebbe essere e poi realizzarlo concretamente, e ciò si verifica, in modo particolare, quando il pianeta o il punto sensibile viene interessato da transiti di pianeti lenti, soprattutto Urano, Nettuno e Plutone, che, stazionando a lungo sui medesimi gradi di longitudine dello zodiaco tropico, attivano la tendenza indicata mediante aspetti angolari, e, qualora non sia presente nella vita, accentuano la nostalgia per l’assenza che fa sì che ci si attivi per trovarla, com’è accaduto a me con il transito di Urano in aspetto angolare di opposizione con Plutone radix, pianeta che rappresenta simbolicamente i miei alleati, che mi mise di fronte alla necessità di tracciarne chiaramente il profilo, che però, allora, mi lasciò attonito in un vuoto afasico, tanto non riuscivo a scorgerne l’immagine, e, quando ruppe per la prima volta l’orbita, il 15 marzo 2009, emersero nella mia mente le categorie di persone elencate nella pagina contatti del mio sito Internet, dopodiché, il modello che ne sono andato sviluppando nel corso degli anni, durante il transito di Plutone in aspetto angolare di trigono con Saturno radix, pianeta governatore della mia realizzazione, ha influito modificando la mia visione del mondo, affinché, orientandomi verso di loro, potessi finalmente incontrarli.
Il grafico astrologico della genitura, unione del cerchio celeste dello zodiaco tropico e della croce terrestre degli assi della verticale e dell’orizzonte del luogo di nascita, mandala personale modellato dall’essere quale supporto oggettivo per la meditazione su se stessi e sul proprio destino, aiuta dunque a guarire dalla ferita originaria individuata dalla configurazione astrologica più problematica ed a riedificare l’esistenza secondo il modello rappresentato da quella mappa oggettiva del carattere che, non essendocelo dato da soli, non si può far altro che agire con la massima consapevolezza, ed allora si comprende perfettamente che l’astrologia può davvero scardinare lo sterile razionalismo impadronitosi della mentalità degli uomini moderni, in quanto illustra oggettivamente come vivere seguendo soltanto se stessi, per realizzare così il proprio dharma, ma per farlo occorre ribellarsi alla razionalizzazione dell’esistenza operata dalla modernità, che, tramite la scuola di massa ed il lavoro retribuito, riduce tutti al livello dell’ultimo uomo di nietzschiana memoria per eguagliarne le sorti; ne discende che seguire solo se stessi è una sfida per uomini liberi che si lasciano guidare unicamente dalla propria stella polare, e, pertanto, hanno un proprio destino, uomini talmente audaci da pensarsi capaci di spezzare in due parti il corso dei millenni e fondare una civiltà normale in cui prevalgano valori di spiritualità e gerarchia.