Figlio di Saturno

“Saturno mentre divora i suoi figli”, olio su intonaco di Francisco Goya facente parte della serie di quattordici dipinti (le pitture nere) realizzati sulle pareti della Quinta del Sordo, o casa del sordo, in località Cerro Bermejo, presso Madrid, dove abitò tra il 1819 ed il 1823

“Saturno mentre divora i suoi figli”, olio su intonaco di Francisco Goya facente parte della serie di quattordici dipinti (le pitture nere) realizzati sulle pareti della Quinta del Sordo, o casa del sordo, in località Cerro Bermejo, presso Madrid, dove abitò tra il 1819 ed il 1823

Se ora sono un astrologo lo devo a circostanze che non mi è lecito definire fortuite, ne divengo tanto più consapevole quanto più ricostruisco la mia storia personale, per scriverne dettagliatamente nella mia autobiografia in chiave astrologica, e riconosco che lo svolgimento della mia esistenza è avvenuto lungo tappe preordinate che, occorrendo lo svolgersi del tempo per manifestarsi, hanno composto un destino che discende direttamente dal carattere racchiuso simbolicamente nel grafico astrologico della mia genitura, e difatti, più rifletto sul mio tema natale e sui transiti planetari degli eventi fondamentali della mia biografia, verificandone la portata conoscitiva nei confronti della realtà passata, presente e futura, più mi accorgo di come io stesso e la mia vita vi somiglino.
Tutto iniziò con un incontro virtuale avvenuto a ridosso delle festività natalizie del 2000, punto di svolta della mia esistenza, quando, ricercando in rete materiale astrologico che leggevo diligentemente per formarmi una visione generale della disciplina, sfogliando le pagine restituite dai motori di ricerca rimasi folgorato nello scorgere, in un sito Internet, il simbolo massonico della squadra e del compasso collocato su sfondo blu, colore della libera muratoria universale, così cliccai sul pulsante della chat ed entrai in contatto con alcuni astrologi massoni che, allora, nel pieno le mie illusioni associative, credevo fossero davvero miei fratelli, mentre in seguito si rivelarono anche loro dei maestri nell’arte dell’inganno, come peraltro la generalità dei liberi muratori, che mi confermarono, con la precisione delle descrizioni caratteriali e delle diagnosi mediche tratte dallo studio delle carte natali che sottoponevo alla loro attenzione, che l’astrologia era una conoscenza reale ed efficace, contrariamente all’immagine stereotipata che ne davano i mass media.
Stimolato dalle conversazioni astrologiche che intrattenevo con loro ogni sera, il loro capo dormiva soltanto quattro ore per notte, una volta conversammo per otto ore filate fino alle quattro del mattino, misurai la differenza esistente rispetto ai miei carissimi fratelli di loggia, uomini usi a ben mangiare ed ancor meglio bere che, nel tempio, non sapevano quel che facevano, mentre profondevano passione ed entusiasmo indicibili nei lavori di masticazione che seguivano il momento rituale, riconoscendo loro il merito indiscutibile di praticare operativamente la loro disciplina, soprattutto il loro boss ne capiva, e difatti, la prima volta in cui ci parlammo, commentò la mia dominante saturnina dicendomi: “Sei anche tu un figlio di Saturno”, considerato che il Signore del karma e del tempo sorgeva nell’istante nella mia nascita, impregnando di sé la mia essenza e caratterizzandomi in un senso contrario a quello indicato dal Sole nel segno zodiacale del Cancro, oltre a ferire, con un aspetto angolare di congiunzione, la Luna nel luogo della sua esaltazione nel segno zodiacale del Toro, e, da allora, ho riflettuto a lungo sulla mia dominante astrologica, e sull’impronta che ha dato al mio carattere ed al mio destino.
Si dicono tante cose su Saturno, alcune giuste altre ingiuste, perché se è vero che, mosso dall’ambizione, si macchiò di un crimine scellerato, è altrettanto vero che, dopo l’esilio, maturò saggezza e distacco dalle cose del mondo, caratteristiche che conferisce a coloro che hanno il tema natale fortemente segnato dalla sua natura, temperandoli attraverso un’azione continua di solve et coagula tra gli opposti che lo caratterizzano, avidità e distacco; Saturno, infatti, detronizzò il padre, evirandolo con un falcetto, su istigazione della madre Gea, stremata dal fatto che Urano, la notte, calasse su di lei e l’ingravidasse, ma, essendogli stato profetizzato che uno dei suoi figli l’avrebbe spodestato, pretendeva che la sorella Rea glieli consegnasse appena nati, e poi li divorava, finché la dea, stanca del destino ingrato che toccava loro, alla nascita di Giove consegnò al fratello una pietra avvolta in un panno in luogo del neonato, e questi, non accorgendosi dell’inganno, l’ingoiò come aveva fatto con gli altri suoi figli, dopodiché Giove crebbe in una caverna allattato dalla capra Amaltea, e, alleatosi con i titani, spodestò Saturno, esiliandolo sulle coste del Lazio, ma prima gli fece rigettare i suoi fratelli, con i quali, tirando a sorte, si divisero il mondo: Zeus la terra, Ade gli inferi, Poseidon il continente sommerso.
Quella di Saturno non è una storia edificante, come suggerisce l’olio su intonaco che Francisco Goya dedicò alla divinità che divorava i propri figli, ciononostante, e questo fatto è noto da millenni a scienziati, filosofi ed artisti, ad esso appartengono qualità tali che, se si riesce a sopportarne il peso, garantiscono la riuscita nelle attività del pensiero e dello spirito, anche se, per farcela, bisogna vincere la tendenza alla secondarietà, quel peso opprimente della vita che ripiega l’essere su se stesso, come suggerisce il nero del dipinto, inserito peraltro in un ciclo di affreschi intitolato pitture nere, colore di Saturno e della nigredo, prima fase dell’opera alchemica, quella della morte alla vita profana e della putrefazione interiore delle scorie mondane, illustrata con dovizia di particolari da Albrecht Dürer nell’incisione a bulino Melencolia I del 1514, che raffigura simbolicamente la malinconia, l’umor nero, l’isolamento che prelude alle creazioni più elevate della condizione umana, caratteristiche, queste, proprie di Saturno, divinità della spoliazione raffigurata per questo nuda o seminuda.
La parola malinconia, indicante uno stato d’animo improntato a dolce e vaga mestizia, senza che peraltro sia originata da una causa definita, deriva dal greco melancholia, termine composto dalle parole mélas, nero, e cholé, bile, ossia bile nera, uno dei quattro umori, ovvero liquidi, dell’antica medicina ippocratica, ed è detta anche umor nero, ma non si riferisce affatto ad un moto di rabbia o di irritazione, bensì ad un dolce oblio che orienta il carattere all’introspezione, e proprio agli artisti viene riconosciuta un’indole malinconica capace di cogliere aspetti della realtà che sfuggono a coloro che sono orientati prevalentemente verso il mondo esterno, una sorta di passività, di struggente nostalgia di qualcosa che non si è conosciuto, di cui però si avverte dolorosamente la mancanza, e come tale la raffigurò Albrecht Dürer, attribuendole le sembianze di una donna alata seduta su una pietra grezza che tiene un compasso nella mano destra, simbolo dell’operatività architettonica, ed ha il volto corrucciato sostenuto in maniera indolente dalla mano sinistra il cui gomito è poggiato sul ginocchio, la quale, secondo una lettura in chiave alchemica, personifica la nigredo, oppure, sul piano simbolico, il primo momento del processo creativo, quello in cui l’artista si propone di mutare la realtà tramite l’immaginazione.
Sullo sfondo dell’incisione, nella parte sinistra, sono raffigurati un pipistrello che tiene un drappo recante il titolo dell’opera, una cometa, un arcobaleno ed una città che si specchia nell’acqua, e, isolati dal mondo, nella parte destra, una scala a pioli poggiata alla torretta di una fornace alle cui pareti sono appese una bilancia, una clessidra ed una campana, e, sotto quest’ultima, inciso nell’intonaco, il quadrato magico di Giove; sotto di essi, in primo piano, la donna alata seduta su una pietra grezza, e, al suo fianco, un putto alato seduto su una pietra più grande, con il volto gravato dai pensieri, che tiene in mano un chiodo ed una tavoletta con un foro ed un cappio, mentre ai piedi dell’illustrazione vi sono una pietra di forma sferica ed alcuni attrezzi da falegname, una pialla, due seghe, un metro, alcuni chiodi, e, a sinistra, un cane striminzito rannicchiato su se stesso, un ottaedro composto da sei pentagoni irregolari e da due triangoli equilateri, e, dietro di esso, l’athanor dell’alchimista, raffigurazione del momento che precede il lavoro iniziatico, quando si riscalda a fuoco lento l’umore atrabiliare per renderlo attivo e trasformare così la pietra grezza, sulla quale siede la figura alata, nell’ottaedro irregolare, simbolo dell’anima, e, infine, nella pietra sferica, che simboleggia l’essere.
La malinconia venne indagata approfonditamente anche da Robert Burton, un uomo di straordinaria erudizione che, dopo aver conseguito un dottorato ad Oxford, vi rimase come pastore protestante, nel singolare libro Anatomia della malinconia, che presi in lettura nella foresta del Ribelle l’8 febbraio 2005, pubblicato con lo pseudonimo di Democritus Junior in sei edizioni successive fra il 1621 ed il 1651, ciascuna accresciuta di alcuni capitoli, ed edito in Italia, a cura di Jean Starobinski, da Marsilio, nel quale l’autore, che peraltro conosceva l’astrologia, tanto che nel frontespizio dell’edizione del 1638 vengono raffigurati diversi tipi umani, dediti rispettivamente alla contemplazione, alla religione ed alle conquiste amorose, corredati dalle relative dominanti astrologiche, Saturno, Giove e Venere, lui stesso aveva Marte nella I casa natale e nel luogo del suo domicilio nel segno zodiacale dell’Ariete e Saturno nella X casa natale e nel luogo del suo domicilio nel segno zodiacale del Capricorno, si occupò diffusamente dell’umor nero utilizzando uno stile originale pieno di umorismo e facendo notevole ricorso ad aneddoti e citazioni di autori greci e latini, esponendone cause, conseguenze e rimedi.
Nell’introduzione l’autore spiegava di aver scelto lo pseudonimo di Democritus Junior richiamandosi all’Epistola a Damageto di Ippocrate, che riportava il resoconto del viaggio che questi fece ad Abdera per far visita a Democrito, che trovò nel suo orticello fuori città, sotto un pergolato ombroso, con un libro sulle ginocchia, immerso nei suoi studi, ora scriveva, ora passeggiava; l’argomento del suo libro era la malinconia e la follia, ed intorno a lui giacevano le carcasse di numerosi animali che aveva tagliato a pezzi e sezionato per scoprire la sede di questa atra bilis, o malinconia: di dove venisse e come si produceva nel corpo umano, allo scopo di poterla meglio curare in se stesso, e, con le sue osservazioni, insegnare agli altri a prevenirla e ad evitarla; Burton aveva dunque avuto l’audacia di imitarlo, di riesumare il suo trattato rimasto incompiuto e perduto nel tempo per portarlo a termine.
L’autore dichiarava infatti di scrivere della malinconia adoperandosi per evitarla, sottolineando che non c’è causa maggiore di malinconia dell’ozio, a ciò si riferisce l’incisione Melencolia I di Albrecht Dürer, considerato l’umore delle due figure alate sedute sulla pietra, e nessun rimedio migliore dell’attività, e difatti, da quando scrivo la mia autobiografia in chiave astrologica, quale strumento per far emergere da me stesso e raccogliere le risorse necessarie per adempiere il compito che mi sta fitto nel cuore, che si è rivelato inoltre un valido rimedio per guarire dal passato, mi accorgo che l’indolenza che mi caratterizzava, la sensazione che nulla valesse la pena di essere fatto, nonostante mi riesca bene tutto, è svanita per ricomparire a tratti soltanto quando cause di forza maggiore mi impediscono di immergermi quotidianamente nello studio, nella riflessione e nella scrittura; allo stesso modo Burton, scrivendo il suo libro sulla malinconia, si era dato da fare nella sua opera per evitare la noia della neghittosità con una sorta di piacevole impegno, per mutare l’ozio in un’occupazione produttiva, per procurare insieme beneficio e divertimento all’umanità ed avere così unito l’utile al dilettevole.
Burton spiegava nell’introduzione alla sua opera che quando si era assunto quel compito per la prima volta l’aveva fatto rispondendo ad un impulso interiore, per colmare il suo animo scrivendo, in quanto aveva una specie di ascesso nella testa di cui desiderava liberarsi, e non sarebbe riuscito ad immaginare un modo migliore di quello per riuscirvi, e, comunque, non avrebbe potuto trattenersi dal farlo, poiché ci si deve grattare per forza dove prude, e lui era stato tormentato non poco da quella malattia, o, per meglio dire, dalla sua signora Malinconia, sua Egeria, suo genio maligno, così, come chi è stato punto da uno scorpione, avrebbe scacciato chiodo con chiodo, lenito un dolore con un altro, ozio con ozio, e, come l’antidoto si estrae dal veleno del serpente, lui l’avrebbe tratto da quella che fu la causa prima della sua malattia; per giovare a se stesso si era dunque rivolto ai trattati di medicina custoditi nelle biblioteche, o che gli avevano consigliato gli amici, e si era assunto quel compito perché ciò che gli altri odono e leggono, lui l’aveva sentito e messo in pratica, traendo il proprio sapere non già dai libri ma dalla sua malinconia, tanto da poter affermare “Experto crede Roberto” (Credi a Robert, che è esperto!): un’esperienza dolorosa l’aveva infatti ammaestrato, perciò ora avrebbe aiutato gli altri per simpatia, e speso il suo tempo ed il suo sapere, che erano le sue più grandi ricchezze, per il bene comune.
Un paio di settimane prima del libro di Democritus Junior, il 24 gennaio 2005, avevo preso in lettura il Ritratto della malinconia di Romano Guardini, sacerdote, teologo e scrittore tedesco, edito da Morcelliana, che, nella pagina che precedeva il frontespizio, riproduceva l’incisione Melencolia I di Albrecht Dürer, allora seguivo questo filone di interessi, il cui capitolo primo riportava brani estratti dal Diario di Sören Kierkegaard, filosofo danese dell’esistenzialismo cristiano che nelle sue opere univa vita e pensiero, mi riconobbi in particolar modo nell’esperienza di apparire agli altri come una compagnia spensierata, salvo poi precipitare nell’afflizione morale quando tornavo solo con me stesso, oppresso dalla mancanza di senso della vita, aspetto dissoltosi progressivamente dopo aver iniziato a scrivere la mia autobiografia in chiave astrologica e definito il quadro generale oggettivo dell’esistenza dell’uomo concreto, che mi ha fatto comprendere che mi trovo sulla strada giusta, a riprova che l’adempimento del proprio dharma comporta la guarigione; la malinconia, spiegava Guardini, è un’oppressione dello spirito consistente essenzialmente nella consapevolezza del vuoto metafisico che separa dall’origine della vita, che lui identificava nel Dio cristiano, condannandosi così a non poter colmare lo iato esistente, in quanto la divinità giudaico-cristiana ha creato il mondo per poi disinteressarsene, aspetto che esclude a priori il ricongiungimento tra uomo e Dio, la sofferenza è pertanto destinata a rimanere tale nel tempo, mentre la metafisica conosce l’intuizione intellettuale che conduce all’Identità Suprema.
Nello smarrimento esistenziale in cui versavo otto anni fa quel libro sembrò dirmi qualcosa, considerato che ne appuntai parecchi passi, che però, rileggendoli ora, che mi sono liberato coscientemente del cristianesimo ed ho sfatato il nichilismo che mi pervadeva grazie all’astrologia, scienza del tempo per eccellenza che ricollega oggettivamente l’uomo concreto ad un principio di ordine universale, la corrispondenza effettiva tra Macrocosmo e Microcosmo e la fondamentale unità del Tutto, li ritengo superati dalla portata conoscitiva e dall’importanza del quadro generale dell’esistenza che ho delineato nel corso dell’ultimo decennio, raccogliendone accuratamente definizioni e prove, che si esprime nel linguaggio di carattere e destino individuali e libera dall’angoscia del fine dell’azione per mezzo della nozione indù del dharma e della nozione taoista del wu wei, eclissando così ogni forma di esistenzialismo, compreso quello cristiano: la spiegazione che sono in grado di fornire, in termini di conoscenza di se stessi e del significato della propria esistenza, restituisce il senso della dignità personale e libera dagli errori logici di colpa e peccato indotti dalla morale eteronoma evangelizzata dai predicatori dell’eguaglianza, testimoniando quanto abbia vagato inutilmente prima di trovare una conoscenza reale applicabile all’uomo concreto, piuttosto che sposare una via qualsiasi per convenienza personale.
Il peso della malinconia, indicato dal ruolo dominante di Saturno alla levata, me lo sono sentito addosso fin da piccolo, quando trascorrevo i pomeriggi sul divano, al buio, macerandomi interiormente nel disagio di esistere, oppure vagavo randagio, con la testa bassa e le mani in tasca dalla rabbia, per le vie della squallida periferia urbana nella quale ero stato precipitato da un avverso fato, perché lì, tra quella gente, non avrei mai voluto starci; ne ho avvertito la presa dolorosa fin quando ho cominciato a scrivere la mia autobiografia in chiave astrologica, che, condensando in forma scritta le esperienze di una vita, ha riscaldato la bile nera al fuoco lento dell’azione interiore, rendendola idonea a produrre un’opera di largo respiro, ma allora, mentre leggevo quei libri, non scorgevo alcun senso nelle cose del mondo ed anelavo confusamente alla trascendenza, percependo una mancanza senza volto e senza nome che, per quanto mi guardassi attorno, non trovava riscontro in nulla di quel che cadeva sotto i miei occhi, perciò il libro di Guardini sembrò dirmi qualcosa, ma ora, che ho ben chiaro cosa sia il cristianesimo, so di aver sprecato il mio tempo nel prendere così tanti appunti su di esso, e, ritornando a quegli anni, comprendo che, molto più dei filosofi e dei teologi, poté l’astrologia, grazie alla straordinaria oggettività con la quale illustra carattere e destino dell’uomo concreto.
Ottenni una prima dimostrazione della sua capacità di restituire senso all’esistenza smarrita nel nichilismo leggendo il Trattato pratico di astrologia di André Barbault, edito da Astrolabio-Ubaldini, testo che, rileggendolo ora, reputo imprescindibile per chiunque voglia impratichirsi della materia, del quale non ricordo il momento esatto in cui l’acquistai, tuttavia, recando in copertina il prezzo espresso in lire, lo feci probabilmente nel 2002, anche se sono certo di averne letto il contenuto che mi interessava l’anno precedente, quando sfogliavo i testi astrologici nelle librerie del centro storico di Roma mentre scivolavo lentamente nell’angoscia esistenziale dovuta allo scollamento dalla realtà, prossimo ad abbandonare tutto per seguire soltanto me stesso, che mi confermò le peculiarità proprie del binomio Saturno-malinconia, peraltro già note nell’antichità, attribuendo alla mia dominante astrologica, definita “la grande leva della vita intellettuale, morale e spirituale”, una promessa di ricchezza conoscitiva che mi aprì un mondo di conferme riguardo il mio più profondo sentire, che però, a causa del paradigma corrente nettamente antiqualitativo, non avevo potuto esprimere concretamente nella mia vita.
Barbault, nel capitolo secondo del suo trattato, intitolato Verifiche e prove, citando gli studi statistici di Michel Gauquelin sulla ripartizione dei pianeti nel movimento diurno, ne riportava l’affermazione che “esiste una relazione certa fra le posizioni degli astri del sistema solare al momento della nascita e una determinata attività della vita degli uomini”, prima constatazione di un fatto astrologico, e, riguardo alla collocazione di Saturno alla levata, luogo che il Signore del karma e del tempo occupa nel grafico astrologico della mia genitura, mostrava, in un grafico dal significato inequivocabile, che quella posizione era presente in altissimo numero, rispetto alla media, nei temi natali di 3.305 scienziati (accademici delle scienze e della medicina), confermando così scientificamente non solo la regola astrologica secondo la quale l’astro alla levata ed alla culminazione, e, in misura minore, al Discendente ed al Fondocielo, assume valore dominante, ma anche il significato simbolico delle funzioni e professioni attribuite ai pianeti, che, nel caso di Saturno, indica, in posizione favorevole, uomini di scienza e di studio in generale, filosofi, matematici, economisti, teologi, scultori, architetti, ingegneri minerari, mentre, se il pianeta si trova in posizione mediocre, forma agricoltori, monaci, eremiti.
Nel capitolo sesto, dedicato alla natura dei pianeti, Barbault ritornava su Saturno, al quale la tradizione astrologica attribuisce il desiderio di meditare, di riflettere, di rivolgere l’animo all’aspetto profondo delle cose (scienziati, preti), che ha per analogie astronomiche valori di gravità e di dure prove associati alla luce triste del suo disco, l’astro peregrina solitario prigioniero dei suoi anelli, ed ha per elemento la Terra (il Freddo predomina sul Secco), e per età della vita la vecchiaia ed il ritorno alla terra; Saturno è un principio di conservazione, di rallentamento, di fissazione, di condensazione, di concentrazione, di cristallizzazione, di mineralizzazione, di astrazione, di strutturazione, è collegato al temperamento nervoso, al sistema osseo, all’udito, ai processi di inibizione, di carenza, di astenia, di impotenza, di sterilità, di ritenzione, di sclerosi, di atrofia, di paralisi, di regressione e di senilità; sotto il profilo caratterologico indica Introversione, Secondarietà e ristrettezza del campo della coscienza: l’individuo è un Flemmatico (non Emotivo-Attivo-Secondario), o un Sentimentale (Emotivo-non Attivo-Secondario), oppure (tipo inferiore) un apatico (non-Emotivo-non Attivo-Secondario).
Sotto il profilo delle funzioni psicologiche Saturno simbolizza le tendenze derivate da un’insoddisfazione, sia alimentare che affettiva, sofferta allo stadio orale, perciò il saturniano è un “mal divezzato” o un “frustrato affettivo”, e queste tendenze si polarizzano intorno ai due estremi dell’avidità e del distacco, da qui l’esistenza di due tipi opposti: l’avido, gaudente o ambizioso, egoista, possessivo, geloso, accaparratore, “appiccicoso” fino in fondo nel suo bisogno di acquistare ciò che gli manca, profondamente bulimico, ed il distaccato, indifferente, insensibile, modesto, spersonalizzato, ascetico, rassegnato “alla perdita del paradiso perduto”, autentico anoressico; con Saturno appare la complessità di una dialettica il cui meccanismo si svolge fra la dissolutezza e la disperazione, fra l’ipersensibilità e l’insensibilità, tra un estremo desiderio di esistere ed il dolore di vivere, fra la pigrizia e lo sforzo eccessivo fino all’usura, fra la liberazione ed il blocco delle inibizioni.
Il ruolo biologico di Saturno è ingrato, in quanto recide il cordone ombelicale che lega l’uomo alla Madre, all’animalità, ai vincoli terreni, ed ha il compito di far accettare le prove della crescita, che sono una successione di distacchi, di abbandoni, di rinunce, di sacrifici, di perdite, di colpi di falce, dall’uscita dal seno materno fino all’ultima spoliazione della vecchiaia, per affermare l’autonomia dell’essere umano, al quale conferisce le virtù della sua età, oppure, se egli rifiuta di accettare questa legge della vita, lo conduce all’infantilismo, alla regressione, all’inadattabilità; sotto il profilo della psicopatologia è legato all’atrofia dell’Io ed alla melanconia, mentre, per quel che concerne le professioni, riguarda la capacità di concentrarsi, di ripiegarsi su se stessi, di isolarsi e, implicando un ruolo di amministratore, di controllare, di osservare, di collezionare; relativamente al destino, simboleggia, in senso negativo, le privazioni, le restrizioni, gli ostacoli, i sacrifici, le perdite, le rinunce, le separazioni, gli abbandoni, i lutti, i rovesci di fortuna, le cadute, i decadimenti (malattia, schiavitù, isolamento, prigione, esilio), e, nell’aspetto positivo, contribuisce ad affermare la forza interiore nella disciplina, nello sforzo e nell’assumere le responsabilità, conferendo grandi ambizioni e l’elevazione intellettuale o spirituale.
Questa, dunque, la caratterizzazione simbolica della mia dominante astrologica, che allora, confuso e smarrito dalle esperienze ostili alla qualità subite nei luoghi in cui ero stato mischiato indiscriminatamente sulla base dell’erroneo presupposto dell’eguaglianza, contribuì a farmi comprendere alcuni aspetti del mio carattere, e del mio destino, che erano stati soffocati dal potere annichilente della modernità, che, per mezzo delle legge astratta e generalista e della burocrazia che ad essa si conforma, omogeneizza gli uomini al livello medio e mediocre dell’ultimo uomo di nietzschiana memoria utilizzando la scuola di massa, che in Italia, per motivi ideologici, è fortemente avversa al merito, e, in ogni caso, serve a rendere fungibili gli alunni allo scopo di inserirli docilmente nel sistema produttivo, incurante del loro carattere, della loro vocazione e del loro destino, i quali, qualora svolgano un lavoro dipendente, vengono remunerati con un’eguale retribuzione indipendentemente da qualità e quantità della prestazione, come vogliono i predicatori dell’eguaglianza, cristiani, socialisti e comunisti, che hanno creato la Repubblica Italiana, la cui costituzione è stata scritta con il dito di Iahvè, come le tavole della testimonianza ricevute da Mosè sul monte Sinai, concependola a loro immagine e somiglianza, perciò lo stato premia gli ultimi invece dei migliori elementi di natura.
Allora non mi ero ancora lasciato alle spalle la mia patria, pertanto ero inconsapevole del cammino che avrei percorso seguendo la mia natura, ma fu grazie all’astrologia che cominciai a rivedere la mia visione generale dell’esistenza, trovando nella descrizione della mia dominante saturnina una conferma oggettiva della mia vocazione alla conoscenza, mentre la complessità del grafico astrologico della mia genitura mi confermò la certezza interiore di un destino non comune; già nel 1993, nell’apprendere il significato delle linee tracciate sui palmi delle mie mani, ero rimasto colpito da quello della linea del Sole, rara e fortunata, che nella mano destra parte dal monte di Marte e raggiunge quello di Apollo, indicando successo letterario conseguito a prezzo di sforzi notevoli, che avvalorò la convinzione innata che sarei diventato uno scrittore, per quanto non avessi nulla da scrivere; questi indicatori rappresentarono dunque il riconoscimento a priori di una vocazione che, stante l’abbruttimento subito nella scuola di massa della Repubblica Italiana, che, come Iahvè, predilige gli scarti del genere umano agli elementi migliori di natura, non avevo potuto esprimere liberamente, mentre ora sono i fatti a confermarne la concretezza: nel 2000, punto di svolta della mia esistenza, ho ripreso a leggere, dopodiché mi sono ritirato nella foresta del Ribelle, e, da quell’istante, non ho fatto altro che studiare, riflettere e scrivere.
E difatti, nonostante il valore del mio indice QI sia pari a 160 punti della scala Cattell, equivalente al 99° percentile della distribuzione dell’intelligenza nella popolazione adulta, e mi collochi nella fascia ristretta ed elitaria dell’1% degli individui più intelligenti della collettività, ulteriore indicatore capace di misurare a priori le potenzialità individuali, avevo fallito inspiegabilmente proprio laddove avrei dovuto riuscire meglio, considerato che la scuola di massa costituisce il vanto dell’ultimo uomo, ossia il modo in cui chiunque, pur non provenendo da un ambiente agiato, può emergere socialmente mediante l’applicazione delle proprie capacità intellettive, ma, approfondendo la significatività delle misurazioni scientifiche dell’intelligenza, ho ottenuto la prova oggettiva che quel che mi è accaduto non è dipeso da una mia deficienza, e, nel giugno 2011, ho scoperto di aver vissuto il destino comune dei bambini plusdotati, quando vengono inseriti in classi composte di elementi di qualità eterogenea, così ora ho maturato la certezza definitiva che la Repubblica Italiana mi ha rubato la vita, e, riunendo questi tre indicatori dal valore predittivo, per quanto poco scientifici possano apparire i primi due alla mentalità moderna, posso selezionare gli elementi di un’élite dotati di un solido carattere ed una chiara intellettualità, cosa inconcepibile per il pensiero liberale, che astrae la sostanza che rende unico l’uomo concreto per processarlo come individuo anonimo al fine di renderlo fungibile nel processo produttivo.
Ripercorrendo la mia esistenza, utilizzando il mio tema natale come un mandala personale, supporto oggettivo per la meditazione su me stesso e sul mio destino, constatandone la forma complessa attestante un’esistenza fuori dal comune, riconosco nell’utilizzo proficuo delle mie capacità intellettive la sola possibilità che avevo di liberarmi dell’ambiente in cui sono cresciuto, ma questa strada mi è stata preclusa dal paradigma nettamente antiqualitativo che informa la modernità, mentre la mia vocazione alla conoscenza, non riconosciuta né valorizzata dallo stato, è stata avversata dalla famiglia, dalla quale mi separa l’aspetto qualitativo, la congiunzione alla levata tra Saturno e la Luna nel luogo della sua esaltazione nel segno zodiacale del Toro testimonia infatti quanto distino, nella mia vita, realizzazione ed origine, facendomi soffrire in maniera bruciante la contraddizione indicata dal Luminare notturno, che governa il Fondocielo nel segno zodiacale del Cancro, si trova nella I casa natale e forma un aspetto angolare di trigono con il Mediocielo nel segno zodiacale del Capricorno, l’immagine della mia realizzazione, indicando l’impronta indelebile impressa su di me unita ad un sostegno di tipo puramente biologico-alimentare, e difatti non ho mai visto i miei genitori leggere un libro, è ovvio che non potessero comprendermi, quand’ero piccolo mia madre, ogni qual volta prendevo in prestito i libri dalla biblioteca comunale, mi incitava a fare i compiti a casa, anziché perdere tempo inutilmente.
Considerando il tradimento della patria e della famiglia riguardo la mia realizzazione, l’unica cosa che davvero mi interessi, che mi fa alzare al mattino e mi mantiene in vita, a dispetto della pesantezza di esistere nello squallore di un’umanità mediocre che mi accompagna da sempre, comprendo che Saturno non è quel cattivo padre di cui parla il mito, semmai è un padre molto esigente, severo ma giusto, che ha la pazienza di tenere a bada le mie pulsioni più deleterie, indicate principalmente dalla congiunzione nella VII casa natale tra Marte nel segno zodiacale del Sagittario e Nettuno retrogrado nel segno zodiacale dello Scorpione, che, fondando i rapporti umani sulla logica amico/nemico, inclina all’aggressività per motivi ideologici, e poiché assicura successo in tarda età, e ciò che sto scrivendo necessita di tempo e ponderazione per produrre effetti durevoli, considerato quel che presentivo dentro di me fin dall’infanzia, garantisce durata e continuità ai miei sforzi di elevazione, in quanto non solo occupa una posizione angolare alla levata, aspetto, questo, che, in base alle conferme statistiche di Gauquelin, implica la tendenza alla conoscenza, ma, ed è questo il fattore che ne incrementa la potenza, governa il Mediocielo nel segno zodiacale del Capricorno, garantendomi che non perderò mai di vista, neppure per un solo istante, qualunque siano le avversità che mi troverò ad affrontare, l’immagine della mia realizzazione; in questo, Saturno, il mio padre celeste, non mi ha mai tradito.

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L’astrologia come scienza ed arte

Personificazione dell’Astrologia, olio su tela del Guercino (1650-1655 circa)

Personificazione dell’Astrologia, olio su tela del Guercino (1650-1655 circa)

Acquistai il mio primo libro di astrologia, dopo aver setacciato la rete in cerca di materiale astrologico a partire dal dicembre 2000, punto di svolta della mia esistenza, averlo letto diligentemente ed aver compreso, nel successivo mese di marzo, come interpretare i pianeti nel ruolo di governatori delle case natali, fondendo così il loro significato per posizione nel segno zodiacale, per casa occupata, per casa governata e, nel caso di aspetti angolari coinvolgenti due o più pianeti, per l’insieme di questi significati, al fine di ottenere una lettura complessiva del tema natale, cogliendo così la totalità dell’uomo concreto al quale si riferisce, nell’agosto 2001, quando Giove transitava da poco nella III casa del grafico astrologico della mia genitura, dopo che, inaspettatamente, in quanto non feci nulla per sollecitare gli eventi, durante il suo transito nella II casa natale incassai delle entrate monetarie straordinarie: due conoscenti mi chiesero infatti di insegnare loro ad utilizzare il computer, in ragione della chiarezza espositiva e dell’esperienza dimostrate, fatto che rappresentò una conferma del mio valore in ambito comunicativo, dato che la cuspide della seconda casa natale cade nel segno zodiacale dei Gemelli, e che Giove, transitandovi, aveva dilatato l’influenza di quel settore.
Ma fu sul finire di luglio 2001, quando il transito di Nettuno con moto retrogrado ruppe l’orbita di quadratura con Saturno radix, pianeta governatore del Mediocielo nel segno zodiacale del Capricorno, l’immagine della mia realizzazione, che un collega della società di intermediazione mobiliare presso la quale lavoravo mi commissionò un compito che nessuno, nella direzione commerciale, era in grado di svolgere, quello di sintetizzare in un quadro sinottico chiaro e comprensibile le decine di tabelle prodotto per ogni famiglia di sicav e fondi comuni di investimento e di snellirne il contenuto riportandolo in linguaggio HTML, cosa che realizzai in cinque giorni di rovente calura agostana e mi fruttò un compenso netto di quattro milioni e mezzo di lire, che mi aiutò ad andare avanti per un po’, considerato che a metà giugno Saturno era entrato nella II casa natale ed io cominciai a perdere tutto ciò avevo, ricavandone però la preziosa lezione della differenza tra possesso ed uso delle cose, che vanno abbandonate quando non servono più, in quanto, nel momento del trapasso, non si porta con sé altro che la conoscenza, che, sosteneva Guénon, se effettiva, costituisce un’acquisizione permanente dell’essere.
Acquistai dunque il poderoso volume di Nicola Sementovsky-Kurilo intitolato Astrologia, trattato completo teorico-pratico, edito da HOEPLI, nell’ottava edizione aggiornata, quella che si trova tuttora nelle librerie, con 62 illustrazioni e cosmogrammi in nero ed a colori e 7 tabelle con le effemeridi 1890-2000, recante in copertina lo zodiaco di Matteo Palmieri custodito nella biblioteca Laurenziana di Firenze, nel quale l’autore, un esule russo della Rivoluzione d’ottobre, rimarcava nella prefazione l’attenzione sul recente rifiorire degli studi astrologici, cui si dedicavano ormai esponenti del pensiero e della scienza fino ad allora oltremodo ostili ad una qualsiasi ricerca del genere, oltre che psicologi e medici, tanto che, a fine 1968, nella Repubblica Federale Tedesca circa sei milioni di persone se ne occupavano come professionisti o amatori, e, per l’importanza che veniva attribuita all’astrologia quale strumento prezioso di indagine psicologica, il maggiore quotidiano tedesco, la Frankfurter Allgemeine Zeitung di Francoforte, il 30 dicembre 1968 pubblicò, nella sezione economica (Wirtschaftsblatt), un ampio rapporto sulla pratica di consultazione astrologica cui ricorrevano regolarmente le grandi aziende industriali e commerciali, sia in quanto ausilio per la ricerca e l’impiego di personale, sia in quanto fonte di suggerimenti per l’impostazione della produzione o dell’attività commerciale.
L’autore lamentava però che, delle centinaia di pubblicazioni dedicate alla ricerca astrologica, soltanto poche poggiavano su risultati di indagini veramente approfondite, mentre il volgare materialismo, ispirato ad uno sfrenato desiderio di facili guadagni e rapidi arricchimenti, aveva favorito il sorgere di una folla numerosa di ciarlatani che, con il minimo di elementari cognizioni astrologiche, raccolte per di più in pubblicazioni di dubbia consistenza, con massima spregiudicatezza si servivano dell’astrologia per esercitare l’equivoco mestiere di indovini o alimentare campagne pubblicitarie destinate a favorire lo smercio di prodotti industriali, criticando poi gli oscuri collaboratori di certi periodici illustrati di basso livello letterario che si compiacevano nel compilare i cosiddetti oroscopi settimanali, ponendo infine in evidenza il limite dell’uso dei calcolatori elettronici nelle elaborazioni delle interpretazioni astrologiche, che, pur facilitando il lavoro di calcolo, non possono sostituire la viva ed immediata penetrazione dei fenomeni e dei problemi dell’esistenza umana che può averne un astrologo ricco di esperienze di studio e di vita, e, per stroncare l’attività degli usurpatori dell’astrologia, giungeva perfino ad auspicare l’intervento delle autorità di ordine pubblico per frenare la propagazione della ciarlataneria.
Con la pubblicazione del suo trattato Sementovsky-Kurilo si proponeva dunque di illustrare, sia pure a grandi linee ma in modo univoco, il volto dell’astrologia in tutti i suoi tratti essenziali, fermo restando che una trattazione che volesse esaurire nella loro totalità i problemi dell’astrologia teorica e pratica assumerebbe, data la loro ampiezza e multiformità, una mole tale da rendere irrealizzabile la pubblicazione, ed a tale scopo cominciava l’esposizione della disciplina con un’ampia sezione storica, che ne ripercorreva le vicende partendo dai babilonesi, passando per i filosofi greci, il medioevo cristiano, il Rinascimento e la recente applicazione della statistica alla ricerca comparativa astrologica, soprattutto da parte di Paul Choisnard, che si era proposto di provare il fatto astrologico, ossia di stabilire una corrispondenza tra l’uomo ed il suo cielo di natività atta a spiegare la disuguaglianza naturale dei singoli individui, dimostrando così il valore distintivo del cielo di nascita, e di Herbert von Klöckler, un medico che teneva ad affermare il carattere sperimentale dell’astrologia, alla quale collegava la psicologia del profondo di Carl Gustav Jung, che aveva posto l’intero problema dell’astrologia su un piano di discussione che era valso a debellare sensibilmente le argomentazioni dei suoi tradizionali avversari privandoli dell’arma delle loro maggiori ed efficaci obiezioni, seguita da una sezione dedicata al rapporto tra astrologia e religione che, complessivamente, occupano le 84 pagine iniziali del libro.
Soltanto con il capitolo intitolato Direttive e fini della ricerca astrologica l’autore entra nel vivo della disciplina, introducendo la forma mentis dell’astrologia, ossia il criterio dell’analogia e del pensare per immagini (Bildenken), per acquisire il quale occorre liberarsi dalla zavorra di sterili concetti e sostituirvi rappresentazioni vive profondamente ancorate nel fondo dell’essere umano, ma la capacità di collegare idee e di comprendere la sinonimità astrologica di certi fatti, termini o definizioni, da sola non basta: occorre una particolare formazione mentale che non è raggiungibile se non attraverso un’adeguata educazione morale e spirituale e presuppone inoltre un clima di cultura e di scienza ben diverso da quello propenso alla fabbricazione del robot e della bomba atomica, in cui l’umanità è stata spinta dagli eccessi insensati della specializzazione; questa forma mentis, proseguiva Sementovsky-Kurilo, è concepibile soltanto nell’uomo integrale, di cui Leonardo, Paracelso, Goethe furono modelli sublimi, senza con questo voler confondere integrità con genialità: essa, semmai, va identificata con l’universalità, oltre che con l’aspirazione a comprendere i propri simili, e difatti il pensare per immagini ed analogie non può non lasciare un’impronta decisiva sull’impostazione dell’intero lavoro astrologico, ed è questa la ragione per cui l’astrologia, nella sua applicazione pratica alla vita, diventa un’arte.
Se infatti l’esame astrologico di un tema di natività nella sua prima fase, quella cioè della compilazione dello schema oroscopico, della classificazione e del vaglio dei suoi vari elementi, ha il carattere dell’indagine di precisione che rende necessaria una lunga preparazione tecnica, aspetto ormai superato dai software astrologici dei moderni personal computer, che calcolano il grafico astrologico della genitura un istante dopo aver inserito i dati natali del soggetto da analizzare, la seconda e più importante fase, quella dell’interpretazione degli elementi raccolti e del loro coordinamento in un quadro coerente, è un procedimento puramente creativo che richiede particolari doti di intuizione psicologica, capacità di osservazione e di associazione immaginativa, fantasia e sensibilità, nonché il massimo senso di responsabilità accanto ad una facoltà di giudizio spassionato, ed affinché tutto ciò che è stato intuito, osservato o associato, sino a costituire un insieme di immagini e di analogie persuasive, possa formare un ritratto vivo del soggetto esaminato, occorre infine la forza plasmatrice dell’artista, e questo vale sia per un referto steso su carta sia per una consultazione cosmopsicologica fatta a voce.
Sementovsky-Kurilo precisava però che il responso astrologico in forma scritta stava cadendo in disuso, in quanto l’esperienza aveva dimostrato la maggiore efficacia dei risultati dell’esame astropsicologico eseguito con il soggetto disposto a collaborare con l’indagatore, per fornirgli chiarimenti atti a convalidarne o a correggerne le conclusioni, affine in questo alla diagnosi clinica effettuata da medici, e che a casi di malattie gravi e dubbie corrispondono nel campo dell’indagine astrologica casi di soggetti problematici, tormentati da ogni genere di impedimenti, con una vita logorata da numerosi conflitti, mentre a casi di malattie comuni facilmente individuabili, data la semplice indole dei sintomi che le accompagnano, corrispondono nell’astrologia temi di natività che, essendo poco complessi nella loro struttura, permettono una rapida disamina ed altrettanto facili conclusioni, ma se i chiarimenti del consultante facilitano il lavoro dell’astrologo, accrescendo l’esattezza delle sue constatazioni, ciò che di più prezioso rivela il tema di natività è quello che il paziente stesso ignora e vorrebbe conoscere, intuendovi la causa dei propri conflitti e tormenti e degli ostacoli che rendono difficile la sua esistenza.
Nell’identificazione e nel giusto apprezzamento di questi fattori, che per lo più si celano nei profondi recessi dell’anima umana, l’interpretazione di un tema di natività si avvicina ai metodi della psicoanalisi, che sotto molti aspetti ha alimentato con i propri suggerimenti la moderna pratica di consultazione astrologica, ma, per essere utile al soggetto esaminato, l’astrologo deve possedere non solo una particolare sensibilità ed uno spiccato fiuto psicologico, ma anche quella delicatezza del sentimento e quel sottile senso della minuta sfumatura che fanno somigliare i suoi giudizi ed i suoi consigli ai tocchi finissimi di un maestro del pennello suscettibili di dare vita ad uomini e cose in un suo dipinto, e se nel medico sicuro della propria diagnosi, o nell’artista creatore di opere di valore, si deve presumere un talento che li rende ugualmente fecondi nell’uno o nell’altro senso, l’interpretazione astrologica conforme alla realtà ed efficace nelle sue conclusioni è una prova di talento, essendo il referto astrologico un complesso di constatazioni, chiarimenti ed indicazioni che prende forma e consistenza in seguito ad una valutazione minuziosa di ogni singolo elemento per rapporto ed in confronto ad ogni altro, ed è proprio questa concentrazione dei riassunti e dei giudizi derivati dall’esame del tema di natività, a conferirgli il carattere di un ritratto psicologico fedele ai fatti esistenziali di una persona.
Benché in tal modo la perizia astrologica appaia come frutto di una creazione artistica, i suoi contenuti effettivi rimangono invariabilmente radicati in una realtà scientifica, il fatto astrologico, il quale poggia essenzialmente su risultati ottenuti con il metodo di comparazione statistica che, data la sua stessa indole, è soggetta alla legge di probabilità: per effetto di questa legge un determinato elemento oroscopico, con un significato preciso che in linea di massima deve corrispondere ai dati reali, può di quando in quando non corrispondervi, talvolta neppure in senso approssimativo, e si deve supporre trattarsi di una lacuna nell’attuale metodo interpretativo che in simili casi ancora non è in grado di trovare una definizione plausibile dell’elemento in questione, e ciò probabilmente perché quest’ultimo appartiene ad un gruppo analogico molto distante da quello a cui si riferiscono le interpretazioni tipo tradizionali o convalidate recentemente dalla statistica, che teoricamente dovrebbero corrispondere all’elemento stesso; nella maggioranza dei casi però l’intuizione psicologica dell’astrologo riesce ad adeguare l’interpretazione tipo ad un simile indizio oroscopico valutandolo alla luce di particolari sfumature inerenti al carattere ed al destino del soggetto esaminato, e saper scegliere nell’insieme delle ipotetiche sfumature la più aderente al caso è quel lato dell’esame astrologico che più di ogni altro ne fa una sottile arte di interpretazione psicologica: per riuscirvi l’astrologo deve infatti essere in grado di associare rapidamente idee ed immagini, ciò che a sua volta presuppone una non comune elasticità mentale.
Da ciò discende la definizione dell’astrologia come scienza ed arte proposta da Sementovsky-Kurilo nella prima sezione del capitolo intitolato Scienza e astrologia nel mondo moderno, che, ispirandosi alle considerazioni illustrate nella precedente analisi dell’evoluzione dell’astrologia nel quadro della storia della civiltà umana, l’intende come una disciplina suscettibile di aprire la via al superamento dell’intonazione prevalentemente razionalistica e positivistica della scienza moderna, irrigiditasi su una posizione antimetafisica e di disprezzo delle fonti alimentatrici dei sensi e dell’immaginazione, che ha comportato l’allontanamento radicale dalla fede, l’autore era cattolico, ed il definitivo abbandono delle analogie e delle rappresentazioni vive che scaturiscono dal fondo stesso dell’essere umano, linguaggio sopraffatto dall’astrattismo di concetti e formule che ha tolto alle cognizioni scientifiche la forza persuasiva dell’immediatezza, costituendo così quel punto d’appoggio archimedeo auspicato da Jung per scardinare lo sterile razionalismo impadronitosi della mentalità degli uomini occidentali, essendo la chiave della comprensione del proprio destino, che lo stregone svizzero attribuiva invece al libro oracolare cinese dell’I Ching, rispetto al quale però essa è oggettiva nel fondamento astronomico e ripetibile nel tempo, in quanto fonda i propri giudizi sullo zodiaco tropico, quadrante di un orologio cosmico che scandisce il tempo del destino, coniugando altresì efficacemente necessità cosmica e decisione umana.
Nella seconda sezione di quello stesso capitolo, intitolata Princìpi e presupposti scientifici dell’astrologia, al punto a) l’autore introduce il concetto di fatto astrologico, frutto dell’applicazione della statistica all’astrologia, enunciato per la prima volta come persuasiva prova scientifica dell’astrologia dall’astrologo francese Paul Choisnard, dimostrabile in base a numerosi casi esaminati con criteri di interpretazione oroscopica, che si esprime nella concordanza fra il cielo di natività e l’individuo a cui appartiene, e ciò sia dal punto di vista puramente caratteriologico sia per quanto riguarda le particolarità del suo curriculum vitae, costituendo una conferma oltremodo convincente dell’esistenza di un preciso rapporto fra cosmo ed uomo, dopodiché prosegue indicando i contributi dell’astronomia e della trigonometria sferica all’astrologia, che forniscono il materiale necessario ad erigere il grafico astrologico della genitura, fondamento dell’interpretazione astrologica, e poi, continuando con le analogie, nei punti successivi si occupa dei rapporti tra fisica ed astrologia, tra astrologia ed antropologia, tra astrologia e chimica, tra cicli planetari e fenomeni fisiologici, riferendosi in quest’ultimo caso al ciclo mestruale femminile, la cui durata è pari all’incirca a quella del periodo di rivoluzione sinodica della Luna, ed ai ritmi della pulsazione cardiaca e della respirazione.
Al punto g) della sezione intitolata Princìpi e presupposti scientifici dell’astrologia l’autore si sofferma sul fenomeno dell’ereditarietà astrale, che, quando ne venni a conoscenza, e raffrontai i grafici astrologici dei miei familiari, pur non disponendo delle ore di nascita dei genitori, trovai somiglianze talmente sorprendenti che confermarono la provenienza del mio carattere, in termini di pezzi del mio tema natale, da mio padre e da mia madre, ogni nascita avviene difatti entro finestre temporali che riproducono le configurazioni astrologiche dei genitori, perciò non si nasce a caso e neppure come tabula rasa, ma eredi di un destino che non ci siamo dato da soli, riscontrate poi nell’analisi di qualsiasi altro nucleo familiare mi sia capitato di esaminare, aspetto che attesta oggettivamente, se ancora ve ne fosse bisogno, e forse più della corrispondenza tra interpretazione del tema natale e studio dei transiti planetari e carattere e destino della persona a cui si riferiscono, la realtà effettiva della corrispondenza tra Macrocosmo e Microcosmo, cosa che si riscontra inoltre nella sinastria, sovrapposizione dei temi natali di due persone ottenuta facendo coincidere il 0° del segno zodiacale dell’Ariete, che evidenzia l’attrazione reciproca, essendo la simpatia tra due persone il riconoscimento di se stesso nell’altro anche nella similitudine degli aspetti planetari, ma di questo argomento Sementovsky-Kurilo non parla.
I punti successivi riguardano la diagnosi astrologica delle malattie, che l’autore ritiene utile in termini di prevenzione di alcuni mali, soprattutto tumori, potendosi emettere un giudizio in tal senso fin dall’istante della nascita, in quanto ogni tema natale permane identico a se stesso per l’intero arco della vita, servendo così ad allertare il soggetto interessato del rischio potenziale, ed il fenomeno dei gemelli, ritenuto a torto una delle obiezioni esiziali contro l’astrologia, come se non bastassero quelle di bassa lega perpetrare in malafede dai fedeli della scienza, come la confusione intenzionale tra zodiaco tropico e costellazioni, al quale si ricollega il problema della scelta tra erigere il grafico astrologico di una genitura per il momento del concepimento o della nascita, cosa che, però Sementovsky-Kurilo non ne fa menzione, evidenzia la capziosità dell’argomento nell’assurdo logico del tema del concepimento di un aborto, che, con tutta evidenza, non è un essere vivente, quindi il rapporto tra astrologia e psicologia junghiana, la cui trattazione risulta però sommaria e non particolarmente esaltante, e, come ultimo aspetto della sezione Princìpi e presupposti scientifici dell’astrologia, i suoi rapporti con la grafologia.
Di questa conoscenza del carattere e delle differenze umane l’autore ritiene particolarmente interessante il nesso intimo fra gli elementi del tema di natività, in quanto indizi del carattere e del destino individuale, ed i particolari segni di scritture appartenenti a persone diverse, che permette di individuare nell’insieme dell’immagine grafica il tipo astrologico al quale appartiene il suo autore, ed è significativo che la scrittura riveli sempre quelle caratteristiche che sono particolarmente accentuate nel tema di natività, considerato che, in linea di massima, i due fondamentali indizi che normalmente rivelano il tipo astrologico sono il segno in cui si trova l’Ascendente e, più ancora, quello in cui si trova il Sole, anche se, in caso di accumulazione di pianeti o addirittura di presenza di uno stellium in un segno che non è né quello dell’Ascendente né quello del Sole, il segno stesso è decisivo per la determinazione del tipo astrologico, e la scrittura lo conferma pienamente poiché in simili casi è sempre ricca di forme grafiche che corrispondono alle caratteristiche del tipo astrologico determinato non già dall’Ascendente o dalla posizione del Sole, ma appunto dall’accumulazione di pianeti o da uno stellium in un segno diverso.
Un’altra constatazione della massima portata, evidenziata dal confronto astro-grafologico, si riferisce a quello che in grafologia si chiama livello formale di scrittura, al quale nell’astrologia corrisponde la minore o maggiore complessità del grafico oroscopico, ossia della riproduzione schematica della situazione cosmica rispetto al luogo ed al momento della nascita di un individuo: nella scrittura il livello della forma costituisce la misura della più o meno grande cultura, della più o meno pronunciata raffinatezza dei gusti e delle abitudini di vita, della più o meno acuta intelligenza, della più o meno sviluppata sensibilità, ed il tema di natività rispecchia a sua volta le medesime qualità psico-spirituali ed intellettuali di un individuo, con uguale differenziazione di caso in caso in quanto la rispettiva rappresentazione del cielo rivela una più o meno grande abbondanza di pianeti in sede o in esaltazione, un numero più o meno grande di aspetti interplanetari, di elementi secondari, di sfumature di vario genere, ossia offre un grafico oroscopico più o meno complesso, che denota la caduta nel tempo in un istante gravido di carattere e destino, differenziando così l’uomo siffatto dal resto dei suoi simili.
Alla scrittura di un primitivo, invece, caratterizzata da un basso livello formale, per lo più maldestra, stentata, con evidenti residui calligrafici dell’insegnamento scolastico elementare, corrisponde un tema di natività povero di aspetti, quasi sempre con pianeti sparsi un po’ dappertutto per l’intero zodiaco, o troppo concentrati in un segno ed in un campo solo di poca importanza, senza reciproci legami né particolari rapporti con i punti cardinali, suscitando un’impressione di vuoto e rendendo difficile una qualsiasi interpretazione organica dell’insieme oroscopico; in casi simili è quasi impossibile tracciare un ritratto dell’individuo in questione, che in tal modo rimane imprecisato, alquanto nebuloso, in una parola insignificante come lo è in realtà, e la medesima impressione suscita la sua scrittura, ed il grafologo, nell’interpretarla, incontra le stesse difficoltà dell’astrologo in presenza di uno schema oroscopico senza rilievo, sicché, ma questo Sementovsky-Kurilo non lo dice, associando all’analisi astrologica l’indice QI, che misura la dimensione potenziale delle realizzazioni di un individuo, si possono selezionare a priori gli elementi migliori della collettività, al fine di creare un’élite di uomini dotati di un solido carattere ed un chiara intellettualità, omogenei per qualità e visione del mondo, coesi e determinati nel volerla realizzare, al fine di ribaltare il paradigma corrente improntato su valori materialistici ed egalitari per sostituirlo con uno ispirato da valori di spiritualità e gerarchia.
Dopo la lunga parte introduttiva, a pagina 150, con il capitolo intitolato Introduzione alla pratica astrologica, ha finalmente inizio la parte operativa del trattato di Sementovsky-Kurilo, che si apre con una precisazione riguardo il fatto che l’astrologia contemporanea si presenta in primo luogo come cosmopsicologia individuale, riguardando unicamente l’uomo concreto in rapporto con l’universo, e premette all’indagine astrologica la compilazione del tema di natività, ossia dello schema che riproduce graficamente una determinata situazione celeste relativa alla precisa ora di un determinato giorno e riferita al luogo di nascita di un individuo, che si ottiene rappresentando schematicamente su carta, aspetto ormai superato dai software astrologici dei computer moderni, che eseguono velocemente e con grande precisione il lavoro di calcolo necessario a tracciare il grafico astrologico, l’eclittica e gli altri fattori della situazione cosmica, fra questi soprattutto i pianeti nelle loro rispettive posizioni longitudinali, quindi introduce sinteticamente le caratteristiche dei dodici segni zodiacali, dei quattro punti cardinali, dei dodici settori astrologici, dei dieci pianeti, degli aspetti angolari che li legano tra loro, dei punti sensibili e, infine, illustra con un esempio pratico come erigere un tema natale.
Nella seconda sezione del capitolo, intitolata I primi elementi d’interpretazione, l’autore entra nel vivo dell’esposizione dei significati dei singoli componenti del tema di natività, partendo dalla lettura della maggior parte o di tutti i pianeti addensati in uno dei quattro quadranti, proseguendo con le caratteristiche dei dodici settori astrologici, dei dodici segni zodiacali, dei dieci pianeti e, infine, dell’interpretazione generica dei fattori planetari secondo il criterio dell’intensità, poi, nel capitolo successivo, introduce i tipi astrologici, precisando che nella realtà, piuttosto che tipi puri, si riscontra una prevalenza delle caratteristiche di un tipo accompagnata o completata da varie caratteristiche dell’altro tipo molto meno pronunciate; Sementovsky-Kurilo illustra quindi i tre modi per determinare il tipo astrologico fondamentale al quale appartiene il soggetto basandosi sul suo tema di natività: in primo luogo si prende in considerazione la posizione del Sole in un segno zodiacale, in subordine si attribuisce maggiore importanza al segno zodiacale in cui si trova l’Ascendente, e, infine, si tiene conto dei pianeti collocati in gran numero in un medesimo segno, cioè della presenza di uno stellium.
Nel primo caso il tipo indicato dalla posizione del Sole sarà tanto più pronunciato se nel segno dell’Ascendente non si trova alcun pianeta, nel secondo caso si darà maggiore importanza al segno collocato all’Ascendente quando il Sole è isolato, ossia non riceve alcun aspetto angolare da nessun pianeta, oppure quando vicino all’Ascendente si trovano uno o più pianeti o, infine, quando il pianeta governatore dell’Ascendente occupa una posizione oroscopica importante per la formazione della personalità del soggetto, mentre nei casi in cui la posizione del Sole e la condizione oroscopica dell’Ascendente sono equivalenti, si tratta generalmente di un individuo con caratteristiche fisiche conformi al segno dell’Ascendente e qualità morali e spirituali che corrispondono alla natura del segno in cui si trova il Sole; a ciò si devono aggiungere le sfumature dovute agli altri elementi oroscopici, specialmente ai singoli pianeti che a loro volta modificano le caratteristiche del tipo fondamentale, perciò i tratti secondari così deducibili sono numerosi e multiformi, e, in quanto completano quelli principali conformi alla posizione dell’Ascendente e del Sole, si riferiscono soprattutto al rapporto reciproco fra la costituzione fisica e il complesso psicospirituale dell’individuo.
Il trattato prosegue dunque con la descrizione delle caratteristiche dei dodici tipi puri, partendo dal tipo Ariete e terminando con il tipo Pesci, quindi descrive i centotrentadue tipi secondari, ottenuti considerando le combinazioni tra segno all’Ascendente e segno solare, dopodiché segue l’estesissima sezione dedicata alle interpretazioni sintetiche dei pianeti nei segni e nei campi astrologici, partendo dall’Ascendente nel segno zodiacale dell’Ariete senza pianeti e proseguendo con i significati dei pianeti nella I casa, e così via fino alla XII casa, schema riprodotto per i rimanenti undici segni zodiacali, alla quale seguono le sezioni sull’interpretazione degli aspetti planetari, del Nodo Lunare, dei pianeti dispositori delle case astrologiche, dell’oroscopo progressivo, ossia dei transiti planetari, e, infine, un esempio di interpretazione di un tema natale ottenuto combinando le 2202 classificazioni relative ai singoli elementi del grafico astrologico della genitura registrate in base alla ricerca sperimentale, che, stante l’analiticità determinata dal carattere dell’autore, il quale aveva Sole e Mercurio, quest’ultimo nel luogo della sua esaltazione, nel segno zodiacale della Vergine, e l’Ascendente nel segno zodiacale dei Gemelli, costituisce una conferma della coerenza tra il suo tema natale e la sua opera.
Mi riesce difficile dare un giudizio definitivo sul trattato di Nicola Sementovsky-Kurilo, nel senso di una totale accettazione o di un rigetto altrettanto deciso, e ciò in ragione del fatto che, seppure risultano valide le parti introduttive, l’autore, che voleva rendere presentabile l’astrologia al mondo scientifico, rifacendosi alla nota profezia di Jung secondo la quale la scienza di Urania era prossima a far ritorno nelle università dalle quali era stata scacciata tre secoli prima, non fa altro che enumerare in maniera metodica una lunghissima sfilza di interpretazioni apodittiche sui singoli elementi astrologici, rinunciando a spiegare come integrarli, per mezzo dell’intuizione, in un disegno organico che restituisca il senso dell’esistenza di cui si tratta, superando così le inevitabili contraddizioni che si riscontrano ogni qual volta si sezioni un ente menomandolo della sua unità originaria; se però si desidera intraprendere seriamente lo studio dell’astrologia, dedicandovi tempo e passione, allora è opportuno leggerlo e poi collocarlo in uno scaffale della libreria, accanto ai testi di consultazione, di modo che, quando si verrà presi da un dubbio riguardo qualche aspetto del tema natale che si sta analizzando, si potrà andarne a ricercare il significato, cogliendo spunti di riflessione utili per proseguirne la lettura.

Un mandala personale modellato dall’essere

Grafico astrologico della mia genitura, o tema natale

Il grafico astrologico della mia genitura, unione del cerchio celeste dello zodiaco tropico e della croce terrestre degli assi della verticale e dell’orizzonte del luogo di nascita, rappresenta un mandala personale, supporto oggettivo per la meditazione su me stesso e sul mio destino

C’è una citazione di Carl Gustav Jung, della quale non riesco a trovare la fonte originale, per poterla riscontrare nelle sue opere complete, nell’epistolario o nelle sue memorie, riportata nel libro di Stephen Arroyo Astrologia, karma, trasformazione, le dimensioni interiori della carta natale, edito da Astrolabio-Ubaldini, che, per la sua concordanza con la realtà della mia esistenza, e non dubito che lo stesso valga anche per altri uomini, considerato che nella vita si gira sempre attorno agli stessi, pochi, limitati aspetti dell’esperienza umana, nel tentativo di ricomporli in un quadro organico nel quale potersi riconoscere e trovare il senso del proprio esserci nel mondo, ho collocato in apertura della mia autobiografia in chiave astrologica: « Ciò che accade a un individuo è caratteristico di lui stesso. Rappresenta un modello, e tutti i pezzi gli si adattano. Uno dopo l’altro, via via che la sua vita procede, vanno a posto secondo un qualche disegno pre-destinato. »
Tale disegno pre-destinato, ma Jung non ne fa menzione, nonostante nel suo epistolario abbia confidato a più di un corrispondente che, nei casi di pazienti per i quali gli era difficile fare una diagnosi, faceva redigere il loro oroscopo, che poi interpretava in chiave psicologica, è rappresentato in maniera archetipica dal grafico astrologico della genitura, unione del cerchio celeste dello zodiaco tropico e della croce terrestre degli assi della verticale e dell’orizzonte del luogo di nascita,
mandala personale modellato dall’essere che racchiude il carattere dell’uomo concreto ed il dovere che questi gli ha assegnato, che egli, nel corso dell’esistenza, seguendo le tappe prestabilite del destino evidenziate dallo sviluppo preordinato dei transiti planetari rispetto al tema natale, deve attuare coscientemente, poiché, non essendo causa sufficiente di se stesso, in quanto non si è creato da solo, non può comportarsi altrimenti che assecondando la necessità cosmica ed adempiendo il compito per cui è nato.
Il tema natale è infatti la chiave del destino che apre lo scrigno della conoscenza della propria personalità, dei lati luminosi e delle zone d’ombra sulle quali lavorare per esprimere pienamente se stessi e realizzare il compito per cui si è nati, ed i transiti planetari, che discendono rigidamente da esso, essendo lo sviluppo naturale del moto preordinato dei pianeti lungo lo zodiaco tropico dall’istante fatale della nascita, illustrano lo svolgersi predeterminato degli eventi relativi alla realizzazione del modello archetipico rappresentato dal grafico astrologico della genitura, che permane identico a se stesso per tutta la vita, costituendo una rappresentazione simbolica ed insieme oggettiva dell’essenza individuale: ne consegue che il compimento del destino è sempre e soltanto questione di tempo, in quanto, come il seme contiene in germe lo sviluppo dell’albero secolare, così l’uomo deve passare dalla potenza all’atto raggiungendo l’entelechia, condizione di perfezione di un ente che ha realizzato ogni sua potenzialità.
L’interpretazione del tema natale può essere infatti effettuata a partire dal primo vagito, quando il neonato stabilisce un rapporto autonomo con l’universo, e poiché esso permane identico per tutto il corso della sua vita, rappresentando il compito archetipico che deve realizzare, i fatti che gli accadono, l’insieme delle sue esperienze, incarnano il modo, diretto o tortuoso, nel quale egli, agendo nella realtà secondo il proprio carattere, si avvicina a compiere il dovere che l’essere gli ha assegnato, così ogni evento fisico o psichico costituisce un’occasione per realizzare quel disegno che l’inserisce armonicamente nel quadro cosmico; la biografia di ciascun uomo rappresenta dunque il percorso di avvicinamento alla perfezione del compito che deve realizzare, che riuscirà tanto meglio quanto più sarà capace di agire secondo il proprio carattere ciò che va fatto nel momento in cui dev’essere fatto, senza tenere in conto i frutti della propria azione, con lo stile di un’impersonalità attiva.
Se il grafico astrologico della genitura permane identico ed immutabile per l’intera durata della vita, ciò che cambia sono i periodi in cui, stante la pressione indicata dai transiti planetari rispetto a determinati punti sensibili, alcuni elementi del carattere, ed alcuni aspetti del destino, assumono maggior rilevanza rispetto agli altri, forzando chi non ha consapevolezza ad agire con spiccata unilateralità in una determinata direzione di vita; è pertanto fondamentale sapersi orientare nel tempo, coglierne oggettivamente la qualità e comprendere come affrontare i momenti cruciali dell’esistenza, coniugando così necessità cosmica e decisione umana, quanto di esterno è già stabilito che accada ed il modo in cui reagire agli eventi, per utilizzare tali periodi, compresi quelli avversi, per accumulare le risorse necessarie a comporre adeguatamente il proprio disegno interiore allo scopo di realizzare il compito che sta fitto nel cuore ed assolvere i propri obblighi nei confronti dell’essere.
Per cogliere questo obiettivo è fondamentale possedere conoscenza e consapevolezza, unite alla capacità di adempiere se stessi vincendo brama e cedimenti interiori, perché altrimenti, se bastasse abbandonarsi spontaneamente al divenire, come farebbe una qualsiasi persona naif, significherebbe che un qualunque primitivo di una zona sperduta del globo potrebbe raggiungere, per ciò stesso, le vette della realizzazione, mentre tutte le tecniche iniziatiche rimandano allo sforzo di ascesi interiore attuato per mezzo dell’intuizione intellettuale e la storia personale degli uomini che hanno realizzato se stessi attesta quante prove abbiano dovuto affrontare, prima fra tutte quella di dominarsi, di governare le proprie energie interiori indirizzandole durevolmente in direzione di uno scopo di ordine superiore che trascendesse l’esistenza puramente umana, bruciando nella lotta ogni scoria individuale.
L’incontro con l’astrologia rappresenta dunque un’iniziazione alla conoscenza del proprio carattere e del proprio destino: l’interpretazione del grafico astrologico della genitura e la scoperta della necessità cosmica sottostante le tappe fondamentali dell’esistenza, individuabili mediante lo studio dei transiti planetari, determina uno choc paragonabile a quello provocato dalle iniziazioni misteriche degli antichi culti pagani, perciò la scienza del tempo per eccellenza costituisce, in maniera più oggettiva dell’oracolo cinese dell’I Ching, quel punto d’appoggio archimedeo auspicato da Jung per scardinare lo sterile razionalismo impadronitosi della mentalità degli uomini occidentali, essendo la chiave della comprensione del proprio destino, ed io ne ho intrapreso lo studio perché avevo bisogno di ottenere delle conferme oggettive alla fiducia metafisica che nutro nel mio destino, per quanto non lo ami.
Mi avvicinai all’astrologia nel fatidico anno 2000, punto di svolta della mia esistenza, quando, scampato miracolosamente all’incidente stradale che inaugurò la mia seconda vita, dopo una fugace permanenza nell’associazione degli individui altamente intelligenti e l’affiliazione alla libera muratoria universale del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani, organizzazione pseudo-iniziatica che contraffaceva l’idea dell’élite appropriandosi indebitamente della struttura dell’Ordine, approfittando di Internet, il 9 dicembre scaricai il programma astrologico freeware Astrolog 5.40, che utilizzo tuttora nonostante la grafica scarna ed essenziale, e, a ridosso delle festività natalizie, incontrai in chat alcuni astrologi massoni che mi confermarono, con la precisione delle descrizioni caratteriali e delle diagnosi mediche tratte dallo studio delle carte natali che sottoponevo alla loro attenzione, che l’astrologia era una conoscenza reale ed efficace, contrariamente all’immagine stereotipata che ne davano i mass media.
Uno di loro, un medico, senza conoscere altro di me che i miei dati natali, colse immediatamente il nodo principale della mia esistenza, spiegandomi che la congiunzione alla levata tra Saturno e la Luna avrebbe segnato le ore della mia vita, mentre le rimanenti configurazioni planetarie del grafico astrologico della mia genitura, per quanto complesse, avrebbero scandito soltanto i minuti ed i secondi, rivestendo un’importanza secondaria rispetto alla necessità fondamentale del mio destino di integrare passato e futuro, di superare le origini senza sacrificare l’esigenza di mantenere il passato, passato che, a dire il vero, non vuol saperne di abbandonarmi, e, considerato il Mediocielo nel segno zodiacale del Capricorno, mi pronosticò una grande elevazione sociale, che mi avrebbe portato assai lontano dall’ambiente di nascita, avvalorando così una certezza che mi accompagnava fin dall’infanzia.
La congiunzione nella I casa natale, la mia persona, tra la Luna, pianeta governatore del Fondocielo nel segno zodiacale del Cancro, le origini che mi condizionano pesantemente, e Saturno, pianeta governatore del Mediocielo nel segno zodiacale del Capricorno, la necessità vitale di incarnare un vertice sociale o politico, indica due tendenze contraddittorie che gravano su di me obbligandomi a piegare il tempo per farlo convergere nel mio essere, e, essendo il Luminare notturno legato all’infanzia ed il Signore del karma alla vecchiaia, accentuano la portata del conflitto; la mia esistenza si gioca infatti tutta nella dialettica tra passato e futuro, tra vita vegetativa e vita spirituale, tra sensibilità e ragione, tra necessità di mantenere le radici e desiderio di elevazione, come racconto nella mia autobiografia in chiave astrologica, nella quale memorie del passato e memorie del futuro si fondono nella descrizione oggettiva della mia vita per consentirmi di liberarmi del peso del primo e di ricongiungermi al secondo.
Ma Saturno e la Luna simboleggiano anche la coppia genitoriale, e, ad esaltarne il significato, governano le case opposte e complementari X e IV del mio tema natale, che rappresentano fra l’altro i genitori, e, considerando il fenomeno astrologico dell’ereditarietà astrale, assume particolare rilievo il fatto che la figura materna, rappresentata simbolicamente dal Mediocielo nel segno zodiacale del Capricorno, sia nata con la congiunzione tra Sole e Marte, quest’ultimo nel luogo della sua esaltazione, nel medesimo segno zodiacale, e che anche la Luna si trovi lì, madre dalla quale ho ereditato la dominante saturnina, con il Mediocielo nel segno zodiacale del Capricorno e Saturno, suo pianeta governatore, congiunto con l’Ascendente nel segno zodiacale del Toro, mentre mio fratello ha ereditato l’Ascendente nel segno zodiacale del Capricorno, la congiunzione tra Sole e Marte nel segno zodiacale della Vergine e l’aspetto angolare di trigono tra Saturno e la Luna nel segno zodiacale dell’Acquario, a dimostrazione che ogni nascita avviene entro finestre temporali che riproducono le configurazioni astrologiche dei genitori.
Riconoscere nei grafici astrologici della mia famiglia le somiglianze per posizione e per aspetti angolari mi confermò la realtà oggettiva dell’astrologia, cosa che chiunque può riscontrare esaminando i temi natali del proprio nucleo familiare, così, stimolato dalle conversazioni in chat con gli astrologi massoni che, allora, nel pieno le mie illusioni associative, credevo fossero davvero miei fratelli, mentre in seguito si rivelarono anche loro dei maestri nell’arte dell’inganno, come peraltro la generalità dei liberi muratori, setacciai la rete in cerca di materiale astrologico che lessi diligentemente per formarmi una visione generale della disciplina, e, nel successivo mese di marzo, compresi il ruolo dei pianeti quali governatori delle case astrologiche nell’interpretazione dei temi natali, ed intanto, nelle librerie, sfogliavo i manuali per leggere i significati attribuiti alle componenti del grafico astrologico della mia genitura, provando una sofferenza lancinante per la presa di consapevolezza del carico karmico che ne scaturiva.
In quel periodo cominciò a manifestarsi l’angoscia esistenziale che mi accompagnò fino all’inizio del 2003, ed io mi ritrovai ad avere sotto mano gli elementi del puzzle senza però riuscire a ricomporli in un quadro organico, così, prossimo ad abbandonare tutto senza sapere cosa fare della mia vita, privo di identità, estraneo ai valori del paradigma corrente, incapace di conferire senso all’esistenza, impossibilitato ad agire secondo la mia natura, vissi la descrizione del significato della congiunzione alla levata tra Saturno e la Luna come una pugnalata inferta alla totalità del mio essere, tanto calzava con il mio vissuto e tanto sembrava condannarmi alla ripetizione del passato: allora odiavo tutto di me stesso e della mia vita, nome, famiglia, ambienti in cui ero stato costretto dalle burocrazie statali ed aziendali, e rifiutavo tutto ciò che avevo costruito agendo sconsideratamente le energie del mio tema natale.
Eppure, in me, c’erano tutti i presupposti per la riuscita, come compresi oggettivamente quando riscontrai la validità della regola aurea secondo la quale ad un tema natale dotato di forma corrispondono un carattere ed un destino fuori dal comune, e, ripensando al passato ed osservando le mie macerie esistenziali, mi domandai stupito perché il grafico astrologico della mia genitura, così complesso ed articolato, avesse prodotto soltanto il me stesso di allora, e come mi confermò il risultato ottenuto nel test delle matrici progressive avanzate di Raven somministratomi dall’associazione degli individui altamente intelligenti, che mi attribuì un indice QI pari a 160 punti della scala Cattell, equivalente al 99° percentile della distribuzione dell’intelligenza nella popolazione adulta, collocandomi nella fascia ristretta ed elitaria dell’1% degli individui più intelligenti della collettività, cosa che, stando agli scienziati che l’hanno studiata, in cima a tutti Hans Jurgen Eysenck, che dedicò l’esistenza a divulgarne la conoscenza, avrebbe dovuto garantirmi il successo a scuola e nella vita, ma a me, abbandonato nelle mani della Repubblica Italiana, era accaduto l’esatto contrario, e non sapevo spiegarmene la ragione.
In quegli anni non apparivano evidenti i risultati della corsa illusoria ai titoli di studio ed alle carriere burocratiche intrapresa dai miei coetanei, perciò ci si poteva credere e ci si credeva investendoci tempo e denaro, ed a me bruciava particolarmente l’esito delle mie attività lavorative, che avevo abbandonato avendovi riscontrato un odio incomprensibile ma tenace nei confronti della qualità, ancor prima di comprendere che non corrispondevano alla mia vocazione, che, a causa delle pressioni familiari e della pochezza dell’ambiente di nascita, non avevo potuto riconoscere ed assecondare con tutto me stesso, cambiamenti indicati dalla struttura della VI casa natale, con Plutone e la congiunzione tra Giove ed Urano, che simboleggiano insofferenza alla routine quotidiana imposta dall’esterno, frequenti mutamenti lavorativi e necessità di una rigenerazione nell’organizzazione delle attività produttive, cosa che si potrebbe realizzare imparando a selezionare gli uomini per le loro capacità effettive.
E difatti, fin dai primi giorni trascorsi in banca mi ero accorto che, nella formazione dell’organico, non v’era stata altra selezione che quella attuata sulla base dei titoli di studio rilasciati dalla Repubblica Italiana, che, come Iahvè, inverte la valutazione degli uomini per non far risentire gli ultimi, così replicai al vicedirettore del personale della filiale capogruppo, che, per ammonirmi a stare attento a quel che dicevo, minacciò di non confermarmi nell’impiego al termine del periodo di prova, che non avevo nulla di cui preoccuparmi, tanto lì prendevano tutti, ma non solo: i funzionari assegnavano il giudizio ottimo nelle note annuali di merito al 98% del personale, come sottolineò il direttore della scuola di formazione aziendale, riportando lo stupore dell’ABI riguardo al fatto che, con tale eccellenza qualitativa, l’istituto di credito avesse accumulato perdite di bilancio per duemila miliardi di lire, che poi vennero ripianate dai contribuenti, e poiché l’azienda premiava gli ultimi, nei due anni trascorsi lì se ne andarono i migliori, attratti da altre prospettive, e rimasero coloro che non potevano fare altrimenti.
Io me ne andai all’improvviso, sopraffatto dalla nausea per la ripetizione smaccatamente destinica dell’ambiente del servizio militare, avvenuta durante il transito di congiunzione di Plutone con Nettuno retrogrado radix, pianeta responsabile delle frequentazioni peggiori della mia vita, quando Urano transitò in aspetto angolare di quadratura con Saturno radix, pianeta governatore del Mediocielo nel segno zodiacale del Capricorno, l’immagine della mia realizzazione, irritato da un collega di mezz’età proveniente da una società del gruppo bancario posta in liquidazione, assunto da poco come impiegato dopo un periodo di mobilità, che, avendo perso la qualifica di funzionario, rifiutava di darmi il cambio nelle mansioni di cassa, e l’azienda non aveva nulla da obiettare, perciò ero costretto a vivere tumulato lì, finché, in occasione di un ponte festivo, la direzione mandò in ferie lui e non me, che abitavo in un’altra regione, così maturai il distacco, che avvenne secondo il mio destino, considerata la serie di eventi che mi portarono nell’organico della banca dei promotori finanziari più importate d’Italia.
La prospettiva indicatami era quella di svolgere una libera professione senza dover soggiacere a particolari vincoli o costrizioni, in realtà si trattava di un’attività analoga al lavoro parasubordinato, con l’aggravante dell’ingerenza indebita della struttura manageriale e dell’assenza di uno stipendio, e mentre in banca c’era un organigramma burocratico nel quale i dipendenti venivano inseriti sulla base dei titoli di studio, nonostante non avessero le qualità personali richieste dalla posizione ricoperta, oppure ne avessero di sovrabbondanti, le società di intermediazione mobiliare raccoglievano il peggio di coloro che erano stati rifiutati dal settore impiegatizio, e poiché non v’era altro criterio di riconoscimento del valore professionale se non quello del mercato, emergevano persone che suscitavano orrore solo a guardarle, per non parlare del fatto che, per sopravvivere, bisognava trasformare ogni relazione interpersonale in un’occasione per guadagnare denaro, un ambiente simile a quello descritto nella Favola delle api di Bernard de Mandeville, operetta morale che illustra come siano la menzogna, la truffa, il furto e l’inganno le molle che rendono vitale l’economia e florida la nazione.
Bastò poco per comprendere che non vi sarei rimasto a lungo, e, dopo aver cambiato intermediario finanziario appena ottenuta l’iscrizione all’albo professionale, ed avendo deciso che non avrei mai ripetuto un’esperienza del genere, nell’aprile 2002 me ne andai disgustato da tutto quel che avevo vissuto, rimanendo senza prospettive, e, finalmente libero da vincoli esterni, cominciai a fare quel che avrei fatto fin da piccolo, se fossi stato libero di seguire me stesso, così, quasi senza avvedermene, finii per ritirarmi nella foresta del Ribelle, provando inizialmente la sensazione che la mia presenza in quel luogo fosse illegittima, e, mentre cercavo risposte alle mie domande di senso, dimenticatomi di me stesso, un giorno, per mettere ordine nella mia esistenza, decisi di cominciare a scriverne, com’ero certo avrei fatto fin da bambino, raccontando del destino beffardo che mi aveva costretto a subire vicinanze intollerabili: nella mia vita erano infatti mutati i fondali, ma tutto era rimasto tragicamente identico a se stesso, essendo stato oppresso ininterrottamente dalla mentalità collettiva nettamente antiqualitativa.
Mi trovai di fronte allo spettacolo raccapricciante delle mie macerie esistenziali, che mi suscitavano odio e ribrezzo per non essere riuscito ad allontanarmi di un passo dalle mie origini, riconoscendovi il prodotto avariato della mia azione nel mondo operata secondo un paradigma egalitario che mi era ostile e che, mediante la razionalizzazione dell’esistenza attuata per mezzo della scuola di massa e del lavoro, omologava ogni differenza di carattere e di capacità intellettive, e, così facendo, aveva soffocato la mia vocazione; cominciai allora a riflettere su me stesso e sulla mia vita basandomi sull’oggettività del mio tema natale e della valutazione scientifica del mio QI, entrambi, questi, indicatori dotati di valore predittivo, capaci, cioè, di determinare a priori la portata delle mie realizzazioni, interrogandomi sulla congiunzione alla levata tra Saturno e la Luna, che accentuava la sensazione di orfanità indicata dall’angolarità del primo, e poco importa che si trattasse di un aspetto puramente psicologico, gli effetti erano comunque reali: privazione affettiva e macerazione morale, che, nel mio caso, derivava dall’incomprensione delle mie potenzialità intellettive avvenuta nell’infanzia da parte della famiglia, ma, soprattutto, dello stato.
Per lungo tempo ho pensato che il problema fossi io, poi, dopo aver cominciato a scrivere la mia autobiografia in chiave astrologica, come espediente per far emergere alla luce della coscienza le ragioni della rabbia che provavo per il modo in cui si era svolta la mia esistenza, ed aver letto tutti i libri di Eysenck sull’intelligenza e sulla significatività dell’indice QI, e, successivamente, la letteratura scientifica sulla plusdotazione infantile, traendone la conferma oggettiva del fatto che i bambini plusdotati soffrono la vicinanza dei loro compagni più lenti, io, con Mercurio stimolato dall’aspetto angolare di quadratura con la congiunzione tra Giove ed Urano, mi spazientivo facilmente, in classe si annoiano, disturbano gli altri alunni e fanno frequenti assenze, e, poiché superano agevolmente i cicli di studio inferiori, non maturano la disciplina necessaria per affrontare quelli superiori, così finiscono spesso per interromperli, ho compreso che le cose non stavano in questo modo, come attesta il fatto che, dal 2000, non faccio altro che studiare, esattamente quel che mi rifiutavo di fare per la scuola, mentre quando prendevo in prestito i libri dalla biblioteca comunale mia madre me ne distoglieva ripetendomi insistentemente di fare i compiti a casa, perciò non ho potuto soddisfare la mia vocazione alla conoscenza.
Se è certo dunque che la congiunzione alla levata tra Saturno e la Luna rappresenta il peso karmico delle figure genitoriali, nel senso che, essendo nato qualitativamente differenziato da genitori che non potevano comprendere le mie possibilità, non ho potuto svilupparle adeguatamente e realizzare me stesso, è però altrettanto vero che dalla Repubblica Italiana, che, come ogni moderna società degli eguali, ha adottato l’ascensore sociale dell’istruzione di massa per permettere agli studenti capaci e meritevoli di emergere socialmente grazie all’impiego delle proprie inclinazioni, mi sarei aspettato il dovere istituzionale di riconoscere le mie capacità intellettive, se non nel mio interesse, per quello della nazione, ma ciò non è accaduto, e ne ho compreso i motivi indagando i disastri perpetrati sulla scuola italiana dall’egalitarismo in voga negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, che, con la riforma della scuola media unica, ne ha eliminato la selettività, quindi, aprendo l’università ai diplomati provenienti da qualsiasi corso di studi superiore, ha posto fine alla coerenza dei percorsi scolastici, e, infine, con la pratica livellante del diciotto politico, ha prodotto uno scadimento generale della qualità dei laureati.
Fin da piccolo pativo dunque il tradimento della mia realizzazione da parte della famiglia e della patria, la cui costituzione, scritta con il dito di Iahvè, come le tavole della testimonianza ricevute da Mosè sul monte Sinai, essendo stata concepita da cristiani, socialisti e comunisti, è stata ideata ad immagine e somiglianza degli scarti del genere umano, perciò premia gli ultimi invece dei migliori elementi di natura, ma, cosa sorprendente per il sistema capitalistico, lo stesso facevano le burocrazie aziendali, e tali valutazioni ed atteggiamenti antiqualitativi spiegano appieno il senso di orfanità indicato dalla congiunzione alla levata tra Saturno e la Luna: nasco complesso dalla mancanza di complessità dei miei genitori, e tale discontinuità, che rende arduo ricongiungermi con le memorie del futuro presentite a sprazzi fin dall’infanzia, è ciò che più mi opprime, così, trovando nemici in casa e fuori casa, non potevo che soffrire l’ostilità nei confronti della qualità e la pressione costante affinché mi uniformassi al livello medio e mediocre dei miei compagni di classe e di lavoro, ma io rifiutavo tale coercizione ed ogni invito a non curarmi dei miei vicini ed a pensare soltanto a fare il mio dovere, trovando che, per il mio senso di giustizia, fosse intollerabile che il premio venisse assegnato agli ultimi anziché ai primi.
Tale criterio di valutazione mi sembrava irrimediabilmente assurdo in ragione del fatto che, se lo sforzo programmato e meccanico al quale venivo sottoposto, a scuola come nel lavoro, doveva essere prodotto unicamente al fine di ricevere una ricompensa, alla stregua della retribuzione che Iahvè concede a coloro che sono giusti ai suoi occhi, considerato chi erano i miei compagni di classe ed i miei colleghi di lavoro, mi sarei aspettato che il premio spettasse a me, che, ovunque sia stato, sono stato riconosciuto universalmente come una persona di valore, ma poi subentrava il pietismo cristiano che obbligava le persone che detenevano l’autorità ad aiutare chi non ce la faceva ad andare avanti da solo e mi invitava a farmi andar bene il fatto di aver compiuto il mio dovere, ma quello non era affatto il mio dovere, il compito che mi sta fitto nel cuore derivante dalla mia legge interiore che mi spinge ad agire per realizzare lo scopo per cui sono nato, ma qualcosa che dovevo fare se volevo essere pagato, così, attraversando la crisi personale implicita nella struttura della VI casa del grafico astrologico della mia genitura, mi arresi all’impossibilità della pretesa moderna di razionalizzare l’esistenza.
Avevo infatti la tendenza a considerare reale la forza coercitiva delle norme astratte emanate per regolare i comportamenti umani, come simboleggia la VI casa natale, la cui cuspide cade nel segno zodiacale modesto e routinario della Vergine e contiene Plutone e la congiunzione tra Giove ed Urano, e difatti mi sembrava che un’organizzazione burocratica vasta ed impersonale fosse in grado di garantire l’efficienza del processo produttivo, qualora tutti si fossero attenuti fedelmente alle disposizioni date, ma, senza tener conto delle capacità effettive e del carattere delle persone coinvolte, era votata inevitabilmente al fallimento, perciò, considerati gli esiti disastrosi di tale modello organizzativo, cominciai a liberarmi del peso karmico del Nodo Lunare Sud congiunto con il Signore di Ade nella VI casa natale e nel sesto segno zodiacale, che ne rafforza il significato per concordanza, che indica un forte orientamento alla razionalizzazione dell’esistenza mediante schemi mentali rigidi fondati sull’eguaglianza, che dovevo abbandonare per seguire il fluire del divenire e trovare in me stesso il senso della mia vita, così, quando lessi il significato dell’asse dei Nodi Lunari nel grafico astrologico della mia genitura, compresi che la strada verso cui tendevo istintivamente si stava materializzando nello studio dell’astrologia, allora abbandonai le certezze illusorie del mondo moderno per seguire il percorso indicato dal Nodo Lunare Nord nel segno zodiacale dei Pesci e nella XII casa natale, che indica la necessità di aprirsi alle influenze spirituali e di lasciare che le cose accadano secondo natura.
Compii dunque un atto di fede nel mio destino, cosa che avevo sempre evitato di fare, nonostante ne sentissi il richiamo, in quanto mi riusciva facile percorrere le vie convenzionali organizzate dalla società, che però non mi portavano l’elevazione sociale indicata dal Mediocielo nel segno zodiacale del Capricorno, e, uscito dalla razionalizzazione economica dell’esistenza, ripresi gli studi interrotti sull’I Ching e sulla qualità del tempo e sulla nozione taoista del wu wei delineata nel Tao Tê Ching, che spiega come seguire il fluire della Via ritirando il proprio corpo quando l’azione è compiuta, e, leggendo la Bhagavadgītā, scoprii la nozione indù del dharma e l’azione svolta senza tenerne in conto i frutti, così, ispirandomi a tali modelli di comportamento, dissolsi gradualmente il condizionamento moderno dell’homo œconomicus del pensiero liberale, concepito astrattamente come nato libero da qualsiasi vincolo comunitario ed eguale ai suoi simili, dotato di perfetta razionalità ed orientato al perseguimento del suo miglior interesse economico, e, scomparse le pressioni ostili sulla mia natura, mi accorsi che, per un processo benefico di resilienza, recupero della forma che avrei assunto spontaneamente se fossi stato libero di evolvere secondo il modello archetipico rappresentato nel mio tema natale, stavo finalmente diventando me stesso, un uomo che adempie consapevolmente il compito per cui è nato.
Ritiratomi nella foresta del Ribelle, per recuperare le forze e preparare la vendetta, ho infine delineato un quadro generale oggettivo dell’esistenza dell’uomo concreto capace di ricollegarlo ad un principio di ordine universale, la corrispondenza effettiva tra Macrocosmo e Microcosmo e la fondamentale unità del Tutto, e di conferire senso alla sua vita recuperando le nozioni smarrite di carattere, vocazione e destino, che sfatano l’errore egalitario attestando l’unicità di ogni uomo e rendono vana la razionalizzazione dell’esistenza al fine di eguagliarne le sorti, riconoscendo il fondamento ontologico del carattere, racchiuso simbolicamente nel grafico astrologico della genitura, nell’essere, e quello del destino, le tappe preordinate dell’esistenza riconoscibili nello studio dei transiti planetari rispetto al tema natale, nel divenire, e se il mio disegno in favore della qualità è molto più esteso di quanto non appaia a prima vista, insistendo particolarmente sulla selezione degli elementi migliori della collettività e sull’organizzazione politica fondata sulle élite, nondimeno è essenzialmente pronta l’esposizione della parte astrologica, per cui, qualora incontrassi le salde compagnie smarrite di cui conservo il ricordo nostalgico nella struttura della VII casa del grafico astrologico della mia genitura, potrei cominciare a divulgarla dando senso compiuto alla struttura della III casa natale, con il Sole e Mercurio nel segno zodiacale del Cancro, che indicano la trasmissione di una dottrina in un ambiente comunitario.
Sarebbe impossibile spiegare brevemente il modo in cui sono giunto a definire le linee guida del mio pensiero, come invece faccio diffusamente nella mia autobiografia in chiave astrologica, che, oltre a liberarmi del passato facendomi ricongiungere con le memorie del futuro strappate all’essere durante l’infanzia, consente di piegare su di me il tempo, come vuole la congiunzione alla levata tra Saturno e la Luna, cosa che, quando cominciai a scrivere, non avevo preventivato; quel che rileva sapere è che, in seguito allo choc procuratomi dalla descrizione della problematica fondamentale della mia esistenza, ho compreso di essere inquadrato in un disegno di proporzioni cosmiche che ha dissolto il nichilismo che mi pervadeva, ed ora, dopo aver approfondito i fatti della mia vita, ed averli confrontati con le determinanti astrologiche del mio tema natale, confermate nella loro funzione dalla reazione ai transiti planetari, ed avendo riconosciuto gli impedimenti alla mia realizzazione nel paradigma corrente, di cui tratto nella parte prima nel manoscritto, e nelle origini famigliari, di cui tratto nella parte seconda, ho compreso che la mia natura, che non mi sono dato da me e mi condiziona con la forza incoercibile della necessità, è incomprimibile, ragion per cui non posso far altro che riedificare la mia esistenza secondo il disegno racchiuso nel grafico astrologico della mia genitura, come spiego nella parte terza, prendendo come modello la mappa oggettiva del mio carattere, che illustra il mio dharma.
Oltre un decennio di meditazione sul mio tema natale mi ha portato a conoscerne i singoli elementi e la loro reazione ai transiti planetari, ossia il clima che vivo ed il genere di eventi che mi accadono quando vengono attivati determinati punti sensibili, dimostrandomi così la realtà del destino, per cui, essendo il moto dei pianeti lungo lo zodiaco tropico preordinato ed immutabile, facendoli muovere come le lancette sul quadrante dell’orologio cosmico che scandisce il tempo del destino, e confrontandoli con lo sviluppo della mia esistenza, comprendo che la mia ascesa sarà lenta e che dovrò sopportare il peso delle origini per tutta la vita, per quanto non mi piaccia; mi mancano, però, ed è questa una delle ragioni per le quali scrivo, le salde compagnie smarrite di cui porto il ricordo nostalgico nella struttura della VII casa del grafico astrologico della mia genitura, rappresentate simbolicamente da Plutone, pianeta governatore del Discendente nel segno zodiacale dello Scorpione, che sostiene la mia elevazione mediante l’aspetto angolare di trigono con il Mediocielo nel segno zodiacale del Capricorno, e se tale elemento è presente nel tema natale, devono necessariamente esistere, nella realtà, le persone capaci di incarnarne il significato, disperse dalla mano crudele del destino nell’istante fatale della caduta dei semi nel tempo: anime affini per sensibilità, intelligenza, visione del mondo, né atee né monoteiste, che reputano naturale che il premio debba andare ai migliori e comprendono la necessità delle élite.
Qualora riuscissi a trovarle, e se potessi disporre di un luogo fisico dal quale poter diffondere liberamente la mia influenza, troverebbero riscontro effettivo anche il Sole e Mercurio nel segno zodiacale del Cancro e nella III casa natale, che indicano la possibilità di divenire il centro di emanazione di un nuovo paradigma capace di mutare il volto del mondo, e, con l’espandersi della mia influenza, anche tramite gli scritti, prenderebbe corpo l’aspetto angolare di congiunzione tra Urano, pianeta governatore dell’XI casa nel segno zodiacale dell’Acquario, le amicizie ed i progetti fondati su interessi intellettuali comuni, che, trovandosi nel segno zodiacale della Bilancia, romperebbero le regole sociali consolidate, e Giove, pianeta governatore delle case VIII e IX nel segno zodiacale del Sagittario, i valori condivisi e le dottrine spirituali, che, trovandosi nel segno zodiacale della Vergine, verrebbero esposti con precisione e chiarezza adamantina, congiunzione che, trovandosi nella VI casa natale, indica un’organizzazione che unisca tali caratteristiche e mi aiuti a diffondere il mio pensiero; realizzato questo ambiente comunitario omogeneo per qualità e coeso nella visione del mondo e nei proponimenti, nel quale agirei liberamente senza subire le vicinanze intollerabili impostemi dalle burocrazie statali ed aziendali nelle quali sono stato processato alla stregua di ogni mio simile nel sembiante umano, la veemente congiunzione nella VII casa natale tra Marte nel segno zodiacale del Sagittario e Nettuno retrogrado nel segno zodiacale dello Scorpione, venendo meno le persone che, al primo sguardo, avverto come nemiche, potrebbe infierire apertamente con tutte le proprie forze contro i tre monoteismi abramitici e contro le ideologie egalitarie poste alla base del paradigma corrente, filiazioni secolarizzate del cristianesimo, come fa già da molti anni nella segreta operosità della foresta del Ribelle.
Risulta allora evidente che il grafico astrologico della genitura rappresenta oggettivamente il disegno pre-destinato attorno al quale prende forma l’esistenza dell’uomo concreto di cui parlava Jung nella citazione riportata da Arroyo, che bisogna riconoscere e realizzare coscientemente per adempiere il dovere per cui si è nati, perciò è necessario individuare con esattezza il significato di ogni singolo elemento, e, se non lo si riscontra come realtà effettiva nella propria vita, si deve cercare di identificarne la funzione, per formarsi un’idea di come potrebbe essere e poi realizzarlo concretamente, e ciò si verifica, in modo particolare, quando il pianeta o il punto sensibile viene interessato da transiti di pianeti lenti, soprattutto Urano, Nettuno e Plutone, che, stazionando a lungo sui medesimi gradi di longitudine dello zodiaco tropico, attivano la tendenza indicata mediante aspetti angolari, e, qualora non sia presente nella vita, accentuano la nostalgia per l’assenza che fa sì che ci si attivi per trovarla, com’è accaduto a me con il transito di Urano in aspetto angolare di opposizione con Plutone radix, pianeta che rappresenta simbolicamente i miei alleati, che mi mise di fronte alla necessità di tracciarne chiaramente il profilo, che però, allora, mi lasciò attonito in un vuoto afasico, tanto non riuscivo a scorgerne l’immagine, e, quando ruppe per la prima volta l’orbita, il 15 marzo 2009, emersero nella mia mente le categorie di persone elencate nella pagina contatti del mio sito Internet, dopodiché, il modello che ne sono andato sviluppando nel corso degli anni, durante il transito di Plutone in aspetto angolare di trigono con Saturno radix, pianeta governatore della mia realizzazione, ha influito modificando la mia visione del mondo, affinché, orientandomi verso di loro, potessi finalmente incontrarli.
Il grafico astrologico della genitura, unione del cerchio celeste dello zodiaco tropico e della croce terrestre degli assi della verticale e dell’orizzonte del luogo di nascita, mandala personale modellato dall’essere quale supporto oggettivo per la meditazione su se stessi e sul proprio destino, aiuta dunque a guarire dalla ferita originaria individuata dalla configurazione astrologica più problematica ed a riedificare l’esistenza secondo il modello rappresentato da quella mappa oggettiva del carattere che, non essendocelo dato da soli, non si può far altro che agire con la massima consapevolezza, ed allora si comprende perfettamente che l’astrologia può davvero scardinare lo sterile razionalismo impadronitosi della mentalità degli uomini moderni, in quanto illustra oggettivamente come vivere seguendo soltanto se stessi, per realizzare così il proprio dharma, ma per farlo occorre ribellarsi alla razionalizzazione dell’esistenza operata dalla modernità, che, tramite la scuola di massa ed il lavoro retribuito, riduce tutti al livello dell’ultimo uomo di nietzschiana memoria per eguagliarne le sorti; ne discende che seguire solo se stessi è una sfida per uomini liberi che si lasciano guidare unicamente dalla propria stella polare, e, pertanto, hanno un proprio destino, uomini talmente audaci da pensarsi capaci di spezzare in due parti il corso dei millenni e fondare una civiltà normale in cui prevalgano valori di spiritualità e gerarchia.

Lo Ierofante

Lo Ierofante nei tarocchi di Aleister CrowleySono trascorsi all’incirca vent’anni da quando, facendo le prime stese di carte con i tarocchi, uscivano immancabilmente il Diavolo, l’Eremita ed il Folle, che denunciavano lo smarrimento esistenziale in cui versavo allora, vittima dell’odio nei confronti della qualità proprio del paradigma corrente, e nel frattempo ho attraversato il nichilismo della modernità fino ad individuarne la causa nella razionalizzazione dell’esistenza, quindi ho forzato il passo al guardiano della soglia e mi sono risvegliato come il Mago, l’iniziato che, riscoprendo in sé l’intuizione intellettuale, coglie la realtà metafisica liberandosi dalla tirannia della scimmia del logos, che, con i suoi schemi mentali egalitari, produce un’orrenda inversione della verità, dopodiché, divenuto un Astrologo, mi sono impadronito della sostanza del tempo e della conoscenza dei destini umani ricollegando l’uomo angosciato dall’assenza di senso ad un principio di ordine universale, la corrispondenza effettiva tra Macrocosmo e Microcosmo e la fondamentale unità del Tutto, mostrandogli inoltre come divenire ciò per cui è nato appropriandosi della nozione indù del dharma e della nozione taoista del wu wei, che spiegano che ciascuno ha un proprio compito che gli deriva dal carattere che non si è dato da sé ed insegnano ad agire senza tenere in conto i frutti dell’azione, ed ora, al termine del percorso di studi che mi ha portato ad individuare la genesi della morale del risentimento evangelizzata dai predicatori dell’eguaglianza, che esalta innaturalmente gli ultimi e reprime i migliori talenti di natura, e so come fare per estinguerla, assumo le funzioni dello Ierofante, colui che svela i misteri ultimi della vita, libera dall’ignoranza ed apre la via all’Identità Suprema.
Lo Ierofante, gran sacerdote dei misteri eleusini che presiedeva il rito di iniziazione e mostrava ai misti gli oggetti sacri che ne svelavano l’arcano, siede su un trono occultato da una lunga veste arancione che lascia scoperti soltanto il volto, gli avambracci e le mani, con la destra sostiene verticalmente un bastone con tre anelli congiunti, simbolo dei tre eoni di Iside, Osiride ed Horus, mentre la sinistra è atteggiata in un gesto magico, dietro la testa coperta da un copricapo a punta ha un fiore a cinque petali, simbolo della quintessenza, circondato da un serpente dalla cui coda precipita una colomba, e la sua figura è completamente inscritta in una stella a sei punte rappresentante il Macrocosmo composta da due triangoli i cui vertici sono rivolti verso l’alto e verso il basso, simbolo dell’uomo che si eleva spiritualmente e del principio divino che gli si fa incontro, mentre la stella a cinque punte rappresentante il Microcosmo posta al centro del petto, all’interno del pentagono che costituisce il cuore di una seconda stella a cinque punte con il vertice rivolto verso il basso, contiene Horus bambino, il signore del nuovo eone che soppianterà quello del dio morente, ricollegando così queste due dimensioni, come fa l’Astrologo.
Questo arcano maggiore è riferito al segno zodiacale del Toro, nel quale l’elemento Terra, nel pieno del rigoglio primaverile, presenta la forma più forte ed equilibrata, che è governato da Venere, che compare davanti alla figura maschile come una donna armata di spada che tiene nella mano sinistra una falce di Luna, pianeta che in questa sede si esalta, ricalcandone la postura ed illuminandone il volto, e difatti lo Ierofante siede su un trono circondato dall’animale che lo rappresenta e da due elefanti, e, ai quattro angoli della carta, dai simboli dei segni zodiacali della croce fissa, Toro e Leone per i segni omonimi, incrociati con l’aquila per lo Scorpione e con l’angelo per l’Acquario, restituendo così l’immagine di una stabilità inattaccabile; il gran sacerdote dei misteri eleusini sta seduto con gli occhi chiusi, lo sguardo interiore concentrato sulla conoscenza metafisica, con un’espressione beffarda sul volto incorniciato da una lunga barba di foggia mediorientale, lanciando una sfida alle figure prive di occhi che lo circondano: lui mostra la via che conduce alla verità, ma i misti devono dimostrarsi all’altezza di vedere, e pertanto, per comprendere il segreto dell’iniziazione, debbono metterci gli occhi.
Con l’astrologia ricollego l’uomo concreto ad un principio di ordine universale, inquadrandolo in un disegno di proporzioni cosmiche che restituisce senso all’esistenza e sfata il nichilismo conseguente alla morte del dio cristiano, ma dell’eone maledetto che per due millenni ha calunniato la vita residua ancora la morale eteronoma evangelizzata dai predicatori dell’eguaglianza, con gli errori logici di bene e male, colpa e peccato, laicizzatasi poi nelle ideologie egalitarie di stampo moderno, che però è possibile superare rifacendosi alle nozioni indù del dharma e taoista del wu wei, che dimostrano che non esistono né giustificazioneretribuzione per le azioni compiute in vista della beatitudine eterna, ma soltanto il compito che sta fitto nel cuore e l’azione agita senza tenerne in conto i frutti, ed annichiliscono il modello antropologico dell’homo œconomicus del pensiero liberale sul quale fondano le istituzioni politiche della modernità, il quale agisce spinto dal solo calcolo economico per appropriarsi della maggiore quantità di beni, minandone le basi, e se Mosè, che era un handicappato, è riuscito ad invertire i valori dominanti obbligando i migliori a prosternarsi davanti agli ultimi, cosa potrò realizzare, io, che sono altamente intelligente in maniera scientificamente accertata, conosco la genesi della morale mosaica, so come estinguerla ed intendo fondare un paradigma basato su valori di spiritualità e gerarchia?
Il disegno che perseguo è dunque molto più esteso di quel che lasciano intuire le qualifiche “astrologo e scrittore” della mia descrizione personale, le uniche che possa dimostrare ora, e mi pone naturalmente nel solco dell’opera filosofica di Friedrich Nietzsche, che intendeva operare una trasvalutazione di tutti i valori senza però disporre di mezzi adeguati allo scopo: gli mancava l’astrologia, risorta verso la fine dell’Ottocento, che attua un ricollegamento metafisico del carattere individuale con l’essere e rivela lo svolgimento preordinato delle tappe del destino, invitando all’amor fati; non conosceva gli studi critici sulla formazione del canone biblico, che ne certificano il carattere compilatorio ed i continui rimaneggiamenti; non poteva attingere a traduzioni decenti dei testi orientali, dai quali avrebbe tratto le nozioni indù del dharma e taoista del wu wei, che sfatano la morale eteronoma che impone valori contro natura; non conosceva l’indice QI, che attesta l’ineguale distribuzione delle capacità intellettive tra gli uomini smentendo la fisima cartesiana dell’uomo dotato di una ragione eguale ai suoi simili, fondamento delle filosofie razionalistiche e delle ideologie moderne; non conosceva il principio di sincronicità, che trascende il principio di causalità mostrando l’unità del Tutto; non conosceva la dottrina indù dei cicli cosmici né aveva nozione della qualità del tempo, pur avendo teorizzato l’eterno ritorno dell’identico; così, per uscire dal paradigma giudaico-cristiano, non gli rimaneva che appellarsi alla terra, come predicava il suo profeta Zarathustra, essendo egli un ateo ed un antimetafisico, ed affidare a Dioniso, il dio dell’ebbrezza, il compito di soppiantare il crocifisso negatore di vita.
Se però Nietzsche fosse vissuto oggi, in un’epoca democratica che egli riteneva possibile, certo, ma, aggiungeva, chiunque l’avesse meditata a fondo conosceva un disgusto di più rispetto agli altri uomini, e, forse, anche un nuovo compito, quello, del tutto conseguente, di costituire un’élite che operasse un raddrizzamento della mentalità collettiva riportandola su valori normali, ed avesse assistito alle prove che sono in grado di fornire sulla realtà del destino individuale, attestando così che ciascuna esistenza esiste perfettamente compiuta nell’eternità e si rivela gradualmente precipitando nel tempo, che il tema natale mostra il carattere dell’uomo concreto ed i transiti planetari lo sviluppo preordinato delle tappe del suo destino, e che, aggiungendovi la misurazione scientifica delle capacità intellettive rappresentata dall’indice QI, si ottengono i criteri oggettivi con i quali costituire un raggruppamento di uomini dotati di un solido carattere ed una chiara intellettualità risoluti a ribaltare il paradigma corrente, avrebbe abbandonato le sue vedute antimetafisiche per aderire ad un quadro generale dell’esistenza collocato naturalmente al di là del bene e del male, essendo anch’io, come lui, un immoralista, perciò la sua immagine campeggia nella barra laterale del blog: l’anticristiano par excellence assiste silenziosamente all’esposizione delle mie tesi, valuta attentamente i miei argomenti ed impara come si pongono nuovi valori capaci di spezzare in due parti il corso dei millenni e datare l’avvento di una nuova era, e se potesse contemplare la mia visione con un unico colpo d’occhio, come i misti guardavano gli oggetti sacri mostratigli dallo Ierofante, trasfigurandosi, ne rimarrebbe tanto affascinato quando terrificato.