Dalla meccanica celeste al mandala personale

Nel mese di novembre del 2013, e poi, ad intermittenza, nella prima metà del 2014, il motore di ricerca Google ha smesso di indicizzare questo blog, rendendolo di fatto invisibile.
Per ovviare a tale inconveniente il 3 febbraio 2014 ho aperto la pagina Facebook Astrologia linguaggio della vita, nella quale ho sviluppato con maggiore oggettività i contenuti di questo blog partendo da alcune lettere di Carl Gustav Jung che testimoniano il suo cinquantennale interesse per l’astrologia, alla quale ricorreva in caso di diagnosi psicologiche difficili, in modo da acquisire un nuovo punto di vista, quindi ho riportato i risultati delle rilevazioni statistiche applicate ad essa e le ragioni della cieca avversione della scienza rispetto all’astrologia, che non ha nulla a che fare con gli “influssi planetari”, essendo legata al tempo, e, pertanto, non risente del passaggio dal sistema tolemaico a quello copernicano, tanto da costituire un punto d’appoggio per scardinare lo sterile razionalismo impadronitosi della mentalità occidentale, dopodiché, illustrati gli elementi costitutivi del tema natale, ho introdotto le regole che consentono di valutare la qualità degli uomini sulla base della complessità del loro tema natale nonché di delineare il loro destino, inteso come lo sviluppo preordinato delle tappe fondamentali dell’esistenza, nello scorrere predeterminato dei transiti planetari, esaminando la sequenza di aspetti di congiunzione che i tre pianeti trans-saturniani Urano, Nettuno e Plutone, e, in maniera minore, Saturno e Giove, formano con i pianeti radicali e con gli angoli della carta natale.
Il 30 marzo 2015, per innalzare il livello della mia comunicazione astrologica, ho aperto il canale YouTube Astrologia 2.0, da cui segnalo questo video, che illustra i contenuti della conferenza sulla sostanza del tempo, che espone una filosofia dell’esistenza posta al di là del bene e del male cristiani, e, inoltre, racconta come ho incontrato l’astrologia e, meditando sul grafico astrologico della mia genitura, mandala personale modellato dall’essere, maturando la consapevolezza, ho stabilito di vivere il mio carattere al livello più elevato per divenire ciò per cui sono nato; nell’ultima parte, infine, spiego come l’astrologia, mediante lo studio dei transiti planetari, dimostra l’esistenza del destino.
Ulteriori informazioni relative al video, compresa la successione dei capitoli ed il punto nel quale essi cominciano, si trovano nella sezione “MOSTRA ALTRO”, accessibile cliccando qui.

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L’astrologia e la crescita della consapevolezza

L'Arte nei tarocchi di Aleister CrowleyNegli anni dello smarrimento esistenziale accadeva di frequente che, con G., trascorressimo il pomeriggio passeggiando per il centro storico di Roma, ed io ne approfittavo per sfogliare i testi astrologici nelle librerie, per stabilire quali di essi avessero valore e quali meritassero di rimanere a prendere la polvere sugli scaffali, mentre la sera setacciavo la rete in cerca di materiale astrologico gratuito, che salvavo nel computer per leggerlo con calma, ed intanto familiarizzavo con il programma freeware Astrolog 5.40, immettendovi i dati di nascita di personaggi pubblici e delle persone che frequentavo e confrontando la struttura dei loro temi natali per determinarne la qualità, e, infine, chattavo con i carissimi fratelli massoni astrologi conosciuti in Internet, che, con le interpretazioni dei grafici astrologici che sottoponevo alla loro attenzione, mi confermarono che l’astrologia è una disciplina seria, nonostante quel che ne pensa la gente.
Allora frequentavo la libera muratoria universale del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani, che avevo creduto fosse davvero una grande scuola iniziatica, come mi aveva detto ieraticamente, levando al cielo il sacro indice e guardandomi dall’alto della sua figura corpulenta, il canuto maestro venerabile della loggia che mi iniziò, in realtà ero finito in un ambiente controiniziatico, ritrovo di millantatori, squilibrati, maestri nell’arte dell’inganno, e, in ultima analisi, uomini usi a ben mangiare ed ancor meglio bere, riuscii a recuperare un po’ di serenità soltanto liberandomi di loro; la massoneria avrebbe dovuto aiutarmi a conoscere me stesso, a dirozzare la pietra grezza, levigarla e farne una pietra perfettamente cubica da inserire nel tempio dell’umanità, in realtà fu la lettura dei libri di astrologia, unita alla meditazione sul grafico astrologico della mia genitura, mandala personale modellato dall’essere e chiave del destino, a farmi comprendere le peculiarità del mio carattere e del mio destino.
Forte di questo supporto oggettivo cominciai ad agire su me stesso un’azione alchemica di solve et coagula, operando come indicato nel quattordicesimo arcano maggiore dei tarocchi, L’Arte, in cui è raffigurata una donna con due volti coronati, sormontati entrambi da una gigantesca falce di luna nascente, abbigliata con una lunga veste verde ricamata di bianco con api e serpenti attorcigliati in forma di infinito, intenta a comporre l’acqua con il fuoco: bianco il volto di destra, con capelli blu e corona d’oro, blu il volto di sinistra, con capelli biondi e corona d’argento; blu l’avambraccio e la mano destra, bianchi l’avambraccio e la mano sinistra; la mano sinistra, bianca, versa in un calderone d’oro il liquido lattiginoso contenuto in una coppa blu, la mano destra, blu, vi immerge saette di fuoco.
Alla base della carta si levano alte fiamme ed al centro v’è un calderone colmo di un liquido ribollente sul cui ventre è raffigurato un corvo, simbolo della nigredo, posto su un teschio, e sul bordo una croce, e, a sinistra, un leone bianco, simbolo del segno zodiacale di Fuoco del Leone, tiene sulla bocca del calderone la zampa anteriore sinistra stillante gocce color rubino, mentre a destra un’aquila rossa, simbolo del segno zodiacale di Acqua dello Scorpione, il cui liquido brucia come fuoco, vi rilascia dal becco gocce opalescenti; dal magma ribollente sale un fluido, frutto della fusione degli opposti operata dalla donna, il segreto dell’Arte, che assume, sul suo plesso solare, la forma di una freccia d’oro scagliata in cielo, simbolo del segno zodiacale del Sagittario, dal quale si dipartono due arcobaleni.
La figura femminile, che incrocia il bianco con il blu, che lava con il fuoco e brucia con l’acqua, reca impressi al centro del petto sei cerchi in forma di circolo, un enorme sole nascente la separa dallo sfondo blu della notte stellata, sul suo bordo è scritta la frase completa dell’acronimo vitriol, vetriolo degli alchimisti, solvente universale, divisa impressa con caratteri bianchi sul fondo nero pece della parete settentrionale del gabinetto di riflessione, la più esoterica di quel luogo angusto nel quale l’iniziato muore alla vita profana, come la parete nord è la più esoterica del tempio dei liberi muratori, indicando il modo di trovare se stessi: Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem, scendi nelle viscere della terra e, rettificando, scoprirai la pietra occulta; i due volti di donna, che lavorano imperturbabili sugli opposti, appaiono determinati a portare a compimento la Grande Opera.
Allora versavo nel disorientamento tipico di chiunque si accosti ad una disciplina esclusa dal paradigma dominante e soffra l’assenza di una teoria generale che l’inquadri in un disegno di ampio respiro e ne legittimi le evidenze empiriche, ciononostante individuai un filone di autori che, nei mesi successivi, lessi avidamente per formarmi una visione della tecnica astrologica che implicasse il minor numero possibile di elementi: i dodici segni zodiacali, le dodici case astrologiche, i dieci pianeti e l’asse dei Nodi Lunari, legati tra loro da rapporti di governo e da aspetti angolari di congiunzione, sestile, quadratura, trigono ed opposizione, riservando un’attenzione modesta all’aspetto angolare di quinconce, qualora presenti un’orbita molto stretta, e praticamente nulla a quello di semisestile; questi elementi, assieme ai transiti planetari, permettono di descrivere il carattere di ogni uomo e di illustrare lo sviluppo delle tappe fondamentali del suo destino, stabilito immutabilmente nell’istante della sua nascita nel moto preordinato dei pianeti rispetto ai punti sensibili del grafico astrologico della sua genitura.
Cominciai a comprendere il senso dell’astrologia leggendo il libro di Dane Rudhyar L’astrologia centrata sulla persona, edito da Astrolabio-Ubaldini, raccolta di sei saggi pubblicati negli anni 1969, 1970 e 1971 che ruotavano intorno alla domanda che apriva la prefazione: “A che serve l’astrologia?”, che evidenziava le differenze tra l’approccio orientato sull’evento e quello centrato sulla persona, teso, quest’ultimo, a produrre la crescita della consapevolezza e l’autorealizzazione personale, che stimolò il mio interesse per la nozione indù del dharma, che avrei incontrato innumerevoli altre volte nelle mie letture, non solo astrologiche; fu grazie a lui, anche se massone, e difatti infarciva i suoi scritti di fumose stupidaggini, se colsi il fatto che il tema natale rappresenta l’intero universo messo a fuoco in un punto particolare di spazio e tempo, essendo tecnicamente la rappresentazione bidimensionale della relazione tra cielo e terra nel momento e nel luogo della nascita, però lui non conosceva la sostanza del tempo.
Poiché ignorava il rapporto tra tempo ed eternità, Rudhyar non poteva attuare un ricollegamento ontologico tra essere e carattere, racchiuso simbolicamente nel grafico astrologico della genitura, e tra divenire e destino, illustrato dallo studio dei transiti planetari che evidenziano lo sviluppo preordinato delle tappe fondamentali dell’esistenza, ma aveva intuito che il tema natale costituisce la formula esistenziale dell’uomo concreto nel suo essere totale, la sua firma (nel senso occulto del termine), il suo nome sacro, e che il compito dell’astrologia è quello di rivelare, ad una mente ancora confusa e generalmente contorta dalle pressioni dell’ambiente socio-culturale, le strutture basilari che caratterizzano la maniera particolare in cui le energie della natura umana sono organizzate dentro di lui, affinché possa orientare, polarizzare e riordinare le sue attività secondo il suo modello celeste, in quanto tutto ciò che nasce in un tempo particolare ed in un punto specifico dello spazio è organizzato secondo un modello-seme, o archetipo, simboleggiato dalla sua carta del cielo natale, che definisce ciò che quell’organismo dovrebbe essere per soddisfare la sua funzione nello schema universale delle cose.
Rudhyar, che assegnò alla sua filosofia il nome di astrologia umanistica, spiegava che essa doveva occuparsi essenzialmente di problemi di coscienza, essendo basata sull’accettazione conscia che ogni uomo deve fare di se stesso, di ciò che potenzialmente egli è, della sua totalità, senza che vi rimanga attaccato nessun luogo comune etico di buono o cattivo, fortunato o sfortunato; ciò significa, proseguiva l’autore, che ciascuno dovrebbe accettare la propria carta del cielo così com’è, cercando di soddisfarne le implicazioni relative, ma esse devono essere viste in una luce totalmente nuova, nel riconoscimento che ogni tema natale realizzi uno scopo significativo del tutto valido e che, come individuo, ciascuno è quello scopo, qualunque esso sia e comunque la società o i genitori possano considerarne il valore, e pertanto l’astrologo, nel momento in cui si trova davanti ad una carta astrologica, deve avere la mente libera da ogni ricetta, concetto e preconcetto: dev’essere, insomma, un immoralista.
Rudhyar, dopo aver fatto riferimento alla nozione indù del dharma, la verità di esistenza propria di ogni creatura vivente, modello fondamentale della personalità racchiusa nel grafico astrologico della sua genitura, introduceva la nozione del karma, che indica il tipo specifico di attività atto a realizzare il dharma individuale, e, conseguentemente, rifacendosi alla Bhagavadgītā, quella del Karma Yoga, che costituisce il processo di totale accettazione delle attività richieste per soddisfare il proprio dharma, e difatti, nel capitolo intitolato L’astrologia come Karma Yoga, l’autore spiegava che il Karma Yoga è l’unione, cioè lo yoga, con quanto dev’essere fatto per realizzare pienamente le caratteristiche e le potenzialità della propria nascita, e ciò significa accettazione incondizionata della carta natale come mezzo per realizzare il proprio dharma, ma l’identificazione con il proprio modello cosmico dev’essere il risultato di un processo conscio, ottenuto mediante una focalizzazione positiva e dinamica della coscienza su di esso, al fine di realizzare consapevolmente e chiaramente lo scopo del proprio tema natale.
Devo probabilmente a Rudhyar, per averne la certezza dovrei rileggere tutti i suoi libri, ma sarebbe una perdita di tempo che non posso permettermi, l’osservazione secondo la quale il tema natale, unione del cerchio celeste dello zodiaco tropico e della croce terrestre degli assi della verticale e dell’orizzonte del luogo di nascita, con al centro dei due centri l’uomo concreto, è un autentico mandala personale, simbolo della totalità psichica, supporto oggettivo per la meditazione su se stessi che consente dapprima di riconoscere le singole componenti del carattere nelle configurazioni planetarie che lo compongono, dopodiché, scavando dentro di sé per mezzo della consapevolezza acquisita, di sviscerare le zone d’ombra del proprio essere, per aderire così al disegno complessivo rappresentato in esso, e, infine, dopo aver ricostruito la propria biografia ed averla messa in relazione con i transiti planetari del passato, di attuare consapevolmente il proprio destino, delineato nello sviluppo preordinato dei transiti planetari rispetto al tema natale, che illustrano la sequenza prestabilita dei climi futuri della propria vita.
Nell’essere, infatti, esiste, già perfettamente compiuto in un’immagine eterna, lo svolgimento prestabilito dell’esistenza dell’uomo concreto, il quale, non essendo egli causa sufficiente di se stesso, in quanto non si è creato da solo, agisce sempre secondo il proprio carattere, che non si è dato da sé ma lo determina in maniera incoercibile, racchiuso simbolicamente nel grafico astrologico della sua genitura, immagine archetipica del dovere assegnatogli dall’essere, che rivela inoltre la qualità della sua nascita ed il compito che gli sta fitto nel cuore, mentre lo studio dei transiti planetari, che discendono rigidamente dalle posizioni radicali dei pianeti, illustra lo sviluppo prestabilito delle tappe fondamentali della sua esistenza, ossia il modo in cui si svolge effettivamente il suo destino, avvolgendolo così in un quadro generale oggettivo dell’esistenza che conferisce senso al suo esserci nel mondo e, rispecchiando l’ordine armonioso del cielo, l’aiuta ad orientarsi nel caos apparente che lo circonda.
In quegli anni vivevo la crisi determinata dal fallimento della razionalizzazione economica dell’esistenza implicita nella struttura della VI casa natale nel segno zodiacale della Vergine, che si estende per quasi 49° di longitudine dello zodiaco tropico ed ospita Plutone e la congiunzione tra Giove ed Urano, ed ero alla ricerca del fondamento autentico della mia vita, così, sfogliando libri di astrologia nelle librerie, leggendo quelli acquistati e riflettendo sul grafico astrologico della mia genitura, compresi la necessità di effettuare un atto di fede nel mio destino, e, senza rendermene conto, giacché, tranne approcci sporadici, tra i quali l’I Ching, avevo sempre rifiutato di farmi trascinare in ambiti di conoscenza privi di riscontri oggettivi, cominciai ad integrare l’apertura alla trascendenza, indicata dal Nodo Lunare Nord nel segno zodiacale dei Pesci e nella XII casa natale, con la razionalità espressa dalla casa natale opposta e complementare, per riunire infinitamente grande ed infinitamente piccolo, Macrocosmo e Microcosmo, partendo dalla miopia del piccolo, che mi era più familiare, cercando concetti filosofici da collegare all’oggettività del tema natale, immagine cosmica di me stesso, l’unica cosa di cui mi fidassi e su cui sentissi di poter riedificare la mia esistenza, avendone riscontrato la realtà effettiva.
Ad oltre un decennio di distanza da quegli eventi, ormai consapevole delle profonde implicazioni filosofiche dell’intuizione che mi fulminò la sera in cui osservai per la prima volta nel monitor del computer la simulazione del moto dei pianeti lungo lo zodiaco tropico, scorgendo il nesso tra lo scorrere del tempo e l’esistenza dell’uomo concreto, esperienza che mi dischiuse un insieme di possibilità che ho impiegato anni per esplorarle fino in fondo e spiegarle razionalmente, comprendo perfettamente a cosa serve l’astrologia, in quanto l’analisi del tema natale e dei corrispondenti transiti planetari, nonché lo studio dell’ereditarietà astrale e delle relazioni interpersonali effettuato mediante la tecnica della sinastria, ne fa un eccezionale strumento di guarigione dal nichilismo della modernità; soprattutto il grafico astrologico della genitura, fondamento oggettivo dal quale l’astrologo trae i propri giudizi, serve da supporto per divenire ciò che si è, accettando consapevolmente il proprio carattere ed il proprio destino, ma, per arrivarci, ho dovuto affrontare il mio inferno interiore: allora, infatti, odiavo tutto di me stesso e della vita che avevo costruito agendo sconsideratamente le energie del mio tema natale, nome, origini, ambienti in cui ero stato costretto dalle burocrazie statali ed aziendali, destino.
Ma vivere, se si rifiuta il modello di vita moderna fondato sull’omologazione attuata per mezzo della scuola di massa al fine di livellare gli uomini al livello medio e mediocre dell’ultimo uomo di nietzschiana memoria, comporta l’assunzione di un destino, individuando la propria vocazione e seguendola fino in fondo, ma prendere questa decisione, soprattutto per chi è stato plagiato a credere nella razionalizzazione economica dell’esistenza, comporta esitazioni e resistenze interiori, a causa della necessità di abbandonare le vie battute dalla moltitudine per seguire la propria strada; allora la conoscenza del rapporto tra tempo ed eternità, della corrispondenza del grafico astrologico della genitura con il proprio carattere e dei transiti planetari come indicatori delle tappe preordinate dell’esistenza indicate dal moto predeterminato dei pianeti lungo lo zodiaco tropico, mostra oggettivamente che l’accettazione del proprio destino è l’unica strada percorribile per vivere in accordo con la propria natura e con il compito che sta fitto nel cuore, che va portato a termine con devozione, secondo la formula amor fati di Nietzsche: amare il proprio destino, per quanto possa essere difficile.
L’astrologia, con l’analisi del grafico astrologico della genitura, restituisce infatti il quadro completo della personalità dell’uomo concreto, incluse le zone del suo essere oscurate dagli impedimenti esterni, mentre i transiti planetari mostrano la sequenza preordinata delle tappe fondamentali della sua esistenza, fornendogli un formidabile punto d’appoggio per la conquista di se stesso, e, mostrandogli il suo ricollegamento effettivo con l’universo, costituisce uno straordinario strumento di guarigione dallo smarrimento esistenziale e dal nichilismo conseguito alla morte del Dio cristiano, in quanto dimostra che l’unico modo di trattare la propria esistenza conformemente alla realtà è quello di valutare quanto essa aderisca all’immagine archetipica rappresentata dal tema natale, e, in caso di scostamento, indica come agire per realizzare la piena esplicazione delle possibilità insite nel suo modo d’essere: ne consegue che essa ha valore soprattutto per chi è oppresso da un paradigma ostile ed affronta il crollo delle proprie certezze, perché conferma oggettivamente il sentire soggettivo riguardo il proprio destino.
Con l’astrologia, e con la consapevolezza che ne consegue, si può infatti realizzare se stessi al livello più elevato possibile compatibilmente con le energie indicate nel grafico astrologico della genitura, adempiendo così il dovere insito nella propria natura; in termini aristotelici si tratta di passare dalla potenza, ciò che è indicato in maniera immutabile ed archetipica nel tema natale, all’atto, rendendo effettivi i singoli elementi astrologici e fondendoli coscientemente secondo il disegno rappresentato in esso, raggiungendo così l’entelechia, condizione di perfezione di un ente che ha realizzato ogni sua potenzialità, e, per quel che riguarda lo sviluppo dell’esistenza, agendo conformemente alla necessità cosmica indicata dai transiti planetari, che esplicano nel corso della vita quel che è contenuto in germe nella carta del cielo, facendo concentrare di volta in volta l’attenzione su determinati settori dell’esperienza umana, attraverso eventi o incontri, per orientarsi saldamente nello sviluppo consapevole dell’esistenza, finché non ci si rende conto che non si può essere altro da quel che si è.
Considerato che nell’essere tutto è già accaduto, e che il divenire scorre lungo binari predeterminati, l’unica variabile sulla quale è possibile agire, una volta scoperti il fondamento ontologico di carattere e destino e la corrispondenza effettiva tra Macrocosmo e Microcosmo, è la mente, la quale può porre un argine alle tendenze più negative del carattere indicate nel tema natale, ma, soprattutto, individuato il proprio dharma, si può ricostruire la propria esistenza partendo dalla consapevolezza delle componenti necessarie a realizzare il dovere nei confronti dell’essere che costituisce lo scopo per cui si è nati: trovando nell’essere il radicamento del proprio carattere e dell’agire che gli è conforme, assumendo su di sé il proprio destino, divenendo ciò che è nell’accettazione degli eventi che il percorso di vita gli impone, liberandosi della morale eteronoma istituita dai predicatori dell’eguaglianza ad immagine e somiglianza degli scarti del genere umano, l’uomo concreto passa dalla potenza, rappresentata dal tema natale, all’atto, ossia alla piena esplicazione di se stesso e del compito che gli sta fitto nel cuore.
L’entelechia, o pienezza di ciascun essere secondo la propria natura, è dunque la meta dell’uomo che sente che la vita deve svilupparsi secondo la propria legge interiore, non vincolata dalla razionalizzazione economica dell’esistenza, e difatti, sul finire del 2000, intrapresi lo studio dell’astrologia, senza peraltro immaginare dove mi avrebbe portato, perché avevo bisogno di conferme oggettive riguardo la certezza soggettiva sul mio destino, ma leggendo i libri di Rudhyar, autore impegnato a depurarla dalle categorie morali di bene e male, buono e cattivo, riallacciandosi frequentemente alle filosofie orientali, allo spiritualismo New Age ed alla psicologia del profondo, non avrei mai potuto imparare ad interpretare una carta del cielo, così, dopo averne letto tutti i libri, passai a quelli di Stephen Arroyo, il quale proviene dalla sua stessa scuola di pensiero ma è meno fumoso ed espone la disciplina in prima persona, trasferendone l’esperienza ai lettori, cominciando da Astrologia, Karma, Trasformazione, le dimensioni interiori della carta natale, edito da Astrolabio-Ubaldini.
L’autore, secondo le note riportate nella quarta pagina di copertina, basandosi sulla legge del karma e sulla spinta all’autotrasformazione, ma sarebbe più corretto dire sulla spinta a divenire ciò che si è, in quanto il carattere è incoercibile e l’unica scelta che si dà all’uomo concreto è riconoscere il dovere insito nella propria nascita e realizzarlo, integrava in quel libro astrologia umanistica, psicologia junghiana e filosofie orientali, ponendo particolare accento sul significato karmico e sulle forze trasformatrici di Saturno, Urano, Nettuno e Plutone, e considerando le tecniche astrologiche in una prospettiva orientata alla crescita, al fine di riconoscere il significato spirituale dell’astrologia ed il suo inestimabile valore per accrescere al massimo la conoscenza di sé, cosa di cui avevo particolarmente bisogno in quegli anni, considerata l’angoscia esistenziale nella quale mi dibattevo.
Nell’introduzione Arroyo spiegava che fin da quando aveva cominciato a studiare l’astrologia, interesse sorto durante un periodo di grande cambiamento personale, avvenuto in seguito ad una profonda immersione negli scritti di Carl Gustav Jung, aveva scoperto che c’era in essa più di quanto non fosse scritto nella maggior parte dei libri sull’argomento, da sempre consapevole intuitivamente del fatto che, dietro i simboli ed il linguaggio arcaico dell’astrologia tradizionale, esisteva un vasto campo di saggezza potenziale, una più profonda comprensione delle leggi della vita ed una capacità di penetrazione tali da condurre uno studente devoto ad una conoscenza più sottile delle dimensioni spirituali dell’esperienza; da allora, avendo cominciato a divorare un libro astrologico dopo l’altro, si trovò immediatamente alla ricerca dei significati più profondi dei simboli, espressione interna di un linguaggio cosmico che gli sembrava contenere un grande potenziale di crescita spirituale e di intensa consapevolezza.
Proseguendo nei suoi studi, gli divenne sempre più chiaro che l’astrologia funziona con livelli di coscienza e dimensioni di esperienza che vanno ben oltre la capacità di comprensione della mente logica, e che soltanto una mente intuitiva elevata può capirla veramente in tutte le più profonde ramificazioni ed espressioni, così, anno dopo anno, aveva trovato che si poteva davvero affinare l’intuizione attraverso la meditazione, la pratica costante e l’apertura mentale, fino al punto in cui era possibile percepire immediatamente la realtà essenziale che tanti autori avevano tentato di spiegare nei libri in circolazione, dei quali si dichiarava deluso, pertanto si considerava fortunato per essersi diretto presto verso le opere di Dane Rudhyar e per aver approfondito gli studi nel campo dello yoga, dei guaritori, delle religioni orientali, dei discorsi e degli scritti di diversi maestri spirituali, oltre che alle incomparabili indagini scientifiche di Jung, che aveva continuato a studiare per molti anni.
Tutte queste ricerche, assieme alle sue percezioni sempre più chiare nel campo dell’energia, ad uno studio a lungo termine di centinaia di sogni altamente istruttivi e ad una sintesi intuitiva di tutte queste dimensioni di vita intorno ad un centro spirituale ideale, l’avevano portato infine ad un metodo di comprensione e di applicazione dell’astrologia per lui totalmente soddisfacente, ma non si trattava di un sistema di interpretazione chiuso, piuttosto aveva maturato la sicurezza che la direzione che stava perseguendo nella sua conoscenza e nel suo lavoro di consulenza fosse quella giusta per la sua crescita, e, di fatto, molto più utile e costruttiva per i suoi studenti e clienti dell’assortimento di teorie e di assunzioni non verificate che costituiscono tanta parte dell’astrologia orientata sull’evento ed ‘esoterica’; le menzogne e le generalizzazioni infondate che si incontrano in alcuni libri astrologici sono profondamente distruttive se applicate alle situazioni individuali senza alcun rafforzamento o adattamento al livello di coscienza delle persone, e sono del tutto comiche quando si scopre che perfino un controllo superficiale di tali affermazioni, fatto con completa integrità ed in assenza di auto-inganno, può provare sperimentalmente la loro totale irrilevanza verso la reale esperienza della vita.
Arroyo forniva poi un’informazione biografica di grande valore per l’astrologo, considerato che l’astrologia è il linguaggio della vita e che non ci si può esimere dal raccontare se stessi secondo i suoi canoni, ossia l’elenco dei transiti planetari del momento in cui iniziò i suoi studi astrologici, dai quali si desume che accadde all’età di ventuno anni: Saturno era congiunto con l’Ascendente natale e Nettuno con Venere radix, mentre la congiunzione celeste tra Plutone ed Urano formava un aspetto angolare di quadratura con Urano radix, pianeta governatore della XII casa natale, tutti aspetti cosiddetti ‘duri’ o ‘difficili’, ed aggiungeva di aver menzionato quei transiti per indicare che per lui l’astrologia significava non soltanto una professione a tempo pieno ed un modo di pensare e perseguire la verità, ma anche che era stata ed era ancora uno strumento per raffinare la sua natura e per dargli l’ispirazione verso più grandi ideali di esperienza immediata, e che il suo libro era il risultato delle idee che aveva raccolto nelle sue indagini sui princìpi unificanti della vita ed i significati più profondi dell’astrologia.
Esso includeva una grande varietà di argomenti di difficile comprensione o non disponibili nei libri, ed era volto ad illuminare i significati più profondi dell’astrologia, le dimensioni più intime ed il livello di interpretazione basato sull’esperienza ed orientato alla crescita trascurati dalla letteratura astrologica, fondandosi primariamente sull’esperienza personale e clinica che l’autore aveva cercato di rendere più pratica possibile, per quanto, a causa della sottigliezza e dell’immensa portata di alcuni degli argomenti trattati, in alcuni punti era anche profondamente speculativo; Arroyo richiamava poi il lettore sull’importanza del valore essenziale e della verità della semplicità, presa di coscienza che doveva divenire immediatamente evidente a chiunque volesse praticare l’astrologia se voleva iniziare a sintetizzare la moltitudine di fattori di ogni carta natale in un tutto coerente e significativo.
Difatti, man mano che proseguiva nei suoi studi, percepiva con crescente chiarezza che la carta natale è un simbolo totale, unificante, vivente, e che l’uomo concreto non è meramente un composto di molti fattori diversi, ma un’unità vivente di potenziale divino, ed i processi di crescita trattati dall’astrologia, transiti e progressioni, non sono cicli isolati per caso che coincidono di quando in quando, ma aspetti di una coscienza unificata e dinamica che opera simultaneamente a molti livelli differenti ed in molte dimensioni diverse, perciò, quando i suoi studenti gli chiedevano da dove dovevano iniziare ad interpretare la carta del cielo di qualcuno, lui rispondeva che se loro capivano interamente e completamente un fattore della carta, questo li avrebbe condotti al centro da cui tutto emana, sicché dovevano semplicemente parlare di qualcosa che capivano veramente, metterlo in relazione con l’esperienza personale ed il livello di consapevolezza della persona, e poi lasciarlo fluire da solo, in quanto, penetrando nel centro di ogni cosa, alla fine avrebbero incontrato la realtà e la verità più profonda.
Quindi citava un detto orientale, la mente è l’assassina del reale, che, legato com’ero alla razionalizzazione dell’esistenza indicata dalla posizione della testa del drago nel grafico astrologico della mia genitura, mi impressionò fortemente, e difatti essa può assorbirsi a tal punto negli intricati dettagli di una carta particolare da perdere di vista la totalità ed i valori personali del cliente, divenendo nemica della verità, della chiarezza e della luce, ed appesantendo il problema attuale con una quantità di dettagli confusi, purtuttavia può anche servire come strumento per il sé più elevato, per illuminare la realtà insondabile della vita e del destino individuale; la qualità di ogni dialogo astrologico dipende dunque, più di qualunque altra cosa, dalla purezza della mente, dalla profondità di concentrazione e dagli specifici ideali di vita del consulente, e coloro che tentavano di sminuire l’importanza dei valori filosofici o spirituali dell’astrologo, affermando che tale orientamento è ‘mistico’, ascientifico ed irrilevante per una conoscenza di ‘sani princìpi astrologici basilari’, gli sembravano avere pochissima comprensione dell’impatto del loro lavoro e della responsabilità che si assumevano nel consigliare gli altri.
Una volta fatto proprio l’approccio basato sull’accettazione di una realtà più elevata di quella percepita dai sensi fisici, diventa evidente che la maggior parte delle soluzioni non vengono dal mondo esterno, ma dall’interno, perciò, anziché concentrare l’attenzione su quanto facile o felice possa essere una certa situazione o un dato periodo di tempo, occorre apprendere la lezione del potenziale di crescita inerente a tutte le esperienze ‘difficili’ e considerare le esperienze ‘facili’ come progressi, senza perdere l’equilibrio o giungere all’inflazione dell’io; in tale ordine di idee, convenienza e comodità di vita sul piano materiale non sono i fattori di maggiore importanza, come accade invece nell’astrologia centrata sulla previsione dell’evento, ma hanno la priorità lo stato interiore dell’esistenza ed il processo di auto-sviluppo, e l’autore, nel libro, aveva cercato di indicare al lettore la direzione per comprendere la carta di nascita, i transiti, le progressioni ed i fattori di confronto delle carte astrologiche ad un livello di profondità volto a suscitare un risveglio interiore di bisogni potenziali e scopi personali.
Sebbene si possa sapere con una certa sicurezza che un transito particolare si manifesterà in superficie in un certo modo al quale i più risponderanno e reagiranno, esiste un significato più profondo relativo a quel periodo di tempo, uno sviluppo di vita o un cambiamento di consapevolezza capaci di avere ramificazioni a lungo termine, ed è dovere dell’astrologo, il suo cimento più difficile, mostrarlo al cliente per aiutarlo a concentrare la sua attenzione sul processo essenziale in corso, invece che sui cambiamenti superficiali, in quanto, come affermava Jung, ciò con cui non siamo in contatto a livello conscio ci accade come ‘fato’, sembra che accada a noi e non ce ne assumiamo alcuna responsabilità né riconosciamo la nostra parte nel portarlo alla manifestazione, così, più siamo consciamente in contatto con la nostra vita interiore, più l’astrologia costituisce uno strumento per chiarire gli stadi di auto-sviluppo che dovremmo superare ed usare come opportunità di trasformazione personale.
Il primo capitolo del libro, dedicato alla definizione del concetto di karma, che altro non è se non la legge impersonale ed immoralista che regola l’universo, e, con esso, il ciclo delle nascite e delle morti, si apriva con una citazione di Jung: « Ciò che accade a un individuo è caratteristico di lui stesso. Rappresenta un modello, e tutti i pezzi gli si adattano. Uno dopo l’altro, via via che la sua vita procede, vanno a posto secondo un qualche disegno pre-destinato. », che allora mi fulminò con la promessa di realizzazione di quel che avvertivo segretamente dentro di me, mentre ora ne sperimento la realtà, quindi Arroyo spiegava che ogni uomo ha certe influenze karmiche da affrontare e deve raccogliere i frutti di ciò che ha seminato, e l’astrologia, fornendogli una mappa dei suoi attaccamenti, problemi, talenti ed atteggiamenti mentali, gli offre un modo non solo per rendersi conto in senso specifico di quale sia esattamente il suo karma, aiutandolo ad elaborare questi confronti all’interno ed all’esterno di se stesso, ma anche per iniziare a porsi al di sopra di essi ottenendone un’altra prospettiva.
Accolta l’idea del potere della mente e della volontà nella trasformazione personale, l’autore ne faceva discendere la responsabilità del destino e dei problemi rilevati nel tema natale, però esagerava nell’attribuire un valore karmico a quasi ogni fattore ed a fare dell’intera carta del cielo l’immagine del karma individuale, in quanto, se niente si crea dal nulla, il fatto che una persona specifica esista in una data forma è dovuto sì a fattori karmici, ma sarà quel che è a determinarne il destino, perciò, per me che sono propositivo ed orientato al futuro, ha molto più senso vedere nel grafico astrologico della genitura un mandala personale modellato dall’essere che racchiude simbolicamente il dharma dell’uomo concreto, il compito che gli sta fitto nel cuore derivatogli dalla sua propria natura, e misurare, con l’accresciuta consapevolezza, quanto la sua azione sia conforme ad esso; spariscono così i giudizi morali di buono e cattivo propri del giudeo-cristianesimo, e, ricollegandosi all’universo per il tramite dell’astrologia, ci si libera dalla morale eteronoma evangelizzata dai predicatori dell’eguaglianza.
Arroyo attribuiva poi a Saturno, il mio padre celeste, il ruolo di Signore del karma, e, considerando gli aspetti angolari di quadratura e di opposizione, che individuano le aree di maggior tensione ma anche le zone di maggiore crescita potenziale, sottolineava la necessità di venire al nocciolo della complessità personale, in quanto le forze indicate dall’aspetto di quadratura formano una croce ed interferiscono nell’espressione le une delle altre, pertanto vanno armonizzate attraverso un processo che generalmente dura anni, via via che la persona sviluppa nuovi modelli di comportamento ed una maggiore auto-comprensione, mentre le forze coinvolte nell’aspetto di opposizione rivelano spinte opposte, e tuttavia complementari, verso l’espressione più immediata nel rapporto con gli altri, con la peculiarità che, per armonizzare queste polarità, l’opposizione richiede che si sviluppi maggiore consapevolezza non solo del proprio sé ma anche dei desideri, delle aspettative e dei punti di vista altrui.
Dopo Saturno e gli aspetti angolari di quadratura e di opposizione, l’autore menzionava i tre segni karmici che, tra i dodici dello zodiaco tropico, sono più interessati dalle crisi chiaramente riferibili al karma, spiegando che le persone con forti valori Vergine e Pesci, e che dunque ospitino non necessariamente il Sole di nascita, hanno come destino quello di portare un peso molto più gravoso degli altri, sia a livello di lavoro fisico e doveri faticosi (Vergine) che di inquietudine e confusione emotiva (Pesci), in quanto rappresentano stadi cruciali di auto-sviluppo, fasi di evoluzione e di crescita in cui devono affrontare i frutti delle loro azioni ed attitudini, ma anche il segno dello Scorpione può essere specificamente riferito al karma, in quanto è durante questa fase di sviluppo che l’individuo deve affrontare onestamente i propri desideri e giungere a realizzare il loro potere intrinseco.
Arroyo affrontava quindi le case IV, VIII e XII, dette case d’‘acqua’ poiché corrispondono ai segni zodiacali Cancro, Scorpione e Pesci, che si riferiscono al passato, a risposte condizionate divenute istintuali e che operano attraverso le emozioni e dunque il karma: la IV rivela il condizionamento che lega alla famiglia, alla casa, al senso di intimità e di tranquillità domestica e ad altri fattori relativi alla sicurezza; l’VIII rivela un forte bisogno di intimità, tanto che è generalmente piuttosto difficile conoscere ad un livello intimo la persona con valori in questa casa, in quanto, volendo anche il potere, è fortemente motivata ad esercitare un’influenza sul mondo mantenendo simultaneamente un notevole riserbo; la XII rivela invece influenze che sono totalmente ed ovviamente al di là di ogni controllo, e spesso alla persona è chiaro che non sarà in grado di soddisfare i desideri interiori attraverso una qualsiasi attività ordinaria, sebbene questa chiarezza possa richiedere anni di sofferenza per svilupparsi.
Infine, Arroyo considerava che, nell’esistenza presente, la personalità è costruita sulle fondamenta del passato, e la Luna rappresenta appunto i sentimenti radicali riguardo se stessi, quella che si può definire anche “auto-immagine”, sebbene il senso di sé rappresentato dall’astro notturno non sia tanto un’immagine conscia e nitida quanto un’indicazione subliminale, solitamente piuttosto vaga, di ciò che realmente si è; segno, casa ed aspetti della Luna sono importanti in qualunque considerazione a livello di rivelazioni karmiche della carta, non essendovi probabilmente nessun altro fattore nel tema natale che possa essere riferito così immediatamente ad esperienze ed a modelli comportamentali passati.
Introdotta la parte filosofica nella quale inquadrare il discorso astrologico, Arroyo indicava le chiavi di trasformazione personale nei pianeti Urano, Nettuno e Plutone, i quali simboleggiano forze che suggeriscono continui mutamenti nella coscienza: il primo rappresenta una forza che si manifesta come cambiamenti improvvisi di modelli di vita, trasformazioni repentine di coscienza, lampi di intuizione e rapide esplosioni di nuove idee e concetti originali; il secondo una forza interamente al di là del controllo umano, essendo oltre i limiti della ragione o di qualunque altra cosa comprensibile alla mente logica, perciò, per capire Nettuno nella sua essenza, occorre arrendersi alla sua influenza in quanto esso è, per definizione e funzione, al di là dei limiti; il terzo una forma di energia estremamente concentrata che può essere usata in modo creativo soltanto quando chi la usa sia sufficientemente evoluto spiritualmente, essendo l’evoluzione spirituale ed un profondo potere curativo le sole zone di esperienza in cui le forze di Plutone possono essere utilizzate senza una retroazione negativa.
Seguiva poi un lungo capitolo dedicato a Saturno, alla sua natura, al suo significato nella carta natale, agli aspetti angolari che forma con gli altri pianeti, al ritorno sulla sua posizione radicale ed ai suoi transiti rispetto ai pianeti ed alle case natali, quindi un capitolo dedicato agli aspetti angolari che coinvolgono Urano, Nettuno, Plutone ed i pianeti personali Sole, Luna, Mercurio, Venere e Marte, nel quale definiva gli aspetti ‘difficili’ come sfide, in quanto simboleggiano le zone di massima tensione e pressione nella vita interna della persona, mentre gli aspetti dinamici rivelano il punto in cui l’individuo è costretto ad adattarsi in modo notevole ed a crescere attraverso un’esperienza concreta, aggiungendo che, ai fini della comprensione degli aspetti, bisogna tener conto del fatto che, a determinarne la qualità, sono l’elemento o gli elementi nei quali si trovano i pianeti maggiormente carichi di tensione.
Arroyo specificava quindi che ciascun aspetto dev’essere valutato secondo la natura dei pianeti coinvolti, e che la sua regola favorita nella loro interpretazione era che i pianeti nei segni rappresentano gli impulsi basilari di espressione ed i bisogni di compimento, ma gli aspetti rivelano lo stato reale del flusso di energia e quanto sforzo personale è necessario per esprimere un impulso particolare o per realizzare un bisogno particolare; in altre parole, un aspetto particolare ci dice quanto sforzo sarà necessario, in senso relativo, per raggiungere un dato risultato, anche se l’intera carta, così come il background, l’ambiente e l’educazione specifica dell’individuo, devono essere valutati per verificare se le capacità reali ed il modello karmico della persona la renderanno capace di soddisfare questi impulsi e bisogni.
L’autore analizzava poi una teoria degli aspetti basata sul flusso di energia, nel tentativo di descrivere tipi specifici di flusso di energia ad un livello molto sottile di operazione, energia che può manifestarsi come innumerevoli tipi di comportamento e come un’infinita varietà di tratti della personalità, classificandoli in dinamici o provocatori, oppure armonici o scorrevoli: gli aspetti armonici mostrano che le due energie coinvolte, e quindi le due dimensioni dell’essere dell’individuo, vibrano in armonia e si rinforzano a vicenda all’interno del campo di energia della persona, simili a due onde che si armonizzano e si fondono in un’espressione unificata di energie complesse, indicando uno stato di essere e di sintonia che è interamente stabile e forte, un modo per usare la nostra energia in maniera scorrevole e rilassata; gli aspetti provocatori indicano invece che le energie coinvolte, e dunque le dimensioni di vita dell’individuo la cui carta natale ha un tale aspetto, non vibrano in armonia, così, anziché rinforzarsi vicendevolmente, tendono ad interferire nell’espressione reciproca ed a creare tensione all’interno del campo di energia, come se le due onde fossero in rapporto discordante fra di loro, stabilendo ciò che potremmo chiamare un tono instabile o irritante, e questa irritazione o instabilità può, tuttavia, spingere l’individuo verso qualche sorta di azione precisa al fine di risolvere la tensione.
In quest’ottica, gli aspetti si possono suddividere in aspetti di liberazione di energia ed aspetti di mantenimento di forma: i primi sono il quadrato e l’opposizione, sebbene alcune congiunzioni e qualche aspetto minore simboleggino altri modi particolarmente dinamici di liberazione di energia, i secondi sono il sestile ed il trigono, sebbene anche alcune congiunzioni e qualche occasionale aspetto minore ricadano nella seconda categoria; il relativo dinamismo o l’armonia di ogni scambio particolare dipendono non solo dall’angolo specifico fra i pianeti ma anche fra gli elementi coinvolti, e, aggiungeva Arroyo, l’ideale di una carta natale è di trovare un equilibrio tra i due tipi di aspetti, così può esserci una sintesi di queste funzioni complementari di energia all’interno del campo di energia totale della persona.
Quadrati ed opposizioni rappresentano le sfide che devono essere affrontate e gli aspetti scorrevoli le risorse con cui affrontarle, e ciò in quanto la tensione implicita negli aspetti provocatori costringe ad agire al fine di cambiare condizioni non soddisfacenti sia all’interno sia all’esterno, altrimenti si vive in uno stato di frustrazione interna e di inquietudine, poiché i pianeti in aspetto provocatore posseggono più energia di quelli in aspetto armonico, quindi la persona deve lottare di più in quelle zone di vita per via dell’ulteriore impegno e per liberare la tensione, e, una volta che abbia affrontato con efficacia le provocazioni indicate, spesso acquista un più grande senso di soddisfazione di quanto ne avrebbe avuto se avesse usato soltanto le energie armoniche, i quadrati mostrano infatti ciò che si deve affrontare attraverso l’esperienza immediata, i trigoni indicano ciò che si vive a livello naturale.
Arroyo illustrava poi le interpretazioni degli aspetti angolari tra Urano, Nettuno e Plutone ed i cinque pianeti personali Sole, Luna, Mercurio, Venere e Marte, ed infine si soffermava brevemente sugli aspetti della Luna, pianeta tanto intimamente connesso con il condizionamento passato, e dunque con il karma, spiegando che l’interazione della Luna con gli altri pianeti mostra la capacità di fare uso dei risultati delle esperienze e dei condizionamenti passati e di esprimerli, ed indicava le frasi chiave dei vari aspetti dinamici lunari con la sola parola ipersensibilità, sottolineando che ogni aspetto esatto che coinvolge la Luna colora il modo in cui la persona sente se stessa, la sua autoimmagine.
Infine, nel paragrafo dedicato alla comprensione delle tematiche della carta natale, Arroyo spiegava che la chiave di un approccio olistico all’interpretazione consiste nell’evidenziare i diversi temi che dominano la vita di una persona sintetizzandone i fattori in relazioni fra i dodici princìpi basilari, utilizzando gli aspetti e la posizione dei segni e delle case dei pianeti coinvolti, cosa che risulta molto più difficile che isolare un aspetto particolare e leggerne una serie di interpretazioni su testi diversi, si tratta infatti di maturare una capacità che non può essere insegnata facilmente o scritta in astratto, dato che le combinazioni di aspetti, segni e case sono numerosissime, ciascun aspetto specifico è difatti modificato nella sua espressione in rapporto ai segni coinvolti, e ciascuna energia planetaria è espressa in un modo che è colorato non solo dai suoi aspetti stretti ma anche dalla sua posizione per segno zodiacale.
Le carte del cielo evidenziano normalmente delle configurazioni fra molti pianeti che coinvolgono una quantità di aspetti differenti, e soltanto anni di pratica e di esperienza permetteranno allo studente di superare questo ostacolo apparentemente insuperabile, dopo aver sviluppato la capacità di vedere le configurazioni in una carta natale come un tutto e di mescolare il significato dei pianeti coinvolti in queste combinazioni complesse, in quanto questi fattori e dettagli simboleggiano altrettante sfaccettature di una persona viva e totale; prima di tutto occorre comprendere il significato dei pianeti coinvolti ed i loro scambi specifici con gli altri pianeti della configurazione, dopodiché si potranno mescolare questi significati in un modo che rifletterà accuratamente la maniera in cui l’individuo vive effettivamente queste energie: se un pianeta partecipa delle maggiori tematiche della carta, e perciò simboleggia una sintonia che l’individuo esprime in maniera dominante, il suo ruolo in una data configurazione sarà degno di speciali attenzioni, ma, più di ogni altra cosa, dovremmo focalizzare l’attenzione su ogni pianeta personale, o sull’Ascendente, coinvolto in una data configurazione, in quanto quel fattore simboleggia la maniera di espressione delle energie dell’intera configurazione.
Arroyo dedicava poi un capitolo ciascuno agli argomenti karma e relazioni, sullo studio delle sinastrie e delle carte composite, progressioni, che non uso in quanto non ho mai avuto conferme particolarmente convincenti a riguardo, transiti, la tecnica previsiva che in assoluto mi ha fornito le conferme più puntuali di eventi e trasformazioni interiori, quindi affrontava la tematica dell’Ascendente e del Mediocielo, fattori vitali della struttura della personalità, spiegando che il primo simboleggia un modo di espressione così immediato e spontaneo di tutto il sé che nessuna semplice parola è capace di coglierne l’essenza, mentre il secondo sembra molto astratto quando si è giovani ma diventa sempre più rilevante nell’esperienza personale quando si cresce e si partecipa pienamente alla società; seguiva poi un discorso dedicato al maestro dell’Ascendente ed un altro agli aspetti dell’Ascendente, quindi al Mediocielo ed ai suoi aspetti, e, infine, ai quattro angoli di due carte natali messe a confronto.
Arroyo si concedeva poi una sbandata esoterica degna di Rudhyar dedicando un intero capitolo del suo libro, altrimenti pregevole, alle sedute medianiche di Edgar Cayce relative all’astrologia, e, infine, concludeva con alcune note sulla consulenza astrologica, che integravano quelle del capitolo “L’uso dell’astrologia nel campo della consulenza” del suo libro L’astrologia e i quattro elementi, nelle quali sosteneva, analogamente a Jung, per il quale quel che conta non è la psicoanalisi, ma la personalità dell’analista, è questa che guarisce, di aver maturato la consapevolezza via via sempre maggiore che non è l’astrologia che fa la differenza quanto l’astrologo, e, per far comprendere cosa intendesse, descriveva il processo che aveva attraversato nella ricerca di una struttura di valore significativa e di un approccio all’astrologia ed alla consulenza in generale, aspetto che me lo fece apprezzare come astrologo, in quanto dimostrava di intendere realmente l’astrologia come linguaggio della vita.
Proseguii dunque nella lettura dei suoi libri acquistando una copia de L’astrologia e i quattro elementi, l’influsso dell’energia cosmica sul significato dei pianeti e dei segni, edito da Astrolabio-Ubaldini, la cui prima parte era dedicata a presentare il rapporto tra astrologia e psicologia, superando così la visione tradizionale centrata sull’evento, mentre la seconda si occupava specificamente dell’argomento indicato nel titolo; nell’introduzione Arroyo scriveva, ed è un pensiero condivisibile, che un individuo è prevedibile esattamente in proporzione alla sua mancanza di consapevolezza, ed il nuovo tipo di astrologia che si accingeva a presentare era rivolto principalmente a coloro che avevano deciso di adoperarsi per aumentare la propria consapevolezza di sé, cosa di cui sentivo un forte bisogno.
L’autore proseguiva affermando che l’astrologia, usata in modo costruttivo e moderno, dovrebbe servire per applicare, modificare o trasformare la propria armonizzazione con le energie natali per manifestarne l’espressione più positiva, perciò poneva l’accento su una comprensione più profonda dei fattori astrologici fondamentali e su una valutazione più meditata dello scopo di tutte le tecniche astrologiche, in quanto essa rivela il disegno complessivo di semplicità, ordine, eleganza e forma presente in tutto l’universo e, in particolare, in ogni individuo; a suo giudizio l’astrologia costituiva senz’altro il mezzo più preciso e completo per comprendere la personalità, il comportamento, i cambiamenti e la crescita dell’essere umano, anche se lui la fondava sull’energia, mentre per me, che conosco la sostanza del tempo, è invece, più propriamente, la scienza del tempo par excellence.
L’astrologia e i quattro elementi mi sembrò un testo filosoficamente meno ispirato di Astrologia, Karma, Trasformazione, ma mostrava dei punti di interesse sotto il profilo tecnico, così acquistai anche il volume L’interpretazione della carta natale, linee guida per comprenderne gli elementi essenziali, edito da Astrolabio-Ubaldini, che, secondo quanto riportato nella quarta pagina di copertina, presentava un metodo graduale, molto semplice e chiaro, grazie al quale tutti potevano comprendere il significato essenziale di qualsiasi carta natale, amplificarlo e renderlo accessibile ed utilizzabile per se stessi e per gli altri, in quanto Arroyo, aspetto fondamentale, insegnava a pensare astrologicamente per condurre il lettore direttamente nello spirito dell’astrologia e non fargli perdere di vista nessun elemento significativo.
Nell’introduzione l’autore precisava che, in relazione ai suoi scritti precedenti, non sentiva alcun bisogno di aggiungere altro materiale, reputando che il suo ruolo primario fosse quello di evidenziare il più chiaramente possibile i princìpi basilari e l’approccio che aveva trovato più pratico e preciso, chiarificazione che aveva ritenuto urgentemente necessaria per rendere possibile e ben fondata una vera psicologia astrologica, in quanto pensava che fosse di gran lunga preferibile per gli studenti di astrologia imparare a pensare con la propria testa, a pensare astrologicamente in rapporto alla persona, piuttosto che seguire ciecamente delle rigide regole di interpretazione o affidarsi alle interpretazioni preconfezionate che si trovavano nei numerosi testi di ricette astrologiche in circolazione.
Quel volume, prosecuzione dei libri L’astrologia e i quattro elementi ed Astrologia, Karma, Trasformazione, costituiva una compilazione esplicita e concisa di linee guida interpretative facilmente accessibili e precise sia per chi iniziava a pensare astrologicamente sia per chi si trovava ad un livello più avanzato, essendo concentrato unicamente sui fatti maggiori della carta natale, in quanto i fattori essenziali sono i più affidabili, se propriamente compresi, e sono i fattori maggiori e fondamentali di un tema natale che riflettono chiaramente i temi più importanti della vita dell’uomo concreto, e la più grande forza dell’astrologia consiste proprio nella sua capacità di descriverne la personalità, le motivazioni, i bisogni primari, la situazione interna in ogni momento e persino la qualità della coscienza: in breve, le dinamiche interne dell’intero campo dell’energia fisica e psicologica della persona.
La situazione interna è effettivamente quella fondamentale e quindi quella simboleggiata più precisamente dalle configurazioni astrologiche di quanto non lo siano le circostanze esterne, così, dopo aver compreso che doveva concentrarsi sulle dimensioni interne, al fine di trovare le caratteristiche che erano inevitabilmente presenti quando avveniva una certa posizione o configurazione planetaria, all’autore non rimaneva che sperimentare le numerose forme di espressione verbale e le molte parole e frasi chiave per vedere quali fossero le più adatte ed efficaci nel comunicare ai clienti le sottili realtà psico-astrologiche, e difatti l’astrologia poteva affermare legittimamente di essere una scienza psicologica nel vero senso della parola, se i suoi fondamenti astrologici venivano capiti ed applicati correttamente.
Quel libro intendeva dunque incoraggiare la comprensione in modo direttamente proporzionale allo sforzo di concentrazione e di riflessione del lettore, ed era finalizzato espressamente all’interpretazione pratica di carte natali, poiché forniva a chi esercitava, insegnava o studiava l’astrologia quelle linee guida interpretative che potevano essere adottate, elaborate ed usate per scoprire ulteriori significati nel contesto della carta, della persona e della situazione considerate, costituendo un modo per sintonizzarsi, o aiutare gli altri a sintonizzarsi, sul sé più profondo, in quanto consentiva di sviluppare un metodo astrologico personale che mettesse a fuoco il significato e lo scopo della vita.
Per raggiungere un alto livello di precisione occorreva dunque concentrarsi sull’esperienza interna, ed Arroyo sottolineava che chiunque utilizzava l’astrologia doveva invariabilmente concentrarsi sui cinque pianeti personali e sull’Ascendente, e poi su qualunque altra cosa colorasse o modificasse quei fattori primari, e difatti, in linea con l’importanza dei pianeti personali, la sezione più vasta del libro offriva numerose linee guida per comprenderne la posizione celeste, così come quelle di Giove e di Saturno, quindi l’autore ribadiva quel che diceva sempre ai suoi studenti: anche se sentite di capire soltanto una piccola parte di un tema natale, seguite ciò che capire veramente e questo vi condurrà alla struttura ed ai temi principali del resto della carta; è meglio concentrare l’attenzione su ciò che è importante nella natura e nella vita della persona e sulla sua individualità, invece di perdersi nei suoi infiniti dettagli.
Quindi proseguiva dicendo che, dato che la carta di nascita è pienamente realizzata soltanto nell’essere umano vivente, una sua interpretazione completa è raggiunta solamente nella misura in cui il tessuto e l’intreccio della sua vita sono rivelati, meglio compresi e più pienamente accettati, pertanto, dopo aver appreso gli elementi fondamentali del tema natale, la filosofia dell’astrologia ed i princìpi interpretativi affidabili, è l’astrologo che conta, per quanto anche il tipo specifico di teoria astrologica che egli abbraccia è importante, in quanto, e qui l’autore citava Einstein, è la teoria che decide cosa possiamo osservare, perciò definire la propria filosofia astrologica ed il proprio approccio fondamentale all’interpretazione è imperativo per ottenere una prospettiva chiara ed una base solida nel lavoro astrologico.
Infine Arroyo esponeva i concetti chiave e le definizioni elaborate nel corso della sua pratica astrologica, affermando che chiunque ne comprendeva veramente il significato possedeva una chiave per la comprensione di tutta l’astrologia: 1) gli elementi sono la sostanza energetica dell’esperienza; 2) i segni sono i modelli di energia primaria ed indicano specifiche qualità di esperienza; 3) i pianeti regolano il flusso di energia e rappresentano le dimensioni di esperienza; 3) le case rappresentano i campi di esperienza entro cui specifiche energie saranno espresse più facilmente ed affrontate più direttamente; 5) gli aspetti rivelano il dinamismo e l’intensità di esperienza così come il modo con cui le energie interagiscono nell’individuo; quindi concludeva dicendo che questi cinque fattori comprendono una vasta psicologia cosmica, e l’arte della loro combinazione dà come risultato il linguaggio di energia chiamato astrologia.
Allora, confuso e smarrito nell’angoscia esistenziale piombatami addosso dopo aver realizzato, sgomento di fronte alla desolazione delle macerie della mia vita, l’inutilità dei tentativi di sfuggire alle origini, mentre cercavo di dare un senso all’esistenza ripartendo dall’astrologia, di cui i carissimi fratelli massoni astrologi con i quali chattavo ogni sera mi avevano dimostrato l’efficacia, mi immersi nel suo studio per comprenderne il fondamento e discernere le tecniche interpretative realmente efficaci da quelle prive di sostanza, e Rudhyar, con la concezione della carta natale come mandala personale che mostra il dharma individuale e dell’astrologia come Karma Yoga, mi fornì una risposta accettabile alla domanda: “A che serve l’astrologia?”, quindi passai ad Arroyo, che proveniva dalla medesima scuola, nonostante fondasse il proprio impianto filosofico sul karma, e, dunque, assumesse una visione retrospettiva, del quale apprezzavo la chiarezza tecnica e mi riconoscevo in quel che scriveva.
Né Rudhyar né Arroyo, però, per quanto mi offrissero una dimensione filosofica oltre alle indicazioni tecniche necessarie ad interpretare una carta natale, soddisfacevano appieno la mia sete di conoscenza riguardo il fondamento dell’astrologia, per consentirmi di afferrare la natura del nesso oggettivo tra l’uomo e l’universo; nessuno dei due rispondeva infatti all’esigenza vitale che avvertivo fin da bambino di piegare il tempo su di me, considerata la sua sostanziale irrealtà, e proprio il tempo si è rivelato la chiave fondamentale che ne spiega il funzionamento: soltanto in virtù della relazione esistente tra tempo ed eternità è possibile comprendere il fondamento ontologico del carattere nell’essere e del destino nel divenire, in quanto l’esistenza dell’uomo concreto esiste già perfettamente compiuta nell’eternità e si rivela gradualmente precipitando nel tempo, solo così si possono afferrare appieno il senso e l’utilità dell’astrologia, che aiuta a divenire ciò che si è, secondo il carattere racchiuso simbolicamente nel tema natale, ed a fare ciò che dev’essere fatto con lo stile di un’impersonalità attiva.

La testa del drago

Yama, divinità della morte, regge con la bocca, con le mani e con i piedi la Ruota della Vita (Bhavachakra), con i sei regni nei quali gli esseri senzienti trasmigrano incessantemente mossi da avidità, odio ed ignoranza, rappresentati rispettivamente dal gallo, dal serpente e dal maiale posti nel suo centro e responsabili del ciclo continuo delle nascite e delle morti

Yama, divinità della morte, regge con la bocca, con le mani e con i piedi la Ruota della Vita (Bhavachakra), con i sei regni nei quali gli esseri senzienti trasmigrano incessantemente mossi da avidità, odio ed ignoranza, rappresentati rispettivamente dal gallo, dal serpente e dal maiale posti nel suo centro e responsabili del ciclo continuo delle nascite e delle morti

Nel giugno 2001, mentre Saturno si approssimava ad entrare nella II casa natale, privandomi dei valori materiali ed obbligandomi a trovare il senso della mia esistenza in una visione del mondo che implicasse la dimensione trascendente, negli anni in cui andava maturando l’angoscia esistenziale che, senza che potessi ipotizzarne l’esito, pur avvertendo il distacco dal sistema di vita burocratico ed omologante fondato su scuola e lavoro, mi avrebbe portato ad abbandonare tutto per seguire soltanto me stesso, quando, nel pieno delle mie illusioni associative, mi ostinavo ancora a credere che i massoni fossero degli iniziati autentici, il maestro venerabile della loggia che mi iniziò alla libera muratoria universale del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani, un grande iniziato del Rito Scozzese Antico ed Accettato, levando ieraticamente al cielo il sacro indice mi disse, dall’alto della sua stazza corpulenta e dei suoi capelli bianchi, che, oltre alla consueta paccottiglia libraria di fine Ottocento della quale si nutrono i carissimi fratelli liberi muratori, avrei dovuto leggere il libro egiziano dei morti, ma io, un po’ per diffidenza nei suoi confronti, un po’ perché G. mi confidò di aver letto, anni addietro, il libro tibetano dei morti, recatomi in una libreria acquistai questo testo e lo lessi, traendone un mutamento di orientamento interiore che, allora, non potevo immaginare dove mi avrebbe portato.
Contrariamente al suggerimento bibliografico del mio maestro venerabile acquistai dunque una copia del Bardo Thodol, noto in Occidente con la titolazione errata de Il libro tibetano dei morti, mentre in Tibet è conosciuto come Il grande libro della liberazione naturale attraverso la comprensione nello stato intermedio, scritto nell’VIII-IX secolo d.C. da Padma Sambhava e scoperto nel XIV secolo d.C. dal noto scopritore di tesori Karma Lingpa, nella versione tradotta dal tibetano da Robert A.F. Thurman, pubblicato da Corbaccio in edizione economica nella collana Mandala con una prefazione del Dalai Lama, il quale spiegava agli occidentali che i tibetani, pur essendo rinomati per la loro spiritualità, si ritengono persone molto concrete e realiste, perciò considerano l’analisi e lo studio sistematico del processo umano di morte come una prudente e concreta preparazione a ciò che è inevitabile, e difatti questo libro rappresenta un manuale di istruzioni utile a coloro che stanno affrontando la loro fine, e, ovviamente, ai loro cari che vogliono aiutarli nel momento del trapasso, in quanto descrive un processo estremamente reale attraverso cui tutti gli uomini sono destinati a passare dopo il decesso e prima della vita successiva, ossia il passaggio nei tre stati intermedi del processo di morte e rinascita.
Allora, un anno dopo l’incidente automobilistico dal quale uscii miracolosamente indenne e che segnò l’inizio della mia seconda esistenza, tanto da costituire l’oggetto del capitolo primo della mia autobiografia in chiave astrologica, ero particolarmente sensibile al tema della morte, essendo l’iniziazione una morte simbolica rispetto al mondo profano seguita da una rinascita alla vita iniziatica, perciò lessi con molto interesse la parte introduttiva curata da Robert Thurman, il quale, dopo aver illustrato l’origine storica della civiltà spirituale tibetana, minacciata di estinzione dal genocidio umano e culturale perpetrato da oltre sessant’anni dai comunisti cinesi, che invasero il Tibet nel lontano 1950 reclamandone il possesso, spiegava, relativamente al titolo dell’opera, che i tibetani distinguono sei stati intermedi: l’intervallo fra la nascita e la morte (« stato intermedio della vita »), fra il sonno e la veglia (« stato intermedio del sonno »), fra la veglia e l’assorbimento profondo (« stato intermedio dell’assorbimento profondo »), ed i tre stati intermedi durante il processo morte-rinascita (stato intermedio del « punto di morte », stato intermedio della « realtà » e stato intermedio dell’« esistenza »).
Secondo l’arte tibetana del morire lo stato intermedio, periodo di transizione dalla morte ad una nuova nascita, è il momento migliore per influenzare positivamente il processo causale dell’evoluzione, in quanto, durante questa fase cruciale, l’impulso evolutivo, ossia il karma, è temporaneamente fluido, così, avendo coscienza di essere morto e sapendo cosa sta attraversando, il defunto può guadagnare, o perdere, molto terreno; i tibetani ne sono estremamente consapevoli, perciò considerano il Libro della liberazione naturale alla stregua di un vero e proprio tesoro, una guida al miglioramento del proprio destino, poiché, dimostrandosi vigili durante questo stadio del processo, possono ottenere la liberazione oppure influenzare al meglio la nuova nascita, e, come supporto visivo, ricorrono alla Ruota della Vita (Bhavachakra), che si trova frequentemente in Tibet ed altrove nel mondo buddhista, spesso dipinta sui muri dei templi, che raffigura l’iconografia dei sei regni della trasmigrazione, rappresentando l’esperienza concreta del trapassato, il quale vola fra le fauci di Yama, divinità della morte, che la tiene con la bocca, con le mani e con i piedi, per poi prendere la posizione che gli spetta in virtù del proprio karma.
Il libro della liberazione naturale, raccolta di indicazioni sul percorso da affrontare da leggere ad alta voce all’indirizzo del defunto, che si presume stia vagando, disorientato dal trapasso, nei pressi del suo cadavere, presuppone dunque il contesto cosmologico rappresentato dalla Ruota della Vita quale scenario del viaggio attraverso lo stato intermedio, figura composta da quattro cerchi concentrici elaborata allo scopo di illustrare visivamente le intuizioni spirituali che descrivono il ciclo continuo delle morti e delle nascite, che, nel cerchio interno, il mozzo attorno al quale si sviluppa il movimento, contiene i tre veleni, rappresentati dal gallo, dal serpente e dal maiale, i quali simboleggiano rispettivamente l’avidità, l’odio e l’ignoranza, che corrompono l’uomo interiormente dando luogo all’incessante ciclo di nascita, morte e rinascita, e, nel secondo cerchio, diviso in due metà, mostra, nella parte bianca, degli uomini che raggiungono la liberazione ed escono dal ciclo di nascita e morte, seguendo un filo bianco che li conduce fuori dalla necessità nella terra dei Buddha, mentre nella metà nera altri uomini precipitano nei regni infernali, tormentati da spiriti maligni.
Nel terzo cerchio, suddiviso in sei parti ricche di personaggi e cose reali o fantastiche e di paesaggi idilliaci o terrificanti, sono rappresentati i sei regni di esistenza condizionata come li concepisce la cosmologia buddhista, ossia le sei condizioni principali frutto della percezione degli esseri senzienti, e, di conseguenza, prodotto del loro karma, domini che hanno in comune l’esperienza della sofferenza e della morte, simboleggiata da Yama, come anche le cause del ciclo del dolore, rappresentate simbolicamente dai tre animali collocati al centro della raffigurazione, là dove il movimento ha origine, e difatti la Ruota della Vita è una rappresentazione turbinosa del vortice della vita, il samsāra, nel quale tutti gli esseri senzienti sono condannati a migrare incessantemente fin quando l’odio, l’avidità e l’ignoranza non si dissolveranno definitivamente dalle loro menti, soltanto allora conseguiranno la liberazione, il nirvāna, ed Il libro della liberazione naturale fornisce indicazioni precise sul cammino da seguire per rinascere in una condizione superiore ed evitare le forme di vita negative.
Nella parte inferiore della ruota, che raffigura i piani di esistenza orrendi, ci sono i regni infernale, dei preta e degli animali, corrispondenti alle condizioni dipendenti dall’odio, dall’avidità e dall’ignoranza: i regni infernali, con otto inferni caldi, otto inferni freddi, otto inferni che schiacciano ed otto inferni che tagliano, si ispirano direttamente alle esperienze del caldo, del freddo, della compressione e della dissezione, e sono il prodotto di azioni negative causate prevalentemente dall’odio; il regno dei preta, o spiriti affamati, creature affamate ed assetate avvinte da uno stato mentale di estrema frustrazione, le quali hanno stomaci giganteschi, gole lunghe chilometri e strette come uno spillo, e quando trovano qualcosa che assomigli a del cibo, ingerendolo, provano un irresistibile bruciore, sono l’incarnazione della fame, della sete, della brama e della frustrazione, e devono la loro condizione all’accrescersi dell’avidità; il regno animale, le cui creature soffrono per la relativa mancanza di intelligenza e per la limitata capacità conoscitiva, è il prodotto della stratificazione dell’ignoranza, della follia o della stupidità.
Nella parte superiore della ruota, invece, si trovano i regni degli uomini, degli asura e degli dèi: il regno degli uomini, che incarnano ogni tipo di negatività, pur essendo liberi dagli eccessi di odio, avidità ed ignoranza che vincolano gli esseri infernali, i preta e gli animali, essendo la forma umana non soltanto il prodotto di questi aspetti negativi, ma anche dei loro contrari, pazienza, generosità e sensibilità intelligente, li pone nella condizione di essere liberi dall’essere guidati involontariamente da reazioni istintive, e di avere l’opportunità di usare tale libertà con intelligenza e sensibilità per realizzare la libertà suprema e la felicità duratura; il regno degli asura, o antidèi, creature che godono di libertà ed opportunità superiori rispetto agli uomini, essendo ascesi alla loro condizione passando per il regno umano, che hanno rivolto la propria generosità, la propria tolleranza e la propria sensibilità alla ricerca del potere, e, invidiosi degli dèi, sono perennemente in guerra con essi; il regno degli dèi, che in seguito alla lunga pratica della generosità, della sensibilità e della tolleranza associate alla loro maestria nel controllo della mente, si sono elevati dalla forma di vita umana fino ai vari paradisi, nei quali godono di libertà ed opportunità maggiori rispetto agli uomini, ma la stessa ricchezza di cui sono dotati è il loro più grande nemico, in quanto il piacere fa dimenticare loro l’esigenza della liberazione.
Nel cerchio esterno, infine, sono raffigurati i simboli dei dodici nessi causali della produzione condizionata, ossia l’insieme dei meccanismi di interazione sui quali si reggono i fenomeni nelle loro relazioni causali, il modello buddhista dell’origine del mondo: un cieco con un bastone che si dirige verso un burrone, l’ignoranza; un vasaio che lavora alla sua ruota modellando vasellame di forma varia, le forze creatrici; una scimmia che salta continuamente da un ramo all’altro di un albero, la coscienza; degli uomini in una barca in balia delle onde, nome e forma; un edificio con le finestre vuote, i sei sensi; una coppia di amanti che si toccano, il contatto; un uomo con una freccia in un occhio, la sensazione; una donna che offre da bere ad un uomo, la brama; una donna che raccoglie frutti da un albero, l’attaccamento; un uomo ed una donna che copulano, il divenire; una donna che partorisce, la nascita; un uomo che porta in spalla un cadavere avvolto in un lenzuolo bianco, vecchiaia e morte.
Il libro della liberazione naturale, descrivendo il percorso affrontato dal defunto nello stato intermedio, mi fece comprendere la realtà del trapasso da una condizione di esistenza all’altra, così, per documentarmi meglio, acquistai un libro divulgativo sulla reincarnazione che spiegava quanto sia comune, nelle culture che ne ammettono la realtà, che bambini molto piccoli ricordino vividamente l’esistenza precedente al punto da condurre i loro genitori presso quelli che furono i loro cari, riconoscerli, fornire informazioni riservate su di loro e scovare oggetti nascosti, per poi perderne memoria crescendo, quindi, il 16 gennaio 2004, presi in prestito, nella foresta del Ribelle, il libro Immortalità e reincarnazione, pratiche e dottrine in Cina, Tibet, India, di Alexandra David-Néel, edito da Alkaest, autrice di cui avevo letto in precedenza Maghi e mistici del Tibet, pubblicato da Astrolabio-Ubaldini, che mi fece comprendere come ciascuna scuola differisca per il numero di componenti in cui si ritiene si divida la parte sottile dell’uomo, e per il modo in cui questi si ricombinano con quelli di altri defunti, sicché non è la medesima entità che si reincarna, ma un insieme di tendenze che formano un nuovo aggregato.
In seguito trovai una formulazione decisamente più chiara del concetto basilare del ciclo morte-rinascita nella Bhagavadgītā, Il Canto del Beato, prendendo dagli scaffali della sala umanistica la versione pubblicata da UTET a cura di Raniero Gnoli, nelle parole che Krishna, auriga divino, rivolge ad Arjuna, il più valoroso dei figli di Pāndu, sul carro da guerra nel campo di battaglia dei Kuru, in un clima di sospensione del tempo, per sedarne i timori ed incitarlo al compimento del suo dovere di casta, lo svadharma: « Non fu mai tempo in cui non ero, io, e tu e questi principi tutti, né ci sarà mai tempo in cui non saremo, noi tutti, dopo quest’esistenza. A quel modo che in questo corpo il sé incorporato passa attraverso l’infanzia, la giovinezza e la vecchiaia, così, alla morte, egli assume un altro corpo. Il forte non è su ciò mai perplesso. I contatti della materia, o Arjuna, danno luogo a freddo, a caldo, a piacere e a dolore. Essi vanno e vengono, impermanenti. Sopportali coraggiosamente, o Arjuna. L’uomo che non è da essi turbato, o Arjuna, uguale nella gioia e nel dolore, forte, è idoneo all’immortalità. »
« Né una cosa inesistente può diventare esistente né una cosa esistente può diventare inesistente. I savi che vedon le cose secondo realtà hanno ben visto il termine di esse due. E sappi che esso è indistruttibile, ciò, dico, da cui quest’universo è pervaso. Nessuno può distruggere ciò che è indefettibile. Soggetti a fine, si dice, son questi corpi, in via di distruzione, questi corpi, dico, di colui che abita nei corpi, eterno, non conoscibile. Perciò combatti, o Arjuna. Chi pensa che lui sia l’uccisore e chi pensa che lui sia l’ucciso, tutti e due sono ignoranti. Egli non uccide e non è ucciso. Egli non nasce e non muore mai, né, essendo stato, v’è tempo in cui non sarà ancora. Innato, eterno, permanente, antico, egli non muore, quando muore il corpo. Colui che sa com’egli sia indistruttibile, perpetuo, innato, indefettibile, come può, o Arjuna, essere ucciso? E come può uccidere? »
« A quel modo che un uomo abbandona i suoi vecchi vestimenti e ne prende di nuovi, così il sé abitante nel corpo abbandona i suoi vecchi corpi e ne prende di nuovi. Lui non feriscono l’armi, Lui non brucia il fuoco, Lui non bagnano l’acque, Lui non dissecca il vento. Egli non può esser ferito, non bruciato, non bagnato, non disseccato. Egli è eterno, onnipervadente, saldo immobile, primevo. Egli, dicono, è immanifesto, impensabile, immutabile. Perciò, conoscendolo per tale, tu non hai ragione di piangere. Tu puoi pensare, oppure, che esso è in uno stato di eterna nascita o di eterna morte. Ma anche in tal caso, o Arjuna, tu non hai ragione di piangere su di esso. Di chi nasce è invero certa la morte, di chi muore è certa la nascita. Perciò su di una cosa inevitabile, tu non hai ragione di piangere. Gli esseri sono immanifesti nel loro principio, manifesti, o Arjuna, nel loro stato di mezzo e immanifesti nella fine. Perché mai dolersi di ciò? Come miracolo uno lo vede, come miracolo un altro ne parla, come miracolo un altro lo ascolta: ma, pur avendo ascoltato, nessuno lo intende. »
« Quest’abitante del corpo è sempre presente, invulnerabile, nel corpo di ognuno, o Arjuna. Perciò tu non hai ragione di piangere su nessuna creatura. Inoltre, guardando al tuo proprio dovere, non hai ragione di tremare. Per un guerriero non c’è infatti cosa migliore di un doveroso combattimento. Un combattimento come questo, che capita così senza cercarlo e spalanca le porte del cielo, i guerrieri, o Arjuna, lo ottengono grazie alle azioni meritorie fatte in passato. Ma se tu non vuoi combattere questa giusta battaglia, manchi allora ai tuoi propri doveri e all’onore, ed incorri in un grave pericolo. Gli esseri narreranno del tuo perpetuo disonore e per l’uomo stimato il disonore è peggio assai della morte. I grandi guerrieri penseranno che tu sei fuggito dal campo per paura e sarai così disprezzato proprio da quelli che più ti stimavano. E i tuoi nemici diranno su di te molte parole sconvenienti, facendo onta al tuo valore. Che v’è, dimmi, di più doloroso? Vinto, otterrai il cielo: vittorioso godrai della terra. Sorgi dunque, o Arjuna, risoluto a combattere. Piacere e dolore, perdite e acquisti, vittoria e sconfitta, tutte queste cose considerale uguali e accingiti a combattere. Così sarai immune dal peccato. »
Le parole che Krishna rivolge ad Arjuna, che introducono peraltro la fondamentale nozione indù del dharma, tra le quali spicca per chiarezza la frase: « Né una cosa inesistente può diventare esistente né una cosa esistente può diventare inesistente », erano riassunte efficacemente da Alexandra David-Néel nella formula: ciò che è non può cessare di essere, che esprime icasticamente il concetto che la parte imperitura dell’uomo, alla morte del corpo, continua ad esistere in altra forma, considerazione che appare del tutto evidente qualora si esca dal paradigma corrente, allora si comprende chiaramente che il ciclo nascita, morte, rinascita viene negato soltanto dai tre monoteismi abramitici, che venerano una divinità personale assoluta ed onnipotente che pone la Legge e, in base al rispetto o meno della sua volontà, premia o punisce gli uomini, trattandosi in realtà di uno stratagemma adottato da Mosè, un uomo tardo di parola e tardo di lingua, un handicappato, per imporre a tutti un sistema di valori tarato sugli scarti del genere umano, per privilegiare se stesso a scapito degli elementi migliori di natura.
La lettura del Bardo Thodol mi fece dunque intuire una via di uscita dalle aberrazioni del cristianesimo, che, invertendo tutto ciò che è normale, ha assegnato indiscriminatamente un’anima immortale a qualsiasi essere avente sembiante umano, mentre le religioni misteriche insegnavano come crearsene una per non essere dispersi dopo la morte, come indica il processo descritto ne Il libro della liberazione naturale, il quale si svolge meccanicamente in assenza di consapevolezza sul proprio stato mentale da parte del defunto, ed inoltre ha deformato la concezione del tempo istituendone una versione lineare in luogo della dottrina indù dei cicli cosmici, ha inventato la favola del libero arbitrio per imporre una morale eteronoma contro natura che privilegia gli ultimi a scapito dei primi, come vogliono i predicatori dell’eguaglianza, ha cancellato le nozioni di fato e destino individuale introducendo gli errori logici di bene e male, colpa e peccato, che cancellano la nozione indù del dharma omologando gli uomini ad un modello antropologico medio e mediocre che, come un infante, dipende costantemente da Iahvè.
Soltanto in seguito, però, trovai il modo di collegare la conoscenza metafisica alla realtà pratica dell’uomo concreto, coniugando così necessità cosmica e decisione umana, il quale ha un proprio carattere ed un proprio destino ed ha bisogno, una volta inquadrata la sua esistenza in un quadro generale oggettivo che le conferisca senso, di tradurre tali conoscenze teoriche in indicazioni operative, cosa che è possibile fare mediante l’interpretazione del tema natale, che, essendo un mandala personale modellato dall’essere, ha valore normativo in quanto mostra a ciascun uomo cos’è e, qualora la vita che si è costruito seguendo le suggestioni basate sull’omogeneizzazione di ogni essere al livello medio e mediocre del modello antropologico della modernità, la nietzschiana bestia nana da armento fornita di eguali diritti ed esigenze ottenuta mediante la scuola di massa ed il lavoro retribuito, non corrisponda alla sua interiorità, illustra come ricostruirla secondo il proprio disegno interiore, quindi, ricollegata la propria vita all’essere, si può entrare nella dimensione del divenire mediante lo studio dei transiti planetari, che mostrano lo svolgimento preordinato delle tappe fondamentali dell’esistenza, ossia il destino.
L’incontro con il buddhismo mi fece prendere coscienza della necessità di liberarmi dagli attaccamenti e dalla brama che divora l’esistenza precipitandola nel samsāra, ma se Il libro della liberazione naturale aiuta il defunto ad ottenere il nirvāna o una nascita migliore, l’astrologia serve a vivere secondo il proprio modello interiore per realizzare consapevolmente il proprio dharma, unica cosa sensata che rimanga da fare di fronte alla morte del Dio cristiano e delle ideologie materialistiche moderne, e difatti, tramite la scienza del tempo per eccellenza, concependo il tema natale come un mandala personale modellato dall’essere, supporto oggettivo per la meditazione sul proprio carattere e sul proprio destino, unendo ad esso la nozione indù del dharma e la nozione taoista del wu wei, aiuto l’uomo concreto ad orientarsi nella vita, e questo è sufficiente a fargli abbandonare lo sterile razionalismo impadronitosi della mentalità degli uomini moderni; quel che faccio ha dunque valore eminentemente pratico, in quanto permette a chiunque conosca i propri dati di nascita di ottenere la mappa oggettiva della propria interiorità e di conoscere lo sviluppo preordinato delle tappe fondamentali della sua vita.
Nel 2001, però, quand’ero ancora agli inizi della mia ricerca, impressionato dal carico karmico che emergeva dal grafico astrologico della mia genitura, approfondii tale argomento ritrovando diversi concetti propri delle dottrine orientali nel libro Astrologia karma trasformazione, le dimensioni interiori della carta natale, di Stephen Arroyo, edito da Astrolabio-Ubaldini, il quale, come già aveva fatto Dane Rudhyar, ma, essendo questi un massone, quel che scriveva mi era sembrato troppo fumoso per essere preso sul serio, li collegava all’astrologia infarcendo il testo di frequenti citazioni e continui riferimenti al pensiero di Carl Gustav Jung e di brani tratti da libri di astrologi americani, tra i quali Marc Edmund Jones e C.E.O. Carter, e, aspetto che trovai apprezzabile, l’autore rendeva viva l’astrologia raccontandola in prima persona; un’opera complessa, dunque, che però, ripresa a distanza di un decennio, comprendo che mi colpì più che altro per le interpretazioni dettagliate degli aspetti planetari che coinvolgono Urano in aspetto angolare di quadratura con Mercurio, di trigono con Venere e di sestile con Marte, Nettuno in aspetto angolare di congiunzione con Marte e di opposizione con Venere, e Plutone in aspetto angolare di sestile con il Sole e di largo trigono con la Luna, e, ovviamente, per il ruolo attribuito a Saturno, il mio padre celeste, quale elemento regolatore del karma.
Il libro di Arroyo, tuttavia, pur riferendosi al karma, aveva il limite di non menzionare né l’asse dei Nodi Lunari, né le coppie di segni opposti e complementari intercettati dalle case astrologiche, né i pianeti retrogradi alla nascita, elementi, questi, che hanno tutti un valore peculiare nell’analisi karmica di un tema natale, e, per quel che riguarda specificamente i Nodi Lunari, essi si configurano come un elemento dinamico della carta del cielo, illustrando la tendenza che, nel corso dell’incarnazione presente, attrae colui al quale si riferiscono spingendolo a ricercare le esperienze indicate dalla posizione del Nodo Lunare Nord per segno zodiacale e per casa natale, che poi vengono elaborate e digerite utilizzando le abilità innate indicate dalla posizione del Nodo Lunare Sud per segno zodiacale e per casa natale, al fine di integrare le due tendenze opposte per raggiungere un livello più elevato di consapevolezza, cosa che invece fecero molti altri astrologi, i quali, però, non resistettero alla tentazione di infarcire di suggestioni cristiane la descrizione di questo processo, caratteristica che accomuna coloro che credono di essersi liberati del cristianesimo perché scrivono di argomenti esoterici, mentre una reale liberazione dalle aberrazioni dei tre monoteismi abramitici è possibile soltanto ristabilendo la regola di giustizia secondo la quale il premio deve andare ai migliori elementi di natura, e non agli ultimi.
Per comprendere tecnicamente cosa sono i Nodi Lunari occorre considerare che il piano dell’orbita lunare è inclinato rispetto a quello dell’eclittica, ed i due piani, intersecandosi, individuano una retta, l’asse nodale, che interseca l’eclittica in due punti opposti: il primo, in cui la Luna passa da latitudine sud a latitudine nord, viene definito Nodo Lunare Nord, mentre il secondo, in cui la Luna passa da latitudine nord a latitudine sud, viene definito Nodo Lunare Sud; in prossimità di tali punti avvengono le eclissi di Sole e di Luna, che, pur essendo una stella di dimensioni ragguardevoli ed un satellite naturale che orbita attorno alla terra, e nonostante l’enorme differenza delle rispettive distanze rispetto al nostro pianeta, hanno la caratteristica sorprendente di avere lo stesso diametro apparente, ragion per cui, quando la Luna nuova si trova nei pressi di uno dei Nodi Lunari, avviene un’eclissi di Sole, mentre quando la Luna piena si trova nei pressi dei Nodi Lunari avviene un’eclissi di Luna, fenomeni cosmici che il mito spiegava con la presenza in cielo di un drago che periodicamente divorava i Luminari con la sua testa per restituirli dalla coda, perciò il Nodo Lunare Nord viene detto Caput Draconis, o Testa del Drago, ed il Nodo Lunare Sud viene detto Cauda Draconis, o Coda del Drago.
L’interpretazione astrologica del Nodo Lunare Nord, o Testa del Drago, depurata delle sciocchezze con cui gli astrologi karmici sono soliti infarcirla, consiste nell’attribuire al nativo le caratteristiche migliori del segno zodiacale e della casa natale da esso occupati, che nel corso dell’esistenza egli tenderà a sviluppare quanto più si libererà degli aspetti negativi attribuiti al segno zodiacale ed alla casa natale in cui si trova il Nodo Lunare Sud, che però ha la funzione preziosa di elaborare il nuovo mediante le abilità innate maturate nelle esistenze precedenti, così, considerata la struttura delle case VI e XII del grafico astrologico della mia genitura, che cadono rispettivamente nei segni zodiacali della Vergine e dei Pesci, indicando, nel primo caso, un’attitudine alla razionalizzazione del quotidiano, e, nel secondo caso, l’esigenza di un’apertura alla dimensione trascendente, e si estendono per quasi 49° di longitudine dello zodiaco tropico intercettando la coppia di segni zodiacali Ariete-Bilancia, indicanti il rapporto io-altri, con il Nodo Lunare Nord nel segno zodiacale dei Pesci e ben tre pianeti nella VI casa natale, Plutone e Giove nel segno zodiacale della Vergine ed Urano nel segno zodiacale della Bilancia, presi coscienza dolorosamente del fatto che tutto, nel mio carattere e nel mio destino, complottava affinché subissi la razionalizzazione dell’esistenza fin quasi a morirne, per poi cercare nella trascendenza la liberazione dall’oppressione della ragione discorsiva e dalla tirannia dell’eguaglianza.
Avevo infatti la tendenza a considerare reale la forza coercitiva delle norme astratte emanate per regolare i comportamenti umani, come simboleggia la VI casa natale, la cui cuspide cade nel segno zodiacale modesto e routinario della Vergine e contiene Plutone e la congiunzione tra Giove ed Urano, e difatti mi sembrava che un’organizzazione burocratica vasta ed impersonale fosse in grado di garantire l’efficienza del processo produttivo, qualora tutti si fossero attenuti fedelmente alle disposizioni date, ma, senza tener conto delle capacità effettive e del carattere delle persone coinvolte, era votata inevitabilmente al fallimento, perciò, considerati gli esiti disastrosi di tale modello organizzativo, cominciai a liberarmi del peso karmico del Nodo Lunare Sud congiunto con il Signore di Ade nella VI casa natale e nel sesto segno zodiacale, che ne rafforza il significato per concordanza, che indica un forte orientamento alla razionalizzazione dell’esistenza mediante schemi mentali rigidi fondati sull’eguaglianza, che dovevo abbandonare per seguire il fluire del divenire e trovare in me stesso il senso della mia vita, così, quando lessi il significato dell’asse dei Nodi Lunari nel grafico astrologico della mia genitura, compresi che la strada verso cui tendevo istintivamente si stava materializzando nello studio dell’astrologia, allora abbandonai le certezze illusorie del mondo moderno per seguire il percorso indicato dal Nodo Lunare Nord nel segno zodiacale dei Pesci e nella XII casa natale, che indica la necessità di aprirsi alle influenze spirituali e di lasciare che le cose accadano secondo natura.
Compii dunque un atto di fede nel mio destino, cosa che avevo sempre evitato di fare, nonostante ne sentissi il richiamo, in quanto mi riusciva facile percorrere le vie convenzionali organizzate dalla società, che però non mi portavano l’elevazione sociale indicata dal Mediocielo nel segno zodiacale del Capricorno, e, uscito dalla razionalizzazione economica dell’esistenza, ripresi gli studi interrotti sull’I Ching e sulla qualità del tempo e sulla nozione taoista del wu wei delineata nel Tao Tê Ching, che spiega come seguire il fluire della Via ritirando il proprio corpo quando l’azione è compiuta, e, leggendo la Bhagavadgītā, scoprii la nozione indù del dharma e l’azione svolta senza tenerne in conto i frutti, così, ispirandomi a tali modelli di comportamento, dissolsi gradualmente il condizionamento moderno dell’homo œconomicus del pensiero liberale, concepito astrattamente come nato libero da qualsiasi vincolo comunitario ed eguale ai suoi simili, dotato di perfetta razionalità ed orientato al perseguimento del suo miglior interesse economico, e, scomparse le pressioni ostili sulla mia natura, mi accorsi che, per un processo benefico di resilienza, recupero della forma che avrei assunto spontaneamente se fossi stato libero di evolvere secondo il modello archetipico rappresentato nel mio tema natale, stavo finalmente diventando me stesso, un uomo che adempie consapevolmente il compito per cui è nato.
Aprendomi alle esperienze del Nodo Lunare Nord, orientando l’esistenza in direzione della Testa del Drago, abbandonando la razionalizzazione della vita attuata per finalità economiche, rimasto solo con me stesso, la mia vocazione, finalmente libera di esplicarsi secondo la propria natura, mi ha condotto fatalmente, come accadeva fin da piccolo, a ricercare nei libri i tasselli della visione che porto da sempre dentro di me, così, quasi senza accorgermene, all’incirca un decennio fa mi ritirai nella foresta del Ribelle, uno dei luoghi associati tradizionalmente alla XII casa natale, e, di tutto ciò che ho studiato nel corso degli anni, ho trattenuto infine soltanto l’astrologia, scienza del tempo per eccellenza oggettiva nel suo sistema di riferimento, i gradi di longitudine dello zodiaco tropico dei pianeti e dei punti fittizi del tema natale e dei corrispondenti transiti planetari, coniugandola con la metafisica e collegandola alla nozione indù del dharma ed alla nozione taoista del wu wei, astraendo il processo di liberazione dalla rappresentazione simbolica che ne hanno dato le culture orientali e presentandolo poi icasticamente in una versione comprensibile all’uomo occidentale, per favorirne un mutamento radicale di mentalità che lo porti ad abbandonare il paradigma corrente fondato su valori materialistici ed egalitari per sostituirlo con uno ispirato da valori di spiritualità e gerarchia, a dimostrazione di come abbia operato il Nodo Lunare Sud nell’elaborare razionalmente le esperienze richiamate dal Nodo Lunare Nord, del quale, come uno Ierofante degli antichi misteri eleusini, svelo ora i segreti.

L’astrologia come scienza ed arte

Personificazione dell’Astrologia, olio su tela del Guercino (1650-1655 circa)

Personificazione dell’Astrologia, olio su tela del Guercino (1650-1655 circa)

Acquistai il mio primo libro di astrologia, dopo aver setacciato la rete in cerca di materiale astrologico a partire dal dicembre 2000, punto di svolta della mia esistenza, averlo letto diligentemente ed aver compreso, nel successivo mese di marzo, come interpretare i pianeti nel ruolo di governatori delle case natali, fondendo così il loro significato per posizione nel segno zodiacale, per casa occupata, per casa governata e, nel caso di aspetti angolari coinvolgenti due o più pianeti, per l’insieme di questi significati, al fine di ottenere una lettura complessiva del tema natale, cogliendo così la totalità dell’uomo concreto al quale si riferisce, nell’agosto 2001, quando Giove transitava da poco nella III casa del grafico astrologico della mia genitura, dopo che, inaspettatamente, in quanto non feci nulla per sollecitare gli eventi, durante il suo transito nella II casa natale incassai delle entrate monetarie straordinarie: due conoscenti mi chiesero infatti di insegnare loro ad utilizzare il computer, in ragione della chiarezza espositiva e dell’esperienza dimostrate, fatto che rappresentò una conferma del mio valore in ambito comunicativo, dato che la cuspide della seconda casa natale cade nel segno zodiacale dei Gemelli, e che Giove, transitandovi, aveva dilatato l’influenza di quel settore.
Ma fu sul finire di luglio 2001, quando il transito di Nettuno con moto retrogrado ruppe l’orbita di quadratura con Saturno radix, pianeta governatore del Mediocielo nel segno zodiacale del Capricorno, l’immagine della mia realizzazione, che un collega della società di intermediazione mobiliare presso la quale lavoravo mi commissionò un compito che nessuno, nella direzione commerciale, era in grado di svolgere, quello di sintetizzare in un quadro sinottico chiaro e comprensibile le decine di tabelle prodotto per ogni famiglia di sicav e fondi comuni di investimento e di snellirne il contenuto riportandolo in linguaggio HTML, cosa che realizzai in cinque giorni di rovente calura agostana e mi fruttò un compenso netto di quattro milioni e mezzo di lire, che mi aiutò ad andare avanti per un po’, considerato che a metà giugno Saturno era entrato nella II casa natale ed io cominciai a perdere tutto ciò avevo, ricavandone però la preziosa lezione della differenza tra possesso ed uso delle cose, che vanno abbandonate quando non servono più, in quanto, nel momento del trapasso, non si porta con sé altro che la conoscenza, che, sosteneva Guénon, se effettiva, costituisce un’acquisizione permanente dell’essere.
Acquistai dunque il poderoso volume di Nicola Sementovsky-Kurilo intitolato Astrologia, trattato completo teorico-pratico, edito da HOEPLI, nell’ottava edizione aggiornata, quella che si trova tuttora nelle librerie, con 62 illustrazioni e cosmogrammi in nero ed a colori e 7 tabelle con le effemeridi 1890-2000, recante in copertina lo zodiaco di Matteo Palmieri custodito nella biblioteca Laurenziana di Firenze, nel quale l’autore, un esule russo della Rivoluzione d’ottobre, rimarcava nella prefazione l’attenzione sul recente rifiorire degli studi astrologici, cui si dedicavano ormai esponenti del pensiero e della scienza fino ad allora oltremodo ostili ad una qualsiasi ricerca del genere, oltre che psicologi e medici, tanto che, a fine 1968, nella Repubblica Federale Tedesca circa sei milioni di persone se ne occupavano come professionisti o amatori, e, per l’importanza che veniva attribuita all’astrologia quale strumento prezioso di indagine psicologica, il maggiore quotidiano tedesco, la Frankfurter Allgemeine Zeitung di Francoforte, il 30 dicembre 1968 pubblicò, nella sezione economica (Wirtschaftsblatt), un ampio rapporto sulla pratica di consultazione astrologica cui ricorrevano regolarmente le grandi aziende industriali e commerciali, sia in quanto ausilio per la ricerca e l’impiego di personale, sia in quanto fonte di suggerimenti per l’impostazione della produzione o dell’attività commerciale.
L’autore lamentava però che, delle centinaia di pubblicazioni dedicate alla ricerca astrologica, soltanto poche poggiavano su risultati di indagini veramente approfondite, mentre il volgare materialismo, ispirato ad uno sfrenato desiderio di facili guadagni e rapidi arricchimenti, aveva favorito il sorgere di una folla numerosa di ciarlatani che, con il minimo di elementari cognizioni astrologiche, raccolte per di più in pubblicazioni di dubbia consistenza, con massima spregiudicatezza si servivano dell’astrologia per esercitare l’equivoco mestiere di indovini o alimentare campagne pubblicitarie destinate a favorire lo smercio di prodotti industriali, criticando poi gli oscuri collaboratori di certi periodici illustrati di basso livello letterario che si compiacevano nel compilare i cosiddetti oroscopi settimanali, ponendo infine in evidenza il limite dell’uso dei calcolatori elettronici nelle elaborazioni delle interpretazioni astrologiche, che, pur facilitando il lavoro di calcolo, non possono sostituire la viva ed immediata penetrazione dei fenomeni e dei problemi dell’esistenza umana che può averne un astrologo ricco di esperienze di studio e di vita, e, per stroncare l’attività degli usurpatori dell’astrologia, giungeva perfino ad auspicare l’intervento delle autorità di ordine pubblico per frenare la propagazione della ciarlataneria.
Con la pubblicazione del suo trattato Sementovsky-Kurilo si proponeva dunque di illustrare, sia pure a grandi linee ma in modo univoco, il volto dell’astrologia in tutti i suoi tratti essenziali, fermo restando che una trattazione che volesse esaurire nella loro totalità i problemi dell’astrologia teorica e pratica assumerebbe, data la loro ampiezza e multiformità, una mole tale da rendere irrealizzabile la pubblicazione, ed a tale scopo cominciava l’esposizione della disciplina con un’ampia sezione storica, che ne ripercorreva le vicende partendo dai babilonesi, passando per i filosofi greci, il medioevo cristiano, il Rinascimento e la recente applicazione della statistica alla ricerca comparativa astrologica, soprattutto da parte di Paul Choisnard, che si era proposto di provare il fatto astrologico, ossia di stabilire una corrispondenza tra l’uomo ed il suo cielo di natività atta a spiegare la disuguaglianza naturale dei singoli individui, dimostrando così il valore distintivo del cielo di nascita, e di Herbert von Klöckler, un medico che teneva ad affermare il carattere sperimentale dell’astrologia, alla quale collegava la psicologia del profondo di Carl Gustav Jung, che aveva posto l’intero problema dell’astrologia su un piano di discussione che era valso a debellare sensibilmente le argomentazioni dei suoi tradizionali avversari privandoli dell’arma delle loro maggiori ed efficaci obiezioni, seguita da una sezione dedicata al rapporto tra astrologia e religione che, complessivamente, occupano le 84 pagine iniziali del libro.
Soltanto con il capitolo intitolato Direttive e fini della ricerca astrologica l’autore entra nel vivo della disciplina, introducendo la forma mentis dell’astrologia, ossia il criterio dell’analogia e del pensare per immagini (Bildenken), per acquisire il quale occorre liberarsi dalla zavorra di sterili concetti e sostituirvi rappresentazioni vive profondamente ancorate nel fondo dell’essere umano, ma la capacità di collegare idee e di comprendere la sinonimità astrologica di certi fatti, termini o definizioni, da sola non basta: occorre una particolare formazione mentale che non è raggiungibile se non attraverso un’adeguata educazione morale e spirituale e presuppone inoltre un clima di cultura e di scienza ben diverso da quello propenso alla fabbricazione del robot e della bomba atomica, in cui l’umanità è stata spinta dagli eccessi insensati della specializzazione; questa forma mentis, proseguiva Sementovsky-Kurilo, è concepibile soltanto nell’uomo integrale, di cui Leonardo, Paracelso, Goethe furono modelli sublimi, senza con questo voler confondere integrità con genialità: essa, semmai, va identificata con l’universalità, oltre che con l’aspirazione a comprendere i propri simili, e difatti il pensare per immagini ed analogie non può non lasciare un’impronta decisiva sull’impostazione dell’intero lavoro astrologico, ed è questa la ragione per cui l’astrologia, nella sua applicazione pratica alla vita, diventa un’arte.
Se infatti l’esame astrologico di un tema di natività nella sua prima fase, quella cioè della compilazione dello schema oroscopico, della classificazione e del vaglio dei suoi vari elementi, ha il carattere dell’indagine di precisione che rende necessaria una lunga preparazione tecnica, aspetto ormai superato dai software astrologici dei moderni personal computer, che calcolano il grafico astrologico della genitura un istante dopo aver inserito i dati natali del soggetto da analizzare, la seconda e più importante fase, quella dell’interpretazione degli elementi raccolti e del loro coordinamento in un quadro coerente, è un procedimento puramente creativo che richiede particolari doti di intuizione psicologica, capacità di osservazione e di associazione immaginativa, fantasia e sensibilità, nonché il massimo senso di responsabilità accanto ad una facoltà di giudizio spassionato, ed affinché tutto ciò che è stato intuito, osservato o associato, sino a costituire un insieme di immagini e di analogie persuasive, possa formare un ritratto vivo del soggetto esaminato, occorre infine la forza plasmatrice dell’artista, e questo vale sia per un referto steso su carta sia per una consultazione cosmopsicologica fatta a voce.
Sementovsky-Kurilo precisava però che il responso astrologico in forma scritta stava cadendo in disuso, in quanto l’esperienza aveva dimostrato la maggiore efficacia dei risultati dell’esame astropsicologico eseguito con il soggetto disposto a collaborare con l’indagatore, per fornirgli chiarimenti atti a convalidarne o a correggerne le conclusioni, affine in questo alla diagnosi clinica effettuata da medici, e che a casi di malattie gravi e dubbie corrispondono nel campo dell’indagine astrologica casi di soggetti problematici, tormentati da ogni genere di impedimenti, con una vita logorata da numerosi conflitti, mentre a casi di malattie comuni facilmente individuabili, data la semplice indole dei sintomi che le accompagnano, corrispondono nell’astrologia temi di natività che, essendo poco complessi nella loro struttura, permettono una rapida disamina ed altrettanto facili conclusioni, ma se i chiarimenti del consultante facilitano il lavoro dell’astrologo, accrescendo l’esattezza delle sue constatazioni, ciò che di più prezioso rivela il tema di natività è quello che il paziente stesso ignora e vorrebbe conoscere, intuendovi la causa dei propri conflitti e tormenti e degli ostacoli che rendono difficile la sua esistenza.
Nell’identificazione e nel giusto apprezzamento di questi fattori, che per lo più si celano nei profondi recessi dell’anima umana, l’interpretazione di un tema di natività si avvicina ai metodi della psicoanalisi, che sotto molti aspetti ha alimentato con i propri suggerimenti la moderna pratica di consultazione astrologica, ma, per essere utile al soggetto esaminato, l’astrologo deve possedere non solo una particolare sensibilità ed uno spiccato fiuto psicologico, ma anche quella delicatezza del sentimento e quel sottile senso della minuta sfumatura che fanno somigliare i suoi giudizi ed i suoi consigli ai tocchi finissimi di un maestro del pennello suscettibili di dare vita ad uomini e cose in un suo dipinto, e se nel medico sicuro della propria diagnosi, o nell’artista creatore di opere di valore, si deve presumere un talento che li rende ugualmente fecondi nell’uno o nell’altro senso, l’interpretazione astrologica conforme alla realtà ed efficace nelle sue conclusioni è una prova di talento, essendo il referto astrologico un complesso di constatazioni, chiarimenti ed indicazioni che prende forma e consistenza in seguito ad una valutazione minuziosa di ogni singolo elemento per rapporto ed in confronto ad ogni altro, ed è proprio questa concentrazione dei riassunti e dei giudizi derivati dall’esame del tema di natività, a conferirgli il carattere di un ritratto psicologico fedele ai fatti esistenziali di una persona.
Benché in tal modo la perizia astrologica appaia come frutto di una creazione artistica, i suoi contenuti effettivi rimangono invariabilmente radicati in una realtà scientifica, il fatto astrologico, il quale poggia essenzialmente su risultati ottenuti con il metodo di comparazione statistica che, data la sua stessa indole, è soggetta alla legge di probabilità: per effetto di questa legge un determinato elemento oroscopico, con un significato preciso che in linea di massima deve corrispondere ai dati reali, può di quando in quando non corrispondervi, talvolta neppure in senso approssimativo, e si deve supporre trattarsi di una lacuna nell’attuale metodo interpretativo che in simili casi ancora non è in grado di trovare una definizione plausibile dell’elemento in questione, e ciò probabilmente perché quest’ultimo appartiene ad un gruppo analogico molto distante da quello a cui si riferiscono le interpretazioni tipo tradizionali o convalidate recentemente dalla statistica, che teoricamente dovrebbero corrispondere all’elemento stesso; nella maggioranza dei casi però l’intuizione psicologica dell’astrologo riesce ad adeguare l’interpretazione tipo ad un simile indizio oroscopico valutandolo alla luce di particolari sfumature inerenti al carattere ed al destino del soggetto esaminato, e saper scegliere nell’insieme delle ipotetiche sfumature la più aderente al caso è quel lato dell’esame astrologico che più di ogni altro ne fa una sottile arte di interpretazione psicologica: per riuscirvi l’astrologo deve infatti essere in grado di associare rapidamente idee ed immagini, ciò che a sua volta presuppone una non comune elasticità mentale.
Da ciò discende la definizione dell’astrologia come scienza ed arte proposta da Sementovsky-Kurilo nella prima sezione del capitolo intitolato Scienza e astrologia nel mondo moderno, che, ispirandosi alle considerazioni illustrate nella precedente analisi dell’evoluzione dell’astrologia nel quadro della storia della civiltà umana, l’intende come una disciplina suscettibile di aprire la via al superamento dell’intonazione prevalentemente razionalistica e positivistica della scienza moderna, irrigiditasi su una posizione antimetafisica e di disprezzo delle fonti alimentatrici dei sensi e dell’immaginazione, che ha comportato l’allontanamento radicale dalla fede, l’autore era cattolico, ed il definitivo abbandono delle analogie e delle rappresentazioni vive che scaturiscono dal fondo stesso dell’essere umano, linguaggio sopraffatto dall’astrattismo di concetti e formule che ha tolto alle cognizioni scientifiche la forza persuasiva dell’immediatezza, costituendo così quel punto d’appoggio archimedeo auspicato da Jung per scardinare lo sterile razionalismo impadronitosi della mentalità degli uomini occidentali, essendo la chiave della comprensione del proprio destino, che lo stregone svizzero attribuiva invece al libro oracolare cinese dell’I Ching, rispetto al quale però essa è oggettiva nel fondamento astronomico e ripetibile nel tempo, in quanto fonda i propri giudizi sullo zodiaco tropico, quadrante di un orologio cosmico che scandisce il tempo del destino, coniugando altresì efficacemente necessità cosmica e decisione umana.
Nella seconda sezione di quello stesso capitolo, intitolata Princìpi e presupposti scientifici dell’astrologia, al punto a) l’autore introduce il concetto di fatto astrologico, frutto dell’applicazione della statistica all’astrologia, enunciato per la prima volta come persuasiva prova scientifica dell’astrologia dall’astrologo francese Paul Choisnard, dimostrabile in base a numerosi casi esaminati con criteri di interpretazione oroscopica, che si esprime nella concordanza fra il cielo di natività e l’individuo a cui appartiene, e ciò sia dal punto di vista puramente caratteriologico sia per quanto riguarda le particolarità del suo curriculum vitae, costituendo una conferma oltremodo convincente dell’esistenza di un preciso rapporto fra cosmo ed uomo, dopodiché prosegue indicando i contributi dell’astronomia e della trigonometria sferica all’astrologia, che forniscono il materiale necessario ad erigere il grafico astrologico della genitura, fondamento dell’interpretazione astrologica, e poi, continuando con le analogie, nei punti successivi si occupa dei rapporti tra fisica ed astrologia, tra astrologia ed antropologia, tra astrologia e chimica, tra cicli planetari e fenomeni fisiologici, riferendosi in quest’ultimo caso al ciclo mestruale femminile, la cui durata è pari all’incirca a quella del periodo di rivoluzione sinodica della Luna, ed ai ritmi della pulsazione cardiaca e della respirazione.
Al punto g) della sezione intitolata Princìpi e presupposti scientifici dell’astrologia l’autore si sofferma sul fenomeno dell’ereditarietà astrale, che, quando ne venni a conoscenza, e raffrontai i grafici astrologici dei miei familiari, pur non disponendo delle ore di nascita dei genitori, trovai somiglianze talmente sorprendenti che confermarono la provenienza del mio carattere, in termini di pezzi del mio tema natale, da mio padre e da mia madre, ogni nascita avviene difatti entro finestre temporali che riproducono le configurazioni astrologiche dei genitori, perciò non si nasce a caso e neppure come tabula rasa, ma eredi di un destino che non ci siamo dato da soli, riscontrate poi nell’analisi di qualsiasi altro nucleo familiare mi sia capitato di esaminare, aspetto che attesta oggettivamente, se ancora ve ne fosse bisogno, e forse più della corrispondenza tra interpretazione del tema natale e studio dei transiti planetari e carattere e destino della persona a cui si riferiscono, la realtà effettiva della corrispondenza tra Macrocosmo e Microcosmo, cosa che si riscontra inoltre nella sinastria, sovrapposizione dei temi natali di due persone ottenuta facendo coincidere il 0° del segno zodiacale dell’Ariete, che evidenzia l’attrazione reciproca, essendo la simpatia tra due persone il riconoscimento di se stesso nell’altro anche nella similitudine degli aspetti planetari, ma di questo argomento Sementovsky-Kurilo non parla.
I punti successivi riguardano la diagnosi astrologica delle malattie, che l’autore ritiene utile in termini di prevenzione di alcuni mali, soprattutto tumori, potendosi emettere un giudizio in tal senso fin dall’istante della nascita, in quanto ogni tema natale permane identico a se stesso per l’intero arco della vita, servendo così ad allertare il soggetto interessato del rischio potenziale, ed il fenomeno dei gemelli, ritenuto a torto una delle obiezioni esiziali contro l’astrologia, come se non bastassero quelle di bassa lega perpetrare in malafede dai fedeli della scienza, come la confusione intenzionale tra zodiaco tropico e costellazioni, al quale si ricollega il problema della scelta tra erigere il grafico astrologico di una genitura per il momento del concepimento o della nascita, cosa che, però Sementovsky-Kurilo non ne fa menzione, evidenzia la capziosità dell’argomento nell’assurdo logico del tema del concepimento di un aborto, che, con tutta evidenza, non è un essere vivente, quindi il rapporto tra astrologia e psicologia junghiana, la cui trattazione risulta però sommaria e non particolarmente esaltante, e, come ultimo aspetto della sezione Princìpi e presupposti scientifici dell’astrologia, i suoi rapporti con la grafologia.
Di questa conoscenza del carattere e delle differenze umane l’autore ritiene particolarmente interessante il nesso intimo fra gli elementi del tema di natività, in quanto indizi del carattere e del destino individuale, ed i particolari segni di scritture appartenenti a persone diverse, che permette di individuare nell’insieme dell’immagine grafica il tipo astrologico al quale appartiene il suo autore, ed è significativo che la scrittura riveli sempre quelle caratteristiche che sono particolarmente accentuate nel tema di natività, considerato che, in linea di massima, i due fondamentali indizi che normalmente rivelano il tipo astrologico sono il segno in cui si trova l’Ascendente e, più ancora, quello in cui si trova il Sole, anche se, in caso di accumulazione di pianeti o addirittura di presenza di uno stellium in un segno che non è né quello dell’Ascendente né quello del Sole, il segno stesso è decisivo per la determinazione del tipo astrologico, e la scrittura lo conferma pienamente poiché in simili casi è sempre ricca di forme grafiche che corrispondono alle caratteristiche del tipo astrologico determinato non già dall’Ascendente o dalla posizione del Sole, ma appunto dall’accumulazione di pianeti o da uno stellium in un segno diverso.
Un’altra constatazione della massima portata, evidenziata dal confronto astro-grafologico, si riferisce a quello che in grafologia si chiama livello formale di scrittura, al quale nell’astrologia corrisponde la minore o maggiore complessità del grafico oroscopico, ossia della riproduzione schematica della situazione cosmica rispetto al luogo ed al momento della nascita di un individuo: nella scrittura il livello della forma costituisce la misura della più o meno grande cultura, della più o meno pronunciata raffinatezza dei gusti e delle abitudini di vita, della più o meno acuta intelligenza, della più o meno sviluppata sensibilità, ed il tema di natività rispecchia a sua volta le medesime qualità psico-spirituali ed intellettuali di un individuo, con uguale differenziazione di caso in caso in quanto la rispettiva rappresentazione del cielo rivela una più o meno grande abbondanza di pianeti in sede o in esaltazione, un numero più o meno grande di aspetti interplanetari, di elementi secondari, di sfumature di vario genere, ossia offre un grafico oroscopico più o meno complesso, che denota la caduta nel tempo in un istante gravido di carattere e destino, differenziando così l’uomo siffatto dal resto dei suoi simili.
Alla scrittura di un primitivo, invece, caratterizzata da un basso livello formale, per lo più maldestra, stentata, con evidenti residui calligrafici dell’insegnamento scolastico elementare, corrisponde un tema di natività povero di aspetti, quasi sempre con pianeti sparsi un po’ dappertutto per l’intero zodiaco, o troppo concentrati in un segno ed in un campo solo di poca importanza, senza reciproci legami né particolari rapporti con i punti cardinali, suscitando un’impressione di vuoto e rendendo difficile una qualsiasi interpretazione organica dell’insieme oroscopico; in casi simili è quasi impossibile tracciare un ritratto dell’individuo in questione, che in tal modo rimane imprecisato, alquanto nebuloso, in una parola insignificante come lo è in realtà, e la medesima impressione suscita la sua scrittura, ed il grafologo, nell’interpretarla, incontra le stesse difficoltà dell’astrologo in presenza di uno schema oroscopico senza rilievo, sicché, ma questo Sementovsky-Kurilo non lo dice, associando all’analisi astrologica l’indice QI, che misura la dimensione potenziale delle realizzazioni di un individuo, si possono selezionare a priori gli elementi migliori della collettività, al fine di creare un’élite di uomini dotati di un solido carattere ed un chiara intellettualità, omogenei per qualità e visione del mondo, coesi e determinati nel volerla realizzare, al fine di ribaltare il paradigma corrente improntato su valori materialistici ed egalitari per sostituirlo con uno ispirato da valori di spiritualità e gerarchia.
Dopo la lunga parte introduttiva, a pagina 150, con il capitolo intitolato Introduzione alla pratica astrologica, ha finalmente inizio la parte operativa del trattato di Sementovsky-Kurilo, che si apre con una precisazione riguardo il fatto che l’astrologia contemporanea si presenta in primo luogo come cosmopsicologia individuale, riguardando unicamente l’uomo concreto in rapporto con l’universo, e premette all’indagine astrologica la compilazione del tema di natività, ossia dello schema che riproduce graficamente una determinata situazione celeste relativa alla precisa ora di un determinato giorno e riferita al luogo di nascita di un individuo, che si ottiene rappresentando schematicamente su carta, aspetto ormai superato dai software astrologici dei computer moderni, che eseguono velocemente e con grande precisione il lavoro di calcolo necessario a tracciare il grafico astrologico, l’eclittica e gli altri fattori della situazione cosmica, fra questi soprattutto i pianeti nelle loro rispettive posizioni longitudinali, quindi introduce sinteticamente le caratteristiche dei dodici segni zodiacali, dei quattro punti cardinali, dei dodici settori astrologici, dei dieci pianeti, degli aspetti angolari che li legano tra loro, dei punti sensibili e, infine, illustra con un esempio pratico come erigere un tema natale.
Nella seconda sezione del capitolo, intitolata I primi elementi d’interpretazione, l’autore entra nel vivo dell’esposizione dei significati dei singoli componenti del tema di natività, partendo dalla lettura della maggior parte o di tutti i pianeti addensati in uno dei quattro quadranti, proseguendo con le caratteristiche dei dodici settori astrologici, dei dodici segni zodiacali, dei dieci pianeti e, infine, dell’interpretazione generica dei fattori planetari secondo il criterio dell’intensità, poi, nel capitolo successivo, introduce i tipi astrologici, precisando che nella realtà, piuttosto che tipi puri, si riscontra una prevalenza delle caratteristiche di un tipo accompagnata o completata da varie caratteristiche dell’altro tipo molto meno pronunciate; Sementovsky-Kurilo illustra quindi i tre modi per determinare il tipo astrologico fondamentale al quale appartiene il soggetto basandosi sul suo tema di natività: in primo luogo si prende in considerazione la posizione del Sole in un segno zodiacale, in subordine si attribuisce maggiore importanza al segno zodiacale in cui si trova l’Ascendente, e, infine, si tiene conto dei pianeti collocati in gran numero in un medesimo segno, cioè della presenza di uno stellium.
Nel primo caso il tipo indicato dalla posizione del Sole sarà tanto più pronunciato se nel segno dell’Ascendente non si trova alcun pianeta, nel secondo caso si darà maggiore importanza al segno collocato all’Ascendente quando il Sole è isolato, ossia non riceve alcun aspetto angolare da nessun pianeta, oppure quando vicino all’Ascendente si trovano uno o più pianeti o, infine, quando il pianeta governatore dell’Ascendente occupa una posizione oroscopica importante per la formazione della personalità del soggetto, mentre nei casi in cui la posizione del Sole e la condizione oroscopica dell’Ascendente sono equivalenti, si tratta generalmente di un individuo con caratteristiche fisiche conformi al segno dell’Ascendente e qualità morali e spirituali che corrispondono alla natura del segno in cui si trova il Sole; a ciò si devono aggiungere le sfumature dovute agli altri elementi oroscopici, specialmente ai singoli pianeti che a loro volta modificano le caratteristiche del tipo fondamentale, perciò i tratti secondari così deducibili sono numerosi e multiformi, e, in quanto completano quelli principali conformi alla posizione dell’Ascendente e del Sole, si riferiscono soprattutto al rapporto reciproco fra la costituzione fisica e il complesso psicospirituale dell’individuo.
Il trattato prosegue dunque con la descrizione delle caratteristiche dei dodici tipi puri, partendo dal tipo Ariete e terminando con il tipo Pesci, quindi descrive i centotrentadue tipi secondari, ottenuti considerando le combinazioni tra segno all’Ascendente e segno solare, dopodiché segue l’estesissima sezione dedicata alle interpretazioni sintetiche dei pianeti nei segni e nei campi astrologici, partendo dall’Ascendente nel segno zodiacale dell’Ariete senza pianeti e proseguendo con i significati dei pianeti nella I casa, e così via fino alla XII casa, schema riprodotto per i rimanenti undici segni zodiacali, alla quale seguono le sezioni sull’interpretazione degli aspetti planetari, del Nodo Lunare, dei pianeti dispositori delle case astrologiche, dell’oroscopo progressivo, ossia dei transiti planetari, e, infine, un esempio di interpretazione di un tema natale ottenuto combinando le 2202 classificazioni relative ai singoli elementi del grafico astrologico della genitura registrate in base alla ricerca sperimentale, che, stante l’analiticità determinata dal carattere dell’autore, il quale aveva Sole e Mercurio, quest’ultimo nel luogo della sua esaltazione, nel segno zodiacale della Vergine, e l’Ascendente nel segno zodiacale dei Gemelli, costituisce una conferma della coerenza tra il suo tema natale e la sua opera.
Mi riesce difficile dare un giudizio definitivo sul trattato di Nicola Sementovsky-Kurilo, nel senso di una totale accettazione o di un rigetto altrettanto deciso, e ciò in ragione del fatto che, seppure risultano valide le parti introduttive, l’autore, che voleva rendere presentabile l’astrologia al mondo scientifico, rifacendosi alla nota profezia di Jung secondo la quale la scienza di Urania era prossima a far ritorno nelle università dalle quali era stata scacciata tre secoli prima, non fa altro che enumerare in maniera metodica una lunghissima sfilza di interpretazioni apodittiche sui singoli elementi astrologici, rinunciando a spiegare come integrarli, per mezzo dell’intuizione, in un disegno organico che restituisca il senso dell’esistenza di cui si tratta, superando così le inevitabili contraddizioni che si riscontrano ogni qual volta si sezioni un ente menomandolo della sua unità originaria; se però si desidera intraprendere seriamente lo studio dell’astrologia, dedicandovi tempo e passione, allora è opportuno leggerlo e poi collocarlo in uno scaffale della libreria, accanto ai testi di consultazione, di modo che, quando si verrà presi da un dubbio riguardo qualche aspetto del tema natale che si sta analizzando, si potrà andarne a ricercare il significato, cogliendo spunti di riflessione utili per proseguirne la lettura.