L’interpretazione della carta natale

L’oroscopo di Wallenstein compilato da Keplero nel 1608

L’oroscopo di Wallenstein compilato da Keplero nel 1608

Se ora sono un astrologo lo devo più alla necessità di comprendere me stesso e le ragioni fondamentali della mia storia personale, devastata dalla razionalizzazione economica dell’esistenza e dal nichilismo della modernità che mi pervadeva negandone il senso, che non ad una passione o ad un interesse culturale: per me, infatti, l’astrologia non è un hobby da praticare nel tempo libero per distendere i nervi e riposarmi, ma il linguaggio stesso in cui si esprime la vita, e, per arrivare ad interpretare carattere e destino dell’uomo concreto basandomi sulla conoscenza dei suoi dati di nascita, ho dovuto affrontare alcuni problemi di carattere pratico, primo fra tutti quello di erigere il grafico astrologico della genitura, fondamento oggettivo dell’interpretazione astrologica.
A tal riguardo la rete offre gli strumenti necessari per praticare l’astrologia in maniera veloce e gratuita, dal vecchissimo programma Astrolog 5.40, che utilizzo tuttora per l’abitudine ultradecennale alla sua grafica scarna ed essenziale nella quale scorgo a colpo d’occhio la forma del tema natale, alla sua evoluzione Astrolog 32, funzionante su piattaforme Windows fino alla versione XP, sino al software StarFisher, caratterizzato da una grafica decisamente migliore ma con funzioni più limitate, e, come specifica la guida, non totalmente affidabile nei regimi orari delle nascite antecedenti la seconda guerra mondiale; per essere certi di aver eretto il grafico astrologico della genitura in maniera corretta si possono utilizzare più programmi astrologici contemporaneamente, oppure consultare i servizi gratuiti offerti da Astro.com, che però utilizza un’orbita di 10° per tutti gli aspetti angolari, considerandone più di quanti ve ne siano in realtà, e da Astrotheme.com, che restituisce un grafico interattivo in cui, cliccando sui vari elementi della carta del cielo, se ne ottiene un’interpretazione in lingua inglese.
Questi ultimi due siti Internet offrono poi l’accesso e la consultazione gratuita di corposi database di dati natali di personaggi pubblici, Astro-Databank e Celebrities Horoscopes, utili per impratichirsi della materia verificando la corrispondenza dei loro grafici astrologici con le loro vite, le loro relazioni e gli eventi fondamentali loro accaduti; il primo, inoltre, nella pagina Swiss Ephemeris for Users, pubblica gratuitamente effemeridi astrologiche per 6000 anni basate sull’ultima versione delle effemeridi planetarie e lunari DE 405/406 sviluppate dal Jet Propulsion Laboratory della NASA, mentre il sito Khaldea.com rende disponibile la serie di effemeridi planetarie che va dall’anno 600 a.C. all’anno 2400 d.C., e, per coloro che desiderano essere sempre informati sull’ora planetaria corrente, il programma astrologico gratuito ChronosXP fornisce anche informazioni sulla fase lunare in corso.
Una volta eretto il tema natale occorre prendere confidenza con i suoi vari elementi, e per farlo bisogna procurarsi dei manuali adeguati che spieghino i significati loro attribuiti ed il modo di combinarli per addivenire ad una sintesi intuitiva dell’esistenza alla quale si riferisce, ma poiché non esiste un trattato di astrologia universalmente riconosciuto come valido, in cui siano illustrati chiaramente il fondamento della disciplina e siano sviluppati organicamente i contenuti, bisogna armarsi di pazienza ed estrarre i diversi tasselli dell’interpretazione dai libri scritti da astrologi caratterizzati da concezioni del mondo radicalmente diverse esposte in epoche molto distanti tra loro, avendo cura di depurare il dato effettivo, che consente di interpretare efficacemente determinati aspetti della carta natale, dalla visione generale del mondo dell’autore, e ciò fin quando non verrà scritto un manuale esaustivo che riordini la materia.
E difatti, negli anni dell’angoscia esistenziale, quando il terreno sembrava mancarmi sotto i piedi, la mia identità sociale si andava disgregando e, di lì a poco, avrei abbandonato tutto per seguire soltanto me stesso, avendo trovato nell’astrologia un supporto oggettivo per la meditazione sul mio carattere e sulla mia biografia, un mandala personale modellato dall’essere che mi avrebbe rivelato infine la chiave del destino, cercai di interpretare il grafico astrologico della mia genitura con i mezzi a mia disposizione, ma mi imbattei nella difficoltà di districarmi tra le pubblicazione astrologiche in commercio, quasi tutte di provenienza estera, non esistono astrologi italiani che meritino di essere letti, quelli che conoscono le lingue si limitano a tradurre libri scritti da autori stranieri, per cui dovetti effettuare delle scelte.
Nel lungo peregrinare tra i testi astrologici, iniziato sfogliando libri nelle librerie del centro storico di Roma e durato forse un paio di anni, forse meno, accompagnato dagli acquisti dei volumi che consideravo importanti e conclusosi setacciando i cataloghi librari nella foresta del Ribelle, già immerso nel turbine di letture sugli argomenti più disparati che mi avrebbero fornito i tasselli della visione del mondo che porto da sempre dentro di me, acquistai per primo il corposo volume di Nicola Sementovsky-Kurilo intitolato Astrologia, trattato completo teorico-pratico, edito da HOEPLI, nell’ottava edizione aggiornata, ma soltanto molto tempo dopo trovai nel Trattato pratico di astrologia di André Barbault, edito da Astrolabio-Ubaldini, un testo che si avvicinava allo schema di un manuale esaustivo, anche se l’autore rinunciava a fornire una spiegazione sul fondamento della disciplina.
L’astrologo francese, nato nel 1921 e studioso di astrologia fin dall’età di quattordici anni, apriva il suo trattato, pubblicato in Francia nel 1961 ed in Italia nel 1979, affermando che, essendo scrupoloso nella pratica astrologica, si era liberato progressivamente di ciò che non aveva superato la prova di una verifica empirica, e, pertanto, offriva al lettore un insegnamento accettabile tale da introdurlo ad una sana pratica astrologica, ma tale insegnamento non si sarebbe potuto concepire senza un’applicazione, perciò l’aveva illustrato riferendolo ad un insieme di personaggi storici, e, per evitare la critica di aver scelto soltanto i casi adatti allo scopo, che gli sarebbe stata avanzata se avesse selezionato dei personaggi tra le migliaia di politici, artisti, scienziati, scrittori di cui possedeva i dati, aveva deciso di prendere l’intera collezione dei re di Francia, dei quali è nota l’ora di nascita dal primo all’ultimo, e di considerarne la serie obbligatoria di casi, e, data l’esiguità del numero, vi aveva aggiunto i soli personaggi importanti della storia francese dei quali si conoscono le ore di nascita: Caterina dei Medici, Richelieu, Mazarino, Colbert, Maria Antonietta, Robespierre, Napoleone I e Napoleone III.
Dopo aver riportato alcune opinioni di personaggi storici sull’astrologia, nei tre capitoli della parte prima Barbault spiegava in maniera stringata come erigere una carta del cielo, introducendo la sfera terrestre e quella celeste, con i rispettivi sistemi di coordinate, l’ora locale, legale ed estiva, la domificazione, le posizioni planetarie e gli aspetti angolari, quindi offriva alcune verifiche e prove tratte dagli studi statistici di Michel Gauquelin sulla ripartizione dei pianeti nel movimento diurno, riportandone l’affermazione che “esiste una relazione certa fra le posizioni degli astri del sistema solare al momento della nascita e una determinata attività della vita degli uomini”, prima constatazione di un fatto astrologico, conferma scientifica della regola astrologica secondo la quale l’astro alla levata ed alla culminazione, e, in misura minore, al Discendente ed al Fondocielo, assume valore dominante, nonché del significato simbolico delle funzioni e professioni attribuite tradizionalmente ai pianeti, ed infine esponeva i significati delle determinanti terrestri, le qualità caldo e freddo, umido e secco, e dei quattro elementi, Acqua, Aria, Fuoco, Terra, riferendoli ai quattro temperamenti della medicina antica.
Di particolare interesse, nel capitolo secondo, oltre al sunto degli studi statistici di Gauquelin sulla posizione dei pianeti nel moto diurno, che confermano il ruolo predominante di Marte nei comandanti militari e nei campioni sportivi, di Giove negli uomini politici di alto rango e negli attori celebri, e di Saturno negli scienziati, conformemente alle associazioni tradizionali tra professioni e pianeti, era la conferma statistica, dovuta allo stesso Gauquelin, del fenomeno dell’ereditarietà astrale, considerato che i genitori nati con un pianeta in posizione angolare hanno la tendenza a generare figli nati con il medesimo pianeta in posizione angolare, testimonianza che non si nasce a caso, ma entro finestre temporali che riproducono la configurazione astrale relativa ai propri carattere e destino, spiegando così il fenomeno dell’ereditarietà della professione, ad esempio nei militari nati con Marte dominante, che in tal modo trasmettono la loro vocazione ai figli nati con la medesima dominante astrologica.
Nella parte seconda Barbault spiegava gli elementi fondamentali dell’interpretazione astrologica, distinguendoli in semplici, lo zodiaco tropico, le case ed i pianeti, e composti, i pianeti nei segni, i pianeti nelle case e gli aspetti angolari, essendo ogni configurazione una costellazione di unità composite più o meno numerose, ma, precisava l’autore, occorre un giudizio rigoroso ed una buona conoscenza per concatenare in serie i vari elementi, dall’unità semplice a quella composta, e dall’unità composta all’unità complessa, in quanto lo scopo di una vera e propria analisi astro-psicologica, lungi dal contentarsi di una semplice descrizione del carattere, è quello di “costruire”, anzi, di “ricostruire” verosimilmente l’uomo concreto a partire dalle forze profonde e dai meccanismi interiori che lo determinano, e solo dopo averlo compreso comincia la possibilità di prevedere, nei limiti di una previsione razionale, quello che potrà fare, subire o divenire, poiché non sono gli avvenimenti come tali ad essere “scritti” nella carta del cielo, ma solamente la condotta psicologica che li spiega, li giustifica e li determina.
Quest’ultima osservazione è vera solo in parte, in quanto, ed è facile constatarlo, i transiti planetari segnano non soltanto le sollecitazioni psicologiche che inducono mutamenti d’animo, pur senza riuscire a provocare eventi esteriori, oppure quelle che, per intensità, riescono a produrre, consciamente o inconsciamente, azioni volte a soddisfare un desiderio o una tendenza interiore, ma, e ciò accade in concomitanza con transiti particolarmente intensi per precisione, durata e coinvolgimento di più pianeti lenti, durante le rotture dell’orbita o gli inneschi di pianeti veloci, anche eventi esterni del tutto indipendenti dalla volontà della persona alla quale si riferisce il tema natale, e stupisce che Barbault, che ha studiato i transiti planetari nei temi natali degli uomini politici, non abbia considerato che l’ascesa al potere, indicata da transiti di pianeti lenti rispetto ai punti sensibili della carta del cielo, non è frutto della semplice psicologia dell’uomo che ascende, soprattutto quando l’ascesa giunge inaspettata.
Il primo elemento semplice nella tastiera simbolica che compone il grafico astrologico della genitura preso in considerazione da Barbault, lo zodiaco tropico, che l’autore definisce sì un orologio celeste, ma non il quadrante di un orologio cosmico che scandisce il tempo del destino, non avendo coscienza della sostanza del tempo, rappresenta una figura ricca di insegnamenti, un libro di immagini dell’umanità che non cessa di parlare a chi l’interroga, essendo, per le sue strutture geometriche, matematiche, dialettiche e simboliche, e per le sue implicazioni mitologiche, filosofiche e metafisiche, veramente una, se non l’unica chiave simbolica dell’universo, che egli espone sotto il profilo psicologico presentando la gamma umana dei dodici segni zodiacali, indicandone il simbolismo, la psicologia, la dialettica ed il destino, terminando con l’enunciazione dei personaggi storici della serie presa in considerazione che vi appartengono, ai quali aggiunge casi celebri di nati con il Sole in ciascun segno zodiacale.
Il secondo elemento semplice preso in considerazione da Barbault, le dodici case astrologiche, da lui definite settori, è legato al simbolismo del ciclo giornaliero, ma si può anche stabilire un’equivalenza simbolica fra il giorno e l’anno, e poiché l’Ascendente rappresenta l’inizio del ciclo diurno, come il 0° dell’Ariete l’inizio di quello annuale, esiste un rapporto preciso fra la casa I e l’Ariete, fra la casa II ed il Toro, e, così continuando, fra la casa XII ed i Pesci, e, nella misura in cui si può riconoscere ad un fattore astrologico la capacità di esprimere un dato oggettivo, il segno zodiacale sta alla corrispondente casa come una condizione soggettiva sta alla realtà oggettiva, così, poiché il Toro è un segno orale che si riferisce alle tendenze ad acquisire, alla possessività, la casa II rappresenta le finanze, il denaro guadagnato, la fortuna; pertanto le case sono i segni di uno zodiaco terrestre ed il loro significato è quello di una “materializzazione” delle tendenze zodiacali celesti, i loro attributi costituiscono quindi la base dell’esistenza concreta e ciascuna di esse rappresenta un settore particolare della vita, un tipo particolare di rapporto dell’essere con il campo che questo settore concerne, riferendosi all’attitudine che il soggetto assume in esso, lasciando dunque intravedere le cose che possono derivarne.
Infine Barbault prendeva in considerazione il terzo elemento semplice dell’interpretazione astrologica, i pianeti, spiegandone la relazione di domicilio, notturno e diurno, sui segni zodiacali, la Luna sul Cancro ed il Sole sul Leone, e poi, in ordine di distanza crescente dal Sole, Mercurio rispettivamente sui Gemelli e sulla Vergine, Venere sul Toro e sulla Bilancia, Marte, per il quale la distinzione si inverte, sull’Ariete e sullo Scorpione, Giove sui Pesci e sul Sagittario, Saturno sull’Acquario e sul Capricorno, aggiungendovi quindi i tre pianeti trans-saturniani, per i quali si discende lungo il lato notturno dello zodiaco tropico, che governano rispettivamente Urano l’Acquario ed il Capricorno, Nettuno i Pesci ed il Sagittario, Plutone, invertendo il rapporto, lo Scorpione e l’Ariete, illustrando le caratteristiche di ciascun pianeta sotto il profilo delle analogie astronomiche, dell’elemento cui appartiene, dell’età della vita cui corrisponde, del principio generale, del temperamento, delle funzioni fisiologiche, della fisiopatologia, della caratterologia, delle funzioni psicologiche, della psicopatologia, della morfologia, delle professioni, delle arti, del destino, dei personaggi rappresentati, dell’aspetto sociale cui si riferisce, concludendo con un elenco di personaggi celebri riferibili a ciascuna dominante planetaria.
Barbault prendeva quindi in considerazione il primo dei tre elementi composti, i pianeti nei segni, spiegando che, dovendo considerare il gioco dei movimenti degli astri del sistema solare e la tela di fondo zodiacale su cui tali spostamenti si proiettano, è buona norma unire le due cose in una: non è infatti possibile separare il pianeta dal segno in cui si trova, che il primo appaia tinto con le tonalità dei valori del secondo, o che sia il secondo a tingersi delle tendenze del primo, occorre realizzarne una sintesi, e ciò avviene in riferimento al sistema dei domicili, dove un pianeta ha la massima affinità con il segno e la massima potenza, e degli esili, collocati nel segno opposto, dove discorda al massimo, ma ha anche una dignità, l’esaltazione, ove acquista una maggiore potenza, ed una caduta, nel segno opposto, dove la potenza diminuisce, e ciò in quanto i segni zodiacali non possono essere ridotti al solo valore del pianeta che li governa, perciò occorre considerarli sotto il profilo combinato della dominante planetaria, domicilio o trono, e della sotto-dominante, l’esaltazione; seguiva l’enunciazione del rapporto psicologico fondamentale relativo alla posizione di ciascun pianeta nei dodici segni zodiacali, dalla Luna a Plutone, trascurando l’Ascendente ed il Sole, che si riferiscono alla personalità e non fanno altro che valorizzare il contenuto del segno in cui si trovano senza orientarlo in modo particolare.
Barbault introduceva poi il secondo degli elementi composti del tema natale, i pianeti nei settori, definendolo come la determinazione locale di un processo generale nel quale la proprietà specifica di un astro agisce nel campo particolare della vita rappresentato dal settore occupato, spiegando che quello in cui si trova il Sole è spesso il centro dell’esistenza, il luogo della principale esperienza della vita; quello in cui si trova la Luna è il luogo in cui l’essere è più vicino all’infanzia ed all’istinto; quello in cui si trova Mercurio è un luogo di rapporti, di contatti, di scambi, di legami spirituali, di intellettualità, di mobilità e di variabilità; quello in cui si trova Venere è un luogo in cui l’essere gioisce dell’amore, dell’affetto, della simpatia o del favore altrui; quello in cui si trova Marte è un luogo in cui si affermano le tendenze aggressive e passionali; quello in cui si trova Giove indica dove si hanno profitto, abbondanza, acquisizione, facilità, fortuna, successo, riuscita, espansione materiale, sociale o affettiva; quello in cui si trova Saturno è un luogo di mancanza, di privazione, di restrizione, di difficoltà, di ritardo, o anche di perdita, di abbandono, di distacco; quello in cui si trova Urano indica la zona nella quale l’essere, in caso positivo, risulta al massimo originale, individualista, indipendente, e, in caso negativo, inadattabile e rivoluzionario; quello in cui si trova Nettuno indica il luogo in cui il soggetto appartiene al massimo alla comunità; quello in cui si trova Plutone è il luogo in cui l’essere si impegna negli istinti più primitivi e manifesta impulsi fra i più imperiosi.
Barbault illustrava infine il terzo degli elementi composti dell’interpretazione del grafico astrologico, gli aspetti tra i pianeti, che giocano un ruolo importante in quanto su di essi riposa la parte essenziale della struttura del tema natale, i quali sono essenzialmente dei rapporti basati su uno scarto angolare particolare che si stabilisce tra due astri ed in virtù del quale questi esercitano un’azione comune: partendo dal principio che ogni astro è espressione di una tendenza, o di una funzione, l’aspetto determina una relazione fra le due tendenze, o funzioni, rappresentate dagli astri, e, per analizzarlo correttamente, occorre prenderne in considerazione, in modo distinto, la natura, congiunzione, opposizione, quadrato, trigono, sestile, la materia, ossia la combinazione derivata dalle peculiarità dei due pianeti in aspetto tra loro, dei segni nei quali si trovano e di quelli che governano, e, infine, l’orientamento, in funzione dei settori nei quali i pianeti che formano gli aspetti sono rappresentati, che localizzano la manifestazione dell’aspetto in un campo o nell’altro dell’esistenza, considerando le case occupate e le case governate; seguiva una nota sull’interpretazione degli aspetti e l’elenco dei significati, in alcuni casi piuttosto stringati, delle combinazioni planetarie tra gli astri.
Nella parte terza del suo trattato, dedicata alle interpretazioni, Barbault spiegava come decifrare un tema natale partendo dall’individuazione della dominante, che si determina imparando a riconoscere l’importanza di ciascuna configurazione in rapporto all’insieme della carta del cielo, in modo da darle il posto giusto in un rapporto di forze con gli altri fattori, fissandone così il grado di intensità; la dominante di un tema, infatti, non è altro che il primo fattore in ordine di potenza, quello che, avendo il maggior rilievo o intensità, svolge il ruolo di capofila: tale privilegio può essere accordato ad un segno zodiacale, se risulta molto occupato, in quanto tanto più un segno è occupato tanto più è forte, ma, come regola generale, il privilegio del ruolo di dominante spetta sia ad un pianeta, integrato all’insieme, che a vari pianeti costituenti un complesso unico al quale partecipano segni, case ed aspetti, un’unità originale dalla quale l’intero tema trae significato e dimensioni, e la sua importanza è data dal fatto di essere legata alla nozione stessa di segnatura, espressione di uno stile generale, di un’etichetta sovrana che caratterizza la composizione sintetica di un essere e di un destino, esprimendo l’orientamento generale del soggetto, la base che determina l’attitudine globale di fronte alla vita e che annuncia, al tempo stesso, il modo di vivere concreto, a tal punto l’essere fa corpo con il proprio destino.
Barbault enunciava poi la regola di lavoro che racchiude gli elementi-chiave del problema: più una configurazione natale è specifica, cioè più è aderente al momento della nascita, ossia all’incrocio preciso del luogo e dell’istante, e più caratterizza, cioè “segna”, maggiormente l’individuo, e ciò in quanto una configurazione di pianeti lenti che dura vari anni costituisce, di per sé, un elemento minore, il meno adatto a caratterizzare l’individuo, mentre una configurazione fra pianeti rapidi, o fra pianeti rapidi e lenti, è, sempre di per sé, un elemento particolare, già più significativo, e difatti, considerando il moto dei pianeti lungo lo zodiaco tropico e nel movimento diurno, dalla più lunga configurazione nettuniana alla più breve lunare si passa da una durata di molti anni ad un periodo di poche ore, e questo avviene per gli aspetti, per i passaggi nei segni e per tutto il resto; si assiste quindi, dalla progressione quasi inapprezzabile degli astri lontani ai fugaci giri di pista lunari, ad una serie di processi di integrazione sempre più individuali, emerge dunque il valore dei Luminari e dei pianeti inferiori, Sole, Luna, Mercurio e Venere, personificazioni di funzioni vitali specifiche, simboli di veri e propri organi biopsichici, e, in quest’ottica, gli astri rapidi “valorizzano” necessariamente i pianeti lenti, nella misura in cui questi ultimi “colorano” le funzioni rappresentative dei rapidi, la qualità è fornita dai primi, il campo di azione dagli altri.
Se i luminari hanno un potere di valorizzazione superiore a quello dei pianeti rapidi, esiste tuttavia un fattore il cui potere è ancora più forte, essendo il più mobile, e, pertanto, il più adatto a conferire peculiarità al tema, derivando dal movimento di rotazione terrestre, ossia gli assi dell’orizzonte e del meridiano, e, in particolare, i due angoli Ascendente e Mediocielo, i quali percorrono in media un segno ogni due ore e passano, da una mezz’ora all’altra, attraverso tutte le combinazioni possibili di aspetti angolari con i pianeti, qualificandosi come i fattori più specifici della nascita, pertanto l’interpretazione di un tema natale deve sempre cominciare dall’esame dei quattro angoli del cielo, l’indagine astrologica ha dunque inizio dalla considerazione dei fattori che variano più rapidamente e che esprimono la spinta delle tendenze maggiormente riferibili all’individuo, e, in quest’ottica, la presenza fisica di un astro ad uno dei quattro angoli costituisce la caratteristica più marcata, specialmente se tale astro si trova a meno di 10° dall’orizzonte o dal meridiano, anche se l’esperienza dimostra che l’influsso in questione si estende al di là di 10°, perlomeno per quanto riguarda l’Ascendente ed il Mediocielo: l’azione planetaria non si esaurisce bruscamente, ma scompare con lentezza, e può lasciare ancora tracce al 15°, sicché, in linea di massima, quando un astro è in posizione così angolare costituisce la dominante del tema.
Quando vari pianeti sono in posizione angolare, allora tutti partecipano alla formazione della dominante, in tal caso occorre stabilire una gerarchia delle partecipazioni tenendo conto della vicinanza, il più vicino all’orizzonte o al meridiano merita il ruolo di dominante, con prevalenza dell’Ascendente e del Mediocielo sul Discendente e sul Fondocielo, ma spesso la priorità non spetta all’astro che è più angolare, bensì ad uno che è situato meno bene, trovandosi più lontano da un angolo, che però associa al suo valore di angolarità un valore di governo o di aspetto con l’Ascendente o con il Mediocielo; qualora invece nessun pianeta fosse angolare, bisognerà ripiegare sull’Ascendente e sul Mediocielo, tenendo conto: a) del segno Ascendente (il pianeta governatore del segno ha diritto alla dominante a titolo di governo) e, in misura inferiore, ma non trascurabile, del pianeta che è esaltato in questo segno; b) degli aspetti dell’Ascendente (ogni pianeta in rapporto con l’Ascendente ha pure diritto alla dominante a titolo di aspetto), e, qualora gli aspetti all’Ascendente siano più di uno, si darà la priorità innanzitutto all’aspetto più esatto, poi a quello più forte (il maggiore precede il minore) ed infine a quello che fa intervenire i diritti di “governo” (l’aspetto di un pianeta che cade su un segno in cui il pianeta stesso è governatore o “esaltato”); c) degli aspetti del Mediocielo, analogamente a quelli dell’Ascendente.
C’è poi da considerare l’eventualità di un astro non angolare che non abbia alcuna priorità e che si limiti a svolgere un ruolo di co-dominante, cosa che si verifica quando un pianeta arriva a totalizzare, per governo e per aspetti, un insieme di fattori determinanti che lo rendono più potente del pianeta angolare: avendo i valori la stessa natura o essendo analogicamente vicini o paralleli, bisogna procedere per gruppi di notazioni e, successivamente, stabilire una contabilità e paragonare i totali ottenuti, in quanto la dominante non angolare assume il carattere di un sistema costellato composto di notazioni sparse, e, fra le molteplici notazioni presenti, si delineano vari sistemi costellati grazie al sistema dei raggruppamenti, ricercando i complessi di valori associati, il più importante è l’associazione formata da un segno zodiacale, da uno o dai suoi due governanti e dalla casa corrispondente al segno, ciò costituisce un’unità indissolubile o, perlomeno, una segnatura globale, e, in caso di segnature quasi gemellari, si deve fissare un rapporto fra dominante e sotto-dominante o fra componente e sotto-componente, calcolando la loro importanza in base al numero dei fattori che li compongono, la dominante risulta allora rappresentata dalla più ampia costellazione di punti convergenti.
Concludendo il discorso sull’individuazione della dominante Barbault precisava che non è necessario che essa venga formulata in termini planetari, il “centro di gravità” del tema che esprime la dominante può essere infatti ottenuto partendo da altri piani di riferimento, se questi possono raggruppare il maggior numero di elementi convergenti: gli elementi del quaternario (il tema ruota intorno ad un elemento, ad una qualità elementare), del ternario (Cardinale, Fisso, Mutabile), della polarità binaria (maschile o femminile) o anche dei valori direttamente psicologici, inibizione o impulsività, primarietà o secondarietà, attività o secondarietà, attività o passività, la cosa essenziale, in ricerche del genere, è scoprire quale sia il piano di riferimento che “rende” di più, che esprime al massimo la dominante ed il maggior numero possibile delle sue componenti, e la chiave del problema consiste appunto nel tentare di ottenere la più alta concentrazione di fattori analoghi; infine, dopo aver illustrato il metodo per individuare la dominante di un tema natale, l’autore procedeva ad applicarlo ai componenti la serie storica dei re di Francia presa in esame per esemplificare i criteri astrologici esposti nel suo trattato.
Barbault spiegava poi la determinazione dei settori, richiamando espressamente le regole interpretative codificate da Morin de Villefranche, autore della poderosa Astrologia Gallica, il quale introdusse nella ricerca astrologica una tecnica di interpretazione che consente di “localizzare” l’effetto dei significatori universali e di determinarli verso certe categorie di effetti, piuttosto che verso altri; procedendo dall’aspetto generale al particolare, Morin segnala innanzi tutto la determinazione che scaturisce dalla posizione di un astro in un determinato punto, che tinge della propria natura il settore nel quale si trova ed è relativa alla qualità dell’oggetto che la subisce, in quanto l’astro non viene considerato come un’entità isolata dal resto dell’universo, ma esiste una solidarietà, o interazione, fra i fattori costituenti le varie configurazioni, che può riassumersi in tal modo: a) ogni pianeta agisce sempre congiuntamente con il segno zodiacale in cui si trova; b) ciascun segno zodiacale opera sempre in dipendenza del pianeta che lo governa, sia attraverso la natura, sia per gli aspetti e la posizione del pianeta nel segno; c) ogni pianeta agisce sempre in dipendenza della natura e della posizione (relativa al segno, agli aspetti e talvolta alla casa: presenza e governo) del proprio governatore, cioè dell’astro che governa il segno occupato dal pianeta, perciò si parla di disposizione del primo da parte del secondo pianeta.
Nell’analisi di ciascuna configurazione astrologica bisogna distinguere lo stato celeste e lo stato terrestre dei pianeti: il primo concerne il simbolismo proprio dell’astro, quello del segno che esso occupa, la natura e la configurazione tipica del governatore e gli aspetti, e decide della qualità dei singoli effetti, mentre la loro categoria è assegnata dal secondo, che concerne la posizione dell’astro in rapporto all’orizzonte del luogo di nascita, cioè la sua presenza in un settore ed il governo esercitato in uno o in due altri settori, e decide sull’orientamento, ossia sulla categoria degli effetti della configurazione in tale o tal’altro campo della vita; questa considerazione dei due aspetti delle configurazioni astrologiche discende dalla regola fondamentale enunciata da Morin, ovvero che la prima cosa da osservare è quello che ciascun pianeta può significare in ragione della propria natura, quindi in ragione del proprio stato celeste, in altri termini, del segno zodiacale nel quale si trova, del governatore cui è sottoposto e dei rapporti, per congiunzione o aspetto, con altri pianeti, e, infine, ciò che esso significa in ragione del proprio stato terrestre, in altri termini, della posizione o del governo che esso esercita su tale o tal’altra casa natale.
Barbault riportava poi le regole elaborate da Morin riguardo i rapporti fra pianeti e settori, fondate su criteri determinati dal fatto che ogni settore rappresenta un “campo” della vita suscettibile di realizzarsi, ad esempio il matrimonio nella VII casa natale e la riuscita professionale nella X casa natale, per interpretare i quali è necessario considerare i quattro punti seguenti: 1) che gli “influssi” celesti possano realizzare l’oggetto della loro determinazione; 2) che possano impedirlo; 3) che possano, una volta che tale oggetto sia realizzato, distruggerlo nuovamente e 4) fare in modo che la realizzazione dell’oggetto interessi in maniera diversa l’individuo considerato, così che possa rappresentare per lui una fonte di felicità o anche di infelicità; è importante sottolineare che l’azione dell’astro su un settore si svolge in tre maniere diverse che dipendono: 1) dalla presenza dell’astro nel settore; 2) dal suo governo sul settore; 3) dall’aspetto con un astro situato nel settore o con il governatore del settore stesso, e, dei tre, la determinazione in rapporto alla presenza è la più potente, in quanto un astro presente in un punto è più efficace, per la sua azione diretta, di un astro che governa in quel punto (per il suo dominio sul segno) ma che ne è assente o che si limita a formare un aspetto con quel punto.
Sempre nell’ambito della determinazione del significato dei settori astrologici, Barbault introduceva la questione del governo, specificando che ciò che è stato detto a proposito di un pianeta nel settore si applica ugualmente al governatore del settore, così, se nessun pianeta occupa un dato settore, questo viene ad essere determinato dal pianeta che governa il segno occupato dal settore, in quanto un pianeta, per il semplice fatto di essere il governatore di un settore, anche se non vi si trova, stabilisce un’associazione o una fusione fra i significati del settore che occupa e di quello che governa, sicché si assiste ad una specie di trasferimento della tendenza planetaria del governo alla presenza, e, in questo transfert, i campi di azione dei due settori tendono a cooperare e la tendenza del pianeta è di cementare questa interazione; occorre tuttavia che i rispettivi effetti della presenza e del governo relativi ad un medesimo pianeta siano necessariamente e reciprocamente subordinati in modo tale che l’uno comporti l’altro, essi possono inoltre riguardare incidenti di vario genere ed essere estranei l’uno all’altro, e, in genere, nel rapporto presenza-governo, la combinazione tende nettamente verso i significati del settore occupato dal pianeta e ciò a causa della superiorità della presenza sul governo.
Infine, considerato che i pianeti agiscono attraverso i loro aspetti, la determinazione di ogni settore astrologico non è solo questione di presenza e di governo, ma anche di aspetti, sia quelli formati dal pianeta presente nel settore sia quelli del pianeta che governa il settore, e, se la presenza determina un’azione diretta, l’azione del governo avviene invece “per delega”, l’aspetto rappresenta dunque un apporto che si aggiunge alle due precedenti determinazioni ponendo l’avvenimento del settore in rapporto, in connessione ed in relazione con gli altri campi dell’esistenza, presentando l’evento nel suo contesto completo; ciascun pianeta agisce attraverso i propri aspetti: 1) secondo la propria natura simbolica; 2) secondo lo stato celeste, che qualifica tali aspetti; 3) secondo lo stato terrestre, posizione e dominazione; inoltre due pianeti in aspetto si caratterizzano reciprocamente nei significati dei settori di appartenenza, e quando uno stesso pianeta riceve due aspetti contraddittori non vi è alcuna neutralizzazione reciproca degli effetti, bensì due possibilità libere ed integre, mentre quando lo stesso pianeta riceve vari aspetti, quello più efficace, nella concorrenza che si stabilisce, è l’aspetto più esatto.
Barbault, dopo aver introdotto i tre elementi semplici dell’interpretazione astrologica, lo zodiaco tropico, le case natali ed i pianeti, ed i tre elementi composti, i pianeti nei segni zodiacali, i pianeti nelle case natali e gli aspetti angolari tra i pianeti, illustrate le regole formali per individuare la dominante di un tema natale ed effettuare la determinazione del significato dei settori astrologici, passava a spiegare la sintesi dell’interpretazione, specificando che la tecnica interpretativa di Morin de Villefranche è un metodo di analisi che ha per oggetto quel frammento della carta celeste chiamato settore, tuttavia non bisogna limitarsi a ritagliare il tema in dodici porzioni da interpretare isolatamente una ad una, in quanto tale frazionamento mutilerebbe una verità che risiede invece nella sintesi; il procedimento che porta ad una sana interpretazione prevede il confronto del tutto con la parte, dell’insieme con il dettaglio, dell’idea generale con il caso particolare, quel che conta è non dimenticare mai la dominante del soggetto, “segnatura” alla quale bisogna fare riferimento in ogni circostanza, che appare più o meno in tutti i settori dell’esistenza, essendo un’etichetta che indica un orientamento generale o una linea direttrice di cui si deve tenere conto in qualsiasi momento, rappresentando la costellazione principale del tema e, di conseguenza, un quadro di insieme rispetto all’elemento particolare che ci si propone di valutare.
Soltanto dopo aver preso in considerazione questa caratteristica generale del soggetto si può affrontare lo studio degli aspetti particolari dell’esistenza, che si basa su una duplice identificazione, quella che si riferisce al settore propriamente detto e quella che deriva dal significato simbolico dei pianeti, ma bisogna aver cura di confrontare gli elementi più soggettivi, e quindi più essenziali, rappresentati dalle tendenze dei pianeti, con gli orientamenti dei settori, che, in rapporto alle precedenti, hanno una qualità più oggettiva pur considerati da un punto di vista soggettivo: l’intero tema natale esprime infatti esclusivamente il soggetto, ed il mondo esteriore che viene evocato è anch’esso una sua funzione, quindi Barbault concludeva citando Morin: “Dobbiamo esaminare con la maggiore cura possibile se i pianeti che occupano una casa o che la governano sono in configurazione favorevole o sfavorevole con il pianeta analogo, per significato, a tale casa; poi, esaminare qual è lo stato celeste di quest’ultimo pianeta e la sua determinazione particolare nella figura tematica”, e, infine, illustrava come effettuare l’analisi dei differenti piani dell’esistenza, salute, ricchezza, riuscita, amore.
Barbault passava poi a considerare la dimensione dinamica del tempo precisando che è necessario impostare sempre il pronostico astrologico sul piano interiore, riferendolo a ciò che l’essere sente e prova, cioè ai fatti psichici, rinunciando così a spiegare gli accadimenti indipendenti dalla volontà coscia o inconscia del soggetto, eventi estranei alle determinazioni individuali che si connotano come eminentemente destinici, ed evitando di menzionare che in ogni tecnica previsiva le posizioni dei pianeti dipendono rigorosamente da quelle del tema radix, essendo stabilite una volta per tutte nell’atto d’esser nato, legame oggettivo tra carattere e destino, passando velocemente in rassegna le direzioni primarie, le direzioni simboliche, le direzioni secondarie ed i transiti planetari, la cui regola fissa è che l’importanza di una configurazione di transito dipende dalla sua durata, quanto più lento è il passaggio dell’astro sul punto sensibile tanto più notevole è l’effetto che può avere, e difatti i transiti più importanti sono quelli di Urano, Nettuno e Plutone, ai quali seguono quelli di Giove e Saturno, innescati dai transiti dei pianeti personali, che assumono valore autonomo solo quando Mercurio, Venere e Marte formano anelli di sosta su determinati gradi zodiacali, mentre quando due o più pianeti passano simultaneamente sullo stesso punto sensibile della nascita, o in aspetto con questo, si danno manforte.
Barbault enunciava quindi la regola fondamentale che i grandi eventi dell’esistenza avvengono di solito in coincidenza con transiti di congiunzione dei pianeti lenti, Urano, Nettuno, Plutone o Giove e Saturno in comune, sui punti vitali del cielo natale, Ascendente, Mediocielo, Discendente, Fondocielo, dominante, Sole, Luna e così via, specialmente se questi transiti maggiori sono scortati da direzioni importanti, e, nel caso la struttura del tema natale non consente che si verifichino, se non raramente, in rapporto ai punti vitali della nascita nel corso dell’esistenza, bisogna riferirsi ai transiti di aspetto, in particolare quelli di trigono ed opposizione, fermo restando che ciascun transito di congiunzione porta o stabilisce una situazione nuova, cioè segna l’inizio di un nuovo corso che successivamente si evolve, in quanto un avvenimento, creatosi sotto il transito di congiunzione, tende a dare risultati tangibili con il transito di sestile, porta problemi o conflitti interiori con il transito di quadratura, si sviluppa e raccoglie i frutti più generosi con il transito di trigono per giungere poi ad un’antitesi, al conflitto aperto ed alla distruzione, una volta arrivato al transito di opposizione, dopodiché l’autore concludeva il capitolo sulla diagnosi del tempo degli eventi con alcuni brevi cenni alle rivoluzioni solari e lunari.
Barbault esponeva per ultime alcune brevi considerazioni riguardo le affinità elettive, basandosi sull’osservazione che se il tema natale corrisponde al carattere dell’individuo, il confronto tra due carte del cielo dice qualcosa sulla qualità della relazione interpersonale, che si desume in riferimento a quattro tipi di fattori: 1) gli incontri dei pianeti, o congiunzione da un tema all’altro, di notevole importanza quella tra il Sole dell’uomo e la Luna della donna, per la sfera affettiva, o di Marte e Venere, per la sfera sessuale; 2) gli aspetti angolari fra le rispettive posizioni, che però non hanno la stessa importanza dell’incontro di due astri; 3) la ripetizione di configurazioni simili o analoghe, in quanto tali similitudini parziali spiegano taluni accostamenti; 4) la sovrapposizione degli aspetti da un tema rispetto all’altro, senza dubbio il più importante fra tutti gli elementi di comparazione, dopodiché, riportati alcuni esempi tratti dalla serie storica dei re di Francia, l’autore concludeva il suo trattato enumerando alcuni problemi di interpretazione lasciati in sospeso, concentrandosi dapprima su quelli derivanti da una mentalità magica che non ha nulla a che fare con l’astrologia, quindi su quelli, più sostanziosi, della difficoltà, che nulla toglie alla validità della disciplina, di cogliere talune volte il significato più appropriato di un simbolo astrologico, stante la varietà di sfumature che questo è suscettibile di assumere.
Rileggendo il trattato astrologico di André Barbault, ad un decennio di distanza dalla prima volta che lo feci, quand’ero ancora alla ricerca di una chiave di lettura del tema natale, e, soprattutto, mi premeva trovare il fondamento dell’astrologia, cosa che ho individuato nella sostanza del tempo e nella natura dello zodiaco tropico quale orologio cosmico che scandisce il tempo del destino, realizzo che si tratta di una lettura imprescindibile per chiunque voglia intraprenderne seriamente lo studio, e, rivedendo le interpretazioni che riguardano il grafico astrologico della mia genitura, comprendo che più vado avanti negli anni, più aderisco fedelmente a me stesso ed al compito che mi sta fitto nel cuore, più la mia vita vi somiglia, segno che ormai sono davvero me stesso, a dispetto di tutto e di tutti; rimane in sospeso, però, la questione della mancanza degli alleati indicati da Plutone, e, a partire da loro, del luogo dal quale emanare la mia influenza, indicato dal Sole nella III casa natale, e, infine, del raggruppamento omogeneo e coeso di persone indicato dalla congiunzione tra Giove ed Urano nella VI casa natale, del quale disporre per realizzare i miei progetti volti ad estinguere il paradigma corrente fondato su valori materialistici ed egalitari per sostituirlo con uno in cui prevalgano valori di spiritualità e gerarchia.

Annunci

Figlio di Saturno

“Saturno mentre divora i suoi figli”, olio su intonaco di Francisco Goya facente parte della serie di quattordici dipinti (le pitture nere) realizzati sulle pareti della Quinta del Sordo, o casa del sordo, in località Cerro Bermejo, presso Madrid, dove abitò tra il 1819 ed il 1823

“Saturno mentre divora i suoi figli”, olio su intonaco di Francisco Goya facente parte della serie di quattordici dipinti (le pitture nere) realizzati sulle pareti della Quinta del Sordo, o casa del sordo, in località Cerro Bermejo, presso Madrid, dove abitò tra il 1819 ed il 1823

Se ora sono un astrologo lo devo a circostanze che non mi è lecito definire fortuite, ne divengo tanto più consapevole quanto più ricostruisco la mia storia personale, per scriverne dettagliatamente nella mia autobiografia in chiave astrologica, e riconosco che lo svolgimento della mia esistenza è avvenuto lungo tappe preordinate che, occorrendo lo svolgersi del tempo per manifestarsi, hanno composto un destino che discende direttamente dal carattere racchiuso simbolicamente nel grafico astrologico della mia genitura, e difatti, più rifletto sul mio tema natale e sui transiti planetari degli eventi fondamentali della mia biografia, verificandone la portata conoscitiva nei confronti della realtà passata, presente e futura, più mi accorgo di come io stesso e la mia vita vi somiglino.
Tutto iniziò con un incontro virtuale avvenuto a ridosso delle festività natalizie del 2000, punto di svolta della mia esistenza, quando, ricercando in rete materiale astrologico che leggevo diligentemente per formarmi una visione generale della disciplina, sfogliando le pagine restituite dai motori di ricerca rimasi folgorato nello scorgere, in un sito Internet, il simbolo massonico della squadra e del compasso collocato su sfondo blu, colore della libera muratoria universale, così cliccai sul pulsante della chat ed entrai in contatto con alcuni astrologi massoni che, allora, nel pieno le mie illusioni associative, credevo fossero davvero miei fratelli, mentre in seguito si rivelarono anche loro dei maestri nell’arte dell’inganno, come peraltro la generalità dei liberi muratori, che mi confermarono, con la precisione delle descrizioni caratteriali e delle diagnosi mediche tratte dallo studio delle carte natali che sottoponevo alla loro attenzione, che l’astrologia era una conoscenza reale ed efficace, contrariamente all’immagine stereotipata che ne davano i mass media.
Stimolato dalle conversazioni astrologiche che intrattenevo con loro ogni sera, il loro capo dormiva soltanto quattro ore per notte, una volta conversammo per otto ore filate fino alle quattro del mattino, misurai la differenza esistente rispetto ai miei carissimi fratelli di loggia, uomini usi a ben mangiare ed ancor meglio bere che, nel tempio, non sapevano quel che facevano, mentre profondevano passione ed entusiasmo indicibili nei lavori di masticazione che seguivano il momento rituale, riconoscendo loro il merito indiscutibile di praticare operativamente la loro disciplina, soprattutto il loro boss ne capiva, e difatti, la prima volta in cui ci parlammo, commentò la mia dominante saturnina dicendomi: “Sei anche tu un figlio di Saturno”, considerato che il Signore del karma e del tempo sorgeva nell’istante nella mia nascita, impregnando di sé la mia essenza e caratterizzandomi in un senso contrario a quello indicato dal Sole nel segno zodiacale del Cancro, oltre a ferire, con un aspetto angolare di congiunzione, la Luna nel luogo della sua esaltazione nel segno zodiacale del Toro, e, da allora, ho riflettuto a lungo sulla mia dominante astrologica, e sull’impronta che ha dato al mio carattere ed al mio destino.
Si dicono tante cose su Saturno, alcune giuste altre ingiuste, perché se è vero che, mosso dall’ambizione, si macchiò di un crimine scellerato, è altrettanto vero che, dopo l’esilio, maturò saggezza e distacco dalle cose del mondo, caratteristiche che conferisce a coloro che hanno il tema natale fortemente segnato dalla sua natura, temperandoli attraverso un’azione continua di solve et coagula tra gli opposti che lo caratterizzano, avidità e distacco; Saturno, infatti, detronizzò il padre, evirandolo con un falcetto, su istigazione della madre Gea, stremata dal fatto che Urano, la notte, calasse su di lei e l’ingravidasse, ma, essendogli stato profetizzato che uno dei suoi figli l’avrebbe spodestato, pretendeva che la sorella Rea glieli consegnasse appena nati, e poi li divorava, finché la dea, stanca del destino ingrato che toccava loro, alla nascita di Giove consegnò al fratello una pietra avvolta in un panno in luogo del neonato, e questi, non accorgendosi dell’inganno, l’ingoiò come aveva fatto con gli altri suoi figli, dopodiché Giove crebbe in una caverna allattato dalla capra Amaltea, e, alleatosi con i titani, spodestò Saturno, esiliandolo sulle coste del Lazio, ma prima gli fece rigettare i suoi fratelli, con i quali, tirando a sorte, si divisero il mondo: Zeus la terra, Ade gli inferi, Poseidon il continente sommerso.
Quella di Saturno non è una storia edificante, come suggerisce l’olio su intonaco che Francisco Goya dedicò alla divinità che divorava i propri figli, ciononostante, e questo fatto è noto da millenni a scienziati, filosofi ed artisti, ad esso appartengono qualità tali che, se si riesce a sopportarne il peso, garantiscono la riuscita nelle attività del pensiero e dello spirito, anche se, per farcela, bisogna vincere la tendenza alla secondarietà, quel peso opprimente della vita che ripiega l’essere su se stesso, come suggerisce il nero del dipinto, inserito peraltro in un ciclo di affreschi intitolato pitture nere, colore di Saturno e della nigredo, prima fase dell’opera alchemica, quella della morte alla vita profana e della putrefazione interiore delle scorie mondane, illustrata con dovizia di particolari da Albrecht Dürer nell’incisione a bulino Melencolia I del 1514, che raffigura simbolicamente la malinconia, l’umor nero, l’isolamento che prelude alle creazioni più elevate della condizione umana, caratteristiche, queste, proprie di Saturno, divinità della spoliazione raffigurata per questo nuda o seminuda.
La parola malinconia, indicante uno stato d’animo improntato a dolce e vaga mestizia, senza che peraltro sia originata da una causa definita, deriva dal greco melancholia, termine composto dalle parole mélas, nero, e cholé, bile, ossia bile nera, uno dei quattro umori, ovvero liquidi, dell’antica medicina ippocratica, ed è detta anche umor nero, ma non si riferisce affatto ad un moto di rabbia o di irritazione, bensì ad un dolce oblio che orienta il carattere all’introspezione, e proprio agli artisti viene riconosciuta un’indole malinconica capace di cogliere aspetti della realtà che sfuggono a coloro che sono orientati prevalentemente verso il mondo esterno, una sorta di passività, di struggente nostalgia di qualcosa che non si è conosciuto, di cui però si avverte dolorosamente la mancanza, e come tale la raffigurò Albrecht Dürer, attribuendole le sembianze di una donna alata seduta su una pietra grezza che tiene un compasso nella mano destra, simbolo dell’operatività architettonica, ed ha il volto corrucciato sostenuto in maniera indolente dalla mano sinistra il cui gomito è poggiato sul ginocchio, la quale, secondo una lettura in chiave alchemica, personifica la nigredo, oppure, sul piano simbolico, il primo momento del processo creativo, quello in cui l’artista si propone di mutare la realtà tramite l’immaginazione.
Sullo sfondo dell’incisione, nella parte sinistra, sono raffigurati un pipistrello che tiene un drappo recante il titolo dell’opera, una cometa, un arcobaleno ed una città che si specchia nell’acqua, e, isolati dal mondo, nella parte destra, una scala a pioli poggiata alla torretta di una fornace alle cui pareti sono appese una bilancia, una clessidra ed una campana, e, sotto quest’ultima, inciso nell’intonaco, il quadrato magico di Giove; sotto di essi, in primo piano, la donna alata seduta su una pietra grezza, e, al suo fianco, un putto alato seduto su una pietra più grande, con il volto gravato dai pensieri, che tiene in mano un chiodo ed una tavoletta con un foro ed un cappio, mentre ai piedi dell’illustrazione vi sono una pietra di forma sferica ed alcuni attrezzi da falegname, una pialla, due seghe, un metro, alcuni chiodi, e, a sinistra, un cane striminzito rannicchiato su se stesso, un ottaedro composto da sei pentagoni irregolari e da due triangoli equilateri, e, dietro di esso, l’athanor dell’alchimista, raffigurazione del momento che precede il lavoro iniziatico, quando si riscalda a fuoco lento l’umore atrabiliare per renderlo attivo e trasformare così la pietra grezza, sulla quale siede la figura alata, nell’ottaedro irregolare, simbolo dell’anima, e, infine, nella pietra sferica, che simboleggia l’essere.
La malinconia venne indagata approfonditamente anche da Robert Burton, un uomo di straordinaria erudizione che, dopo aver conseguito un dottorato ad Oxford, vi rimase come pastore protestante, nel singolare libro Anatomia della malinconia, che presi in lettura nella foresta del Ribelle l’8 febbraio 2005, pubblicato con lo pseudonimo di Democritus Junior in sei edizioni successive fra il 1621 ed il 1651, ciascuna accresciuta di alcuni capitoli, ed edito in Italia, a cura di Jean Starobinski, da Marsilio, nel quale l’autore, che peraltro conosceva l’astrologia, tanto che nel frontespizio dell’edizione del 1638 vengono raffigurati diversi tipi umani, dediti rispettivamente alla contemplazione, alla religione ed alle conquiste amorose, corredati dalle relative dominanti astrologiche, Saturno, Giove e Venere, lui stesso aveva Marte nella I casa natale e nel luogo del suo domicilio nel segno zodiacale dell’Ariete e Saturno nella X casa natale e nel luogo del suo domicilio nel segno zodiacale del Capricorno, si occupò diffusamente dell’umor nero utilizzando uno stile originale pieno di umorismo e facendo notevole ricorso ad aneddoti e citazioni di autori greci e latini, esponendone cause, conseguenze e rimedi.
Nell’introduzione l’autore spiegava di aver scelto lo pseudonimo di Democritus Junior richiamandosi all’Epistola a Damageto di Ippocrate, che riportava il resoconto del viaggio che questi fece ad Abdera per far visita a Democrito, che trovò nel suo orticello fuori città, sotto un pergolato ombroso, con un libro sulle ginocchia, immerso nei suoi studi, ora scriveva, ora passeggiava; l’argomento del suo libro era la malinconia e la follia, ed intorno a lui giacevano le carcasse di numerosi animali che aveva tagliato a pezzi e sezionato per scoprire la sede di questa atra bilis, o malinconia: di dove venisse e come si produceva nel corpo umano, allo scopo di poterla meglio curare in se stesso, e, con le sue osservazioni, insegnare agli altri a prevenirla e ad evitarla; Burton aveva dunque avuto l’audacia di imitarlo, di riesumare il suo trattato rimasto incompiuto e perduto nel tempo per portarlo a termine.
L’autore dichiarava infatti di scrivere della malinconia adoperandosi per evitarla, sottolineando che non c’è causa maggiore di malinconia dell’ozio, a ciò si riferisce l’incisione Melencolia I di Albrecht Dürer, considerato l’umore delle due figure alate sedute sulla pietra, e nessun rimedio migliore dell’attività, e difatti, da quando scrivo la mia autobiografia in chiave astrologica, quale strumento per far emergere da me stesso e raccogliere le risorse necessarie per adempiere il compito che mi sta fitto nel cuore, che si è rivelato inoltre un valido rimedio per guarire dal passato, mi accorgo che l’indolenza che mi caratterizzava, la sensazione che nulla valesse la pena di essere fatto, nonostante mi riesca bene tutto, è svanita per ricomparire a tratti soltanto quando cause di forza maggiore mi impediscono di immergermi quotidianamente nello studio, nella riflessione e nella scrittura; allo stesso modo Burton, scrivendo il suo libro sulla malinconia, si era dato da fare nella sua opera per evitare la noia della neghittosità con una sorta di piacevole impegno, per mutare l’ozio in un’occupazione produttiva, per procurare insieme beneficio e divertimento all’umanità ed avere così unito l’utile al dilettevole.
Burton spiegava nell’introduzione alla sua opera che quando si era assunto quel compito per la prima volta l’aveva fatto rispondendo ad un impulso interiore, per colmare il suo animo scrivendo, in quanto aveva una specie di ascesso nella testa di cui desiderava liberarsi, e non sarebbe riuscito ad immaginare un modo migliore di quello per riuscirvi, e, comunque, non avrebbe potuto trattenersi dal farlo, poiché ci si deve grattare per forza dove prude, e lui era stato tormentato non poco da quella malattia, o, per meglio dire, dalla sua signora Malinconia, sua Egeria, suo genio maligno, così, come chi è stato punto da uno scorpione, avrebbe scacciato chiodo con chiodo, lenito un dolore con un altro, ozio con ozio, e, come l’antidoto si estrae dal veleno del serpente, lui l’avrebbe tratto da quella che fu la causa prima della sua malattia; per giovare a se stesso si era dunque rivolto ai trattati di medicina custoditi nelle biblioteche, o che gli avevano consigliato gli amici, e si era assunto quel compito perché ciò che gli altri odono e leggono, lui l’aveva sentito e messo in pratica, traendo il proprio sapere non già dai libri ma dalla sua malinconia, tanto da poter affermare “Experto crede Roberto” (Credi a Robert, che è esperto!): un’esperienza dolorosa l’aveva infatti ammaestrato, perciò ora avrebbe aiutato gli altri per simpatia, e speso il suo tempo ed il suo sapere, che erano le sue più grandi ricchezze, per il bene comune.
Un paio di settimane prima del libro di Democritus Junior, il 24 gennaio 2005, avevo preso in lettura il Ritratto della malinconia di Romano Guardini, sacerdote, teologo e scrittore tedesco, edito da Morcelliana, che, nella pagina che precedeva il frontespizio, riproduceva l’incisione Melencolia I di Albrecht Dürer, allora seguivo questo filone di interessi, il cui capitolo primo riportava brani estratti dal Diario di Sören Kierkegaard, filosofo danese dell’esistenzialismo cristiano che nelle sue opere univa vita e pensiero, mi riconobbi in particolar modo nell’esperienza di apparire agli altri come una compagnia spensierata, salvo poi precipitare nell’afflizione morale quando tornavo solo con me stesso, oppresso dalla mancanza di senso della vita, aspetto dissoltosi progressivamente dopo aver iniziato a scrivere la mia autobiografia in chiave astrologica e definito il quadro generale oggettivo dell’esistenza dell’uomo concreto, che mi ha fatto comprendere che mi trovo sulla strada giusta, a riprova che l’adempimento del proprio dharma comporta la guarigione; la malinconia, spiegava Guardini, è un’oppressione dello spirito consistente essenzialmente nella consapevolezza del vuoto metafisico che separa dall’origine della vita, che lui identificava nel Dio cristiano, condannandosi così a non poter colmare lo iato esistente, in quanto la divinità giudaico-cristiana ha creato il mondo per poi disinteressarsene, aspetto che esclude a priori il ricongiungimento tra uomo e Dio, la sofferenza è pertanto destinata a rimanere tale nel tempo, mentre la metafisica conosce l’intuizione intellettuale che conduce all’Identità Suprema.
Nello smarrimento esistenziale in cui versavo otto anni fa quel libro sembrò dirmi qualcosa, considerato che ne appuntai parecchi passi, che però, rileggendoli ora, che mi sono liberato coscientemente del cristianesimo ed ho sfatato il nichilismo che mi pervadeva grazie all’astrologia, scienza del tempo per eccellenza che ricollega oggettivamente l’uomo concreto ad un principio di ordine universale, la corrispondenza effettiva tra Macrocosmo e Microcosmo e la fondamentale unità del Tutto, li ritengo superati dalla portata conoscitiva e dall’importanza del quadro generale dell’esistenza che ho delineato nel corso dell’ultimo decennio, raccogliendone accuratamente definizioni e prove, che si esprime nel linguaggio di carattere e destino individuali e libera dall’angoscia del fine dell’azione per mezzo della nozione indù del dharma e della nozione taoista del wu wei, eclissando così ogni forma di esistenzialismo, compreso quello cristiano: la spiegazione che sono in grado di fornire, in termini di conoscenza di se stessi e del significato della propria esistenza, restituisce il senso della dignità personale e libera dagli errori logici di colpa e peccato indotti dalla morale eteronoma evangelizzata dai predicatori dell’eguaglianza, testimoniando quanto abbia vagato inutilmente prima di trovare una conoscenza reale applicabile all’uomo concreto, piuttosto che sposare una via qualsiasi per convenienza personale.
Il peso della malinconia, indicato dal ruolo dominante di Saturno alla levata, me lo sono sentito addosso fin da piccolo, quando trascorrevo i pomeriggi sul divano, al buio, macerandomi interiormente nel disagio di esistere, oppure vagavo randagio, con la testa bassa e le mani in tasca dalla rabbia, per le vie della squallida periferia urbana nella quale ero stato precipitato da un avverso fato, perché lì, tra quella gente, non avrei mai voluto starci; ne ho avvertito la presa dolorosa fin quando ho cominciato a scrivere la mia autobiografia in chiave astrologica, che, condensando in forma scritta le esperienze di una vita, ha riscaldato la bile nera al fuoco lento dell’azione interiore, rendendola idonea a produrre un’opera di largo respiro, ma allora, mentre leggevo quei libri, non scorgevo alcun senso nelle cose del mondo ed anelavo confusamente alla trascendenza, percependo una mancanza senza volto e senza nome che, per quanto mi guardassi attorno, non trovava riscontro in nulla di quel che cadeva sotto i miei occhi, perciò il libro di Guardini sembrò dirmi qualcosa, ma ora, che ho ben chiaro cosa sia il cristianesimo, so di aver sprecato il mio tempo nel prendere così tanti appunti su di esso, e, ritornando a quegli anni, comprendo che, molto più dei filosofi e dei teologi, poté l’astrologia, grazie alla straordinaria oggettività con la quale illustra carattere e destino dell’uomo concreto.
Ottenni una prima dimostrazione della sua capacità di restituire senso all’esistenza smarrita nel nichilismo leggendo il Trattato pratico di astrologia di André Barbault, edito da Astrolabio-Ubaldini, testo che, rileggendolo ora, reputo imprescindibile per chiunque voglia impratichirsi della materia, del quale non ricordo il momento esatto in cui l’acquistai, tuttavia, recando in copertina il prezzo espresso in lire, lo feci probabilmente nel 2002, anche se sono certo di averne letto il contenuto che mi interessava l’anno precedente, quando sfogliavo i testi astrologici nelle librerie del centro storico di Roma mentre scivolavo lentamente nell’angoscia esistenziale dovuta allo scollamento dalla realtà, prossimo ad abbandonare tutto per seguire soltanto me stesso, che mi confermò le peculiarità proprie del binomio Saturno-malinconia, peraltro già note nell’antichità, attribuendo alla mia dominante astrologica, definita “la grande leva della vita intellettuale, morale e spirituale”, una promessa di ricchezza conoscitiva che mi aprì un mondo di conferme riguardo il mio più profondo sentire, che però, a causa del paradigma corrente nettamente antiqualitativo, non avevo potuto esprimere concretamente nella mia vita.
Barbault, nel capitolo secondo del suo trattato, intitolato Verifiche e prove, citando gli studi statistici di Michel Gauquelin sulla ripartizione dei pianeti nel movimento diurno, ne riportava l’affermazione che “esiste una relazione certa fra le posizioni degli astri del sistema solare al momento della nascita e una determinata attività della vita degli uomini”, prima constatazione di un fatto astrologico, e, riguardo alla collocazione di Saturno alla levata, luogo che il Signore del karma e del tempo occupa nel grafico astrologico della mia genitura, mostrava, in un grafico dal significato inequivocabile, che quella posizione era presente in altissimo numero, rispetto alla media, nei temi natali di 3.305 scienziati (accademici delle scienze e della medicina), confermando così scientificamente non solo la regola astrologica secondo la quale l’astro alla levata ed alla culminazione, e, in misura minore, al Discendente ed al Fondocielo, assume valore dominante, ma anche il significato simbolico delle funzioni e professioni attribuite ai pianeti, che, nel caso di Saturno, indica, in posizione favorevole, uomini di scienza e di studio in generale, filosofi, matematici, economisti, teologi, scultori, architetti, ingegneri minerari, mentre, se il pianeta si trova in posizione mediocre, forma agricoltori, monaci, eremiti.
Nel capitolo sesto, dedicato alla natura dei pianeti, Barbault ritornava su Saturno, al quale la tradizione astrologica attribuisce il desiderio di meditare, di riflettere, di rivolgere l’animo all’aspetto profondo delle cose (scienziati, preti), che ha per analogie astronomiche valori di gravità e di dure prove associati alla luce triste del suo disco, l’astro peregrina solitario prigioniero dei suoi anelli, ed ha per elemento la Terra (il Freddo predomina sul Secco), e per età della vita la vecchiaia ed il ritorno alla terra; Saturno è un principio di conservazione, di rallentamento, di fissazione, di condensazione, di concentrazione, di cristallizzazione, di mineralizzazione, di astrazione, di strutturazione, è collegato al temperamento nervoso, al sistema osseo, all’udito, ai processi di inibizione, di carenza, di astenia, di impotenza, di sterilità, di ritenzione, di sclerosi, di atrofia, di paralisi, di regressione e di senilità; sotto il profilo caratterologico indica Introversione, Secondarietà e ristrettezza del campo della coscienza: l’individuo è un Flemmatico (non Emotivo-Attivo-Secondario), o un Sentimentale (Emotivo-non Attivo-Secondario), oppure (tipo inferiore) un apatico (non-Emotivo-non Attivo-Secondario).
Sotto il profilo delle funzioni psicologiche Saturno simbolizza le tendenze derivate da un’insoddisfazione, sia alimentare che affettiva, sofferta allo stadio orale, perciò il saturniano è un “mal divezzato” o un “frustrato affettivo”, e queste tendenze si polarizzano intorno ai due estremi dell’avidità e del distacco, da qui l’esistenza di due tipi opposti: l’avido, gaudente o ambizioso, egoista, possessivo, geloso, accaparratore, “appiccicoso” fino in fondo nel suo bisogno di acquistare ciò che gli manca, profondamente bulimico, ed il distaccato, indifferente, insensibile, modesto, spersonalizzato, ascetico, rassegnato “alla perdita del paradiso perduto”, autentico anoressico; con Saturno appare la complessità di una dialettica il cui meccanismo si svolge fra la dissolutezza e la disperazione, fra l’ipersensibilità e l’insensibilità, tra un estremo desiderio di esistere ed il dolore di vivere, fra la pigrizia e lo sforzo eccessivo fino all’usura, fra la liberazione ed il blocco delle inibizioni.
Il ruolo biologico di Saturno è ingrato, in quanto recide il cordone ombelicale che lega l’uomo alla Madre, all’animalità, ai vincoli terreni, ed ha il compito di far accettare le prove della crescita, che sono una successione di distacchi, di abbandoni, di rinunce, di sacrifici, di perdite, di colpi di falce, dall’uscita dal seno materno fino all’ultima spoliazione della vecchiaia, per affermare l’autonomia dell’essere umano, al quale conferisce le virtù della sua età, oppure, se egli rifiuta di accettare questa legge della vita, lo conduce all’infantilismo, alla regressione, all’inadattabilità; sotto il profilo della psicopatologia è legato all’atrofia dell’Io ed alla melanconia, mentre, per quel che concerne le professioni, riguarda la capacità di concentrarsi, di ripiegarsi su se stessi, di isolarsi e, implicando un ruolo di amministratore, di controllare, di osservare, di collezionare; relativamente al destino, simboleggia, in senso negativo, le privazioni, le restrizioni, gli ostacoli, i sacrifici, le perdite, le rinunce, le separazioni, gli abbandoni, i lutti, i rovesci di fortuna, le cadute, i decadimenti (malattia, schiavitù, isolamento, prigione, esilio), e, nell’aspetto positivo, contribuisce ad affermare la forza interiore nella disciplina, nello sforzo e nell’assumere le responsabilità, conferendo grandi ambizioni e l’elevazione intellettuale o spirituale.
Questa, dunque, la caratterizzazione simbolica della mia dominante astrologica, che allora, confuso e smarrito dalle esperienze ostili alla qualità subite nei luoghi in cui ero stato mischiato indiscriminatamente sulla base dell’erroneo presupposto dell’eguaglianza, contribuì a farmi comprendere alcuni aspetti del mio carattere, e del mio destino, che erano stati soffocati dal potere annichilente della modernità, che, per mezzo delle legge astratta e generalista e della burocrazia che ad essa si conforma, omogeneizza gli uomini al livello medio e mediocre dell’ultimo uomo di nietzschiana memoria utilizzando la scuola di massa, che in Italia, per motivi ideologici, è fortemente avversa al merito, e, in ogni caso, serve a rendere fungibili gli alunni allo scopo di inserirli docilmente nel sistema produttivo, incurante del loro carattere, della loro vocazione e del loro destino, i quali, qualora svolgano un lavoro dipendente, vengono remunerati con un’eguale retribuzione indipendentemente da qualità e quantità della prestazione, come vogliono i predicatori dell’eguaglianza, cristiani, socialisti e comunisti, che hanno creato la Repubblica Italiana, la cui costituzione è stata scritta con il dito di Iahvè, come le tavole della testimonianza ricevute da Mosè sul monte Sinai, concependola a loro immagine e somiglianza, perciò lo stato premia gli ultimi invece dei migliori elementi di natura.
Allora non mi ero ancora lasciato alle spalle la mia patria, pertanto ero inconsapevole del cammino che avrei percorso seguendo la mia natura, ma fu grazie all’astrologia che cominciai a rivedere la mia visione generale dell’esistenza, trovando nella descrizione della mia dominante saturnina una conferma oggettiva della mia vocazione alla conoscenza, mentre la complessità del grafico astrologico della mia genitura mi confermò la certezza interiore di un destino non comune; già nel 1993, nell’apprendere il significato delle linee tracciate sui palmi delle mie mani, ero rimasto colpito da quello della linea del Sole, rara e fortunata, che nella mano destra parte dal monte di Marte e raggiunge quello di Apollo, indicando successo letterario conseguito a prezzo di sforzi notevoli, che avvalorò la convinzione innata che sarei diventato uno scrittore, per quanto non avessi nulla da scrivere; questi indicatori rappresentarono dunque il riconoscimento a priori di una vocazione che, stante l’abbruttimento subito nella scuola di massa della Repubblica Italiana, che, come Iahvè, predilige gli scarti del genere umano agli elementi migliori di natura, non avevo potuto esprimere liberamente, mentre ora sono i fatti a confermarne la concretezza: nel 2000, punto di svolta della mia esistenza, ho ripreso a leggere, dopodiché mi sono ritirato nella foresta del Ribelle, e, da quell’istante, non ho fatto altro che studiare, riflettere e scrivere.
E difatti, nonostante il valore del mio indice QI sia pari a 160 punti della scala Cattell, equivalente al 99° percentile della distribuzione dell’intelligenza nella popolazione adulta, e mi collochi nella fascia ristretta ed elitaria dell’1% degli individui più intelligenti della collettività, ulteriore indicatore capace di misurare a priori le potenzialità individuali, avevo fallito inspiegabilmente proprio laddove avrei dovuto riuscire meglio, considerato che la scuola di massa costituisce il vanto dell’ultimo uomo, ossia il modo in cui chiunque, pur non provenendo da un ambiente agiato, può emergere socialmente mediante l’applicazione delle proprie capacità intellettive, ma, approfondendo la significatività delle misurazioni scientifiche dell’intelligenza, ho ottenuto la prova oggettiva che quel che mi è accaduto non è dipeso da una mia deficienza, e, nel giugno 2011, ho scoperto di aver vissuto il destino comune dei bambini plusdotati, quando vengono inseriti in classi composte di elementi di qualità eterogenea, così ora ho maturato la certezza definitiva che la Repubblica Italiana mi ha rubato la vita, e, riunendo questi tre indicatori dal valore predittivo, per quanto poco scientifici possano apparire i primi due alla mentalità moderna, posso selezionare gli elementi di un’élite dotati di un solido carattere ed una chiara intellettualità, cosa inconcepibile per il pensiero liberale, che astrae la sostanza che rende unico l’uomo concreto per processarlo come individuo anonimo al fine di renderlo fungibile nel processo produttivo.
Ripercorrendo la mia esistenza, utilizzando il mio tema natale come un mandala personale, supporto oggettivo per la meditazione su me stesso e sul mio destino, constatandone la forma complessa attestante un’esistenza fuori dal comune, riconosco nell’utilizzo proficuo delle mie capacità intellettive la sola possibilità che avevo di liberarmi dell’ambiente in cui sono cresciuto, ma questa strada mi è stata preclusa dal paradigma nettamente antiqualitativo che informa la modernità, mentre la mia vocazione alla conoscenza, non riconosciuta né valorizzata dallo stato, è stata avversata dalla famiglia, dalla quale mi separa l’aspetto qualitativo, la congiunzione alla levata tra Saturno e la Luna nel luogo della sua esaltazione nel segno zodiacale del Toro testimonia infatti quanto distino, nella mia vita, realizzazione ed origine, facendomi soffrire in maniera bruciante la contraddizione indicata dal Luminare notturno, che governa il Fondocielo nel segno zodiacale del Cancro, si trova nella I casa natale e forma un aspetto angolare di trigono con il Mediocielo nel segno zodiacale del Capricorno, l’immagine della mia realizzazione, indicando l’impronta indelebile impressa su di me unita ad un sostegno di tipo puramente biologico-alimentare, e difatti non ho mai visto i miei genitori leggere un libro, è ovvio che non potessero comprendermi, quand’ero piccolo mia madre, ogni qual volta prendevo in prestito i libri dalla biblioteca comunale, mi incitava a fare i compiti a casa, anziché perdere tempo inutilmente.
Considerando il tradimento della patria e della famiglia riguardo la mia realizzazione, l’unica cosa che davvero mi interessi, che mi fa alzare al mattino e mi mantiene in vita, a dispetto della pesantezza di esistere nello squallore di un’umanità mediocre che mi accompagna da sempre, comprendo che Saturno non è quel cattivo padre di cui parla il mito, semmai è un padre molto esigente, severo ma giusto, che ha la pazienza di tenere a bada le mie pulsioni più deleterie, indicate principalmente dalla congiunzione nella VII casa natale tra Marte nel segno zodiacale del Sagittario e Nettuno retrogrado nel segno zodiacale dello Scorpione, che, fondando i rapporti umani sulla logica amico/nemico, inclina all’aggressività per motivi ideologici, e poiché assicura successo in tarda età, e ciò che sto scrivendo necessita di tempo e ponderazione per produrre effetti durevoli, considerato quel che presentivo dentro di me fin dall’infanzia, garantisce durata e continuità ai miei sforzi di elevazione, in quanto non solo occupa una posizione angolare alla levata, aspetto, questo, che, in base alle conferme statistiche di Gauquelin, implica la tendenza alla conoscenza, ma, ed è questo il fattore che ne incrementa la potenza, governa il Mediocielo nel segno zodiacale del Capricorno, garantendomi che non perderò mai di vista, neppure per un solo istante, qualunque siano le avversità che mi troverò ad affrontare, l’immagine della mia realizzazione; in questo, Saturno, il mio padre celeste, non mi ha mai tradito.

La chiave del destino

Mandala ruota del tempo

Il mandala, figura archetipica composta dal cerchio e dal quadrato (o dalla croce), costituisce un simbolo della totalità psichica che sorge spontaneamente nella coscienza nei periodi di disgregazione della personalità, rappresentando il centro attorno al quale ricostruirla secondo il proprio disegno interiore

Carl Gustav Jung mostrò particolare interesse nei confronti dell’astrologia fin dagli esordi della sua vita professionale, come testimonia la lettera del 12.VI.1911 indirizzata al professor Sigmund Freud, contenuta nell’epistolario curato da Aniela Jaffé in collaborazione con Gerhard Adler e pubblicato in tre volumi dalle Edizioni Scientifiche Ma.Gi. Srl con il titolo Lettere, nella quale scrisse che impegnava le serate facendo calcoli oroscopici, per scoprirne il contenuto psicologico di verità, e che, fino a quel momento, aveva trovato alcune cose notevoli, che certamente sarebbero sembrate incredibili al suo maestro, come il caso di una signora della quale aveva delineato un quadro caratteriale nettissimo, con alcuni eventi precisi del suo destino, che però non apparteneva a lei, bensì alla madre, deducendo dalle configurazioni astrali caratteristiche che le andavano a pennello, in quanto soffriva di uno straordinario complesso materno, concludendone che in tale disciplina un giorno si sarebbe potuta scoprire un bel po’ di scienza giunta in cielo per via di intuizione.
Diciannove anni dopo, nel discorso commemorativo in memoria di Richard Wilhelm tenuto il 10 maggio 1930 e pubblicato nel volume tredicesimo delle sue opere complete, edite in Italia da Bollati Boringhieri, intitolato Studi sull’alchimia, Jung definì l’astrologia come la summa di tutte le conoscenze psicologiche dell’antichità, della quale lo psicologo doveva per forza di cose interessarsi, e, trentasei anni dopo la testimonianza datane a Freud, nella lettera del 6.IX.1947 indirizzata al professor Raman, che gli aveva scritto da Bangalore in India, confidò che erano più di trent’anni che se ne interessava, l’appassionava soprattutto la questione di come determinate complicazioni caratteriali potessero essere spiegate ricorrendo all’oroscopo, tanto che, in caso di diagnosi psicologiche difficili, faceva sempre redigere il tema natale del paziente, in modo da acquisire un nuovo punto di vista, ricavandone spesso una spiegazione per fatti che altrimenti non avrebbe potuto comprendere, e ne trasse quindi la conclusione che l’astrologia rivestiva un particolare interesse per gli psicologi.
Essa, proseguì Jung, si fonda su una realtà psichica di tipo empirico denominata proiezione: si tratta cioè di contenuti per così dire psichici che si ritrovano poi nelle costellazioni, da qui derivò l’idea che tali contenuti provenissero dalle stelle, con le quali invece sono semplicemente in rapporto sincronico, considerazione già espressa nella lettera inviata il 29.I.1934 al professor Baur di Zurigo, nella quale spiegò che lo studio accurato dell’inconscio mostra una strana coincidenza con il tempo, ne discende che gli antichi furono in grado di proiettare una serie di contenuti interiori, percepiti inconsciamente, nelle determinanti esterne di natura astronomica del tempo, e questo fatto è il fondamento della correlazione degli avvenimenti psichici con le determinanti cronologiche, ossia della corrispondenza effettiva tra Macrocosmo e Microcosmo attestata oggettivamente dall’astrologia, che, nello zodiaco tropico, riconosce il quadrante di un orologio cosmico che scandisce il tempo del destino.
Infine, cinquant’anni dopo la lettera indirizzata a Freud, Jung ribadì, poco prima di morire, in una conversazione intercorsa il 23 gennaio 1961 tra lui ed il diplomatico e scrittore cileno Miguel Serrano riportata nel libro Jung parla, Interviste e incontri a cura di William Mc Guire e R.F.C. Hull, edito da Adelphi, che è talmente forte la corrispondenza tra l’universo e la psiche, che potrebbe perfino darsi che le invenzioni e le idee di un tempo a tre dimensioni siano semplicemente il riflesso della nostra struttura mentale, e, dopo aver raccomandato all’ambasciatore di fare quel che gli aveva consigliato l’I Ching, perché quel libro non sbaglia mai, sentenziò che esiste senz’altro un nesso preciso tra la psiche individuale e l’universo, e che quando gli riusciva difficile classificare un paziente lo mandava a farsi fare l’oroscopo, che corrispondeva sempre al suo carattere, che poi interpretava psicologicamente.
Da queste brevi note, tratte dal suo epistolario, si comprende che Jung si interessò di astrologia perlomeno per mezzo secolo, affascinato dalla questione di come determinate complicazioni caratteriali potessero essere spiegate ricorrendo al tema natale, problematica affrontata da André Barbault nel libro Dalla psicoanalisi all’astrologia, edito da Nuovi Orizzonti, che presi in lettura il 25 gennaio 2005 nella foresta del Ribelle, nel quale l’astrologo francese accostò psicoanalisi ed astrologia, ritenendo che nel Novecento quest’ultima dovesse rivestirsi di un linguaggio psicologico, distinguendo così un determinismo psichico ed un determinismo cosmico: il cielo di nascita sarebbe il testimone del piano strutturale dell’individuo e la personalità che a quest’ultimo spetta di sviluppare nel corso della vita sarebbe conforme alla sua formula astrale, considerazione che, esposta in questi termini, ignora completamente il fondamento ontologico del carattere, racchiuso simbolicamente nel grafico astrologico della genitura, e del destino, rivelato nello svolgimento preordinato dei transiti planetari.
La psicoanalisi, argomentava Barbault, rivela che la psiche è spinta a realizzare il proprio destino da un dinamismo interiore, pertanto l’uomo si indirizza istintivamente verso ciò che è in lui sotto forma di immagini o simboli, perciò il suo divenire non dipende in misura così marcata dalle circostanze esterne, in quanto egli sceglie, fra le occasioni che gli si offrono, quelle più conformi alla propria natura, e questo perché nessuna forza esterna può agire stabilmente ed intensamente sull’animo senza avere la complicità di una forza interiore; carattere e destino sono dunque due aspetti di uno stesso determinismo naturale, nella vita non incontriamo altri che noi stessi, ed il destino è ineluttabile solo nella misura in cui è impossibile sfuggire a se stessi: ne consegue che l’esistenza non si compie a dispetto degli sforzi e delle aspirazioni umane, ma piuttosto a causa di questi sforzi e di queste aspirazioni, e che per l’uomo non c’è nulla di più salutare che riconoscere ed accettare questo destino interiore.
Barbault collegava poi il fenomeno psicologico dell’automatismo di ripetizione alle posizioni planetarie ed alle configurazioni astrali del tema natale, in quanto ogni pianeta, nel settore astrologico in cui si trova, si presenta come un fattore sul quale si edificano una serie indefinita di costruzioni dello stesso tipo: esso rappresenta un principio da cui si sviluppa la costante espressione di uno stato che resta invariato per tutta la vita e che si traduce in una serie di situazioni apparentemente diverse ma sostanzialmente identiche; sotto questa luce, il destino appare come una potenza evolutiva che ciascuno porta dentro di sé, da qui il termine destino interiore: a seconda che l’uomo persegua un’immagine di successo o insuccesso, fortuna o disgrazia, viene attratto in direzione di tutto ciò che è misteriosamente legato alla felicità o all’infelicità e si costruisce da sé il proprio paradiso o il proprio inferno.
Barbault, riprendendo l’ipotesi secondo la quale gli astri inclinerebbero in quanto immanenti alla natura umana, affermava, conformemente al vero, che nella carta del cielo non sono inscritti gli avvenimenti del destino, malattia, matrimonio, fortuna, viaggi e via enumerando, ma le forze profonde che li determinano e li condizionano, anche se, nella mia esperienza personale, ho riscontrato accadimenti segnati inequivocabilmente da transiti planetari eccezionali per intensità e precisione rispetto ai punti transitati, i quali, com’è noto, discendono rigidamente dalle posizioni radicali dei pianeti, essendo fissati una volta per tutte nell’atto d’esser nati, scandendo così lo svolgersi preordinato del tempo del destino individuale; l’ipotesi dell’astrologo francese riguardo il determinismo psichico appare dunque insufficiente ad illustrare la totalità del destino dell’uomo concreto, non potendo spiegare psicologicamente eventi le cui determinanti sono estranee alla sua volontà e non si sarebbero potuti produrre in alcun modo ricorrendo ad azioni consce o inconsce, essendo stabiliti da soverchianti cause esteriori.
Secondo Barbault, l’interpretazione astrologica pone l’osservatore di fronte alla configurazione di una condizione umana, sia essa una tendenza psichica, un tratto caratteriale oppure il dinamismo del comportamento, ottenuta considerando l’aspetto planetario come un rapporto ben definito che si stabilisce fra due pianeti, la cui rappresentazione tipo è data dalla Luna nelle sue differenti fasi di allontanamento dal Sole, e, solo secondariamente, dinnanzi ad un destino possibile e probabile, in quanto conseguente, essendo strettamente connesso a quell’interno umano che è la replica dell’esterno astronomico; però, e qui, per l’autore, interviene un margine di azione consapevole, più ci si innalza nella scala umana più si sfugge al determinismo cosmico, poiché questo determinismo esiste allo stato inferiore dello psichismo, nell’inconscio, alla radice degli istinti, per quanto, a livello metafisico, esso sia riconducibile all’essere, che contiene simultaneamente lo sviluppo preordinato di tutto ciò che, riversandosi nel tempo e nello spazio, dà luogo al divenire, argomento che l’astrologo francese non considera affatto.
La psicoanalisi, proseguiva Barbault, ci ha aperto gli occhi non solo su quella specie di complicità che si stabilisce fra le nostre più recondite aspirazioni e le opportunità che l’ambiente esterno ci offre, ma anche sulla contabilità della nostra economia affettiva, la quale decide tutta la gamma di soluzioni possibili, dal trionfo alla catastrofe: tutto ciò che ci capita porta infatti l’impronta caratteristica della nostra personalità; tuttavia essa ha affrontato solo in modo occasionale i problemi intersoggettivi, e quindi non è ancora in grado di darci una soluzione di insieme al problema, anche se, sulla base di un’ampia ricerca statistica e con il sostegno del calcolo delle probabilità, Michel Gauquelin è in grado di affermare che i bambini nascono, con maggiore frequenza rispetto alla media, alla levata o al culmine di quello stesso astro che si levava o culminava alla nascita del padre o della madre, per cui si può ammettere che in una certa misura le astralità dei genitori determinano i figli a subire talune avversità.
Barbault, riprendendo il concetto psicologico della proiezione, spiegava che ciò di cui non si è preso coscienza viene trasferito su un oggetto esterno ed interpretato come fatto esteriore, pur trattandosi in realtà di una condizione interna, perciò, nella misura in cui l’uomo concreto si rifiuta di riconoscere questi fattori soggettivi e li esclude dal suo mondo cosciente, essi continuano ad insinuarsi ed a frapporsi fra lui e gli oggetti che esamina, che risultano modificati dall’immagine deformante proveniente dal suo inconscio, costringendolo alla ripetizione dei suoi errori; ne discende il riconoscimento implicito dell’utilità di una mappa oggettiva del proprio carattere, racchiuso simbolicamente nel grafico astrologico della genitura, e della conoscenza dello sviluppo prestabilito delle tappe fondamentali dell’esistenza indicato dallo svolgimento preordinato dei transiti planetari rispetto al tema natale, dal quale discendono rigorosamente essendone lo spiegamento nel tempo, che dimostrano l’oggettività del destino.
Barbault, invece, nel libro L’astrologia e la previsione dell’avvenire, edito da Armenia, che presi in lettura il 23 settembre 2005, non concependo il destino come qualcosa di definito nella sua compiutezza ed ignorando la sostanza del tempo ed il particolare rapporto che lo lega all’eternità, di cui costituisce un’immagine come il divenire rappresenta un’immagine in movimento dell’essere in cui tutto coesiste simultaneamente in un istante eterno, dava una lettura puramente psicologica anche dei transiti planetari, i quali, stabilendo un rapporto fra la posizione di un pianeta nel circuito celeste ed un punto sensibile della carta del cielo natale, mettono in relazione l’essere con l’attuale, costituendo la condizione del passaggio attraverso il quale l’essere sbocca nel divenire: in quest’ottica il pianeta transitato rappresenta una tendenza che si esprime attivamente o passivamente, passando dallo stato latente allo stato manifesto, come se uscisse da una pausa o si risvegliasse, trasformando così quel che sei in quel che divieni.
Si verifica perciò l’attualizzazione di una potenzialità della natura intrinseca dell’essere che diviene oggetto di attivazione o di riattivazione di una corrente interiore, che si manifesta comunemente, a livello elementare di un potenziale inferiore, sotto l’aspetto di uno stato d’animo, un sentimento si anima e contraddistingue il clima, o di uno stato di coscienza, un pensiero contribuisce a tonalizzare l’umore, anche se la cosa più frequente è un insieme dell’uno e dell’altro che viene vissuto sotto forma di emotività cerebralizzata, ma, fintantoché si esprime in tal modo, la tendenza resta contenuta; ad un livello più elevato, però, questo fermento interiore sfocia nell’atto, per cui il soggetto tende a manifestare attivamente questo stato onde soddisfare positivamente il bisogno sorto dentro di lui.
Soltanto ad un livello superiore, e qui l’autore francese non spiega come ciò avvenga, in cui il transito prende una certa corposità, l’attivazione della tendenza comporta un evento, generando una data situazione o un avvenimento propriamente detto, ossia un accadimento non dipendente da azioni consce o inconsce dell’uomo concreto, che, per così dire, lo vive come assolutamente esterno, come il clima che si trova a vivere ogni giorno, pioggia o bel tempo, freddo o caldo, non dipende in alcun modo dalla sua volontà, dimostrando l’insufficienza dell’interpretazione puramente psicologica del tema natale e dei transiti planetari; Barbault precisava poi, sotto il profilo tecnico, che, dato che quanto accade ad ogni uomo in un qualsiasi momento della sua esistenza è conforme alla sua natura, e proviene da lui stesso, l’azione di un pianeta nel suo transito non può differire da quella di nascita.
Tradotto in termini più comprensibili, il pianeta transitante assume, nell’interpretazione astrologica, lo stesso significato che ha nel tema natale, governando una o più case e trovandosi in una di esse, e poiché ogni avvenimento dell’esistenza è espressione di una composizione originale in cui interviene una data formula, il fenomeno del transito planetario è tanto più importante quanto più si accresce la concomitanza dei suoi partecipanti, sia per il numero dei pianeti transitanti sia per quello dei punti sensibili transitati: più è grande il connubio dell’uomo con il cielo, più è alta l’onda di Universo che lo sostiene; per Barbault, dunque, la previsione astrologica è essenzialmente una previsione psicologica insieme ad una psicologia previsiva, punto di vista che rinuncia fatalmente a spiegare la dimensione destinica degli eventi.
Il fatto che si possano individuare i periodi in cui si verificheranno eventi futuri di una data specie, con tanta più precisione quanto più è stato sviscerato il passato dell’uomo concreto mediante lo studio dei transiti planetari rispetto ai medesimi punti sensibili transitati del suo tema natale, scoprendone così il comportamento effettivo ogni qual volta vengono sottoposti a sollecitazione, attesta invece la realtà del destino, inteso letteralmente come lo sviluppo prestabilito delle tappe fondamentali dell’esistenza, riconoscibile nella corrispondenza tra eventi esteriori ed interiori e moto preordinato dei pianeti lungo lo zodiaco tropico, che dimostra altresì che il tempo scorre come un fiume lungo un alveo predeterminato portando con sé l’insieme concorde degli eventi fisici e psichici dell’esistenza, ma questo Barbault, con la sua interpretazione puramente psicologica dell’astrologia, non può considerarlo.
L’autore francese affermava infine che ogni previsione è informazione, ed ogni informazione servizio, perciò il miglior passaporto per superare una prova è quello di avere un destino, di vivere per uno scopo superiore o di mettersi al riparo nella fede, e l’astrologo deve aiutare coloro che gli si rivolgono a scoprire questo genere di risorse attraverso un approccio che punti a provocare una luce nuova, ma per farlo occorrerebbe disporre di un quadro generale oggettivo dell’esistenza nel quale inserire l’uomo concreto, conferendo senso alla sua vita, cosa che Barbault, con il suo razionalismo, rinuncia a fare, in quanto la sua concezione dell’astrologia fornisce soltanto la chiave di lettura del destino interiore, mancando di spiegare quegli accadimenti che, pur fondamentali nell’esistenza umana, non dipendono in alcun modo dalla volontà conscia o inconscia di chi li vive, limitandone così la portata conoscitiva.
Considerando invece che l’astrologia ricollega oggettivamente l’uomo concreto ad un principio di ordine universale, la corrispondenza effettiva tra Macrocosmo e Microcosmo e la fondamentale unità del Tutto, ed il particolare rapporto evidenziato dalla metafisica tra essere e divenire, per il quale ogni cosa coesiste simultaneamente nell’essere in un istante eterno e si svolge diacronicamente nel divenire precipitando nel tempo, che ha natura di un flusso continuo che scorre come un fiume lungo un alveo prestabilito portando con sé l’insieme concorde degli eventi fisici e psichici dell’esistenza, la cui mutevole qualità si disvela nell’interpretazione astrologica del moto preordinato dei pianeti lungo lo zodiaco tropico, sistema convenzionale di misurazione del tempo e quadrante di un orologio cosmico che scandisce il tempo del destino, la sua esistenza acquista allora una chiarezza cristallina, trovando la sua collocazione naturale nel cosmo e la definizione oggettiva del compito per cui è nato.
Nell’essere, infatti, esiste, già perfettamente compiuto in un’immagine eterna, lo svolgimento prestabilito dell’esistenza dell’uomo concreto, il quale, non essendo egli causa sufficiente di se stesso, in quanto non si è creato da solo, agisce sempre secondo il proprio carattere, che non si è dato da sé ma lo determina in maniera incoercibile, racchiuso simbolicamente nel grafico astrologico della sua genitura, immagine archetipica del dovere assegnatogli dall’essere, che rivela inoltre la qualità della sua nascita ed il compito che gli sta fitto nel cuore, mentre lo studio dei transiti planetari, che discendono rigidamente dalle posizioni radicali dei pianeti, illustra lo sviluppo prestabilito delle tappe fondamentali della sua esistenza, ossia il modo in cui si svolge effettivamente il suo destino, avvolgendolo così in un quadro generale oggettivo dell’esistenza che conferisce senso al suo esserci nel mondo e, rispecchiando l’ordine armonioso del cielo, l’aiuta ad orientarsi nel caos apparente che lo circonda.
In quest’ottica, il grafico astrologico della genitura rappresenta un mandala personale, unione del cerchio celeste dello zodiaco tropico e della croce terrestre degli assi della verticale e dell’orizzonte del luogo di nascita, simbolo della totalità psichica, supporto oggettivo per la meditazione su se stessi che consente dapprima di riconoscere le singole componenti del carattere nelle configurazioni planetarie che lo compongono, dopodiché, scavando dentro di sé per mezzo dell’acquisita consapevolezza, di sviscerare le zone d’ombra del proprio essere, per aderire così al disegno complessivo rappresentato in esso, e, infine, dopo aver ricostruito la propria biografia ed averla messa in relazione con i transiti planetari del passato, di attuare consapevolmente il proprio destino, delineato nello sviluppo preordinato dei transiti planetari rispetto al tema natale, che illustrano la sequenza prestabilita dei climi futuri della propria vita.
Riconosciuta la configurazione astrologica che indica il punto dolente dell’esistenza, vedendola in azione ogni qual volta venga stimolata da transiti planetari, si possono erigere difese tali da impedire la ripetizione di comportamenti nocivi e migliorare la propria vita, sconfiggendo così i fenomeni psicologici della proiezione e dell’automatismo di ripetizione; conoscendo il proprio tema natale, sentendone la corrispondenza delle singole componenti con le proprie azioni e reazioni, è possibile, determinando in anticipo, mediante lo studio dei transiti planetari, i periodi più insidiosi per la propria sicurezza, erigere difese adeguate contro i pericoli derivanti da cedimenti interiori riguardo i propri punti deboli, com’è accaduto a me con le mie illusioni associative e come accade a chiunque si riconosca in esso, sappia leggere la qualità del tempo e ne tragga insegnamenti utili per stabilire come comportarsi.
L’astrologia, dunque, oltre a far riconoscere se stessi nel proprio tema natale, per raggiungere così un livello più elevato di consapevolezza, consente, per quel che riguarda il fluire del tempo, di individuare i periodi favorevoli o sfavorevoli dell’esistenza, coniugando necessità cosmica e decisione umana, quanto di esterno è già stabilito che accada ed il modo in cui l’uomo concreto reagisce agli eventi, per alzare la guardia quando è in gioco la propria incolumità; emerge allora l’utilità dell’interpretazione psicologica datane da Barbault: se conosco me stesso e le mie debolezze, e so che vivrò giorni nei quali potrei cedere, come ho ceduto in passato guastandomi l’esistenza, allora posso elevare l’attenzione ed erigere difese contro me stesso e le mie tendenze nocive, mentre per quel che riguarda gli accadimenti esterni, totalmente indipendenti dalla mia volontà conscia o inconscia, essa, riscontrandoli oggettivamente nella corrispondenza sincronica con transiti planetari eccezionali, attesta la realtà del destino.
Inquadrata la propria esistenza nello svolgersi qualitativamente preordinato del tempo, illustrato oggettivamente dal moto prestabilito dei pianeti lungo lo zodiaco tropico, quadrante di un orologio cosmico che scandisce il tempo del destino, riconosciuta la corrispondenza degli eventi fondamentali della propria vita con i transiti planetari rispetto ai medesimi punti sensibili transitati, si può vivere in base alla conoscenza della qualità del tempo presente e futura, seguendo così il libretto di istruzioni personale rappresentato dal grafico astrologico della genitura, che, fissato una volta per tutte nell’atto d’esser nati, come lo sono i transiti planetari che ne discendono rigidamente, essendone lo sviluppo progressivo nel tempo, consente di agire secondo l’insegnamento esposto nella Bhagavadgītā, nella quale sono illustrate la nozione indù del dharma e l’azione svolta senza tenerne in conto i frutti.
Il grafico astrologico della genitura rappresenta dunque un autentico mandala personale, unione del cerchio celeste dello zodiaco tropico e della croce terrestre degli assi della verticale e dell’orizzonte del luogo di nascita, supporto oggettivo per la meditazione su se stessi e sul proprio destino, figura archetipica composta dal cerchio e dal quadrato (o dalla croce), che Jung, oltre a riscontrarne la presenza in ogni cultura, constatò sorgere spontaneamente nei casi di disgregazione della personalità, presentandosi come un fattore unificante, centro a partire dal quale ricostruirla secondo il proprio disegno interiore; il mandala, termine che in sanscrito significa cerchio magico, simboleggia infatti il centro, la meta ed il Sé come totalità psichica, costituendo l’autorappresentazione di un processo centripeto, della creazione di un nuovo centro della personalità a partire dalla dispersione del soggetto.
Secondo l’esperienza professionale di Jung, il mandala sorge per lo più in situazioni caratterizzate da disorientamento e perplessità, e l’archetipo che ne è costellato rappresenta uno schema ordinatore che si sovrappone al caos psichico come una trama psicologica, rispettivamente come un cerchio suddiviso in quattro, grazie al quale ogni contenuto riceve il proprio posto ed il tutto che tende a dissolversi nell’indefinito mantiene la sua coesione mediante la circonferenza che lo custodisce e lo protegge, testimonianza che acquista maggior valore se si considera che proviene non tanto da uno scienziato, quanto da uomo che, nella sua autobiografia Ricordi, Sogni, Riflessioni raccolti ed editi da Aniela Jaffé, pubblicata da BUR saggi, affermava: “La mia vita è la storia di un’autorealizzazione dell’inconscio”, in quanto egli viveva concretamente le proprie scoperte, soprattutto quelle relative agli studi sull’alchimia.
E difatti, nell’introduzione al testo alchemico cinese Il segreto del fiore d’oro, contenuto nel volume tredicesimo delle sue opere complete, intitolato Studi sull’alchimia, Jung spiegava di aver imboccato una nuova via, nell’ambito delle pratiche di guarigione, ricorrendo a discipline poste al di fuori del paradigma corrente, quali l’alchimia, che, nel processo di trasmutazione dei metalli, illustra simbolicamente come ottenere un mutamento interiore e realizzare la Grande Opera, avendo spesso constatato quanto facilmente alcuni individui riuscivano a superare un problema nel quale altri fallivano completamente, e questo superamento risultava, se ne accorse poi, da un innalzamento del livello della coscienza: quando, cioè, nell’orizzonte del paziente compariva un qualsiasi interesse più elevato e più ampio, il problema insolubile perdeva tutta la sua urgenza; non veniva risolto in modo logico, ma sbiadiva di fronte ad un nuovo e più forte orientamento dell’esistenza, e neppure veniva rimosso e reso inconscio, ma appariva semplicemente sotto un’altra luce, diventando così realmente diverso.
Il paziente riusciva a superare se stesso grazie a potenzialità a lui sconosciute, e Jung, interrogandosi su cosa avesse fatto per provocare tale processo risolutivo, citando la nozione taoista del wu wei, l’azione nella non-azione, concludeva che non aveva fatto proprio niente, aveva semplicemente lasciato accadere, come insegnava il maestro Lao-tze, poiché, se non si abbandonano le proprie occupazioni abituali, la luce circola secondo le sue leggi, e, come ammoniva il vecchio saggio: « Se ci capitano degli affari, dobbiamo accettarli; se ci attendono cose, dobbiamo conoscerle a fondo »; il lasciare agire, il fare nel non-fare, l’abbandonarsi del Maestro Eckhart diventò allora, per lo psicologo svizzero, la chiave che dischiude la porta verso la via: bisogna essere psichicamente in grado di lasciare accadere, questa è un’arte che quasi nessuno conosce, perché la coscienza interviene continuamente ad aiutare, correggere e negare, e non è capace di lasciare che il processo psichico si svolga indisturbato.
Nell’osservare il processo di sviluppo dei pazienti che tacitamente, quasi senza rendersene conto, erano riusciti a superare se stessi, Jung constatò che i loro destini avevano tutti un elemento comune, in quanto il nuovo giungeva loro dalla sfera delle potenzialità nascoste, o dall’esterno o dall’interno, ed essi l’accettavano e crescevano con il suo aiuto, e gli parve tipico che gli uni lo ricevessero dall’esterno e gli altri dall’interno, o meglio che agli uni esso si sviluppasse dall’esterno ed agli altri dall’interno, pur non essendo mai il nuovo una cosa soltanto esterna o soltanto interna: se proveniva da fuori, diventava una profonda esperienza interiore, se invece proveniva dall’interno si trasformava in un evento esterno, però in nessun caso era stato procurato intenzionalmente e consciamente, ma sembrava piuttosto essere generato dal fluire del tempo, come il mio incontro con l’astrologia, avvenuto nell’anno 2000, punto di svolta della mia esistenza.
A questo punto, proseguiva Jung, le vie percorse dai due tipi menzionati prima parevano dividersi; entrambi avevano imparato ad accettare ciò che capitava loro, ed il rovesciamento della loro natura comportava un ampliamento, un’elevazione ed un arricchimento della personalità, purché venissero conservati i valori precedenti, a patto che non fossero delle semplici illusioni, ma la via non è priva di pericoli, ogni bene ha un prezzo, e lo sviluppo della personalità è tra le cose più preziose, si tratta di dire di sì a se stessi, di porsi dinanzi a se stessi come il compito più grave, un compito che richiede un impegno totale, ma mentre il cinese può appellarsi all’autorità di tutta la sua cultura, e, se si incammina sulla lunga via, compie la migliore tra le cose che potrebbe fare, l’occidentale che voglia veramente imboccare questa via ha invece contro di sé ogni autorità intellettuale, morale e religiosa, e, considerato che l’accedere ad una coscienza superiore ci priva di ogni copertura e di ogni sicurezza, l’individuo deve impegnarsi totalmente, in quanto solo in virtù della sua integrità può procedere oltre, e soltanto la sua integrità può essergli garanzia che la sua vita non si tramuti in un’avventura assurda.
Per Jung il principio di individuazione, consistente essenzialmente nel differenziarsi dalla massa per seguire la propria legge interiore, processo che crea un “individuo” psicologico, vale a dire un’unità separata ed indivisibile capace di diventare se stessa e di realizzare il proprio Sé, e, oltrepassando l’angusto orizzonte scientifico, se possiede le capacità intellettive, di forzare il passo al guardiano della soglia per divenire come l’essere, per identificazione tra soggetto conoscente ed oggetto conosciuto ottenuta mediante l’intuizione intellettuale, organo della conoscenza metafisica, costituiva un’esperienza concreta, e difatti, nel saggio Il divenire della personalità, contenuto nel volume diciassettesimo delle sue opere complete, intitolato Lo sviluppo della personalità, che, originariamente, costituiva il testo di una conferenza intitolata Die Stimme des Inners (La voce interiore), tenuta nel novembre 1932 al Kulturbund di Vienna, lo psicologo svizzero se ne occupò estesamente, intendendolo come il fine supremo dell’esistenza.
In quel saggio, che si apriva con la considerazione che, allora, sembrava che il fine ultimo ed il supremo desiderio di ognuno fosse sviluppare quella totalità della natura umana che si definisce personalità, tanto che educare alla personalità era diventato un ideale pedagogico alla moda, contrapposto a quello dell’uomo-massa o uomo-medio standardizzato richiesto dalla generale massificazione, Jung ricordava che, secondo una giusta valutazione del dato storico, le grandi gesta di riscatto della storia del mondo hanno avuto costantemente origine da personalità eminenti, e mai dalla massa inerte e sempre subordinata, che anche per il minimo gesto ha bisogno del demagogo, e, polemizzando contro l’abuso di pedagogia, spiegava che ciò che comunemente si intende con personalità è una totalità psichica definita, salda e vigorosa, e che senza fermezza, integrità e maturità non si rivela personalità alcuna: tale arduo compito, pertanto, può riguardare gli adulti, non i bambini.
Nessuno può aiutare ad acquisire una personalità se non la possiede egli stesso, ma per riuscirvi è necessaria una vita intera, in tutti i suoi aspetti biologici, sociali e psicologici, in quanto essa è la suprema realizzazione dell’indole innata al singolo essere vivente, è l’atto di supremo coraggio di fronte alla vita, l’affermazione assoluta dell’essere individuale ed il più riuscito adattamento alle condizioni universali dell’esistenza, unito alla maggiore libertà possibile di autodeterminazione: educare qualcuno a questo non è cosa da poco; oltretutto la personalità si sviluppa nel corso della vita da tendenze in nuce che è difficile o addirittura impossibile decifrare, e solo le nostre azioni riveleranno chi siamo: dapprima non sappiamo quali atti o misfatti, quale destino, quale bene e quale male sia racchiuso in noi, soltanto l’autunno mostrerà cosa ha generato la primavera, e solo a sera si vedrà cosa ha inaugurato il mattino.
Lo sviluppo della personalità non ubbidisce a nessun desiderio, a nessun ordine, a nessuna considerazione, ma solo alla necessità, gli è infatti indispensabile la spinta motivante di eventi interni o esterni; lo sviluppo della personalità, dalle sue tendenze in nuce fino alla completa consapevolezza, è al tempo stesso un dono ed una disgrazia: la sua prima conseguenza è il consapevole ed inevitabile distacco dell’individuo dalla dimensione indifferenziata ed inconsapevole della massa, e ciò significa patire un isolamento che neppure il più riuscito adattamento, né il più felice inserimento nel proprio ambiente, né la famiglia, né la società, né la posizione possono evitare: lo sviluppo della personalità è una fortuna che si può pagare solo a caro prezzo, chi ne parla a sproposito pensa pochissimo alle sue conseguenze, che bastano a destare il più profondo sgomento in spiriti indubbiamente più deboli.
Sviluppo della personalità significa fedeltà alla propria legge, bisogna dunque avere fiducia in essa, provare per essa una leale perseveranza ed una fiduciosa speranza; la personalità non può mai svilupparsi senza che l’individuo scelga, coscientemente e con una decisione morale consapevole, di seguire la propria strada, perciò non solo la motivazione causale, cioè la necessità, ma anche la decisione morale consapevole deve dare il proprio impulso: senza la necessità, il cosiddetto sviluppo sarebbe una pura e semplice acrobazia della volontà, senza la decisione consapevole, lo sviluppo finirebbe per arenarsi in un ottuso, inconsapevole automatismo, ma si può decidere intimamente di seguire la propria strada solo quando la si ritenga la migliore, le altre strade essendo rappresentate dalle convenzioni di natura morale, sociale, politica, filosofica e religiosa, che dimostrano che la stragrande maggioranza degli uomini sceglie di seguire un metodo, e quindi una dimensione collettiva, a spese della propria interezza.
Le convenzioni sono una necessità collettiva, un espediente, non un ideale in senso etico e religioso: accettarle significa sempre rinunciare alla propria integrità e sfuggire alle conseguenze ultime del proprio essere; sviluppare la propria personalità, pertanto, è un’impresa impopolare che dal di fuori sembra un irritante rifiuto della strada maestra, un’eccentricità da eremiti, non c’è da meravigliarsi perciò che fin dai tempi più remoti solo pochi si siano votati a questa straordinaria avventura: se fossero stati tutti pazzi potremmo liquidarli come idiotai, come menti particolari che esulano dall’ambito del nostro interesse, sfortunatamente, però, in genere le personalità sono degli eroi leggendari dell’umanità, ammirati, amati, venerati, la vera prole divina, il cui nome dura in eterno, i fiori ed i frutti, i semi fecondi dell’albero dell’umanità, e questo accenno alle personalità storiche è sufficiente a chiarire perché lo sviluppo della personalità è un ideale, e perché l’accusa di individualismo è un’ingiuria.
La grandezza delle personalità storiche non è mai consistita nella loro incondizionata sottomissione alle convenzioni, ma al contrario nella loro capacità di affrancarsi dalle convenzioni; esse si sono stagliate come vette al di sopra della massa, che si aggrappava a paure, convenzioni, leggi e metodi collettivi, hanno scelto la propria strada ed all’uomo comune è sempre parso sorprendente che a vie già battute e con destinazioni note qualcuno sia destinato a preferire un sentiero erto e stretto che conduce verso l’ignoto, perciò si è sempre ritenuto che un individuo del genere, se non è matto, sia posseduto da un demone o da un dio, perché questo evento prodigioso, il fatto che un uomo sia capace di agire altrimenti da come ha sempre agito l’umanità, poteva essere spiegato solo con il dono di un potere demoniaco o di uno spirito divino: chi altro poteva in fondo controbilanciare il peso schiacciante dell’umanità intera e dell’eterna abitudine se non un dio?
Questo dimostra che per l’uomo comune la personalità d’eccezione costituisce sempre un fenomeno soprannaturale, e difatti quel che fa pendere inesorabilmente la bilancia a favore dell’inconsueto è ciò che comunemente si definisce vocazione, un fattore irrazionale che, fatalmente, spinge ad emanciparsi dalla massa e dalle strade già battute: la personalità autentica ha sempre una vocazione, ed ha fede, ha fiducia (pistis) in lei come in un dio, benché, come direbbe l’uomo comune, sia soltanto un suo modo di sentire; questa vocazione tuttavia opera come una legge divina cui non c’è deroga, ed il fatto che moltissimi, seguendo la propria strada, finiscano in rovina, non significa nulla per chi ha una vocazione: egli deve ubbidire alla propria legge come se fosse un demone a suggerirgli nuove straordinarie strade, perché chi ha una vocazione sente la voce della sua interiorità, è chiamato, perciò la tradizione vuole che egli abbia un proprio demone, da cui riceve consiglio ed ai cui ordini deve ubbidire.
Solo chi è in grado di assentire consapevolmente alla forza della vocazione che gli si fa incontro dal suo più intimo essere diventa una personalità, chi invece le soggiace diventa preda del cieco corso degli eventi e ne viene annientato, ed è proprio questo il tratto grandioso e liberatorio di ogni personalità autentica, decidere spontaneamente di consacrarsi alla propria vocazione e tradurre consapevolmente nella propria realtà individuale ciò che, vissuto inconsapevolmente dal gruppo, porterebbe solo alla rovina; l’uomo che, tradendo la propria legge, non sviluppa la personalità, si è lasciato sfuggire il senso della propria vita, ma la natura, fortunatamente, benevola ed indulgente, alla maggior parte degli uomini non ha mai messo in bocca la fatale domanda sul senso della loro vita, e quando nessuno domanda non occorre che qualcuno risponda.
Così come la grande personalità influisce sulla società e la libera, la redime, la trasforma e la rigenera, anche la nascita della propria personalità ha un effetto terapeutico sull’individuo; la voce interiore porta alla coscienza il male che affligge il tutto, cioè il popolo cui apparteniamo o l’umanità di cui siamo parte, ma presenta questo male in forma individuale, sicché in un primo momento si potrebbe pensare che tutto questo male sia solo una caratteristica dell’individuo: per farci cadere in tentazione la voce interiore ci mostra il male in modo allettante e suasivo, e se non gli si cede neppure in parte nulla di questo male apparente entra dentro di noi, ma non può esserci neppure alcun rinnovamento, né alcuna rigenerazione, se invece l’Io ubbidisce totalmente alla voce interiore allora i suoi contenuti agiscono come se fossero altrettanti demoni e succede una catastrofe.
Soltanto se l’Io ubbidisce solo parzialmente, ed è in grado di affermare se stesso evitando di essere completamente fagocitato, allora può rendere propria la voce, e ne risulterà che il male era solo apparentemente tale, mentre in realtà reca salute ed illuminazione, e ciò si spiega con il fatto che il carattere della voce interiore è luciferino nel senso più proprio e più inequivocabile del termine, perciò pone l’uomo davanti alle decisioni morali ultime, senza le quali non potrebbe mai giungere alla coscienza di sé ed acquisire la personalità; nella voce interiore l’infimo ed il sommo, l’eccelso e l’abietto, verità e menzogna spesso si mescolano imperscrutabilmente, aprendo in noi un abisso di confusione, smarrimento e disperazione, ecco perché ci sono epoche nella storia del mondo in cui il bene deve tramontare, ed ecco perché ciò che è destinato a diventare il meglio appare dapprima un male.
La problematica della voce interiore è piena di insidie segrete, è un terreno estremamente pericoloso e sdrucciolevole, proprio com’è pericolosa ed incerta la vita stessa quando abbandoni i binari consueti, ma chi non è disposto a perdere la propria vita non saprà neppure conquistarsela: lo sviluppo della personalità è un azzardo, ed è tragico che proprio il demone della voce interiore sia al tempo stesso il pericolo estremo e l’aiuto indispensabile, è tragico ma logico, è nella natura delle cose che sia così; la strada che si cela dentro di noi è come un elemento vivente della psiche, che la filosofia classica cinese chiama Tao e paragona ad un corso d’acqua che scorre inesorabilmente verso la propria meta: essere nel Tao significa compimento, integrità, vocazione pienamente realizzata, principio e fine, e completa realizzazione del significato dell’esistenza intrinseco a tutte le cose: la personalità è il Tao.
Teorizzando il principio di individuazione, esponendo le linee guida del divenire della personalità, Jung poneva l’uomo di fronte ad un abisso: rifiutare il richiamo della propria voce interiore, rimanendo confuso nella massa e vivendo la frustrazione di non essere riuscito a realizzarsi compiutamente, oppure assecondarlo rischiando di perdersi, in quanto il percorso prospettato, oltre ad essere arduo, appariva privo di guida, essendo il daimon, o demone interiore, esso stesso fonte di pericolo; avrebbe potuto soccorrerlo con l’astrologia, ma, per quanto lo stregone svizzero facesse erigere l’oroscopo dei pazienti dei quali gli riusciva difficile fare una diagnosi, che poi interpretava in senso psicologico, non essendo un astrologo, e non disponendo di un quadro generale dell’esistenza in grado di inquadrare l’uomo concreto in un disegno di proporzioni cosmiche capace di sfatarne il nichilismo, non poteva aiutarlo nel cammino che porta all’individuazione, non conoscendone in anticipo il tracciato ed i periodi più pericolosi.
Nonostante il mezzo secolo di familiarità con l’astrologia documentato dal suo epistolario, Jung, se riuscì a vedere nel grafico astrologico della genitura la mappa oggettiva del carattere, non conoscendo la sostanza del tempo ed il particolare rapporto che lo lega all’eternità, di cui costituisce un’immagine come il divenire rappresenta un’immagine in movimento dell’essere in cui tutto coesiste simultaneamente in un istante eterno, mancò di coglierne il ricollegamento metafisico con l’essere, e, nello sviluppo preordinato delle tappe fondamentali dell’esistenza, quello con il divenire, ossia con il destino individuato determinando la qualità del tempo passata, presente e futura mediante lo studio dei transiti planetari, pertanto non poté afferrare la chiave del destino che apre lo scrigno della conoscenza della propria personalità, dei lati luminosi e delle zone d’ombra sulle quali lavorare per esprimere pienamente se stessi e realizzare il compito per cui si è nati; egli, dunque, muoveva alla cieca.