L’astrologia e la crescita della consapevolezza

L'Arte nei tarocchi di Aleister CrowleyNegli anni dello smarrimento esistenziale accadeva di frequente che, con G., trascorressimo il pomeriggio passeggiando per il centro storico di Roma, ed io ne approfittavo per sfogliare i testi astrologici nelle librerie, per stabilire quali di essi avessero valore e quali meritassero di rimanere a prendere la polvere sugli scaffali, mentre la sera setacciavo la rete in cerca di materiale astrologico gratuito, che salvavo nel computer per leggerlo con calma, ed intanto familiarizzavo con il programma freeware Astrolog 5.40, immettendovi i dati di nascita di personaggi pubblici e delle persone che frequentavo e confrontando la struttura dei loro temi natali per determinarne la qualità, e, infine, chattavo con i carissimi fratelli massoni astrologi conosciuti in Internet, che, con le interpretazioni dei grafici astrologici che sottoponevo alla loro attenzione, mi confermarono che l’astrologia è una disciplina seria, nonostante quel che ne pensa la gente.
Allora frequentavo la libera muratoria universale del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani, che avevo creduto fosse davvero una grande scuola iniziatica, come mi aveva detto ieraticamente, levando al cielo il sacro indice e guardandomi dall’alto della sua figura corpulenta, il canuto maestro venerabile della loggia che mi iniziò, in realtà ero finito in un ambiente controiniziatico, ritrovo di millantatori, squilibrati, maestri nell’arte dell’inganno, e, in ultima analisi, uomini usi a ben mangiare ed ancor meglio bere, riuscii a recuperare un po’ di serenità soltanto liberandomi di loro; la massoneria avrebbe dovuto aiutarmi a conoscere me stesso, a dirozzare la pietra grezza, levigarla e farne una pietra perfettamente cubica da inserire nel tempio dell’umanità, in realtà fu la lettura dei libri di astrologia, unita alla meditazione sul grafico astrologico della mia genitura, mandala personale modellato dall’essere e chiave del destino, a farmi comprendere le peculiarità del mio carattere e del mio destino.
Forte di questo supporto oggettivo cominciai ad agire su me stesso un’azione alchemica di solve et coagula, operando come indicato nel quattordicesimo arcano maggiore dei tarocchi, L’Arte, in cui è raffigurata una donna con due volti coronati, sormontati entrambi da una gigantesca falce di luna nascente, abbigliata con una lunga veste verde ricamata di bianco con api e serpenti attorcigliati in forma di infinito, intenta a comporre l’acqua con il fuoco: bianco il volto di destra, con capelli blu e corona d’oro, blu il volto di sinistra, con capelli biondi e corona d’argento; blu l’avambraccio e la mano destra, bianchi l’avambraccio e la mano sinistra; la mano sinistra, bianca, versa in un calderone d’oro il liquido lattiginoso contenuto in una coppa blu, la mano destra, blu, vi immerge saette di fuoco.
Alla base della carta si levano alte fiamme ed al centro v’è un calderone colmo di un liquido ribollente sul cui ventre è raffigurato un corvo, simbolo della nigredo, posto su un teschio, e sul bordo una croce, e, a sinistra, un leone bianco, simbolo del segno zodiacale di Fuoco del Leone, tiene sulla bocca del calderone la zampa anteriore sinistra stillante gocce color rubino, mentre a destra un’aquila rossa, simbolo del segno zodiacale di Acqua dello Scorpione, il cui liquido brucia come fuoco, vi rilascia dal becco gocce opalescenti; dal magma ribollente sale un fluido, frutto della fusione degli opposti operata dalla donna, il segreto dell’Arte, che assume, sul suo plesso solare, la forma di una freccia d’oro scagliata in cielo, simbolo del segno zodiacale del Sagittario, dal quale si dipartono due arcobaleni.
La figura femminile, che incrocia il bianco con il blu, che lava con il fuoco e brucia con l’acqua, reca impressi al centro del petto sei cerchi in forma di circolo, un enorme sole nascente la separa dallo sfondo blu della notte stellata, sul suo bordo è scritta la frase completa dell’acronimo vitriol, vetriolo degli alchimisti, solvente universale, divisa impressa con caratteri bianchi sul fondo nero pece della parete settentrionale del gabinetto di riflessione, la più esoterica di quel luogo angusto nel quale l’iniziato muore alla vita profana, come la parete nord è la più esoterica del tempio dei liberi muratori, indicando il modo di trovare se stessi: Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem, scendi nelle viscere della terra e, rettificando, scoprirai la pietra occulta; i due volti di donna, che lavorano imperturbabili sugli opposti, appaiono determinati a portare a compimento la Grande Opera.
Allora versavo nel disorientamento tipico di chiunque si accosti ad una disciplina esclusa dal paradigma dominante e soffra l’assenza di una teoria generale che l’inquadri in un disegno di ampio respiro e ne legittimi le evidenze empiriche, ciononostante individuai un filone di autori che, nei mesi successivi, lessi avidamente per formarmi una visione della tecnica astrologica che implicasse il minor numero possibile di elementi: i dodici segni zodiacali, le dodici case astrologiche, i dieci pianeti e l’asse dei Nodi Lunari, legati tra loro da rapporti di governo e da aspetti angolari di congiunzione, sestile, quadratura, trigono ed opposizione, riservando un’attenzione modesta all’aspetto angolare di quinconce, qualora presenti un’orbita molto stretta, e praticamente nulla a quello di semisestile; questi elementi, assieme ai transiti planetari, permettono di descrivere il carattere di ogni uomo e di illustrare lo sviluppo delle tappe fondamentali del suo destino, stabilito immutabilmente nell’istante della sua nascita nel moto preordinato dei pianeti rispetto ai punti sensibili del grafico astrologico della sua genitura.
Cominciai a comprendere il senso dell’astrologia leggendo il libro di Dane Rudhyar L’astrologia centrata sulla persona, edito da Astrolabio-Ubaldini, raccolta di sei saggi pubblicati negli anni 1969, 1970 e 1971 che ruotavano intorno alla domanda che apriva la prefazione: “A che serve l’astrologia?”, che evidenziava le differenze tra l’approccio orientato sull’evento e quello centrato sulla persona, teso, quest’ultimo, a produrre la crescita della consapevolezza e l’autorealizzazione personale, che stimolò il mio interesse per la nozione indù del dharma, che avrei incontrato innumerevoli altre volte nelle mie letture, non solo astrologiche; fu grazie a lui, anche se massone, e difatti infarciva i suoi scritti di fumose stupidaggini, se colsi il fatto che il tema natale rappresenta l’intero universo messo a fuoco in un punto particolare di spazio e tempo, essendo tecnicamente la rappresentazione bidimensionale della relazione tra cielo e terra nel momento e nel luogo della nascita, però lui non conosceva la sostanza del tempo.
Poiché ignorava il rapporto tra tempo ed eternità, Rudhyar non poteva attuare un ricollegamento ontologico tra essere e carattere, racchiuso simbolicamente nel grafico astrologico della genitura, e tra divenire e destino, illustrato dallo studio dei transiti planetari che evidenziano lo sviluppo preordinato delle tappe fondamentali dell’esistenza, ma aveva intuito che il tema natale costituisce la formula esistenziale dell’uomo concreto nel suo essere totale, la sua firma (nel senso occulto del termine), il suo nome sacro, e che il compito dell’astrologia è quello di rivelare, ad una mente ancora confusa e generalmente contorta dalle pressioni dell’ambiente socio-culturale, le strutture basilari che caratterizzano la maniera particolare in cui le energie della natura umana sono organizzate dentro di lui, affinché possa orientare, polarizzare e riordinare le sue attività secondo il suo modello celeste, in quanto tutto ciò che nasce in un tempo particolare ed in un punto specifico dello spazio è organizzato secondo un modello-seme, o archetipo, simboleggiato dalla sua carta del cielo natale, che definisce ciò che quell’organismo dovrebbe essere per soddisfare la sua funzione nello schema universale delle cose.
Rudhyar, che assegnò alla sua filosofia il nome di astrologia umanistica, spiegava che essa doveva occuparsi essenzialmente di problemi di coscienza, essendo basata sull’accettazione conscia che ogni uomo deve fare di se stesso, di ciò che potenzialmente egli è, della sua totalità, senza che vi rimanga attaccato nessun luogo comune etico di buono o cattivo, fortunato o sfortunato; ciò significa, proseguiva l’autore, che ciascuno dovrebbe accettare la propria carta del cielo così com’è, cercando di soddisfarne le implicazioni relative, ma esse devono essere viste in una luce totalmente nuova, nel riconoscimento che ogni tema natale realizzi uno scopo significativo del tutto valido e che, come individuo, ciascuno è quello scopo, qualunque esso sia e comunque la società o i genitori possano considerarne il valore, e pertanto l’astrologo, nel momento in cui si trova davanti ad una carta astrologica, deve avere la mente libera da ogni ricetta, concetto e preconcetto: dev’essere, insomma, un immoralista.
Rudhyar, dopo aver fatto riferimento alla nozione indù del dharma, la verità di esistenza propria di ogni creatura vivente, modello fondamentale della personalità racchiusa nel grafico astrologico della sua genitura, introduceva la nozione del karma, che indica il tipo specifico di attività atto a realizzare il dharma individuale, e, conseguentemente, rifacendosi alla Bhagavadgītā, quella del Karma Yoga, che costituisce il processo di totale accettazione delle attività richieste per soddisfare il proprio dharma, e difatti, nel capitolo intitolato L’astrologia come Karma Yoga, l’autore spiegava che il Karma Yoga è l’unione, cioè lo yoga, con quanto dev’essere fatto per realizzare pienamente le caratteristiche e le potenzialità della propria nascita, e ciò significa accettazione incondizionata della carta natale come mezzo per realizzare il proprio dharma, ma l’identificazione con il proprio modello cosmico dev’essere il risultato di un processo conscio, ottenuto mediante una focalizzazione positiva e dinamica della coscienza su di esso, al fine di realizzare consapevolmente e chiaramente lo scopo del proprio tema natale.
Devo probabilmente a Rudhyar, per averne la certezza dovrei rileggere tutti i suoi libri, ma sarebbe una perdita di tempo che non posso permettermi, l’osservazione secondo la quale il tema natale, unione del cerchio celeste dello zodiaco tropico e della croce terrestre degli assi della verticale e dell’orizzonte del luogo di nascita, con al centro dei due centri l’uomo concreto, è un autentico mandala personale, simbolo della totalità psichica, supporto oggettivo per la meditazione su se stessi che consente dapprima di riconoscere le singole componenti del carattere nelle configurazioni planetarie che lo compongono, dopodiché, scavando dentro di sé per mezzo della consapevolezza acquisita, di sviscerare le zone d’ombra del proprio essere, per aderire così al disegno complessivo rappresentato in esso, e, infine, dopo aver ricostruito la propria biografia ed averla messa in relazione con i transiti planetari del passato, di attuare consapevolmente il proprio destino, delineato nello sviluppo preordinato dei transiti planetari rispetto al tema natale, che illustrano la sequenza prestabilita dei climi futuri della propria vita.
Nell’essere, infatti, esiste, già perfettamente compiuto in un’immagine eterna, lo svolgimento prestabilito dell’esistenza dell’uomo concreto, il quale, non essendo egli causa sufficiente di se stesso, in quanto non si è creato da solo, agisce sempre secondo il proprio carattere, che non si è dato da sé ma lo determina in maniera incoercibile, racchiuso simbolicamente nel grafico astrologico della sua genitura, immagine archetipica del dovere assegnatogli dall’essere, che rivela inoltre la qualità della sua nascita ed il compito che gli sta fitto nel cuore, mentre lo studio dei transiti planetari, che discendono rigidamente dalle posizioni radicali dei pianeti, illustra lo sviluppo prestabilito delle tappe fondamentali della sua esistenza, ossia il modo in cui si svolge effettivamente il suo destino, avvolgendolo così in un quadro generale oggettivo dell’esistenza che conferisce senso al suo esserci nel mondo e, rispecchiando l’ordine armonioso del cielo, l’aiuta ad orientarsi nel caos apparente che lo circonda.
In quegli anni vivevo la crisi determinata dal fallimento della razionalizzazione economica dell’esistenza implicita nella struttura della VI casa natale nel segno zodiacale della Vergine, che si estende per quasi 49° di longitudine dello zodiaco tropico ed ospita Plutone e la congiunzione tra Giove ed Urano, ed ero alla ricerca del fondamento autentico della mia vita, così, sfogliando libri di astrologia nelle librerie, leggendo quelli acquistati e riflettendo sul grafico astrologico della mia genitura, compresi la necessità di effettuare un atto di fede nel mio destino, e, senza rendermene conto, giacché, tranne approcci sporadici, tra i quali l’I Ching, avevo sempre rifiutato di farmi trascinare in ambiti di conoscenza privi di riscontri oggettivi, cominciai ad integrare l’apertura alla trascendenza, indicata dal Nodo Lunare Nord nel segno zodiacale dei Pesci e nella XII casa natale, con la razionalità espressa dalla casa natale opposta e complementare, per riunire infinitamente grande ed infinitamente piccolo, Macrocosmo e Microcosmo, partendo dalla miopia del piccolo, che mi era più familiare, cercando concetti filosofici da collegare all’oggettività del tema natale, immagine cosmica di me stesso, l’unica cosa di cui mi fidassi e su cui sentissi di poter riedificare la mia esistenza, avendone riscontrato la realtà effettiva.
Ad oltre un decennio di distanza da quegli eventi, ormai consapevole delle profonde implicazioni filosofiche dell’intuizione che mi fulminò la sera in cui osservai per la prima volta nel monitor del computer la simulazione del moto dei pianeti lungo lo zodiaco tropico, scorgendo il nesso tra lo scorrere del tempo e l’esistenza dell’uomo concreto, esperienza che mi dischiuse un insieme di possibilità che ho impiegato anni per esplorarle fino in fondo e spiegarle razionalmente, comprendo perfettamente a cosa serve l’astrologia, in quanto l’analisi del tema natale e dei corrispondenti transiti planetari, nonché lo studio dell’ereditarietà astrale e delle relazioni interpersonali effettuato mediante la tecnica della sinastria, ne fa un eccezionale strumento di guarigione dal nichilismo della modernità; soprattutto il grafico astrologico della genitura, fondamento oggettivo dal quale l’astrologo trae i propri giudizi, serve da supporto per divenire ciò che si è, accettando consapevolmente il proprio carattere ed il proprio destino, ma, per arrivarci, ho dovuto affrontare il mio inferno interiore: allora, infatti, odiavo tutto di me stesso e della vita che avevo costruito agendo sconsideratamente le energie del mio tema natale, nome, origini, ambienti in cui ero stato costretto dalle burocrazie statali ed aziendali, destino.
Ma vivere, se si rifiuta il modello di vita moderna fondato sull’omologazione attuata per mezzo della scuola di massa al fine di livellare gli uomini al livello medio e mediocre dell’ultimo uomo di nietzschiana memoria, comporta l’assunzione di un destino, individuando la propria vocazione e seguendola fino in fondo, ma prendere questa decisione, soprattutto per chi è stato plagiato a credere nella razionalizzazione economica dell’esistenza, comporta esitazioni e resistenze interiori, a causa della necessità di abbandonare le vie battute dalla moltitudine per seguire la propria strada; allora la conoscenza del rapporto tra tempo ed eternità, della corrispondenza del grafico astrologico della genitura con il proprio carattere e dei transiti planetari come indicatori delle tappe preordinate dell’esistenza indicate dal moto predeterminato dei pianeti lungo lo zodiaco tropico, mostra oggettivamente che l’accettazione del proprio destino è l’unica strada percorribile per vivere in accordo con la propria natura e con il compito che sta fitto nel cuore, che va portato a termine con devozione, secondo la formula amor fati di Nietzsche: amare il proprio destino, per quanto possa essere difficile.
L’astrologia, con l’analisi del grafico astrologico della genitura, restituisce infatti il quadro completo della personalità dell’uomo concreto, incluse le zone del suo essere oscurate dagli impedimenti esterni, mentre i transiti planetari mostrano la sequenza preordinata delle tappe fondamentali della sua esistenza, fornendogli un formidabile punto d’appoggio per la conquista di se stesso, e, mostrandogli il suo ricollegamento effettivo con l’universo, costituisce uno straordinario strumento di guarigione dallo smarrimento esistenziale e dal nichilismo conseguito alla morte del Dio cristiano, in quanto dimostra che l’unico modo di trattare la propria esistenza conformemente alla realtà è quello di valutare quanto essa aderisca all’immagine archetipica rappresentata dal tema natale, e, in caso di scostamento, indica come agire per realizzare la piena esplicazione delle possibilità insite nel suo modo d’essere: ne consegue che essa ha valore soprattutto per chi è oppresso da un paradigma ostile ed affronta il crollo delle proprie certezze, perché conferma oggettivamente il sentire soggettivo riguardo il proprio destino.
Con l’astrologia, e con la consapevolezza che ne consegue, si può infatti realizzare se stessi al livello più elevato possibile compatibilmente con le energie indicate nel grafico astrologico della genitura, adempiendo così il dovere insito nella propria natura; in termini aristotelici si tratta di passare dalla potenza, ciò che è indicato in maniera immutabile ed archetipica nel tema natale, all’atto, rendendo effettivi i singoli elementi astrologici e fondendoli coscientemente secondo il disegno rappresentato in esso, raggiungendo così l’entelechia, condizione di perfezione di un ente che ha realizzato ogni sua potenzialità, e, per quel che riguarda lo sviluppo dell’esistenza, agendo conformemente alla necessità cosmica indicata dai transiti planetari, che esplicano nel corso della vita quel che è contenuto in germe nella carta del cielo, facendo concentrare di volta in volta l’attenzione su determinati settori dell’esperienza umana, attraverso eventi o incontri, per orientarsi saldamente nello sviluppo consapevole dell’esistenza, finché non ci si rende conto che non si può essere altro da quel che si è.
Considerato che nell’essere tutto è già accaduto, e che il divenire scorre lungo binari predeterminati, l’unica variabile sulla quale è possibile agire, una volta scoperti il fondamento ontologico di carattere e destino e la corrispondenza effettiva tra Macrocosmo e Microcosmo, è la mente, la quale può porre un argine alle tendenze più negative del carattere indicate nel tema natale, ma, soprattutto, individuato il proprio dharma, si può ricostruire la propria esistenza partendo dalla consapevolezza delle componenti necessarie a realizzare il dovere nei confronti dell’essere che costituisce lo scopo per cui si è nati: trovando nell’essere il radicamento del proprio carattere e dell’agire che gli è conforme, assumendo su di sé il proprio destino, divenendo ciò che è nell’accettazione degli eventi che il percorso di vita gli impone, liberandosi della morale eteronoma istituita dai predicatori dell’eguaglianza ad immagine e somiglianza degli scarti del genere umano, l’uomo concreto passa dalla potenza, rappresentata dal tema natale, all’atto, ossia alla piena esplicazione di se stesso e del compito che gli sta fitto nel cuore.
L’entelechia, o pienezza di ciascun essere secondo la propria natura, è dunque la meta dell’uomo che sente che la vita deve svilupparsi secondo la propria legge interiore, non vincolata dalla razionalizzazione economica dell’esistenza, e difatti, sul finire del 2000, intrapresi lo studio dell’astrologia, senza peraltro immaginare dove mi avrebbe portato, perché avevo bisogno di conferme oggettive riguardo la certezza soggettiva sul mio destino, ma leggendo i libri di Rudhyar, autore impegnato a depurarla dalle categorie morali di bene e male, buono e cattivo, riallacciandosi frequentemente alle filosofie orientali, allo spiritualismo New Age ed alla psicologia del profondo, non avrei mai potuto imparare ad interpretare una carta del cielo, così, dopo averne letto tutti i libri, passai a quelli di Stephen Arroyo, il quale proviene dalla sua stessa scuola di pensiero ma è meno fumoso ed espone la disciplina in prima persona, trasferendone l’esperienza ai lettori, cominciando da Astrologia, Karma, Trasformazione, le dimensioni interiori della carta natale, edito da Astrolabio-Ubaldini.
L’autore, secondo le note riportate nella quarta pagina di copertina, basandosi sulla legge del karma e sulla spinta all’autotrasformazione, ma sarebbe più corretto dire sulla spinta a divenire ciò che si è, in quanto il carattere è incoercibile e l’unica scelta che si dà all’uomo concreto è riconoscere il dovere insito nella propria nascita e realizzarlo, integrava in quel libro astrologia umanistica, psicologia junghiana e filosofie orientali, ponendo particolare accento sul significato karmico e sulle forze trasformatrici di Saturno, Urano, Nettuno e Plutone, e considerando le tecniche astrologiche in una prospettiva orientata alla crescita, al fine di riconoscere il significato spirituale dell’astrologia ed il suo inestimabile valore per accrescere al massimo la conoscenza di sé, cosa di cui avevo particolarmente bisogno in quegli anni, considerata l’angoscia esistenziale nella quale mi dibattevo.
Nell’introduzione Arroyo spiegava che fin da quando aveva cominciato a studiare l’astrologia, interesse sorto durante un periodo di grande cambiamento personale, avvenuto in seguito ad una profonda immersione negli scritti di Carl Gustav Jung, aveva scoperto che c’era in essa più di quanto non fosse scritto nella maggior parte dei libri sull’argomento, da sempre consapevole intuitivamente del fatto che, dietro i simboli ed il linguaggio arcaico dell’astrologia tradizionale, esisteva un vasto campo di saggezza potenziale, una più profonda comprensione delle leggi della vita ed una capacità di penetrazione tali da condurre uno studente devoto ad una conoscenza più sottile delle dimensioni spirituali dell’esperienza; da allora, avendo cominciato a divorare un libro astrologico dopo l’altro, si trovò immediatamente alla ricerca dei significati più profondi dei simboli, espressione interna di un linguaggio cosmico che gli sembrava contenere un grande potenziale di crescita spirituale e di intensa consapevolezza.
Proseguendo nei suoi studi, gli divenne sempre più chiaro che l’astrologia funziona con livelli di coscienza e dimensioni di esperienza che vanno ben oltre la capacità di comprensione della mente logica, e che soltanto una mente intuitiva elevata può capirla veramente in tutte le più profonde ramificazioni ed espressioni, così, anno dopo anno, aveva trovato che si poteva davvero affinare l’intuizione attraverso la meditazione, la pratica costante e l’apertura mentale, fino al punto in cui era possibile percepire immediatamente la realtà essenziale che tanti autori avevano tentato di spiegare nei libri in circolazione, dei quali si dichiarava deluso, pertanto si considerava fortunato per essersi diretto presto verso le opere di Dane Rudhyar e per aver approfondito gli studi nel campo dello yoga, dei guaritori, delle religioni orientali, dei discorsi e degli scritti di diversi maestri spirituali, oltre che alle incomparabili indagini scientifiche di Jung, che aveva continuato a studiare per molti anni.
Tutte queste ricerche, assieme alle sue percezioni sempre più chiare nel campo dell’energia, ad uno studio a lungo termine di centinaia di sogni altamente istruttivi e ad una sintesi intuitiva di tutte queste dimensioni di vita intorno ad un centro spirituale ideale, l’avevano portato infine ad un metodo di comprensione e di applicazione dell’astrologia per lui totalmente soddisfacente, ma non si trattava di un sistema di interpretazione chiuso, piuttosto aveva maturato la sicurezza che la direzione che stava perseguendo nella sua conoscenza e nel suo lavoro di consulenza fosse quella giusta per la sua crescita, e, di fatto, molto più utile e costruttiva per i suoi studenti e clienti dell’assortimento di teorie e di assunzioni non verificate che costituiscono tanta parte dell’astrologia orientata sull’evento ed ‘esoterica’; le menzogne e le generalizzazioni infondate che si incontrano in alcuni libri astrologici sono profondamente distruttive se applicate alle situazioni individuali senza alcun rafforzamento o adattamento al livello di coscienza delle persone, e sono del tutto comiche quando si scopre che perfino un controllo superficiale di tali affermazioni, fatto con completa integrità ed in assenza di auto-inganno, può provare sperimentalmente la loro totale irrilevanza verso la reale esperienza della vita.
Arroyo forniva poi un’informazione biografica di grande valore per l’astrologo, considerato che l’astrologia è il linguaggio della vita e che non ci si può esimere dal raccontare se stessi secondo i suoi canoni, ossia l’elenco dei transiti planetari del momento in cui iniziò i suoi studi astrologici, dai quali si desume che accadde all’età di ventuno anni: Saturno era congiunto con l’Ascendente natale e Nettuno con Venere radix, mentre la congiunzione celeste tra Plutone ed Urano formava un aspetto angolare di quadratura con Urano radix, pianeta governatore della XII casa natale, tutti aspetti cosiddetti ‘duri’ o ‘difficili’, ed aggiungeva di aver menzionato quei transiti per indicare che per lui l’astrologia significava non soltanto una professione a tempo pieno ed un modo di pensare e perseguire la verità, ma anche che era stata ed era ancora uno strumento per raffinare la sua natura e per dargli l’ispirazione verso più grandi ideali di esperienza immediata, e che il suo libro era il risultato delle idee che aveva raccolto nelle sue indagini sui princìpi unificanti della vita ed i significati più profondi dell’astrologia.
Esso includeva una grande varietà di argomenti di difficile comprensione o non disponibili nei libri, ed era volto ad illuminare i significati più profondi dell’astrologia, le dimensioni più intime ed il livello di interpretazione basato sull’esperienza ed orientato alla crescita trascurati dalla letteratura astrologica, fondandosi primariamente sull’esperienza personale e clinica che l’autore aveva cercato di rendere più pratica possibile, per quanto, a causa della sottigliezza e dell’immensa portata di alcuni degli argomenti trattati, in alcuni punti era anche profondamente speculativo; Arroyo richiamava poi il lettore sull’importanza del valore essenziale e della verità della semplicità, presa di coscienza che doveva divenire immediatamente evidente a chiunque volesse praticare l’astrologia se voleva iniziare a sintetizzare la moltitudine di fattori di ogni carta natale in un tutto coerente e significativo.
Difatti, man mano che proseguiva nei suoi studi, percepiva con crescente chiarezza che la carta natale è un simbolo totale, unificante, vivente, e che l’uomo concreto non è meramente un composto di molti fattori diversi, ma un’unità vivente di potenziale divino, ed i processi di crescita trattati dall’astrologia, transiti e progressioni, non sono cicli isolati per caso che coincidono di quando in quando, ma aspetti di una coscienza unificata e dinamica che opera simultaneamente a molti livelli differenti ed in molte dimensioni diverse, perciò, quando i suoi studenti gli chiedevano da dove dovevano iniziare ad interpretare la carta del cielo di qualcuno, lui rispondeva che se loro capivano interamente e completamente un fattore della carta, questo li avrebbe condotti al centro da cui tutto emana, sicché dovevano semplicemente parlare di qualcosa che capivano veramente, metterlo in relazione con l’esperienza personale ed il livello di consapevolezza della persona, e poi lasciarlo fluire da solo, in quanto, penetrando nel centro di ogni cosa, alla fine avrebbero incontrato la realtà e la verità più profonda.
Quindi citava un detto orientale, la mente è l’assassina del reale, che, legato com’ero alla razionalizzazione dell’esistenza indicata dalla posizione della testa del drago nel grafico astrologico della mia genitura, mi impressionò fortemente, e difatti essa può assorbirsi a tal punto negli intricati dettagli di una carta particolare da perdere di vista la totalità ed i valori personali del cliente, divenendo nemica della verità, della chiarezza e della luce, ed appesantendo il problema attuale con una quantità di dettagli confusi, purtuttavia può anche servire come strumento per il sé più elevato, per illuminare la realtà insondabile della vita e del destino individuale; la qualità di ogni dialogo astrologico dipende dunque, più di qualunque altra cosa, dalla purezza della mente, dalla profondità di concentrazione e dagli specifici ideali di vita del consulente, e coloro che tentavano di sminuire l’importanza dei valori filosofici o spirituali dell’astrologo, affermando che tale orientamento è ‘mistico’, ascientifico ed irrilevante per una conoscenza di ‘sani princìpi astrologici basilari’, gli sembravano avere pochissima comprensione dell’impatto del loro lavoro e della responsabilità che si assumevano nel consigliare gli altri.
Una volta fatto proprio l’approccio basato sull’accettazione di una realtà più elevata di quella percepita dai sensi fisici, diventa evidente che la maggior parte delle soluzioni non vengono dal mondo esterno, ma dall’interno, perciò, anziché concentrare l’attenzione su quanto facile o felice possa essere una certa situazione o un dato periodo di tempo, occorre apprendere la lezione del potenziale di crescita inerente a tutte le esperienze ‘difficili’ e considerare le esperienze ‘facili’ come progressi, senza perdere l’equilibrio o giungere all’inflazione dell’io; in tale ordine di idee, convenienza e comodità di vita sul piano materiale non sono i fattori di maggiore importanza, come accade invece nell’astrologia centrata sulla previsione dell’evento, ma hanno la priorità lo stato interiore dell’esistenza ed il processo di auto-sviluppo, e l’autore, nel libro, aveva cercato di indicare al lettore la direzione per comprendere la carta di nascita, i transiti, le progressioni ed i fattori di confronto delle carte astrologiche ad un livello di profondità volto a suscitare un risveglio interiore di bisogni potenziali e scopi personali.
Sebbene si possa sapere con una certa sicurezza che un transito particolare si manifesterà in superficie in un certo modo al quale i più risponderanno e reagiranno, esiste un significato più profondo relativo a quel periodo di tempo, uno sviluppo di vita o un cambiamento di consapevolezza capaci di avere ramificazioni a lungo termine, ed è dovere dell’astrologo, il suo cimento più difficile, mostrarlo al cliente per aiutarlo a concentrare la sua attenzione sul processo essenziale in corso, invece che sui cambiamenti superficiali, in quanto, come affermava Jung, ciò con cui non siamo in contatto a livello conscio ci accade come ‘fato’, sembra che accada a noi e non ce ne assumiamo alcuna responsabilità né riconosciamo la nostra parte nel portarlo alla manifestazione, così, più siamo consciamente in contatto con la nostra vita interiore, più l’astrologia costituisce uno strumento per chiarire gli stadi di auto-sviluppo che dovremmo superare ed usare come opportunità di trasformazione personale.
Il primo capitolo del libro, dedicato alla definizione del concetto di karma, che altro non è se non la legge impersonale ed immoralista che regola l’universo, e, con esso, il ciclo delle nascite e delle morti, si apriva con una citazione di Jung: « Ciò che accade a un individuo è caratteristico di lui stesso. Rappresenta un modello, e tutti i pezzi gli si adattano. Uno dopo l’altro, via via che la sua vita procede, vanno a posto secondo un qualche disegno pre-destinato. », che allora mi fulminò con la promessa di realizzazione di quel che avvertivo segretamente dentro di me, mentre ora ne sperimento la realtà, quindi Arroyo spiegava che ogni uomo ha certe influenze karmiche da affrontare e deve raccogliere i frutti di ciò che ha seminato, e l’astrologia, fornendogli una mappa dei suoi attaccamenti, problemi, talenti ed atteggiamenti mentali, gli offre un modo non solo per rendersi conto in senso specifico di quale sia esattamente il suo karma, aiutandolo ad elaborare questi confronti all’interno ed all’esterno di se stesso, ma anche per iniziare a porsi al di sopra di essi ottenendone un’altra prospettiva.
Accolta l’idea del potere della mente e della volontà nella trasformazione personale, l’autore ne faceva discendere la responsabilità del destino e dei problemi rilevati nel tema natale, però esagerava nell’attribuire un valore karmico a quasi ogni fattore ed a fare dell’intera carta del cielo l’immagine del karma individuale, in quanto, se niente si crea dal nulla, il fatto che una persona specifica esista in una data forma è dovuto sì a fattori karmici, ma sarà quel che è a determinarne il destino, perciò, per me che sono propositivo ed orientato al futuro, ha molto più senso vedere nel grafico astrologico della genitura un mandala personale modellato dall’essere che racchiude simbolicamente il dharma dell’uomo concreto, il compito che gli sta fitto nel cuore derivatogli dalla sua propria natura, e misurare, con l’accresciuta consapevolezza, quanto la sua azione sia conforme ad esso; spariscono così i giudizi morali di buono e cattivo propri del giudeo-cristianesimo, e, ricollegandosi all’universo per il tramite dell’astrologia, ci si libera dalla morale eteronoma evangelizzata dai predicatori dell’eguaglianza.
Arroyo attribuiva poi a Saturno, il mio padre celeste, il ruolo di Signore del karma, e, considerando gli aspetti angolari di quadratura e di opposizione, che individuano le aree di maggior tensione ma anche le zone di maggiore crescita potenziale, sottolineava la necessità di venire al nocciolo della complessità personale, in quanto le forze indicate dall’aspetto di quadratura formano una croce ed interferiscono nell’espressione le une delle altre, pertanto vanno armonizzate attraverso un processo che generalmente dura anni, via via che la persona sviluppa nuovi modelli di comportamento ed una maggiore auto-comprensione, mentre le forze coinvolte nell’aspetto di opposizione rivelano spinte opposte, e tuttavia complementari, verso l’espressione più immediata nel rapporto con gli altri, con la peculiarità che, per armonizzare queste polarità, l’opposizione richiede che si sviluppi maggiore consapevolezza non solo del proprio sé ma anche dei desideri, delle aspettative e dei punti di vista altrui.
Dopo Saturno e gli aspetti angolari di quadratura e di opposizione, l’autore menzionava i tre segni karmici che, tra i dodici dello zodiaco tropico, sono più interessati dalle crisi chiaramente riferibili al karma, spiegando che le persone con forti valori Vergine e Pesci, e che dunque ospitino non necessariamente il Sole di nascita, hanno come destino quello di portare un peso molto più gravoso degli altri, sia a livello di lavoro fisico e doveri faticosi (Vergine) che di inquietudine e confusione emotiva (Pesci), in quanto rappresentano stadi cruciali di auto-sviluppo, fasi di evoluzione e di crescita in cui devono affrontare i frutti delle loro azioni ed attitudini, ma anche il segno dello Scorpione può essere specificamente riferito al karma, in quanto è durante questa fase di sviluppo che l’individuo deve affrontare onestamente i propri desideri e giungere a realizzare il loro potere intrinseco.
Arroyo affrontava quindi le case IV, VIII e XII, dette case d’‘acqua’ poiché corrispondono ai segni zodiacali Cancro, Scorpione e Pesci, che si riferiscono al passato, a risposte condizionate divenute istintuali e che operano attraverso le emozioni e dunque il karma: la IV rivela il condizionamento che lega alla famiglia, alla casa, al senso di intimità e di tranquillità domestica e ad altri fattori relativi alla sicurezza; l’VIII rivela un forte bisogno di intimità, tanto che è generalmente piuttosto difficile conoscere ad un livello intimo la persona con valori in questa casa, in quanto, volendo anche il potere, è fortemente motivata ad esercitare un’influenza sul mondo mantenendo simultaneamente un notevole riserbo; la XII rivela invece influenze che sono totalmente ed ovviamente al di là di ogni controllo, e spesso alla persona è chiaro che non sarà in grado di soddisfare i desideri interiori attraverso una qualsiasi attività ordinaria, sebbene questa chiarezza possa richiedere anni di sofferenza per svilupparsi.
Infine, Arroyo considerava che, nell’esistenza presente, la personalità è costruita sulle fondamenta del passato, e la Luna rappresenta appunto i sentimenti radicali riguardo se stessi, quella che si può definire anche “auto-immagine”, sebbene il senso di sé rappresentato dall’astro notturno non sia tanto un’immagine conscia e nitida quanto un’indicazione subliminale, solitamente piuttosto vaga, di ciò che realmente si è; segno, casa ed aspetti della Luna sono importanti in qualunque considerazione a livello di rivelazioni karmiche della carta, non essendovi probabilmente nessun altro fattore nel tema natale che possa essere riferito così immediatamente ad esperienze ed a modelli comportamentali passati.
Introdotta la parte filosofica nella quale inquadrare il discorso astrologico, Arroyo indicava le chiavi di trasformazione personale nei pianeti Urano, Nettuno e Plutone, i quali simboleggiano forze che suggeriscono continui mutamenti nella coscienza: il primo rappresenta una forza che si manifesta come cambiamenti improvvisi di modelli di vita, trasformazioni repentine di coscienza, lampi di intuizione e rapide esplosioni di nuove idee e concetti originali; il secondo una forza interamente al di là del controllo umano, essendo oltre i limiti della ragione o di qualunque altra cosa comprensibile alla mente logica, perciò, per capire Nettuno nella sua essenza, occorre arrendersi alla sua influenza in quanto esso è, per definizione e funzione, al di là dei limiti; il terzo una forma di energia estremamente concentrata che può essere usata in modo creativo soltanto quando chi la usa sia sufficientemente evoluto spiritualmente, essendo l’evoluzione spirituale ed un profondo potere curativo le sole zone di esperienza in cui le forze di Plutone possono essere utilizzate senza una retroazione negativa.
Seguiva poi un lungo capitolo dedicato a Saturno, alla sua natura, al suo significato nella carta natale, agli aspetti angolari che forma con gli altri pianeti, al ritorno sulla sua posizione radicale ed ai suoi transiti rispetto ai pianeti ed alle case natali, quindi un capitolo dedicato agli aspetti angolari che coinvolgono Urano, Nettuno, Plutone ed i pianeti personali Sole, Luna, Mercurio, Venere e Marte, nel quale definiva gli aspetti ‘difficili’ come sfide, in quanto simboleggiano le zone di massima tensione e pressione nella vita interna della persona, mentre gli aspetti dinamici rivelano il punto in cui l’individuo è costretto ad adattarsi in modo notevole ed a crescere attraverso un’esperienza concreta, aggiungendo che, ai fini della comprensione degli aspetti, bisogna tener conto del fatto che, a determinarne la qualità, sono l’elemento o gli elementi nei quali si trovano i pianeti maggiormente carichi di tensione.
Arroyo specificava quindi che ciascun aspetto dev’essere valutato secondo la natura dei pianeti coinvolti, e che la sua regola favorita nella loro interpretazione era che i pianeti nei segni rappresentano gli impulsi basilari di espressione ed i bisogni di compimento, ma gli aspetti rivelano lo stato reale del flusso di energia e quanto sforzo personale è necessario per esprimere un impulso particolare o per realizzare un bisogno particolare; in altre parole, un aspetto particolare ci dice quanto sforzo sarà necessario, in senso relativo, per raggiungere un dato risultato, anche se l’intera carta, così come il background, l’ambiente e l’educazione specifica dell’individuo, devono essere valutati per verificare se le capacità reali ed il modello karmico della persona la renderanno capace di soddisfare questi impulsi e bisogni.
L’autore analizzava poi una teoria degli aspetti basata sul flusso di energia, nel tentativo di descrivere tipi specifici di flusso di energia ad un livello molto sottile di operazione, energia che può manifestarsi come innumerevoli tipi di comportamento e come un’infinita varietà di tratti della personalità, classificandoli in dinamici o provocatori, oppure armonici o scorrevoli: gli aspetti armonici mostrano che le due energie coinvolte, e quindi le due dimensioni dell’essere dell’individuo, vibrano in armonia e si rinforzano a vicenda all’interno del campo di energia della persona, simili a due onde che si armonizzano e si fondono in un’espressione unificata di energie complesse, indicando uno stato di essere e di sintonia che è interamente stabile e forte, un modo per usare la nostra energia in maniera scorrevole e rilassata; gli aspetti provocatori indicano invece che le energie coinvolte, e dunque le dimensioni di vita dell’individuo la cui carta natale ha un tale aspetto, non vibrano in armonia, così, anziché rinforzarsi vicendevolmente, tendono ad interferire nell’espressione reciproca ed a creare tensione all’interno del campo di energia, come se le due onde fossero in rapporto discordante fra di loro, stabilendo ciò che potremmo chiamare un tono instabile o irritante, e questa irritazione o instabilità può, tuttavia, spingere l’individuo verso qualche sorta di azione precisa al fine di risolvere la tensione.
In quest’ottica, gli aspetti si possono suddividere in aspetti di liberazione di energia ed aspetti di mantenimento di forma: i primi sono il quadrato e l’opposizione, sebbene alcune congiunzioni e qualche aspetto minore simboleggino altri modi particolarmente dinamici di liberazione di energia, i secondi sono il sestile ed il trigono, sebbene anche alcune congiunzioni e qualche occasionale aspetto minore ricadano nella seconda categoria; il relativo dinamismo o l’armonia di ogni scambio particolare dipendono non solo dall’angolo specifico fra i pianeti ma anche fra gli elementi coinvolti, e, aggiungeva Arroyo, l’ideale di una carta natale è di trovare un equilibrio tra i due tipi di aspetti, così può esserci una sintesi di queste funzioni complementari di energia all’interno del campo di energia totale della persona.
Quadrati ed opposizioni rappresentano le sfide che devono essere affrontate e gli aspetti scorrevoli le risorse con cui affrontarle, e ciò in quanto la tensione implicita negli aspetti provocatori costringe ad agire al fine di cambiare condizioni non soddisfacenti sia all’interno sia all’esterno, altrimenti si vive in uno stato di frustrazione interna e di inquietudine, poiché i pianeti in aspetto provocatore posseggono più energia di quelli in aspetto armonico, quindi la persona deve lottare di più in quelle zone di vita per via dell’ulteriore impegno e per liberare la tensione, e, una volta che abbia affrontato con efficacia le provocazioni indicate, spesso acquista un più grande senso di soddisfazione di quanto ne avrebbe avuto se avesse usato soltanto le energie armoniche, i quadrati mostrano infatti ciò che si deve affrontare attraverso l’esperienza immediata, i trigoni indicano ciò che si vive a livello naturale.
Arroyo illustrava poi le interpretazioni degli aspetti angolari tra Urano, Nettuno e Plutone ed i cinque pianeti personali Sole, Luna, Mercurio, Venere e Marte, ed infine si soffermava brevemente sugli aspetti della Luna, pianeta tanto intimamente connesso con il condizionamento passato, e dunque con il karma, spiegando che l’interazione della Luna con gli altri pianeti mostra la capacità di fare uso dei risultati delle esperienze e dei condizionamenti passati e di esprimerli, ed indicava le frasi chiave dei vari aspetti dinamici lunari con la sola parola ipersensibilità, sottolineando che ogni aspetto esatto che coinvolge la Luna colora il modo in cui la persona sente se stessa, la sua autoimmagine.
Infine, nel paragrafo dedicato alla comprensione delle tematiche della carta natale, Arroyo spiegava che la chiave di un approccio olistico all’interpretazione consiste nell’evidenziare i diversi temi che dominano la vita di una persona sintetizzandone i fattori in relazioni fra i dodici princìpi basilari, utilizzando gli aspetti e la posizione dei segni e delle case dei pianeti coinvolti, cosa che risulta molto più difficile che isolare un aspetto particolare e leggerne una serie di interpretazioni su testi diversi, si tratta infatti di maturare una capacità che non può essere insegnata facilmente o scritta in astratto, dato che le combinazioni di aspetti, segni e case sono numerosissime, ciascun aspetto specifico è difatti modificato nella sua espressione in rapporto ai segni coinvolti, e ciascuna energia planetaria è espressa in un modo che è colorato non solo dai suoi aspetti stretti ma anche dalla sua posizione per segno zodiacale.
Le carte del cielo evidenziano normalmente delle configurazioni fra molti pianeti che coinvolgono una quantità di aspetti differenti, e soltanto anni di pratica e di esperienza permetteranno allo studente di superare questo ostacolo apparentemente insuperabile, dopo aver sviluppato la capacità di vedere le configurazioni in una carta natale come un tutto e di mescolare il significato dei pianeti coinvolti in queste combinazioni complesse, in quanto questi fattori e dettagli simboleggiano altrettante sfaccettature di una persona viva e totale; prima di tutto occorre comprendere il significato dei pianeti coinvolti ed i loro scambi specifici con gli altri pianeti della configurazione, dopodiché si potranno mescolare questi significati in un modo che rifletterà accuratamente la maniera in cui l’individuo vive effettivamente queste energie: se un pianeta partecipa delle maggiori tematiche della carta, e perciò simboleggia una sintonia che l’individuo esprime in maniera dominante, il suo ruolo in una data configurazione sarà degno di speciali attenzioni, ma, più di ogni altra cosa, dovremmo focalizzare l’attenzione su ogni pianeta personale, o sull’Ascendente, coinvolto in una data configurazione, in quanto quel fattore simboleggia la maniera di espressione delle energie dell’intera configurazione.
Arroyo dedicava poi un capitolo ciascuno agli argomenti karma e relazioni, sullo studio delle sinastrie e delle carte composite, progressioni, che non uso in quanto non ho mai avuto conferme particolarmente convincenti a riguardo, transiti, la tecnica previsiva che in assoluto mi ha fornito le conferme più puntuali di eventi e trasformazioni interiori, quindi affrontava la tematica dell’Ascendente e del Mediocielo, fattori vitali della struttura della personalità, spiegando che il primo simboleggia un modo di espressione così immediato e spontaneo di tutto il sé che nessuna semplice parola è capace di coglierne l’essenza, mentre il secondo sembra molto astratto quando si è giovani ma diventa sempre più rilevante nell’esperienza personale quando si cresce e si partecipa pienamente alla società; seguiva poi un discorso dedicato al maestro dell’Ascendente ed un altro agli aspetti dell’Ascendente, quindi al Mediocielo ed ai suoi aspetti, e, infine, ai quattro angoli di due carte natali messe a confronto.
Arroyo si concedeva poi una sbandata esoterica degna di Rudhyar dedicando un intero capitolo del suo libro, altrimenti pregevole, alle sedute medianiche di Edgar Cayce relative all’astrologia, e, infine, concludeva con alcune note sulla consulenza astrologica, che integravano quelle del capitolo “L’uso dell’astrologia nel campo della consulenza” del suo libro L’astrologia e i quattro elementi, nelle quali sosteneva, analogamente a Jung, per il quale quel che conta non è la psicoanalisi, ma la personalità dell’analista, è questa che guarisce, di aver maturato la consapevolezza via via sempre maggiore che non è l’astrologia che fa la differenza quanto l’astrologo, e, per far comprendere cosa intendesse, descriveva il processo che aveva attraversato nella ricerca di una struttura di valore significativa e di un approccio all’astrologia ed alla consulenza in generale, aspetto che me lo fece apprezzare come astrologo, in quanto dimostrava di intendere realmente l’astrologia come linguaggio della vita.
Proseguii dunque nella lettura dei suoi libri acquistando una copia de L’astrologia e i quattro elementi, l’influsso dell’energia cosmica sul significato dei pianeti e dei segni, edito da Astrolabio-Ubaldini, la cui prima parte era dedicata a presentare il rapporto tra astrologia e psicologia, superando così la visione tradizionale centrata sull’evento, mentre la seconda si occupava specificamente dell’argomento indicato nel titolo; nell’introduzione Arroyo scriveva, ed è un pensiero condivisibile, che un individuo è prevedibile esattamente in proporzione alla sua mancanza di consapevolezza, ed il nuovo tipo di astrologia che si accingeva a presentare era rivolto principalmente a coloro che avevano deciso di adoperarsi per aumentare la propria consapevolezza di sé, cosa di cui sentivo un forte bisogno.
L’autore proseguiva affermando che l’astrologia, usata in modo costruttivo e moderno, dovrebbe servire per applicare, modificare o trasformare la propria armonizzazione con le energie natali per manifestarne l’espressione più positiva, perciò poneva l’accento su una comprensione più profonda dei fattori astrologici fondamentali e su una valutazione più meditata dello scopo di tutte le tecniche astrologiche, in quanto essa rivela il disegno complessivo di semplicità, ordine, eleganza e forma presente in tutto l’universo e, in particolare, in ogni individuo; a suo giudizio l’astrologia costituiva senz’altro il mezzo più preciso e completo per comprendere la personalità, il comportamento, i cambiamenti e la crescita dell’essere umano, anche se lui la fondava sull’energia, mentre per me, che conosco la sostanza del tempo, è invece, più propriamente, la scienza del tempo par excellence.
L’astrologia e i quattro elementi mi sembrò un testo filosoficamente meno ispirato di Astrologia, Karma, Trasformazione, ma mostrava dei punti di interesse sotto il profilo tecnico, così acquistai anche il volume L’interpretazione della carta natale, linee guida per comprenderne gli elementi essenziali, edito da Astrolabio-Ubaldini, che, secondo quanto riportato nella quarta pagina di copertina, presentava un metodo graduale, molto semplice e chiaro, grazie al quale tutti potevano comprendere il significato essenziale di qualsiasi carta natale, amplificarlo e renderlo accessibile ed utilizzabile per se stessi e per gli altri, in quanto Arroyo, aspetto fondamentale, insegnava a pensare astrologicamente per condurre il lettore direttamente nello spirito dell’astrologia e non fargli perdere di vista nessun elemento significativo.
Nell’introduzione l’autore precisava che, in relazione ai suoi scritti precedenti, non sentiva alcun bisogno di aggiungere altro materiale, reputando che il suo ruolo primario fosse quello di evidenziare il più chiaramente possibile i princìpi basilari e l’approccio che aveva trovato più pratico e preciso, chiarificazione che aveva ritenuto urgentemente necessaria per rendere possibile e ben fondata una vera psicologia astrologica, in quanto pensava che fosse di gran lunga preferibile per gli studenti di astrologia imparare a pensare con la propria testa, a pensare astrologicamente in rapporto alla persona, piuttosto che seguire ciecamente delle rigide regole di interpretazione o affidarsi alle interpretazioni preconfezionate che si trovavano nei numerosi testi di ricette astrologiche in circolazione.
Quel volume, prosecuzione dei libri L’astrologia e i quattro elementi ed Astrologia, Karma, Trasformazione, costituiva una compilazione esplicita e concisa di linee guida interpretative facilmente accessibili e precise sia per chi iniziava a pensare astrologicamente sia per chi si trovava ad un livello più avanzato, essendo concentrato unicamente sui fatti maggiori della carta natale, in quanto i fattori essenziali sono i più affidabili, se propriamente compresi, e sono i fattori maggiori e fondamentali di un tema natale che riflettono chiaramente i temi più importanti della vita dell’uomo concreto, e la più grande forza dell’astrologia consiste proprio nella sua capacità di descriverne la personalità, le motivazioni, i bisogni primari, la situazione interna in ogni momento e persino la qualità della coscienza: in breve, le dinamiche interne dell’intero campo dell’energia fisica e psicologica della persona.
La situazione interna è effettivamente quella fondamentale e quindi quella simboleggiata più precisamente dalle configurazioni astrologiche di quanto non lo siano le circostanze esterne, così, dopo aver compreso che doveva concentrarsi sulle dimensioni interne, al fine di trovare le caratteristiche che erano inevitabilmente presenti quando avveniva una certa posizione o configurazione planetaria, all’autore non rimaneva che sperimentare le numerose forme di espressione verbale e le molte parole e frasi chiave per vedere quali fossero le più adatte ed efficaci nel comunicare ai clienti le sottili realtà psico-astrologiche, e difatti l’astrologia poteva affermare legittimamente di essere una scienza psicologica nel vero senso della parola, se i suoi fondamenti astrologici venivano capiti ed applicati correttamente.
Quel libro intendeva dunque incoraggiare la comprensione in modo direttamente proporzionale allo sforzo di concentrazione e di riflessione del lettore, ed era finalizzato espressamente all’interpretazione pratica di carte natali, poiché forniva a chi esercitava, insegnava o studiava l’astrologia quelle linee guida interpretative che potevano essere adottate, elaborate ed usate per scoprire ulteriori significati nel contesto della carta, della persona e della situazione considerate, costituendo un modo per sintonizzarsi, o aiutare gli altri a sintonizzarsi, sul sé più profondo, in quanto consentiva di sviluppare un metodo astrologico personale che mettesse a fuoco il significato e lo scopo della vita.
Per raggiungere un alto livello di precisione occorreva dunque concentrarsi sull’esperienza interna, ed Arroyo sottolineava che chiunque utilizzava l’astrologia doveva invariabilmente concentrarsi sui cinque pianeti personali e sull’Ascendente, e poi su qualunque altra cosa colorasse o modificasse quei fattori primari, e difatti, in linea con l’importanza dei pianeti personali, la sezione più vasta del libro offriva numerose linee guida per comprenderne la posizione celeste, così come quelle di Giove e di Saturno, quindi l’autore ribadiva quel che diceva sempre ai suoi studenti: anche se sentite di capire soltanto una piccola parte di un tema natale, seguite ciò che capire veramente e questo vi condurrà alla struttura ed ai temi principali del resto della carta; è meglio concentrare l’attenzione su ciò che è importante nella natura e nella vita della persona e sulla sua individualità, invece di perdersi nei suoi infiniti dettagli.
Quindi proseguiva dicendo che, dato che la carta di nascita è pienamente realizzata soltanto nell’essere umano vivente, una sua interpretazione completa è raggiunta solamente nella misura in cui il tessuto e l’intreccio della sua vita sono rivelati, meglio compresi e più pienamente accettati, pertanto, dopo aver appreso gli elementi fondamentali del tema natale, la filosofia dell’astrologia ed i princìpi interpretativi affidabili, è l’astrologo che conta, per quanto anche il tipo specifico di teoria astrologica che egli abbraccia è importante, in quanto, e qui l’autore citava Einstein, è la teoria che decide cosa possiamo osservare, perciò definire la propria filosofia astrologica ed il proprio approccio fondamentale all’interpretazione è imperativo per ottenere una prospettiva chiara ed una base solida nel lavoro astrologico.
Infine Arroyo esponeva i concetti chiave e le definizioni elaborate nel corso della sua pratica astrologica, affermando che chiunque ne comprendeva veramente il significato possedeva una chiave per la comprensione di tutta l’astrologia: 1) gli elementi sono la sostanza energetica dell’esperienza; 2) i segni sono i modelli di energia primaria ed indicano specifiche qualità di esperienza; 3) i pianeti regolano il flusso di energia e rappresentano le dimensioni di esperienza; 3) le case rappresentano i campi di esperienza entro cui specifiche energie saranno espresse più facilmente ed affrontate più direttamente; 5) gli aspetti rivelano il dinamismo e l’intensità di esperienza così come il modo con cui le energie interagiscono nell’individuo; quindi concludeva dicendo che questi cinque fattori comprendono una vasta psicologia cosmica, e l’arte della loro combinazione dà come risultato il linguaggio di energia chiamato astrologia.
Allora, confuso e smarrito nell’angoscia esistenziale piombatami addosso dopo aver realizzato, sgomento di fronte alla desolazione delle macerie della mia vita, l’inutilità dei tentativi di sfuggire alle origini, mentre cercavo di dare un senso all’esistenza ripartendo dall’astrologia, di cui i carissimi fratelli massoni astrologi con i quali chattavo ogni sera mi avevano dimostrato l’efficacia, mi immersi nel suo studio per comprenderne il fondamento e discernere le tecniche interpretative realmente efficaci da quelle prive di sostanza, e Rudhyar, con la concezione della carta natale come mandala personale che mostra il dharma individuale e dell’astrologia come Karma Yoga, mi fornì una risposta accettabile alla domanda: “A che serve l’astrologia?”, quindi passai ad Arroyo, che proveniva dalla medesima scuola, nonostante fondasse il proprio impianto filosofico sul karma, e, dunque, assumesse una visione retrospettiva, del quale apprezzavo la chiarezza tecnica e mi riconoscevo in quel che scriveva.
Né Rudhyar né Arroyo, però, per quanto mi offrissero una dimensione filosofica oltre alle indicazioni tecniche necessarie ad interpretare una carta natale, soddisfacevano appieno la mia sete di conoscenza riguardo il fondamento dell’astrologia, per consentirmi di afferrare la natura del nesso oggettivo tra l’uomo e l’universo; nessuno dei due rispondeva infatti all’esigenza vitale che avvertivo fin da bambino di piegare il tempo su di me, considerata la sua sostanziale irrealtà, e proprio il tempo si è rivelato la chiave fondamentale che ne spiega il funzionamento: soltanto in virtù della relazione esistente tra tempo ed eternità è possibile comprendere il fondamento ontologico del carattere nell’essere e del destino nel divenire, in quanto l’esistenza dell’uomo concreto esiste già perfettamente compiuta nell’eternità e si rivela gradualmente precipitando nel tempo, solo così si possono afferrare appieno il senso e l’utilità dell’astrologia, che aiuta a divenire ciò che si è, secondo il carattere racchiuso simbolicamente nel tema natale, ed a fare ciò che dev’essere fatto con lo stile di un’impersonalità attiva.

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La testa del drago

Yama, divinità della morte, regge con la bocca, con le mani e con i piedi la Ruota della Vita (Bhavachakra), con i sei regni nei quali gli esseri senzienti trasmigrano incessantemente mossi da avidità, odio ed ignoranza, rappresentati rispettivamente dal gallo, dal serpente e dal maiale posti nel suo centro e responsabili del ciclo continuo delle nascite e delle morti

Yama, divinità della morte, regge con la bocca, con le mani e con i piedi la Ruota della Vita (Bhavachakra), con i sei regni nei quali gli esseri senzienti trasmigrano incessantemente mossi da avidità, odio ed ignoranza, rappresentati rispettivamente dal gallo, dal serpente e dal maiale posti nel suo centro e responsabili del ciclo continuo delle nascite e delle morti

Nel giugno 2001, mentre Saturno si approssimava ad entrare nella II casa natale, privandomi dei valori materiali ed obbligandomi a trovare il senso della mia esistenza in una visione del mondo che implicasse la dimensione trascendente, negli anni in cui andava maturando l’angoscia esistenziale che, senza che potessi ipotizzarne l’esito, pur avvertendo il distacco dal sistema di vita burocratico ed omologante fondato su scuola e lavoro, mi avrebbe portato ad abbandonare tutto per seguire soltanto me stesso, quando, nel pieno delle mie illusioni associative, mi ostinavo ancora a credere che i massoni fossero degli iniziati autentici, il maestro venerabile della loggia che mi iniziò alla libera muratoria universale del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani, un grande iniziato del Rito Scozzese Antico ed Accettato, levando ieraticamente al cielo il sacro indice mi disse, dall’alto della sua stazza corpulenta e dei suoi capelli bianchi, che, oltre alla consueta paccottiglia libraria di fine Ottocento della quale si nutrono i carissimi fratelli liberi muratori, avrei dovuto leggere il libro egiziano dei morti, ma io, un po’ per diffidenza nei suoi confronti, un po’ perché G. mi confidò di aver letto, anni addietro, il libro tibetano dei morti, recatomi in una libreria acquistai questo testo e lo lessi, traendone un mutamento di orientamento interiore che, allora, non potevo immaginare dove mi avrebbe portato.
Contrariamente al suggerimento bibliografico del mio maestro venerabile acquistai dunque una copia del Bardo Thodol, noto in Occidente con la titolazione errata de Il libro tibetano dei morti, mentre in Tibet è conosciuto come Il grande libro della liberazione naturale attraverso la comprensione nello stato intermedio, scritto nell’VIII-IX secolo d.C. da Padma Sambhava e scoperto nel XIV secolo d.C. dal noto scopritore di tesori Karma Lingpa, nella versione tradotta dal tibetano da Robert A.F. Thurman, pubblicato da Corbaccio in edizione economica nella collana Mandala con una prefazione del Dalai Lama, il quale spiegava agli occidentali che i tibetani, pur essendo rinomati per la loro spiritualità, si ritengono persone molto concrete e realiste, perciò considerano l’analisi e lo studio sistematico del processo umano di morte come una prudente e concreta preparazione a ciò che è inevitabile, e difatti questo libro rappresenta un manuale di istruzioni utile a coloro che stanno affrontando la loro fine, e, ovviamente, ai loro cari che vogliono aiutarli nel momento del trapasso, in quanto descrive un processo estremamente reale attraverso cui tutti gli uomini sono destinati a passare dopo il decesso e prima della vita successiva, ossia il passaggio nei tre stati intermedi del processo di morte e rinascita.
Allora, un anno dopo l’incidente automobilistico dal quale uscii miracolosamente indenne e che segnò l’inizio della mia seconda esistenza, tanto da costituire l’oggetto del capitolo primo della mia autobiografia in chiave astrologica, ero particolarmente sensibile al tema della morte, essendo l’iniziazione una morte simbolica rispetto al mondo profano seguita da una rinascita alla vita iniziatica, perciò lessi con molto interesse la parte introduttiva curata da Robert Thurman, il quale, dopo aver illustrato l’origine storica della civiltà spirituale tibetana, minacciata di estinzione dal genocidio umano e culturale perpetrato da oltre sessant’anni dai comunisti cinesi, che invasero il Tibet nel lontano 1950 reclamandone il possesso, spiegava, relativamente al titolo dell’opera, che i tibetani distinguono sei stati intermedi: l’intervallo fra la nascita e la morte (« stato intermedio della vita »), fra il sonno e la veglia (« stato intermedio del sonno »), fra la veglia e l’assorbimento profondo (« stato intermedio dell’assorbimento profondo »), ed i tre stati intermedi durante il processo morte-rinascita (stato intermedio del « punto di morte », stato intermedio della « realtà » e stato intermedio dell’« esistenza »).
Secondo l’arte tibetana del morire lo stato intermedio, periodo di transizione dalla morte ad una nuova nascita, è il momento migliore per influenzare positivamente il processo causale dell’evoluzione, in quanto, durante questa fase cruciale, l’impulso evolutivo, ossia il karma, è temporaneamente fluido, così, avendo coscienza di essere morto e sapendo cosa sta attraversando, il defunto può guadagnare, o perdere, molto terreno; i tibetani ne sono estremamente consapevoli, perciò considerano il Libro della liberazione naturale alla stregua di un vero e proprio tesoro, una guida al miglioramento del proprio destino, poiché, dimostrandosi vigili durante questo stadio del processo, possono ottenere la liberazione oppure influenzare al meglio la nuova nascita, e, come supporto visivo, ricorrono alla Ruota della Vita (Bhavachakra), che si trova frequentemente in Tibet ed altrove nel mondo buddhista, spesso dipinta sui muri dei templi, che raffigura l’iconografia dei sei regni della trasmigrazione, rappresentando l’esperienza concreta del trapassato, il quale vola fra le fauci di Yama, divinità della morte, che la tiene con la bocca, con le mani e con i piedi, per poi prendere la posizione che gli spetta in virtù del proprio karma.
Il libro della liberazione naturale, raccolta di indicazioni sul percorso da affrontare da leggere ad alta voce all’indirizzo del defunto, che si presume stia vagando, disorientato dal trapasso, nei pressi del suo cadavere, presuppone dunque il contesto cosmologico rappresentato dalla Ruota della Vita quale scenario del viaggio attraverso lo stato intermedio, figura composta da quattro cerchi concentrici elaborata allo scopo di illustrare visivamente le intuizioni spirituali che descrivono il ciclo continuo delle morti e delle nascite, che, nel cerchio interno, il mozzo attorno al quale si sviluppa il movimento, contiene i tre veleni, rappresentati dal gallo, dal serpente e dal maiale, i quali simboleggiano rispettivamente l’avidità, l’odio e l’ignoranza, che corrompono l’uomo interiormente dando luogo all’incessante ciclo di nascita, morte e rinascita, e, nel secondo cerchio, diviso in due metà, mostra, nella parte bianca, degli uomini che raggiungono la liberazione ed escono dal ciclo di nascita e morte, seguendo un filo bianco che li conduce fuori dalla necessità nella terra dei Buddha, mentre nella metà nera altri uomini precipitano nei regni infernali, tormentati da spiriti maligni.
Nel terzo cerchio, suddiviso in sei parti ricche di personaggi e cose reali o fantastiche e di paesaggi idilliaci o terrificanti, sono rappresentati i sei regni di esistenza condizionata come li concepisce la cosmologia buddhista, ossia le sei condizioni principali frutto della percezione degli esseri senzienti, e, di conseguenza, prodotto del loro karma, domini che hanno in comune l’esperienza della sofferenza e della morte, simboleggiata da Yama, come anche le cause del ciclo del dolore, rappresentate simbolicamente dai tre animali collocati al centro della raffigurazione, là dove il movimento ha origine, e difatti la Ruota della Vita è una rappresentazione turbinosa del vortice della vita, il samsāra, nel quale tutti gli esseri senzienti sono condannati a migrare incessantemente fin quando l’odio, l’avidità e l’ignoranza non si dissolveranno definitivamente dalle loro menti, soltanto allora conseguiranno la liberazione, il nirvāna, ed Il libro della liberazione naturale fornisce indicazioni precise sul cammino da seguire per rinascere in una condizione superiore ed evitare le forme di vita negative.
Nella parte inferiore della ruota, che raffigura i piani di esistenza orrendi, ci sono i regni infernale, dei preta e degli animali, corrispondenti alle condizioni dipendenti dall’odio, dall’avidità e dall’ignoranza: i regni infernali, con otto inferni caldi, otto inferni freddi, otto inferni che schiacciano ed otto inferni che tagliano, si ispirano direttamente alle esperienze del caldo, del freddo, della compressione e della dissezione, e sono il prodotto di azioni negative causate prevalentemente dall’odio; il regno dei preta, o spiriti affamati, creature affamate ed assetate avvinte da uno stato mentale di estrema frustrazione, le quali hanno stomaci giganteschi, gole lunghe chilometri e strette come uno spillo, e quando trovano qualcosa che assomigli a del cibo, ingerendolo, provano un irresistibile bruciore, sono l’incarnazione della fame, della sete, della brama e della frustrazione, e devono la loro condizione all’accrescersi dell’avidità; il regno animale, le cui creature soffrono per la relativa mancanza di intelligenza e per la limitata capacità conoscitiva, è il prodotto della stratificazione dell’ignoranza, della follia o della stupidità.
Nella parte superiore della ruota, invece, si trovano i regni degli uomini, degli asura e degli dèi: il regno degli uomini, che incarnano ogni tipo di negatività, pur essendo liberi dagli eccessi di odio, avidità ed ignoranza che vincolano gli esseri infernali, i preta e gli animali, essendo la forma umana non soltanto il prodotto di questi aspetti negativi, ma anche dei loro contrari, pazienza, generosità e sensibilità intelligente, li pone nella condizione di essere liberi dall’essere guidati involontariamente da reazioni istintive, e di avere l’opportunità di usare tale libertà con intelligenza e sensibilità per realizzare la libertà suprema e la felicità duratura; il regno degli asura, o antidèi, creature che godono di libertà ed opportunità superiori rispetto agli uomini, essendo ascesi alla loro condizione passando per il regno umano, che hanno rivolto la propria generosità, la propria tolleranza e la propria sensibilità alla ricerca del potere, e, invidiosi degli dèi, sono perennemente in guerra con essi; il regno degli dèi, che in seguito alla lunga pratica della generosità, della sensibilità e della tolleranza associate alla loro maestria nel controllo della mente, si sono elevati dalla forma di vita umana fino ai vari paradisi, nei quali godono di libertà ed opportunità maggiori rispetto agli uomini, ma la stessa ricchezza di cui sono dotati è il loro più grande nemico, in quanto il piacere fa dimenticare loro l’esigenza della liberazione.
Nel cerchio esterno, infine, sono raffigurati i simboli dei dodici nessi causali della produzione condizionata, ossia l’insieme dei meccanismi di interazione sui quali si reggono i fenomeni nelle loro relazioni causali, il modello buddhista dell’origine del mondo: un cieco con un bastone che si dirige verso un burrone, l’ignoranza; un vasaio che lavora alla sua ruota modellando vasellame di forma varia, le forze creatrici; una scimmia che salta continuamente da un ramo all’altro di un albero, la coscienza; degli uomini in una barca in balia delle onde, nome e forma; un edificio con le finestre vuote, i sei sensi; una coppia di amanti che si toccano, il contatto; un uomo con una freccia in un occhio, la sensazione; una donna che offre da bere ad un uomo, la brama; una donna che raccoglie frutti da un albero, l’attaccamento; un uomo ed una donna che copulano, il divenire; una donna che partorisce, la nascita; un uomo che porta in spalla un cadavere avvolto in un lenzuolo bianco, vecchiaia e morte.
Il libro della liberazione naturale, descrivendo il percorso affrontato dal defunto nello stato intermedio, mi fece comprendere la realtà del trapasso da una condizione di esistenza all’altra, così, per documentarmi meglio, acquistai un libro divulgativo sulla reincarnazione che spiegava quanto sia comune, nelle culture che ne ammettono la realtà, che bambini molto piccoli ricordino vividamente l’esistenza precedente al punto da condurre i loro genitori presso quelli che furono i loro cari, riconoscerli, fornire informazioni riservate su di loro e scovare oggetti nascosti, per poi perderne memoria crescendo, quindi, il 16 gennaio 2004, presi in prestito, nella foresta del Ribelle, il libro Immortalità e reincarnazione, pratiche e dottrine in Cina, Tibet, India, di Alexandra David-Néel, edito da Alkaest, autrice di cui avevo letto in precedenza Maghi e mistici del Tibet, pubblicato da Astrolabio-Ubaldini, che mi fece comprendere come ciascuna scuola differisca per il numero di componenti in cui si ritiene si divida la parte sottile dell’uomo, e per il modo in cui questi si ricombinano con quelli di altri defunti, sicché non è la medesima entità che si reincarna, ma un insieme di tendenze che formano un nuovo aggregato.
In seguito trovai una formulazione decisamente più chiara del concetto basilare del ciclo morte-rinascita nella Bhagavadgītā, Il Canto del Beato, prendendo dagli scaffali della sala umanistica la versione pubblicata da UTET a cura di Raniero Gnoli, nelle parole che Krishna, auriga divino, rivolge ad Arjuna, il più valoroso dei figli di Pāndu, sul carro da guerra nel campo di battaglia dei Kuru, in un clima di sospensione del tempo, per sedarne i timori ed incitarlo al compimento del suo dovere di casta, lo svadharma: « Non fu mai tempo in cui non ero, io, e tu e questi principi tutti, né ci sarà mai tempo in cui non saremo, noi tutti, dopo quest’esistenza. A quel modo che in questo corpo il sé incorporato passa attraverso l’infanzia, la giovinezza e la vecchiaia, così, alla morte, egli assume un altro corpo. Il forte non è su ciò mai perplesso. I contatti della materia, o Arjuna, danno luogo a freddo, a caldo, a piacere e a dolore. Essi vanno e vengono, impermanenti. Sopportali coraggiosamente, o Arjuna. L’uomo che non è da essi turbato, o Arjuna, uguale nella gioia e nel dolore, forte, è idoneo all’immortalità. »
« Né una cosa inesistente può diventare esistente né una cosa esistente può diventare inesistente. I savi che vedon le cose secondo realtà hanno ben visto il termine di esse due. E sappi che esso è indistruttibile, ciò, dico, da cui quest’universo è pervaso. Nessuno può distruggere ciò che è indefettibile. Soggetti a fine, si dice, son questi corpi, in via di distruzione, questi corpi, dico, di colui che abita nei corpi, eterno, non conoscibile. Perciò combatti, o Arjuna. Chi pensa che lui sia l’uccisore e chi pensa che lui sia l’ucciso, tutti e due sono ignoranti. Egli non uccide e non è ucciso. Egli non nasce e non muore mai, né, essendo stato, v’è tempo in cui non sarà ancora. Innato, eterno, permanente, antico, egli non muore, quando muore il corpo. Colui che sa com’egli sia indistruttibile, perpetuo, innato, indefettibile, come può, o Arjuna, essere ucciso? E come può uccidere? »
« A quel modo che un uomo abbandona i suoi vecchi vestimenti e ne prende di nuovi, così il sé abitante nel corpo abbandona i suoi vecchi corpi e ne prende di nuovi. Lui non feriscono l’armi, Lui non brucia il fuoco, Lui non bagnano l’acque, Lui non dissecca il vento. Egli non può esser ferito, non bruciato, non bagnato, non disseccato. Egli è eterno, onnipervadente, saldo immobile, primevo. Egli, dicono, è immanifesto, impensabile, immutabile. Perciò, conoscendolo per tale, tu non hai ragione di piangere. Tu puoi pensare, oppure, che esso è in uno stato di eterna nascita o di eterna morte. Ma anche in tal caso, o Arjuna, tu non hai ragione di piangere su di esso. Di chi nasce è invero certa la morte, di chi muore è certa la nascita. Perciò su di una cosa inevitabile, tu non hai ragione di piangere. Gli esseri sono immanifesti nel loro principio, manifesti, o Arjuna, nel loro stato di mezzo e immanifesti nella fine. Perché mai dolersi di ciò? Come miracolo uno lo vede, come miracolo un altro ne parla, come miracolo un altro lo ascolta: ma, pur avendo ascoltato, nessuno lo intende. »
« Quest’abitante del corpo è sempre presente, invulnerabile, nel corpo di ognuno, o Arjuna. Perciò tu non hai ragione di piangere su nessuna creatura. Inoltre, guardando al tuo proprio dovere, non hai ragione di tremare. Per un guerriero non c’è infatti cosa migliore di un doveroso combattimento. Un combattimento come questo, che capita così senza cercarlo e spalanca le porte del cielo, i guerrieri, o Arjuna, lo ottengono grazie alle azioni meritorie fatte in passato. Ma se tu non vuoi combattere questa giusta battaglia, manchi allora ai tuoi propri doveri e all’onore, ed incorri in un grave pericolo. Gli esseri narreranno del tuo perpetuo disonore e per l’uomo stimato il disonore è peggio assai della morte. I grandi guerrieri penseranno che tu sei fuggito dal campo per paura e sarai così disprezzato proprio da quelli che più ti stimavano. E i tuoi nemici diranno su di te molte parole sconvenienti, facendo onta al tuo valore. Che v’è, dimmi, di più doloroso? Vinto, otterrai il cielo: vittorioso godrai della terra. Sorgi dunque, o Arjuna, risoluto a combattere. Piacere e dolore, perdite e acquisti, vittoria e sconfitta, tutte queste cose considerale uguali e accingiti a combattere. Così sarai immune dal peccato. »
Le parole che Krishna rivolge ad Arjuna, che introducono peraltro la fondamentale nozione indù del dharma, tra le quali spicca per chiarezza la frase: « Né una cosa inesistente può diventare esistente né una cosa esistente può diventare inesistente », erano riassunte efficacemente da Alexandra David-Néel nella formula: ciò che è non può cessare di essere, che esprime icasticamente il concetto che la parte imperitura dell’uomo, alla morte del corpo, continua ad esistere in altra forma, considerazione che appare del tutto evidente qualora si esca dal paradigma corrente, allora si comprende chiaramente che il ciclo nascita, morte, rinascita viene negato soltanto dai tre monoteismi abramitici, che venerano una divinità personale assoluta ed onnipotente che pone la Legge e, in base al rispetto o meno della sua volontà, premia o punisce gli uomini, trattandosi in realtà di uno stratagemma adottato da Mosè, un uomo tardo di parola e tardo di lingua, un handicappato, per imporre a tutti un sistema di valori tarato sugli scarti del genere umano, per privilegiare se stesso a scapito degli elementi migliori di natura.
La lettura del Bardo Thodol mi fece dunque intuire una via di uscita dalle aberrazioni del cristianesimo, che, invertendo tutto ciò che è normale, ha assegnato indiscriminatamente un’anima immortale a qualsiasi essere avente sembiante umano, mentre le religioni misteriche insegnavano come crearsene una per non essere dispersi dopo la morte, come indica il processo descritto ne Il libro della liberazione naturale, il quale si svolge meccanicamente in assenza di consapevolezza sul proprio stato mentale da parte del defunto, ed inoltre ha deformato la concezione del tempo istituendone una versione lineare in luogo della dottrina indù dei cicli cosmici, ha inventato la favola del libero arbitrio per imporre una morale eteronoma contro natura che privilegia gli ultimi a scapito dei primi, come vogliono i predicatori dell’eguaglianza, ha cancellato le nozioni di fato e destino individuale introducendo gli errori logici di bene e male, colpa e peccato, che cancellano la nozione indù del dharma omologando gli uomini ad un modello antropologico medio e mediocre che, come un infante, dipende costantemente da Iahvè.
Soltanto in seguito, però, trovai il modo di collegare la conoscenza metafisica alla realtà pratica dell’uomo concreto, coniugando così necessità cosmica e decisione umana, il quale ha un proprio carattere ed un proprio destino ed ha bisogno, una volta inquadrata la sua esistenza in un quadro generale oggettivo che le conferisca senso, di tradurre tali conoscenze teoriche in indicazioni operative, cosa che è possibile fare mediante l’interpretazione del tema natale, che, essendo un mandala personale modellato dall’essere, ha valore normativo in quanto mostra a ciascun uomo cos’è e, qualora la vita che si è costruito seguendo le suggestioni basate sull’omogeneizzazione di ogni essere al livello medio e mediocre del modello antropologico della modernità, la nietzschiana bestia nana da armento fornita di eguali diritti ed esigenze ottenuta mediante la scuola di massa ed il lavoro retribuito, non corrisponda alla sua interiorità, illustra come ricostruirla secondo il proprio disegno interiore, quindi, ricollegata la propria vita all’essere, si può entrare nella dimensione del divenire mediante lo studio dei transiti planetari, che mostrano lo svolgimento preordinato delle tappe fondamentali dell’esistenza, ossia il destino.
L’incontro con il buddhismo mi fece prendere coscienza della necessità di liberarmi dagli attaccamenti e dalla brama che divora l’esistenza precipitandola nel samsāra, ma se Il libro della liberazione naturale aiuta il defunto ad ottenere il nirvāna o una nascita migliore, l’astrologia serve a vivere secondo il proprio modello interiore per realizzare consapevolmente il proprio dharma, unica cosa sensata che rimanga da fare di fronte alla morte del Dio cristiano e delle ideologie materialistiche moderne, e difatti, tramite la scienza del tempo per eccellenza, concependo il tema natale come un mandala personale modellato dall’essere, supporto oggettivo per la meditazione sul proprio carattere e sul proprio destino, unendo ad esso la nozione indù del dharma e la nozione taoista del wu wei, aiuto l’uomo concreto ad orientarsi nella vita, e questo è sufficiente a fargli abbandonare lo sterile razionalismo impadronitosi della mentalità degli uomini moderni; quel che faccio ha dunque valore eminentemente pratico, in quanto permette a chiunque conosca i propri dati di nascita di ottenere la mappa oggettiva della propria interiorità e di conoscere lo sviluppo preordinato delle tappe fondamentali della sua vita.
Nel 2001, però, quand’ero ancora agli inizi della mia ricerca, impressionato dal carico karmico che emergeva dal grafico astrologico della mia genitura, approfondii tale argomento ritrovando diversi concetti propri delle dottrine orientali nel libro Astrologia karma trasformazione, le dimensioni interiori della carta natale, di Stephen Arroyo, edito da Astrolabio-Ubaldini, il quale, come già aveva fatto Dane Rudhyar, ma, essendo questi un massone, quel che scriveva mi era sembrato troppo fumoso per essere preso sul serio, li collegava all’astrologia infarcendo il testo di frequenti citazioni e continui riferimenti al pensiero di Carl Gustav Jung e di brani tratti da libri di astrologi americani, tra i quali Marc Edmund Jones e C.E.O. Carter, e, aspetto che trovai apprezzabile, l’autore rendeva viva l’astrologia raccontandola in prima persona; un’opera complessa, dunque, che però, ripresa a distanza di un decennio, comprendo che mi colpì più che altro per le interpretazioni dettagliate degli aspetti planetari che coinvolgono Urano in aspetto angolare di quadratura con Mercurio, di trigono con Venere e di sestile con Marte, Nettuno in aspetto angolare di congiunzione con Marte e di opposizione con Venere, e Plutone in aspetto angolare di sestile con il Sole e di largo trigono con la Luna, e, ovviamente, per il ruolo attribuito a Saturno, il mio padre celeste, quale elemento regolatore del karma.
Il libro di Arroyo, tuttavia, pur riferendosi al karma, aveva il limite di non menzionare né l’asse dei Nodi Lunari, né le coppie di segni opposti e complementari intercettati dalle case astrologiche, né i pianeti retrogradi alla nascita, elementi, questi, che hanno tutti un valore peculiare nell’analisi karmica di un tema natale, e, per quel che riguarda specificamente i Nodi Lunari, essi si configurano come un elemento dinamico della carta del cielo, illustrando la tendenza che, nel corso dell’incarnazione presente, attrae colui al quale si riferiscono spingendolo a ricercare le esperienze indicate dalla posizione del Nodo Lunare Nord per segno zodiacale e per casa natale, che poi vengono elaborate e digerite utilizzando le abilità innate indicate dalla posizione del Nodo Lunare Sud per segno zodiacale e per casa natale, al fine di integrare le due tendenze opposte per raggiungere un livello più elevato di consapevolezza, cosa che invece fecero molti altri astrologi, i quali, però, non resistettero alla tentazione di infarcire di suggestioni cristiane la descrizione di questo processo, caratteristica che accomuna coloro che credono di essersi liberati del cristianesimo perché scrivono di argomenti esoterici, mentre una reale liberazione dalle aberrazioni dei tre monoteismi abramitici è possibile soltanto ristabilendo la regola di giustizia secondo la quale il premio deve andare ai migliori elementi di natura, e non agli ultimi.
Per comprendere tecnicamente cosa sono i Nodi Lunari occorre considerare che il piano dell’orbita lunare è inclinato rispetto a quello dell’eclittica, ed i due piani, intersecandosi, individuano una retta, l’asse nodale, che interseca l’eclittica in due punti opposti: il primo, in cui la Luna passa da latitudine sud a latitudine nord, viene definito Nodo Lunare Nord, mentre il secondo, in cui la Luna passa da latitudine nord a latitudine sud, viene definito Nodo Lunare Sud; in prossimità di tali punti avvengono le eclissi di Sole e di Luna, che, pur essendo una stella di dimensioni ragguardevoli ed un satellite naturale che orbita attorno alla terra, e nonostante l’enorme differenza delle rispettive distanze rispetto al nostro pianeta, hanno la caratteristica sorprendente di avere lo stesso diametro apparente, ragion per cui, quando la Luna nuova si trova nei pressi di uno dei Nodi Lunari, avviene un’eclissi di Sole, mentre quando la Luna piena si trova nei pressi dei Nodi Lunari avviene un’eclissi di Luna, fenomeni cosmici che il mito spiegava con la presenza in cielo di un drago che periodicamente divorava i Luminari con la sua testa per restituirli dalla coda, perciò il Nodo Lunare Nord viene detto Caput Draconis, o Testa del Drago, ed il Nodo Lunare Sud viene detto Cauda Draconis, o Coda del Drago.
L’interpretazione astrologica del Nodo Lunare Nord, o Testa del Drago, depurata delle sciocchezze con cui gli astrologi karmici sono soliti infarcirla, consiste nell’attribuire al nativo le caratteristiche migliori del segno zodiacale e della casa natale da esso occupati, che nel corso dell’esistenza egli tenderà a sviluppare quanto più si libererà degli aspetti negativi attribuiti al segno zodiacale ed alla casa natale in cui si trova il Nodo Lunare Sud, che però ha la funzione preziosa di elaborare il nuovo mediante le abilità innate maturate nelle esistenze precedenti, così, considerata la struttura delle case VI e XII del grafico astrologico della mia genitura, che cadono rispettivamente nei segni zodiacali della Vergine e dei Pesci, indicando, nel primo caso, un’attitudine alla razionalizzazione del quotidiano, e, nel secondo caso, l’esigenza di un’apertura alla dimensione trascendente, e si estendono per quasi 49° di longitudine dello zodiaco tropico intercettando la coppia di segni zodiacali Ariete-Bilancia, indicanti il rapporto io-altri, con il Nodo Lunare Nord nel segno zodiacale dei Pesci e ben tre pianeti nella VI casa natale, Plutone e Giove nel segno zodiacale della Vergine ed Urano nel segno zodiacale della Bilancia, presi coscienza dolorosamente del fatto che tutto, nel mio carattere e nel mio destino, complottava affinché subissi la razionalizzazione dell’esistenza fin quasi a morirne, per poi cercare nella trascendenza la liberazione dall’oppressione della ragione discorsiva e dalla tirannia dell’eguaglianza.
Avevo infatti la tendenza a considerare reale la forza coercitiva delle norme astratte emanate per regolare i comportamenti umani, come simboleggia la VI casa natale, la cui cuspide cade nel segno zodiacale modesto e routinario della Vergine e contiene Plutone e la congiunzione tra Giove ed Urano, e difatti mi sembrava che un’organizzazione burocratica vasta ed impersonale fosse in grado di garantire l’efficienza del processo produttivo, qualora tutti si fossero attenuti fedelmente alle disposizioni date, ma, senza tener conto delle capacità effettive e del carattere delle persone coinvolte, era votata inevitabilmente al fallimento, perciò, considerati gli esiti disastrosi di tale modello organizzativo, cominciai a liberarmi del peso karmico del Nodo Lunare Sud congiunto con il Signore di Ade nella VI casa natale e nel sesto segno zodiacale, che ne rafforza il significato per concordanza, che indica un forte orientamento alla razionalizzazione dell’esistenza mediante schemi mentali rigidi fondati sull’eguaglianza, che dovevo abbandonare per seguire il fluire del divenire e trovare in me stesso il senso della mia vita, così, quando lessi il significato dell’asse dei Nodi Lunari nel grafico astrologico della mia genitura, compresi che la strada verso cui tendevo istintivamente si stava materializzando nello studio dell’astrologia, allora abbandonai le certezze illusorie del mondo moderno per seguire il percorso indicato dal Nodo Lunare Nord nel segno zodiacale dei Pesci e nella XII casa natale, che indica la necessità di aprirsi alle influenze spirituali e di lasciare che le cose accadano secondo natura.
Compii dunque un atto di fede nel mio destino, cosa che avevo sempre evitato di fare, nonostante ne sentissi il richiamo, in quanto mi riusciva facile percorrere le vie convenzionali organizzate dalla società, che però non mi portavano l’elevazione sociale indicata dal Mediocielo nel segno zodiacale del Capricorno, e, uscito dalla razionalizzazione economica dell’esistenza, ripresi gli studi interrotti sull’I Ching e sulla qualità del tempo e sulla nozione taoista del wu wei delineata nel Tao Tê Ching, che spiega come seguire il fluire della Via ritirando il proprio corpo quando l’azione è compiuta, e, leggendo la Bhagavadgītā, scoprii la nozione indù del dharma e l’azione svolta senza tenerne in conto i frutti, così, ispirandomi a tali modelli di comportamento, dissolsi gradualmente il condizionamento moderno dell’homo œconomicus del pensiero liberale, concepito astrattamente come nato libero da qualsiasi vincolo comunitario ed eguale ai suoi simili, dotato di perfetta razionalità ed orientato al perseguimento del suo miglior interesse economico, e, scomparse le pressioni ostili sulla mia natura, mi accorsi che, per un processo benefico di resilienza, recupero della forma che avrei assunto spontaneamente se fossi stato libero di evolvere secondo il modello archetipico rappresentato nel mio tema natale, stavo finalmente diventando me stesso, un uomo che adempie consapevolmente il compito per cui è nato.
Aprendomi alle esperienze del Nodo Lunare Nord, orientando l’esistenza in direzione della Testa del Drago, abbandonando la razionalizzazione della vita attuata per finalità economiche, rimasto solo con me stesso, la mia vocazione, finalmente libera di esplicarsi secondo la propria natura, mi ha condotto fatalmente, come accadeva fin da piccolo, a ricercare nei libri i tasselli della visione che porto da sempre dentro di me, così, quasi senza accorgermene, all’incirca un decennio fa mi ritirai nella foresta del Ribelle, uno dei luoghi associati tradizionalmente alla XII casa natale, e, di tutto ciò che ho studiato nel corso degli anni, ho trattenuto infine soltanto l’astrologia, scienza del tempo per eccellenza oggettiva nel suo sistema di riferimento, i gradi di longitudine dello zodiaco tropico dei pianeti e dei punti fittizi del tema natale e dei corrispondenti transiti planetari, coniugandola con la metafisica e collegandola alla nozione indù del dharma ed alla nozione taoista del wu wei, astraendo il processo di liberazione dalla rappresentazione simbolica che ne hanno dato le culture orientali e presentandolo poi icasticamente in una versione comprensibile all’uomo occidentale, per favorirne un mutamento radicale di mentalità che lo porti ad abbandonare il paradigma corrente fondato su valori materialistici ed egalitari per sostituirlo con uno ispirato da valori di spiritualità e gerarchia, a dimostrazione di come abbia operato il Nodo Lunare Sud nell’elaborare razionalmente le esperienze richiamate dal Nodo Lunare Nord, del quale, come uno Ierofante degli antichi misteri eleusini, svelo ora i segreti.

Un uomo su un tappeto magico

“Un uomo su un tappeto magico sorvola una larga area di terra”, simbolo sabiano associato al grado di longitudine zodiacale occupato da Mercurio nel grafico astrologico della mia genitura

“Un uomo su un tappeto magico sorvola una larga area di terra”, simbolo sabiano associato al grado di longitudine zodiacale occupato da Mercurio nel grafico astrologico della mia genitura

Il secondo libro di astrologia che acquistai, qualche giorno dopo il trattato teorico-pratico di Nicola Sementovsky-Kurilo, nella libreria spirituale che si trovava tra il Pantheon ed il Senato, accanto ad una vineria, contiguità rivelatrice dell’elevato tasso alcolemico dei miei carissimi fratelli liberi muratori, notoriamente uomini usi a ben mangiare ed ancor meglio bere avvezzi a ravvivare il fuoco interiore della loro ricerca iniziatica innaffiandolo con abbondanti libagioni, i quali la frequentavano abitualmente il venerdì pomeriggio, prima di recarsi nella vicina piazza del Gesù per partecipare ai lavori del Rito Scozzese Antico ed Accettato, fu Il Ciclo delle Trasformazioni, una reinterpretazione astrologica dei simboli sabiani, di Dane Rudhyar, edito da Astrolabio-Ubaldini, che, nel periodo di sperimentazione in cui ne discutevo in chat con gli astrologi massoni che, a causa delle mie illusioni associative, credevo fossero davvero miei fratelli, mentre in seguito si rivelarono anche loro dei maestri nell’arte dell’inganno, come peraltro la generalità dei liberi muratori, facevo pratica con i temi natali di parenti e conoscenti e sfogliavo i libri di astrologia nelle librerie del centro storico di Roma, mi aveva colpito per il significato attribuito ai gradi di longitudine dello zodiaco tropico occupati dai pianeti nel grafico astrologico della mia genitura.
Quella libreria spirituale mi era stata vivamente consigliata dai fratelli del servizio biblioteca di Villa il Vascello, sede della libera muratoria universale del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani, così, forte di quella referenza prestigiosa, domandai al libraio se praticava un trattamento di favore agli acquisti effettuati da massoni, ma questi replicò che i costi di gestione erano alti ed i margini di guadagno risicati, perciò non faceva sconti a nessuno, così, qualche mese dopo, scemato l’entusiasmo, constatato che, pur essendomi stati presentati come esperti di astrologia, ne sapevo più io di loro, smisi di frequentarla, ma quel pomeriggio agostano, ancora fresco di illusioni, dopo esserne uscito con il libro che avevo appena acquistato mi recai da un fratello che aveva una bottega artigiana nei pressi di piazza Fontana di Trevi, il quale mi era stato raccomandato dal carissimo fratello segretario di loggia, e, forte delle disponibilità monetarie straordinarie incassate di recente, comprai un ciondolo in metallo sheffield raffigurante in rilievo, sul recto, il Tetragrammaton di Eliphas Levi, riprodotto in negativo sul verso, che riconobbi all’istante come l’unico oggetto di valore esoterico tra la paccottiglia esposta in vetrina, sorprendendolo per la mia scelta, trattandosi del talismano più potente che vi sia, che lui stesso aveva collocato sul soffitto, sopra l’entrata, che invece il maestro venerabile che mi iniziò alla libera muratoria universale, essendo un grande iniziato del Rito Scozzese Antico ed Accettato, guardò con le labbra atteggiate ad una smorfia di scetticismo, non avendo la più pallida idea di cosa fosse, lui seguiva ciecamente il suo maestro, un agente di commercio in pensione con un occhio guasto che magnificava il proprio ego ricalcando le orme di Gurdjieff, mentre l’astrologo massone che incontravo regolarmente in chat, senza neppure vederlo, lo descrisse nei minimi dettagli e mi spiegò la tecnica adoperata per la lavorazione, che conferisce agli oggetti un carattere antico conforme al gusto massonico.
Il fratello artigiano, presomi in simpatia, mi mostrò la fotografia del suo maestro sudamericano, che credevo avesse a che fare con la comune iniziazione libero muratoria, ed invece, ma non ne afferrai appieno il collegamento, concerneva gli ufo, tanto che mi invitò ad un raduno che si sarebbe svolto di lì a poco, al quale però non partecipai, sorprendendomi per la continua e sempre rinnovantesi conferma del fatto che la moderna massoneria speculativa è un ritrovo di squilibrati, poi, quando gli mostrai il libro che avevo appena acquistato, stavamo infatti parlando di astrologia, rimase folgorato dal significato del simbolo sabiano attribuito al grado di longitudine zodiacale che, nel grafico astrologico della sua genitura, credeva erroneamente fosse occupato dal Sole, un uomo molto vecchio che guarda verso un grande spazio scuro a nord-est, cosa che lui faceva regolarmente la sera, in cerca di dischi volanti, peccato però che, non avendone inteso il funzionamento, avesse letto quello del grado precedente, mentre il simbolo che gli competeva, decisamente più aderente alle inclinazioni massoniche, era quello relativo al 15° del segno zodiacale del Cancro, in una sontuosa sala da pranzo gli ospiti si intrattengono dopo aver preso parte a un grande banchetto, così, entusiasta per la scoperta, telefonò al libraio con il quale aveva avuto grande consuetudine in passato, dal quale mi ero appena congedato, e se ne fece mettere da parte una copia, cosa che mi infastidì, perché Rudhyar si era raccomandato espressamente di non confondere i gradi zodiacali nell’attribuzione dei significati dei simboli sabiani: ognuno dei dodici segni zodiacali comincia infatti al 0° 0’ 01” e termina al 30° 0’ 0”, stesso discorso per il singolo grado, ad esempio il decimo grado di ogni segno zodiacale inizia al 9° 0’ 01” e finisce al 10° 0’ 0”.
Il fratello artigiano ne prenotò dunque una copia da utilizzare poi per coloro che gli avrebbero commissionato il disegno del tema natale, al quale avrebbe allegato i simboli sabiani dei gradi zodiacali occupati dai pianeti, sbagliandoli sistematicamente tutti, ma su questo aspetto della questione non potei farci nulla, se non riconoscere che gli astrologi massoni che frequentavo regolarmente in chat avevano almeno il merito di praticare operativamente la loro disciplina, soprattutto il loro boss ne capiva, e difatti, una delle prime volte in cui ci parlammo, commentò la mia dominante saturnina pronosticando: “Tu non ti fermerai presso alcun maestro”, cosa che si è verificata puntualmente, in quanto non mi è mai accaduto di incontrare qualcuno che stimassi incondizionatamente per vastità di conoscenza, elevata intelligenza, amore spassionato del vero e correttezza personale, e del quale, pertanto, potessi fidarmi ciecamente, come dovrebbe essere in una relazione tra maestro e discepolo, così, da sempre, mi trovo bene soltanto quando leggo libri di autori che hanno considerato la realtà in maniera oggettiva, perciò, valutata la pochezza dell’uomo, che, al di là dell’abilità di artigiano, aveva ben poco da dire sull’esoterismo, lo frequentai un altro paio di volte, l’ultima fu un mese dopo l’attentato al World Trade Center di New York dell’11 settembre 2001, a mezzogiorno avremmo dovuto osservare un minuto di silenzio, poi non ci andai più, proseguendo nella mia ricerca solitaria che si rivelò proficua soprattutto dal momento in cui abbandonai la massoneria, che mi rubava tempo, denaro, energie fisiche e mentali.
L’autore del libro sui simboli sabiani, Dane Rudhyar, un francese registrato all’anagrafe come Daniel Chennevière trasferitosi da giovane in America dove assunse un nuovo nome mutuandolo dal termine sanscrito rudra, il rosso, che significa letteralmente “il terribile, colui che urla”, divinità maschile vedica che regna sulle tempeste e viene identificata a volte con il dio del fuoco o con l’aspetto distruttivo di Śiva, simbolo di un’azione dinamica paragonabile all’energia elettrica liberata attraverso il fulmine, fu, oltre che astrologo, musicista, pittore, poeta, filosofo e massone, e, come tale, infarciva i suoi scritti con abbondanti divagazioni di carattere libero muratorio che allora, fresco di iniziazione ed ancora incerto nel giudizio, facevano sì che gli attribuissi una considerazione maggiore di quel che meritava; atteggiamento comprensibile il suo, dato che scriveva per un pubblico, quello americano, dalla psicologia semplice, facile alle suggestioni ed agli entusiasmi, che credeva fermamente nell’avvento di una Nuova Era di pace, prosperità e fratellanza universale, secondo il disegno del Grande Architetto Dell’Universo tracciato fedelmente sulla tavola di loggia dai devoti figli della vedova, anche se, devo dargliene atto, colse l’essenza di alcuni aspetti pratici dell’astrologia e definì una filosofia che ne orientasse l’uso, per quanto ignorasse, anche lui, la sostanza del tempo, che ne fa una conoscenza tradizionale che ricollega Macrocosmo e Microcosmo in un unico respiro e restituisce senso, significato e scopo all’uomo smarrito nell’angoscia del nichilismo della modernità.
Rudhyar, nel libro Il Ciclo delle Trasformazioni, intitolato originariamente An Astrological Mandala, riesaminò i simboli sabiani e li reinterpretò mettendone in luce le caratteristiche di serie ciclica e strutturata che formalizza e rivela il significato archetipico di 360 fasi basilari dell’esperienza umana, spiegando che essi nacquero ad opera dell’astrologo Marc Edmund Jones, che nel 1925 preparò 360 cartoncini su ciascuno dei quali aveva scritto, sul retro, il grado del segno zodiacale al quale si riferiva, dai quali, mischiandoli in continuazione, estraeva a caso una carta annotandovi poi sopra l’immagine visualizzata dalla chiaroveggente Elsie Wheeler, una donna storpiata dall’artrite che viveva su una sedia a rotelle: i due parcheggiarono l’automobile in un punto solitario del Balboa Park, a San Diego, in California, ad un tiro di sasso da un affollatissimo incrocio cittadino, ed elaborarono, nell’arco di una sola giornata, dividendola in quattro parti dedicate ciascuna ai simboli relativi ad un quarto dello zodiaco tropico e trascorrendo gli intervalli girando in auto nel parco e facendo colazione fuori città, una serie di simboli per i 360 gradi zodiacali aderente ai costumi ed alla mentalità della società americana contemporanea che superava quelle antiche riferentisi a dimensioni di esperienza ormai estranee alle consuetudini moderne, e, considerato che essa si dimostrò in seguito ricca di senso interno, ritenendo fosse intervenuta un’intelligenza invisibile, Jones le assegnò il nome Sabiano, credendo derivasse dagli antichi sumeri di Mesopotamia, che per primi svilupparono l’astrologia.
Affascinato dall’origine della serie dei simboli sabiani riferiti ai 360 gradi di longitudine dello zodiaco tropico, lessi il significato di quelli relativi ai gradi occupati dai pianeti nel grafico astrologico della mia genitura, intuendone l’affinità con la mia natura più profonda:
SOLE: 17° del Cancro. “La manifestazione di potenzialità molteplici emananti da un germe originale”. Nota chiave: Il desiderio della vita di attivare il potenziale della nascita di ciascuno.
LUNA: 15° del Toro. “La testa coperta da un alto cappello di seta, imbacuccato contro il freddo, un uomo sfida la tempesta”. Nota chiave: Il coraggio necessario per affrontare crisi provocate da ambizioni sociali.
MERCURIO: 2° del Cancro. “Un uomo su un tappeto magico sorvola una larga area di terra”. Nota chiave: La capacità di espandere la propria coscienza stabilizzando il proprio punto di vista a un livello più elevato.
VENERE: 3° dei Gemelli. “I giardini delle Tuileries a Parigi”. Nota chiave: La formalizzazione di ideali collettivi attraverso l’applicazione di ragione e ordine ad aspetti della natura scoperti di recente.
MARTE: 2° del Sagittario. “Grandi onde bianche di schiuma rivelano la forza del vento sul mare”. Nota chiave: La mobilitazione di energie inconsce sotto la pressione di motivi soprannaturali.
GIOVE: 30° della Vergine. “Totalmente teso a completare un compito immediato, un uomo è sordo a ogni allettamento”. Nota chiave: La totale concentrazione richiesta per raggiungere qualsiasi meta spirituale.
SATURNO: 8° del Toro. “Una slitta su una terra non ancora ricoperta di neve”. Nota chiave: Il valore di anticipare condizioni prevedibili.
URANO: 1° della Bilancia. “In una collezione di perfetti esemplari di numerose forme biologiche, una farfalla mostra la bellezza delle sue ali, il corpo trafitto da un dardo sottile”. Nota chiave: La realtà archetipica immortale rivelata da una vita perfetta e consacrata.
NETTUNO (retrogrado): 27° dello Scorpione. “Una banda musicale marcia rumorosamente attraverso le strade della città”. Nota chiave: La glorificazione aggressiva di valori culturali.
PLUTONE: 23° della Vergine. “Un domatore di leoni mostra la sua abilità e il suo carattere”. Nota chiave: Il bisogno di domare le proprie energie vitali per soddisfare il proprio destino.
NODO LUNARE NORD (retrogrado): 25° dei Pesci. “Una organizzazione religiosa riesce a vincere l’influenza corruttrice di pratiche perverse e di ideali materiali”. Nota chiave: Il potere dell’Anima di intervenire nella vita personale e di indurre le necessarie catarsi.
Dodici anni fa, però, mentre sprofondavo nell’angoscia esistenziale che mi avrebbe portato infine ad abbandonare tutto per seguire soltanto me stesso, non potevo immaginare quanto ciascuno di questi simboli concordasse con le tendenze più profonde del mio carattere, e difatti allora, con la biografia devastata dalla razionalizzazione dell’esistenza operata dalla modernità, che omologa gli uomini per mezzo dell’istruzione di massa e del lavoro retribuito, per uniformarli al livello medio e mediocre dell’ultimo uomo di nietzschiana memoria al fine di eguagliarne le sorti per non far risentire gli ultimi, negando così carattere, vocazione e destino individuali che rendono unica ogni esistenza reale, mi parve particolarmente calzante il significato del grado zodiacale occupato da Mercurio, che misi in relazione con la complessità della mia mente, essendo tale divinità legata al pensiero, collegando la capacità di espandere la coscienza stabilizzando il proprio punto di vista ad un livello più elevato allo studio dell’astrologia, alla quale avrei affidato in seguito il compito di ricollegare l’uomo concreto ad un principio di ordine universale, la corrispondenza effettiva tra Macrocosmo e Microcosmo e la fondamentale unità del Tutto, sfatando così il nichilismo del mondo moderno ed introducendo i germi di un paradigma fondato su valori di spiritualità e gerarchia, mentre ora, che procedo da tredici anni lungo la strada che avrei percorso naturalmente se fossi stato libero di svilupparmi secondo la mia legge interiore, riconosco ad ognuno dei simboli sabiani relativi ai gradi zodiacali occupati dai pianeti nel grafico astrologico della mia genitura una peculiare corrispondenza con la mia essenza.
Il simbolo sabiano relativo al grado zodiacale occupato dal Sole, il mio centro vitale, richiama il desiderio di attivare il potenziale di nascita di ciascuno, cosa che farei molto volentieri per mezzo dell’astrologia, se riuscissi a trovare un luogo ove effettuare consulti ad offerta libera a persone interessate alla propria crescita interiore; quello relativo alla Luna, che, governando il Fondocielo nel segno zodiacale del Cancro, rappresenta le origini che vorrei superare, descrive il coraggio necessario ad affrontare crisi provocate da ambizioni sociali, e difatti è tutta la vita che attraverso tempeste intabarrato nel mio cappotto nero carico di inverni anelando la mia affermazione; quello relativo a Venere, che, governando l’Ascendente nel segno zodiacale del Toro, rappresenta me stesso, indica lo sforzo di formalizzare ideali collettivi esponendo in maniera cristallina il quadro generale oggettivo dell’esistenza elaborato nel corso dell’ultimo decennio; quello relativo a Marte, che co-governa la XII casa natale, le prove e la fine delle cose, esprime appieno il fatto che non ho deciso io di fare ciò che faccio seguendo la mia vocazione, ma tutto si è formato spontaneamente secondo un disegno preordinato che diviene sempre più chiaro via via che proseguo nella mia ricerca; quello relativo a Giove, che governa le case VIII e IX, i valori condivisi e le dottrine superiori, indica la totale concentrazione che mi assorbe quotidianamente nel compito di definirne una visione limpida ed operativa capace di modificare istantaneamente la visione generale del mondo di chi mi legge, ingenerando in lui una metanoia; quello relativo a Saturno, pianeta governatore del Mediocielo nel segno zodiacale del Capricorno, l’immagine della mia realizzazione, riguarda sia l’intuizione delle memorie del futuro, alle quali anelo ricongiungermi, sia l’attuale situazione di crisi politica ed economica presagita fin dalla prima metà degli anni Novanta, che trovano entrambe soluzione nella formazione di un’élite; quello relativo ad Urano, che, governando l’XI casa natale, indica i miei progetti, è rappresentato concretamente dalla mia autobiografia in chiave astrologica, che, coagulando il mio pensiero e fondendolo con la mia storia personale, fa della mia esistenza un modello di vita consacrato ed archetipico; quello relativo a Nettuno retrogrado, che governa la XII casa natale, rimanda alla glorificazione aggressiva di valori culturali, cosa che traspare chiaramente dal mio stile di scrittura, che è qualcosa che mi porto dietro dal passato karmico; quello relativo a Plutone, che, governando il Discendente nel segno zodiacale dello Scorpione, i miei alleati, rimanda al bisogno di dominare me stesso, forse con il loro aiuto, considerato l’aspetto angolare di trigono che il Signore di Ade forma con il Mediocielo, indica una rettificazione che si rende necessaria al fine di raggiungere la mia meta e soddisfare il mio destino; quello relativo al Nodo Lunare Nord, infine, richiama la capacità di intervenire nelle situazioni di crisi vincendo l’influenza corruttrice di pratiche perverse e di ideali materiali mediante un’organizzazione spirituale da creare ex novo.
Rispolverare questo libro, dopo oltre un decennio di oblio, e sorprendermi per come ogni simbolo sabiano associato ai gradi di longitudine zodiacale occupati dai pianeti nel grafico astrologico della mia genitura concordi con ciò che sono ora, mi fa comprendere quanta strada abbia percorso in vista del ricongiungimento di me stesso con il dovere per cui sono nato, e se l’utilizzo dei simboli sabiani può rivelarsi utile a chi fatica a riconoscersi nella traduzione verbale del proprio tema natale, mandala personale modellato dall’essere che descrive ciò che si deve diventare, in quanto mostrano con l’immediatezza delle immagini sprazzi vividi di se stessi, è da rigettare il suggerimento di Rudhyar di utilizzare la serie dei simboli sabiani alla stregua dell’oracolo cinese dell’I Ching, rappresentando quest’ultimo la successione ordinata di 64 fasi archetipiche di trasformazione della totalità cosmica, considerato che in esso è contenuta una saggezza antica di tre millenni, e lui, proponendo una cosa del genere, dimostrò di non avere il senso della misura, come peraltro la generalità dei massoni.

Necessità cosmica e decisione umana

La corrispondenza tra Macrocosmo e Microcosmo, tra universo e dimensione umana, attestata oggettivamente dall’astrologia (Très Riches Heures du Duc de Berry)

La corrispondenza tra Macrocosmo e Microcosmo, tra universo e dimensione umana, attestata oggettivamente dall’astrologia (Très Riches Heures du Duc de Berry)

Carl Gustav Jung, nel discorso commemorativo tenuto a Monaco il 10 maggio 1930 in memoria di Richard Wilhelm, autore di una pregevole traduzione del libro oracolare di saggezza cinese I Ching spentosi il 1° marzo di quello stesso anno, dopo avergli tributato il possesso in notevole misura del raro carisma della maternità spirituale, al quale dovette l’ineguagliata capacità di immedesimarsi nello spirito dell’Oriente, facoltà che gli rese possibile realizzare le sue incomparabili traduzioni, aggiungeva che a chi, come a lui, era toccata la rara fortuna di sperimentare il potere divinatorio del Libro dei Mutamenti, potendo contare sul valido aiuto dell’amico defunto, alla lunga non poteva rimanere celato il fatto di trovarsi in presenza di un punto d’appoggio archimedeo a partire dal quale si potrebbe scardinare lo sterile razionalismo impadronitosi degli uomini della modernità.
Jung proseguiva poi indicando nel principio di sincronicità, o coincidenza significativa attestante un rapporto acausale tra eventi esterni e condizioni psicologiche avente carattere numinoso, la base di funzionamento dell’I Ching, e, riferendosi all’astrologia come fenomeno di sincronismo in larga scala, evidenziava, in termini approssimativi ma appropriati per un profano, la natura di sistema convenzionale di misurazione del tempo dello zodiaco tropico utilizzato dagli astrologi, aggiungendo che era stato costretto a soffermarsi su tali argomenti dal fatto che, studiando i fenomeni psicologici, aveva verificato che esiste una sincronia tra eventi fisici e psichici, e che, dunque, sussiste un nesso preciso tra la psiche umana e l’universo, quel legame che Dane Rudhyar aveva trovato nell’astrologia, che lo psicologo svizzero, nel discorso commemorativo in memoria di Wilhelm, definì come la summa di tutte le conoscenze psicologiche dell’antichità.
Il fatto che sia davvero possibile ricostruire in modo soddisfacente il carattere di una persona a partire dall’oroscopo di nascita dimostra la relativa validità dell’astrologia, proseguiva Jung, ma l’oroscopo di nascita non si fonda per nulla sull’effettiva posizione degli astri, bensì su un sistema cronologico arbitrario e meramente concettuale; a causa del fenomeno astronomico della precessione degli equinozi, infatti, l’equinozio di primavera si è spostato ampiamente dal 0° della costellazione dell’Ariete giungendo ai primi gradi di quella dei Pesci, o, addirittura, agli ultimi gradi di quella dell’Acquario, per cui, ove si formulino corrette diagnosi astrologiche, sosteneva giustamente lo stregone svizzero, esse non si fondano sull’influenza degli astri, ma su nostre ipotetiche qualità temporali, vale a dire, in altre parole: tutto ciò che viene generato e prodotto in un particolare momento reca in sé la qualità specifica di quello stesso momento.
Jung non era nuovo a considerazioni del genere sull’I Ching e sull’astrologia: le sue opere complete, edite in Italia da Bollati Boringhieri, e l’epistolario, curato da Aniela Jaffé in collaborazione con Gerhard Adler e pubblicato in tre volumi dalle Edizioni Scientifiche Ma.Gi. Srl con il titolo Lettere, ne sono pieni; particolarmente significativa, sulla natura di sistema convenzionale di misurazione del tempo dello zodiaco tropico, la lettera inviata il 29.I.1934 al professor Baur di Zurigo, nella quale lo psicologo svizzero sosteneva, riguardo l’argomento della precessione degli equinozi, che esso non è un’obiezione contro la validità dell’astrologia bensì contro la teoria primitiva secondo cui le stelle emanano certi effetti, rivelandosi in questo ben più ferrato di tanti astrologi che ignorano il fondamento della loro disciplina.
Riferendosi alle posizioni dei pianeti lungo lo zodiaco tropico, che non costituiscono dati astronomicamente esatti, non coincidendo più i segni zodiacali con le omonime costellazioni celesti, citava l’astrologo francese Paul Choisnard, il quale, sull’argomento, affermava che il segno zodiacale dell’Ariete, nonostante il fenomeno della precessione degli equinozi, rimane sempre nella stessa dodicesima porzione dello zodiaco tropico, per cui, proseguiva Jung, l’affermazione Sole in Ariete non è un’asserzione astronomica, bensì un’indicazione temporale: è primavera, stagione dell’anno che contiene forze attive che si manifestano indipendentemente dallo zodium astronomico in cui si trova il Sole, e, concludeva, tra qualche millennio, quando il Sole durante l’equinozio di primavera si troverà nella costellazione del Capricorno, non per questo essa perderà le sue forze vitali.
Il fatto che l’astrologia fornisca risultati validi, proseguiva Jung, prova che ad agire non sono le posizioni apparenti degli astri, bensì i periodi, i quali vengono misurati o determinati per mezzo di posizioni astrali definite arbitrariamente: il tempo risulta perciò un flusso di eventi ricolmo di qualità e non, come vorrebbe la nostra filosofia, un concetto astratto o una precondizione della conoscenza, e la validità dei risultati dell’oracolo cinese dell’I Ching indica il medesimo fatto peculiare; lo studio accurato dell’inconscio, concludeva lo stregone svizzero, mostra una strana coincidenza con il tempo, ne discende che gli antichi furono in grado di proiettare una serie di contenuti interiori, percepiti inconsciamente, nelle determinanti esterne di natura astronomica del tempo, e questo fatto è il fondamento della correlazione degli avvenimenti psichici con le determinanti cronologiche.
Jung individuò dunque nella proiezione di contenuti inconsci nelle determinanti astronomiche del tempo il nesso tra la psiche umana e l’universo, ma poiché non conosceva la sostanza del tempo ed il particolare rapporto che lo lega all’eternità, di cui costituisce un’immagine come il divenire rappresenta un’immagine in movimento dell’essere in cui tutto coesiste simultaneamente in un istante eterno, che ha natura di flusso continuo che scorre come un fiume in un alveo prestabilito trascinando con sé l’insieme concorde degli eventi fisici e psichici dell’esistenza, pur ricorrendo spesso al libro oracolare cinese dell’I Ching non poté esplicitare il rapporto esistente tra necessità cosmica e decisione umana, come invece fa oggettivamente l’astrologia, che, fondandosi sullo zodiaco tropico, quadrante di un orologio cosmico che scandisce il tempo del destino, attesta la corrispondenza effettiva tra Macrocosmo e Microcosmo.
Lo ribadì comunque, poco prima di morire, in una conversazione intercorsa il 23 gennaio 1961 tra lui ed il diplomatico e scrittore cileno Miguel Serrano riportata nel libro Jung parla, Interviste e incontri a cura di William Mc Guire e R.F.C. Hull, edito da Adelphi, nella quale, rispondendo all’interlocutore che gli aveva comunicato la sua decisione di andarsene dall’India, risoluzione avallata dall’I Ching, gli suggerì di fare quel che gli era stato detto, perché, aggiunse, quel libro non sbaglia mai, quindi proseguì affermando che esiste senz’altro un nesso preciso tra la psiche individuale e l’universo, e che quando gli riusciva difficile classificare un paziente lo mandava a farsi fare l’oroscopo, che corrispondeva sempre al suo carattere, che poi interpretava psicologicamente, ed infine sentenziò che è talmente forte la corrispondenza tra l’universo e la psiche, che potrebbe perfino darsi che le invenzioni e le idee di un tempo a tre dimensioni siano semplicemente il riflesso della nostra struttura mentale.
Jung attribuiva una relativa validità all’astrologia perché non era un astrologo; io, invece, che astrologo lo sono davvero e so affrescare il carattere di una persona ed illustrarne lo svolgimento preordinato delle tappe fondamentali dell’esistenza senza neppure aver bisogno di vederla, posso testimoniare, per esperienza diretta vissuta sulla mia pelle, l’assoluta validità dell’astrologia: il fatto che sia possibile delineare il carattere di una persona interpretandone il tema natale ed individuarne le tappe fondamentali dell’esistenza, ossia il destino, mediante lo studio dei transiti planetari, che esistano fenomeni di attrazione reciproca individuabili tramite la sinastria tra i grafici astrologici delle persone coinvolte e che esista il fenomeno dell’ereditarietà astrale, consistente nella rassomiglianza dei temi natali dei componenti del nucleo familiare, con ricorrenza di posizioni dei pianeti in certi segni e case, di medesime dominanti planetarie e del ripresentarsi di aspetti angolari tra gli stessi pianeti, ne attesta oggettivamente la validità.
L’astrologia prova inoltre che il tempo scorre come un fiume in un alveo prestabilito portando con sé l’insieme concorde degli eventi fisici e psichici dell’esistenza, in quanto il moto dei pianeti lungo lo zodiaco tropico, che fornisce la base oggettiva dell’interpretazione astrologica, è continuo e preordinato nel suo svolgimento, come lo è il tempo, e poiché esiste una corrispondenza effettiva tra Macrocosmo e Microcosmo, confermata dalla validità delle interpretazioni caratteriali e dei pronostici astrologici, dalle sinastrie e dal fenomeno dell’ereditarietà astrale, e dal momento che dal tema natale discendono rigorosamente i transiti planetari, fissati una volta per tutte nell’atto d’esser nati, come d’altronde lo stesso carattere, trattandosi dello sviluppo successivo del loro moto a partire da quell’istante fatale, delineando lo svolgimento prefissato delle tappe della vita attesta altresì la realtà del destino.
L’astrologia, essendo oggettiva nel fondamento dal quale gli astrologi traggono i propri giudizi, pone l’uomo concreto di fronte al rapporto tra necessità cosmica, individuata dallo svolgimento preordinato del moto dei pianeti lungo lo zodiaco tropico, e decisione umana presa in relazione agli accadimenti dell’esistenza, rendendolo responsabile dell’attuazione cosciente del proprio destino: dal punto di vista dell’essere, infatti, tutto è già accaduto, coesistendo simultaneamente in un istante eterno, mentre dal punto di vista del divenire il passato è chiuso, il presente è incerto ed il futuro appare aperto ad ogni possibilità; ma l’apertura del tempo è un’illusione: gli eventi, alla stregua dell’acqua che scorre nell’alveo di un fiume, prenderanno sempre l’unica strada percorribile, come attesta il fatto che sia possibile fare pronostici astrologici circa il momento in cui avverranno, con tanta maggior precisione quanto più si è verificato il comportamento pregresso dei transiti planetari rispetto ai medesimi punti transitati.
L’astrologia, ricollegando l’esperienza umana al moto preordinato dei pianeti lungo lo zodiaco tropico, dirada le nebbie del destino facendo luce sull’apparente disordine terrestre, e, in tal modo, unisce ontologia e prassi mostrando il fondamento ontologico di carattere, nel tema natale, e destino, nello sviluppo prestabilito dei transiti planetari, avvolgendo così l’uomo concreto in un quadro generale oggettivo della sua esistenza che lo pone di fronte al dilemma fondamentale tra necessità cosmica, alla quale sono soggetti anche gli dèi, e decisione umana: se gli eventi scorrono lungo un alveo prestabilito come l’acqua di un fiume, se tutto è già scritto, che valore ha la determinazione umana?
Interviene qui la saggezza orientale, che, nella Bhagavadgītā, espone chiaramente la nozione indù del dharma, quando Krishna spiega ad Arjuna che Egli, pur possedendo ogni cosa e non avendo bisogno di acquisire nulla, agisce incessantemente nel mondo per mezzo degli esseri viventi, e che, dunque, il più valoroso dei figli di P
āndu deve agire esclusivamente in base al proprio dovere di casta, lo svadharma, combattendo i nemici senza tenere in conto i frutti dell’azione, seguendo così la necessità del reale, che, osservata con sguardo oggettivo, indica naturalmente la via da seguire, insegnamento ribadito da Lao-tze nel Tao Tê Ching, dov’è esposta la nozione taoista del wu wei, alla quale l’Uomo reale si rifà agendo in accordo con il fluire della Via, senza preferenze personali e ritirando il proprio corpo quando l’azione è compiuta.
La confusione interiore nei confronti del mondo nasce dal fatto che la mente si percepisce distaccata dalla realtà materiale, producendo dualità tra soggetto ed oggetto, tra l’io e l’altro da sé, e, per l’incapacità di comprendere la vastità dell’universo e delle sue leggi, pretende di opporvisi andando contro corrente, ma nei momenti di smarrimento è possibile ricorrere a strumenti di conoscenza che esplicitano oggettivamente il nesso tra la psiche individuale e l’universo, quali l’I Ching e l’astrologia, che, considerando il tema natale come un mandala personale che racchiude l’immagine archetipica del dovere assegnato dall’essere, consente di liberarsi dalla morale del risentimento evangelizzata dai predicatori dell’eguaglianza per agire liberamente la propria natura in accordo con la qualità del tempo.
Con l’astrologia, e con la consapevolezza che ne consegue, si può infatti realizzare se stessi al livello più elevato possibile compatibilmente con le energie indicate nel grafico della genitura, adempiendo così il dovere insito nella propria natura, che, non essendo nessun uomo causa sufficiente di se stesso, in quanto non si è creato da solo, qualcun altro gli ha necessariamente assegnato, riconoscendo le componenti del proprio carattere nei singoli elementi astrologici, e, per quel che riguarda lo sviluppo dell’esistenza, agendo conformemente alla necessità del tempo indicata dai transiti planetari, che esplicano nel corso della vita quel che è contenuto in germe nel tema natale, facendo concentrare di volta in volta l’attenzione su determinati settori dell’esperienza umana, attraverso eventi esterni o incontri, finché non si comprende se stessi e non ci si rende conto che non si può essere altro da sé.
Considerato che nell’essere tutto è già accaduto, e che il divenire scorre lungo binari predeterminati, l’unica variabile sulla quale è possibile agire, una volta scoperti il fondamento ontologico di carattere e destino e la corrispondenza effettiva tra Macrocosmo e Microcosmo, è la mente, la quale può porre un argine alle tendenze più negative del carattere indicate nel tema natale, ma, soprattutto, individuato il proprio dharma, può ricostruire l’esistenza partendo dalla consapevolezza delle componenti necessarie a realizzare il dovere nei confronti dell’essere che costituisce lo scopo per cui si è nati: in termini aristotelici, si tratta di passare dalla potenza, ciò che è indicato in maniera immutabile ed archetipica nel grafico astrologico della genitura, all’atto, rendendo effettivi i singoli elementi astrologici e fondendoli coscientemente secondo il disegno rappresentato in esso, raggiungendo così l’entelechia, condizione di perfezione di un ente che ha realizzato ogni sua potenzialità.
Conoscere lo svolgersi preordinato degli eventi dell’esistenza, ossia la necessità cosmica, serve ad orientarsi nel mondo in base al disegno racchiuso nel grafico astrologico della genitura attuando una decisione umana consapevole, e, dal punto di vista iniziatico, fornisce quella coscienza di se stessi che consente di sciogliere i lacci della morale eteronoma per seguire il proprio dharma, in quanto la liberazione dal ciclo continuo di nascita e morte avviene mediante una forma di ascesi intellettuale per cui l’uomo concreto, dominando coscientemente le energie rappresentate nel tema natale, può penetrare l’essere divenendo identico ad esso, per identificazione tra soggetto conoscente ed oggetto conosciuto; l’astrologia costituisce dunque, in maniera più lucida ed oggettiva dell’I Ching, quel punto d’appoggio archimedeo per scardinare lo sterile razionalismo impadronitosi della mentalità occidentale auspicato dallo stregone svizzero, per sfatare il nichilismo della modernità e dare imperiosamente la scalata al cielo.