Figlio di Saturno

“Saturno mentre divora i suoi figli”, olio su intonaco di Francisco Goya facente parte della serie di quattordici dipinti (le pitture nere) realizzati sulle pareti della Quinta del Sordo, o casa del sordo, in località Cerro Bermejo, presso Madrid, dove abitò tra il 1819 ed il 1823

“Saturno mentre divora i suoi figli”, olio su intonaco di Francisco Goya facente parte della serie di quattordici dipinti (le pitture nere) realizzati sulle pareti della Quinta del Sordo, o casa del sordo, in località Cerro Bermejo, presso Madrid, dove abitò tra il 1819 ed il 1823

Se ora sono un astrologo lo devo a circostanze che non mi è lecito definire fortuite, ne divengo tanto più consapevole quanto più ricostruisco la mia storia personale, per scriverne dettagliatamente nella mia autobiografia in chiave astrologica, e riconosco che lo svolgimento della mia esistenza è avvenuto lungo tappe preordinate che, occorrendo lo svolgersi del tempo per manifestarsi, hanno composto un destino che discende direttamente dal carattere racchiuso simbolicamente nel grafico astrologico della mia genitura, e difatti, più rifletto sul mio tema natale e sui transiti planetari degli eventi fondamentali della mia biografia, verificandone la portata conoscitiva nei confronti della realtà passata, presente e futura, più mi accorgo di come io stesso e la mia vita vi somiglino.
Tutto iniziò con un incontro virtuale avvenuto a ridosso delle festività natalizie del 2000, punto di svolta della mia esistenza, quando, ricercando in rete materiale astrologico che leggevo diligentemente per formarmi una visione generale della disciplina, sfogliando le pagine restituite dai motori di ricerca rimasi folgorato nello scorgere, in un sito Internet, il simbolo massonico della squadra e del compasso collocato su sfondo blu, colore della libera muratoria universale, così cliccai sul pulsante della chat ed entrai in contatto con alcuni astrologi massoni che, allora, nel pieno le mie illusioni associative, credevo fossero davvero miei fratelli, mentre in seguito si rivelarono anche loro dei maestri nell’arte dell’inganno, come peraltro la generalità dei liberi muratori, che mi confermarono, con la precisione delle descrizioni caratteriali e delle diagnosi mediche tratte dallo studio delle carte natali che sottoponevo alla loro attenzione, che l’astrologia era una conoscenza reale ed efficace, contrariamente all’immagine stereotipata che ne davano i mass media.
Stimolato dalle conversazioni astrologiche che intrattenevo con loro ogni sera, il loro capo dormiva soltanto quattro ore per notte, una volta conversammo per otto ore filate fino alle quattro del mattino, misurai la differenza esistente rispetto ai miei carissimi fratelli di loggia, uomini usi a ben mangiare ed ancor meglio bere che, nel tempio, non sapevano quel che facevano, mentre profondevano passione ed entusiasmo indicibili nei lavori di masticazione che seguivano il momento rituale, riconoscendo loro il merito indiscutibile di praticare operativamente la loro disciplina, soprattutto il loro boss ne capiva, e difatti, la prima volta in cui ci parlammo, commentò la mia dominante saturnina dicendomi: “Sei anche tu un figlio di Saturno”, considerato che il Signore del karma e del tempo sorgeva nell’istante nella mia nascita, impregnando di sé la mia essenza e caratterizzandomi in un senso contrario a quello indicato dal Sole nel segno zodiacale del Cancro, oltre a ferire, con un aspetto angolare di congiunzione, la Luna nel luogo della sua esaltazione nel segno zodiacale del Toro, e, da allora, ho riflettuto a lungo sulla mia dominante astrologica, e sull’impronta che ha dato al mio carattere ed al mio destino.
Si dicono tante cose su Saturno, alcune giuste altre ingiuste, perché se è vero che, mosso dall’ambizione, si macchiò di un crimine scellerato, è altrettanto vero che, dopo l’esilio, maturò saggezza e distacco dalle cose del mondo, caratteristiche che conferisce a coloro che hanno il tema natale fortemente segnato dalla sua natura, temperandoli attraverso un’azione continua di solve et coagula tra gli opposti che lo caratterizzano, avidità e distacco; Saturno, infatti, detronizzò il padre, evirandolo con un falcetto, su istigazione della madre Gea, stremata dal fatto che Urano, la notte, calasse su di lei e l’ingravidasse, ma, essendogli stato profetizzato che uno dei suoi figli l’avrebbe spodestato, pretendeva che la sorella Rea glieli consegnasse appena nati, e poi li divorava, finché la dea, stanca del destino ingrato che toccava loro, alla nascita di Giove consegnò al fratello una pietra avvolta in un panno in luogo del neonato, e questi, non accorgendosi dell’inganno, l’ingoiò come aveva fatto con gli altri suoi figli, dopodiché Giove crebbe in una caverna allattato dalla capra Amaltea, e, alleatosi con i titani, spodestò Saturno, esiliandolo sulle coste del Lazio, ma prima gli fece rigettare i suoi fratelli, con i quali, tirando a sorte, si divisero il mondo: Zeus la terra, Ade gli inferi, Poseidon il continente sommerso.
Quella di Saturno non è una storia edificante, come suggerisce l’olio su intonaco che Francisco Goya dedicò alla divinità che divorava i propri figli, ciononostante, e questo fatto è noto da millenni a scienziati, filosofi ed artisti, ad esso appartengono qualità tali che, se si riesce a sopportarne il peso, garantiscono la riuscita nelle attività del pensiero e dello spirito, anche se, per farcela, bisogna vincere la tendenza alla secondarietà, quel peso opprimente della vita che ripiega l’essere su se stesso, come suggerisce il nero del dipinto, inserito peraltro in un ciclo di affreschi intitolato pitture nere, colore di Saturno e della nigredo, prima fase dell’opera alchemica, quella della morte alla vita profana e della putrefazione interiore delle scorie mondane, illustrata con dovizia di particolari da Albrecht Dürer nell’incisione a bulino Melencolia I del 1514, che raffigura simbolicamente la malinconia, l’umor nero, l’isolamento che prelude alle creazioni più elevate della condizione umana, caratteristiche, queste, proprie di Saturno, divinità della spoliazione raffigurata per questo nuda o seminuda.
La parola malinconia, indicante uno stato d’animo improntato a dolce e vaga mestizia, senza che peraltro sia originata da una causa definita, deriva dal greco melancholia, termine composto dalle parole mélas, nero, e cholé, bile, ossia bile nera, uno dei quattro umori, ovvero liquidi, dell’antica medicina ippocratica, ed è detta anche umor nero, ma non si riferisce affatto ad un moto di rabbia o di irritazione, bensì ad un dolce oblio che orienta il carattere all’introspezione, e proprio agli artisti viene riconosciuta un’indole malinconica capace di cogliere aspetti della realtà che sfuggono a coloro che sono orientati prevalentemente verso il mondo esterno, una sorta di passività, di struggente nostalgia di qualcosa che non si è conosciuto, di cui però si avverte dolorosamente la mancanza, e come tale la raffigurò Albrecht Dürer, attribuendole le sembianze di una donna alata seduta su una pietra grezza che tiene un compasso nella mano destra, simbolo dell’operatività architettonica, ed ha il volto corrucciato sostenuto in maniera indolente dalla mano sinistra il cui gomito è poggiato sul ginocchio, la quale, secondo una lettura in chiave alchemica, personifica la nigredo, oppure, sul piano simbolico, il primo momento del processo creativo, quello in cui l’artista si propone di mutare la realtà tramite l’immaginazione.
Sullo sfondo dell’incisione, nella parte sinistra, sono raffigurati un pipistrello che tiene un drappo recante il titolo dell’opera, una cometa, un arcobaleno ed una città che si specchia nell’acqua, e, isolati dal mondo, nella parte destra, una scala a pioli poggiata alla torretta di una fornace alle cui pareti sono appese una bilancia, una clessidra ed una campana, e, sotto quest’ultima, inciso nell’intonaco, il quadrato magico di Giove; sotto di essi, in primo piano, la donna alata seduta su una pietra grezza, e, al suo fianco, un putto alato seduto su una pietra più grande, con il volto gravato dai pensieri, che tiene in mano un chiodo ed una tavoletta con un foro ed un cappio, mentre ai piedi dell’illustrazione vi sono una pietra di forma sferica ed alcuni attrezzi da falegname, una pialla, due seghe, un metro, alcuni chiodi, e, a sinistra, un cane striminzito rannicchiato su se stesso, un ottaedro composto da sei pentagoni irregolari e da due triangoli equilateri, e, dietro di esso, l’athanor dell’alchimista, raffigurazione del momento che precede il lavoro iniziatico, quando si riscalda a fuoco lento l’umore atrabiliare per renderlo attivo e trasformare così la pietra grezza, sulla quale siede la figura alata, nell’ottaedro irregolare, simbolo dell’anima, e, infine, nella pietra sferica, che simboleggia l’essere.
La malinconia venne indagata approfonditamente anche da Robert Burton, un uomo di straordinaria erudizione che, dopo aver conseguito un dottorato ad Oxford, vi rimase come pastore protestante, nel singolare libro Anatomia della malinconia, che presi in lettura nella foresta del Ribelle l’8 febbraio 2005, pubblicato con lo pseudonimo di Democritus Junior in sei edizioni successive fra il 1621 ed il 1651, ciascuna accresciuta di alcuni capitoli, ed edito in Italia, a cura di Jean Starobinski, da Marsilio, nel quale l’autore, che peraltro conosceva l’astrologia, tanto che nel frontespizio dell’edizione del 1638 vengono raffigurati diversi tipi umani, dediti rispettivamente alla contemplazione, alla religione ed alle conquiste amorose, corredati dalle relative dominanti astrologiche, Saturno, Giove e Venere, lui stesso aveva Marte nella I casa natale e nel luogo del suo domicilio nel segno zodiacale dell’Ariete e Saturno nella X casa natale e nel luogo del suo domicilio nel segno zodiacale del Capricorno, si occupò diffusamente dell’umor nero utilizzando uno stile originale pieno di umorismo e facendo notevole ricorso ad aneddoti e citazioni di autori greci e latini, esponendone cause, conseguenze e rimedi.
Nell’introduzione l’autore spiegava di aver scelto lo pseudonimo di Democritus Junior richiamandosi all’Epistola a Damageto di Ippocrate, che riportava il resoconto del viaggio che questi fece ad Abdera per far visita a Democrito, che trovò nel suo orticello fuori città, sotto un pergolato ombroso, con un libro sulle ginocchia, immerso nei suoi studi, ora scriveva, ora passeggiava; l’argomento del suo libro era la malinconia e la follia, ed intorno a lui giacevano le carcasse di numerosi animali che aveva tagliato a pezzi e sezionato per scoprire la sede di questa atra bilis, o malinconia: di dove venisse e come si produceva nel corpo umano, allo scopo di poterla meglio curare in se stesso, e, con le sue osservazioni, insegnare agli altri a prevenirla e ad evitarla; Burton aveva dunque avuto l’audacia di imitarlo, di riesumare il suo trattato rimasto incompiuto e perduto nel tempo per portarlo a termine.
L’autore dichiarava infatti di scrivere della malinconia adoperandosi per evitarla, sottolineando che non c’è causa maggiore di malinconia dell’ozio, a ciò si riferisce l’incisione Melencolia I di Albrecht Dürer, considerato l’umore delle due figure alate sedute sulla pietra, e nessun rimedio migliore dell’attività, e difatti, da quando scrivo la mia autobiografia in chiave astrologica, quale strumento per far emergere da me stesso e raccogliere le risorse necessarie per adempiere il compito che mi sta fitto nel cuore, che si è rivelato inoltre un valido rimedio per guarire dal passato, mi accorgo che l’indolenza che mi caratterizzava, la sensazione che nulla valesse la pena di essere fatto, nonostante mi riesca bene tutto, è svanita per ricomparire a tratti soltanto quando cause di forza maggiore mi impediscono di immergermi quotidianamente nello studio, nella riflessione e nella scrittura; allo stesso modo Burton, scrivendo il suo libro sulla malinconia, si era dato da fare nella sua opera per evitare la noia della neghittosità con una sorta di piacevole impegno, per mutare l’ozio in un’occupazione produttiva, per procurare insieme beneficio e divertimento all’umanità ed avere così unito l’utile al dilettevole.
Burton spiegava nell’introduzione alla sua opera che quando si era assunto quel compito per la prima volta l’aveva fatto rispondendo ad un impulso interiore, per colmare il suo animo scrivendo, in quanto aveva una specie di ascesso nella testa di cui desiderava liberarsi, e non sarebbe riuscito ad immaginare un modo migliore di quello per riuscirvi, e, comunque, non avrebbe potuto trattenersi dal farlo, poiché ci si deve grattare per forza dove prude, e lui era stato tormentato non poco da quella malattia, o, per meglio dire, dalla sua signora Malinconia, sua Egeria, suo genio maligno, così, come chi è stato punto da uno scorpione, avrebbe scacciato chiodo con chiodo, lenito un dolore con un altro, ozio con ozio, e, come l’antidoto si estrae dal veleno del serpente, lui l’avrebbe tratto da quella che fu la causa prima della sua malattia; per giovare a se stesso si era dunque rivolto ai trattati di medicina custoditi nelle biblioteche, o che gli avevano consigliato gli amici, e si era assunto quel compito perché ciò che gli altri odono e leggono, lui l’aveva sentito e messo in pratica, traendo il proprio sapere non già dai libri ma dalla sua malinconia, tanto da poter affermare “Experto crede Roberto” (Credi a Robert, che è esperto!): un’esperienza dolorosa l’aveva infatti ammaestrato, perciò ora avrebbe aiutato gli altri per simpatia, e speso il suo tempo ed il suo sapere, che erano le sue più grandi ricchezze, per il bene comune.
Un paio di settimane prima del libro di Democritus Junior, il 24 gennaio 2005, avevo preso in lettura il Ritratto della malinconia di Romano Guardini, sacerdote, teologo e scrittore tedesco, edito da Morcelliana, che, nella pagina che precedeva il frontespizio, riproduceva l’incisione Melencolia I di Albrecht Dürer, allora seguivo questo filone di interessi, il cui capitolo primo riportava brani estratti dal Diario di Sören Kierkegaard, filosofo danese dell’esistenzialismo cristiano che nelle sue opere univa vita e pensiero, mi riconobbi in particolar modo nell’esperienza di apparire agli altri come una compagnia spensierata, salvo poi precipitare nell’afflizione morale quando tornavo solo con me stesso, oppresso dalla mancanza di senso della vita, aspetto dissoltosi progressivamente dopo aver iniziato a scrivere la mia autobiografia in chiave astrologica e definito il quadro generale oggettivo dell’esistenza dell’uomo concreto, che mi ha fatto comprendere che mi trovo sulla strada giusta, a riprova che l’adempimento del proprio dharma comporta la guarigione; la malinconia, spiegava Guardini, è un’oppressione dello spirito consistente essenzialmente nella consapevolezza del vuoto metafisico che separa dall’origine della vita, che lui identificava nel Dio cristiano, condannandosi così a non poter colmare lo iato esistente, in quanto la divinità giudaico-cristiana ha creato il mondo per poi disinteressarsene, aspetto che esclude a priori il ricongiungimento tra uomo e Dio, la sofferenza è pertanto destinata a rimanere tale nel tempo, mentre la metafisica conosce l’intuizione intellettuale che conduce all’Identità Suprema.
Nello smarrimento esistenziale in cui versavo otto anni fa quel libro sembrò dirmi qualcosa, considerato che ne appuntai parecchi passi, che però, rileggendoli ora, che mi sono liberato coscientemente del cristianesimo ed ho sfatato il nichilismo che mi pervadeva grazie all’astrologia, scienza del tempo per eccellenza che ricollega oggettivamente l’uomo concreto ad un principio di ordine universale, la corrispondenza effettiva tra Macrocosmo e Microcosmo e la fondamentale unità del Tutto, li ritengo superati dalla portata conoscitiva e dall’importanza del quadro generale dell’esistenza che ho delineato nel corso dell’ultimo decennio, raccogliendone accuratamente definizioni e prove, che si esprime nel linguaggio di carattere e destino individuali e libera dall’angoscia del fine dell’azione per mezzo della nozione indù del dharma e della nozione taoista del wu wei, eclissando così ogni forma di esistenzialismo, compreso quello cristiano: la spiegazione che sono in grado di fornire, in termini di conoscenza di se stessi e del significato della propria esistenza, restituisce il senso della dignità personale e libera dagli errori logici di colpa e peccato indotti dalla morale eteronoma evangelizzata dai predicatori dell’eguaglianza, testimoniando quanto abbia vagato inutilmente prima di trovare una conoscenza reale applicabile all’uomo concreto, piuttosto che sposare una via qualsiasi per convenienza personale.
Il peso della malinconia, indicato dal ruolo dominante di Saturno alla levata, me lo sono sentito addosso fin da piccolo, quando trascorrevo i pomeriggi sul divano, al buio, macerandomi interiormente nel disagio di esistere, oppure vagavo randagio, con la testa bassa e le mani in tasca dalla rabbia, per le vie della squallida periferia urbana nella quale ero stato precipitato da un avverso fato, perché lì, tra quella gente, non avrei mai voluto starci; ne ho avvertito la presa dolorosa fin quando ho cominciato a scrivere la mia autobiografia in chiave astrologica, che, condensando in forma scritta le esperienze di una vita, ha riscaldato la bile nera al fuoco lento dell’azione interiore, rendendola idonea a produrre un’opera di largo respiro, ma allora, mentre leggevo quei libri, non scorgevo alcun senso nelle cose del mondo ed anelavo confusamente alla trascendenza, percependo una mancanza senza volto e senza nome che, per quanto mi guardassi attorno, non trovava riscontro in nulla di quel che cadeva sotto i miei occhi, perciò il libro di Guardini sembrò dirmi qualcosa, ma ora, che ho ben chiaro cosa sia il cristianesimo, so di aver sprecato il mio tempo nel prendere così tanti appunti su di esso, e, ritornando a quegli anni, comprendo che, molto più dei filosofi e dei teologi, poté l’astrologia, grazie alla straordinaria oggettività con la quale illustra carattere e destino dell’uomo concreto.
Ottenni una prima dimostrazione della sua capacità di restituire senso all’esistenza smarrita nel nichilismo leggendo il Trattato pratico di astrologia di André Barbault, edito da Astrolabio-Ubaldini, testo che, rileggendolo ora, reputo imprescindibile per chiunque voglia impratichirsi della materia, del quale non ricordo il momento esatto in cui l’acquistai, tuttavia, recando in copertina il prezzo espresso in lire, lo feci probabilmente nel 2002, anche se sono certo di averne letto il contenuto che mi interessava l’anno precedente, quando sfogliavo i testi astrologici nelle librerie del centro storico di Roma mentre scivolavo lentamente nell’angoscia esistenziale dovuta allo scollamento dalla realtà, prossimo ad abbandonare tutto per seguire soltanto me stesso, che mi confermò le peculiarità proprie del binomio Saturno-malinconia, peraltro già note nell’antichità, attribuendo alla mia dominante astrologica, definita “la grande leva della vita intellettuale, morale e spirituale”, una promessa di ricchezza conoscitiva che mi aprì un mondo di conferme riguardo il mio più profondo sentire, che però, a causa del paradigma corrente nettamente antiqualitativo, non avevo potuto esprimere concretamente nella mia vita.
Barbault, nel capitolo secondo del suo trattato, intitolato Verifiche e prove, citando gli studi statistici di Michel Gauquelin sulla ripartizione dei pianeti nel movimento diurno, ne riportava l’affermazione che “esiste una relazione certa fra le posizioni degli astri del sistema solare al momento della nascita e una determinata attività della vita degli uomini”, prima constatazione di un fatto astrologico, e, riguardo alla collocazione di Saturno alla levata, luogo che il Signore del karma e del tempo occupa nel grafico astrologico della mia genitura, mostrava, in un grafico dal significato inequivocabile, che quella posizione era presente in altissimo numero, rispetto alla media, nei temi natali di 3.305 scienziati (accademici delle scienze e della medicina), confermando così scientificamente non solo la regola astrologica secondo la quale l’astro alla levata ed alla culminazione, e, in misura minore, al Discendente ed al Fondocielo, assume valore dominante, ma anche il significato simbolico delle funzioni e professioni attribuite ai pianeti, che, nel caso di Saturno, indica, in posizione favorevole, uomini di scienza e di studio in generale, filosofi, matematici, economisti, teologi, scultori, architetti, ingegneri minerari, mentre, se il pianeta si trova in posizione mediocre, forma agricoltori, monaci, eremiti.
Nel capitolo sesto, dedicato alla natura dei pianeti, Barbault ritornava su Saturno, al quale la tradizione astrologica attribuisce il desiderio di meditare, di riflettere, di rivolgere l’animo all’aspetto profondo delle cose (scienziati, preti), che ha per analogie astronomiche valori di gravità e di dure prove associati alla luce triste del suo disco, l’astro peregrina solitario prigioniero dei suoi anelli, ed ha per elemento la Terra (il Freddo predomina sul Secco), e per età della vita la vecchiaia ed il ritorno alla terra; Saturno è un principio di conservazione, di rallentamento, di fissazione, di condensazione, di concentrazione, di cristallizzazione, di mineralizzazione, di astrazione, di strutturazione, è collegato al temperamento nervoso, al sistema osseo, all’udito, ai processi di inibizione, di carenza, di astenia, di impotenza, di sterilità, di ritenzione, di sclerosi, di atrofia, di paralisi, di regressione e di senilità; sotto il profilo caratterologico indica Introversione, Secondarietà e ristrettezza del campo della coscienza: l’individuo è un Flemmatico (non Emotivo-Attivo-Secondario), o un Sentimentale (Emotivo-non Attivo-Secondario), oppure (tipo inferiore) un apatico (non-Emotivo-non Attivo-Secondario).
Sotto il profilo delle funzioni psicologiche Saturno simbolizza le tendenze derivate da un’insoddisfazione, sia alimentare che affettiva, sofferta allo stadio orale, perciò il saturniano è un “mal divezzato” o un “frustrato affettivo”, e queste tendenze si polarizzano intorno ai due estremi dell’avidità e del distacco, da qui l’esistenza di due tipi opposti: l’avido, gaudente o ambizioso, egoista, possessivo, geloso, accaparratore, “appiccicoso” fino in fondo nel suo bisogno di acquistare ciò che gli manca, profondamente bulimico, ed il distaccato, indifferente, insensibile, modesto, spersonalizzato, ascetico, rassegnato “alla perdita del paradiso perduto”, autentico anoressico; con Saturno appare la complessità di una dialettica il cui meccanismo si svolge fra la dissolutezza e la disperazione, fra l’ipersensibilità e l’insensibilità, tra un estremo desiderio di esistere ed il dolore di vivere, fra la pigrizia e lo sforzo eccessivo fino all’usura, fra la liberazione ed il blocco delle inibizioni.
Il ruolo biologico di Saturno è ingrato, in quanto recide il cordone ombelicale che lega l’uomo alla Madre, all’animalità, ai vincoli terreni, ed ha il compito di far accettare le prove della crescita, che sono una successione di distacchi, di abbandoni, di rinunce, di sacrifici, di perdite, di colpi di falce, dall’uscita dal seno materno fino all’ultima spoliazione della vecchiaia, per affermare l’autonomia dell’essere umano, al quale conferisce le virtù della sua età, oppure, se egli rifiuta di accettare questa legge della vita, lo conduce all’infantilismo, alla regressione, all’inadattabilità; sotto il profilo della psicopatologia è legato all’atrofia dell’Io ed alla melanconia, mentre, per quel che concerne le professioni, riguarda la capacità di concentrarsi, di ripiegarsi su se stessi, di isolarsi e, implicando un ruolo di amministratore, di controllare, di osservare, di collezionare; relativamente al destino, simboleggia, in senso negativo, le privazioni, le restrizioni, gli ostacoli, i sacrifici, le perdite, le rinunce, le separazioni, gli abbandoni, i lutti, i rovesci di fortuna, le cadute, i decadimenti (malattia, schiavitù, isolamento, prigione, esilio), e, nell’aspetto positivo, contribuisce ad affermare la forza interiore nella disciplina, nello sforzo e nell’assumere le responsabilità, conferendo grandi ambizioni e l’elevazione intellettuale o spirituale.
Questa, dunque, la caratterizzazione simbolica della mia dominante astrologica, che allora, confuso e smarrito dalle esperienze ostili alla qualità subite nei luoghi in cui ero stato mischiato indiscriminatamente sulla base dell’erroneo presupposto dell’eguaglianza, contribuì a farmi comprendere alcuni aspetti del mio carattere, e del mio destino, che erano stati soffocati dal potere annichilente della modernità, che, per mezzo delle legge astratta e generalista e della burocrazia che ad essa si conforma, omogeneizza gli uomini al livello medio e mediocre dell’ultimo uomo di nietzschiana memoria utilizzando la scuola di massa, che in Italia, per motivi ideologici, è fortemente avversa al merito, e, in ogni caso, serve a rendere fungibili gli alunni allo scopo di inserirli docilmente nel sistema produttivo, incurante del loro carattere, della loro vocazione e del loro destino, i quali, qualora svolgano un lavoro dipendente, vengono remunerati con un’eguale retribuzione indipendentemente da qualità e quantità della prestazione, come vogliono i predicatori dell’eguaglianza, cristiani, socialisti e comunisti, che hanno creato la Repubblica Italiana, la cui costituzione è stata scritta con il dito di Iahvè, come le tavole della testimonianza ricevute da Mosè sul monte Sinai, concependola a loro immagine e somiglianza, perciò lo stato premia gli ultimi invece dei migliori elementi di natura.
Allora non mi ero ancora lasciato alle spalle la mia patria, pertanto ero inconsapevole del cammino che avrei percorso seguendo la mia natura, ma fu grazie all’astrologia che cominciai a rivedere la mia visione generale dell’esistenza, trovando nella descrizione della mia dominante saturnina una conferma oggettiva della mia vocazione alla conoscenza, mentre la complessità del grafico astrologico della mia genitura mi confermò la certezza interiore di un destino non comune; già nel 1993, nell’apprendere il significato delle linee tracciate sui palmi delle mie mani, ero rimasto colpito da quello della linea del Sole, rara e fortunata, che nella mano destra parte dal monte di Marte e raggiunge quello di Apollo, indicando successo letterario conseguito a prezzo di sforzi notevoli, che avvalorò la convinzione innata che sarei diventato uno scrittore, per quanto non avessi nulla da scrivere; questi indicatori rappresentarono dunque il riconoscimento a priori di una vocazione che, stante l’abbruttimento subito nella scuola di massa della Repubblica Italiana, che, come Iahvè, predilige gli scarti del genere umano agli elementi migliori di natura, non avevo potuto esprimere liberamente, mentre ora sono i fatti a confermarne la concretezza: nel 2000, punto di svolta della mia esistenza, ho ripreso a leggere, dopodiché mi sono ritirato nella foresta del Ribelle, e, da quell’istante, non ho fatto altro che studiare, riflettere e scrivere.
E difatti, nonostante il valore del mio indice QI sia pari a 160 punti della scala Cattell, equivalente al 99° percentile della distribuzione dell’intelligenza nella popolazione adulta, e mi collochi nella fascia ristretta ed elitaria dell’1% degli individui più intelligenti della collettività, ulteriore indicatore capace di misurare a priori le potenzialità individuali, avevo fallito inspiegabilmente proprio laddove avrei dovuto riuscire meglio, considerato che la scuola di massa costituisce il vanto dell’ultimo uomo, ossia il modo in cui chiunque, pur non provenendo da un ambiente agiato, può emergere socialmente mediante l’applicazione delle proprie capacità intellettive, ma, approfondendo la significatività delle misurazioni scientifiche dell’intelligenza, ho ottenuto la prova oggettiva che quel che mi è accaduto non è dipeso da una mia deficienza, e, nel giugno 2011, ho scoperto di aver vissuto il destino comune dei bambini plusdotati, quando vengono inseriti in classi composte di elementi di qualità eterogenea, così ora ho maturato la certezza definitiva che la Repubblica Italiana mi ha rubato la vita, e, riunendo questi tre indicatori dal valore predittivo, per quanto poco scientifici possano apparire i primi due alla mentalità moderna, posso selezionare gli elementi di un’élite dotati di un solido carattere ed una chiara intellettualità, cosa inconcepibile per il pensiero liberale, che astrae la sostanza che rende unico l’uomo concreto per processarlo come individuo anonimo al fine di renderlo fungibile nel processo produttivo.
Ripercorrendo la mia esistenza, utilizzando il mio tema natale come un mandala personale, supporto oggettivo per la meditazione su me stesso e sul mio destino, constatandone la forma complessa attestante un’esistenza fuori dal comune, riconosco nell’utilizzo proficuo delle mie capacità intellettive la sola possibilità che avevo di liberarmi dell’ambiente in cui sono cresciuto, ma questa strada mi è stata preclusa dal paradigma nettamente antiqualitativo che informa la modernità, mentre la mia vocazione alla conoscenza, non riconosciuta né valorizzata dallo stato, è stata avversata dalla famiglia, dalla quale mi separa l’aspetto qualitativo, la congiunzione alla levata tra Saturno e la Luna nel luogo della sua esaltazione nel segno zodiacale del Toro testimonia infatti quanto distino, nella mia vita, realizzazione ed origine, facendomi soffrire in maniera bruciante la contraddizione indicata dal Luminare notturno, che governa il Fondocielo nel segno zodiacale del Cancro, si trova nella I casa natale e forma un aspetto angolare di trigono con il Mediocielo nel segno zodiacale del Capricorno, l’immagine della mia realizzazione, indicando l’impronta indelebile impressa su di me unita ad un sostegno di tipo puramente biologico-alimentare, e difatti non ho mai visto i miei genitori leggere un libro, è ovvio che non potessero comprendermi, quand’ero piccolo mia madre, ogni qual volta prendevo in prestito i libri dalla biblioteca comunale, mi incitava a fare i compiti a casa, anziché perdere tempo inutilmente.
Considerando il tradimento della patria e della famiglia riguardo la mia realizzazione, l’unica cosa che davvero mi interessi, che mi fa alzare al mattino e mi mantiene in vita, a dispetto della pesantezza di esistere nello squallore di un’umanità mediocre che mi accompagna da sempre, comprendo che Saturno non è quel cattivo padre di cui parla il mito, semmai è un padre molto esigente, severo ma giusto, che ha la pazienza di tenere a bada le mie pulsioni più deleterie, indicate principalmente dalla congiunzione nella VII casa natale tra Marte nel segno zodiacale del Sagittario e Nettuno retrogrado nel segno zodiacale dello Scorpione, che, fondando i rapporti umani sulla logica amico/nemico, inclina all’aggressività per motivi ideologici, e poiché assicura successo in tarda età, e ciò che sto scrivendo necessita di tempo e ponderazione per produrre effetti durevoli, considerato quel che presentivo dentro di me fin dall’infanzia, garantisce durata e continuità ai miei sforzi di elevazione, in quanto non solo occupa una posizione angolare alla levata, aspetto, questo, che, in base alle conferme statistiche di Gauquelin, implica la tendenza alla conoscenza, ma, ed è questo il fattore che ne incrementa la potenza, governa il Mediocielo nel segno zodiacale del Capricorno, garantendomi che non perderò mai di vista, neppure per un solo istante, qualunque siano le avversità che mi troverò ad affrontare, l’immagine della mia realizzazione; in questo, Saturno, il mio padre celeste, non mi ha mai tradito.

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L’Astrologo

L'Astrologo nei Tarocchi di Aleister CrowleyNonostante le privazioni degli ultimi anni rimango convinto che il compenso materiale sia una conseguenza naturale dell’azione, e non la motivazione che spinge ad agire, nel qual caso risulta più appropriato il termine lavoro, e che la vocazione, che in epoche normali indirizzava il corso dell’esistenza, debba prevalere sulla logica dei titoli di studio, così, consapevole della lontananza dalla meta ma sollevato dal cammino percorso fino ad oggi, ogni mattina mi sveglio animato dal senso di una missione da compiere e riprendo il filo dell’attività interrotta la sera precedente, arrovellandomi sulla maniera più efficace di esporre i miei progetti al fine di realizzarli, perciò scrivo.
Ma, ancor prima di essere uno scrittore, sono un astrologo: conosco la sostanza del tempo ed il suo legame con l’eternità, di cui rappresenta un’imitazione, così come il divenire è un’imitazione dell’essere, e, avendo a disposizione i dati di nascita di una persona, posso delinearne carattere e destino, affrescandone la personalità con pochi tratti netti e decisi ed illustrando la successione delle tappe fondamentali della sua vita, in virtù della corrispondenza esistente tra la posizione dei pianeti e dei punti fittizi del grafico astrologico della genitura lungo i gradi di longitudine dello zodiaco tropico e lo svolgersi qualitativamente preordinato degli eventi nel fiume del divenire, e, mostrando tale realtà oggettiva, restituisco senso all’esistenza e guarisco dal nichilismo dell’epoca moderna.
L’Astrologo, infatti, rappresenta lo stadio finale dell’iniziato, del Mago, che, al termine del percorso iniziatico, contempla serenamente la legge che ne guida l’azione conformandola alla qualità del tempo: la postura eretta e composta sullo sfondo sidereo, lo sguardo oggettivo aperto lucidamente sulla realtà metafisica, il corpo color sole ed oro, testimonianza della raggiunta perfezione nell’opera alchemica, le ali ai piedi ed il simbolo dell’infinito sulla sommità del capo, in corrispondenza del chakra corona, indice dell’avvenuta illuminazione, gli otto raggi che escono dalle sue spalle e tengono in mano gli oggetti che, nella carta del Mago, si libravano disordinatamente attorno alla sua figura, ne attestano la sovrana padronanza delle leggi dell’universo.
L’Astrologo tiene un bastone sprizzante folgori ed una spada dall’elsa leonina alla sua destra, il lato attivo, rappresentanti Fuoco ed Aria, elementi che hanno la punta del triangolo equilatero rivolta verso l’alto, ed un vaso in guisa di civetta ed una moneta d’oro alla sua sinistra, il lato passivo, rappresentanti Acqua e Terra, elementi che hanno la punta del triangolo equilatero rivolta verso il basso, e, in corrispondenza di essi, alla sua destra, la bacchetta magica con i simboli di Giove e del Sole sormontato da una falce di Luna nascente e la freccia utilizzata come penna per descrivere la realtà metafisica, e, alla sua sinistra, il papiro fissato alla bacchetta con il simbolo di Mercurio, sul quale ha svelato i segreti della creazione tracciandovi l’albero cabalistico delle Sepiroth, e l’uovo cosmico con le ali.
A differenza del Mago, che ha due serpenti attorcigliati sulla testa che guardano in direzioni opposte, e, oltre il suo capo, un sole alato contenente una colomba che precipita in picchiata, a rimarcare la distanza dal principio metafisico al quale, tuttavia, sta per congiungersi in quanto esso muove verso di lui, l’Astrologo ha l’astro diurno alato in corrispondenza degli organi genitali, sede della potenza generatrice della vita, sostenuto dal caduceo, il bastone di Mercurio attorno al quale stanno due serpenti intrecciati che si fronteggiano sibilando, simbolo della composizione equilibrata della polarità degli opposti che dissolve il caos nel cosmos, ed ha alle sue spalle la scimmia del logos, non più nemica, ma docile serva, che ne ricalca la postura.
Domata ed in posizione eretta, la bestia immonda del logos ha gli occhi aperti e si mostra consapevole del suo ruolo subordinato, fecondata felicemente dalla colomba bianca impressa sulla sua fronte, pronta ad eseguire i compiti della propria condizione obbedendo agli ordini dell’iniziato, cui si adegua coprendo gli oggetti che egli afferra con le mani, tranne quelli rappresentanti Fuoco ed Acqua, essendo impossibile che una funzione puramente umana possa cogliere i princìpi primi della realtà metafisica; l’Astrologo, dotato dell’intuizione intellettuale, vede lucidamente il corso degli eventi, ne comprende le cause nascoste, afferra saldamente i simboli del suo potere e li padroneggia sovranamente, utilizzando il pensiero logico-razionale per tradurre le sue intuizioni in un linguaggio accessibile ai profani.
Come astrologo, dunque, oltre ad illuminare carattere e destino dissolvendo la confusione nelle esistenze altrui, ho l’obbligo di realizzare compiutamente me stesso secondo il disegno racchiuso nel grafico astrologico della mia genitura, concordemente allo svolgersi della qualità del tempo rivelata nella sequenza preordinata dei transiti planetari rispetto al mio tema natale; l’esperienza degli ultimi anni, infatti, mi ha dimostrato che è possibile sciogliere i nodi del passato, partendo da quelli più esterni, rappresentati dalle condizioni economiche, sociali e politiche, e, attraversando le origini, arrivare al cuore del carattere che forgia il destino, e, da lì, recuperato il significato della propria esistenza, costruire attorno a sé l’ambiente necessario per realizzare il compito che sta fitto nel cuore.
Spesse volte ho ipotizzato vite parallele, immaginando cosa sarebbe accaduto se fossi stato collocato fin da subito nel posto che mi compete in base a ciò che sono, se, ad esempio, vi fosse stata una selezione della qualità all’origine, nell’istituzione scolastica, nel qual caso avrei trovato la mia strada già alcuni decenni fa, ne ho la conferma ora, che, vivendo da parecchi anni nella foresta del Ribelle, so quanto sia salda la mia attitudine alla conoscenza, ed avrei alle spalle vent’anni di produzione intellettuale e letteraria, con i riconoscimenti conseguenti, ma questo significherebbe negare la storia d’Italia; anche se avessi avuto altre origini familiari, più omogenee rispetto alla mia natura qualitativamente differenziata, le cose sarebbero potute andare diversamente, nel qual caso, però, non sarei stato più io.
Sarebbe infatti svanita la pesantezza del macigno karmico rappresentato dalla congiunzione alla levata tra Saturno e la Luna, che attesta la persistenza dell’impronta familiare sulla mia vita, mentre i tre pianeti lenti nella VI casa natale, soprattutto Urano, che indica cambiamenti repentini e ripetuti di ambienti quotidiani, testimoniano l’andamento tortuoso della mia storia personale e professionale, ed allora comprendo che tutto, infine, dipende da me, da ciò che sono, dal carattere incoercibile che determina il destino; ne ho trovato conferma nelle linee tracciate sui palmi delle mie mani, che, nella diversità tra destra e sinistra, non solo rivelano la dicotomia tra genetica ed ambiente, ma, superandola, evidenziano l’esistenza oggettiva del destino riconoscibile ancor prima che esso si compia.
Eppure, nella mia vita c’è un ampio margine di miglioramento: compreso come evitare le illusioni associative, l’attenzione si concentra sulle persone indicate da Plutone, che, comprendendomi ed aiutandomi ad attuare i miei progetti, conferirebbero compiutezza alla mia esistenza e favorirebbero la mia realizzazione, stante l’aspetto angolare di trigono che il pianeta forma con il Mediocielo, dando così corpo ad un elemento del grafico astrologico della mia genitura che solo marginalmente ha trovato attuazione in passato; allora, ricomponendo consapevolmente il quadro completo, potrei agire per realizzare l’immagine achetipica racchiusa nel mio tema natale, rimettendo in sesto la mia esistenza e dimostrando che tutto esiste in origine, nell’essere, perfettamente compiuto in un’immagine eterna.
Passato e futuro si fondono stabilmente nel mio presente, come attesta la congiunzione alla levata tra Saturno e la Luna, pianeti governatori della X e della IV casa natale, la meta e l’origine; è nel mio destino piegare il corso del tempo, farlo convergere su di me e ricomporne la ciclicità, ed allora rivedo, come nell’infanzia, il bambino che fui ed il vecchio che sarò, e mi trovo nel mezzo, corda tesa tra i due estremi della mia vita, e, guardandomi alle spalle e ripensando alle difficoltà del cammino, mi rendo conto di quanto coraggio, e di quanta testardaggine, abbia dato prova quel ragazzo, solo ed impaurito, nel contemplare il suo futuro, quando rifiutava di piegarsi ai tentativi di uniformarlo alla massa dei mediocri, e l’ammiro per essersi ribellato a chi l’avrebbe voluto piccolo e miserabile come loro.

Gli anni della solitudine

La sensazione di smarrimento ed angoscia esistenziale provata negli anni 2001-2003 mi portò, nel mese di marzo 2002, ad abbandonare la società di intermediazione mobiliare nella quale lavoravo, e, l’anno seguente, durante il transito di Saturno in aspetto angolare di quadratura con Plutone radix, che, governando il primo il Mediocielo nel segno zodiacale del Capricorno ed il secondo il Discendente nel segno zodiacale dello Scorpione, dimostrò chiaramente come quel legame associativo fosse incompatibile con l’immagine della mia realizzazione, la massoneria, che avevo ritenuto fosse un’autentica società iniziatica capace di dissolvere il nichilismo che mi pervadeva, ed invece aveva confuso ancor di più i miei già incerti pensieri, così, rimasto solo e senza identità sociale, mi accorsi che, nella mia esistenza, erano mutati scenari, città, luoghi, ambienti scolastici e lavorativi, ma tutto era rimasto esattamente come quand’ero piccolo, un sottofondo desolante e deprimente di miseria umana che mi opprimeva interiormente, l’agitazione convulsa dei miei primi trent’anni di vita non mi aveva allontanato di un passo dalla pochezza che mi circondava, perciò, per evitare il ripetersi degli incontri karmici indicati da Nettuno retrogrado nella VII casa del grafico astrologico della mia genitura, rifiutai di seguire G. in un’altra società di intermediazione mobiliare, divenuto ormai consapevole che non un lavoro avrebbe cambiato la mia vita, ma l’incontro con persone qualitativamente differenziate che, come me, non sopportano di essere omologate agli scarti del genere umano.
In quegli anni avevo già preso confidenza con l’astrologia, di cui avevo intuito l’essenziale, compreso il ruolo giocato dalla complessità della struttura del grafico astrologico della genitura nel definire la qualità individuale, cosa che si verifica quando la maggior parte o tutti i pianeti, collocati in segni zodiacali loro confacenti, formano aspetti angolari tra di loro, con i pianeti personali legati ai pianeti superiori, le remote orbite da Urano a Plutone, e gli assi cadono in segni zodiacali forti, tracciando all’interno del cerchio zodiacale un disegno dalla trama decisa, definendo destini che si svolgono su un piano più elevato di quello biologico ed esprimendo necessità ed impegno fuori dal comune, così, conoscendo l’elevata intelligenza che mi caratterizza, rammentando il significato delle linee tracciate sui palmi delle mie mani e considerata la complessità del mio tema natale, mi domandai stupito per quale motivo queste potenzialità avessero prodotto soltanto il me stesso di allora; ignoravo che agivano contro di me due millenni di pietismo cristiano, frutto della morale del risentimento, ed oltre tre secoli di pensiero politico moderno fondato sullo pseudo-principio dell’eguaglianza degli uomini che fa dell’economia un plumbeo destino collettivo, eppure, nonostante le avversità, conservavo intatta la certezza che la grandezza che avvertivo dentro di me dovesse esprimersi per mezzo di opere, per quanto, pressato da esigenze che mi erano estranee, non riuscissi a trovare uno sbocco conforme al mio sentire, perciò mi ero lasciato deformare dal lavoro, illudendomi che lì si celasse la chiave della mia realizzazione.
Accadde allora, inaspettatamente, che, quando Urano transitò in aspetto angolare di doppia quadratura rispetto all’opposizione radicale tra Venere e Marte, riapparvero, dopo oltre un anno di assenza, gli astrologi massoni che mi avevano dimostrato la serietà di questa disciplina fin troppo maltrattata, e, di lì a poco, nacque un newsgroup astrologico nel quale, con l’entusiasmo delle mie illusioni associative, credetti di poter trovare persone con un sentire simile al mio, ne trovai invece alcune che volevano trascinarmi nuovamente nel sistema di vita al quale mi ero appena sottratto, che, peraltro, non piaceva neppure a loro, soltanto non potevano tollerare che vi fosse qualcuno che seguisse se stesso piuttosto che deformarsi in cambio della sicurezza economica, e difatti quelle frequentazioni si svolsero in maniera tesa e contrastata, come ci si aspetterebbe da un transito planetario di quadratura, mentre il recente transito di Urano in aspetto angolare di sestile / trigono rispetto alla stessa opposizione radicale ha favorito la pubblicazione del mio sito Internet e di questo blog senza che vi fossero attriti, dopo un’assenza dalla rete durata circa sei anni; inoltre ricevevo l’incomprensione di chi veniva a conoscenza del mio interesse per l’astrologia, che, fraintendendone l’impiego, mi spronava ad utilizzarla per guadagnare denaro, mentre io, obbedendo ad un’esigenza vitale, cercavo di definire la visione del mondo capace di sfatare il nichilismo e l’egalitarismo livellante dell’epoca moderna intuita sul finire del 2000, quando osservai per la prima volta la simulazione del moto dei pianeti lungo lo zodiaco tropico, che mi dischiuse un insieme di possibilità che ho impiegato un decennio per esplorarle fino in fondo.
Se, dunque, in quegli anni mi riuscì impossibile emergere secondo la mia natura, fu per la mancanza di un ambiente composto esclusivamente di persone qualificate capaci di comprendere le mie intuizioni, e difatti, ogni volta che provavo ad esternare la mia visione qualitativa della realtà, come peraltro mi accadeva fin da bambino, venivo ricacciato nel mio esilio interiore dai rimbrotti del paradigma corrente e costretto a consolidare il mio pensiero in una forma capace di resistere alle pressioni esterne con la forza schiacciante della verità, ma ciò richiedeva tempo, oltre che tranquillità, così, esasperato dal fallimento dell’esperienza internettiana e dalla scoperta che perfino gli astrologi massoni si erano rivelati maestri nell’arte dell’inganno, come la generalità dei loro carissimi fratelli, durante l’ultimo transito separativo di Plutone in aspetto angolare di quadratura rispetto a se stesso radix, che nel biennio precedente mi aveva fatto sperimentare relazioni tese e disturbanti affinché comprendessi cosa cercare negli alleati, abbandonai di colpo tutto quanto per immergermi nei miei studi, senz’altra bussola che la voce del mio daimon che mi spronava a trovare una soluzione al mio malessere esistenziale, accogliendo i suggerimenti contenuti nel brano musicale Le aquile non volano a stormi, tratto dall’album Dieci stratagemmi di Franco Battiato: non prestare orecchio alle menzogne, non farti soffocare dai maligni, non nutrirti di invidie e gelosie; da allora i giorni ed i mesi hanno preso a correre veloci, ed io ho percorso una strada oscura ed incerta nella quale, a tratti, ho temuto di offuscarmi, soffrendo in silenzio i danni del tempo nell’incerto cammino del ritorno, seguendo la guida degli antichi saggi, affidandomi all’intuizione ed attraversando il male.
Nella tranquillità della foresta del Ribelle, turbata inizialmente dalla sensazione che la mia presenza in quel luogo fosse illegittima, agiva in me la cattiva coscienza delle false convinzioni instillatemi nel passato, cominciai a mettere ordine nella realtà, per raccapezzarmi tra le mie macerie esistenziali e realizzare il mio destino, cosa che mi ha portato, all’inizio del 2006, durante l’ultimo transito di Urano in aspetto angolare di sestile con Saturno radix, che ha determinato un mutamento di orientamento professionale analogo a quello che, con l’aspetto angolare di quadratura dello stesso pianeta, verificatosi nel marzo 1997, mi portò a licenziarmi bruscamente dalla banca, ed a quello di Nettuno, avvenuto tra il 2001 e l’inizio del 2003, che mi sprofondò nell’angoscia e mi fece abbandonare la società di intermediazione mobiliare, a scrivere la mia autobiografia in chiave astrologica, organizzando materiale accumulato negli anni precedenti, con l’intenzione originaria di illustrare l’utilizzo dell’astrologia riferendola ad un’esistenza concreta, ma, mentre scrivevo, emergeva con sempre maggiore chiarezza ciò che c’era in me di represso, così, partendo da un capo del problema, e seguendone lo svolgimento, inserendo nel racconto il contesto politico, economico e sociale nel quale ho vissuto, ho recuperato l’oggettività della mia esperienza personale, e, partendo da essa, ho colmato il vuoto di valori che permea la modernità e costruito i germi di un paradigma destinato a sostituire quello vigente, ponendo le basi per concludere l’eone cristiano ed inaugurarne uno in cui prevalgano, conformemente alla realtà della naturale ineguaglianza degli uomini, valori di spiritualità e gerarchia.

Il destino in palma di mano

Linee della mano

Linee della mano

A partire dall’inizio del 1993 la congiunzione celeste tra i pianeti lenti Urano e Nettuno, che si verifica all’incirca ogni 171 anni, formò un aspetto angolare di congiunzione con il mio Mediocielo nel segno zodiacale del Capricorno, dopo essersi opposta a lungo al Sole radix ed aver determinato una brusca rottura con la realtà burocratica cui ero stato plagiato fin dall’infanzia, determinando una presa di coscienza che stravolse, offuscandolo, l’ideale immaginifico della mia realizzazione, mostrandomi l’urgenza di un progetto che tenesse conto della dimensione trascendente ed aprisse uno spiraglio vitale che fugasse l’assenza di senso che mi opprimeva.
In quel periodo acquistai alcuni libri concernenti le tecniche di conoscenza intuitiva della realtà individuale basate sullo studio di segni. Uno di essi, di cui avevo letto una recensione favorevole sul Corriere della Sera, era un libricino fresco di stampa, uscito nel maggio 1993 nella collana Manuali BUR della Rizzoli, intitolato “Grammatica della nuova chiromanzia”, di Franco Bertoncini, che aveva per sottotitolo “Manuale pratico per individuare dai segni delle mani carattere, virtù, difetti e destino”, che mi aveva colpito per l’idea di destino personale conoscibile ancor prima che si realizzasse.
Tornato a casa esaminai attentamente le mie mani, individuai gli elementi fondamentali dell’interpretazione e lessi il significato attribuito a ciascuno di essi, traendone un quadro del mio carattere e del mio destino che, allora avevo ventiquattro anni e tutto mi sembrava nebuloso ed incerto, risultò radicalmente estraneo rispetto alle scelte che avevo compiuto fino a quel momento, per quanto, in cuor mio, ne cogliessi l’autenticità, mentre ora, che agisco seguendo la mia natura, lo trovo perfettamente aderente a ciò che sono; inoltre, mi rimase il dubbio circa il significato da attribuire alle marcate differenze che presentavano alcune linee tracciate sui palmi delle mie mani, che sembravano prospettare un brusco rivolgimento nel corso della mia esistenza.
Cominciai ad interpretare il mio carattere partendo dalla mano sinistra, che concerne la dotazione naturale, mentre quella destra fornisce indicazioni sull’utilizzo concreto delle facoltà innate, dove la linea della vita straordinariamente lunga, armonica, dal tratto marcato e regolare, che, partendo dalla congiunzione con la linea della testa, circondava il monte di Venere arrivando fin quasi all’attaccatura del polso, accompagnata dalla linea di Marte altrettanto lunga e ben definita, indice della capacità di sopravvivere a traumi ed incidenti, indicavano energie vitali solide, salute e ripresa immediata dai malanni; nella mano destra il loro tratto appariva meno deciso e presentava un’interruzione verso la fine, suggerendo una sorta di usura dovuta alla lotta contro il mondo.
In entrambe le mani, poi, i monti di Venere e della Luna turgidi e carnosi indicavano vitalità e sessualità prorompenti ed un forte influsso dell’inconscio, suggerendo un’esistenza non convenzionale incompatibile con l’uniformità burocratica dell’istruzione scolastica di massa che avevo conosciuto fino ad allora; anche i monti di Giove e di Mercurio erano vasti e carnosi, indicando volontà di imporsi ed abilità espressiva, mentre i monti di Saturno e del Sole mostravano una depressione centrale in cui erano tracciati, come tagli netti, i segmenti finali delle linee del destino e della fortuna, prospettando riuscita nella maturità nel settore delle arti, conformemente alla dominante saturnina che governa il Mediocielo nel segno zodiacale del Capricorno, indice di una lunga, tenace e solitaria scalata verso la vetta della realizzazione.
Nella mano sinistra la linea del cuore era lunga e diritta, mentre nella mano destra presentava un’origine a grande forca ed era costellata di punti e trattini verticali, molto più di quanto non lo fosse quella dell’altra mano, indicando freddezza d’animo e privazioni affettive, aspetti di cui, a quel tempo, interessato a comprendere quale strada dovessi percorrere nella vita, non mi curai affatto, restituendo nel complesso, tenuto conto del monte di Venere, l’immagine di una sessualità prorompente associata ad un temperamento emotivamente freddo, conformemente all’opposizione tra Venere e Marte, dinamizzata dagli aspetti angolari di opposizione/congiunzione con Nettuno retrogrado e di trigono/sestile con la congiunzione tra Giove ed Urano, ed alla congiunzione tra Saturno e la Luna alla levata.
Erano poi degni di nota, nella miriade di trattini che solcavano i palmi delle mie mani delineando un sottofondo di tendenze flebili e sfumate, i numerosi segmenti finali della linea di Giove, talmente rara che l’autore la presentava ufficialmente per la prima volta in quel libro, che indicavano il raggiungimento nella maturità di una posizione elevata in molteplici settori di attività, e, in entrambe le mani, l’anello di Salomone, indice di amore per la conoscenza e di apertura alla dimensione trascendente.
Fin qui le linee tracciate sui palmi delle mie mani coincidevano, nella sostanza se non proprio nella forma, mostrando al massimo delle sottili sfumature tra una mano e l’altra, mentre spiccavano vistosamente le marcate differenze che riguardavano le linee della testa, del destino e del Sole, che descrivono l’uso delle capacità mentali, delineano il corso dell’esistenza ed evidenziano la fama ed il successo che toccheranno in sorte all’individuo, prefigurando un profondo rivolgimento nel percorso della mia vita di cui, allora, non potevo immaginare la radicalità.
Nella mano sinistra la linea della testa originava dal taglio della mano, declinava linearmente in direzione del polso e, oltrepassato il monte del Sole, piegava bruscamente verso il monte della Luna, indicando fantasia, creatività e qualità artistiche; nella mano destra, invece, la linea della testa, con le medesime origine ed inclinazione, terminava di colpo in corrispondenza del monte del Sole, indicando capacità di concentrazione ed un uso più lucido e proficuo delle facoltà mentali: una sorta di controllo razionale sull’intuizione, corroborata ogni volta dalla prova dei fatti, che comprovava il rafforzamento cosciente della dotazione intellettiva iniziale.
La linea del destino presentava differenze ancor più marcate: nella mano sinistra originava dal monte della Luna, indicando personalità artistica, e, curvandosi armonicamente, oltrepassava le linee della testa e del cuore e terminava flebilmente sul monte di Saturno, accanto ad una stria verticale marcata e profonda con una biforcazione diretta verso il monte di Giove che faceva presagire realizzazione in età avanzata; nella mano destra questa lettura veniva stravolta, prospettando una brusca rottura nel percorso della mia vita, in quanto la linea del destino, originando dal monte della Luna, formava una piccola incurvatura in senso inverso, quindi procedeva armonicamente fino alla linea della testa, dove si biforcava per terminare poco oltre, indicando l’influsso nefasto dell’ambiente sulla mia formazione giovanile, dopodiché ricominciava a metà del palmo, con un’origine a forca sul monte della Luna, e terminava biforcandosi flebilmente in corrispondenza della linea del cuore, mentre sul monte di Saturno c’erano un tratto finale molto marcato della medesima linea, con una biforcazione diretta verso il monte di Giove, ed una stria verticale al confine con il monte del Sole, indicatori di una realizzazione nella maturità.
L’indicazione fornita dalla doppia linea del destino era rafforzata dalla presenza della linea del Sole, una delle più rare e fortunate, che nella mano sinistra era appena abbozzata ed originava dal monte di Marte, indicando tenacia nella lotta per l’affermazione personale, accompagnata sul monte del Sole da una stria verticale che prefigurava successo artistico nella maturità, mentre in quella destra appariva duplicata: la prima, flebile ma facilmente riconoscibile, con origine sul monte della Luna e termine sulla seconda linea del destino, sotto il monte del Sole; la seconda, evidente, partiva con tratto deciso e marcato dal monte di Marte per fermarsi all’incontro con la linea del cuore, mentre sul monte del Sole c’era una stria verticale molto marcata che si biforcava in alto verso il dito di Mercurio, indicando, ipotizzo ora che ho quarantadue anni di vita alle spalle, la strada intrapresa a tentoni verso la fine del 2000, quando iniziai ad interessarmi di astrologia, e quella percorsa con maggiore consapevolezza dall’inizio del 2006, quando cominciai a scrivere la mia autobiografia in chiave astrologica e finii per trovarmi tra le mani uno strumento di trasformazione collettiva.
In seguito, frequentando le librerie di Roma, mi è accaduto di sfogliare altri manuali di chiromanzia, alcuni davvero ben fatti, ne ricordo uno grande e voluminoso riccamente illustrato con disegni esemplificativi delle numerose varianti assunte dalle linee tracciate sui palmi, e di riscontrare ovunque un’uniformità di giudizio sulla lettura che, da apprendista stregone con una limitata esperienza della materia, avevo dato del mio carattere e del mio destino, è decisamente più agevole reperire i dati natali di personaggi noti viventi o scomparsi ed analizzarne il grafico astrologico che esaminare le loro mani, per quanto la televisione mi abbia confermato che gli uomini che premono tenacemente per affermarsi nella vita hanno la falange unghiata del pollice costantemente rivolta all’indietro, un altro dei tratti distintivi delle mie mani e del mio carattere.
Considerato che le mie mani erano nel 1993, quando acquistai quel volumetto, identiche ad oggi, e che l’interpretazione del loro significato simbolico suggeriva, dal punto di vista professionale, l’uso della mia intelligenza in attività qualificabili in senso lato come “artistiche”, nonostante non avessi nulla da esprimere, devo riconoscere che la capacità predittiva dei segni impressi sui miei palmi oltrepassa la dialettica tra genetica ed ambiente per sconfinare nel concetto di destino, in quanto una mano destra radicalmente differente dalla sinistra, tale che, trascorsa buona parte dell’esistenza, permetta di riscontrare nella storia personale quei mutamenti che non si sarebbero potuti altrimenti immaginare, suggerisce che lo svolgimento degli eventi della vita segue una direzione perfetta e compiuta fin dall’inizio, che necessita dello scorrere del tempo per svelarsi; ma allora, se le cose stanno in questo modo, e tutto sembrerebbe confermarlo, ne consegue che non potrò morire fin quando non avrò realizzato il progetto che mi tiene in vita, e ciò a dispetto di ogni avversità.